Quando sono morta

Donna
Fascia d’età: 40-60
Considerazioni

Giusto e sbagliato.

Quando mi dissero che tutto sarebbe cambiato avevo 22 anni. Ho appena compiuto 42 anni. Un bel po’ per una che doveva morire.

Diagnosi esatta, nessun errore, ma una bella botta di fortuna e la malattia che doveva distruggermi è rimasta a dormire, non privandosi però del piacere di avere, 10 anni dopo, come compagna un’altra patologia anch’essa di quelle dormienti, di quelle che se ho fortuna bene, e se no… chissà.

Ricordo gli anni trascorsi nelle fasi di stupore, rabbia, depressione, atteggiamenti autodistruttivi, ricerca di ancore di salvezza, accettazione rassegnata ed infine… ritorno alla vita.

Anni.

Anni in cui ogni cosa è stata presa, distrutta, ricostruita.

Ho avuto tempo per farlo. Penso che se fossi morta mentre ero incazzata col mondo sarebbe stata una brutta morte.

Adesso è la cosa che più evito l’incazzatura: vorrei morire con un sorriso, ringraziando chi mi ha amata.

Ho fatto pace con me e con il mio corpo traditore, in fondo non è stata colpa sua.

Ho fatto pace con i sani, con quelli che credono di essere eterni, che pensano che avranno anni ed anni ed anni davanti… quelli li ho odiati davvero, non li sopportavo i sani.

Me ne fregava niente che ci fosse chi stava peggio di me, io dovevo morire, tutto il mio essere era concentrato su questa cosa devastante, la mia morte.

Io che finisco e tutti che continuano.

Fa incazzare.

Poi non sono morta e la cosa ha preso un altro aspetto: potrei morire.

Come dire resti nel braccio della morte ma hai più tempo.

Per un po’ mi sono incazzata pure per questa sospensione della pena.

Ho avuto tempo di vedere i risultati della mia incazzatura, alcune cose perse per sempre devastate dalla mia furia, dalla rabbia, dall’incapacità di chiedere aiuto.

Non solo stai per morire vuoi anche rompere le palle a qualcuno? In solitaria.

Orgogliosamente disperatamente sola.

Per altro, in realtà, mi rivolgevo sempre alle persone sbagliate per chiedere aiuto, occhi bassi ed impotenza era quello che ricevevo in cambio. Pena, commiserazione, tutta la gamma di umani sentimenti che, se sei sotto, umani non ti sembrano affatto.

Poi ho scoperto che ero viva.

Più viva.

Io ho avuto tempo, di questo sarò sempre grata a Dio,  ho avuto tempo per sentire la vita dal naso, dalla pelle, dalla pianta dei piedi.

Nel frattempo che ancora non sono morta mi tengo impegnata facendo cose giuste e sbagliate, è così che si vive, no?

La risposta di Fede:

Quante cose dovremmo imparare dalla tua esperienza, quanto promesse facciamo a noi stessi e agli altri, quando leggiamo di certe cose brutte, sapendo già che anche questa ennesima volta non le manterremo…

Peccato dover constatare, ancora una volta, che dalle situazioni peggiori che ci possano capitare nella vita, solo allora, e non sempre, si impara a vivere davvero e/o diversamente, senza dare niente per scontanto, soprattutto il tempo a disposizione. Persino io, che pure sono ossessionata dallo scorrere del tempo e dalla consapevolezza che prima o poi finirà, non riesco a vivere in pienezza tutte le opportunità che la vita mi offre, mi sembra di non fare altro che lamentarmi, e lagnarmi, ed essere insoddisfatta, e non grata, e non riconoscente, e non rispettosa degli altri…persino di chi negli occhi mi chiede ogni giorno un sorriso.

Faccio del tuo post l’ennesima occasione per fare ammenda, e per chiedere scusa, a tutti e a chi come te davvero ha avuto di che lamentarsi e incazzarsi nella vita. E, dopo averlo fatto, ha ripreso a vivere.

Complimenti, sei stata davvero brava.

Auguri per tutto

La mia risposta:

Stavolta, trattandosi non di una confessione inviata a me, ma di una testimonianza postata da una blogger sul suo blog, ha avuto già risposte, e io ho voluto riportare qui quella di Fede, che da qui è partita per raggiungerla.

