Di assassini, reali o in pectore, sedicenti difensori dei diritti umani.

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La notizia era questa (peccato che non ritrovi il link di quella su cui sono stati postati i commenti cui mi riferisco): dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, tra l’altro sanguinari terroristi autori di numerose stragi che hanno coinvolto anche bambini, fanno lo sciopero della fame per protesta contro la carcerazione.

Un gruppo d’israeliani (tra le altre cose quattro gatti) si mette davanti al carcere a fare un barbecue.

Ora, che la provocazione possa essere stata di cattivo gusto o un modo giusto per dire “Non ci facciamo ricattare, siete dei criminali che pagheranno per i propri crimini” io non lo so, non mi voglio neanche fermare a riflettere su una cosa del genere e formarmi un’opinione sul fatto specifico: considerate però che la provocazione, fuori luogo finché volete, non era fatta a gente che soffriva la fame per mancanza di cibo, ma gente cui viene regolarmente servito a ogni pasto un vassoio con primo, secondo e contorno.

Quello che mi ha sconvolto sono i commenti a questo articolo da parte di gente che, proclamando di agire e parlare in nome dei diritti umani, vorrebbe un nuovo Hitler che alla brace ci facesse gli ebrei di tutto il mondo, razza malvagia, proprio geneticamente, irrimediabilmente malvagia per DNA. Sempre in nome dei diritti umani, e sempre accusando Israele di ogni atrocità, negando qualsiasi evidenza (palestinesi che nei carceri israeliani si laureano, organizzano comunicati stampa etc, mentre il nostro Gilad Shalit a Gaza è vissuto per anni in un buco sottoterra, senza parlare dei ragazzi rapiti e trucidati etc. etc.), questa gente – sempre mossa da una grande partecipazione e compassione – augura agli ebrei e rimpiange le più spaventose atrocità , descrivendole in dettaglio (e quindi essendone ben cosciente): non chiedo neanche di non pensarlo, ma almeno abbiano il coraggio di riconoscere che sono mossi dall’odio cieco e non da una profonda umanità perché ecco, questo mi sembra davvero fuori luogo.

E’ drammatico constatare che il nazismo non è una vergognosa pagina della storia relegata nel passato, ma un seme che alberga nell’animo di troppi sedicenti umani, lupi stavolta travestiti da… da cosa? non agnelli, forse angeli custodi? Almeno i nazisti avevano la coerenza di indossare una divisa e urlare il loro delirio, oggi i nuovi carnefici si travestono da operatori umanitari e paladini della giustizia.

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/s-s/103/default.aspx

Come si fa la guerra?

Sto (ri)leggendo “La storia” di Elsa Morante, a mio avviso un assoluto capolavoro (tanto da convincermi a una seconda lettura nonostante tutti gli arretrati) e stamattina, mentre leggevo dei bombardamenti su Roma – che nessuno si aspettava – e delle corse ai rifugi, della povertà e della mancanza di cibo, che rendeva tutti straccioni scarni e impauriti, mi è venuto in mente quanto siamo impreparati, e mi chiedevo come ci si debba sentire in un contesto simile.

Non perché io tema in questo momento la terza guerra mondiale, almeno non più di quanto la temessi prima, non mi fa paura il braccio di ferro tra Trump e il dittatore coreano di cui la mia mente continua a rimuovere il nome dalla mia memoria (né mi va di cercarlo), ma perché l’umanità è quello che è, ed è tutti i giorni sotto i nostri occhi che l’umanità dalla storia non ha imparato proprio niente, e che il progresso tecnologico non va e non è mai andato di pare passo con un reale progresso di civiltà, maturità, rispetto.

M’immagino quanto saremmo spogli e inermi in una simile eventualità, come siamo impreparati ma come, tutto sommato, ben poco stiamo facendo, sia a livello nazionale sia mondiale, per scongiurare una simile evenienza: che i nostri figli non abbiano a passare quello che hanno passato i nostri padri, che Iddio ci salvi!

Storia di una formica produttiva

Storia di una formica produttiva (dal web).

