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Quotidiane insofferenze

Una delle fatiche più grandi della mia vita è soffocare il mio istinto omicida, che se gli dessi la stura risolveremmo in quattro e quattr’otto il problema della sovrappopolazione mondiale.

Voi dovete sapere che, per quanto il mio lavoro sia impegnativo, richieda concentrazione e m’impegni dalla mattina alla sera, la parte più difficile della giornata non è il lavoro ma il viaggio sui mezzi pubblici, e questo non a causa dell’amministrazione capitolina, checché se ne voglia dire, ma a causa dell’egoismo e dell’inciviltà di quanti ne usufruiscono.

Istinto omicida nr. 1: per entrare sul mezzo vuoto in arrivo la gente sgomita, spintona, ti sorpassa, e una volta ottenuto di passare per prima non è che si vada a sedere al posto che più gli aggrada, lasciando a te la seconda scelta: eh no, sarebbe troppo comodo! La persona che ha corso e ti ha spintonato per entrare per prima entra e si ferma sulla porta, bloccando il passaggio, in modo che tu vedi dalle altre porte altri passeggeri che entrano e si accomodano mentre tu non puoi muovere un passo, e solo quando è rimasto un solo posto lo sgomitatore si decide a sedervisi. Ecco, io in quel caso lo acchiapperei per la collottola, lo butterei sui binari (o sull’asfalto, a seconda del mezzo) e poi mi siederei comodamente al suo posto, senza il minimo rimorso di coscienza..

Istinto omicida nr 2: se si presentano problemi all’entrata sui mezzi pubblici non crediate che l’uscita sia meglio. Sono generalmente i ragazzi che si fermano sulle porte, incuranti che il mezzo stia effettuando la fermata e che ci siano persone che devono salire e scendere: praticamente il blocco delle porte pare che sia uno sport nazionale. Spesso sono stranieri, e quando chiedi loro di spostarsi fanno la parte di non capire l’italiano: ma scusa, ma al paese tuo, qualunque esso sia, LE PORTE A CHE SERVONO? Quando i mezzi pubblici fanno la fermata AL TUO PAESE, la gente che fa, non sale e scende come in tutto il resto del mondo? Non diamo però la colpa solo agli stranieri, in percentuale ancora maggiore sono ragazzi italiani, che con quell’accidente di smartphone in mano e le cuffiette nelle orecchie se ne fregano che il mondo non giri intorno a loro, e che sugli autobus la gente alle fermate dovrebbe salire e scendere! Dipendesse da me, altri cadaveri sui binari o sull’asfalto, perché mica è vero che al mondo c’è posto per tutti!

Istinto omicida nr. 3: le persone che camminano sulle scale mobili. Io sono discretamente sicura che un tempo fosse proibito camminare sulle scale mobili, ma attualmente non vedo nessuna indicazione in proposito. Sta di fatto che, generalmente, nelle stazioni metro sono presenti, L’UNA ACCANTO ALL’ALTRA, scale tradizionali e scale mobili: ma se avete tanta voglia di fare le scale, perché non prendete quelle tradizionali invece di scassare l’anima a quelli che stanno sulla scala mobile che invece di starsene tranquillamente sul gradino in attesa di giungere a destinazione si devono appiattire contro la parete ogni due per tre per permettere il passaggio alle orde di bufali? Ripeto, non so se la legge consenta o meno di camminare sulle scale mobili persino in presenza di scale tradizionali ma io, tanto per gradire, uno sgambettino per farli ruzzolare lo farei.

Ecco, questo è il motivo della mia stanchezza, quattro ore al giorno di feroce repressione della mia vera natura.

https://www.repubblica.it/scienze/2017/04/05/news/sulle_scale_mobili_e_meglio_stare_fermi_la_scienza_da_torto_ai_frettolosi-162252935/

 

La vecchietta no no no?

Giorni fa mia figlia ha chiamato il comune per una segnalazione per la situazione rifiuti sotto casa nostra assolutamente insostenibile. Il Comune le passa l’Ama, dall’Ama pare abbia rispoto un disco che diceva che la segnalazione andava fatta esclusivamente on-line.

Ora, il fare le cose on-line dovrebbe essere un’opzione in più per chi è informatizzato, ma vi pare giusto che diventi l’unica possibile ed essere in possesso di un pc, avere una connessione internet e soprattutto saper utilizzare entrambe sia praticamente un obbligo di legge?

