Il governo del cambiamento?

Temevo il razzismo della lega e l’incompetenza dei 5S, ma se è vero quello che ha denunciato Crozza nella sua satira, sanatoria degli abusi di Ischia, spargimento sui campi di fanghi inquinati (e inquinanti), questi non sono razzisti e incompetenti, sono proprio delinquenti!

Si aggiungano i soldi tolti all’Abruzzo, che sarebbero dovuti servire per la messa in sicurezza di piloni stradali fatiscenti, e questo governo rischia di farci rimpiangere i vecchi, TUTTI i vecchi.

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Via dal mio lessico

Oramai la rottura con Attila si è stabilizzata, la nausea che avevo accumulato in tanti anni è veramente esplosa e non credo la questione sia reversibile.

Rimane il fatto che Sissi in mezzo ne soffre, anche perché entrambi stiamo agendo in quel modo odioso di renderla “messaggero”, e quindi piovono i “Dì a tu’ padre…” e “Dì a tu’ madre” rabbiosi e carichi di livore e altri contenuti negativi.

Io mi riprometto di non farlo più, tanto abbiamo capito che è un parassita mai ha contribuito a crescere questa figlia e mai contribuirà, quindi è perfettamente inutile cercare di fargli capire qualcosa che alla fine suona solo come rinfaccio a quella povera figlia mia.

Faccio come la madre vera presso il re Salomone, abbozzo tutto purché mia figlia stia bene, tanto oramai il più è fatto.

Lontano dagli occhi, decisamente lontano dal cuore, ma anche dalle parole e dai pensieri.

Semplicemente non esiste più.

Colazione al bar

A volte incontro qualcuno lungo la via per l’ufficio e lo invito ad unirsi a me nella colazione al bar. Spesso mi sento rispondere: “Grazie, ma ho già fatto colazione a casa”.

E che c’entra? Anch’io ho già fatto colazione a casa, caffè, biscotti e yogurt, mica mi risparmio, ma la colazione al bar è un’altra cosa, è una coccola, è un rito d’iniziazione della giornata.

Per questo motivo è importante che il barista sia simpatico, il clima piacevole, il buffet dei lieviti ricco e variopinto, per appagare gli occhi prima della gola, perché a mangiare sono capaci tutti, ma raggiungere l’estasi attraverso cappuccino e cornetto è un’insostituibile esperienza solo per veri intenditori!

 

Viaggio senza ritorno: la deportazione degli ebrei romani

Per chi se lo fosse perso, vale la pena di guardarlo, dalla prima all’ultima immagine.

Devo dire che mi ha fatto tanto piacere che siano state nominati anche gli atti di coraggio di chi ha tentato di evitare, chi ha protetto, chi si è rifiutato di essere complice anche con la semplice paura od omissione.

Uomini comuni, gente anche rimasta anonima, che semplicemente è passata, con un gesto o una parola ha salvato, rischiando la propria vita, e poi è scomparsa nel nulla.

Siamo tutti esauriti

Oggi sono andata in banca con mia figlia per pagare la prima rata delle tasse universitarie. La cassiera, abbenché gentilissima e disponibilissima, era sull’orlo di una crisi di nervi, orlo ben presto oltrepassato per un sistema che non si sa bene che problemi avesse e che si bloccava ogni due per tre.

Giorni fa, in un’altra banca, idem, il tizio non era sull’orlo di una crisi di nervi, piuttosto di una crisi depressiva: “non funziona niente (si riferiva pure al sistema informativo, alle stampanti e al servizio di manutenzione), fosse per me darei le dimissioni domani, meglio consegnare le pizze che fare questo lavoro”.

Nel mio ufficio idem, tutti nervosi, la tecnologia invece che aiutare sembra ostacoli, perché oramai – confermatemi se avete la stessa impressione – la tecnologia non serve ad aiutare a fare più veloocemente quello che facevamo a mano, piuttosto sembra aver sostituito le mani che ci viene impedito di usare. Un esempio? Se per qualcosa è prevista la firma elettronica, e a voi si è rotto o comunque non avete a disposizione l’aggeggino che vi dà il codice, non vi illudete di poter firmare a mano.

E così le macchine si inceppano e noi siamo impotenti, e a questo aggiungeteci le strade che si bloccano e noi siamo impotenti, i famosi rifiuti che si accumulano, e noi siamo impotenti. Ci arriva una multa ingiusta, e col ricorso che costa più della multa, ci tocca abbozzare. E noi siamo impotenti.

Tutto questo senso d’impotenza che quasi tutti nutriamo (suppongo nelle grandi metropoli un po’ di più) credete sia gratis? La gente diventa aggressiva, semplicemente perché non ce la fa più, oppure depressa per lo stesso motivo, perché sente di non farcela più e viene presa da un sentimento di inadeguatezza.

Ho sentito gente prossima alla pensione decidere di ritirarsi un po’ prima per non dover combattere con le nuove tecnologie, ma la sensazione comune è che il mondo sia in affanno, e che sarebbe il caso di fare un passo indietro.

Oltretutto la tecnologia non è tanto che non funzioni bene per gli inevitabili limiti fisiologici del mezzo, ma anche perché spesso c’è dietro gente incapace o, forse peggio ancora, gente che sarebbe pure capace ma non viene messa in condizioni di lavorare.

