Il vecchio e il bambino, sempre più vera

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Io: “Deve essere successo qualcosa, tipo hanno deciso di tassare pure quello e hanno iniziato a multare le auto che esponevano il cartello vendesi, questi oramai sono capaci di tutto. Un tempo, ma fino a non molto tempo fa intendo, si vedevano un sacco di automobili con il cartello VENDESI, se cercavi un’auto usata bastava che ti facessi un giretto del quartiere e la trovavi”.

“Mamma, tu ogni tanto racconti cose strane, di un mondo che non riesco a immaginare”.

E’ allroa che mi è venuta in mente la canzone “Il vecchio e il bambino”, perché oramai mi capita spesso con mia figlia di parlare di cose che non conosce, tipo che con la macchina potevi andare ovunque a qualunque orario, non c’era la ztl, e la macchina potevi parcheggiarla dove volevi gratuitamente, non esisteva che uno dovesse pagare per lasciare la macchina in strada!

Certo, il progresso è anche in positivo, ora ci portiamo il telefono in tasca, ma mi rendo conto che mia figlia non riesce neanche ad immaginare un mondo senza cellulare, in cui fuori casa non eri raggiungibile, in cui se dovevi telefonare se eri in strada dovevi trovare una cabina telefonica e procurarti uno o più gettoni, e se eri in casa d’altri dovevi chiedere per cortesia di poter fare una telefonata, ed era comunque da evitare perché le telefonate costavano, mica come adesso che abbiamo, in linea di massima, una tariffa fissa tutto incluso. Ancora, non riesce a immaginare un mondo senza navigatore, in cui per girare in posti che non conoscevi dovevi consultare una cartina, o aprire il finestrino e chiedere ai passanti indicazioni.

Un’altra cosa che mia figlia non riesce a immaginare (ora, dopo essere stata al mare in Grecia, ci riesce un po’ di più), è un mare cristallino e trasparente dove potersi bagnare spensieratamente, e non l’attuale melma dal colore improbabile in cui galleggia di tutto e in cui se ti bagni rischi di prenderti la lebbra, il tifo, il colera e la peste bubbonica.

Inoltre non ha idea di cosa sia una cabina, e non intendo i bugigattoli di adesso, ma quelle ampie, con fuori la pedana, una specie di patio praticamente, in cui si metteva il tavolo (custodito insieme alle sedie dentro la cabina) per poter mangiare quello ci si era portato da casa (e parlo di lasagne servite nei piatti, non di panini!). Praticamente la cabina era la casa al mare!

Mia figlia non conosce praticamente i piccoli negozi, forni, pescherie, macellerie, qui sono quasi inesistenti, esistono i supermercati e i centri commerciali, punto.

Una cosa che mi dispiace immensamente è che mia figlia non abbia conosciuto il cortile, dove ai miei tempi tutti i bambini del palazzo scendevano a giocare e, a parte il fatto che all’epoca si avevano fratelli e sorelle, nessuno era solo, aprivi la porta di casa ed eri a giocare con gli amici; alla mamma bastava affacciarsi per guardarti e magari darti una voce per avvisarti che la merenda era pronta e dovevi risalire: ah, la libertà!

Baby sitter??? Ma voi della mia epoca ricordate badanti e baby sitter? Gli anziani venivano accuditi dai familiari, e per i bambini c’era sempre disponibile qualcuno, bastava una vicina di casa, ma io ricordo mia madre che al mercato ci lasciava addirittura al banco di una contadina, così si sbrigava di più a fare la spesa, e noi stavamo lì buone buone, circondate da uova di gallina, che mi ricordo un po’ mi sembrava strano e un po’ mi divertiva.

Oggi ognuno vive nella sua piccola celletta e si deve bastare, soprattutto nelle grandi città di reti di solidarietà ne vedo poche, ognuno si arrangia da solo, quello che riesce a fare facendo i salti mortali lo fa, per il resto paga qualcuno – e il qualcuno, badate bene, se non lo metti in regola sei fuorilegge!

A questo proposito, quando uscì il vaccino per il Covid tanti a gridare alla dittatura sanitaria, ma perché nessuno grida alla dittatura fiscale? Oramai poi, con l’automazione, ci controllano anche… va beh, avete capito cosa: è un modo di dire un po’ pesante, ma rende l’idea di un’intimità profanata, a momenti ci controllano pure le viscere e a me questo pesa tanto ed ecco, questo è quello che veramente mi manca di quei tempi, la libertà.

