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Attenzione, spam a mio nome!

Mi è stato comunicato da un amico blogger che stanno arrivando commenti a mio nome che io non ho mai inviato, che partono automaticamente dal mio indirizzo di posta e che contengono un link, probabilmente virus o malware o peggio ancora.

Io credo che si riconoscano facilmente perché il testo è in inglese e non ha alcun senso o attinenza con il post che commentano o il commento cui rispondono. Inoltre è firmato “Ex Di Emme”, che corrisponde al nome e cognome inserito come mittente della posta, e che quindi lo rendono facilmente individuabile.

Io non sono responsabile di questo fenomeno che non so come fermare ma, siccome a mia volta ho ricevuto questi commenti, mi sono regolata andando nelle impostazioni di discussione e bloccando tutti i commenti che contengono la stringa “Ex Di Emme”.

Mi dispiace per l’inconveniente, di cui però, ripeto, non sono in alcun modo responsabile.

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Chi siete?

1020 followers, 1020 persone che mi seguono silenziosamente, mentre qui siamo sempre i soliti quattro gatti a parlare, e a me pare sempre di essere in un piccolo salotto di una casa familiare a parlare con quattro amici consolidati e fidati, senza muri con orecchie e invece no, sono in pubblico, più di mille persone mi seguono, e vorrei tanto conoscere queste persone, sapere cos’è che ha suscitato il loro interesse, quale articolo ha fatto loro vibrare una corda, etc. etc. etc.

So che molti leggono un blog come se leggessero un giornale, o forse un romanzo, senza percepire la possibilità d’interagire che invece c’è, e sapeste quanto piacere fa al blogger!

Ora mi rivolgo a questi lurker, potreste farmi un piccolo regalo e, per una volta, magari solo una volta, manifestarvi e dirmi chi siete? Il nick intendo, mica voglio violare la vostra privacy!

Se poi ci aggiungeste una riga, mi diceste perché mi seguite, che cosa avete trovato che ha suscitato il vostro interesse, fareste di me una donna felice!

Un riconoscente grazie a chi raccoglierà l’appello!  ❤

Sui blogger (dieci anni del mio blog).

 

Dieci anni di blog. Quasi mille follower. Quasi un milione di accessi.

Tornerò (oggi che scrivo e programmo il post siamo appena al 21 aprile) magari con qualche altro commento, impressione, statistica, ma oggi voglio riportare un pensiero sul mondo dei blog, o meglio, sui blogger, che ho trovato in un commento lasciato sul blog di Pj da un lettore che si firma Otherside e che mi ha colpito moltissimo, e che voglio riportare perché lo ritengo un pensiero particolarmente prezioso (il neretto è mio):

Quando mi resi conto che la costruzione di me era andata avanti senza la coscienza di me, ne rimasi sconvolto. E aprii il mio blog. Era il mio richiamo, il mio nuovo apprendistato da carpentiere in ritardo; bussai a cento porte e diedi del tu a chiunque incontrassi. Scrivevo per non morire, per continuare a credere di aver tempo, anche da sprecare. Incontrarvi è stato il paradigma della mia frattura: troppo lontani, troppe paure in comune. Troppa cultura in comune diversamente digerita.
Voi non sapete o fate finta di non sapere quanto feroce e dolcissima assieme sia stata la necessità della vostra presenza. Intellettualmente alcuni di voi sono dei primi violini in grado di reggere da soli un’intera orchestra… l’ho pensato da subito, ve l’ho detto dopo un po’: le primedonne hanno questo difettuccio e se lo coltivano. Il piacere a volte rabbioso della vostra lettura è stato quasi pari al piacere di dissentire da voi. Ma ci sarà un’altra occasione, un altro tempo, un altro luogo della mente in cui potremo ridere quietamente insieme a questo siciliano acceso che non ammette di invecchiare e non si arrende alla malinconia sapendo già quale sarà l’epilogo. Non mi prendo mai troppo sul serio, scrivo di getto ma ci credono in pochi e nonostante questo i post mi escono fuori così: la scrittura reiterata durante questi anni di rete ha messo in luce tutti i miei difetti: per alcuni sembrano pregi. Non sono ne l’uno ne l’altro, dipende dal contesto in cui sono inseriti. Ecco dovrei riuscire finalmente a cambiare radicalmente il contesto…ma Leonardo Sciascia non c’è più e nessuno della mia generazione ne possiede il nerbo. Tuttalpiù ne conserva la residua coscienza.
I blog sono una cosa seria capace di trasformarsi in un attimo in una minchiata assoluta. Per leggere il metalinguaggio di cui parli è necessaria una sensibilità che noi spesso castriamo perchè è pericolosa. Ho incrociato centinaia di blogger in dieci anni: i migliori sono spiagge solitarie e lontane, quando ti ci areni lasciano sempre il segno.

