Quel tugurio della tua anima

5 luglio 2010
Donna, fascia d’età 40-60
Lettera all’ex compagno

Sono parecchi giorni che ho voglia di dirti quello che penso di te, anche se in passato non mi sono mai tenuta nulla dentro per fortuna,ma adesso è diverso, è finita, è diverso perchè ti vedo per come sei, sia in quello che già sapevo, sia in quello che ora da “uomo” “finalmente libero” puoi tirare fuori.

Sei un idiota, un senza palle, uno stronzo! Per un anno ogni volta che ti dicevo, forse questa storia non va, tu mi gridavi facendomi sentire in colpa, perchè ero stata io a insistere per stare insieme per aiutarti a dimenticare il tuo dolore a causa sua, e ora che stavi molto meglio che facevo, ti rigettavo giù? Questo mi gridavi offeso.

E ora mi dici che alla fine forse è meglio se non ti ho ascoltato, se ti ho lasciato, perchè ti pesa la presenza di una persona in casa, perchè sei un orso, perchè sei strano e difficile e stai bene solo.
Ma poi vengo sul tuo blog e mi accorgo che di me non c’è traccia, ma di lei nonostante i 7 anni sprecati, nonostante la tua sofferenza (quando ti ho conosciuto eri quasi morto), beh di lei c’è traccia, perchè la piangi ancora ci pensi, e questo non mi fa più male, ma rabbia, rabbia, per tutte quelle volte che sei stato crudele con le parole, che sei stato sincero in modo maniacale, che mi hai detto io non ti amerò mai, tu non sei la donna della mia vita, lei lo era, a te voglio solo bene…per tutte le volte (poche) che mi hai fatto un pensiero e subito lo confrontavi con il suo che ti aveva dato una sensazione più bella perchè contava di più, perchè era il tuo amore.

Ti odio e mi fai schifo perchè ti ho permesso di allontanarmi da mio figlio accecata dall’importanza che davo a te, mio figlio che stranamente, ti ha odiato praticamente da subito e mentre prima mi dicevi io gli voglio bene, alla fine mi hai detto, lui per me non sarà mai un figlio…e meno male!

Niente complimenti, niente dolcezza e mi hai pure detto, brutto stronzo, se vuoi stare con me devi adattarti ad uno che ti tratta male (non con le mani) ma che torna a casa e vede i canali che vuole, ti parla o meno secondo come gli gira ecc ecc, perchè tu sei così, perchè sei stato tanto da solo e ora io sarei stata quella a cui non potevi abituarti.
Mi sono persino sentita dire a Natale e capodanno a casa dei miei per la prima volta, non mi sento bene perchè il mio regno era giù con lei dopo 7 anni e anche se avessi un castello non mi daresti le stesse belle sensazioni.

Ma ora sai una cosa, ripenso anche alla fine dell’anno quando hai criticato la mia casa, la tavola, il cibo e mi hai mandato fuori da sola a fare i fuochi senza a mala pena fare il brindisi e poi i tuoi pianti il chiedere scusa e rifare sempre uguale.

Certo io ti ho permesso tutto questo, io “ti ho amato troppo” e lo capisco ora perchè era un rapporto malato dove io soffrivo dentro e tu stavi bene così, certo cosa potevi volere di più???
Servito e riverito con una che al contrario di lei lasciava casa e figlio e tutto per trasferirsi in una casa dove tutto era controllato, pure il cibo ( quando eri a lavoro e tornavi a casa).

Che pena che mi faccio, che schifo che mi fai, se ripenso all’ultima volta che sei venuto qui, quando hai capito che non ti amavo, che mi vergognavo a girare con te a farmi vedere con uno così, sapendo che ti avrei lasciato.

Tu che a casa tua senti freddo, qui coperto come un vecchio decrepito di 1000 anni e ne hai quasi 50, ripiegato su te stesso, senza energia senza vita, tu che mangi come un povero demente, tu che solo a pensarti mi dai il vomito.
Ho dato tutto per te, per un anno, ti ho amato, stavo benissimo a letto con te, adoravo e adoro tutta la tua famiglia che mi adora, ma hai rovinato tutto, con le tue critiche, con il disamore, con l’egoismo, con la tua maschera, con i cambi di umore repentini, con la presenza di lei.

Ora ti vedo che ricominci ancora con lo stesso gioco sul tuo blog di merda, tu che parli, che racconti che fai tenerezza ad altre che come me non sanno chi realmente sei e ti consolano.

Ma tu non sei nessuno e mille volte ho creduto che benedetta sia LEI se dopo 7 anni prima del matrimonio ti ha mollato con un sms. Lei è una donna, lei è quella che vendica se stessa e me per quello che ci hai fatto passare…ridicolo hai tradito anche lei che amavi!

Spero che tu marcisca, da solo in quel tugurio che è la tua anima e che soffra ancora di più per lei visto che io non ci sono riuscita, ma non importa basta sapere che stai male dentro e che tutto ti crolli sopra…sapendo che per fortuna io ho capito e mi sono salvata prima, insieme a mio figlio.