E’ inutile dirsi “io non ho niente da nascondere”, non si tratta di avere segreti, ma di avere diritto alla propria privacy, perché oramai con il pagamento elettronico sanno pure quanti assorbenti usi, e una signora scettica mi diceva “Ma che vuole che gl’importi?”. Io non dico che importi a qualcuno, dico solo che intanto è tutto registrato, tutto, e a volte penso, con un sorriso amaro, che se venisse una qualche dittatura, andremmo tutti al confino, perché chi non ha mai detto qualcosa che sarebbe contrario a un qualsivoglia regime? Tutto scolpito nella pietra, conservato nei server di tutto il mondo.

Carpe diem e altre considerazioni

arthur...

Ciao Arthur.

Stavolta non ti scrivo nel giorno dell’anniversario della tua scomparsa, ti scrivo prima, in un giorno qualsiasi, perché voglio commemorare la vita e non la morte.

Mia figlia, lo sai, si è laureata in medicina, ha prestato servizio per vari mesi in una struttura per lungodegenti, e ora è in un ospedale per la specializzazione. Il contatto con il male, con la precarietà della nostra vita e soprattutto della nostra salute, le ha cambiato completamente il modo di approcciarsi alla sua quotidianità.

Alle nuove generazione insegnano che tutto è reversibile, che se ti sposi puoi divorziare, se resti incinta puoi abortire, anche nei contratti c’è sempre una qualche clausola di reversibilità. Le nostre menti – le loro menti – sono plasmate dai videogiochi, dove se perdi vite puoi recuperarle, magari guardando una pubblicità.

Ma la vita non è questa, non è un videogioco, non è un film, con…

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La differenza

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Gli anni incalzano, sto sentendo una compilation di De André e i pensieri che mi passano per la mente sono tanti.

Primo fra tutti, visto che sto ascoltando delle canzoni di denuncia sociale, è che io non ho portato avanti battaglie sociali, non ho avuto un impegno politico, mi sento che sto passando su questa terra senza fare una benché piccola differenza.

Forse un piccolo sasso nello stagno l’ho buttato, io ho dovuto lottare per frequentare la scuola che volevo, per sposare l’uomo che volevo, per divorziare dall’uomo che non volevo. Al lavoro sono stata una persona sicuramente capace e che ha dato tutta se stessa, ma senza adeguarsi mai alla corrente, senza salire sul carro del vincitore e soprattutto, e di questo me ne vanto, senza mai voltare le spalle a chi era caduto in disgrazia.

Una persona che era stata importante e poi a un certo punto non lo era stata più, mi è stato riferito che ebbe a dire che senza di me non ce l’avrebbe fatta. Non so che cosa intendesse, ma è stata una frase che mi ha toccato il cuore e per un momento mi ha fatto sentire che la mia vita aveva un senso.

Ho messo al mondo un figlio quando in troppi intorno m’incitavano a non farlo, ho lasciato che si iscrivesse a medicina anche quando con le mie sole forze temevo di non farcela, e ce l’ho fatta, ce l’abbiamo fatta.

Eppure non mi pare di aver fatto molto, in fondo ho curato il mio piccolo orto, e forse qualche volta ho portato un po’ d’acqua a quelli accanto, ma non più di tanto. E pure nel mio di orto, non ho coltivato tutto quello che avrei potuto, e mi sembra che alla fine la mia vita abbia prodotto quattro patate e qualche zucchina, ignara di tutta la bellezza delle tante piante di tutto il mondo.

Forse sono severa con me stessa, ma ho questa sensazione costante di essere la montagna che ha partorito il topolino, tanta potenzialità e poca attuazione.

Anche tutto il volontariato che ho fatto non mi toglie questo disagio di avere tutto sommato fatto poco, di avere lasciato che la mia vita fosse fatta di tanti giorni tutti uguali, di non avere dato spazio a sfide e occasioni.

Ma è normale?

 

Perdere il blog

Io lo dico sempre ai miei utenti di non memorizzare le psw. Dico loro che è come mettere la serratura a una porta e poi lasciarci inserita la chiave, ma non solo.

