Tre anni in luogo di verità

arthur...

Caro Arthur,

sono ormai tre anni che sei, come usava definirlo mia madre, “in luogo di verità”.

Quest’anno c’è anche lei, è venuta a mancare poco meno di un mese fa, in un modo che mi sento un pugno dritto al cuore ogni volta che ci penso.

Quando è morta però, dopo tanto dolore, ha finalmente riassunto la sua espressione serena, finalmente è tornata ad essere lei.

E’ strano il rapporto che si ha con la vita e con la morte, a volte sembra che le persone nascano nel momento in cui ci vengono a mancare, o perché è il momento in cui ci fermiamo a pensare, o perché ci rendiamo conto di quello che ci davano e che non c’è più, o perché magari siamo costretti a mettere mani nelle loro cose, e quelle piccole, povere cose trascurate, ci restituiscono più spesso di quanto non crediamo l’immagine di una…

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Tu voi fa’ l’americana, l’americana, ma ‘sto blog è in Italì!

Statistiche blog DIemme, 9:32 am

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Ogni giorno ricevo una marea di visite dagli Stati Uniti. Questa immagine è delle 9:32 di stamattina: ok, loro hanno un altro fuso orario, ma di già 282 visite!

Non so che darei per sapere cosa li spinge da me…

“E méttete ‘a mascherina!” “‘a mascherina gnornò gnornò!”

Oggi fuori dal’ufficio postale è quasi scoppiata una rissa.

Una signora, decisamente esaurita, certamente paranoica, ma CHE AVEVA ASSOLUTAMENTE RAGIONE, stava con le braccia alzate per impedire che le persone le si accostassero a meno di un metro e cazziava di brutto quelle che le si avvicinavano senza mascherina.

Sui modi, per carità, posso anche discutere ma, ripeto, AVEVA RAGIONE.

Per troppa gente le regola valgono per gli altri, come si osa pensare che loro possano essere portatori di virus? E poi fa caldo, la mascherina non si sopporta!

Ebbene, cari signori, vi do una notizia: noi che la indossiamo siamo di carne e ossa come voi, sentiamo caldo come voi e ci dà fastidio quanto voi e più di voi (visto che la indossiamo).

E’ vero che all’aperto non è obbligatoria, ma è comunque obbligatoria la distanza di sicurezza, e invece vedo che i cittadini si dividono in due categorie: quelli che la indossano E cercano pure di mantenere la distanza di sicurezza e quelli che, oltre a non portarla, ti si buttano addosso alitando.

Perché dobbiamo sopportare questi incivili?

Eravamo in fila fuori dall’ufficio postale, portavamo quasi tutti la mascherina e comunque tenevamo la distanza prevista.

Sullo stesso marciapiede transitavano persone senza mascherina, che praticamente ti si strusciavano per passare (siamo all’aperto è vero, ma se la strada non è libera o tiri su la mascherina o passi sull’altro marciapiedi). Poi c’erano persone in fila, pure senza mascherina o con la mascherina ridicolmente sotto al naso (la metto anch’io così quando non è previsto che la tenga, mi è più comodo che toglierla del tutto) che continuavano a premere come se la fila diventasse più breve a stare col fiato sul collo alle persone in coda.

Insomma, c’è tanta inciviltà, tanta superficialità, tanto menefreghismo. Indossare la mascherina è un doveroso atto di rispetto verso il prossimo, che non va messo inutilmente a rischio.

Tornando allo scenario di stasera, una tizia senza mascherina passa davanti alla signora “attenta” per recarsi al Postamat e quella s’arrabbia. Invece di scusarsi, visto che AVEVA PALESEMENTE TORTO, le risponde male, le dà della pazza furiosa e, come ciliegina sulla torta, ripassando le tossisce in faccia per sfregio. La signora ossessionata scoppia a piangere e se ne va.

Io spero che la “tossitrice” si becchi davvero qualcosa e si passi qualche settimana – o perché no, qualche mese – al reparto terapia intensiva dello Spallanzani, così, tanto perché capisca di cosa aveva paura la signora “matta” e a che rischio l’ha esposta.

Indossare la mascherina è un atto di civiltà, di rispetto e di generosità nei confronti del prossimo ma, oltretutto, è pure un obbligo.

Che qualcuno dovrebbe provvedere a far rispettare.

Sono diventata diversa

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Sono diventata diversa

in questi tanti anni di blog.

Sono diventata diversa,

non so neanch’io quando e come.

Prima scrivevo di idee,

poi di fatti, di amici,

scrivevo di sensazioni, di emozioni…

E scrivevo, scrivevo,

non so neanch’io che scrivevo,

ma scrivevo, scrivevo…

Una mia amica ammirata mi diceva

che come per magia trasformavo in parole

qualunque cosa, per banale che fosse.

Ma ora sono diversa, sono tanto diversa.

Ho scritto di mio padre,

con nostalgia e rimpianto,

ho scritto di mia madre,

con rabbia e con rancore.

Ho scritto, ho scritto,

urlato e sussurrato,

persino recensito.

Consiglia Bruno “Rileggete i vecchi scritti!”

e sì, rileggeteli quegli scritti in cui

non mi vedo e non sono.

Rileggeteli, ricordate la tempestosa Diemme,

ma ora sono diversa,

e ho bisogno di silenzio anch’io.

(Diemme, 19 giugno 2020)

Sostanze d’abuso

seUn interessantissimo seminario sulle sostanze d’abuso: è lungo lo so, ma prendetevi il vostro tempo perché, secondo me, ne vale la pena. Due ore ben spese, dedicato soprattutto a quelli che vorrebbero liberalizzare le droghe, senza sapere realmente di cosa si tratti e delle drammatiche conseguenze di una “cultura della droga come fenomeno sociale”.