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Anima in gabbia

Ci sono volte, mi rendo conto, in cui vorresti affacciarti alla finestra e chiedere aiuto. Non chiedere, urlare, e non perché la casa stia andando a fuoco, tutt’altro, è perché tu stai morendo, l’anima assiderata, e quell’anima avresti bisogno di buttarla giù, e che fosse presa in braccio al volo, avvolta in una coperta calda, messa a riposare, nutrita senza che se ne debba occupare, senza che nessuno la turbi, almeno per un po’.

Quell’anima che è tutta un livido, il cui aspetto è irriconoscibile tra i rivoli di sangue mischiati alle lacrime e ogni altro umore. Quell’anima stanca, che non ha neanche più forma, un po’ contratta e un po’ sfranta e tu che continui affacciata alla finestra, o chiusa nella tua stanza, a gridare aiuto, salvatela.

Oggi leggevo questo:

Quanti inviti respinti, che invece avremmo dovuto accettare. Quante parole non dette, che invece avremmo dovuto dire, o ascoltare. Quanti sguardi non ricambiati, che invece avremmo dovuto ricambiare. Quante volte la vita ci è passata accanto, e non ce ne siamo nemmeno accorti? Tante volte. E troppe sono le volte in cui ci siamo ritrovati di fronte al tassello mancante di noi stessi, quel destino che cercava di incrociarsi col nostro, ma che abbiamo respinto, che non abbiamo ascoltato, che non abbiamo ricambiato. Perché i tempi non erano giusti, o non abbiamo colto le dimostrazioni, perché troppo racchiusi nelle nostre convinzioni. Troppe convinzioni. Penso a tutte le vecchie fiamme di ognuno di noi, quelle che in passato ci hanno bruciato il cuore, costringendoci poi a spegnere il tutto con un estintore d’emergenza. Lasciandoci solo cenere, volata in un soffio del tempo che è scorso via. Siamo convinti di conoscere i nostri cari, le persone che amiamo, dalla testa ai piedi, dalle cicatrici che portano fuori. Ma non conosciamo le cicatrici che portano dentro. E le bugie dette. Le sofferenze scaturite dai dubbi, dai colpi di scena. Amare sorprese. Quanta fiducia si perde ogni giorno in un mondo troppo piccolo per un grande amore. Quanti segreti non rivelati. Quante vite vissute in una sola vita. E tanti bicchieri rotti, caduti per terra. Accidentalmente. Non siamo forse tutti delle fate ignoranti? Il destino rivendica la nostra ignoranza, e ci spiattella in faccia tutta la verità che ignoravamo. Ed è inutile porsi delle domande, perché non sapremo mai dire per certo cosa è andato storto. Cosa mancava. E in cosa sbagliavamo. Non sapremo mai davvero quanta priorità abbiamo avuto nella vita di una persona, né quanta importanza avranno i ricordi che le abbiamo lasciato. Possiamo solo sapere ciò che è stata per noi. E non sarà mai ricambiato esattamente, nel bene e nel male. Cerchiamo, troviamo, ripartiamo da zero. Ci ritroviamo a dire “non ho ancora trovato quel che sto cercando”. Magari dopo averlo già trovato, una, due, tre volte. Ma non smettiamo mai di farlo. E, alla fine del nostro percorso, quando ci cadrà un bicchiere da mano, non si romperà. E potremo chiamare la nostra pazienza “amore”.
(F.Ozpetek)

e giusto ieri quest’altro:

Appare oggi evidente che ogni volta in cui la speranza sembra finita, un segno, un’indicazione fortuita, un articolo di stampa, suggeriscono dove andare e cosa cercare per un aiuto. (Marco De Alexandris – Diventare felici non è difficile)

Raccogliete la mia anima affranta, il mio cuore strozzato, la mia voglia di felicità e datemi aria, cambiate i miei rimpianti in vita, fatemi affacciare sui sogni anziché sui doveri, e non ditemi più che devo aiutarmi da me che, se avessi potuto, l’avrei bell’e fatto.

Aprite la mia gabbia.

Immagine e ispirazione musicale prese da qui.

Beata ingenuità…

Voltaire tu possa esprimere la tua opinione

Racconto vero, giuro.

“Quando c’è stato il terremoto credevo di stare male perché vedevo girare tutto, poi quando ho capito che era il terremoto volevo scappare via ma mi hanno detto: “Ma che sei matta? Se ti sposti si sposta tutto e la terra non riesce più a rimettersi a posto!”. Allora io sono rimasta lì ferma, e infatti tutto è passato”.

Gente con diritto al voto.

Quando il prezzo è la vita degli altri

Da fb, ignoro l’autore:

“Giusto per capire chi ci governa.

