“Israele. L’ultimo stato Europeo” di Giulio Meotti (presentazione del libro)

Mi farebbe davvero piacere se ascoltaste tutto fino in fondo. Grazie  ❤

https://www.radioradicale.it/scheda/541795/presentazione-del-libro-israele-lultimo-stato-europeo-di-giulio-meotti-rubbettino

 

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Casa mia casa mia atto III: scorci di vita quotidiana

Trovo in frigo della verdura (una peperonata) di cui non ricordo nulla, e chiedo: “Ma da quanto sta qui questa verdura? Dubito sia ancora commestibile” e Sissi prontamente: “Quando ho pulito il frigo non c’era, quindi non dovrebbe essere disastrosamente antica”.

“Ma il frigorifero l’hai pulito una settimana fa se non due!”

“E infatti ho detto che non è disastrosamente antica, mica che non è piacevolmente vintage!”

Signori, in caso di morte prematura per avvelenamento da cibo, sappiate che vi ho voluto bene.

Non fiori ma opere di bene.

e per fatti si intendono azioni, non tossici!

Ma io ci voglio andare in pensione?

Ci hanno promesso la revisione della Fornero, o il superamento, o come lo volete chiamare: insomma, ci stanno facendo intravedere la possibilità di andare in pensione prima della dipartita, e chi come me è vicino all’eta in cui, prima di quella maledetta riforma, si poteva iniziare a considerare l’idea della pensione, un po’ comincia a crederci e a sognare.

E’ in questo momento però che ho capito che non è poi che in pensione io ci voglia proprio andare…

A me il mio lavoro piace, e al momento non è questo il problema. Leggevo del tizio che ha vinto alla lotteria e scaricato un camion di letame davanti alla casa del capo: io, se vincessi la lotteria, comprerei una trifamiliare, quadrifamiliare, e gliela regalerei la casa ai miei capi per averli vicino e non perderli di vista.

Il problema non è il lavoro: il problema è che al netto del lavoro non rimane tempo per niente. Il problema è che, al di fuori del lavoro, tutta la mia vita è in totale stato di abbandono. Il problema è che se si apre una possibilità di andare in pensione tocca prenderla al volo prima che ci ripensino. Il problema è che, tra l’andare in pensione subito e passare al part-time, potrebbe essere più conveniente andare in pensione subito, perché con la logica delle leggi che sfornano rischi che più lavori meno vai a prendere.

Insomma, se passa il superamento della Fornero, essere (in pensione) o non essere, questo è il dilemma!

 

Ma che bel complimento!

Oggi ho ricevuto la notifica della risposta di Aida a un mio commento in cui lei scrive:

Il tuo blog è facile da individuare sui motori di ricerca, tratti tematiche generali che spaziano dalla società a Roma, dalle amicizie per giungere a temi forti come l’aborto. Il tuo modo di scrivere è semplice e senza fronzoli, la lettura è spedita senza avere un vocabolario dietro. Più che fonte d’ispirazione davvero sei un pozzo e mi dispiace non tanto per il lucro che ci fanno gli altri, quanto per la mancanza di riconoscimento nei tuoi confronti.

Ma che bel complimento, quanto mi ha fatto piacere!  😳

Israele: purtroppo, devo tornarci su

 

Golda Meir, donna e laburista, nel novembre 1972: “Io credo che la guerra nel medio oriente durerà ancora molti, molti anni. E le dico perché. Per l’indifferenza con cui i capi arabi mandano a morire la propria gente, per il poco conto in cui tengono la vita umana, per l’incapacità dei popoli arabi a ribellarsi e a dire basta”. Ancora Golda Meir: “Alla pace con gli arabi si potrebbe arrivare solo attraverso una loro evoluzione che includesse la democrazia. Ma ovunque giri gli occhi e li guardi, non vedo ombra di democrazia. Solo regimi dittatoriali. E un dittatore non deve rendere conto al suo popolo di una pace che non fa. Neppure dei morti”. Sempre Golda Meir: “Noi vi potremmo un giorno perdonare per aver ucciso i nostri figli, ma non vi perdoneremo mai per averci costretto ad uccidere i vostri. Una possibilità di pace esisterà quando gli arabi dimostreranno di amare i propri figli più di quanto odino noi”.

