Lo scopriremo solo morendo

Ieri io ed altri siamo andati a scegliere la lapide per un nostro congiunto. Non ricordo come sia venuto il discorso, ma parlando con il rivenditore qualcuno ha sollevato delle obiezioni, scrupoli, superstizioni, mentre io sono decisamente più pragmatica.

“Mi sento in pace con tutti, per me o di qua o di là è la stessa cosa.” dico, poi mi correggo: “Cioè, non lo so se di là è la stessa cosa, lo vedremo quando sarà”. Uno commenta: “Lo scopriremo solo vivendo”, ma io prontamente replico: “Veramente lo scopriremo solo morendo!”.  😯

Continuiamo la panoramica delle lapidi esposte: “Bella questa!”, “Guarda pure questa” fino a che io non me ne esco con un “Questa la voglio per me!”.

Gelo.

Ci riprendiamo e andiamo al cimitero a portare due fiori ai nostri cari e con l’occasione renderci un po’ conto di come si sono regolati gli altri e cercare un’ispirazione che ci aiuti a prendere una decisione. Camminiamo guardando le lapidi con attenzione e ricominciamo il balletto di “Bella questa!”, “Pure questa, guarda qui!”, “Bella!”, “Meravigliosa!”, “Vieni, vieni qui, guarda questa!”.

A un certo punto ho come un’epifania: “Oddio, ma che stiamo facendo?”. Prendo il mio accompagnatore per il braccio e dico “Andiamocene va’, che stiamo prendendo una brutta piega: una volta queste esclamazioni erano riservate alle vetrine delle vie dello shopping, non alle lapidi del cimitero!”.

Scoppiamo a ridere, e anche questa ci esce proprio male: il cimitero non è proprio il luogo più adatto a scoppiare in sonore risate!

 

Il suicidio del (non) laureando

Ennesima notizia di uno studente universitario che ha simulato una laurea imminente per poi tentare il suicidio quando inevitabilmente si è scoperto che era ad anni luce dal laurearsi.
Scrivo perché sto vedendo un po’ troppo spesso contrapposta a mo’ di antidoto alla retorica tossica della perfezione l’altrettanto tossica zuccherosa retorica dell’ “Insegniamo ai ragazzi che se non ce la fanno va bene uguale, che la laurea se c’è bene, se non c’è bene uguale”.
Suona bene, ve’? Suona rincuorante e positivo?
Ora ditemi quale universitario dopo aver fracassato la testa chissà quante volte su un esame che blocca tutto, con i conati di vomito davanti allo stesso libro che vede da mesi, con i colleghi (perché c’è anche questo simpatico fenotipo tra gli universitari, e purtroppo in alcuni ambienti è il wild type) che gli rivolgono a malapena la parola quasi si potessero contagiare la peste del fuoricorsismo, e se gliela rivolgono c’è quel je ne sais quoi di quando si parla ad un minorato mentale, con il parentame alle feste che chiede notizie sulla laurea quasi con il pizzico di gusto di chi segue una saga infinita e vuole giusto essere aggiornato sull’ennesimo intoppo, con l’amico che prende lo stipendio e si comincia a levare sfizi un po’ più grossi mentre lui sta ancora con i 20€ di cresta sulla spesa, con la home dei social tappezzata di corone d’alloro, ditemi quale universitario pensa che “anche senza laurea va bene uguale, a ognuno i suoi tempi”.
Bisogna essere realisti su qual è il terreno di coltura di queste disgrazie, e a quel punto è immediatamente palese l’ingenuità dell’approccio di cui sopra, una verniciata colorata di accettazione sopra un muro di rifiuto sociale.
Ora mi rivolgo agli universitari (forse me ne è rimasta ancora una manciata tra i contatti). Il fatto è che non siete solo dottori o potenziali tali: siete musicisti, siete artisti, siete chef, siete sportivi, siete ballerine, siete quelli senza cui l’aperitivo è “Oh ma tizio non viene? Oh 😕” e la temperatura cala di dieci gradi, siete l’abbraccio in cui qualcuno si vuole perdere e la voce che qualcuno non vede l’ora di ascoltare. Non c’è una linea dritta in cui dovete andare da A a B, e finché non state a B non siete nessuno. Quella è una parte di voi, una delle tante infinite linee che vi compongono, in molte delle quali l’eccellenza l’avete raggiunta da un pezzo, e brillate senza rendervi conto di quanta luce fate, distratti dal vostro buio. Mentre non siete ancora dottori, siete già tanto tanto altro.
Non uccidete quel meraviglioso essere umano per costruire il dottore
I tempi migliori verranno, la corona, la festa, il lavoro, l’indipendenza verranno.
Siateci per quando arriveranno, e arrivateci vestiti della consapevolezza di quanto valete a prescindere da tutto questo.

