Chi è causa del suo mal…

ComeDiventareBellaRiccaEStronza

… pianga se stesso, recita un antico e saggio proverbio!

Il libro di cui vedete qui l’immagine di copertina glielo comprai io. A lei. Un paio d’anni fa.

Come sarebbe a lei chi? Ma a Pelodifiga naturalmente!

Io, un paio d’anni fa, feci per regalo questo libro a Pelodifiga. Io. A lei.

Me lo ero pure perso lungo la strada (perché la vita con me è magnanima e tenta di aiutarmi), ma glielo andai di corsa a ricomprare.

Io.

A lei.

A Pelodifiga.

Uccidetemi.

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Buon compleanno, Israele!

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da fb (il neretto è mio):

BENJAMIN Rotschild E IL SIONISMO (che tutti sappiano!).

Sir Benjamin James Rotschild riceveva capi di stato e capitani di industria nel suo piccolo studio nel centro città, per quasi 12 ore al giorno. Era un uomo molto impegnato ed iniziava a ricevere alle 7:45.

L’appuntamento di quella mattina di novembre era un appuntamento importantissimo e fu concesso 7 in punto, ma non si presentarono principi o imprenditori bensì modesti contadini e qualche contabile; erano i sionisti, i pionieri che stavano bonficando Israele.

Saltarono i convenevoli e vennero al dunque.
Aaron Zuckerman, il capo della delegazione, aprì la cartina sulla scrivania di James Rotschild e, puntando il dito in una zona tra Tel Aviv e Haifa, disse semplicemente : “E’ qui”.

Rotschild : “Cosa?”

Rotschild : “Ho già dato tanti soldi per comprare Rishon !” *

Rotschild : “Gli arabi ci vendono le terre a prezzi dieci volte maggiori il loro valore perché sanno che a noi servono. Sono terre sabbiose, malariche ed incoltivabili, questa zona e’ assolutamente inutilizzabile; non butto altri soldi in imprese folli”

Aaron Zuckerman: ” Signor Rotschild, le terre che gli Inglesi ci hanno date sono poche, non bastano. Dobbiamo continuare a comprare dagli arabi, le bonificheremo, ci pianteremo gli eucalipti e poi piano piano…”

Rotchild: “Piano piano cosa? Gli eucalipti non si mangiano. Ci vorranno decenni; non avete macchinari né sementi né attrezzature né forza lavoro, è un’impresa impossibile. NO, no, la mia risposta è no.”

Aaron Zuckerman rimase in piedi immobile come se non avesse sentito; “No” era una risposta che non poteva semplicemente accettare. Aveva negli occhi quella luce… quella luce che hanno i sognatori che non si arrendono mai, che vedono quello che non c’è ma sanno che ci sarà.

Zuckerman : “ La prego Sir Rotschild, gli ebrei sono perseguitati in tutto il mondo e verrrano a rifugiarsi in Israele ma dobbiamo far trovare loro terre e campi coltivabili, per ora è solo deserto… non avranno di che nutrirsi…”

Rotschild: “ E allora? Ho detto no; vi prego andate in pace, ho mille impegni, faccio tanta beneficenza ma questo progetto è folle e assurdo. Andate in pace ora….., beazhlaha’’.
( Beazlaha=che abbiate successo – in ebraico).

Usciti i Pionieri, Rotschild prese la sua tazza di the – la prima della giornata – e scostò la tenda per guardare la città da dietro la finestra. Vide il fumo delle ciminiere, la pioggia e la nebbia di novembre che sovrastava il tutto… il fango nella strada di una Parigi invernale e triste…….

… Poggio’ la tazzina di scatto sul tavolo ed urlò alla segretaria di fermare i sionisti prima che uscissero dall’edificio.

Aaron Zuckerman si ripresentò immediatamente : “Eccoci signor Rotschild, che c’è?”

Rotschild: ” Va bene …..va bene; avrete i soldi…. comprerò i terreni dagli Arabi ai loro prezzi gonfiati, non importa ma voglio una cosa, anzi due”.

Zuckerman: “prego”.

Rotschild: “Voglio che costruiate una città, piccola ma bella, bellissima, dovranno esserci giardini, piante, aiuole e tanti fiori… con tante panchine all’ombra che i vecchi possano riposare nei pomeriggi d’estate… dovra’ sembrare un giardino… la dedicherete a mia moglie Chana”.

I Sionisti si guardarono in faccia scettici: “ Vede Signor Rotschild non è così facile né sicuro che riusciremo a….”.

Rotschild li interruppe : “Poi voglio un’altra cittadina, piccola ma con attorno boschi con animali selvatici liberi e anche dei vigneti per farne il nostro buon vino ebreo e ci metterete i cavi della elettricità, il telefono e tutte le cose moderne possibili. Sarà dedicata alla memoria di mio padre Yaaqov” .

Aaron Zuckerman guardò il barone Rotchild senza riuscire a fermarlo… perché poi fermarlo ?

