Dilemma: Cesare Battisti, ne è valsa la pena?

I criminali non devono restare impuniti, io sono una di quelle intransigenti che butterebbe via la chiave di parecchie celle e, diciamocelo, non sono neanche particolarmente contraria alla pena di morte ma… c’è un ma.

Come sono sempre solita dire, difficilmente ci si trova a scegliere tra un bene e un male, più spesso ci si ritrova a scegliere tra due mali, e non è sempre così immediato stabilire quale sia il minore.

Ora, dopo l’auspicato arresto di Casare Battisti, finalmente consegnato alla giustizia, si sono scoperti dei retroscena di cui non eravamo a conoscenza, tra cui quanto è costato assicurarlo alle patrie galere: dicono 50 milioni di euro che non mi sembrano pochi.

Ora, dico io, non ho la minima idea di quanto siano 50 milioni di euro a livello nazionale, probabilmente una cifra minima, forse meno di un euro a cittadino (neonati compresi), ma devo dire che io pensavo che le indagini le seguissero i servizi preposti stipendiati a prescindere, e che la ricerca di un criminale non comportasse particolari oneri aggiuntivi, ma se così è mi chiedo:

1) premesso che i fatti sono avvenuti 37 anni prima e che da allora a quanto risulta non ha più commesso simili reati

2) premesso che comunque neanche stava in Italia e non rappresentava un rischio né per l’Italia né per il Brasile

3) premesso che io non sono per perdoni e condoni, ma che bisogna essere realistici e in giro ci sono assassini che continuano ad uccidere e forse sarebbe meglio gli sforzi concentrarli su di loro

4) considerando quanto premesso inizialmente, che non sempre ci si trova a scegliere tra bene e male ma che spesso bisogna scegliere tra due mali

avendo a disposizione 50 milioni, non sarebbe forse più saggio utilizzarli per salvare qualche vita, magari donando ulteriori apparecchiature e posti letti a un ospedale piuttosto che ricercare un ormai innocuo latitante distante migliaia di chilometri? Mentre lo scrivo sento un pugno allo stomaco, è ovvio, non è accettabile un criminale impunito e che chi è stato ucciso non ottenga giustizia ma, non avendo mezzi per fare tutto, non sarebbe più opportuno scegliere di salvare chi ancora può essere salvato, magari ricercando assassini che ancora oggi mietono vittime?

Non a caso ho intitolato il mio post “Dilemma”, sono quei dilemmi con cui spesso fanno test per misurare lo spessore morale delle persone, e la risposta non è mai facile, ma io, chiedendo in cuore mio perdono alle vittime mai dimenticate ma non vendicate, salverei chi è vivo oggi.

Annunci

Casa mia casa mia atto IV: scorci di vita quotidiana

Attila sta uscendo.

Io: “Che me lo riesci a trovare un cassonetto vuoto in cui buttare la plastica?”

Lui: “Dove?”:

Io: “Come dove, per strada, da qui a dove devi arrivare ce ne sono, guarda tu.”

Lui: “Ma che devi fare?”

Io: “Devo buttare la plastica”.

Lui: “Non ho capito, ti serve un sacchetto?”

Io: “No, il sacchetto è pronto, mi serve un cassonetto vuoto in cui buttarla”

Lui: “E perché deve essere vuoto?”

Io: “Altrimenti non c’entra!”

Lui: “E’ così tanta???”.

Io: “Ma no, è un sacchetto normale, solo che i cassonetti qui sotto sono pieni e non c’entra!”.

Lui: “Va beh, ma perché deve essere vuoto?”.

Io: “Guarda, lascia perdere, vai pure, domani la butto io”.

 

Catturato Cesare Battisti

La notizia del giorno è questa, finalmente catturato il terrorista Cesare Battisti. Per un breve riepilogo della sua storia potete leggere qui (poi semmai tornerò sul post per aggiornamenti):

http://espresso.repubblica.it/internazionale/2017/10/05/news/cesare-battisti-quel-terrorista-e-assassino-sempre-protetto-dai-potenti-1.311478

Mi ricollego all’esperienza di una mia amica, volontaria in carcere, che assiste tra l’altro delle prigioniere politiche, che non conosceranno mai più la libertà.

Secondo voi, dove finisce la ribellione politica e inizia il reato comune?

E quali dovrebbero essere le pene se veramente certe persone (non è certo il caso di Cesare Battisti, ma potrebbe essere di altri) fossero davvero duri e puri che hanno lottato per rovesciare un sistema corrotto?