Se uno smette di digitare la psw se la dimentica. E’ matematico. E’ fisiologico.

Ma della serie “fate quel che il prete dice ma non quel che il prete fa” io, anche se non ho memorizzato la psw, negli ultimi tempi non ho mai chiuso la sessione di lavoro, per cui per mesi me la sono ritrovata sempre aperta.

Sul pc del lavoro per principio non apro niente di mio, visto mai che si ferma e lo devo portare in manutenzione, che gli lascio tutti i fatti miei in bella vista, posta privata, blog, social? Non sia mai! Sul pc di lavoro la roba di lavoro, sul pc personale la roba personale, sic et simpliciter, sia per sicurezza sia per correttezza.

Oggi mi sono detta però che anche il pc personale potrebbe rompersi e dover essere portato in manutenzione, e quindi il problema sarebbe stato lo stesso (si fa per dire, un conto è che i fatti tuoi, che sono peraltro nulla di che, li veda un estraneo, soprattutto uno che per mestiere dalla mattina alla sera ne vede di tutti i colori, un conto è che li veda uno della tua azienda).

Insomma, morale della favola, decido di disconnettermi da tutto e comincio proprio dal blog. E’ stato un momento: cliccare su “esci dall’account” e rendermi conto che non ricordavo più la psw è stato tutt’uno. Tento di rientrare, ma niente, non ricordo niente. Spero di averla scritta da qualche parte, ma dove? Considerate che io in genere non scrivo nulla da nessuna parte, se lo scrivo non ricordo dove, e se ricordo dove comunque la psw o il pin sono talmente criptati che non ricordo praticamente mai, e dico mai, la chiave di decriptazione.

Non avete idea che impressione terribile sia stata l’aver temuto di aver perso il blog. Sì, ovviamente ero cosciente che si potesse reimpostare la psw in qualche modo, ma l’impressione immediata è stata di non avere più la chiave d’ingresso e di esserne interdetta.

Qualcosa vagamente ricordavo, ho provato a ricostruire, ma niente. Mi sono detta “ma santo cielo, possibile che non ricordi una psw che ho digitato migliaia e migliaia di volte?”. Poi ho cercato di fare un bel respiro e di calmarmi, mi sono detta che tanto in quel momento non la ricordavo, meglio far decantare le acque e probabilmente mi sarebbe riaffiorata alla memoria spontaneamente.

Così ho fatto e così è stato, ma che brutta sensazione, è davvero come quando perdi la chiave di casa o ti si spezza nella toppa, che pessima sensazione d’impotenza, oserei dire di svuotamento!

Comunque amici, tutto è bene quel che finisce bene, e rieccomi qui. Naturalmente la psw ora l’ho scritta. Dove, non so. Decodificabile? Spero di non avere mai bisogno di scoprirlo!

L’irresistibile attrazione verso l’irraggiungibile

Io penso che a tutti faccia piacere essere chiamati da qualcuno che vuole semplicemente sentire la nostra voce, sapere come stiamo.

Mi diceva una signora che io ero l’unica che la chiamasse solo per sentire come stava, lei però non m’ha chiamato mai.

Ecco, io mi chiedo perché tante persone non solo spariscono, ma spariscono dopo che ti sei tanto prodigata per loro. E’ la vecchia storia di “Amico beneficato, nemico dichiarato”, e mi chiedo perché.

Forse perché le persone non vogliono sentirsi in debito.

Forse perché trovarsi di fronte a qualcuno migliore di loro li mette a disagio.

Mi chiedo quanta incoscienza ci sia nel prendere le distanze da persone che ci vogliono bene e che tanto si spendono per noi (senza invadenza, s’intende, altrimenti si capisce bene che nessuno voglia sentirsi il fiato sul collo, se non proprio il cappio).

Eppure, l’umanità continua a seguire chi l’inganna e a snobbare chi l’ama e si prodiga per lei. Forse abbiamo bisogno di conquiste, forse ci annoia tutto ciò che è scontato. O forse siamo stupidi, masochisti, ingrati.

Quale che sia il motivo, si cerca l’approvazione di chi ce la nega, la conquista di chi fugge, l’amicizia di chi ci snobba, l’amore di chi ci rifiuta. Forse l’essere umano ha un bisogno innato di essere sempre in tensione.