Archivi

Perdere il blog

Io lo dico sempre ai miei utenti di non memorizzare le psw. Dico loro che è come mettere la serratura a una porta e poi lasciarci inserita la chiave, ma non solo.

Se uno smette di digitare la psw se la dimentica. E’ matematico. E’ fisiologico.

Ma della serie “fate quel che il prete dice ma non quel che il prete fa” io, anche se non ho memorizzato la psw, negli ultimi tempi non ho mai chiuso la sessione di lavoro, per cui per mesi me lo sono ritrovato sempre aperto,

Sul pc del lavoro per principio non apro niente di mio, visto mai che si ferma e lo devo portare in manutenzione, che gli lascio tutti fatti miei in bella vista, posta privata, blog, social? Non sia mai! Sul pc di lavoro la roba di lavoro, sul pc personale la roba personale, sic et simpliciter, sia per sicurezza sia per correttezza.

Oggi mi sono detta però che anche il pc personale potrebbe rompersi e dover essere portato in manutenzione, e quindi il problema sarebbe stato lo stesso (si fa per dire, un conto è che i fatti tuoi, che sono peraltro nulla di che, li veda un estraneo, soprattutto uno che per mestiere dalla mattina alla sera ne vede di tutti i colori, un conto è che li veda uno della tua azienda).

Insomma, morale della favola, decido di disconnettermi da tutto e comincio proprio dal blog. E’ stato un momento: cliccare su “esci dall’account” e rendermi conto che non ricordavo più la psw è stato tutt’uno. Tento di rientrare, ma niente, non ricordo niente. Spero di averla scritta da qualche parte, ma dove? Considerate che io in genere non scrivo nulla da nessuna parte, se lo scrivo non ricordo dove, e se ricordo dove comunque la psw o il pin sono talmente criptati che non ricordo praticamente mai, e dico mai, la chiave di decriptazione.

Non avete idea che impressione terribile sia stata l’aver temuto di aver perso il blog. Sì, ovviamente ero cosciente che si potesse reimpostare la psw in qualche modo, ma l’impressione immediata è stata di non avere più la chiave d’ingresso e di esserne interdetta.

Qualcosa vagamente ricordavo, ho provato a ricostruire, ma niente. Mi sono detta “ma santo cielo, possibile che non ricordi una psw che ho digitato migliaia e migliaia di volte?”. Poi ho cercato di fare un bel respiro e di calmarmi, mi sono detta che tanto in quel momento non la ricordavo, meglio far decantare le acque e probabilmente mi sarebbe riaffiorata alla memoria spontaneamente.

Così ho fatto e così è stato, ma che brutta sensazione, è davvero come quando perdi la chiave di casa o ti si spezza nella toppa, che pessima sensazione d’impotenza, oserei dire di svuotamento!

Comunque amici, tutto è bene quel che finisce bene, e rieccomi qui. Naturalmente la psw ora l’ho scritta. Dove, non so. Decodificabile? Spero di non avere mai bisogno di scoprirlo!

L’irresistibile attrazione verso l’irraggiungibile

Io penso che a tutti faccia piacere essere chiamati da qualcuno che vuole semplicemente sentire la nostra voce, sapere come stiamo.

Mi diceva una signora che io ero l’unica che la chiamasse solo per sentire come stava, lei però non m’ha chiamato mai.

Ecco, io mi chiedo perché tante persone non solo spariscono, ma spariscono dopo che ti sei tanto prodigata per loro. E’ la vecchia storia di “Amico beneficato, nemico dichiarato”, e mi chiedo perché.

Forse perché le persone non vogliono sentirsi in debito.

Forse perché trovarsi di fronte a qualcuno migliore di loro li mette a disagio.

Mi chiedo quanta incoscienza ci sia nel prendere le distanze da persone che ci vogliono bene e che tanto si spendono per noi (senza invadenza, s’intende, altrimenti si capisce bene che nessuno voglia sentirsi il fiato sul collo, se non proprio il cappio).

Eppure, l’umanità continua a seguire chi l’inganna e a snobbare chi l’ama e si prodiga per lei. Forse abbiamo bisogno di conquiste, forse ci annoia tutto ciò che è scontato. O forse siamo stupidi, masochisti, ingrati.

Quale che sia il motivo, si cerca l’approvazione di chi ce la nega, la conquista di chi fugge, l’amicizia di chi ci snobba, l’amore di chi ci rifiuta. Forse l’essere umano ha un bisogno innato di essere sempre in tensione.