(Sissi De Angelis, 17/12/2021)

Esci dalla tua zona di comfort! Se, lalléro!

Il discorso era con mia figlia, e si parlava in genere della perdita di memoria. Io dicevo che mi rendo conto che sto perdendo colpi, e lei rincalza con il fatto che conduco una vita senza stimoli e avrei bisogno di uscire dalla mia “comfort zone”: se, lalléro, non ci penso proprio!

Intanto gli stimoli ce l’ho, se non altro perché lavoro e il mio lavoro non è proprio facilissimo, ci vuole intuito, concentrazione, memoria, oltre che competenze ovviamente, ogni intervento è una sfida di analisi, induzione e deduzione (oltre che di public relations…), non è che mi annoi.

In sottofondo, conferenze di Alessandro Barbero, noto storico, appassionanti e coinvolgenti, e prima di questo avevo seguito una serie di corsi on line sulla piattaforma Federica Web Learning di cui già vi ho parlato.

Insomma, non è che sia proprio al livello di vita priva di stimoli ed elettroencefalogramma piatto!

Inoltre, diciamocelo, sto benissimo, come si suol dire, come amo dire, “In pace con gli uomini e con Dio e padrona della mia libertà”: non ho problemi di insonnia, tocco il letto, crollo e faccio sogni suppongo piacevoli (dico suppongo perché al risveglio non li ricordo più), un tetto sulla testa ce l’ho, due risparmi che se mi fa male un dente me lo posso curare ce l’ho, mia figlia si è laureata magna cum laude e al momento è indipendente, cosa voglio di più della vita?

Io sono una di quelle filosofe che pensa che per essere felici non bisogna avere quello che si vuole, ma volere quello che si ha, e io apprezzo tutto quello che fa parte della mia vita.

Mia mia figlia dice che sono infelice, e mia figlia è donna d’onore.

Mia figlia dice che mi devo “buttare”, e io penso a tutto quello che ho passato in vita mia, e certe volte mi sarei buttata sì, ma dalla finestra! Ovviamente sto esagerando, in verità non ho mai avuto particolari tendenze suicide, ma certo che di momenti brutti ne ho passati tanti, e ora che sto bene MA PERCHÉ MAI DOVREI ANDARMELA A CERCARE???

 

Buon Natale!

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brancello di muro.

Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto.

Ma nel cuore
nessuna croce manca.

È il mio cuore
il paese più straziato.

(San Martino del Carso, di Giuseppe Ungaretti).

*****

Nascere (Natale) e rinascere (Pasqua): l’eterna speranza del mondo, l’eterna resilienza dell’uomo, una razza che si perpetua nell’esistenza e nel risorgere dalle proprie cadute e dai propri baratri.

Non mi soffermerò sulla delirante proposta di eliminare il buon Natale e il “Signori e signore”, e neppure farò ora campagna elettorale (mai entrata in politica, ma se un giorno lo farò votatemi, qualunque sarà la mia posizione e il ruolo ricoperto vi assicuro che mi impegnerò in una lotta senza quartiere contro il politically correct), ma torniamo a bomba.

È Natale. Cioè, quasi.

