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Come si fa la guerra?

Sto (ri)leggendo “La storia” di Elsa Morante, a mio avviso un assoluto capolavoro (tanto da convincermi a una seconda lettura nonostante tutti gli arretrati) e stamattina, mentre leggevo dei bombardamenti su Roma – che nessuno si aspettava – e delle corse ai rifugi, della povertà e della mancanza di cibo, che rendeva tutti straccioni scarni e impauriti, mi è venuto in mente quanto siamo impreparati, e mi chiedevo come ci si debba sentire in un contesto simile.

Non perché io tema in questo momento la terza guerra mondiale, almeno non più di quanto la temessi prima, non mi fa paura il braccio di ferro tra Trump e il dittatore coreano di cui la mia mente continua a rimuovere il nome dalla mia memoria (né mi va di cercarlo), ma perché l’umanità è quello che è, ed è tutti i giorni sotto i nostri occhi che l’umanità dalla storia non ha imparato proprio niente, e che il progresso tecnologico non va e non è mai andato di pare passo con un reale progresso di civiltà, maturità, rispetto.

M’immagino quanto saremmo spogli e inermi in una simile eventualità, come siamo impreparati ma come, tutto sommato, ben poco stiamo facendo, sia a livello nazionale sia mondiale, per scongiurare una simile evenienza: che i nostri figli non abbiano a passare quello che hanno passato i nostri padri, che Iddio ci salvi!

Giro de bolas

Oggi conviene starmi alla larga, non rispondo di me.

Il malumore aleggia nell’aria già da qualche giorno, ma oggi sento di essere vicino all’esplosione.

Tra festività e ferie ho avuto quattro giorni liberi e i giorni liberi, ormai lo sapete, mi fanno male, nel senso che sono chiamata a tutte le urgenze domestiche che non posso ignorare come quando vado al lavoro, e quindi la presa d’atto che ogni mio movimento viene impedito e ogni sforzo vanificato è inevitabile e frustrante.

Ad Attila è stato da ieri ufficialmente interdetto l’ingresso in casa mia (e qui voi potreste obiettare che la storia è vecchia, e che anche questa volta il divieto durerà da Natale a Santo Stefano), e anche con mia figlia sono più determinata a mettere paletti, a costo di fare “muoia Sansone con tutti i Filistei”.

Stamattina la giornata è iniziata con un barattolo caduto in terra (vetri naturalmente raccolti da me) e poi, quando sono andata a prendere in frigo il pranzo che avevo predisposto per oggi, apriti cielo di quello che ho trovato: il frigo non solo viene regolarmente lasciato aperto, ma anche premendo il pulsantino per alzare la temperatura (cioè, riscaldarlo, tanto per chiarire).

L’interno del frigo grondava acqua, tutte le confezioni erano zuppe, quelle di cartone non vi dico.

Le ho detto a brutto, bruttissimo muso, che oggi quando ritorno voglio trovare il frigo pulito e sbrilluccicante, ma il pensiero del cibo che andrà buttato mi fa salire un nervoso che non vi dico: non avete idea di quanto mi gira, ma quanto, ma quanto vorticosamente!

I consigli

Che detesto i consigli assolutamente non richiesti lo sapete.

Che sono una calamita attiraconsiglinonrichiesti pure lo sapete, me ne sono lamentata più volte tra queste pagine. Qualcuno, rimproverato per questo, mi ha detto che se io mi lamento di qualcosa è normale che l’altro mi dia consigli (e questo ci può stare, ma è necessario che i consigli siano idioti?).

Che poi, a parte il fatto che spesso e volentieri i consigli “potresti fare così” sono invece ordini imperiosi “No no, sbagli, DEVI fare così!”, la situazione è ulteriormente degenerata, perché la gente ti deve dare consigli anche se non ti lamenti di niente, anzi, stai proprio affermando che a te la vita va benissimo (e magari a loro invece va male).

Nella fattispecie mi riferisco a due persone (diciamo una, perché la seconda alla fine ha capito) che, di fronte a una me gioiosa e festosa che racconta come sta bene, come abbia ripreso in mano la propria vita e come si stia organizzando con risultati promettenti, attaccano la solfa di come io sbagli e di come debba fare invece un’altra cosa: ma quanti complessi ha la gente? Questo dovere, spesso nell’infelicità della propria vita, sbracciarsi per impartire lezioni agli altri, da quale profondo bisogno nasce?

