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Ma Salvini è razzista?

La domanda sembra retorica, la maggior parte (o semplicemente “qualcuno”?) risponderà semplicemente “Più di così? Lui è l’emblema del razzismo!” ma è veramente così?

Pare che il suo passato (che non ho approfondito) non deponga a suo favore, leggo amici del Sud che scrivono che non dimenticheranno come Salvini in passato abbia tuonato sarcastico contro di loro, ma evidentemente qualcuno invece ha dimenticato, perché pure al Sud i voti a Salvini sono tanti, e sapete perché? Perché piace quello che dice. Populista? Uno che parla alla pancia e dice agli italiani quello che vogliono sentirsi dire? Ma quale politico non lo fa, ammesso che sappia farlo?

Inutile dire che la pessima gestione dell’immigrazione ha portato acqua al suo mulino, la gente è esasperata, non certo dallo straniero (anche se di stupidi e disumani razzisti ce ne sono eccome), ma dallo straniero che delinque, da quello che ti tampina, da quello che parassita le nostre risorse. A me personalmente, sull’autobus, non dà certo fastidio lo straniero che sta andando al lavoro o portando i figli a scuola, ma quello che mi aggredisce, insulta, che mi costringe a scendere, etc. etc. Mi dà fastidio il pensiero che manteniamo una pletora di persone, magari genitori di questi stranieri che si fanno dare la pensione a sbafo, dopo essere stati poco o addirittura niente in Italia, mentre i nostri anziani frugano nei secchi della spazzatura.

Certo, bisogna andarci cauti, facilmente la gente fa d’ogni erba un fascio e difficilmente sa operare dei distinguo, e una cosa che ho letto recentemente è verissima:

La guerra tra poveri la vincono i ricchi

e queste guerre noi dobbiamo evitarle.

Ripeto, la questione non è “lo straniero”, ma la gestione dello straniero, e allora è da condannare chi vuole ripristinare la legalità? E’ un demagogo chi pretende che ogni persona che vive sul nostro territorio venga identificata? E non era invece demagogo chi ha regalato 500 euro ai giovani maggiorenni, giusto giusto debuttanti al voto, altro che buono cultura visto che riescono spesso a convertirlo in tutt’altro?

Ora il censimento nei campi nomadi, con il quale sono ovviamente d’accordissimo: zone franche, in cui le forze dell’ordine pare non entrino, occupate da gente che vive in condizioni di estremo degrado, ma soprattutto con una marea di identità per meglio delinquere, che devono essere assolutamente superate, per il bene nostro e loro, perché ogni essere umano merita una vita migliore di quella.

E invece è scoppiato il putiferio, qualcuno sente aleggiare misure restrittive su base etnica, un’intollerabile eco delle leggi razziali, cui dobbiamo opporci con tutte le nostre forze. Una persona mi ha detto che se tale proposta fosse venuta da qualcun altro, quasi quasi ci si poteva credere che fosse per legalità e rigore, ma da Salvini la connotazione diventa immediatamente razziale, di discriminazione razziale, preludio alla persecuzione.

Io, quello che Salvini ha in testa, non lo so, ma quello che dice sono in parecchi a ritenerlo giusto. Quando Salvini ha riferito in Senato sulla questione dell’Aquarius ha espresso concetti sacrosanti, anche a favore dei migranti, perché nessuno deve essere più costretto ad imbarcarsi e a morire in mare per cercare una vita migliore. E noi vogliamo mangiare le arance di Sicilia. Magari dall’estero ci facciamo portare i datteri.

 

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I magnifici sette capolavori della letteratura erotica

Poiché il mio masochismo letterario non ha fine, non bastandomi quel mattone di cui vi ho parlato nel post precedente ho iniziato a leggere, in contemporanea (ne ho in canna tre), “I magnifici 7 capolavori della letteratura erotica”.

