E se fai confusione…

Sto leggendo una quadrilogia di Elena Ferrante, “L’amica geniale”.

Quattro volumi che ti avvolgono, ti prendono per mano e ti conducono nel sentiero della vita di due ragazzine, anzi di più, di loro e di tutte le loro amiche e i loro amici, in un crescendo di sogni e di dolori, di forza per reagire e spugne gettate, inaspettati colpi di fortuna, meriti riconosciuti e talenti sprecati, prepotenze subite, rivincite e ritorsioni, illusioni e abbandoni, fino a che ritrovi tutti vecchi e stanchi, senza capire neanche come sia successo.

Non so che effetto potrebbe fare questo racconto a un giovane, ma io non riesco a non vederci la mia vita, che nei fatti specifici è stata magari diversa dalla loro, ma nell’altalena della vita, dei sentimenti e delle alterne fortune, appare invece simile.

Non so come siano passati i miei anni, io non me ne sono accorta, ma non che questo sia un buon segno. Faccio parte di quelli la cui vita è trascorsa in fretta, perché senza noia, ma intensa in fatti e situazioni che ti hanno fatto perdere di vista il tempo che passava, e la possibilità di viverlo.

Vivo come strano non essere più giovane, non certo perché mi senta in forze o piena di progetti, ma nel senso che sto ancora aspettando quel treno che mi porterà ad iniziare la vita. Ho stretto i denti per sopravvivere, per superare il momento critico, li ho stretti talmente tanto da essermi fatta davvero male, ma quel momento difficile si è dilatato enormemente, fino a che ha perso senso aspettare quel treno, non c’è più un inizio che devo raggiungere, semmai una fine dignitosa, raschiando il fondo del barile per raccontarmi di non avere vissuto invano.

Tante volte ho pensato a mia madre, che ho conosciuto ovviamente da grande, e ho cercato di capirla immaginandola bambina, che non capiva quello che le accadeva intorno, il rimanere orfana e poi la guerra, e poi ancora ragazza piena di sogni, giovane sposa che ben presto ha dovuto affrontare una realtà difficile. Ho cercato di immedesimarmi in lei per capirla, e ora cerco d’immedesimarmi in me per capirmi, per decidere cosa fare di questo scorcio, speriamo ampio, di vita, per capire soprattutto se abbiamo il potere di decidere, o se invece non si può fare altro che affidarsi agli eventi.

Leggo la storia di queste bimbe con le treccine, poi le ritrovo d’improvviso canute e stanche, il filo rimasto della loro amicizia, il non dover raccontarsi e il non aver voglia di farlo.

Alzo di colpo il capo e m’impongo di pensare ad altro, di rivolgere lo sguardo a chi, con gli stessi miei anni, è pieno di entusiasmo e progetti nonostante… nonostante che?

Attila è tornato

Stavolta ha battuto ogni record, non mi parlava più dal giorno di Pasqua, quasi due mesi. Non telefonava al fisso per paura che rispondessi io, accompagnava la bimba fino alla porta ma se ne stava in disparte per non vedermi nemmeno quando aprivo.

Poi ieri semplicemente ha chiamato e ha avvisato che stava arrivando.

Hanno vinto tutti quelli che hanno scommesso che sarebbe tornato, ma purtroppo per noi non c’è nessuno a pagarla la scommessa, in quanto nessuno aveva scommesso contro…

Naturalmente, non è che è tornato cambiato, è tornato e basta.

Lo Scioccante Esperimento del Prof. Milgram.

Ringrazio il cielo di essere nata disobbediente.

Guido Saraceni

La Germania è una nazione civile che ha dato i natali ad importanti filosofi, scienziati e musicisti: uomini di spiccato genio ed indiscutibile caratura morale. Come si spiega allora l’abominio dei campi di concentramento? Come si spiegano le torture che furono perpetrate ai danni di donne, vecchi, bambini, uomini innocenti e inermi? Nel breve volgere di venti anni, molte persone comuni – tra cui medici, infermieri, scienziati – insomma, molti “normali cittadini” si trasformarono in sadici “aguzzini” al servizio di un disegno sanguinario. Come è stato possibile che accadesse tutto ciò?

Queste erano le domande che ossessionavano Stanley Milgram, lo psicologo americano di origini ebraiche, che nel 1961 realizzò un esperimento “scioccante” e giustamente passato alla storia.

