Quello che sono

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Tra due giorni sarà il mio compleanno, che magari è anche un’occasione per fare il punto della situazione, attivo e passivo della propria vita, stato dell’arte e progetti per il futuro.

Che poi, detta così, sembra una questione di ragioneria, che è la cosa più lontana che esista dalla vita, quella più piena e più intensamente vissuta.

Sono felice, ancora, oggi.

Per la cena di compleanno a tavola avrò alcuni tra gli amici più cari: non tutti, molti sono lontani, qualcuno un po’ avviluppato nella vita, per qualcuno la festa è stata rimandata di qualche giorno perché altrimenti saremmo stati troppi, ma insomma, saremo un po’.

 Ho fatto un conto che le mie amicizie più longeve durano da 42 anni suonati, nate tra i banchi del liceo, ma quelle saranno sabato a pranzo con la famiglia, perché oramai sono completamente affiliati (in quanto adolescenti, hanno abbondantemente frequentato casa dei miei).

Altre, forse ancora più solide (nel senso di forse minore fratellanza ma condivisione di esperienze più adulte),  ne hanno all’incirca 32, e formiamo un gruppo solido e compatto, complice e affiatato.

Loro mi hanno tutti insegnato qualcosa, cose importanti davvero:

da Giuseppe, mio ex capo, ho imparato principalmente a non arrendermi mai, mai, qualunque fosse la situazione e le evidenze. Non che io non avessi già di mio una certa attitudine a non mollare la presa, ma diciamo che lui ha dato una bella spinta a questa mia inclinazione. Io me lo ricordo, davanti alla lista di problemi che sembravano senza soluzione, dirmi “E allora? Che si dovrebbe fare secondo te, prendersi i propri giocattoletti e tornarsene a casa?”, domanda retorica che presupponeva la risposta “Non se ne parla proprio!”. E’ un uomo che ha combattuto molte battaglie, alcune anche decisamente impegnative, e ha vinto anche quando sembrava davvero impossibile.

Con Marzia che, collega all’epoca sconosciuta, un giorno che mi sentivo male mi raccattò, trasportò in farmacia e poi a casa, ho conosciuto la dedizione disinteressata all’altro, sempre e comunque. Chiaramente, se io ho riconosciuto e apprezzato il suo modo di essere è perché per me già rappresentava un valore, ma in lei decisamente concentrato: insomma, categoria “chi trova un amico trova un tesoro”!

Quella che invece ho conosciuto con Marina è la complicità, ma il perché non ve lo posso raccontare… assolutamente top secret, ma di masculi si tratta!  ;)

E passiamo a Lucia, l’amica che mi ha insegnato l’importanza dei sogni e il segreto per farli diventare realtà: crederci, osare, agire. Lei parla molto del “far accadere cose”, anche se ha notato che, mentre lei le cose buone le fa accadere nella propria vita, io ho la capacità di farle accadere nella vita degli altri (non ultimi i piccioncini!)😆

Un’ultima amica sarà presente, lei abbastanza recente, l’amicizia è nata a furia di viaggi in autobus, ed è stata subito sintonia: perché poi, parliamone, ma a che servono i social network quando ci sono le fermate degli autobus!  :lol:

Un messaggio dai piccioncini?

A FERAL PIGEON ('Columba livia') in Madrid (Spain).

Deve essere la nemesi, la vendetta dei due piccioncini! Oppure un messaggio subliminale di Xavier, che forse in fondo al cuore vorrebbe venirmi a far visita, veniva sempre in questi giorni in prossimità del mio compleanno!

Insomma, stamane io e mia figlia eravamo teneramente abbracciate a farci un sonnellino extra, quando abbiamo sentito un gran rumore, troppo per qualsiasi giustificazione “razionale” volessimo dare, colpo di vento, rumore esterno od altro: sembrava proprio che qualcuno fosse entrato in casa nostra, ed armeggiasse.

Io avrei francamente adottato la politica dello struzzo e continuato a dare la colpa al vento, ma mia figlia si è alzata, si è diretta dove sentiva il rumore, e ne è uscita urlando: “Oh mio Dio, oh mio Dio!”.

Insomma, morale della favola, un piccione era entrato dalla finestra aperta della cucina, si era diretto al bagno, e aveva iniziato a fare i suoi bisogni prima sul pc di mia figlia (fortunatamente chiuso!), poi appollaiato sulla cassetta dell’acqua (si chiama sifone?).

Insomma, d’istinto ho chiuso la porta del bagno (non per discrezione ovviamente, solo per non farlo svolazzare per casa!), mentre decidevo sul da farsi.

La finestra del bagno era chiusa, strachiusa a vari strati, ma capivo che non potevo far altro che entrare ed aprirla completamente per mandare via il volatile.