Ecco, spero che il mio blog per voi sia e sia stato questo, una spiaggia che quando ti ci areni lascia il segno, anche se non necessariamente solitaria e lontana.  🙂

Statistiche blog al 21 aprile 2017***

Un film a colori

Cari amici,

oggi vi consiglio un neonato blog, col caldo invito a fargli onore e a dare alla blogger (non si evince, ma è una blogger) il benvenuto a bordo.

Per ora ci sono solo tre post, comunque interessanti, soprattutto per gli appassionati di film, come la nostra amica che si dichiara “consumatrice seriale di DVD”.

Un piccolo spoiler: è una vecchia lettrice, che si era allontanata soprattutto per mancanza di tempo, ma credo anche di concentrazione, forse di motivazione, e ci tengo che torni, più in forma e smagliante che mai, quindi dai, andiamo a invaderle il blog, diamole il benvenuto con la fanfara (che poi magari gli amici di più antica data piano piano la riconosceranno…  😉  ).

Il blog è: “Un film a colori“, e buona lettura!

La sindrome dell’arto fantasma

arto_fantasma

Come quei genitori che continuano ad andare a prendere a scuola i figli che non ci sono più, come la moglie che mette a tavola il piatto di minestra per il marito in guerra, così continua nella mia mente il dialogo solitario con te.

Non che ci siano stati chissà che cambiamenti, né ti farò ora quella domanda che mi è ferma qui nella strozza, ma ecco, pensavo che di alcune cose mi sarebbe piaciuto discutere con te.

Il ritorno di *********, quello inaspettatissimo di *****(***********************), *****, la vicinanza ad **** nei momenti del terremoto e ora… ora **************** che, […OMISSIS…].

Tre di queste persone mi hanno pure chi detto e chi scritto in maniera esplicita, assolutamente a sorpresa: “Sei una persona meravigliosa”. Parlo di persone con cui ci si era lasciati a brutto, bruttissimo muso, tra male parole e persino minacce di denuncia, eppure…

Inutile dirti che questo lascia aperta la porta alla speranza, e alla domanda che mi ero rassegnata ad abbandonare, “Perché se n’è andata?”, ora se ne va sostituendo un’altra, “Perché è tornata? E da dove scaturiscono quelle parole, dopo avermi forse odiato, senz’altro abbandonato, da dove nasce quel “sei meravigliosa”?”. Non che mi dispiaccia, tutt’altro, ma ci sono delle dinamiche che mi sfuggono totalmente.

Ecco, di questo avrei parlato con te.

E il dolore della nostalgia, che da una parte aumenta lo smisurato disprezzo per la pdf, dall’altro addolcisce lo sguardo critico con cui mi guardavo attorno prima, trovando in quello che mi circonda quel positivo che tu chiedevi, e che io non è che non vedessi, ma davo per scontato, senza dunque goderne.

Roma è diversa ora, non so se ti è più capitato di venire. C’è nell’aria un nuovo entusiasmo e una nuova pulizia. Quest’anno non ho vissuto come blu, agognando il letargo, il periodo dell’inverno, rigido ma chiaro.

Ho preso con filosofia persino la bomba d’acqua che mi si è squarciata addosso, in una lontana domenica di novembre, inondandomi come un fiume in piena liberato da una diga che avesse improvvisamente ceduto. Non riuscire a ritrovarci, io e mia figlia, mi ha tolto il respiro, ma poi più forte è stata la gioia di vederci, abbracciarci, e poi il divertimento nel tentare di seminare il suo “salvatore”, che si era lanciato in un serrato corteggiamento vecchio stampo, poi la bellezza della mostra (videomostra di Van Gogh), la dolcezza del tepore del viaggio in auto, col riscaldamento acceso, che pian piano ci asciugava quell’umidità che ci era penetrata nelle ossa.

Non mi è pesato l’inverno.

Quando vedo le immagini della neve e penso al freddo mi ricordo sempre di te, che ti dichiari montanaro e a cui il freddo non fa paura.

La chiamano la sindrome dell’arto fantasma, quando chi ha perso un arto continua a percepirlo sempre presente. Non so se hanno chiaro da che dipenda, se il fatto è fisico o psicologico, ma tant’è.

Tant’è.