Il Governo italiano HA RIFIUTATO (per non offendere i suoi padroni islamici) L’AIUTO DELLO STATO D’ISRAELE. (Ma ISRAID, in ogni caso, è arrivata lo stesso a prestare soccorso… ma senza mezzi pesanti).
Alle 6 del mattino del 24 agosto c’erano già due C130 pronti a partire dall’aereoporto Ben Gurion!!! L’Italia ha RIFIUTATO L’AIUTO d’Israele, dicendo che si arrangeranno.
Israele, per ovvie ragioni, ha fra i migliori esperti mondiali in search & rescue. Rifiutati.
Israele aveva offerto, l’altro ieri, di fare arrivare entro il primo pomeriggio italiano due C130 con equipe di soccorso specializzate completamente autosufficienti, ospedali da campo, cucine, macchinario pesante, infrarosso a penetrazione portatile per la ricerca sotto le macerie, cani specializzati in terremoti usati dalle forze di soccorso israeliane ad Haiti, India, Turchia, il tutto completamente autosufficiente.
Questo aiuto è stato RIFIUTATO dall’Italia…per non irritare i cammellai petrolieri, Bergoglio, la Mogherini e i suoi amici e kompagni in Europa boicottatori d’Israele: non potevano certo permettersi di mostrare immagini di soccorritori che salvano vite mentre indossano vesti con una stella di Davide e distruggere la volgata secondo cui Israele “massacra bambini innocenti”…
****** “Alle 6 del mattino (24 agosto) gli Hercules erano carichi, con i motori accesi e pronti a partire al Ben Gurion. Potevano essere ad Ancona o a Rieti prima di mezzogiorno. Alle tre del pomeriggio i soccorritori israeliani potevano essere dove occorreva con tutta l’attrezzatura ultramoderna. Prima di sera, in tempo per il TG1 scoppiava la rivoluzione quando la gente cominciava a fare raffronti con i pompieri e i carabinieri che scavavano a mani nude”. ******

Ho appena letto e per giustizia aggiungo che è stato rifiutato l’aiuto anche di altri paesi, per motivi meramente logistici. Chiunque sappia qualcosa e voglia intervenire qui per ragguagliarci è il benvenuto.

Solo uno che manca…

Persone che non ci sono più

Mi ha scritto un ex blogamico, tra un’e-mail aggressiva e insolente e un commento altrove sempre altrettanto aggressivo e altrettanto insolente, che tanto si era rotto l’anima di me e del mio blog, soprattutto relativamente alla ricorrenza dell’argomento Xavier.

Comunque la mia risposta ufficiale a lui è che chi si annoia di leggermi può pure non farlo, non è un obbligo di legge e a questo punto mi pare pure autolesionistico continuare a venire qua, come se il mio stile o i miei sentimenti potessero cambiare: beato lui e tutti quelli che riescono ad archiviare, io non ce la faccio.

Io  penso che a volte chi se ne va neanche si renda conto di quanto sia importante per l’altro e della consistenza e solidità dell’altrui affetto, altrimenti non lo farebbe, sia per non infliggere una ferita così dolorosa a chi ha la sola colpa di volerci bene, sia perché le persone che tengono a noi credo siano un bene prezioso e raro, e vadano tenute care.

Mi ricordo quando ci paragonavamo a due gemellini di latte, e lui mi raccontò una storia, che volevo ricercare tra le mille e-mail ma, che ve lo dico a fare, non ce l’ho fatta.

Cerco di razionalizzare pensando che esistono problemi più gravi, ma sono proprio i problemi più gravi che mi fanno per prima cosa sentire il bisogno di un appoggio, quale lui è sempre stato, e in seconda istanza considerare, di fronte ai problemi veri che, come giustamente ha scritto Emaki,  ci ricordano la vanità della nostra vita, quanto sia stupido rovinarsi la vita così, per scemenze, in un momento come quello in cui si poteva stare tutti bene, e ognuno godere della felicità dell’altro.

Basta così,  in questo momento sono talmente sconvolta per le vittime del terremoto – anzi, per le vittime dell’incapacità, incuria e avidità umana, perché di fronte alla causa naturale, alla causa di forza maggiore, forse avrei avuto maggiore capacità di accettazione -, che non posso pensare che una parte della ferita che sanguina sia per quel coltello, sempre lui, infilato lì alla cieca oramai da quasi due anni…

 

Terremoto

Terremoto Umbria 24 Agosto 2016

Stanotte ci siamo svegliate con una scossa di terremoto, alle 3.36 circa.

La prima cosa che ho pensato è che, grazie al cielo, mia figlia era lì: qualunque cosa eravamo insieme.

Poi ho pensato alla lite in ufficio ieri, sempre con persone più giovani, a riprova che quando si matura le priorità cambiano, e si dà meno importanza alle cose che non ce l’hanno: la vita è un attimo, e non vale la pena di sprecarla o di avvelenarsi il sangue per scemenze.

Stanotte un terremoto a ricordarcelo, anche a chi non aveva bisogno di questi promemoria.

A proposito, c’è bisogno di sangue, lo hanno chiesto a Rieti, ma ci siamo informati e si può donare qui, loro hanno i mezzi per trasportarlo.

Il numero dell’Avis di Rieti, o dell’Ospedale de Lellis, non ho capito bene, dovrebbe essere questo: 0746 200655.

Sono attivi i numeri della Protezione Civile: 840840 e  803555.

Notizie sul terremoto possono trovarsi qui: http://www.today.it/cronaca/terremoto-italia-oggi-lazio-abruzzo-marche-24-agosto-2016.html?ododfff

L’inverno sta arrivando…

… ok, va bene, lo so che manca ancora un pezzetto all’arrivo del freddo, ma volevo parafrasare uno dei motti del Trono di Spade per dire che, insomma, non starà arrivando l’inverno ma l’estate sta decisamente finendo.

Stamattina l’aria era fresca e direi anche gradevole, ma l’autobus nuovamente pieno no, non era per niente gradevole. Da ieri ho abbandonato la macchina, dando per scontato che tanto il parcheggio non l’avrei più trovato e quindi sì, il mio stato d’animo è decisamente questo, l’inverno sta arrivando (e che i Lannister paghino sempre i debiti poco ci cale  ;)  ).