E’ questa la società del “Nessuno deve rimanere indietro”?

A me pare piuttosto il solito mondo del “Chi non salta zompa”!

Non chiedermi chi sono

Bozza scritta mille anni fa, ritrovata oggi: già che ci sono la pubblico!  😆

(Non chiedermi chi sono – poesia di Alessandro Ceccoli)

Qualche giorno fa ho avuto una mezza discussione con una persona (della blogosfera), la quale sosteneva che, insomma, avendo avuto pure contatti privati, conoscendo io la sua identità, e che diamine, il minimo dell’educazione era rivelargli la mia!

Non l’ho fatto, e ritengo che questo abbia guastato il rapporto.

La stessa cosa accadde qualche anno fa con una fedelissima, vera e propria mascotte di questo blog, che mi ha voluto dire di sé, senza che io glielo avessi chiesto, vita morte e miracoli, ma poi si è ritenuta offesa perché non avevo ricambiato la cortesia.

Avevo intenzione di riprendere il discorso ma, in verità, ma ne sono sempre dimenticata, fino a che non ho letto questo post di Solindue (avrei volentieri partecipato alla discussione, ma antichi dissapori rendono inappropriata la mia presenza in quel blog).

Ok, affronterò l’argomento in casa mia. Una volta una tizia, per dimostrarmi quanto si fidasse di me, mi raccontò tutte le confidenze ricevute dalla blogsfera, e arrivò a girarmi e-mail di terzi, senza neanche oscurarne il nome.

Più che dimostrarmi quanto lei si fidasse di me, in questo modo mi provò piuttosto quanto lei fosse inaffidabile e da tenere alla larga il più possibile! Delle cose proprie uno fa ciò che vuole, ma i segreti e le confidenze altrui sono e debbono rimanere sacre, persino nel caso l’amicizia si guasti.

Ora, siccome internet è una pubblica piazza e io tutta ‘sta stima della massa non ce l’ho, ritengo l’anonimato un diritto inalienabile: questo non perché uno abbia cose da nascondere ma insomma, non avere nulla da nascondere non significa rinunciare alla propria privacy ed esporsi nudi alla folla. Oltretutto , più o meno indirettamente, tramite i vari racconti, uno espone al pubblico anche vicini, parenti, colleghi e conoscenti, e questo mi pare davvero inopportuno.

BD - Bastardi Dentro, FB e la privacy

NB: la delicatezza della poesia d’introduzione e la crudezza della battuta della vignetta finale, la dicono lunga sulla mia doppia anima!

I primi e gli ultimi

Mi è rimasta impressa una frase di mia figlia in risposta a qualcuno in una discussione, in cui sottolineava l’amoralità del fatto che, se i primi sgomitavano per essere sempre più primi, gli ultimi di conseguenza sarebbero diventati sempre più ultimi, più esclusi e più reietti.

Il problema non è così facile come potrebbe pensare, perché sarebbe tanto facile dire che nessuno deve rimanere indietro, ma poiché non siamo tutti uguali, e poché oggettivamente non tutti abbiamo le stesse capacità nei vari campi, questa millantata uguaglianza che vorrebbe tutti uguali non è possibile raggiungerla se non tarpando le ali ai migliori affinché tutti razzolino a terra e nessuno sia più su di un altro.

Ecco, la mia domanda è: cui prodest? A chi giova? Quando non avremo più un abile chiururgo, un letterato eccellente, un architetto capace, ma anche un cuoco, un sarto o un muratore, perché nessuno deve rimanere indietro e quindi tutti devono assestarsi al livello dei più incompetenti, incapaci e mediocri, come avremo ridotto la società? Come avremo ridotto la nostra vita, la nostra salute, la nostra quotidianità, la nostra possibilità di miglioramento e di progresso?

Una politica illuminata (che i partiti che in nome dell’uguaglianza promuovono la massificazione e la perdita di identità decisamente non hanno) dovrebbe tendere a facilitare la crescita e il progresso di chi ha le capacità di andare avanti, e del cui talento tutta la società usufruirà, e nel contempo promuovere delle politiche di inclusione per far modo che chi resta indietro possa comunque in qualche modo trovare una propria strada e procedere.