La mia risposta:

Indubbiamente ti ha “carleggiato“, e mi rendo conto di quanto questo sia frequente. Frequente con donne non “che amano troppo”, ma che hanno troppo bisogno di amare,  bisogno di sentirsi utili, crocerossine che al grido di “il mio amore ti salverà” spesso non riescono ad amare se stesse abbastanza da salvare, di pelle, la propria.

Questa storia mi ricorda quella di una mia amica, che oggi, libera solo perché “lui” è andato via, deve ammettere con se stessa “In fondo lui mi aveva lasciato dieci anni fa”.

A volte però mi chiedo, ma è giusta questa estorsione d’amore? Certo, loro sono dei mascalzoni ad approfittarsene, a lasciarsi comodamente amare senza nulla dare, se non sofferenza. Serviti, riveriti, letto caldo, e senza mai nessun impegno, autorizzati a crogiolarsi in un rimpianto passato, o in un progetto futuro di cui noi non facciamo parte, ma noi, qual è il trauma, il dolore profondo, che ci porta a non sentirci con noi stesse importanti, degne di attenzioni e di amore?

Penso che dobbiamo lavorare su questo, per non ricadere nello stesso copione con un altro compiacente e parassitario mascalzone.

PS: la cancellazione dal suo blog di una persona che gli ha dedicato anni di vita e sentimento, dimostra la sua pochezza, ma tu non permettere che il tuo dolore sia legato a un link, ci sono cose più importanti nella vita benché credimi, mi è chiarissimo il valore simbolico, il messaggio crudele, la gratuita cattiveria di questo gesto.

E’ estate, prendi tuo figlio, e andate incontro al mondo a godervi la vita, finalmente liberi da pastoie.

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7 commenti

7 thoughts on “Quel tugurio della tua anima

  1. Ok, lo rompo io il ghiaccio dei commenti, pure avendo dato la mia risposta nel post.

    E’ difficile commentare questo post, perché è difficile trovarsi di fronte all’odio.

    Questo sfogo è stato scritto a caldo, da una persona che non ha ancora metabolizzato la fine di una storia in cui aveva creduto, che vede andati in fumo, suppongo, anni d’investimento emotivo.

    Quando era “nella” storia, cercava forse di convincerlo del suo amore, pensava forse di rassicurarlo con la sua dedizione e devozione, ma non aveva fatto probabilmente i conti con l’irrazionalità dell’amore (suo per lui, e di lui per l’altra), e anche con la di lui scorrettezza.

    Però, quando leggo frasi come “se vuoi stare con me devi adattarti ad uno che ti tratta male “, non riesco a capire come si possa accettarlo: molte di noi poi sopportano questo di fatto, probabilmente è toccato anche a me, per è un qualcosa di cui una non si rende conto, ci si trova dentro, pensa a uno scazzo, un malumore, uno sfogo del momento, ma così codificato, scritto nella pietra, esplicitato, “se vuoi stare con me devi adattarti ad uno che ti tratta male “, come si fa ad accettarlo?

    Qualunque ne siano i meccanismi, sono contenta che ne sia uscita e spero che non ci rientri mai più, neanche in caso di suoi ritorni, falsi pentimenti, lacrime di coccodrillo e via dicendo.

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  2. Cara amica,
    e così è arrivato il momento per te di aprire gli occhi.
    E questo è sempre un evento drammatico, perché la realtà ci si mostra con tutta la sua crudezza.
    Penso in primo luogo che sei stata brava a tirartene fuori prima che le cose degenerassero ulteriormente.

    Ovviamente accetto, personalmente, il tuo sfogo e non posso che schierarmi con la tua rabbia.
    Riprendo un po’ quello che diceva Diemme: cosa spinge una persona, e non sono solo donne credimi, a non vedere più quello che ad un occhio esterno risulta così evidente?
    Ti sarà capitato di fare le stesse considerazioni magari vedendo quello che accadeva ad un’amica.

    Volendo psicologizzare la questione, viene da domandarsi qual è la ferita profonda che tentiamo di sanare infilandoci in rapporti così dolorosi, sempre sperando di uscirne vincitori.
    Ma questo vale solo se uno continua a ricadere nello stesso tipo di relazioni. E forse in questo momento non è neanche utile mettersi ad analizzare.

    Mi sembra che quello che hai imparato ti basti e avanzi, perciò la mia speranza è che la possa considerare un’esperienza di vita, una brutta esperienza, a cui porre la parola fine anche interiormente.
    Perciò ben venga anche la rabbia, per poter raccontare le cose una volta e mai più.

    Son rimasto colpito quando dici “Che pena che mi faccio, che schifo che mi fai “.
    Giusto lo schifo e comprensibile la “pena”, anche se non faresti opera completa se un giorno non affrontassi la tua parte di “complicità” ovvero rispondere alla domanda “come ho potuto permettere che tutto questo accadesse?”.