In queste lotte armate, lo sappiamo, sono stati versati fiumi di sangue innocente, tra forze dell’ordine e cittadini: io personalmente non ritengo che il fine giustfichi i mezzi,  e voi? Se per rovesciare, ad esempio, un regime dittatoriale venisse compiuta una strage d’innocenti, sarebbe secondo voi giustificabile alla luce del risultato da raggiungere o bisognerebbe sempre cercare un’altra via?

Tutte queste considerazioni partono sì dalla cattura dell’ex-latitante Battisti, ma forse hanno poco a che vedere visto che pare si tratti proprio di un delinquente comune, ma allora, perché le forze politiche l’hanno appoggiato? Perché in alcuni momenti gli è stato riconosciuto addirittura lo status di rifugiato politico? Perché il Brasile l’ha accolto e protetto? Perché molti paesi dell’america del sud, nel corso della storia, hanno addirittura offerto rifugio e protezione ai criminali nazisti? Politica e umanità risiedono su due fronti opposti?

Se gioventù sapesse, se vecchiaia potesse…

“Se gioventù sapesse se vecchiaia potesse!”: così diceva Henri Estienne, e quanto aveva ragione!

Ricordo ancora mi pare Al Pacino in “Profumo di donna” che diceva qualcosa del tipo “La giovinezza è una cosa così bella che è un peccato che sia sprecata coi giovani”.

E’ una vecchia storia, i giovani hanno forze e la vita davanti a loro, ma non hanno esperienza e di errori ne fanno tanti, i vecchi hanno forse la saggezza del tempo, ma non hanno più la possibilità di vivere, forse solo quella di consigliare i giovani… almeno un tempo. Ora forse non più, perché i vecchi non vivono più coi giovani, perché i giovani non ascoltano i vecchi, perché i vecchi comunque hanno conosciuto un mondo che non è più quello di oggi e la loro conoscenza non è adeguata a salvaguardarci dall’oggi, o meglio, salvaguardarli dall’oggi, e anche dal domani.

Tornando indietro, cosa farei? Cosa consiglierei io oggi a un giovane?

Io di errori ne ho fatti tanti, vi dico i primi che mi vengono in mente:

1) non ho mai tenuto conto che il tempo passa. A volte l’altezza della montagna da scalare mi ha spaventato talmente tanto da non iniziare neanche a scalarla. Una mia vecchia conoscente diceva, di fronte a lavori che sembravano infiniti, che per fortuna le braccia non hanno paura quanto gli occhi. Ecco, le mie di braccia a volte hanno avuto paura, e tante volte mi è capitato di ritrovarmi a dire “Ecco, se avessi cominciato allora, a quest’ora avrei già finito”.

2) Bello o brutto, prima o poi passa tutto. A volte questo l’ho tenuto presente, a volte, nel bene e nel male, no, e mi sono lasciata sorprendere da qualcuno che andava via, o affliggere da un problema che sembrava un macigno inamovibile dalle mie spalle. Oggi come oggi, col senno del poi, avrei più speranza e meno fiducia, o meglio, più fiducia nella vita, meno aspettative sulla gente.

3) Appartengo alla categoria “mi spezzo ma non mi piego”, e infatti mi sono spezzata, e rispezzata, e rispezzata. Oggi capisco che non vincono i più forti, e neanche i più furbi, non vincono i più giusti e neanche i più sbagliati: a sopravvivere sono quelli che sanno adeguarsi, e a vincere quelli che sanno farlo senza vendersi l’anima.

La realtà è che è da stolti illudersi di vivere senza compromessi e bisogna fare solo attenzione a non vendere la nostra integrità, perché i compromessi leciti e onesti esistono, e probabilmente sono indispensabili. Come tutti sanno lo sciopero bianco, cioè quello sciopero che consiste nell’attenersi rigidamente alle proprie mansioni, provoca il blocco delle attività, e nella vita è esattamente lo stesso: a volte bisogna saper voltare la testa dall’altra parte, quando questo è un’opera di bene o un atto di pietà.

4) Ho tenuto sempre ben presenti i miei doveri, ho un senso del dovere inossidabile, ma non mi sono mai resa conto che anche verso se stessi si hanno dei doveri, e anche la ricerca della felicità è un preciso dovere cui attendere.

Ecco, se dovessi dare un consiglio ai giovani sarebbe quello di non disperarsi quando le cose sembrano andare male e non adagiarsi sugli allori quando vanno bene, di gratificarsi senza viziarsi, che il piacere non sia mai vizio, che il dovere sia gratificante responsabilità e mai odioso fardello, e poi una cosa importantissima, che io non ho mai imparato a fare: riconoscere quando trattenere e quando lasciar andare.