Milgram fece mettere un annuncio sul giornale dell’Università di Yale e reclutò in tal modo una manciata di studenti che avrebbero avuto il ruolo di “cavie”. Quando uno di questi – che…

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Il risparmio intelligente

Rotolo cartamoneta infiocchettato

Mi sono imbattuta or ora in un articolo che prometteva di essere interessante ma, ahimé, non lo era affatto! Il titolo, 5 modi per risparmiare, sembrava dovesse dar consigli sullo spendere in maniera intelligente, e invece è un invito a tirare la cinghia, che insomma, non è che sia proprio un’idea allettante!

Io, da parte mia, che sono sempre stata un’oculata amministratrice senza farmi mai mancare niente, di consigli ve ne darei ben altri, anche perché la vita è dura, e ci mancherebbe che uno non si potesse togliere qualche soddisfazione.

Dunque, il consiglio nr. 1 che danno è “evitate i ristoranti”: ma dico, siamo impazziti? Cosa c’è di più piacevole che mangiare al ristorante, accomodarsi ed essere serviti e riveriti, scegliere tra la varietà dei cibi offerti e gustarseli di buon appetito? Piuttosto seguite un paio di regole auree:

  1. Evitate i ristoranti “tutta scena”, e andate in quelli in cui pagate quello che mangiate e non il nome o l’arredamento.
  2. Evitate di ordinare più di quello che siete in grado di mangiare ma, nel caso accidentalmente abbiate esagerato nell’ordine, non esitate a chiedere di impacchettarvi per l’asporto quanto non consumato, qualunque sia il tenore del ristorante: vergogna è sprecare, non mangiare quanto pagato (e non voglio neanche pensare all’opzione del riutilizzo da parte del ristoratore…).

Il secondo consiglio lo chiamano “giornata economica”, e cioè passare una giornata, voi e i vostri familiari, a non spendere neanche un centesimo: ma non ci pensate nemmeno! Piuttosto, tanto per capire come spendete i soldi, potreste passare due o tre giorni a chiedervi, prima di fare ogni piccola spesa, se è necessaria (e per necessaria intendo necessaria anche al benessere psicologico, come la colazione al bar) oppure no: insomma, comprare l’ennesimo frescobuffo che non vi serve a niente danneggia non solo il vostro portafogli, ma anche il vostro spazio vitale, e quindi comprate quello che volete, ma pensateci prima di farlo, pensate a quante cose avete comprato di cui non avevate alcun bisogno e ora sono a far polvere e a occupare spazio nella vostra casa, magari senza che le abbiate nemmeno mai usate!

Terzo consiglio dato nell’articolo: non usate la carta di credito ma il contante, in modo da avere coscienza fisica del denaro che spendete. Beh, anche su questo non sono d’accordo: certo, se uno è uno scriteriato che pensa che la carte di credito sia il pozzo di san Patrizio, può pure andare, ma una persona mediamente accorta, che spende secondo quanto ha bisogno, meno contante ha appresso (che rischia di perdere, che le sia derubato, che le diano il resto sbagliato o che lo dimentichi alla cassa), meno spende.

Quarto consiglio: mettere da parte per trenta giorni un euro il primo giorno, due euro il secondo, tre il terzo, fino ad arrivare a metterne via 30 il trentesimo giorno. A me sembra l’ennesima boiata,: cambiare posto al denaro non crea risparmio!

Arriviamo all’ultimo, inutile consiglio, che è uguale al quarto ma organizzato per settimane su un intero anno, e qui ripeto il commento precedente: spostare i soldi dal borsellino al salvadanaio non crea risparmio, tutt’al più accantonamento!

Ora, passiamo ad affrontare il discorso seriamente, e cioè come risparmiare senza farsi mancare niente, cosa per cui bastano pochi semplici accorgimenti.