Quello che voglio dire è che tutti possiamo prendere la patente, ma poi uno è Niki Lauda e un altro è il vecchietto col cappello, ma in un mondo di vecchietti col cappello è Niki Lauda il disadattato, quello che intralcia, quello mai allineato agli altri.

E allora Niki Lauda deve imparare ad andare in prima a due all’ora, e fonde il motore. Allora deve lasciare il fuoristrada e montare un’utilitaria, e alla fine gli passa pure la voglia di mettere in moto.

A questo aggiungiamoci pure che dal “potere” – grazie al web – fare le cose a qualsiasi ora del giorno e della notte, è stato un attimo passare al “doverle” fare, senza un attimo di tregua: praticamente non esiste più orario di chiusura di uffici e negozi, non esistono più festività, è tutto un ciclo continuo di fare e produrre. Insomma, che ve ne siate gia accorti o meno, siamo in uno stato di schiavitù, alienante schiavitù, per cui mi pare ovvio che alla fine scoppiamo.

O riprendiamo fiato e scappiamo.

 

Noi e i rifiuti

Non preoccuparti, non succede nulla ..
È solo un altro sacchetto, un altro sorbetto, un bicchiere di plastica, una lattina, un pannolino, una bottiglia, un involucro, una carta …
(E così con voi milioni di altre persone)

 

La situazione di Roma sembra che stia tornando alla normalità. Cioè, nulla di eccellente, ma almeno non la situazione critica di prima. Sappiamo che il Comune è in difficoltà con gli impianti di smaltimento, e su quello non possiamo aiutare, ma non potremmo impegnarci a produrre meno rifiuti? Basterebbe, che so io, schiacciare le bottiglie e piegare i cartoni prima d’inserirli nei cassonetti, e già dimezzeremmo a dir poco lo spazio.

E poi, quanta, quanta incivilta, cui prodest?

Francamente, io per la raccolta differenziata un po’ fatico, se non altro perché la plastica la lavo tutta, butto tutto assolutamente pulito, con particolare cura per le confezioni dei detersivi (e mi arrabbierei davvero tanto se dovissi scoprire che viene tutto unito dagli operatori dell’AMA e buttato nell’indifferenziata!).

Siamo nel regno dell’usa e getta, ma getta dove? Ci sono dei casi in cui considerazioni di tipo igienico lo richiedono, ma in altri casi è solo un violentare il pianeta: sapete che c’è gente che a casa propria usa piatti e bicchieri di carta?

Io personalmente compro anche i detersivi alla spina, cercando di riciclare sempre gli stessi contenitori: insomma, faccio quello che posso, ciononostante i rifiuti che produco sono sempre tanti: come migliorare ancora?

E voi, come vi regolate?

Volere è potere

E voi siete qua, che ogni tanto vi affacciate per vedere se ho scritto qualcosa, magari qualcosa di allegro, che anche il morale vuole la sua parte, oppure qualcosa di molto saggio e molto zen, per sentirci tutti meglio, tutti appagati, tutti importanti, anziché schegge impazzite che dal nulla sono venute e nel nulla finiranno mentre intanto lottano strenuamente per resistere.

Non vorrei deludervi, ve lo giuro, ma ci sono età in cui il famoso orologio biologico fa tic tac, e se la prima volta nella vita è quella in cui devi deciderti a figliare, la seconda è quella dei bilanci, quando quello che non hai ancora fatto è ben difficile che tu lo riesca a fare – anche se mai nulla è impossibile.

In questo momento sto combattendo quelle che per me sono grandi battaglie personali, epilogo di tante lotte precedenti:

1) l’assistenza di  una madre il rapporto con la quale sarebbe un eufemismo chiamare conflittuale, che rimette in discussione il precario e fasullo equilibrio raggiunto.

2) l’università di mia figlia, che mi riporta violentemente ai tempi in cui ero io a fare l’università, con mia madre che mi ostacolava in tutti i modi, fino a buttarmi i libri comprati coi miei soldi e i miei sacrifici.

3) la totale estromissione di Attila dalla mia vita, con una lenta ricerca del filo perso in questi anni di limbo e annaspamento.

Poi, ovviamente, i consigli, quelli che mi fanno venire tanta voglia di isolarmi, di non interagire con nessuno, ed è per questo che quando sono incappata su internet nell’immagine che vedete non ho potuto fare a meno di condividerla, perché quello è ciò che meriterebbero i grandi saggi, quelli della pag. 1 della rivista di psicologia pubblicata su novella 3000, quelli del “perché veramente non lo vuoi”, quelli del “sono tutti alibi”, quelli del “devi, devi, devi!” e “sbagli, sbagli, sbagli!”, che se fossero arrivati almeno alla pag. 2 della rivista di cui sopra saprebbero che colpevolizzare l’interlocutore è quanto di più controproducente al mondo se si vuole aiutarlo, se si vuole fargli trovare una forza che non ha o un filo d’Arianna che ha perduto.

E’ per questo che per ora ho voglia d’isolamento, ogni tanto sono piena d’amore per il prossimo, ma ogni tanto sono allergica (magari sono piena d’amore lo stesso, ma a distanza di sicurezza), e al momento mi trovo decisamente nel secondo periodo.

Chi mi dovesse frequentare in questo momento e azzardarsi a “consigliarmi”, davvero rischierebbe di venir lanciato dalla finestra e sentirsi urlare dall’alto:

“Se vuoi veramente vivere vedrai che ce la fai! Spiega le tue ali e vola, basta crederci!”