“Capolavori”, quindi dovrebbero essere racconti che in un certo senso hanno fatto la storia della letteratura erotica, dei classici che vanno letti al pari di Guerra e Pace e Il Conte di Montecristo.

Io, da brava sociologa, per parlare solo di cose che conosco e non lasciarmi indurre nella tentazione di parlare di quello che non so, pur immaginando che questo tipo di testi più di tanto non possano dire, non ho voluto dar retta a pregiudizi e mi sono cimentata in questa lettura.

Nonostante l’argomento e le intenzioni completamente diversi, la noia mortale prodotta dalla lettura del libro precedente e di questo si somigliano, sia per la povertà di argomenti che per la ripetitività degli stessi.

Se nel libro precedente il discorso era un elenco di mamme, nome, numero ed età dei figli, che dicevano la stessa identica cosa per centinaia di pagine, e cioè “Amo i miei figli ma se tornassi indietro non li farei. Loro sono meravigliosi, ma è il ruolo di madre quello che è troppo oneroso e che col senno del poi mai vorrei”, qui si parla di una serie di personaggi, portatori più o meno sani di due o tre orifizi messi a disposizione dell’umanità, che ci girano intorno (intorno=interno  😆 ) per oltre mille pagine, tra descrizioni più o meno dettagliate e sospiri e gridolini più o meno entusiastici.

Dei sette cosiddetti capolavori, che sono per l’esattezza:

DIDEROT, Thérèse Philosophe
CLELAND, Fanny Hill. Memorie di una donna di piacere
SADE, La filosofia nel boudoir
HOFFMANN, Suor Monika
MUSSET, Gamiani
ANONIMO, La mia vita segreta
APOLLINAIRE, Le undicimila verghe

ne ho letti per la verità solo i primi tre, ma non credo di riuscire ad andare oltre, tempo strappato alla vita.

Ho trovato interessante, per la verità, solo l’enunciazione nel terzo racconto, quello di Sade (che finora è stato il peggiore), della giustificazione filosofica e sociale della crudeltà. Ovviamente è noto a tutti, è sotto i nostri occhi e lo leggiamo continuamente nella cronaca, che la gente giustifica ogni propria azione, per orribile che possa essere (il bambino dal padre ucciso perché piangeva, l’automobilista preso a sprangate perché non ha voluto cedere un parcheggio e così via), ma leggere questa “filosofia del male” proclamata in maniera così dotta una certa impressione la fa, e ritengo che chi voglia capire un pochino il mondo qualche riflessione la debba fare.

Ciò premesso, non vi auguro buona lettura…

Vita romana

Stamattina ho preso la macchina perché era prestissimo e avrei avuto tutto il tempo per andare a cercare parcheggio a quattro/cinque fermate d’autobus dall’ufficio, in zona franca (i.e., strisce bianche).

Purtroppo ho fatto i conti senza l’oste, lungo la via un incidente rallenta tutto, arrivo mezz’ora più tardi del previsto e non ci sto più coi tempi.

Miracolosamente trovo un parcheggio sulle strisce blu a poca distanza dall’ufficio (insomma, un quarto d’ora a piedi) e mi ci fiondo.

Cerco una colonnina, le prime disponibili sono lontanissime, guardo anche sul marciapiedi di fronte ma nisba!

Vado a una delle colonnine, dal lato in cui sembra meno distante: l’aggeggio infernale vuole la targa, c’è una tizia che ci sta combattendo perché non se la ricorda, allora mi avvio verso l’altra colonnina, lontanissima e dal lato opposto, ma vuole la targa anche quella.

Ho un vuoto mentale e non sono più sicura delle lettere, torno indietro ad assicurarmi che sia quella che ricordo, la rileggo paranoicamente, rivado alla colonnina (sempre lontana), inserisco i soldi e inizio a digitarla. Digito le prime due lettere, e all’improvviso un nuovo vuoto di memoria.