Io capisco la buona fede, ma a volte penso sia anche questione d’intelligenza e di empatia porsi nei confronti di una persona in un modo piuttosto che in altro, e se non c’è tra due persone intelligenza ed empatia, di che stiamo a parlare?

Le regole

Una volta, quando ancora speravo di redimere Attila, o quantomeno non avevo ancora fatto la fine della rana bollita (*) e combattevo ancora, provai una terapia famigliare.

La “psicologa” era una tizia di un’antipatia unica, e secondo me anche piuttosto incompetente tanto che, a un certo punto, manifestai le mie perplessità alla mia docente di psicologia, e chiesi a lei un consiglio.

Il campanello d’allarme mi era suonato intanto perché era molto giudicante, ed è l’ultima cosa che uno psicologo dovrebbe fare, e poi perché con lei mi trovavo tremendamente a disagio, il che pure non è buon segno. Tra le altre cose credo pure che avesse una certa “simpatia” per Attila, la qual cosa la faceva agire in maniera assolutamente poco professionale.

La mia docente mi consigliò di parlarle francamente, rigorosamente in privato, e così feci.

Devo dire che l’iniziativa sortì l’effetto sperato anche se, nel momento in cui lei iniziò ad essere professionale e imparziale, Attila decise che per sopravvenuti impegni non poteva seguire la terapia.

Ma non è di questo che volevo parlarvi (“e allora perché l’hai fatto?”, commenteranno i miei piccoli lettori  😆 ).

Durante il chiarimento chiesi alla psicologa tra le altre cose quale fosse il problema individuato e come intendesse procedere. Lei mi rispose che i nostri erano rapporti assolutamente senza regole, e che lei intendeva procedere introducendo una regola alla volta e, una volta assimilata una e diventata parte del nostro abito mentale, ne avrebbe introdotta un’altra, fino a completa “civilizzazione”.

Naturalmente, questo lo sapete, per i motivi sopra enunciati la civilizzazione a casa mia non è mai avvenuta e la nostra vita è ancora allo stato brado, però l’idea mi piacque (e qui arrivo a quello che volevo veramente dirvi).

Quello che io sto facendo ora, rinascendo a vita nuova, è introdurre nel mio stile di vita delle regole (stavo scrivendo “nella mia vita”, ma nella mia vita le regole già ci sono, e pure belle rigorose!).

La prima regola introdotta è stata quella di mangiare a pasto ed eliminare il cibo-spazzatura.

La seconda è stata l’organizzazione dei pasti, per non trovarmi mai più con una fame da morire e niente a disposizione (alibi morale e materiale per buttarsi sulla prima schifezza disponibile).

La terza, complice la bella stagione, è stata di prendere l’autobus un po’ in anticipo per avere il tempo di scendere una fermata prima e percorrere a piedi l’ultimo tratto di strada.

La quarta è stata acquisire l’abitudine di sorseggiare ogni pomeriggio una bella tazza di the verde.

Ecco, il lavoro svolto nell’ultimo mese è stato questo: voi che mi consigliate come quinta regola da introdurre, metabilizzare e assimilare?

(*) se metti una rana in acqua bollente, questa immediatamente reagisce, fa un salto fuori della pentola e si salva, ma se la metti in acqua fredda e la scaldi molto lentamente, in maniera impercettibile, la rana si lascerà morire senza reagire.

La strada è lunga, ma la sto percorrendo

Come forse qualcuno avrà notato, stamane ho cambiato il sottotitolo del blog: da “Ogni cosa è illuminata” (cosa che continuo a pensare) è diventato “La strada è lunga ma la sto percorrendo”, che rispecchia di più il momento contingente.

Continua la fase di grande benessere, e io cavalco l’onda. So che il percorso che ho intrapreso è lungo ma, in questo momento, guardo l’orizzonte con serenità e la lunghezza del percorso non mi spaventa (ricordo sempre le parole della cara Natalina, “Se le mani avessero paura quanto gli occhi!”, per dire che se uno non agisse perché spaventato dalla mole del lavoro, saremmo tutti immobili).