Dm,

lì, 10 Gennaio 2017

Correggere

Quando vedo un errore madornale sui post altrui, l’istinto sarebbe di avvisare l’autore, ma mi chiedo come la prenderebbe, tanti sono “ipersensibili” e sicuramente se ne avrebbero a male; non so davvero come comportarmi, a non avvisarli mi sembra di far loro un torto lasciando il loro errore esposto, ma l’esperienza mi invita alla prudenza.

Quando però gli errori li vedo nei miei, magari a distanza di mesi e anni, inorridisco, e vorrei tanto che qualcuno m’avesse avvisato, per eliminare la vergogna as soon as possible ed evitare (avere evitato!) una lunga esposizione al pubblico ludibrio.

Tutto questo per dirvi che, se mi avvisate dei vari refusi, errori di digitazione, notizie imprecise e cantonate varie, ve ne sono grata, che faccio parte della categoria che lo apprezza: non perché sia una sapiente, piuttosto perfezionista, per quanto possibile, e pure con un tocco di amor proprio che magari non guasta.

Christmas tag

scusa-per-il-ritardo

Siccome la bella addormentata mi fa un baffo sono molto presa dalla routine quotidiana, mi era sfuggito un post in cui venivo taggata e me ne sono accorta solo ieri, cercando di fare ordine nella mia casella di posta (oltre 3000 e-mail ancora da aprire al netto di quelle – notifiche NON di amici – cestinate sulla fiducia).

Oddio, il tag riguarda il Natale, quindi in teoria sarei leggerissimamente fuori tempo, ma non è diventato il nostro motto che “O è Natale sempre o non è Natale mai”?

Rompo quindi gli indugi e do seguito al tag che prevede i seguenti passi:

1- Rispondere alla domanda “Quali sono le 3 cose che non possono mancare nel tuo Natale?”

2- Citare, taggare e ringraziare l’ideatore del tag (Shioren): grazie! (fatto).

3- Citare, taggare e ringraziare chi vi ha taggati: Laura Faedda: grazie! (fatto).

4- Taggare a vostra volta almeno 15 blogger

LE TRE COSE CHE NON POSSONO MANCARE NEL MIO NATALE:

  1.  Mia figlia. Io non vengo da una tradizione cristiana e il Natale a casa mia non si è mai festeggiato, ciononostante, in quanto italiana, la magia del Natale l’ho sempre un po’ respirata. Sarà stata l’aria di festa, sarà stato il vedere – in casa d’altri – tutti i preparativi, l’albero e i regali, ma un po’ ne sono stata contagiata e, considerando che mia figlia religiosamente è “cittadina del mondo” (cioè la mia scelta è che l’avrei educata secondo i valori in cui credevo, indipendentemente dalla fede, e che da grande avrebbe deciso), con lei ho iniziato a seguire questa tradizione, se non altro per la gioia di farle trovare i regali sotto l’albero (e vabbè, questa è l’interpretazione consumistica del natale, ma è anche voglia di vedere la gioia negli occhi di un figlio, e provare quella immensa di viziarli). Mia figlia, da parte sua, questa tradizione la sente moltissimo, ed è forse l’unica cosa di cui si occupa in prima persona, con tanto tanto amore: prepara l’albero, si occupa dei regali spesso confezionati da lei personalmente, prepara la cena – ora rigorosamente vegana – stando magari giorni e giorni a cucinare, e insomma, casa mia a Natale si trasforma profondamente.
  2. Attila. Non per me naturalmente, ma per mia figlia non è festa se non ha entrambi i genitori accanto: e poi, che sarebbe il Natale senza lui che si lamenta perché gli facciamo vedere i soliti film stucchevoli, da “Sette spose per sette fratelli” a “Una poltrona per due”, con qualche tentativo di far passare anche “La vita è una cosa meravigliosa” e “Miracolo nella 34ma strada”, contro il suo film “impegnato” che ogni anno cerca, inutilmente, di propinarci?
  3. Il disappunto di mia madre, che mi considera un’eretica a causa di questa tradizione, nonché un’indegna e irrecuperabile traditrice delle mie radici ebraiche: non sarebbe davvero Natale senza la sua espressione piena di sdegno!

Ci sarebbe ora da taggare 15 blogger, ma davvero, io sono un tipo sui generis, però coinvolgere a febbraio le persone in un post natalizio non mi pare davvero il caso!

PS: su questa iniziativa non era riportato, ma generalmente quando si taggano le persone raccomandano vivamente di avvisarle, onde evitare, come nel mio caso, figure barbine e inevitabili confessioni di aver letto i post in differita di un paio di mesi…  😉