Io che sono impopolare

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La gente sta davvero fuori di testa.

Ieri una tizia su fb, piccata perché le avevo ribattuto a tono, mi ha dato una risposta al veleno sibilando, a mo’ di frecciata velenosa, “Ma non vedi che i tuoi post non hanno praticamente like?”, e aggiungeva qualcosa del tipo “Fattela una domanda”.

Io la domanda me la sono fatta: “Ma che magagne spicce ha la gente di stare a contare i like sui post altrui?”. Giù la signora aveva dato segni di… beh, diciamo di incompatibilità con il mio modo di essere e di pensare, tant’è vero che dalle impostazioni le avevo inibito a lungo l’accesso ai miei post, poi mi ha fatto pena e l’ho riattivato, tanto sapete cosa scrivo io su fb? Niente. Condivido post, spesso senza neanche una riga di accompagnamento che esprima la mia opinione.

Ora che ci penso, della signora in questione io personalmente non ho mai letto niente, sarà mica questo che l’ha irritata?

Bando alle ciance, se c’è una cosa di cui mi sono sempre altamente infischiata questa è la popolarità. Non sono un bastian contrario, per carità, ma voi che mi conoscete avrete visto che non sono una che asseconda la massa, non sono una yes woman, non salgo sul carro del vincitore.

Le mie posizioni, antiabortista, anti matrimonio gay, a favore di Israele, delle Forze dell’Ordine, nei confronti degli extracomunitari né buonista né forcaiola (e quindi scontento tutti…), sono quanto di meno adatto all’ottenimento del plauso popolare. Ero la prima della classe, quella che non faceva copiare, oggi mi è difficile resistere alla tentazione di fare la maestrina con la penna rossa, e insomma, di acqua al mulino dell’impopolarità ne porto tanta, e tutta scientemente.

Ora, se mi accusate di qualcosa che fa veramente parte di me, io difendo a spada tratta la mia posizione e non m’importa di essere sola contro tutti, ma se qualcuno non ha capito una mazza ed evidentemente mi misura col SUO proprio metro, permettete che siano esclusivamente fatti suoi? I like su fb? Francamente, mezzo secondo dopo aver condiviso qualcosa me ne sono già dimenticata, e nella vita avrei pure qualcosetta più importante da fare.

Alla mia risposta, chirurgicamente azzeccata, la signora mi ha bannato, e io riflettevo che non solo mandare la gente al diavolo è liberatorio, ma a volte anche esserci mandata, che ti fa ottenere lo stesso effetto ma senza sporcarti le mani!  😆

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Quando sognavo

Oggi volevo iniziare a preparare un post da fa uscire per l’anniversario della scomparsa del nostro Arthur, e sono andata a ricercare tutti i suoi commenti, perché volevo riproporre un suo scritto. Me ne capita uno e non riesco a ricordare il testo del post cui si riferisce, e allora vado a rileggerlo. Questo il post, “Caffè per noi“. Il sogno si riferisce all’ultimo disgraziato che m’ha spezzato il cuore: rileggendolo il sogno e le sensazioni le ho ricordate, anche se oggi mi pare non sia mai esistito un tempo in cui ero ancora capace di sognare…

Se questo è un uomo

E’ un po’ lungo, ma credo che ognuno di noi abbia il dovere di vedere e ascoltare queste testimonianze.

Per favore, non archiviatela considerandola la solita storia che già conoscete, non è così, non in tutti i suoi particolari e risvolti, persino io in ogni filmato, ogni documentario, trovo qualcosa che non sapevo, e che mi fa pensare…

D’ingratitudine e dissennatori

Attila aveva distrutto il suo pc e cominciava ad essere a disagio senza. Possibilità di ricomprarlo pari a zero, che ve lo dico a fare, e allora ho iniziato a spargere voce tra i miei amici, tante volte qualcuno ne avesse uno per lui superato di cui disfarsi, ma che per operazioni semplici, come una ricerca su google e la lettura della posta, potesse ancora andare.