    Tu sei probabilmente giovane ed io sono sufficientemente vecchio per dirti quello che proprio l’altro giorno dicevo con un amica, che dopo averne viste e passate tante, non credo più nelle storie che partono zoppiccando, augurandomi che, col passare del tempo e strada facendo, cambino.
    O i segnali sono forti, chiari, rassicuranti e positivi da subito o cambio strada.
    Non ho mai perso granché.

    Perciò, continua la tua vita con fiducia, se non hai conti in sospeso con te stessa troverai sicuramente chi saprà valorizzarti e questo ex rimarrà un ricordo che non si riaffaccerà neanche troppo spesso.

    Ciao

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    • Sai che pensavo, che ci sono anche uomini che si fanno maltrattare, e che elemosinano amore, non è una questione maschile o femminile.

      Ne ho conosciuto qualcuno, un paio in particolare: in un caso lei non era niente di ché, acida, e dieci anni più grande di lui, piena di paure che trasmetteva a lui, in un altro caso, lei era una nana psicopatica pezzentona, lui un bel ragazzo con una piccola e fiorente impresa propria.

      A volte è difficile credere che “Chi si somiglia si piglia”, troppo diverse sono le realtà che ci si presentano. Sembra piuttosto che valga la regola della compensazione: quella sì che spiegherebbe un sacco di cose!

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  3. “Volendo psicologizzare la questione, viene da domandarsi qual è la ferita profonda che tentiamo di sanare infilandoci in rapporti così dolorosi, sempre sperando di uscirne vincitori.
    Ma questo vale solo se uno continua a ricadere nello stesso tipo di relazioni. E forse in questo momento non è neanche utile mettersi ad analizzare.”
    sapete analizzavo il racconto della nostra amica e le parole scritte da Balibar, e pensavo che proprio in questi giorni leggendo un libro si spiega che spesso queste storie nascono da una ricaduta continua proprio perchè nell’infanzia lo stesso affetto si è chiesto ai genitori, e chiaramente non è stato dato.
    Credo la spiegazione sia questa, e non credo come dice Diemme che dipenda dall’età ne dal sesso, è una cosa che spesso anche per l’abilità che hanno certe persone di confondere e dall’altra parte di volerci credere, che appunto queste storie esistano…direi anche peggiori di queste, e se ne sentono a miliardi in tv, persino con un finale ben più tragico!
    Come dico sempre e guardando le famiglie di un tempo, i valori non esistono più, ognuno guarda il suo orto e nessuno è più disposto a chiedere ad altri “ti serve una mano”?

    Baci kate

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    • @Kate: è sempre così, quando uno non è stato considerato importante, degno di stima e di rispetto all’interno della propria famiglia, tende a non pretendere questa considerazione neanche all’esterno, e cerca di guadagnarsela prostrandosi ed umiliandosi.

      L’amore gratuito dei genitori, quando c’è, è una corazza per il nostro futuro, ma quando non c’è?

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  4. Cara @Kate, spesso si legge anche di come un figlio, più frequentemente la figlia femmina, si assuma le colpe di un rapporto fra padre e madre che non funziona.
    Tenderà, perciò, a sostituirsi alla figura materna e, nelle sue esperienze, a ripetere e rivivere il conflitto sperando di veder cambiare finalmente gli esiti.

    Tante possono essere le motivazioni analitiche, ma a volte viene da chiedersi se vale la pena ripercorrerle fino in fondo. Che richiede anni e poi esiste sempre la possibilità dell’errore o comunque di un’interpretazione sbagliata.

    A questa che è la psicanalisi, gli americani hanno preferito affiancare, come scelta, la psicoterapia.
    Ovvero: non cerchiamo troppo lontano, esaminiamo il dato di fatto che ci fa soffrire, “l’effetto”, il suo contesto e le caratteristiche dell’interessato e cerchiamo la soluzione che “ci faccia saltare il fosso”.
    Che non vuol dire nascondere la spazzatura sotto il tappeto, ma non perdersi in considerazioni tipo : “è meglio che la raccolga con la paletta o usi l’aspiratore?”; “sarà perché tengo la finestra aperta o l’amoruccio mio che non si toglie mai le scarpe”. 😉

    Oddio, ho scritto “perdersi”, in realtà per qualcuno può essere utile ed anche necessario fare un percorso di analisi.

    In questo caso, però, e mi scuso ma non era mia intenzione insegnare niente a nessuno, sento troppo prepotente da parte dell’amica che scrive, la voglia di superare l’ostacolo e tornare a sorridere, a progettare il futuro senza questi pesanti fardelli sulle spalle.
    Per cui ben venga il suo scritto digitato a denti stretti.
    La scrittura, si sa, ha una forte valenza terapeutica, l’importante è non continuare a scrivere sempre la stessa storia. 😉 🙂

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