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O t’innamori o t’addolori

Mi ha fatto ridere mia figlia quando, parlando di un’eventuale dieta, ha commentato: “Mamma, le diete non riescono, perché purtroppo quando non le fai pensi solo al cibo, e quando le fai pensi solo al cibo lo stesso. Per dimagrire davvero bisogna tenere la mente occupata con altri pensieri: insomma, per dimagrire, o t’innamori o t’addolori!“.

Allora, addolorarmi non è la strada che vorrei intraprendere, anche perché la storia m’insegna che io assimilo pure i dolori, sono ingrassata col divorzio, con il mutuo fuori controllo, con il fallimento dell’azienda, con i lutti… ho assimilato pure le corna, ad alto contenuto proteico!

La soluzione sembrerebbe quindi solo innamorarsi, anche se quello è un capitolo archiviato della mia vita, ma è pur vero che tutto ciò che è archiviato non è distrutto, e quindi può essere recuperato.

L’unica scappatoia che vedo è cambiare l’oggetto della passione, mica è detto che si debba per forza essere innamorati di un uomo – o di una donna a seconda dei casi -, la passione si può nutrire anche per un progetto, per un impegno, per un hobby…

Insomma, il mondo è pieno d’amore, perché fossilizzarsi? 😆

 

 

Non darmi anche tu parole

Non mi dare anche tu parole, quelle che so da sola, come quella signora sconosciuta che sull’autobus mi disse “Che ci vuole a dimagrire, dia retta a me, basta mangiare di meno, e muoversi di più”, ma che bella scoperta, io non lo sapevo, pensavo che si dimagrisse seduti in poltrona mangiando cioccolata.

Aveva ragione Bruno, lui che era depresso, e che s’incazzava se gli parlavi di cielo azzurro e di uccellini che cinguettano, perché a uno depresso non importa nulla del cielo azzurro e degli uccellini che cinguettano, e così uno grosso, cui non va di camminare, vorrei vedere te ogni volta che ti alzi per andare a prendere un bicchiere d’acqua se dovessi sollevare un incudine di 30, 40 kg, vorrei sapere quanto sarestii solerte ad alzarti o se ti terresti la sete, e se ti verrebbe voglia, visto che è una bella giornata, di portarti l’incudine a passeggio con le ginocchia che ti fanno male.

Vorrei vedere te se ti andrebbe di specchiarti nelle vetrine, che ti restituiscono un’immagine che non conosci, se ti andrebbe di guardare quegli abiti sfiziosi che non fanno per te, e non solo perché non c’è la taglia, perché tanto ti starebbero male comunque.

Vorrei vedere te ricostruire mille volte, e poi perché, il mondo pare vedere solo i diritti degli ingiusti, tutti assolti fuorché gli innocenti, gli unici da penalizzare e da non capire. E’ un mondo che perdona il peccatore, non l’innocente, guardatevi “Scipione detto anche l’Africano”, capirete quello che voglio dire.

Non ne posso più di buoni consigli, come se ne avessi bisogno, la so tutta la teoria, forse manca solo la motivazione, e che uggia quel parentame che con la mano tesa al lato della bocca, quasi a indirizzare meglio le proprie parole, tante volte prendessero un’altra strada, ti ripete col tono tra il rivelatore della grande verità e l’accorato “Non è per l’estetica, è per la salute!”.

Ma va? Ma tutte queste scoperte dell’acqua calda le brevettate? Io al posto vostro lo farei, perché l’acqua calda è utile, c’è da diventarci ricchi!

Mi è stato più utile lui, lui, quando con il suo sorriso meraviglioso, senza sentenziare, ma semplicemente essendone una testimonianza vivente, mi ha detto “Bisogna amare la vita”.

A volte, persino, mi riesce.

Il resto in natura e la fiera delle ovvietà.

Voi lo sapete che non sopporto la banalità dei consigli di certa gente, ma continuo ad attirarla come mosche il miele. Giorni fa sono uscita con delle amiche e una mi fa, sempre col tono addolcito-diplomatico, di quelli che assume chi ti vuole convincere con la propria immensa saggezza: “Perché vedi, se tu dimagrissi un po’, staresti anche meglio con te stessa!(“Ma davvero mi dici?”, ndr)”. L’altra mia amica soffoca una risata pensando “Ora Diemme se la mangia viva!” e invece io, colpita da cotanta illuminazione, le rispondo “Se mi vuoi veramente aiutare, perché non mi prepari un po’ di verdure?”.

Tanto è bastato a troncare la conversazione.

Non mi dilungo, della genta saggia che vuole spiegarmi (ma io sono di coccio e non capisco!) che è meglio essere ricchi e sani che poveri e malati vi ho parlato allo sfinimento, vi voglio invece regalare un sorriso con uno dei mille aneddoti di casa mia.

Ieri vado a comprarmi la cena, pesce e verdure e quindi, diciamocelo, in teoria sono stata brava. Peccato che, avendo un buono superiore all’importo speso, ho chiesto di aggiungere un fiore di zucca (avete presente quelli belli fritti ripieni di mozzarella e alici?  😉  ).

Mia figlia non manca di commentare “Non mi pare un  buon modo per dimagrire farsi dare il resto in fiori di zucca!” e poi, infierendo, aggiunge “SPECIALMENTE SE PAGHI CON UNA BANCONOTA DA 100 EURO!”.

Ma davvero era una mela?

La sera io compro da mangiare bell’e pronto da quella che è diventata ormai la dependance della mia cucina. Ora, da quando sto a dieta, diventa sempre più difficile concentrarmi sul lecito, anche perché quando io arrivo è rimasto poco, verdure bollite, che stanno preparando per l’indomani, e pizze traboccanti mozzarella, fiori di zucca fritti dorati, supplì…

Ecco, io resisterei pure, ma quelli mi guardano, soprattutto i fiori di zucca mi guardano e m’implorano, e mentre io con l’occhio languido li guardo di rimando spiegando con voce singhiozzante: “Non posso, proprio non posso!” la proprietaria ne acchiappa uno e me lo porge dicendo “Prendi, questo te lo regalo!”.

Io vorrei schermirmi dicendole: “Guarda che il problema non erano mica i soldi!”, ma come si fa a dare una risposta così polemica e fronte di un atto così gentile? Con quel fiore di zucca porto così, che da vicino mi dice: “Guarda come sono diventato freddo, scaldami un po’ nel tuo pancino!”.

Giuro però che si trattasse di una mela saprei resistere all’infinito!