Archivio | marzo 2017

Ancora innamorata della Raggi?

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“Ancora innamorata della Raggi?”, mi chiede canzonatorio un blogger, rigorosamente sinistrorso.

Tutto sommato direi di sì. Oddio, l’amore stava scemando, nel senso che tutto sembrava rientrato nei binari della normalità, ma le polemiche degli ultimi giorni l’hanno riacceso.

La Raggi si è sentita male, e tutti hanno interpretato il suo malore come strumentale per evitare spinosi impegni istituzionali (mi pare che fosse la volta dello stadio, e mi pare pure cha alla riunione alla fine abbia comunque partecipato).

Io era da un po’ che vedevo che stava male: già è minutina, ultimamente era ridotta l’ombra di se stessa: d’altra parte il ritmo di lavoro impressionante più gli attacchi a tappeto su tutti i fronti non sono una cura omeopatica per la salute: hanno avuto voglia i suo fan a dire che è una donna di acciaio, la verità è che è di carne e ossa, e a un certo punto il contraccolpo c’è stato. Io vedevo le foto e mi dicevo “Ma è ridotta uno scheletro! Questa se non si ferma crolla!”, e infatti è crollata.

E, naturalmente, tutti a darle addosso: come ha osato mancare l’appuntamento alle fosse ardeatine, un sindaco come si deve sarebbe morto sul campo piuttosto che mandare il suo vice.

E già, si sarebbe dovuta sentire male in un altro momento, tuona la gente evidentemente abituata a programmarsi le malattie.

Alla celebrazione del 60esimo anniversario dei trattati europei di Roma invece è stata presente (v. video), ma non è andato bene neanche quello: non andava bene l’abito, non andavano bene i capelli, non andava bene la sua struttura minuta, da persona che non s’impone, insomma, che non conta una mazza, vuoi mettere la mastodontica Merkel?

A me la Raggi è piaciuta, e mi è piaciuto il suo discorso, mi sono piaciuti i concetti che ha espresso (a parte l’uso improprio del termine “visionario”, che oramai va di moda), tutt’altro che retorici, banali e politically correct. Mi piace il suo look sobrio e minimale.

Intanto io ho perso l’abitudine di correre dietro agli autobus, tanto un minuto dopo ne passa un altro. Roma è pulita, e le strade sono in via di rifacimento, da ditte regolarmente appaltate e certificate (almeno così pare, che la politica ci ha insegnato a non fidarci mai!).

“Sei ancora innamorata della Raggi?” ha chiesto con tono burlesco il mio amico piddino (anzi, proprio renziano). La risposta è sì. Oggi, ancora, sì.

Le regole

Una volta, quando ancora speravo di redimere Attila, o quantomeno non avevo ancora fatto la fine della rana bollita (*) e combattevo ancora, provai una terapia famigliare.

La “psicologa” era una tizia di un’antipatia unica, e secondo me anche piuttosto incompetente tanto che, a un certo punto, manifestai le mie perplessità alla mia docente di psicologia, e chiesi a lei un consiglio.

Il campanello d’allarme mi era suonato intanto perché era molto giudicante, ed è l’ultima cosa che uno psicologo dovrebbe fare, e poi perché con lei mi trovavo tremendamente a disagio, il che pure non è buon segno. Tra le altre cose credo pure che avesse una certa “simpatia” per Attila, la qual cosa la faceva agire in maniera assolutamente poco professionale.

La mia docente mi consigliò di parlarle francamente, rigorosamente in privato, e così feci.

Devo dire che l’iniziativa sortì l’effetto sperato anche se, nel momento in cui lei iniziò ad essere professionale e imparziale, Attila decise che per sopravvenuti impegni non poteva seguire la terapia.

Ma non è di questo che volevo parlarvi (“e allora perché l’hai fatto?”, commenteranno i miei piccoli lettori  😆 ).

Durante il chiarimento chiesi alla psicologa tra le altre cose quale fosse il problema individuato e come intendesse procedere. Lei mi rispose che i nostri erano rapporti assolutamente senza regole, e che lei intendeva procedere introducendo una regola alla volta e, una volta assimilata una e diventata parte del nostro abito mentale, ne avrebbe introdotta un’altra, fino a completa “civilizzazione”.

Naturalmente, questo lo sapete, per i motivi sopra enunciati la civilizzazione a casa mia non è mai avvenuta e la nostra vita è ancora allo stato brado, però l’idea mi piacque (e qui arrivo a quello che volevo veramente dirvi).

Quello che io sto facendo ora, rinascendo a vita nuova, è introdurre nel mio stile di vita delle regole (stavo scrivendo “nella mia vita”, ma nella mia vita le regole già ci sono, e pure belle rigorose!).

La prima regola introdotta è stata quella di mangiare a pasto ed eliminare il cibo-spazzatura.