Ancora una cosa: l’ansia lasciatela andare, è tra le cose più dannose al mondo, e non mi risulta abbia mai avuto un minimo di utilità, tutt’altro, ingigantisce i problemi e toglie lucidità ed energie per risolvere quelli che effettivamente ci sono.

Ecco, mettiamola così: per il 2019 cercherò di seguire i miei consigli  😉

Caro 2019

Caro 2019,

a pelle, lo ammetto, mi stai simpatico, forse per la presenza del 9, il mio numero prediletto, o forse perché comunque del 2018 non ne potevo proprio più e avevo proprio bisogno di una boccata d’aria fresca. Mia nonna era solita dire “Come ti ci metti, così ti vengono”, insomma, quella che oggi chiamano “legge dell’attrazione” e pare che abbiano scoperto l’America, mentre la gente, tutto sommato, da quel dì che lo sa. Insomma, volevo dirti, io mi ci metto bene, speriamo che venga bene, a dimostrare per l’ennesima volta la saggezza dei nostri nonni.

Ti dico la verità, mi sto rimbecillendo con una soap opera che, a detta di mia figlia, è un’offesa alla mia intelligenza, però mi sono resa conto che pure staccare la spina dalle cose serie ogni tanto serve, e ricarica.

E poi, che devo dirti, per una come me, che ha perso la capacità di sognare, una dose massiccia di sdolcinatezze fuori dalla realtà potrebbe essere la necessaria terapia d’urto.

A furia di vedere tutte quelle stucchevoli storie d’amore un po’ di voglia di viverne una mi è venuta, hai visto mai che è vero che io finora sono rimasta sola perché più o meno inconsciamente rifiutavo tutto e tutti e invece ora sono disponibile a lasciare uno spiraglio aperto alla vita?

La situazione economica in Italia è sempre dura, siamo ancora nella morsa della crisi (e a Roma pure della “monnezza”), ma mi sembra tutto meno nero, tutto aperto a qualsiasi possibilità, e speriamo bene.

La frattura piano piano sta diventando un ricordo, mi sono liberata di un altro po’ di zavorra umana, riallacciato antichi rapporti (anche se nella triste occasione dell’ennesimo funerale del 2018!), e tutto mi sembra ancora possibile e poi… e poi una frase, di una persona in difficoltà che mi ha detto: “Io sono stata sempre timida e goffa, ma l’altra notte ho ballato, perché non so ancora quanto mi resterà da vivere”, che mi ha acceso un’altra luce e presentato un’altra prospettiva perché ecco, pur nella tristezza del concetto generale, mi sembra un’ottima idea rompere ogni indugio, perché non sappiamo per quanto tempo ancora potremo danzare, al suono della più bella musica.

 

Vivere senza ali

Ho quasi sessant’anni, e ancora mi pesa quello che mi hanno fatto i miei. In teoria sono d’accordo sul fatto che, qualunque cosa i genitori facciano, una volta che siamo cresciuti e siamo fuori diventiamo padroni della nostra vita, sull’altro fronte però sono perfettamente conscia dei segni indelebili che lasciano.

Io ancora tremo quando sento qualcuno agire “per il bene” di qualcun altro, è quasi certo che quando pronuncia queste parole lo sta prevaricando, scavalcando, facendo qualcosa che sa non essergli gradito, che rifiuterebbe se lo sapesse, e praticamente sta negando che sia in grado d’intendere e di volere e di decidere per se stesso.

Alcuni genitori, “per il bene” dei figli, li costringono a studi in cui non esprimono la propria personalità e il proprio talento, semplicemente perché pensano che siano più rivendibili sul mercato, o perché permetteranno loro di seguire i passi di un genitore che magari non hanno alcuna voglia di emulare.

“Per il bene” dei figli i genitori impongono amori o li ostacolano, per non parlare poi i genitori di figli gay che magari costringono i figli a isolamento e cure psichiatriche, sempre rigorosamente “per il loro bene”.

Guardavo giorni fa un filmato su una ragazza del sud “disonorata”, e pertanto cacciata dai genitori, e penso alle ragazze costrette dai genitori ad abortire, o a restare con un uomo inadeguato, magari violento, sempre in nome dell’ “onore”.

Non sono sicurissima che i tempi siano cambiati, non per tutti almeno, e comunque io sono figlia di questo tipo di genitori, un gabbiano costretto a vivere senz’ali.