Non ti parlo dei miei guai

Una mia amica sostiene che non bisognerebbe mai parlare con gli altri dei propri guai, intanto come regola di buona creanza, e poi per non affliggere il prossimo e non autoaffliggersi rimestando sempre nel calderone del dolore.

Ora, io con questo sono d’accordo solo parzialmente. Va bene non assumere un atteggiamento lamentoso assolutamente poco costruttivo, va bene condannare e scoraggiare la blaming attitude”, come la chiamano gli inglesi, va bene non autosobillarsi con un pensiero fisso sempre rivolto ai guai, ma un conto è il piagnone di professione, un conto è un amico che condivide con te un suo problema.

E’ pur vero, come dice lei, che la vita è tanto breve che non ce la possiamo rovinare con le negatività nostre e altrui, che vanno prontamente rimosse dalla nostra quotidianità, ma questo non può significare costringere se stessi e gli altri a indossare una maschera sempre sorridente mentre dentro si muore nella solitudine e nel dolore.

Oltretutto questo porterebbe a dei rapporti assolutamente fasulli, perché se io conosco una persona e non conosco la sua anima, le sue gioie ma anche i suoi dolori, i suoi sogni ma anche le sue delusioni, i suoi progetti ma anche le sue paure, io quella persona non la conosco affatto, e sto condannando me e lei alla solitudine e a una superficialità che, per come la penso io, farà più danni di una sana condivisione di un problema.

E voi che ne pensate? Nel frattempo godetevi questi versi trovati in rete (cliccate sul titolo per aprire il link)

Er piagnone

Noi e il Covid

Foto dal web

“Anno bisesto anno funesto”: un modo di dire o ha un suo perché?

Senz’altro questo 2020 si è manifestato subito come un anno difficile, il Covid ci ha preso alla sprovvista, sembrava tanto lontano, nella remota Cina, e invece in men che non si dica è approdato presso i nostri lidi.

Prima sembrava solo cinese, poi solo italiano ma limitato alla Lombardia, ma in brevissimo tempo è diventato pandemia. I nodi dei tagli alla Sanità sono venuti repentinamente al pettine e centinaia di vite di medici e personale sanitario sono stati sacrificate sull’altare di tutti i malgoverni passati e presenti, che mai perdonerò (so che riusciranno tranquillamente a vivere anche senza il mio perdono, ma tant’è).

Le nostre vite sono cambiate, ma avremmo potuto davvero trasformare questo momento di crisi in opportunità. Per me lo è stata, con lo smart working recupero circa quattro ore di vita ogni giorno, e scusate se è poco, mia figlia con me in casa è rinata, ha accelerato i suoi studi, è più collaborativa, e io stessa ho ripreso a studiare. Molte aziende, artigiani e professionisti hanno inventato un nuovo modo di lavorare – tra fabbriche riconvertite e consegne praticamente di tutto a domicilio -, ma moltissimi, troppi, hanno accusato un colpo terribile e sono stati messi in ginocchio.

Tutti questi sacrifici avrebbero dovuto farci capire tante cose, e invece nulla, è bastato un – secondo me precoce – tana libera tutti perché troppa gente diventasse immediatamente dimentica del rischio (perlopiù negandolo, non so se per esorcizzarlo o perché sono geneticamente idioti), e si riversasse ovunque, strade, pub, ristoranti, stadi, feste pubbliche e private, per non parlare delle discoteche, e rieccoci di nuovo in piena crisi, forse prossimi a un altro lockdown che rischia di essere esiziale per la nostra economia.

Le scuole avrebbero potuto riaprire non dico in sicurezza, ma almeno in una condizione di accettabile tranquillità, e invece niente, aprono e richiudono, regole e decisioni che impazzano, tutti annaspano o pontificano, o entrambe le cose, danno indicazioni per lo più regolarmente disattese (avete sentito della scuola di Napoli in cui il bidello misurava la temperatura degli studenti con la mano sulla fronte? Anzi che non lo faceva col bacetto!).

E voi, che ne pensate di questa situazione? Come l’avete vissuta all’inizio e come la state vivendo adesso? Ma soprattutto, che prevedete?

Addio WordPress

Non so come uscirà questo articolo, la mia intenzione era di scrivere qualcosa sul Covid, ma mi sono ritrovata il nuovo editor a blocchi e davvero, non so come utilizzarlo.