Credo che sia capitato a tutti di vedere persone riuscire davvero male in qualche campo, tanto da sembrare con seri problemi intellettivi, e poi averli visti sufficientemente realizzati o addirittura sfondare in altri campi: io personalmente credo che ognuno abbia un proprio talento, una missione nella vita che è capace di portare avanti più di altri, ma se anche così non fosse, vi pare che affossare i talenti sia la soluzione?

Io credo che si debba cambiare totalmente prospettiva: mettiamo caso che una persona scopra una cura contro il cancro, non sarà forse l’umanità intera a beneficiarne? Ecco la chiave di lettura, noi siamo parte di un’umanità, siamo una squadra, e l’importante è che qualcuno ce la faccia, l’importante è che certe scoperte vengano fatte, certe invenzioni realizzate, ed è nel nostro interesse supportare chi può farcela, perché alla fine il traguardo sarà un traguardo raggiunto da tutta l’umanità.

Sempre nella stessa ottica di “se io stessi al governo”, i più bravi, i più sgobboni, quelli con più talento, che più si rimboccano le maniche, che più hanno acume, quelli li individuerei e sponsorizzerei (non li farei fuggire all’estero…). Per gli altri, ogni sostegno, ogni aiuto possibile, ogni apertura di possibilità alternativa che, badate bene, probabilmente sarà pure pagato/reso possibile dai bravi di cui sopra, non dimentichiamocelo!

E poi, consideriamo anche che, spesso e volentieri, non sono le capacità che mancano, ma la voglia, e voi sapete quanto io abbia diciamo in antipatia, tanto per usare un eufemismo, i parassiti di ogni tipo. Tanto per usare un esempio fatto giusto a mia figlia in questa occasione, un conto è che l’autobus si fermi per aspettare che l’anziano col bastone lo raggiunga (e che il mondo impari a non lasciare iindietro chi ha il passo più lento, che il mondo impari il rispetto per l’anziano e a rimodulare le proprie priorità), un conto è che si fermi per aspettare il tizio/la tizia che passeggiano più o meno sculettando mentre parlano amenamente al telefonino: cocco/a, il mondo non sta al tuo servizio e non si ferma per aspettare i tuoi comodi!

Noi non amiamo i circoli esclusivi, ci piacciono quelli inclusivi, ci piace la solidarietà, la fratellanza, etc. etc. etc., ma non ci piacciono neanche i carrozzoni di gente che vive a bilancino, che intende vivere a carico del prossimo perché lavorare stanca e vai avanti tu che mi vien da ridere.

Sono stata una prima della classe che non ha mai fatto copiare? Ebbene sì, lo sono stata, e vi confesso che, tornando indietro, farei esattamente la stessa cosa. Sono stata una persona preparata che ha sempre aiutato gli altri a superare le proprie lacune e che ha messo a disposizione il proprio tempo e il proprio impegno per aiutare gli altri ad andare avanti? Sì, lo sono stata, e ho sempre continuato a esserlo.

Tutti conosciamo la massima “Se dai un pesce a un uomo lo sfami oggi, se gli insegni a pescare (*) l’avrai sfamato tutta la vita” e io ho sempre insegnato a pescare, ma il mio pesce, pescato con fatica mentre tu te ne stavi in panciolle dondolandoti al sole, se permetti non te lo do: ripeto, gli scanzafatiche/parassiti/lavativi/fancazzisti io proprio non li mando giù!

(*) magari un primo pesce sì, si dovrà pure rimettere in forze per poter iniziare a pescare!  😉

In politica, ovvero l’Italia che vorrei #3

Mentre l’attuale governo continua a sparare, diciamo così, fantasiose soluzioni alla crisi che vanno dalle tasse sulle merendine ai ricchi premi e cotillon per l’utilizzo dei pagamenti elettronici, ci ritroviamo in un’Italia sempre più malmessa e sempre per i soliti problemi.

Un video pubblicato su fb giorni fa ricordava della profonda cultura dei politici della ricostruzione mentre ora, ed è la cosa che più mi fa soffrire, è stata sdoganata l’ignoranza. Oggi, senza un piano preciso, va al governo gente inesperta, che improvvisa soluzioni poco strategiche e spesso dannose, spesso in preda a deliri giovanili di salvataggio del mondo, e il popolo sotto a subire sempre più danni.

Come tentano poi di riparare a questi danni? Ma aumentando le tasse e diminuendo i servizi ovviamente, una formula – fallimentare – vecchia quanto il mondo, che finisce col demonizzare gli innocenti e criminalizzare gli onesti, colpevoli di non riuscire a produrre al ritmo in cui i nostri governanti sprecano.