Rabin o Peres, Ben Gurion o Sharon, Barak o Netanyahu, Eshkol o Begin, socialisti o conservatori, sottoscrissero tutti queste frasi, o le avrebbero sottoscritte. Con le azioni conseguenti, Gaza compresa con i suoi orrori, credo, e il passato lo conferma. Bon. Ma ancora Israele non compare sui libri di testo delle scuole elementari di Ramallah, pagati dall’Onu e dall’Europa. L’odio di là resiste. (da fb, ne ignoro l’autore)

I fatti del 14 maggio hanno scatenato una serie di reazioni e commenti, sui social e fuori. Qui ho visto diminuire il numero dei follower, certo non posso conoscerne la ragione ufficiale, ma noto la coincidenza dei tempi.

Parlo spesso con persone del fronte opposto e ammetto che, con l’informazione che arriva qui, quasi esclusivamente da una parte sola, è facile far parlare la pancia. La mattanza d’innocenti non piace a nessuno, ma passa in secondo piano il fatto che questi “innocenti” stessero tentando di andare a “mattare” altri innocenti, come già accaduto in passato, nelle proprie case e spesso durante il sonno (ricordo il recente sgozzamento di una sedicenne israeliana mentre dormiva nel proprio letto nella propria casa, senza parlare della tragica fine della famiglia Fogel, tanto per fare due esempi).

Leggo di gente che si definisce pacifica (sic!) che inneggia all’olocausto, parlando addirittura di “classe e bellezza” dei nazisti:

I miei amici non particolarmente schierati con Israele, del quale anzi giudicano la politica, non si rendono conto di queste posizioni che affrontiamo quotidianamente.

Tornando ai fatti del 14 maggio, qualcuno ha precisato che la sede della nuova ambasciata è a Gerusalemme Ovest, cioè in quella parte di Gerusalemme universalmente riconosciuta e accettata come israeliana. Io da parte mia vorrei sottolineare solo che per Israele era un giorno di festa, quanto di più lontano da una qualsiasi intenzione di “mattanza”: si celebravano i 70 dalla fondazione di Israele, da pochi giorni era partito da Gerusalemme il Giro d’Italia, come tributo a un altro difensore della vita, il ciclista italiano Gino Bartali, cui è stata conferita la cittadinanza onoraria israeliana come ringraziamento per le numerose vite di nostri correligionari che ha contribuito a salvare a rischio della sua stessa vita. Non ultimo Israele ha vinto la competizione canora dell’Eurofestival, con una canzone che, per carità, neanche mi fa impazzire, ma che per Israele è stato un altro motivo di innocentissima gioia.

Ecco, il 14 maggio in Israele si stava festeggiando la vita, l’operosità, quello che si è costruito e che si sta continuando a costruire. Sull’altro fronte, “i giorni della rabbia”, le manifestazioni cosiddette “pacifiche”, di povera gente disperata mandata con molotov, coltelli e tutto quello che si potevano procurare, a sfondare i confini di questo stato in festa. Gente talmente disperata, o con un codice morale talmente diverso dal nostro, da cimentarsi in quest’impresa con i bambini in braccio.

Israele doveva difendere i propri confini e fermarla oppure permettere che altre famiglie israeliane facessero la fine della famiglia Fogel e di tante altre come loro?

Riporto ancora delle parole della saggissima Golda Meir: “Sta bene che ci vogliono trucidare, ma non si aspettino la nostra collaborazione”.

Ora, vediamo se i follower diminuiranno ancora….

Ne approfitto per riproporre questo servizio Rai già postato in un commento, con un servizio tutto sommato obiettivo e improntato al buon senso, anche se cita la bambina di otto mesi che sembrava morta per i lacrimogeni, mentre si è poi saputo che era già morta per una malattia terminale opportunamente strumentalizzata.

https://www.raiplay.it/video/2018/05/Le-vittime-sacrificali-Del-17052018-c0f88c30-0b91-4b0f-947a-a55825591c91.html

Casa mia, casa mia, atto II

Immagine presa dalla rete, non è casa mia!!!!!!!!

