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La strada è luuuuuuuunga: terzo check

Mi sa che questo post era programmato per aprile, ma insomma, ho deciso di non ammorbarvi più di tanto con striscioni riguardanti ogni grammo e ogni millimentro perso, ma oggi che sono di buzzo buono voglio darvi un piccolo aggiornamento su come sta procedendo. Credo siano circa quattro mesi se non cinque che sto a dieta, e la perdita di peso al momento è di quattro chili circa, quindi pochissimi, ma io reputo questo traguardo un grande successo perché:

  1. La mia intenzione non era stare a dieta, ma trovare un nuovo equilibrio di vita e un nuovo rapporto con il cibo.
  2. Questi chili li ho buttati via praticamente senza fare un solo giorno di dieta, il che vale a dire che risultati auspicati al punto 1. li sto raggiungendo.

Oggi devo dire che:

  1. Mangio a pasto.
  2. Lascio quello che non mi va (e questo, credetemi, chi ha problemi di peso può confermarlo, è il successo più grande).
  3. Non ho più dipendenza da cibo (la mattina non prendo il cornetto semplicemente perché non mi va, non sfogo la rabbia e la delusione nel cibo, etc. etc. etc.)

Queste piccole considerazioni le pubblico unicamente ad uso e consumo di chi ha il mio stesso problema, sperando di aiutarli a non ricorrere a soluzioni estreme come la chirurgia baratrica, di cui ancora non si conoscono gli effetti a lungo termine (e comunque, per come la penso io, quelli a breve termine bastano e avanzano per provare altre strade con maggiore determinazione).

Alla prossima, sperando almeno in un altro -4!

Sto male

Sto male (sempre sostenuto che le ferie mi fanno male) e mi rendo conto adesso che il lavoro è diventato un alibi, una droga che stordisce e impedisce di pensare ad altro.

Da anni oramai sono un automa, mi sveglio alle cinque, il tempo di fare qualcosa e sono fuori, attraverso la città, lavoro a testa bassa, riattraverso la città al ritorno, ritorno stanca e distrutta, crollo a letto, e l’indomani una giornata esattamente uguale, uguale, ed è questo forse che mi rassicura, al di là del fatto che mi ruba la vita.

La domenica sono chiusa in casa, praticamente mi spettano i lavori forzati, ma quando ci sono le ferie… si riprende il contatto con una vita che non conosci più, con altri tipi di incombenze, e ti rendi conto di essere sola, impreparata, inerme.

Io credo di non avere mai avuto crisi di panico, ma capisco chi le ha. Di panico no, ma d’ansia quante ne volete, mi rendo conto adesso che l’ansia è stata la mia nemica da sempre, che mi ha portato a fare scelte inappropriate, mentre sentivo mancarmi la terra sotto i piedi e tutto il peso della solitudine.

Perché poi continuo a dare l’impressione di una donna forte e indipendente, mentre avrei bisogno solo di abbandonarmi e di affidarmi, di rilassarmi e riposarmi. Io non ispiro protezione, ma forse sono tra quelli che più ne hanno bisogno, perché chi la ispira spesso è anche un furbo, o una furba, che ha imparato molto bene l’arte di arrangiarsi e in qualche modo riesce sempre a cavarsela.

Bisogna trovare marito alla bella…

… perché la brutta lo trova da sé.

Questo un proverbio credo sardo che mi citò una mia amica, non ricordo più neanche a proposito di che cosa, e da allora cominciai a notare quanto fosse vero. Questo vale per la “bella” e ovviamente per il “bello”, gente che ha talmente tanta scelta da arrivare a non scegliere mai, sembra sempre che il meglio debba ancora arrivare, o che comunque in qualunque momento si voglia decidere la possibilità ci sarà sempre, e quando si accorgono che così non è è troppo tardi per fare marcia indietro.

Piano piano le persone, le altre, si “sistemano” e quello che resta, salvo le debite eccezioni, è lo scarto, e allora alla fine ci si accontenta, si abbozza a scegliere tra quello che è rimasto.

Questo mi veniva in mente quando, qualche giorno fa, incontrai un mio bellissimo amico accompagnato da una coattona brutta quanto il peccato, oserei dire raccapricciante. Non venitemi a dire che non è bello quel che è bello ma è bello ciò che piace, conosco bene i miei polli, conosco lui e la sua situazione, non stiamo parlando di amore, occhi dell’amore e qualità nascosta.