Ho avuto ed ho contatti con persone in questa situazione, e gli scenari sono veramente tanti. Quello che posso dire è che veramente non bisogna mai dire è finita, mai gettare la spugna: i miracolati, come tutto sommato è la nostra amica, esistono. Mi ricordo il figlio di una mia amica, che non si sarebbe dovuto risvegliare da un’operazione o risvegliare fortemente invalido, che un giorno riaprì gli occhi e disse alla madre, che piangeva accanto al suo letto “Non piangere mamma”. Il ragazzo si è ripreso completamente, non è invalido, si è laureato e probabilmente a quest’ora è anche sposato.

Conobbi una donna a cui fu diagnosticato un male incurabile che aveva all’epoca un figlio di cinque anni ed era disperata all’idea di non potergli stare accanto e non vederlo crescere, ma soprattutto di non poterlo aiutare in questa crescita. Quando io l’ho conosciuta, il figlio aveva 21 anni. Lei combatteva ancora con la sua malattia, ma tra una terapia e l’altra faceva degli splendidi viaggi e mi diceva che l’aver capito di non avere tempo aveva dato un senso nuovo alla sua vita, di fatto arricchendola.

Il problema che sta venendo fuori però in questi dibattiti mi sembra sia soprattutto il rapporto con gli altri. Dirlo, non dirlo, essere trattati con pietà o restare orgogliosamente da soli… E se restiamo orgogliosamente da soli, non avremo negato agli altri il diritto di starci accanto, di non farci il torto che ci hanno fatto, di dirci o non dirci quella parola che ci avrebbero o non avrebbero detto se avessero saputo? Però c’è il diritto di chi è condannato ad avere una vita normale, vissuta da persona normale. Situazioni complesse, diritti e doveri, emozioni che si incontrano e si scontrano.

Su queste cose, cari amici, io la mia risposta non ce l’ho.

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9 commenti

9 thoughts on “Quando sono morta

  1. Dovremmo imparare da questa storia come da tante altre di cui siamo a conoscenza.. Chi di noi non conosce nella vita quotidiana qualcuno che è personalmente, o ha persone vicine, in questa stessa situazione?
    Eppure non impariamo mai.. Al momento che abbiamo occasione di venirne a conoscenza ci riflettiamo su.. e sicuramente ci sentiamo piccoli piccoli con le nostre insoddisfazioni rispetto a questi problemi. Ci viene voglia di stringerci con sincerità accanto alla persona che ha vissuto questa esperienza.. E poi? Impariamo ad accettare con più filosofia ciò che ci tormenta in prima persona?
    E’ come se solo la consapevolezza di avere tempi contati ti possa condurre al gusto e al piacere di ciò che ogni giorno ti passa sotto il naso.. Sapere invece di avere giorni dopo giorni che ti aspettano per essere vissuti ti porta a tralasciare, non osservare e trascurare..
    Confesso di essere di coccio in questo senso.. visto che sono per lo più insoddisfatta e lagnosa.. ma non dispero. Spero di imparare la lezione..
    Un abbraccio a te..

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    • Nessuno di noi è immortale, ma di questo pare facile dimenticarsi.

      Io cerco di non dare importanza alle piccole cose, e per questo a volte vengo persino giudicata. Poi, a volte, ti rendi conto che gli altri usano un metro diverso, e vorresti impedir loro di buttare via questa amicizia, queste occasioni, ricordare che la vita è fatta di giorni che non tornano.

      A questo proposito, vi voglio riproporre questo post: “Non tornano“, e meditate gente, meditate… (meditiamo gente, meditiamo 🙄 )