***

Ricordate l’articolo “Casa mia, casa mia” e relativo update?

Le cose non sono migliorate, diciamo che uno a un certo punto cessa di combattere e segue l’onda: in fondo, basta organizzarsi!

La mattina, appena ci si alza, basta controllare in quale letto si sta e se si sta da soli o meno, per non scendere dalla parte sbagliata e soprattutto non schiacciare nessuno (non gridate allo scandalo, non è come pensate!).

Ammettiamo che io mi trovi nel mio letto e da  sola: posso alzarmi, e quindi dedicarmi direttamente alla ricerca delle ciabatte, una delle quali è quasi sicuramente accanto al letto e va solo svuotata di tutti gli oggetti caduti nottetempo dal comodino. Dopodiché, calzata la prima ciabatta, si può saltellare su un piede alla ricerca della seconda, che con un po’ di fortuna si troverà nella stessa stanza.

Al bagno bisogna liberare, per poterne usufruire nell’ordine, tazza, bidet e lavandino, il cui contenuto viene riversato perlopiù in una bacinella nella vasca.

Il sapone per le mani grazie al cielo non va cercato, visto che ne abbiamo a disposizione sul lavandino almeno tre liquidi e tre solidi.

Poi si passa a preparare il caffè, che rigorosamente, bisogna cercare (se dopo qualche minuto di ricerca non spunta fuori, si provvede ad aprire una confezione nuova, e se la confezione nuova non c’è si passa al decaffeinato, che si trova regolarmente al suo posto perché mia figlia non il decaffeinato non lo considera proprio, e quindi sopravvive).

Mentre si prepara il caffè si provvede a lavare i piatti, di cui durante la notte si è riformata una pila. Il caffè si prende in piedi, non essendoci una sedia libera a disposizione.

Finalmente ci si veste, rigorosamente in piedi perché oramai il letto è stato occupato, ammesso che prima fosse libero. Inutile sperare di potersi truccare, anche la postazione davanti al lavandino è permanentemente occupata.

Naturalmente gli abiti vanno presi dall’armadio, perché qualsiasi abito preparato la sera prima sarà scomparso dalla circolazione e verrà rinvenuto solo la domenica successiva in fase di grandi pulizie. Ovviamente, data la situazione, gli abiti non possono essere scelti con cura, e da questo deriva la mia fama non proprio lusinghiera in fatto di gusti e abbinamenti.

Una volta uscita da casa, carica di rifiuti da gettare e abbinamento di colori a parte, inizia la mia fase normale, nonostante il disagio degli spostamenti  con gli autobus più o meno fiammanti e le troppe ore fuori casa.

Poi c’è il ritorno, con cena rigorosamente lungo la via perché ormai abbiamo imparato la lezione, e il rientro con la preghiera disperata per l’uso del bagno, la preghiera disperata per l’utilizzo del letto ed altri particolari che non vi cito per amor proprio.

Prima di andare a dormire, le ciabatte vengono messe ordinatamente ai piedi del letto, l’una accanto all’altra, ma solo per abitudine: domani è un altro giorno, e inizierà con una nuova caccia al tesoro.  😆

 

*** libero riadattamento di una giornata tipo 😆   ***

 

Gerusalemme e l’ambasciata USA

Il 14 maggio è stata una data importante per Israele: l’anniversario della sua costituzione, 70 anni da quando, finalmente riconosciuta al suo popolo una terra e un’identità nazionale, è stata formalizzata la nascita di quella nazione dei miracoli, che non solo avrebbe trasformato il deserto in un giardino rigoglioso (quello è stato solo l’inizio!), ma che continua a produrre scoperte scientifiche, sofisticate tecnologie, è la culla delle startup, etc. etc. etc.

Israele, la nazione che crea e che nulla vorrebbe distruggere ma che è costretta, suo malgrado, a essere sempre in guerra, a distrarre risorse da ben più pacifici impieghi, cui tutti si vorrebbero dedicare, per difendere i propri confini, la propria esistenza e la vita dei propri cittadini, che continuano a versare un tributo sempre troppo alto.