Credo che la mia avventura WordPress si fermi qua 😥

PS: la prima cosa su cui mi sono fermata è l’inserimento di un’immagine. La seconda è la ricerca dello switch per tornare all’editor classico: chi può mi aiuti!

UPDATE: ho trovato questo link con qualche indicazione sull’utilizzo dell’editor a blocchi, e ho cliccato su “Modifica” per aggiornare il testo. Questa è la pagina che mi è comparsa: lo odio lo odio lo odio!!!!!!!

Errore recupero blocchi

 

Tutti zen con la vita degli altri

Si dice da sempre che “altro è parlar da morte, altro è morire”, però un conto è trovarsi in una situazione difficile e comportarsi “a caldo” diversamente da come si pensava “a freddo”, un conto è proprio parlare a vanvera senza un minimo di coerenza, riempirsi la bocca di grandi parole cui però non viene mai dato seguito coi fatti: c’è sempre stata la gente che predica bene e razzola male, ma spesso mi trovo a constatare che la gente che predica bene è troppo spesso proprio quella che razzola infinitamente peggio degli altri.

Mia figlia sostiene che nella natura umana c’è un bisogno etico che può venire soddisfatto dalle azioni o dalle teorie, e questo spiegherebbe il perché i depositari di tante belle teorie non sentano poi il bisogno di tradurle in fatti.

Ce l’ho con gli “zen”, gli odiosissimi “zen a parole”, sempre pronti con le loro teorie illuminanti non solo su come gli altri dovrebbero vivere, cosa dovrebbero provare, ma soprattutto su come dovrebbero rapportarsi agli altri e cosa dovrebbero provare nei confronti degli altri.

Sono i grandi teorici del perdono, dei “ponti e non muri” e di tutte quelle altre cose che, facendo inalberare il mitico Xavier, padre di tutti gli zen, definivo senza troppi complimenti “cazzate zen”.

Non perché io sia contraria al perdono, che mi dispiace persino non sia nelle mie corde, né certo contro i ponti anziché muri, anzi, magari fosse possibile stabilire un dialogo con tutti e col dialogo appianare ogni tipo di avversità, ma così non è.

Il problema è che i primi sono loro a non provarci nemmeno a seguire le proprie teorie. Due mie amiche, entrambe tanto mistiche e spirituali a parole, di quelle che sostengono che la vita esista addirittura prima del concepimento e quindi sono assolutamente contrarie all’aborto (ritengono che non si debba schiacciare neanche le formiche, figuriamoci sopprimere un essere umano!), sono state le prime a decidere di abortire di fronte a una gravidanza indesiderata. La prima arrivò addirittura a sostenere che tutto nella vita ha un senso, e se lei avesse abortito era perché Dio aveva deciso che quell’esserino dovesse morire in nome di qualche disegno superiore, e l’altra invece, in maniera molto più spiccia, disse “A Padrete’, io ‘sto momento proprio nun posso, magari famo i conti ‘n’antra vòrta”.

Altri pseudozen, quelle dei “ponti non muri”, quelli sempre a consigliarti “parlaci, chiarisci”, sono quelli che poi, a livello personale, troncano i rapporti in maniera repentina, alzano muri di cemento armato e, di fronte a qualsiasi tentativo di spiegazione, mi fanno venire in mente l’immagine di quelli che si tappano le orecchie dicendo ripetutamente “blablablà” per non sentire.

Discutevo di questo con mia figlia, che mi ha risposto che loro hanno anche un’altra teoria comportamentale, che è quella di liberarsi di tutto ciò che è tossico. Ora, che tu ti liberi di una dipendenza o di una cattiva abitudine mi sta pure bene, ma che tu ti liberi di una persona con cui sei stata molto amica, di un partner che hai amato, che ti ha amato e forse ti ama ancora, di un familiare in genere, mettendoli tutti nel contenitore dei tossici, a me più che zen pari un emerito e vile paraculo.

Ecco, l’ho detto.

Chi tocca il miele si lecca le dita

“Le auto blu sono il male assoluto, se mi vedete in auto blu linciatemi”

Anche della Taverna hanno pubblicato una foto con la didascalia – che purtroppo condivido – “Ora che le hanno dato la poltroncina si è calmata”.

Mi chiedo se potrebbe succedere anche a me la stessa cosa: io sono certa di no, ma chissà se erano certi anche loro? Davvero il potere corrompe a tal punto? Davvero acceca così tanto e allontana dal popolo?