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  2. Racconti dolorosi. Sia quello del confessionale sia quello del tuo link. Ho aspettato a commentare oggi, perché non volevo scrivere banalita’. sembra una coincidenza che solo un paio di giorni fa io abbia pubblcato sul mio blog un racconto che parla di amore e di morte. Eutanasia, per essere piu’ precisi.
    Io penso di essere arrivata ad un punto della mia vita in cui potrei accettare la morte. Certo, non ho avuto tutto quello he speravo dalla vita, ad esempio non ho trovato l’amore, ma ho quello dei miei figli, non tutti ce l’hanno. La storia del confessionale mostra un grande coraggio. Appunto, di chi si rende conto dell’importanza dei singoli giorni. E di quanto sia superfluo ed in fondo irrilevante sprecare la vita per cose senza valore. Ci penso spesso, se la morte arrivasse adesso certo lascerei dei figli ancora giovani. Mi piacerebbe vedere di piu’ della loro vita. Ma la vita e’ loro, adesso tocca a loro viverla.
    Ogni giorno, per questo motivo, diventa importante. Le piccole cose diventano importanti. esserci per gli amici che hanno bisogno. esserci per chi e’ solo e non dovrebbe esserlo. Non odiare quando lo si puo’ evitare (tuttosommato siamo umani). Amare, il piu’ possibile.
    L’accettazione della morte in fondo e’ anche l’accettazione della vita. Chi muore con dignita’ e’ in genere la persona che ha vissuto con dignita’.
    E tutt’ora mi sembra di aver scritto delle banalita’. Questo argomento e’ enorme.

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    • Ho finito ieri sera di leggere il tuo racconto, era un racconto ad ampio respiro, e per me che sono sì sempre presente ma credimi, a intervalli brevissimi, a richiesto che mi prendessi il tempo e la concentrazione necessaria per leggerlo.

      E’ molto bello, come tutte le cose che scrivo, ma mi chiedevo come mai in questi giorni, sui nostri blog, ci fosse una tale concentrazione di questo argomento. In fondo è estate, fa caldo, la stagione apre le porte alla spensieratezza e alla vita eppure… eppure, eccoci qua, tu, tasti, io almeno per la seconda se non terza volta di seguito a parlarne…

      Evidentemente, è un monito a scrollarci dalle spalle le cose che non hanno importanza, i fardelli inutili, e guardare avanti.

      Metto il link al tuo articolo: “Tra le donne“.

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  3. Sì, carissime Amiche, l’ Estate ruggisce ed impazza, con la sua trascinante allegria ‘immemore’ di tutto e di tutti, ma anch’ essa è solo un istante tra il nulla ed il nulla ( nò, @Diemme, non sussultare, essendo ormai ovvraio che io vedo come chi non ha una Fede ma che non dispera di averla, un giorno ! ), e la nostra inguaribile sensibilità non di rado ci spinge, volenti oppur nò, ad andare oltre quel nulla !
    E vediamo così la fine degli spruzzi delle onde, delle luci colorate, dei fuochi d’ artificio nel cielo stellato, la fine crudele e memore , proprio quando è nel suo pieno fiorire, di una stagione che pure avevamo atteso con una miriade di aspettative .
    Così è la vita, dove la Memoria ci trascina al già vissuto nel momento stesso in cui stiamo gioendo per quello che al presente riusciamo ad afferrare .
    E ci sovvengono le ‘morte stagioni’ ed i ‘tristi e cari moti del cor, le rimembranze acerbe’ . In un morire lento che è l’ esistenza nostra, l’ esistenza delle persone che amiamo, l’ esistenza di tutti .
    E’ un dolore senza scampo, un dolore che ci schiaccia inesorabilmente, un dolore che se ne infischia, e li irride, dei bilanci nostri esistenziali, raggianti che furono e strafelici, o grigi e mesti non ancora compiuti !
    Qui, a tutti, subentra l’ idea di farla finita, di sottrarsi come sia allo stillicidio della sofferenza che spesso diventa insopportabile, anche di andarsene, poichè tarda quella fatale, in virtù di una morte autoindotta .
    Non mi piace, sentirvi parlare così, Amiche mie, nè mi piacciono i miei pensieri sullo stesso argomento, complesso e inestricabile come l’ animo umano, fonte di infinito dolore .
    Rifiutando quindi il “pessimismo della ragione” e ad esso imponendo, con uno sforzo non lieve, “l’ ottimismo della volontà”, voglio cogliere nelle parole di @Martina quel ‘raggio di pacata saggezza’ quando si riferisce alla vita dei Figli, quando sospira i doni del presente ‘raggiungibili’ e non vani .
    E soprattutto, sottolineare quel suo riflettere che “L’accettazione della morte in fondo e’ anche l’accettazione della vita. Chi muore con dignita’ e’ in genere la persona che ha vissuto con dignita’ !” .
    Parole scarne, parole struggentemente vere !
    Se non l’ avete mai visto, andatevi a vedere ( o rivedere ) il Film “IL MARE DENTRO” di Alejandro Amenàbar, Spagna 2004, in cui lo straordinario Javier Bardem ripete la storia vera della vita di uno Spagnolo, paralizzato da anni ed alla mercè della pietà altrui, che lottò per far riconoscere al suo Paese il “Diritto all’ Eutanasia” e si uccise infine con l’ aiuto di amici, ma senza rinunciare, nemmeno in un attimo di abbandono, al suo “inguaribile amore per la vita” .
    Un abbraccio