Mentre compivo le varie operazioni, avevo paura che mi svolazzasse attorno (che ci volete fare, sono una cittadina io!), ma alla fine ci sono riuscita: lui ha finito i suoi bisogni nella cassetta, e poi finalmente si è involato. Richiuso la finestra, ripulito qua e là con ammoniaca, ora sembra tutto essere tornato alla normalità anche se… non vi burlate di me, tra quello che tremo e lo schifo che mi ha rovinato la colazione, ancora non mi sono del tutto ripresa!

Delle diverse opinioni

punti-di-vista-sei-nove

Mi ha fatto riflettere il commento di Sergio nel post precedente riguardo la mia capacità di rispettare le opinioni altrui. In realtà non lo ritengo neanche un merito, ritengo la cosa più normale del mondo che persone di diversa estrazione, diversa cultura, diversa educazione, diverso carattere, diverse situazioni ed esperienze di vita, abbiano opinioni diverse, basate su propri criteri di valutazione.

Ora, i punti di vista si chiamano così proprio perché è il punto di vista, la posizione della persona, la prospettiva, insomma, chiamatela come volete, quella che cambia la percezione di ciò che si vede.

Facciamo conto per un momento di trovarci di fronte tutte persone mediamente intelligenti e in buona fede: se esistesse un’unica verità, se esistesse La Verità, la penserebbero tutti nello stesso modo, non vi pare? Magari una persona può essere disinformata, ma se fosse solo quello le divergenze verrebbero appianate con l’informazione, non sarebbe forse così?

La realtà però non è mai così semplice, non esistono, almeno nella dimensione umana, il Bene in sé e il Giusto in sé di platoniana memoria: a noi è più accessibile e consono il socratico sapere di non sapere, ed è proprio per questo che dovremmo avere, nei confronti di opinioni diverse dalla nostra, l’umiltà di ascoltare e considerare, piuttosto che la boria di giudicare e condannare.

Punti di vista - Elefante

Poniamo che le persone nella figura siano ferme nelle proprie posizioni e non si possano spostare. Si deve decidere se far muovere in avanti l’elefante.

Uomo a destra: “Se l’elefante si muove in avanti mi schiaccerà!”

Uomo al centro: “Non dire sciocchezze, se l’elefante si sposterà in avanti semplicemente si allontanerà!”

Donna a sinistra: “Se l’elefante si sposterà in avanti, porterà lontano da me quella coda molesta e quel sederone maleolente!”.

Uomo al centro: “Ma di quale coda e quale sedere vai cianciando, io non vedo niente!”.

Uomo a destra: “Vero, non vedo niente”.

Entità superiore democratica giudicante: “Due su tre non si oppongono allo spostamento in avanti dell’elefante, quindi si proceda!”.

L’uomo a destra muore e nessuno si spiega il perché.

Ecco, questa storiella me la sono inventata io in questo istante, ma è esattamente quello che succede quando non si valutano tutte le posizioni, anche quelle di minoranza, e non si ragiona sul perché delle differenti valutazioni.

Se i personaggi della nostra storia fossero persone aperte e lungimiranti, non arriverebbero a capire di che cosa si tratta e come procedere senza danneggiare nessuno?

Ecco, il non rispetto delle idee altrui è un’occasione mancata per crescere e capire, e soprattutto non far danni.

Certo, poi ci sono delle situazioni per le quali, secondo me, le valutazioni dovrebbero e potrebbero essere oggettive, salvo il capire come mai l’altro arrivi a pensare e a credere in qualcosa che non sta né in cielo né in terra (v. vignette in calce).

ferite credenti non credenti

donna stuprata italiani stranieri

Larga la foglia, stretta la via, dite la vostra che ho detto la mia!

Complimenti

Beh, i complimenti fanno piacere a tutti, e io non faccio eccezione: come diceva il buon Al Pacino nel film  “L’avvocato del diavolo”, “La vanità, il mio peccato preferito!

Oggi una mia amica mi ha detto testuali parole: “Tu sei un miracolo nella mia vita, per me è un onore averti conosciuta e che tu sia mia amica!”.

Beh, qualche maligno ora (la Pdf in primis) si precipiterà a commentare: “Aspetta che ti conosca meglio e poi vedrai come cambierà idea!”. In effetti il buon vecchio Attila, seccato che mi dessero tutti ragione, una volta ebbe a commentare: “Hai il Diemme’s fan club, ma se ti conoscessero davvero diventerebbe immediatamente il Diemme fancùl club!”.