Speriamo continui, mi sa che erano anni che non mi sentivo così e, non sapendo a cosa sia dovuto questo benessere (giuro, non sniffo!), se lo dovessi perdere non saprei come ricreare la magia: insomma, per ora confermo,

La strada è lunga, ma la sto percorrendo  ❤

Il peso e i consigli dei grandi saggi

Oggi sull’autobus c’era una che, giuro, l’avrei sbattuta al muro. Mai vista e conosciuta, né era nata una conversazione a fronte di qualcosa, mi ha attaccato una tirata di consigli moooolto illuminanti (ironico ovviamente) su come dimagrire.

Perché vedete, dimagrire è facile: tutti i grandi obesi, quelli che da una vita tentano di normalizzare la propria situazione e che alla fine sono andati magari pure sotto i ferri del chirurgo a rischiare la vita e a procurarsi una menomazione pur di dimagrire, hanno avuto la sfortuna di non incontrare lei, che li avrebbe illuminati sulla semplicità del ritrovare il peso forma. La ricetta è facilissima, basta mangiare di meno e muoversi di più, e per fare questo basta un po’ di volontà (il basta un po’ di volontà detto con un grande, grande saggio sorriso).

Già a questo punto uno l’avrebbe azzannata (aggiungendo, con un altrettanto grande sorriso, che evitare di essere azzanati è facilissimo, basta farsi un pacchetto di affari propri, e che con un po’ di buona volontà riuscirci è facile!).

Mi è tornata in mente una mia ex amica (di cui ho avuto modo di parlarvi più volte in queste pagine) che, nel momento del grande stress, in cui il mio fisico iniziò a lievitare senza controllo, di fronte al mio sfogo sulla situazione mi rispose: “E infatti te lo volevo dire che ti eri ingrassata tanto ma non sapevo come fare!”: perché sapete, ovviamente una persona che passa in tre o quattro mesi da 60 a 90 chili NON SE NE ACCORGE, come mai potrebbe!

Seguono gli altri consigli di questi grandi saggi che “lo dicono per il tuo bene” a cui volevo sottolineare qualche concetto:

  1. Una persona grossa LO SA DI ESSERE GROSSA, non c’è alcun bisogno che qualcuno glielo faccia notare.
  2. La persona grossa SA CHE E’ ANCHE UNA QUESTIONE DI SALUTE, non ha bisogno del grillo parlante che le dica “Non è solo per l’estetica, è per la salute!” (sempre con l’aria saggissima di chi conosce la vita). La persona grassa sa dei dolori alla schiena, dello stress delle articolazioni, dell’affaticamento cardiaco e respiratorio molto ma molto più di questi grandi scopritori dell’acqua calda.
  3. La persona grossa SA CHE IL FINOCCHIO CRUDO INGRASSA MENO DEL MARITOZZO CON LA PANNA E DELLA CARBONARA, non ha nessun bisogno di consigli di come pranzare con due carote e, per ultimo, di “andare da un buon nutrizionista” (sempre ammesso che esistano, e che siano così diffusi come pretendono di essere).

Vorrei dire, a queste persone, che invece di elargire buoni consigli elargissero porzioni di verdura già pulita e cucinata. Che poi, ‘sti deficienti, sono gli stessi che quando stai fuori con loro insistono che tu la dieta la interrompa “per una volta”, assaggiando “solo un pezzetto che vuoi che ti faccia”.

Inoltre, insieme all’indirizzo del nutrizionista, ti diano pure quello del cuoco che ti prepari i pasti prescritti (che non ho conosciuto un solo nutrizionista capace di dare una dieta compatibile con la vita che uno conduce), e ovviamente s’informino sul conto corrente su cui LORO effettueranno il bonifico per saldarne i servigi.

Insomma, volete aiutare una persona in carne? Invitatela a fare una passeggiata, preparate un pranzo light quando l’invitate a pranzo, fornite il vostro ascolto affinché uno, quando è sottoterra, si attacchi al telefono piuttosto che aprire il frigo, e così via, perché, cari saggi, il problema delle persone in ciccia non è che mangiano molto, ma il perché mangiano molto, non è che si muovono poco, ma il perché si muovono poco, non è che cercano la soluzione nel frigo, ma il perché cercano la soluzione nel frigo (intendendo, per frigo, dispensa, ristorante, fast food e qualunque altro luogo fornitore di alimenti).

Se non siete in grado di dare questo aiuto, TACETE che è meglio!