La seconda è stata l’organizzazione dei pasti, per non trovarmi mai più con una fame da morire e niente a disposizione (alibi morale e materiale per buttarsi sulla prima schifezza disponibile).

La terza, complice la bella stagione, è stata di prendere l’autobus un po’ in anticipo per avere il tempo di scendere una fermata prima e percorrere a piedi l’ultimo tratto di strada.

La quarta è stata acquisire l’abitudine di sorseggiare ogni pomeriggio una bella tazza di the verde.

Ecco, il lavoro svolto nell’ultimo mese è stato questo: voi che mi consigliate come quinta regola da introdurre, metabilizzare e assimilare?

(*) se metti una rana in acqua bollente, questa immediatamente reagisce, fa un salto fuori della pentola e si salva, ma se la metti in acqua fredda e la scaldi molto lentamente, in maniera impercettibile, la rana si lascerà morire senza reagire.

Correggere

Quando vedo un errore madornale sui post altrui, l’istinto sarebbe di avvisare l’autore, ma mi chiedo come la prenderebbe, tanti sono “ipersensibili” e sicuramente se ne avrebbero a male; non so davvero come comportarmi, a non avvisarli mi sembra di far loro un torto lasciando il loro errore esposto, ma l’esperienza mi invita alla prudenza.

Quando però gli errori li vedo nei miei, magari a distanza di mesi e anni, inorridisco, e vorrei tanto che qualcuno m’avesse avvisato, per eliminare la vergogna as soon as possible ed evitare (avere evitato!) una lunga esposizione al pubblico ludibrio.

Tutto questo per dirvi che, se mi avvisate dei vari refusi, errori di digitazione, notizie imprecise e cantonate varie, ve ne sono grata, che faccio parte della categoria che lo apprezza: non perché sia una sapiente, piuttosto perfezionista, per quanto possibile, e pure con un tocco di amor proprio che magari non guasta.

La strada è luuuuuuuunga: primo check

Non vi ammorberò tutti i giorni come in passato, ma almeno un check mensile me lo concedete?

I risultati del mio cambio registro, cambio stile di vita o come vogliamo chiamarlo, da un punto di vista ponderale non sono eclatanti, ma sul piano esistenziale sì; ho infatti riacquistato la mia antica disciplina, la capacità di tener fede agli impegni presi con me stessa e sono molto contenta di come stanno andando le cose.

Riesco a organizzare meglio i tempi e gli spazi, ma soprattutto sono capace di accontentarmi dei cambiamenti impercettibili.

Sono più serena, e constato sempre di più che la legge dell’attrazione è vera: mi sto circondando di gente più in linea con me, i problemi sembrano risolversi da soli, e io mi sento come in una bolla (e prego sempre che continui così).

Per altre notizie ci riaggiorniamo il mese prossimo, comunque io la tabella a destra la tengo aggiornata (a chi dovesse interessare  😉  ).

Che la forza sia con me!

Che bisogno ho dei social?

Ieri, come è successo altre volte, vi ho raccontato un episodio accaduto sull’autobus, oggi ve ne racconto un altro.

Un signore, evidentemente amante della multiculturalità, prima chiede a un ragazzo di colore di condividere con lui il posto (sedile unico, posto grande ma decisamente singolo), poi attacca bottone con un cinese, gli fa il terzo grado, e infine gli chiede di dargli lezioni di cinese. Il bello è che, per chiederglielo, tira fuori un quadernino e comincia a esprimersi in – secondo lui – cinese!

Il fatto buffo è che il ragazzo cinese non capisce un tubo di quello che dice l’anziano, e preferisce che lui continui ad esprimersi in italiano. 😆

Spaccati di vita e di umanità: ma mi dite a che mi servono i social network, quando ogni giorno ho a disposizione fermate di autobus e viaggi sugli stessi affollatissimi mezzi?

Un bello stipendio

Ieri una ragazza sull’autobus mi ha fatto una tenerezza infinita. Parlava al telefono col suo fidanzato, e diceva che sì, avrebbe voluto andare a convivere con lui, ma la preoccupava la situazione economica, e si chiedeva come potessero mantenersi.

Viene fuori che guadagna 500 euro al mese, e dichiara che di queste 100 può riuscire a mettersele da parte, non di più perché ha altre spese. A un certo punto dice: “Eh, magari guadagnassi un bello stipendio, non dico 1000 euro, ma almeno 700!”.

Ecco, sentire definire 700 euro al mese “un bello stipendio” mi ha fatto davvero tanta tenerezza. Non aggiungo, per rispetto alla sua privacy, altri particolari (per quanto tutta la situazione è stata discussa in una telefonata ad alta voce su un autobus affollato!), e io stessa non so chi sia e non potrei mai rintracciarla, però mi ha aperto la porta su un mondo che sappiamo che esiste ma che spesso è trascurato, quello di chi spacca il centesimo in due e i soldi se li fa bastare: un mondo che, secondo me, ha veramente tanto da insegnarci!