  1. Pagate la qualità e non il nome.
  2. Evitate ogni spreco: non dovete rinunciare a niente, dovete rinunciare solo a quello che non usereste comunque!
  3. Non gettate le cose buone, al massimo regalatele, così almeno risparmierà qualcun altro, ma prima di farlo pensate a un possibile uso alternativo!
  4. Approfittate delle offerte, tutte, che sia il prodotto gastronomico in offerta lancio, quello in confezione famiglia (ovviamente se lo usate, anche qui se il prodotto deve andare sprecato il risparmio è finto).
  5. Createvi una rete di professionisti onesti, non riducetevi se avete bisogno di un idraulico a cercarlo sulle pagine gialle che poi vi chiede 300 euro per il cambio di una guarnizione di dieci centesimi.
  6. Modulate le tariffe delle varie utenze sul vostro stile di vita: io per esempio, quando avevo un paio di amici con cui passavo tanto tempo al telefono, ho scelto una tariffa agevolata con il loro gestore; ora, che ho esigenze diverse, ho cambiato tariffa (e ho cambiato pure numero…). Se usate più sms che chiamate vocali o viceversa, se usate internet oppure ovunque siete avete un wifi cui collegarvi, tenete presente tutti questi parametri e scegliete la tariffa su misura per voi, senz’altro esiste. Lo stesso criterio valga per le altre utenze: siete casalinghe, i vostri lavori domestici, con tanto di uso di elettrodomestici, si svolge prevalentemente al mattino dei giorni feriali? Cercatevi una buona monoraria. Viceversa, se siete lavoratrici che sfaccendano soprattutto la sera e nel we, ci sono delle biorarie eccezionali, e se una volta sarete in casa di mercoledì, pazienza, fate pure quello che vi pare, non è quello che vi manderà fallite!
  7. Outlet, liquidazioni, saldi… se non siete obbligati dai tempi, che un abito speciale vi serve per una data precisa, magari per un matrimonio o che, approfittate dei periodi favorevoli agli acquisti per rifornire il guardaroba, calzature comprese, ed essere sempre pronti: in questo modo non vi dovrete affogare per un evento di qualsiasi tipo anche improvviso, sarete in grado di fronteggiare qualsiasi situazione.
  8. Evitate le multe: una guida rispettosa del codice gioverà alla vostra vita e a quella degli altri, oltre che al portafogli, e anche se non è questione di vita o di morte, magari è una questione di vivere civilmente e non essere di intralcio al prossimo. Se poi in qualche modo la multa l’avete presa, il segreto del risparmio è pagarla subito, senza aspettare che raddoppi e si aggiungano ulteriori more e sanzioni.

Beh, io credo di avervi dato consigli migliori di quelli dell’articolo, vi ho indicato le vie del risparmio senza rinunce, perché diciamocelo, le rinunce, se non siete in stato di bisogno e non avete fatto voto di povertà, ma chi le vuole fare??? Quasi dimenticavo: se siete poi abili, o volete diventarlo, nell’arte del riciclo e del fai da te, il risparmio è assicurato ma sappiate quanto e dove rischiare: ricordatevi la regola d’oro che, se chiamare un professionista costa caro, non chiamarlo potrebbe costare ancora di più!

A rileggerci presto, e buon risparmio a tutti!

 

Una persona peggiore

Illusioni e disincanto di Katia Aiello

Illusioni e disincanto di Katia Aiello

***

Ieri mi ha chiamato una persona. Una sconosciuta, uno dei tanti contatti internettiani. E’ disperata, vuole un consiglio, ci dobbiamo vedere.

Non è la prima volta che mi capita.

Una volta questo mi onorava, insomma, se quando sei giù senti l’istinto di sfogarti con una persona è perché pensi che quella persona ti ascolterà, saprà capirti, ti prenderà a cuore, è perché è una persona di cui ti fidi, visto che ti predisponi ad aprirle il cuore e metterlo nelle sue mani.

Solo che io sono cambiata.

Prima, la mia spalla era sempre pronta.

Prima, ritenevo che una persona che ti apriva il suo cuore ti stesse facendo un dono, ti aprisse una finestra su un’anima, permettendoti di capire e d’imparare.

Ma dopo la Pelodifiga, che ha sfruttato per anni la mia spalla per piangere non solo allontanandosi alla grande finito lo stato d’emergenza ( e finito grazie a me…), ma portandosi dietro l’amato Xavier, e questo approfittando di una situazione particolare che, ahimé, non è opportuno palesare in questo contesto, sono cambiata, non la vivo più così.

Perdere lei, oramai lo sapete, è stato liberarsi di una zavorra, ma lo stesso non è stato per lui: quali che siano state le dinamiche dell’una e dell’altro, dopo essersi serviti al piatto della mia vita sono più che vilmente scomparsi, lasciandomi tanto amaro in bocca ma, soprattutto, tanto disincanto.

Ecco, in occasione della telefonata di ieri, mi rendo conto che questo disincanto rischia di rendermi una persona peggiore, meno empatica, meno disponibile, meno interessata ai drammi del prossimo. Mi rendo conto che oggi, di fronte a una tale richiesta, mi sento come se dei tentacoli stessero cercando di avvinghiarmi e voglio solo che mollino la presa.

Mi dispiace perché io non sono così, non sono questa, o quantomeno non lo ero, perché invece oggi mi ci sento, scocciata, presa dal mio, non disponibile a sacrificare tempo per le paturnie altrui.

Questa persona che mi ha cercato, ovviamente, è completamente innocente. Magari fa parte di quelle che, come tra l’altro un paio di blogger che circola(va)no da queste parti, non vedono l’ora di condividere con te anche il bene che la vita riserva loro, che ti chiamano per festeggiare quando arriva la notizia che aspettavano, che addirittura in linea con te al cellulare vanno a ritirare il test di gravidanza, gioendo in diretta con te dell’esito positivo.