A quel punto apro la borsa e cerco il libretto di circolazione, che non per niente prima non avevo cercato e avevo preferito tornare indietro a verificare la targa di persona: tiro fuori tutto, qualcosa mi cade a terra, vago tra libri, ombrelli, portatrucco, buste di plastica, boccette d’acqua, continuo freneticamente a cercare con la paura che scada il tempo e la macchinetta mi freghi i soldi.

Trovo il libretto, digito la targa e prendo lo scontrino, lo rivado a mettere nella macchina e finalmente mi dirigo verso l’ufficio: tempo per tutta l’operazione, da quando sono scesa dalla macchina a quando sono arrivata in ufficio, trentacinque minuti.

Questa è Roooooooooma!

 

Liliana Segre, l’Italia e gli zingari

***

Ora però facciamo i seri. Nel corso del dibattito in Senato per la fiducia al neo-governo ha preso la parola la senatrice a vita Liliana Segre, una delle ultime persone sopravvissute all’olocausto ancora in vita.

Dati i “sospetti xenofobici” che molti di noi nutrono nei confronti del nuovo governo, Liliana Segre coglie l’occasione per dire la sua nei riguardi di paventate leggi speciali nei confronti degli zingari, contro le quali dichiara che si schiererà in ogni modo, perché ciò che è avvenuto non deve avvenire mai più.

Aggiungo un’immagine presa da fb di commenti all’intervento di Liliana Segre di un vuoto umano e culturale spaventosi, e una considerazione di qualcuno che osserva sconsolato che, se questi sono gli italiani, non ce la potremo fare.

Ora, intendiamoci, io detesto gli zingari, nel senso che detesto il loro modo di vivere, assolutamente inconciliabile con la società civile (per zingari intendo quello che si intende comunemente, perché so che molti invece si sono integrati e questi ovviamente non sono in discussione).

Volendo liberarci del problema “zingari”, secondo voi che cosa deve e può fare una società civile?

1) Promuovere l’integrazione con programmi efficienti e ben definiti.

2) Ignorarli, lasciare che la gente continui a disprezzarli e a soffrirne i furti e altri comportamenti molesti, semmai sbattendoli ogni tanto in galera, con figli minori in carcere fino a tre anni con le madri e poi a famiglie affidatarie.

3) Creare dei campi di sterminio sul modello nazista e promuovere una soluzione finale.

La terza ovviamente è un’affermazione che vuole essere provocatoria, anche se ho la vaga impressione, e lo dico con enorme dolore, che molti italiani l’avallerebbero.

La seconda è stata più o meno quella adottata finora, una realtà lasciata abbandonata a se stessa, a scatenare tra l’altro un’ennesima guerra tra poveri e poverissimi.

La prima ovviamente è quella in cui credo io e quella che sta cercando di attuare la sindaca Virginia Raggi, provocando indignatissime reazioni dei romani brava gente.

Che sia inteso, vi piaccia o no, io nel mio programma elettorale inserirò solo ed esclusivamente la prima opzione, una società umana e un governo efficiente non possono far altro che quello, con buona pace dei forcaioli di cui, ahimé, temo che il mondo non si libererà mai.

Update: ecco la trascrizione del disorso di Liliana Segre al Senato.

Liliana Segre,
Senato della Repubblica,
5 giugno 2018

“Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi senatori, prendendo la parola per la prima volta in quest’Aula non possa fare a meno di rivolgere innanzitutto un ringraziamento al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha deciso di ricordare l’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziali, razziste, del 1938 facendo una scelta sorprendente: nominando quale senatrice a vita una vecchia signora, una persona tra le pochissime ancora viventi in Italia che porta sul braccio il numero di Auschwitz.

Porta sul braccio il numero di Auschwitz e ha il compito non solo di ricordare, ma anche di dare, in qualche modo, la parola a coloro che ottant’anni orsono non la ebbero; a quelle migliaia di italiani, 40.000 circa, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che subirono l’umiliazione di essere espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società, quella persecuzione che preparò la shoah italiana del 1943-1945, che purtroppo fu un crimine anche italiano, del fascismo italiano.