Tutti i giorni, molto presto, arrivava in ufficio la Formica produttiva e felice. Lì trascorreva i suoi giorni, lavorando e canticchiando una vecchia canzone d’amore. Era produttiva e felice ma, ahimé, non era supervisionata. Il Calabrone, gestore generale, considerò la cosa impossibile e creò il posto di supervisore, per il quale assunsero uno Scarafaggio con molta esperienza. La prima preoccupazione dello Scarafaggio fu standardizzare l’ora di entrata e di uscita e preparò pure dei bellissimi report. Ben presto fu necessaria una segretaria per aiutare a preparare i report, e quindi assunsero una Ragnetta, che organizzò gli archivi e si occupò del telefono. E intanto la formica produttiva e felice lavorava e lavorava. Il Calabrone, gestore generale, era incantato dai report dello Scarafaggio supervisore, e così finì col chiedere anche quadri comparativi e grafici, indicatori di gestione ed analisi delle tendenze. Fu quindi necessario assumere una Mosca aiutante del supervisore e fu necessario un nuovo computer con stampante a colori. Ben presto la Formica produttiva e felice smise di canticchiare le sue melodie e cominciò a lamentarsi di tutto il movimento di carte che c’era da fare. Il Calabrone, gestore generale, pertanto, concluse che era il momento di adottare delle misure: crearono la posizione di gestore dell’area dove lavorava la Formica produttiva e felice. L’incarico fu dato ad una Cicala, che mise la moquette nel suo ufficio e fece comprare una poltrona speciale. Il nuovo gestore di area – è chiaro ebbe bisogno di un nuovo computer e quando si ha più di un computer e necessaria una Intranet. Il nuovo gestore ben presto ebbe bisogno di un assistente (Remora, già suo aiutante nell’impresa precedente), che l’aiutasse a preparare il piano strategico e il budget per l’area dove lavorava la Formica produttiva e felice. La Formica non canticchiava più ed ogni giorno si faceva più irascibile. “Dovremo commissionare uno studio sull’ambiente lavorativo, un giorno di questi”, disse la Cicala. Ma un giorno il gestore generale, al rivedere le cifre, si rese conto che l’unità, nella quale lavorava la Formica produttiva e felice, non rendeva più tanto. E così contattò il Gufo, prestigioso consulente, perché facesse una diagnosi della situazione. Il Gufo rimase tre mesi negli uffici ed emise un cervellotico report di vari volumi e di vari milioni di euro, che concludeva: “C’è troppa gente in questo ufficio.” E cosi il gestore generale seguì il consiglio del consulente e licenziò la Formica incazzata, che prima era felice.

MORALE:
Non ti venga mai in mente di essere una Formica produttiva e felice. E’ preferibile essere inutile e incompetente. Gli incompetenti non hanno bisogno di supervisori, tutti lo sanno. Se, nonostante tutto, sei produttivo, non dimostrare mai che sei felice. Non te lo perdoneranno. Inventati ogni tanto qualche disgrazia, cosa che genera compassione. Però, se nonostante tutto, ti impegni ad essere una Formica produttiva e felice, mettiti in proprio, almeno non vivranno sulle tue spalle calabroni, scarafaggi, ragnetti, mosche, cicale, remore e gufi.

I vantaggi del sapere

Alcune volte è sbagliato giudicare un’attività semplicemente per il tempo che occorre realizzarla, anche perché più si sa meno tempo occorre a risolvere i problemi, ma lo studio e l’esperienza per arrivare a quel sapere in qualche modo devono essere compensate!

Un buon esempio è il caso del sistemista chiamato per aggiustare un computer molto grande ed estremamente complesso, un computer che valeva 12 milioni di euro che altri professionisti erano stati chiamati per riparare, ma avevano tentato invano.

Seduto di fronte allo schermo, il sistemista preme un paio di tasti, annuisce con la testa, mormora qualcosa a se stesso e spegne il computer. A quel punto estrae un piccolo cacciavite dalla tasca e dà un giro e mezzo ad una minuscola vite.
A questo punto, accende il computer e verifica che funziona perfettamente.
Il presidente dell’azienda è felicissimo e si offre di pagare il conto immediatamente.

“Quanto le devo?” chiede.
“Sono mille Euro, per cortesia” risponde il sistemista.
“Mille Euro? Mille euro per pochi minuti di lavoro? Mille euro per stringere una semplicissima vitina? Mi rendo conto che il computer vale 12 milioni di euro, ma mille euro mi sembra una cifra veramente esagerata. Pagherò solamente se mi manderà una fattura dettagliata che giustifichi una cifra del genere.”

IL Sistemista acconsente con un cenno e se ne va. Il mattino dopo il presidente riceve la fattura, la legge attentamente, asserisce con la testa e la paga immediatamente, senza una lamentela.

La fattura diceva:

Servizi effettuati:
– Avvitamento di una vitina: EURO 1
– Sapere quale vitina avvitare: EURO 999

Giro de bolas

Oggi conviene starmi alla larga, non rispondo di me.

Il malumore aleggia nell’aria già da qualche giorno, ma oggi sento di essere vicino all’esplosione.

Tra festività e ferie ho avuto quattro giorni liberi e i giorni liberi, ormai lo sapete, mi fanno male, nel senso che sono chiamata a tutte le urgenze domestiche che non posso ignorare come quando vado al lavoro, e quindi la presa d’atto che ogni mio movimento viene impedito e ogni sforzo vanificato è inevitabile e frustrante.