Una festa commerciale, per chi la fa essere tale, per molti altri una mazzata sul capo di doveri sgraditi col parentame e di “pensierini” che raramente vengono dal cuore; però c’è chi lo vive diversamente, c’è chi ancora vuole dare al Natale un significato più profondo, quello di un messaggio inclusivo, di re accanto ai pastori, di bianchi e di neri, uomini e animali, tutti ad accogliere il Salvatore, un simbolo che possiamo interpretare come vogliamo, ma che certamente rappresenta l’Amore che unisce.

C’è poi da considerare che il Natale viene alla fine dell’anno e porta con sé bilanci non solo commerciali.

È il secondo Natale sotto il segno del Covid-19, ma quest’anno anche del vaccino.

Purtroppo è stato l’anno anche dei no vax, con tutta la loro stupidità e il loro comportamento criminale (scusatemi i termini crudi, ma non riesco proprio a rispettarli e vi assicuro che non è da me).

Un vaccino che non solo ha superato tutte le fasi di sperimentazione, ma di cui sono state somministrate oltre 8 MILIARDI (!) di dosi, nessun farmaco è mai stato sperimentato tanto, eppure continuano col mantra del vaccino sperimentale. Ripeto, tutto il rispetto per chi ha paura degli effetti collaterali, anche se minimi, probabilmente al di sotto persino di quelli dei farmaci da banco, capisco l’impatto psicologico dell’ “andarsela a cercare”, ma non riesco ad essere democratica nei confronti di negazionisti (un mio amico novax è al momento ricoverato e non vi dico quanto se l’è vista brutta), propagatori di notizie fasulle degne di sciamani e terrapiattisti e fatte passare come “scientifiche”, organizzatori e partecipanti di manifestazioni di massa e Covid Party con tanto di passaggio di leccalecca per essere più certi di contagiarsi: ecco, quelli li metterei in galera per tentata strage e butterei la chiave in mare, ma che dico, nel bel mezzo dell’oceano, non sia mai che per sbaglio torni a riva! Inoltre, benché non sia d’accordo in linea di massima col negare le cure ai no vax, un conto è una persona che per i propri timori, fondati o infondati, non si è vaccinata, e che per me ha diritto a tutte le cure e all’assistenza come del resto tutti gli altri che sono causa del proprio male (dalle cardiopatie degli obesi al cancro ai polmoni dei fumatori), questi colpevoli cause di epidemie andrebbero lasciati soli ad affrontare le conseguenze del proprio comportamento.

E ora, dopo questo pensiero così pieno d’amore ( 😆 ), torniamo al Natale.

Quasi sette anni senza Xavier, e qui passiamo a un altro tipo di amore (il suo, non il mio).

Una mia amica, che sembrava aver trovato un uomo meraviglioso, serio, affidabile, innamorato, collaborativo, dai sani valori antichi, tutto lavoro e famiglia (e anche chiesa per dirla tutta), è stata lasciata su due piedi perché lui ha trovato una fighetta giovane, e quindi ha mollato moglie e figli e se n’è andato con lei: ha ragione quella mia amica che sostiene che secondo lei gli uomini sono tanto bravi unicamente quando non hanno l’occasione di non esserlo? Non voglio generalizzare, ma è certo che per la mia esperienza, per la sua, e per quella di tante altre donne, questo fenomeno appare vero e comprovato.

Uffa, non riesco proprio a restare in argomento, torniamo al Natale!

Ricordo un sacchettino pieno di doni, l’avevo preparato io per Xavier. Cioè, non avevo preparato un sacchetto di doni, ma solo il sacchetto, e poi ogni volta, nel corso dell’anno, che vedevo qualcosa che poteva piacergli, che mi avrebbe fatto piacere regalargli, lo compravo e lo mettevo nel sacchetto cosicché, arrivati a Natale, il sacchetto era pieno ma io stessa non sapevo cosa ci fosse.