Ne ho trovato uno e la persona che l’aveva disponibile mi ha detto che lei me l’avrebbe dato pure volentieri, ma che non capiva proprio chi me lo facesse fare a sbattermi tanto per Attila, dati i guai che mi ha sempre dato il soggetto in questione, che vabbè che ho il cuore d’oro ma tutto ha un limite, e oltre questo limite divanta autolesionismo.

Rispondo che poi non è così cattivo, è solo un Peter Pan, che alla fin fine a me non costa nulla e blablablà. Nel frattempo lui ha risolto da solo, procurandosi un portatile buono ai suoi tempi ma oramai superato, da rimettere in sesto: ovviamente questa operazione tocca a me, perché lui “non ci capisce niente”, e così passo la serata libera a scaricare browser, libreoffice, windows update, pulire deframmentare, ottimizzare e blablablà.

Mi chiede se riesco a scaricare le foto che ha sul cellulare, collego il cellulare e mentre sono alla ricerca della suite lui armeggia col telefono e mi ritrovo scaricato sul pc appena ripulito tutto l’universo.

Ricomincio a cancellare, è quasi mezzanotte e comincio ad essere stanca, dopo aver cancellato qualche centinaio di robacce inutili (tipo emoticon di whatsapp e suonerie varie) decido che basta, riavvio per consolidare gli aggiornamenti windows per poter finalmente congedarlo e andarmene a dormire.

Riavvio, e mentre si riavvia mi alzo per andare a prendere un bicchiere d’acqua; quando torno lui ristava smanettando con lo smartphone, collegato al pc. Mi arrabbio, gli dico che quando sta installando gli aggiornamenti il pc va lasciato in pace, lui insiste che stava usando il telefono e non il pc mentre io gli faccio presente che, essendo collegato al pc, al momento è un dispositivo dello stesso, come già aveva avuto modo di sperimentare poco prima intasandomi tutto.

Alle mie rimostranze lui reagisce strillando più forte, e comincia a insultare, insultare, insultare… devo dire che l’ingratitudine è sempre stata una delle sue più marcate caratteristiche, ma certo non pensavo che dopo ora passate a rendere agibile il suo pc la serata finisse in quel modo. Ha urlato che io di pc non capisco niente, e siccome mi aveva chiesto di fargli un minicorso sul pacchetto Office, a questo punto gli ho risposto che aveva ragione, non sapevo niente, e che per il pacchetto Office si arrangiasse altrove!

Perché l’omicidio è reato, ditemi, perché?  👿

E m’accompagno da me

***

Chi mi segue da tempo sa che ci sono stati nella mia vita momenti – diciamo piuttosto periodi – duri, e alcuni mi hanno davvero segnato. “Datemi un punto d’appoggio e vi solleverò il mondo”: forse questo punto d’appoggio m’è mancato sempre, per questo certe volte crollo, la mancanza di terra sotto i piedi è uno degli stati d’animo con cui ho più dimestichezza.

Scoramento, mancanza di motivazione e di forze, la sensazione di essere risucchiata in un vortice e l’appello alle ultime forze per evitare questo risucchio.

Un urlo strozzato nel cuore, e spesso ricorro alla musica: in passato, sdraiata in penombra sul divano, solo musica classica mentre ora, con l’avvento della nuova tecnologia di youtube, cerco anche musiche sedicenti armonizzanti, sedicenti energizzanti, sedicenti zen, sedicenti liberatrici dei chakra. Poi, se il meteo m’assiste, cerco di stare al sole, di camminare, di fare.

Il mio ex marito diceva che non si può curare un tumore con un’aspirina, ma io continuo a prendere aspirine (metaforicamente parlando), cerco di non indulgere in pensieri tristi, di alzare la testa – nonostante il suo peso – e andare avanti.