Non gioco più

***

Succede così, si scrive di meno, si risponde sempre più in ritardo, qualcosa addirittura sfugge, e poi più o meno si sparisce.

Cosa è successo? Non è che non abbia più niente da dire, diciamo che è venuta meno la voglia di dirlo in pubblico, in un pubblico poi che diventa sempre meno conosciuto, con i “pilastri” della blogosfera che, a mano mano, se ne sono andati per le vie di questo mondo o di quell’altro.

Di cose ne sono successe tante, la pandemia ha cambiato tante dinamiche, sradicato vecchie abitudini e introdotte di nuove.

Una fisioterapista mi diceva che è cambiato il pubblico che ricorre alle terapie, prima molti erano per curare traumi da sport, oggi i pazienti vengono per danni alla colonna vertebrale e articolazioni varie a causa di questi due anni di postura sbagliata, in postazioni di lavoro di fortuna che si sono dovuti ritagliare in case sempre più piccole.

E poi c’è la guerra, la pandemia è iniziata lontano e poi si è avvicinata perché oramai il mondo è globalizzato, figuriamoci una guerra che è iniziata vicino, e sotto sotto tremiamo (ma anche sopra sopra a dirla tutta).

Mi stupisco a sentire filo-Putin, non so come si possa essere “filo” qualcuno che ha invato un paese libero e sovrano e sta commentendo un genocidio, crimini di guerra inconcepibili e aberranti, tutto mi ricorda tanto Hitler, e se gran parte del mondo sembra avere imparato la lezione (e cioè che non serve fare concessioni in nome di una pace che non ci sarà, le concessioni servono solo a rendere il nemico più forte), altri gridano che l’Ucraina si deve arrendere e accettare concessioni territoriali in cambio della pace.

C’è chi ricorda che gli Ucraini furono peggio dei nazisti riguardo agli ebrei, che fu l’unico popolo ad offrirsi di perseguirli – e perseguitarli – senza neanche essere obbligati più di tanto come gli altri popoli: ma fosse anche vero, gli Ucraini di oggi, solamente per un fatto meramente anagrafico, come potrebbero essere quelli di ieri?

E poi ha ben detto chi ci ha ricordato che, quando c’è un aggressore e un aggredito, o meglio, un invasore e un invaso, non si sta a fare il processo morale alla vittima, si difende e basta.

E ha ben detto, secondo me, che non possono essere fatte concessioni territoriali perché quello dell’invasione non è un messaggio che può passare e poi, ricordo la storia dei Sudeti all’epoca del nazismo, fu un suicidio mondiale, e ho letto – ovviamente non posso andare a verificare tutto e so di non sapere – che l’Ucraina ha ceduto le armi atomiche alla Russia in cambio di un patto di non aggressione e non belligeranza, e ora si trova aggredita e massacrata senza mezzi di difesa.

Per me rimane sempre vero quello che dicevano i saggi Romani, “Si vis pacem para bellum“, se vuoi la pace sii pronto alla guerra, la natura umana, le dinamiche umane, sono sempre le stesse: se uno è in una posizione di forza, prima o poi va a finire che questa forza la usa.

Ok, sono uscita dal seminato, volevo solo condividere con voi lo stato d’animo per cui non scrivo più, e appena ho messo mano alla tastiera sono stata presa dall’antico spirito blogger, e allora bentornata a me, e bentrovati a tutti voi!

 

Corteggiare oggi

Lasciatemi sfogare (senza chitarra in mano).

Una mia amica, tempo fa, mentre parlavamo del più e del meno, in generale della società e dei rapporti uomini donna, mi ha detto “Ma non vedi che la gente non fa più l’amore?”.

Ho ripassato mentalmente tutte le persone che conosco, comprese ovviamente quelle in coppia e sì, effettivamente non ho mai assistito a un calo della libido come adesso. Sento e leggo di persone sole, persone ufficialmente in compagnia ma con vita sessuale a zero, persone con disfunzioni erettili, frigidità, etc., altre (o le stesse) che cercano “emozioni” in attività seriali e alternative (e intendo orge, dark room, rapporti sado-maso etc.), tutto all’insegna del “provare qualcosa”.

Ma poi, per quanto mi risulta, provano ben poco, e meno ancora dal punto di vista umano (anche se, mi direte voi, non è quello che uno va cercando in quei contesti).