Ad Attila è stato da ieri ufficialmente interdetto l’ingresso in casa mia (e qui voi potreste obiettare che la storia è vecchia, e che anche questa volta il divieto durerà da Natale a Santo Stefano), e anche con mia figlia sono più determinata a mettere paletti, a costo di fare “muoia Sansone con tutti i Filistei”.

Stamattina la giornata è iniziata con un barattolo caduto in terra (vetri naturalmente raccolti da me) e poi, quando sono andata a prendere in frigo il pranzo che avevo predisposto per oggi, apriti cielo di quello che ho trovato: il frigo non solo viene regolarmente lasciato aperto, ma anche premendo il pulsantino per alzare la temperatura (cioè, riscaldarlo, tanto per chiarire).

L’interno del frigo grondava acqua, tutte le confezioni erano zuppe, quelle di cartone non vi dico.

Le ho detto a brutto, bruttissimo muso, che oggi quando ritorno voglio trovare il frigo pulito e sbrilluccicante, ma il pensiero del cibo che andrà buttato mi fa salire un nervoso che non vi dico: non avete idea di quanto mi gira, ma quanto, ma quanto vorticosamente!

Soqquadro e beqquadro

Si dice che in italiano ci sia una sola parola che si scrive con la doppia q, e questa è soqquadro, ma io ricordo benissimo che, alle elementari, la maestra ci fece diligentemente annotare sul nostro quaderno che le parole con due q sono due, soqquadro e beqquadro.

Veramente per lungo tempo la seconda parola non la ricordai, e dappertutto vedevo scritto che in italiano c’è una e una sola parola che si scrive con la doppia q, per l’appunto soqquadro.

Piano piano però questa seconda parola, beqquadro, è riemersa dalla mia memoria, ma tutti i controlli davano esito negativo (lo stesso correttore wordpress me la sta segnando come errata), e bequadro la davano con una sola q, nonostante la pronuncia con una sola q risultasse non corrispondente alla realtà (ma, si sa, noi romani le consonanti le raddoppiamo e semplifichiamo a caso, abbiamo la robba e la guèra, potremmo non fare testo).

Oggi, finalmente, santo internet, salta fuori qualche articolo che mi dà ragione, tra cui questo che però specifica: “Personalmente preferiamo la grafia con una sola q per rispettare la legge linguistica che stabilisce soqquadro essere la sola parola che può fregiarsi della doppia consonante q”, come se fosse un buon criterio scrivere una parola diversamente da come si pronuncia per adattarla a una “legge linguistica” che si è dimenticata di lei.

V. http://www.dizionario-italiano.it/linguamadre/articolo.php?art=275

Felicità in questo mondo

Sempre della serie “A che mi servono i social quando esistono gli autobus?” continuo con le mie avventure e i miei incontri illuminanti.

Ieri mattina rincontro una signora (mi verrebbe da dire una ragazza, per il suo aspetto snello, giovane e sorridente, i grandi e bellissimi occhi chiari), che prende solitamente l’autobus alla mia stessa fermata e con cui avevo già avuto modo di interagire in passato, senza eccessivi approfondimenti.

Ieri invece capita che incontra un’altra signora con cui probabilmente frequenta un qualche gruppo, inziano a parlare mentre io tento, inutilmente, di immergermi nella mia lettura.

Non ci riesco, parlano a voce piuttosto alta, anche un po’ concitata, la ragazza ha un libro di cui legge ogni tanto qualche stralcio all’altra signora, per dimostrare la non casualità di alcuni fatti. I discorsi, che nel mio tentativo d’estraniarmi mi sono sfuggiti quasi tutti, sembrano però di un certo interesse, i passi citati pure, tanto che finisco per chiederle il titolo del libro. Me lo dà, me lo spiega, e mi dice che semmai il libro me lo compra lei e me lo regala (commento dei miei colleghi: “ma tutti tu li incontri? ma che autobus prendi?). Voi non ci crederete, ma stamattina l’ho rincontrata e aveva davvero comprato un libro per me (quello nella foto, che non è quello di ieri).

Ieri sera invece ho incontrato un’altra persona e non ricordo come si è andato a parlare di dieta e nutrizione. Mi ha parlato del figlio, che è dimagrito dieci chili, e mi ha detto che è andato da una nutrizionista che gli ha dato dei consigli spiccioli che gli hanno permesso di perdere peso praticamente senza dieta e senza sacrifici, e me ne ha riferito qualcuno al volo (l’eliminazione totale dell’olio cotto, per esempio).

Poi sono stata a una conferenza magnifica sull’identità di genere (qualcuno di voi ha letto “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Belotti?), di cui magari vi parlerò in un post a parte.

E’ seguita cena (morigerata) con un’amica, e insomma, la vita è bella! ❤