Il movimento 5 stelle, che ha rappresentato il sogno del riscatto per quelli che non ne potevano più del sistema, ci ha messo un niente a diventare parte del sistema che si era impegnato combattere, e ad usare quel mandato, conferito dai cittadini per scalzare la casta, per rafforzarla e sostenerla.

Oramai tutta la gente della mia generazione, con figli diplomati e laureati, racconta di come siano dovuti emigrare per trovare una sistemazione, mentre da noi si respira sempre più aria di incoscienza nelle alte sfere e Medioevo nelle basse.

La sanità pubblica, un tempo fiore all’occhiello dell’Italia, è sempre meno fruibile, si tampona con attività intramoenia e assicurazioni private, – di fatto spostandoci sempre più verso l’assistenza privata – e la vita è sempre più dura per chi è costretto a pagare anche l’aria che respira per cui, alla fine, cerca di non respirare.

Io insisto che i due pilastri da iniziare a risollevare sono istruzione e sanità, oltre alla sensibilizzazione di una popolazione che deve acquisire una coscienza civile e non deve più rendersi complice di accaparramenti e intrallazzi (che, dispiace dirlo, ma pare che l’abbiamo nel DNA, dall’accaparramento dei medicinali anche inutili alle mancate fatture e ai falsi CID, etc. etc. etc.).

Quello che ho notato è che in Italia è diffusissimo l’uso di “far risultare che”, anche se spesso si tratta semplicemente di legittima difesa per riuscire a sopravvivere, ma proprio per questo motivo l’Italia ha sfornato leggi e norme contortissime per stanare i simulatori che finiscono per colpire chi, invece, in una certa situazione ci si trova davvero.

Ma torniamo a bomba.

Una signora, a quanto ho capito piuttosto facoltosa, di fronte ai cassonetti traboccanti rifiuti si lamentava dei criteri di calcolo delle tasse per la nettezza urbana, che si basano sulla metratura della casa anziché sul numero degli inquilini.

“E’ una patrimoniale nascosta”, denunciava lei, e certo che sì, perché una persona sola alla fine non produce più rifiuti se sta in un’abitazione di 200 mq piuttosto che di 50, e certamente le quattro o cinque persone che spesso abitano in un appartamento di 50 mq (ma spesso, se sono extracomunitari, si stipano anche in più persone) ne producono di più.

Allo stesso modo è una patrimoniale nascosta il calcolo dell’ISEE per cui, a parità di reddito, i risparmiatori hanno meno esenzioni rispetto agli sperperatori, e continuano a pagare tutto di più e di più a fronte di un capitale posseduto già al netto di tasse, e se non è patrimoniale questa…

La scuola pubblica ancora resiste, ma a quali condizioni? E anche lì, poveri disgraziati pagano la mensa e gente che arriva davanti alla scuola con macchinone e cellulare ultimo modello per sé e per il figlio invece gode dell’esenzione.

Io credo che oramai la fame e sete di giustizia tra la gente onesta, che paga le tasse senza averne ritorno, sia quasi ai massimi storici. Credo che la gente onesta sia stufa di uno stato assistenzialista e garantista che fa di Abele la vittima d’elezione.

Abbiamo bisogno del ripristino della legalità, abbiamo bisogno che venga ribadito il diritto alla legittima difesa, abbiamo bisogno di meno condoni e più giustizia, abbiamo bisogno che I SOLDI DEI CONTRIBUENTI VENGANO USATI PER I CONTRIBUENTI, e sicuramente il mio motto sarebbe: “Assistenza sì, assistenzialismo no”.

Tornando a bomba, vorrei una scuola più selettiva, che non permetta ai lavativi di risucchiare energie alla pubblica istruzione e nel contempo non costringa gli studenti più dotati ad abbandonare per bisogno economico: scuola primaria obbligatoria per tutti, scuola secondaria offerta a tutti, ma a tutti quelli che intendano usufruirne a pieno titolo. Il numero chiuso all’università andrebbe assolutamente abolito, e se non fosse possibile per mancanza di risorse abolirlo subito, sicuramente andrebbero cambiati i criteri di ammissione, che si dovrebbero basare su tutta la carriera scolastica dello studente e non su un test a crocette modello “o la va o la spacca”.