Beh, spiacente per i rosiconi, questa amica mi conosce benissimo, esattamente da 42 anni (!), ci siamo frequentate, quando più quando meno, da una vita intera, non ci siamo mai perse di vista e ci siamo anche ritrovate a condividere gli stessi spazi, e di vicende di vita, con tutti i suoi dritti e rovesci, ne abbiamo vissute insieme veramente tante!

Sapete che mi ricorda questo episodio? Quello di quello stupendo film che è “La vita è una cosa meravigliosa”, in cui il protagonista si sente una persona inutile, che nella sua vita non ha combinato niente, pensa che sarebbe meglio se non fosse mai nato, e gli compare un angelo che gli mostra come sarebbe stato il mondo senza di lui, facendogli capire l’importanza dei suoi gesti, piccoli e grandi, di tutta una vita.

Beh, per la verità in questo momento io non ero affatto sconfortata, ma mi ha fatto comunque tanto piacere! ❤

Il giallo e il blu

Massimo Ballerini - Mare giallo e blu

Massimo Ballerini – Mare giallo e blu

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Quello dei colori mi è venuto in mente discutendo con mia figlia sulla questione dei cosiddetti diritti degli omosessuali.

Lei è quella liberale pseudoprogressista dagli slogan “dove c’è amore c’è famiglia”, frasi che secondo me lasciano il tempo che trovano, mentre io sono per tutti i diritti umani degli omosessuali, a essere rispettati, a non essere discriminati (nel senso di non essere giudicati persone di serie B), a vivere alla luce del sole, a vedere tutelata la propria posizione di coppia quando questa esiste, e che il sentimento che lega una coppia omosessuale venga considerato, com’è, lo stesso identico sentimento, nel bene e nel male, che lega una coppia etero.

Ma per il matrimonio no, mi dispiace, sapete come la penso, non ci sto. Ovviamente il mio pensiero è legato al fatto che per me l’unione matrimoniale è imprescindibilmente legata alla procreazione, così è nato (questo era il fulcro della discussione con mia figlia) e così ha ragion d’essere. Un tempo la moglie sterile veniva ripudiata (e la piccola obietta: “I tempi sono cambiati!”), e a una coppia che conosco personalmente è stato concesso l’annullamento dalla Sacra Rota perché – almeno così mi è stata raccontata – all’atto del matrimonio lui non aveva intenzione di avere figli, il che rendeva quel matrimonio nullo (nonostante poi il figlio ci fosse stato, e ben prima della richiesta di annullamento).

Lei replica che io mi sto riferendo alla religione cattolica, che non ha l’esclusiva del matrimonio, e io ribatto che anche nelle tribù il matrimonio, magari celebrato dallo stregone, ha sempre avuto come fine la procreazione, con tanto magari di dono di statuette della fertilità.

Quello delle antiche tribù non le è sembrato un grande esempio, assolutamente inadeguato alla civiltà e al progresso.

E’ stato in quel momento che mi è venuto l’esempio dei colori: la società si evolve, è vero, ma se si evolve al punto che le cose vengono completamente stravolte snaturandone il significato iniziale, è giusto pure prendere atto che sono “altro” dal progenitore. Insomma, l’automobile si chiama automobile, anche se è un’evoluzione della carrozza, sarebbe assolutamente improprio continuarla a chiamare carrozza, e infatti nessuno lo pretende.

Abbiamo parlato del matrimonio civile che è altro dal matrimonio religioso (e questo non è vero, è nato con delle lievissime varianti rispetto al matrimonio religioso, ma sempre di matrimonio si trattava, almeno fino a un certo punto).

Secondo me, non con il divorzio, che per gravi e giustificati motivi esiste anche in molte o in tutte le religioni, ma col divorzio “perché sì” c’è già stato un notevole snaturamento del matrimonio (che secondo me ha portato pure allo smantellamento della famiglia cosiddetta tradizionale, colonna portante della società che al momento, dobbiamo ammetterlo, un po’ allo sbaraglio è).

“Mamma, il mondo va avanti, le cose cambiano!”.

Certo che cambiano, ed è pure cosa buona e giusta che sia così ma, se io ho un colore che si chiama giallo e ci aggiungo una goccia di blu, questo produrrà una nuova sfumatura di giallo, un colore diverso, ma pur sempre giallo. Se io ne aggiungo un’altra goccia, probabilmente si otterrà lo stesso risultato, ancora un giallo ma di un tono diverso.

E’ solo che, aggiungi e aggiungi, a un certo punto bisognerà prendere atto che il nuovo colore si chiama verde, e che chiamarlo ancora giallo è improprio e privo di qualsiasi senso, e se questa volete chiamarla omofobia, direi proprio che allora non è solo il termine “matrimonio” a essere usato in maniera impropria!