Dunque, io ho tante amiche e tanti amici e ci parliamo generalmente a cuore aperto, pane al pane e vino al vino, e ho notato una cosa ascoltando donne che si lamentano e uomini che si raccontano: gli uomini non sanno più corteggiare.

Sono cambiati i tempi ma, ahimé, non credo siano cambiate le persone e il gioco dei ruoli c’è persino nel mondo animale, dove i maschi sfoggiano le piume più belle, si gonfiano, lottano, cantano in modo particolare, tutto in un rituale di corteggiamento volto alla conquista della donna.

Ma l’uomo no. Non più almeno, e il mio timore è che davvero ci stiamo estinguendo, oltre che alienando.

In un momento in cui tutti hanno l’automobile e l’ultimo modello di cellulare ma non tutti hanno una persona che si occupi di loro nel momento del bisogno o, in senso più ampio, che abbia a cuore e si preoccupi della loro felicità, credo che la solitudine sia il grosso dramma dei nostri tempi.

Ma perché uomini e donne non s’incontrano più? E perché le coppie scoppiano? La risposta non è facile, sono tempi di transizione dai ruoli tradizionali a nuove consapevolezze, e si sa che i momenti di transizione sono penalizzanti, ma quello che posso dire, da donna, è che gli uomini non sanno più conquistare una donna (per la verità neanche ci provano).

Oddio, forse i miei coetanei non l’hanno mai saputo fare, hanno pagato il prezzo del ’68 e forse non a caso io ho avuto nella mia vita uomini vecchio stampo, ma ora che questi ex giovani si trovano soli, spesso con un matrimonio fallito alle spalle, davvero non sanno da che parte cominciare.

Non sanno corteggiare, sono fuorviati da idee femministe – applicate poco e male – per cui ritengono i loro doveri ridotti a zero. A volte semplicemente, dopo magari vent’anni di matrimonio o anche più, non sanno proprio come fare, non più giovani, non più abituati, si sentono ridicoli e spesso, diciamocelo, trovano pure donne che non apprezzano e hanno reazioni sprezzanti e spiazzanti.

Per quanto mi riguarda se esco con un uomo – intendo quantomeno la prima volta -, che dà per scontato che si paghi alla romana e mi riaccompagna al massimo alla fermata dell’autobus, non è che m’ispiri tanto a frequentarlo ad altro titolo. Se è una persona gradevole magari di lì a un paio d’anni si può pure fare il bis del pranzo o della cena, ma non più di quello, perché di tempo ne ho poco e di amici e parenti più stretti una pletora.

Io da un uomo che voglia una storia con me mi aspetto che voglia dimostrare che per lui sono importante, che vuole rendermi felice, vorrei un uomo che mostrasse d’interessarsi a me perche sono io e non perché sono “una”, vorrei che nelle difficoltà della vita potessimo trovare l’uno nell’altro un momento di serenità, un’oasi di pace, e non meramente tollerarci per paura della solitudine.

Mi ricordo di un tizio – tra le altre cose neanche brutto – che un giorno mi chiamò per chiedermi se ero libera e poteva venirmi a trovare. Io stavo andando a fare una gita fuori – da sola, ai tempi non avevo problemi a viaggiare da sola, prendevo la macchina e partivo, a volte pure semplicemente per prendermi un caffè; gli offrii di accompagnarmi e lui mi chiese se lì dove andavo avessi un appoggio. Alla mia risposta negativa prima disse che non aveva l’automobile – nessun problema, c’era la mia – poi declinò nuovamente l’invito con voce annoiata dicendo che no, aveva giusto un buco di un’ora da tappare (testuali parole!): ma come pretendi che una persona con un minimo di rispetto per se stessa ti prenda in considerazione?

Una signora molto più grande di me e moooooooolto scafata, commentò senza mezzi termini: “li devi scarrozzare, ci devi mettere la casa, ci devi stare, e dopo magari gli si smuove pure l’appetito e ti chiedono di preparargli due cotolette”: molto prosaica la signora, ma non è che quello meritasse di più!

Ora, questi uomini, secondo voi, chi trovano? Trovano ovviamente donne che cercano una stampella a qualsiasi costo, donne senza rispetto per se stesse, donne che poi la propria pochezza la mettono nel rapporto di coppia – accanto alla pochezza di lui, s’intende -, e ne escono storie squallide spesso con epiloghi davvero poco edificanti: ma quello cerchi, quello offri, quello trovi.