Nella sanità andrebbero individuati tutti gli sprechi (qualcuno mi parlò una volta di forniture finite in magazzino ancora imballate, e mai utilizzate da alcuno), ma senza tagli assurdi che penalizzano chi è davvero malato e ha bisogno di assistenza (qui il discorso è lungo, ma pare che i calcoli dei giorni previsti di degenza per singola patologia/intervento chirurgico presentino delle falle su cui lavorare, tipo la situazione pregressa del paziente che potrebbe, a fronte di un medesimo intervento, avere bisogno di più assistenza e di più giorni di osservazione).

Aggiungo, farei dell’abbattimento delle barriere architettoniche una battaglia personale.

Continuo comunque a pensare che per risollevare l’Italia ci sia bisogno dell’intervento di tutti gli italiani, di una presa di coscienza collettiva e di un controllo capillare, perché si deve prendere coscienza che il vicino che non paga le tasse non sta rubando a un ipotetico e incorporeo stato, ma sta rubando a te e alla gente come te, sta togliendo un’aula a una scuola, una borsa di studio a uno specializzando, una valvola cardiaca a un cardiopatico, un’analisi specialistica a un malato, etc. etc. etc.

Chi evade le tasse uccide. Chi permette che venga fatto, chi fa spreco di denaro pubblico, pure, ma anche chi strangola le aziende obbligandole o all’evasione o al fallimento.

Sempre con la raccomandazione di non prendersela col barista che si  è permesso di regalare una caramella a un bambino senza battere lo scontrino.

Il carabiniere ucciso e Bibbiano, perché ne parlo poco

Anzi per niente, perché è troppo anche per me: per quanto abbiamo letto, si parla di assistenti sociali giudici e psicologi alleati e complici nel togliere bambini a famiglie senza colpa e a danneggiarli con tecniche di lavaggio del cervello e non solo.

Un carabiniere accoltellato, che non si è potuto difendere perché praticamente la legge non lo permette (in Israele, avete presente l’intifada dei coltelli? Gli attentatori sono stati neutralizzati praticamente sempre), e il popolo italiano che fa? Si divide in due fazioni, quelli che gridano all’extracomunitario e cavalcono l’onda dell’odio e quelli che poi, una volta scoperto che si tratta di un bianco americano, gioiscono perché i primi si devono rimangiare quello che hanno detto, e del carabiniere ucciso pare non importare più nulla a nessuno.

Meritiamo di estinguerci.

Quanto è facile la vita degli altri!

Picasso – due donne che corrono sulla spiaggia – 1922

***

Sappiamo bene come la gente di deandreiana memoria sia prodiga di buoni consigli, tutti sanno vivere la vita degli altri, ed è davvero una gran disdetta indipendente dalle proprie capacità che non sappiano vivere la propria.

A prescindere dei consigli idioti e non richiesti che la gente continua a darmi, nonostante io non nasconda di non apprezzarli affatto e di ritenerli inappropriati, banali e fuori luogo, sto osservando questo fenomeno più in grande in occasione questa crisi lavorativa che sta coinvolgendo me con tutti i miei colleghi.

Oramai siamo agli sgoccioli, pochi giorni ancora e ci ritroveremo con un vuoto davanti a noi che già ci fa paura. Si parla di come faremo, come pensiamo di organizzarci, come pensiamo di affrontarla e, incredibile dictu, ognuno paragona la propria situazione a quella degli altri, e a ognuno la propria sembra peggiore: chi è più giovane ritiene che chi è più vicino alla pensione sia più fortunato, ma questi ultimi, cui magari alla pensione mancano sei o sette anni, pensano che chi è più giovane abbia più possibilità di trovare un altro impiego, mentre loro come faranno a sbarcare il lunario in quei sei /sette anni? Chi è solo ritiene fortunato chi ha un consorte che continuerà a portare i soldi a casa, ma chi è sposato, e magari con figli, pensa al milione di spese e di impegni presi contando su un doppio reddito. Chi ha i figli all’università si lamenta dei costi enormi degli studi universitari (specie se il figlio è fuori sede), ma chi li ha piccoli pensa agli anni ancora che dovrà trottare e provvedere a loro prima che siano indipendenti.

Insomma, in ogni circostanza l’erba del vicino è sempre più verde, e la vita degli altri sempre più felice, facile, gestibile, organizzabile.