E m’accompagno da me.

My world award

Ringrazio Elena del blog nonsolocampagna, per questa nomination ad un nuovo Award con l’obiettivo di conoscersi meglio.

Le regole sono le seguenti:

  • Ringraziare la persona che ti ha scelto e linkare il suo blog.
  • Rispondere alle 10 domande.
  • Passare il testimone ad altri 10 colleghi e metterli al corrente del premio.

Ecco le dieci domande:

Un ricordo improvviso che riaffiora nella tua mente.

Non voglio ulteriormente ammorbarvi con l’argomento X (per questo mese abbiamo già dato), ma stavolta vi sarebbe convenuto. In questo periodo mi sta ripassando davanti agli occhi tutta la mia vita, ma soprattutto tutti i torti che mi ha fatto mia madre, tutte le male parole che usava rivolgermi. Ora che è anziana, occuparmi di lei con tutte queste cose che tornano su come un reflusso gastroesofageo, credetemi, è duro!

Invece di mia figlia mi vengono in mente tutti ricordi belli (più o meno), come quando per l’esame di terza media aveva fatto un lavoro eccezionale, per cui aveva ricevuto entusiastici apprezzamenti. Alla domanda degli insegnanti che si complimentavano “Ma mamma l’ha visto? Che ha detto?”, mia figlia ha prontamente risposto “Si è arrabbiata tanto e mi ha sgridato”. Credo di aver fatto una figura barbina, peccato che abbia dimenticato di dire che il lavoro l’aveva fatto sul pavimento di marmo della sala, rigorosamente senza metterci un foglio sotto e dandoci giù di Attack!

Un complimento che hai particolarmente apprezzato in vita tua.

Io i complimenti li apprezzo tutti (anche se disprezzo la piaggeria e faccio la tara alla captatio benevolentiae). Forse il più bello me l’ha fatto mia figlia, quando ha detto con sorriso tenerissimo che sono di un’onestà commovente, e un altro che mi faceva il filo che mi definì una donna “senza infingimenti”. Su questo fatto insistono in parecchi, da X che mi definì “spudoratamente vera”, a un’altra amica che mi disse che se al mondo esistesse la telepatia la mia vita non cambierebbe di una virgola. Anche il mio essere così… ehm… diciamo informale, per usare un eufemismo, è stato ogni tanto apprezzato contro ogni previsione: mi stupì fu quando una persona con cui dovevo andare a teatro che si mostrò meravigliata che mi preoccupassi di che indossare: affermò di avere sempre pensato che fossi al di sopra di ogni apparenza (e sì, lo sono, ma tutto ha un limite!).

La cosa più improponibile e divertente che hai fatto da ubriaco.

Mai ubriacata (dite che mi sono persa qualcosa?).

La scala di priorità che ti sei dato e sulla quale basi la tua vita.

La felicità di mia figlia, anche se non sarebbe male che ogni tanto pensassi anche alla mia.

Il tuo senso preferito.

La vista, anche se, a parte il tatto, abuso anche di tutti gli altri.

Una parola preferita.

Non saprei ma, come Elena, quella che mi sono accorta di usare spessissimo è “comunque” o anche l’inglese anyway, piazzato lì in mezzo a una frase italiana.

Un sogno nel cassetto.

La laurea di mia figlia, e tanto tanto tempo da dedicare a ciò che amo.

La cosa che più vi annoia di una persona.

L’ignoranza, soprattutto se unita alla supponenza. La cosa che invece più mi irrita è la falsità, su quella non riesco a transigere.

Un’espressione dialettale divertente.

“So’ piena de lasceme sta’ ” (oggi gira al largo che non è aria).

In questo periodo ti sei resa conto di aver perso…

Tempo. Occasioni di crescere.

Come al solito, dopo tanti e tanti anni di blog, non passo il testimone, ma lancio il guanto di sfida per chiunque lo voglia raccogliere.