Non è innamorato, semplicemente pigro, incapace di corteggiare una donna e quindi scegliere, anche perché dubito che ai tempi d’oro ne abbia avuto mai bisogno, e quindi alla fine avrà ceduto a farsi scegliere, per solitudine e forse anche per bisogno di una governante.

Che poi certi uomini sembra che abbiano chissà che pretese, ma poi alla fine quanto trovano una che dà una spazzata alla meno peggio a casa, fa trovare la camicia stirata, butta in tavola un piatto di pasta al burro e una fettina ai ferri, e magari la notte, di tanto in tanto, non abbia eccessivi mal di testa e lo lasci fare senza neanche troppa partecipazione, capitolano, se la pigliano e se la tengono.

Lui è un uomo che io non volli prendere nella benché minima considerazione perché era decisamente un irrefrenabile donnaiolo ma ora, da quello che ho visto, credo che lei si goda anche la sua pigra e rassegnata fedeltà (ma certo che a vederli vicini fa un certo effettto…  😯 )

Di nostalgici del nazismo ed altro ciarpame

http://www.serviziopubblico.it/puntate/prima-puntata-m-michele-santoro/

Ero indecisa se scrivere il mio articolo sulla prima puntata del nuovo programma di Santoro, in cui si è esaminata la figura di Hitler per cercare di ricostruire i meccanismi e le dinamiche sue e di chi gli stava intorno e l’ha seguito, oppure fare il solito post casalingo, lamentandomi dello stato della mia casa, cui pure oggi ho dedicato tutta la giornata, e che guardo avvilita chiedendomi se mi dovrò rassegnare a morire di ciarpame quando, alla parola ciarpame, mi è venuta l’idea: posso fare un unico post, anche perché i nostalgici del nazismo, i fanatici di Hitler, non potrebbero essere definiti allo stesso modo davanti al resto dell’umanità?

Però il ciarpame di casa mio è più simpatico, sembra la soffitta della nonna, dai libri delle scuole medie (miei, non di mia figlia!) ai manuali dei vecchi main frame, computer che occupavano stanze intere e che ora credo proprio non esistano più. Ho i vestiti di sempre, dalla taglia 42 alla 54 perché non si sa mai nella vita quale personaggio il mio corpo si troverà a interpretare, etc. etc. etc.

Ah, ho pure qualche piccolo attrezzo da ginnastica, assolutamente intonso, ci mancherebbe!

Buste? Quante ne volete, ho ingaggiato una guerra personale contro le buste, non voglio buttarle ma cerco di smaltirle a più non posso, ma quelle hanno alleati ovunque, e i rinforzi arrivano quotidianamente: un’altra delle mille battaglie perse.

Il ciarpame umano però è un’altra cosa, la gente che vuole essere riconosciuta come italiana, o che lo è già stata, e che vorrebbe in Italia una dittatura di stampo nazista, sostenendo che “una dittatura sincera è meglio di una democrazia ipocrita” e che Hitler era un uomo forte, un grande sognatore che aveva la tenacia di perseguire i suoi sogni mentre la destra attuale ha dei leader smidollati, mi fa fatica riconoscerla come membro di una società civile, improntata al rispetto e alla libertà.

Non so come si metteranno le cose, la batosta eletterale della sinistra ha un suo perché, anche se i nostalgici intervenuti da Santoro secondo me erano a destra che più a destra non si può: ma poi, cosa sono la destra e la sinistra? I partiti sono fatti di uomini o di idee?

Mah, ho proprio paura che il massimo che potrò fare è buttare qualche busta…

Attentati a Londra

Mi sveglia stanotte mia figlia, che era collegata a internet, è stravolta, ma soprattutto è il dolore quello che sento nella sua voce: “Mamma, ci sono stati tre attentati a Londra!”.

Oramai è un continuo, un continuo bollettino di guerra, siamo in guerra, e qualcuno ancora nega. Per poco o nessun senso che possano avere gli attentati, una volta c’erano quelli storici, uno ogni dieci, venti anni, oggi non passeranno neanche più alla storia, tra un po’ neanche alla cronica.

E’ così, viviamo come schiavi, affannandoci per sopravvivere, fino a che qualcuno ci accoltella, investe, ci fa saltare in aria semplicemente perché sì. Nessun senso, nessuna prevenzione.