In fondo, ora, vedeva negli occhi del barone quella stessa luce; quella luce che avevano i Sionisti , i sognatori folli. Far crescere frutta e fiori nel deserto? Un sogno, una follia niente di più.

Rotschild: “ allora Signor Zuckerman; se non credete nemmeno voi ai vostri sogni come potrò mai fidarmi di lei? Qual e’ la vostra risposta dunque?”.

Zuckerman avrebbe voluto dire che sarebbero stati fortunati a coltivare qualcosa di commestibile ma senza grosse aspettative; che le richieste del suo interlocutore erano esagerate ed impossibili ma si trattenne dal farlo , sorrise e disse semplicemente:

“Signor Rotschild…… avrete le vostre due citta’, ve lo giuro sulla testa dei miei cinque figli”.

Che poi in fondo promettere non costa niente e tanto ci sarebbero voluti tanti di quegli anni, chissà se mai… chissà.

Pomodori e fiori nel deserto? Giardini?…….. Ma su andiamo, siamo seri.

Però….però….

Però, se venite in Israele – e veniteci perché è un paese bellissimo-, da Tel Aviv prendete la strada per Haifa in direzione nord. La numero 4.

Dopo un’ora e mezzo circa Incontrerete una città giardino, – Pardes Chana – (Il giardino di Chana come la moglie del Barone Rotschild) con tanti fiori e case basse ad un piano immerse nel verde e le panchine nelle piazze all’ombra per dare refrigerio ai vecchi d’estate.

Andando avanti sulla stessa autostrada troverete una cittadina adagiata su due colline con un bel boschetto e delle vigne e con tanti bei viali alberati; ristorantini e boutique nelle stesse case coloniche utilizzate 100 anni fa per bonificare la zona….E i vigneti che ancora oggi producono il vino ebreo…

Ziqron Yaqov si chiama la citta’ ( Ziqron= Ricordo-memoria di Yaqov il padre di Sir Rotschild.)

Ma aspettate, non è finita, in mezzo alle due cittadine ve ne è una terza: BENJAMINA, piccolina ma deliziosa…. non era prevista e fu dedicata a Sir Benjamin James Rotschild che rese possibile tutto questo. Perché in fondo quando ci vuole ci vuole.

Giardini laddove c’era il deserto. Questo fu il Sionismo; il sogno impossibile di chi non ha mai smesso di sognare.

Buon compleanno Israele e che tutti sappiano come sei nata.

*( Rishon Le Zion , rishon=primo, il primo apPezzamento di terra comprata dai Sionisti in Israele )

Tel Aviv 23 aprile 2015

 

Fonte: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=898550170202527

L’uguaglianza non è giustizia

Anche perché niente è più ingiusto che trattare da uguale chi è diverso: la vera giustizia è il rispetto della diversità perché, al contrario, ignorarla crea l’esclusione.

Uguaglianza non significa giustizia

Bugiardi

a.devincentiis_doppia faccia

Poche cose hanno effetto letale sui miei sentimenti come le bugie.

Non le sopporto, ma non le sopporto in maniera radicale tanto che, io che sono così incapace di cancellare le persone, divento incapace di fermarne la totale scomparsa dal mio cuore in caso di bugie manifeste.

Non parlo di quel minimo fisiologico che è sana difesa della propria privacy, ma di quelle che si traducono, di fatto, in inganno, in abuso del tempo e dei sentimenti dell’altro.

Sono stata innamorata nella mia vita e, devo dire la verità, praticamente mai la storia è finita per tradimenti, anche perché alla fin fine ho scelto persone con i miei stessi principi, e tutte queste storie finite sono state lunghe e dolorose da dimenticare. Ma non con Attila.

Dopo la storia di Issa, ero riuscita a superare la cosa poiché, trovandoci in un periodo di tira e molla, ero riuscita a far rientrare tutto nel “molla” e quindi a giustificarlo, finché un giorno – tra le altre cose avevamo trascorso una meravigliosa giornata insieme – scoprii un’altra bugia (indiscutibilmente bugia, galeotta fu la segreteria telefonica, perché gli scappò di ascoltare davanti a me un messaggio di Issa): il crollo di ogni e qualsiasi sentimento fu un attimo, e si è rivelato un processo assolutamente irreversibile.

Tutto questo non per rivangare il passato remoto (correva l’anno 1993), ma perché ho finalmente messo a fuoco come mai certe persone possano essere – in un passato molto ma molto più prossimo – uscite dal mio cuore, dalla mia testa e dalla mia vita (nonché dal mio profilo fb) repentinamente e senza lasciare traccia: la bugia. La bugia rende l’altro un bluff, un ologramma, un essere inesistente. La bugia è quell’autogol che dice all’altro: io non esisto, non sono mai esistito/a.

Questo è l’effetto che ha su di me il castello di menzogne.

Di un’altra persona ho lo stesso sospetto, per ora sto in campana. A me non ha fatto niente, ma comincio a mettere a fuoco che ha fatto della finzione la sua strategia di vita.

A buon intenditor…