Ricordo poi quando glielo porsi e iniziò la pesca, metteva la mano nel sacchetto, pescava a caso e poi scartava, e il dono era una sorpresa per entrambi: quanta dolcezza, quanta tenerezza in quella scena che è ancora viva nel mio cuore e che lo commosse certo più di regali anche ben più consistenti che ebbi a fargli nelle varie occasioni e aveva ragione, era un sacchetto pieno d’amore (fraterno), di pensiero, di dedizione, e si percepiva.

Panta rei, ma vi assicuro che nel mio cuore vivono ancora tutti quelli che se ne sono andati e, come nei bellissimi versi di Ungaretti, nessuna croce manca.

Vabbè, proprio non riesco a dare un tocco positivo al mio post, riproviamo: bilancio dell’anno, cosa mi ha portato quest’anno?

Il lavoro di mia figlia e la sua conseguente indipendenza economica.

Un piccolo aumento per me.

Il vaccino.

Nuovi amici.

Prove di grande affetto da vecchi amici e per vecchi amici, che hanno scaldato il cuore.

Siamo vivi. Io non do nulla per scontato, e ogni mattina che mi sveglio con un tetto sulla testa, cammino con le mie gambe e vedo coi miei occhi, trovo cibo in dispensa e posso godere di affetti familiari in essere, so di essere una persona fortunata.

Chiedo scusa per i pensieri troppo lunghi, ma tutti d’un fiato mi venivano e tutti d’un fiato li ho scritti.  ❤

Buon Natale!

E’ peggio essere neri o essere ebrei?

Che sono ebrea chi mi segue da tempo oramai lo sa. Figlia e nipote della Shoà, con gran parte della famiglia sterminata ad Auschwitz, qualcuno alle Fosse Ardeatine.

Sono nata e cresciuta in periodo di pace in cui, almeno sulla carta, non esistevano più le abominevoli legge razziali e quindi, in teoria, non ho subito discriminazioni ma, ahimé, aveva ragione Einstein a sostenere che è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio.

Sono stata vittima di discriminazioni? Non posso saperlo, nel senso che non posso sapere se, per esempio, un posto di lavoro o una promozione non mi sono state date per le mie origini, ma sicuramente ho avuto modo di ascoltare tante manifestazioni di pregiudizio, spesso sfocianti proprio nell’odio razziale, affermazioni fatte in mia presenza da gente che non sapeva fossi ebrea.

Le persone di origine africana sono forse le uniche, insieme agli ebrei, discriminate dagli albori della storia senza alcun motivo reale, semplicemente perché sì ma, come ebbe a dire una volta a mia madre un africano, “voi almeno potete nasconderlo, potete far finta di non essere ebrei per salvarvi la vita, noi no, noi giriamo col tiro a segno dipinto sul petto”.

Nel momento in cui mia madre me lo raccontò, io sentii un enorme moto di solidarietà ed empatia nei confronti della popolazione di origine africana, un senso di fratellanza – di maggiore fratellanza intendo, perché io il senso di fratellanza lo provo per tutta l’umanità – che non mi ha mai abbandonato.

Un giorno però, di fronte all’ennesima gaffe di qualcuno che tuonava contro gli ebrei davanti a me salvo poi, di fronte alla mia “rivelazione”, balbettare, come sempre fanno in questi casi che “non si vede”, “non sembra”, “tu sei diversa” (quando si dice la toppa peggiore del buco!), fino al demenziale “Ma non è vero, tu non sai di cosa stai parlando!”), meditavo che almeno i neri questa manfrina se la risparmiano: con loro la gente non può parlare contro i neri non sapendo che sono neri, e almeno queste stilettate se le risparmiano!

Ne parlavo con una mia amica di origine africana e lei non era completamente d’accordo, diceva che almeno noi in questo modo possiamo sapere cosa pensa davvero la gente, loro no, con loro è più facile fingere e dissimulare, e allora la domanda mi sorge spontanea: in un mondo dove la stupidità e il pregiudizio razziale imperano, è più scomodo essere neri o essere ebrei?