Mi dico tutto questo, ma non riesco a dare ascolto a me stessa e non mi convinco. Non ho voglia di ascoltare nessuno, e al solo pensiero mi sento derubata.

Evidentemente, la Pdf è una persona capace di tirare fuori il peggio da ognuno, inclusi X. e me.

Evidentemente, sono diventata una persona peggiore ma, con tutto il cuore, spero sia uno stato d’animo solo temporaneo.

Le due nemiche

Do seguito al mio quasi impegno con Arthur di riportare il post che scrissi per la sua amica Sol, di cui al post precedente, ben sei anni or sono:

spartito-rosaNon so perché sono andata lì, prima non l’avevo mai fatto, se non un’unica formale visita di cortesia, un dovere rimandato da tempo, e alla fine ottemperato obtorto collo.

Mai stata nel mio blogroll, mai nel mio cercablog, mai in nessun luogo dei miei webpensieri.

Ma stasera ero là, e immediatamente la lettura m’ha avvinto: e accidenti se è brava, innegabilmente brava. Mi bevo tutti gli articoli, l’uno dopo l’altro, ammetto con spirito ipercritico, diciamolo pure, col fucile puntato, pronta a una critica dura e piena di sussiego.

Ma la critica non arriva. Arriva invece, inaspettata, sleale nel contesto, l’ondata d’empatia. Si snocciolano sconcertanti similitudini sia pure insieme a ben delineate distanze che lasciano me essere me, e lei lei; proseguo rapita questo viaggio che, forse grazie a quel latte e miele che mi sta scorrendo nel sangue, mi coinvolge davvero.

A un certo punto, altro colpo basso, sleale sgambetto al fiero astio, mi leggo citata: “fantastica DM”.

Ammetto, mi viene il magone.

Quelle che tornano

Copertina Martina Buzio

Beh, il discorso è lungo, lunghissimo, tante cose mi si accavallano nella mente e non riesco a dar loro un’ordine.

Il titolo gira nella mia mente da tanto, vi ho molto parlato di persone che se ne sono andate, ma questo arco della mia vita è invece caratterizzato da persone che tornano.

Qualcuna del tutto inaspettata, altre cercate, altre… boh, è capitato. Una no, amicizia troppo importante, almeno da parte mia, e quindi la ferita ancora aperta, fa meno male ma non ce la fa a rimarginarsi e no, non voglio sfruculiarla, non ricercherò né, al momento, sono ricercata.

Ma come è il mio rapporto con quelle che sono tornate? E perché sono tornate?

Forse vale la pena di partire dalla seconda domanda: non lo so perché sono tornate, né si sono curate di dirmelo.

Dico, vi pare una cosa accettabile? Se ne vanno in silenzio, non dico senza una ragione, ma sicuramente senza una spiegazione, se la chiedi incontri il silenzio, a volte persino risposte aggressive, violente, cattive e poi, magari dopo anni, tornano come se nulla fosse, a volte esprimendo stima, affetto, persino gratitudine, altre un po’ restie, magari con lo stesso feeling di un tempo, ma con una minore spensieratezza, forse velata dalle esperienze di quegli anni in più, e allora la cosa non decolla, non più, e il ritorno serve solo a dileguare il rancore, a trovare un posto alla rabbia tra cuscini di pace.

Ma poi ci sono altri ritorni, pure inaspettati, stavolta non mi riferisco alla mia vita ma alla blogosfera.

E’ il caso di Solindue, antica blogger con cui entrai ben presto in rotta di collisione per mille e un motivo, persona che tutto sommato stimo anche, e che è tornata ieri per comunicarci che, “Oh cielo!”, in questi anni d’assenza, in cui sono successe tante cose, ha scritto un libro, che l’amico Arthur si è precipitato a recensire.

Beh, io non lo posso recensire perché non ho avuto occasione di leggerlo né, chiaramente, l’avrò in futuro, ma v’invito a leggere la recensione di Arthur e, perché no, anche a comprarlo: per quanto mi ricordo con la scrittura ci sapeva fare (anche se secondo me i toscani partono avvantaggiati), e potrebbe essere una piacevole sorpresa.

E allora, auguri a Sol per la sua pubblicazione, e auguri per il prosieguo della loro vita alle altre amiche tornate, che realizzino i loro sogni, che sia lontano o vicino a me, non potrà che farmi piacere.

Io, di mio, continuo la mia vita, con qualche pezzo in meno ogni tanto, ma direi più spesso con qualche pezzo in più.

Un abbraccio a tutti!