Ora vedo a leggerne qualcosa, magari torno, ma tanto torno a fare che? Di chicchiere post attentati ne abbiamo sempre fin troppe. Cercherò comunque di tornare in aggiornamento del post, se non altro per riflettere della posizione che sta prendendo l’America nei confronti del terrorismo, e noi nei confronti dell’America (c’era un bel post di ieri su fb sulla nostra posizione ipercritica qualunque cosa gli USA facciano, e basta, non se ne può più della gente che sta seduta a fare l’opininista mentre in tutto il mondo cadiamo come birilli).

http://www.corriere.it/esteri/17_giugno_03/londra-furgone-travolge-passanti-london-bridge-almeno-20-feriti-cd28767a-48a6-11e7-beec-6fc3ec1d3e39.shtml

Sui blogger (dieci anni del mio blog).

 

Dieci anni di blog. Quasi mille follower. Quasi un milione di accessi.

Tornerò (oggi che scrivo e programmo il post siamo appena al 21 aprile) magari con qualche altro commento, impressione, statistica, ma oggi voglio riportare un pensiero sul mondo dei blog, o meglio, sui blogger, che ho trovato in un commento lasciato sul blog di Pj da un lettore che si firma Otherside e che mi ha colpito moltissimo, e che voglio riportare perché lo ritengo un pensiero particolarmente prezioso (il neretto è mio):

Quando mi resi conto che la costruzione di me era andata avanti senza la coscienza di me, ne rimasi sconvolto. E aprii il mio blog. Era il mio richiamo, il mio nuovo apprendistato da carpentiere in ritardo; bussai a cento porte e diedi del tu a chiunque incontrassi. Scrivevo per non morire, per continuare a credere di aver tempo, anche da sprecare. Incontrarvi è stato il paradigma della mia frattura: troppo lontani, troppe paure in comune. Troppa cultura in comune diversamente digerita.
Voi non sapete o fate finta di non sapere quanto feroce e dolcissima assieme sia stata la necessità della vostra presenza. Intellettualmente alcuni di voi sono dei primi violini in grado di reggere da soli un’intera orchestra… l’ho pensato da subito, ve l’ho detto dopo un po’: le primedonne hanno questo difettuccio e se lo coltivano. Il piacere a volte rabbioso della vostra lettura è stato quasi pari al piacere di dissentire da voi. Ma ci sarà un’altra occasione, un altro tempo, un altro luogo della mente in cui potremo ridere quietamente insieme a questo siciliano acceso che non ammette di invecchiare e non si arrende alla malinconia sapendo già quale sarà l’epilogo. Non mi prendo mai troppo sul serio, scrivo di getto ma ci credono in pochi e nonostante questo i post mi escono fuori così: la scrittura reiterata durante questi anni di rete ha messo in luce tutti i miei difetti: per alcuni sembrano pregi. Non sono ne l’uno ne l’altro, dipende dal contesto in cui sono inseriti. Ecco dovrei riuscire finalmente a cambiare radicalmente il contesto…ma Leonardo Sciascia non c’è più e nessuno della mia generazione ne possiede il nerbo. Tuttalpiù ne conserva la residua coscienza.
I blog sono una cosa seria capace di trasformarsi in un attimo in una minchiata assoluta. Per leggere il metalinguaggio di cui parli è necessaria una sensibilità che noi spesso castriamo perchè è pericolosa. Ho incrociato centinaia di blogger in dieci anni: i migliori sono spiagge solitarie e lontane, quando ti ci areni lasciano sempre il segno.

Ecco, spero che il mio blog per voi sia e sia stato questo, una spiaggia che quando ti ci areni lascia il segno, anche se non necessariamente solitaria e lontana.  🙂

Statistiche blog al 21 aprile 2017***

Se tu fai confusione

Ci sono quei momenti della vita in cui il corpo è come paralizzato, mentre nella mente continuano a scorrere freneticamente, anche più volte, le immagini di tutta la nostra vita.

Frammenti che credevamo perduti, ma si ripresentano come schegge, avulse da qualsiasi contesto, ci martellano, momenti che vorremmo dimenticare e che invece ci impongono di essere rivissuti.

Capita generalmente nei momenti critici della vita, quelli in cui devi prendere una decisione, oppure non c’è nessuna decisione da prendere, devi solo accusare il colpo, metabolizzarlo, e cercare di andare avanti.

Ecco, in quei momenti ti senti come se ti stesse passando sopra una carovana di Tir, e devi solo aspettare che passi.

Oggi riflettevo sul fatto che queste voci, questi episodi, questi sentimenti che si affollano nella nostra testa forse hanno l’utilità pratica d’impedirti di pensare ad altro e di elaborare una coscienza razionale, in un momento in cui la cosa migliore è proprio non capire.