Facendo la ramanzina a un mio amico, in seguito a un episodio che mi aveva raccontato, ho avuto modo di dirgli, rafforzando il concetto sopra esposto, che trovi secondo quello che offri: metti ad esempio uno ricchissimo che cerchi di conquistare una donna ostentando non il suo essere ma esclusivamente la sua posizione e la sua “generosità”, è praticamente scontato che si ritrovi accanto una donna cui interessano i soldi e non lui, che se ne vada quanto prima spolpandolo, o comunque se ne vada nel caso dovesse arrivare per lui il momento del bisogno.

Insomma, quello che ci metti ci trovi, e allora, corteggiateci, fiori, telefonate, inviti, gite romantiche, apriteci il vostro cuore (e mi raccomando, non chiudete il portafogli, perché anche se una donna è disinteressata ed economicamente autonoma l’uomo tirchio rimane un esemplare d’uomo disgustoso), fateci capire che tenete a noi perché siamo noi, e non perché state blandamente cercando una stampella, non ci buttate fuori dalla macchina al grido di “avanti un’altra!” accusandoci di avervi fatto perdere tempo se la prima o al massimo la seconda sera non vi facciamo salire a casa.

Se volete qualche idea, un’occhiata al mondo animale magari può ispirarvi (ehi, però non fate come gli ippopotami eh!).

https://www.today.it/speciale/animali-domestici/life/tecniche-corteggiamento-animali.html

PS: articolo scritto tra un milione d’interruzioni, non mi piace, non mi convince, ma taglio la testa al toro e pubblico, l’aggiusteremo strada facendo  😉

Quel che non so della guerra. E quello che so.

La battaglia di Marignano, acquaforte di Urs Graf, mercenario svizzero.

***

Un generazione fortunata la nostra, un periodo di pace tanto lungo, forse il più lungo che l’umanità abbia mai vissuto.

Ci siamo illusi di esserci civilizzati, di non avere più mire espansionistiche, ma progetti di crescita e cooperazione.

Con tutti i suoi limiti, un mondo globalizzato non era poi una brutta cosa, ognuno cittadino del mondo, viaggi, scambi, social che univano al di là dei monti e degli oceani.

In alcuni paesi la guerra non è mai finita, ma ci sentivamo lontani, abbiamo protestato e pianto per il Vietnam, ma era comunque lontano.

Si diceva, nei tempi moderni, che delle nazioni in guerra almeno una delle due era islamica, e penso sappiate come la penso sull’argomento, ma questa no. Questa è diversa, non è lontana, non è islamica, non coinvolge culture così diverse dalla nostra. Oppure sì. Oppure no.

So di non sapere.

Leggo di Ucraina bombardata e popolazione ucraina in fuga, gente che fugge coi vestiti che ha addosso, abbandonando tutto e tutti. Leggo di russi arrestati perché hanno osato manifestare contro la guerra: “Non c’è la guerra” tuona la Russia, si tratta solo di un’ “operazione militare”.

Sui social c’è chi si schiera da una parte e chi dall’altra, leggo le ragioni di tutti, a volte “ragioni” irragionevoli (perdonate il voluto gioco di parole), e penso a quei versi di Quasimodo, tragicamente attuali, che recitano:

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Dicono che gli ucraini durante l’ultima guerra ne abbiano sterminati tanti e non meritano pietà, ma come possono gli uomini di 77 anni dopo essere quelli che si macchiarono all’epoca di un qualsiasi crimine? Forse che le colpe dei padri ricadono sui figli? Meritano oggi di essere sterminati per una questione di colpevolezza del DNA?

Non capisco quello che sta succedendo, anche se a me sembra solo che sia stato invaso uno stato libero e sovrano per motivi che ignoro, ma questa la tengo come mia opinione, non voglio fare l’ultracrepidaria parlando di cose che non so, posso parlarvi di sentimenti umani di profughi e di sfollati, ma anche di chi è costretto a sparare al proprio fratello e non gli è concesso dissentire, ma non di ragioni di guerra, non di moventi economici, politici, espansionistici, o forse pure solo deliranti ma c’è chi dice lungimiranti: no, di questo non so dirvi.

Mia nonna, a questi propositi, avrebbe solo detto “Dio non ce lo faccia mai provare”, ma non posso ignorare che c’è chi lo sta provando.

Preghiamo.