Il 14 maggio sarebbe dovuta essere una giornata solo di gioia, la festa di inaugurazione dell’ambasciata americana trasferita a Gerusalemme, spostamento stabilito da sempre – particolare che sembra sfuggire ai più – e promesso da tutti i presidenti prima di Trump, che ora ha visto la sua realizzazione.

Atto di coraggio e coerenza o benzina sul fuoco?

La verità, è vero, ha mille facce, ma io opto per la prima ipotesi, e mi sono goduta quella bellissima festa, piena di gente bella, coraggiosa, solare, di una nazione che in questi giorni ha avuto molto da festeggiare, dall’individuazione degli arsenali iraniani alla più frivola vincita dell’Eurofestival, passando per il Giro d’Italia partito da Gerusalemme in onore di Gino Bartali, il famoso ciclista italiano che tanto ha fatto per il popolo ebraico.

Ma mentre Israele festeggiava, l’esercito doveva difendere i suoi confini, attaccati da manifestazioni “pacifiche” (a base di molotov), di un’orda di circa 40.000 palestinesi che cercava di sfondarli per invadere e attaccare il territorio.

Pare che il giorno prima degli scontri di Gaza Hamas abbia distribuito la mappa satellitare dei villaggi Israeliani prossimi al confine con relativi sentieri come arrivarci. Tra i palestinesi,  preavvertiti che non sarebbe stata tollerato lo sconfinamento (come se ce ne fosse stato bisogno), molti minorenni.

Tante sono state le vittime degli scontri, vittime per le quali piango, non importa che siano della parte avversaria. Piango per questa povera gente, imbibita d’odio e indottrinata che non riesce a vivere come potrebbe, gente votata al suicidio e usata dai propri governanti come carne da cannone. Piango perché non posso concepire che esistano figli di cui i genitori aspirano al martirio, piango perché penso che una strada diversa esista, e la pace sia possibile. Piango perché mi rendo conto della disperazione di un popolo probabilmente solo fuorviato da interessi internazionali, piango perché penso che il desiderio internazionale di dare assistenza a questo popolo abbia prodotto l’effetto contrario, e che i fiumi di denaro che arrivano siano utilizzati per perpetuare la guerra anziché per migliorare veramente le condizioni di vita di una popolazione che ha indubbiamente bisogno di un riscatto da una situazione umanamente inaccettabile.

Non so se sia vera la notizia che circola della bambina di 8 mesi portata dai genitori stessi sui luoghi degli scontri, che una parte sostiene essere morta per gli effetti dei lacrimogeni – che per convenzione devono essere atossici e non c’è motivo di pensare che non lo fossero – e l’altra essere una neonata malata terminale portata lì apposta perché ne potesse essere strumentalizzata la morte dovuta ad altro.

Vorrei che quelle persone si alzassero una mattina con una coscienza diversa e iniziassero a lottare per la vita, e non per la morte.

Probabilmente questo mio post avrà pochi commenti, forse qualche provocazione o qualche slogan, e mi sono chiesta se fosse opportuno pubblicarlo o meno, ma le sensazioni contrastanti suscitate da una giornata così particolare credo meritino una riflessione.

Spero che chi commenterà si renda conto della complessità della situazione (cavalie’, me raccomando!) e che tutti vogliano pregare per la pace, una pace che sono certa sia possibile ma solo con un cambio di prospettiva, perché alla fine la situazione oggettiva è solo ed esclusivamente un pretesto: come ha avuto modo di dire Jared Kushner, genero e portavoce di Trump, la violenza è il problema, non la soluzione.

(Leggi pure: https://www.facebook.com/giulio.meotti/posts/10215619914840792  e ascolta https://www.facebook.com/angelicaedna.beresheetlashalom/videos/1863019440422747/)

Update: intanto anche il Guatemala ha disposto il trasferimento della propria ambasciata a Gerusalemme.

Gerusalemme ambasciata Guatemala