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  4. @Diemme… grazie per l’ospitalità… immagino se ne parli perché qualcuno sta cercando risposte e non essendoci risposte… è solo possibile raccontare e aggiungere un tassello alla riflessione.
    Sì, miracolata, immagino sia esatto.
    E forse la fame di Vita e la serenità dinnanzi alla morte provengono proprio da qualche altra parte…

    oppure, Bruno, oppure solo dal comprendere che ci sia altro o non ci sia null’altro… al momento è qui che siamo ed è consigliabile cercare di starci al meglio! Filosofia spicciola la mia, filosofia di chi ha abbandonato la speculazione filosofica a vantaggio della contemplazione, dell’immersione nei movimenti della vita, lasciandosi commuovere dalla bellezza.

    Nessuna risposta, quando ci sono vite spezzate, quando il dolore è la tua realtà quotidiana, quando ogni giorno è un giorno in più di sofferenza.

    Solo l’augurio che nessuno resti solo.

    un caro abbraccio a tutti

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  5. Nò, @Tasti, la tua non è “filosofia spicciola” .
    Quando scrivi “al momento è qui che siamo ed è consigliabile cercare di starci al meglio!” esprimi concetti saggi e lungimiranti . Ma difficili da attuare, se non impossibili !
    La contrapposizione infatti, non è tra “chi specula e si dilania alla ricerca dei misteri universali e delle risposte salvifiche” e chi invece “si accontenta di quello che, qui ed ora, raggiunge e vive al presente senza lambiccarsi più di tanto, chi insomma afferra ed attua il ‘carpe diem’ e vive la semplice realtà giorno per giorno” . Questo modo di pensare, lascia peraltro intendere che quelli della 1^ categoria, non godono dei piaceri ‘materiali’ e ‘naturali’ dell’ esistenza presi come sono dalla loro ‘speculazione filosofica’ , mentre quelli della 2^ categoria, immergendosi nei movimenti della vita, si lasciano commuovere dalla bellezza !
    La contrapposizione reale è, a mio confutabilissimo parere, tra queste due categorie .
    Da una parte, ci sono “quelli che, come me, partecipano ‘materialmente’ all’ esistenza, godono per la bellezza di ogni pur minimo aspetto della vita, ottengono successi pratici nel lavoro e sono oggetto, oltre che della stima inossidabile degli altri, di un affetto talmente grande che non di rado sembra a loro eccessivo o immeritato . Che non riescono, neanche se lo volessero, a ‘curare’ il loro “inguaribile amore per il vivere pieno, il vivere esterno ed interiore . Eppure, proprio nel momento in cui ‘afferrano in mano il successo’ o l’ amore, proprio in quel momento che dovrebbe essere di felicità intensa ( e che importa se breve, tutto ha una fine ! ), percepiscono nel cuore una malinconia inspiegabile, accorata, irrazionale, e non ostante la loro ‘non fede’ sentono chiamarsi un Mondo . A questa chiamata, interiore, misteriosa, neanche mordendosi l’ anima potrebbero rinunciare !
    Dall’ altra, c’ è, semplicemente e senza scomodare i massimi sistemi, “chi non sente questa chiamata” !
    Per i primi, carissima @Tasti, la tua filosofia “non” spicciola è, francamente, impossibile da attuare !
    Per i secondi, è inutile !
    Condivido con tutto il cuore il tuo augurio “che nessuno resti, mai, solo” !

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