Soprattutto, si dovrebbe dare idealmente la parola a quei tanti che, a differenza di me, non sono tornati dai campi di sterminio, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono cenere nel vento. Salvarli dall’oblio non significa soltanto onorare un debito storico verso quei nostri concittadini di allora, ma anche aiutare gli italiani di oggi a respingere la tentazione dell’indifferenza verso le ingiustizie e le sofferenze che ci circondano. A non anestetizzare le coscienze, a essere più vigili, più avvertiti della responsabilità che ciascuno ha verso gli altri.

In quei campi di sterminio altre minoranze, oltre agli ebrei, vennero annientate. Tra queste voglio ricordare oggi gli appartenenti alle popolazioni rom e sinti, che inizialmente suscitarono la nostra invidia di prigioniere perché nelle loro baracche le famiglie erano lasciate unite; ma presto all’invidia seguì l’orrore, perché una notte furono portati tutti al gas e il giorno dopo in quelle baracche vuote regnava un silenzio spettrale.

Per questo accolgo con grande convinzione l’appello che mi ha rivolto oggi su «la Repubblica» il professor Melloni. Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò con tutte le energie che mi restano.

Mi accingo a svolgere il mandato di senatrice ben conscia della mia totale inesperienza politica e confidando molto nella pazienza che tutti loro vorranno usare nei confronti di un’anziana nonna, come sono io. Tenterò di dare un modesto contributo all’attività parlamentare traendo ispirazione da ciò che ho imparato. Ho conosciuto la condizione di clandestina e di richiedente asilo; ho conosciuto il carcere; ho conosciuto il lavoro operaio, essendo stata manodopera schiava minorile in una fabbrica satellite del campo di sterminio. Non avendo mai avuto appartenenze di partito, svolgerò la mia attività di senatrice senza legami di schieramento politico e rispondendo solo alla mia coscienza.

Una sola obbedienza mi guiderà: la fedeltà ai vitali principi ed ai programmi avanzatissimi – ancora in larga parte inattuati – dettati dalla Costituzione repubblicana. Con questo spirito, ritengo che la scelta più coerente con le motivazioni della mia nomina a senatrice a vita sia quella di optare oggi per un voto di astensione sulla fiducia al Governo.

Valuterò volta per volta le proposte e le scelte del Governo, senza alcun pregiudizio, e mi schiererò pensando all’interesse del popolo italiano e tenendo fede ai valori che mi hanno guidata in tutta la vita.”

 

Post impegnato

Con la nascita della terza Repubblica da una blogger seria come me, che nei post precedenti ha pure abbozzato un programma elettorale, vi aspettereste un’analisi puntuale ed approfondita.

Bene, vi dirò, in seguito a una disamina attenta e rigorosa, degna della grande statista che sono, che Fico è un gran fico e Giuseppe Conte mi fa sangue: rovinati per rovinati perlomeno mi lustro gli occhi!

Ad ogni buon gioco ho iniziato a studiare tedesco, perché nella vita non si sa mai.

In politica, ovvero, l’Italia che vorrei

Tra il serio e il faceto qualche blogamico nei commenti al post precedente dichiarava di vedermi bene in politica. Al di là del fatto che invece io, almeno in certi ruoli, non mi ci vedo proprio, nel senso che non sono una vecchia volpe con capacità camaleontiche, non credo però di peccare d’immodestia nell’affermare di essere comunque un po’ meglio di tanti che in politica invece già ci sono e ci prosperano.

Tornando comunque a bomba, che cos’è che proprio non mi piace dell’Italia e che cambierei se ne avessi il potere?

Io credo che siamo tutti d’accordo, tanto per cominciare, che l’Italia è una nazione in cui l’innocente non viene tutelato: sentiamo continuamente di vittime che devono risarcire l’aggressore, fino ai fatti drammatici della ragazza violentata che si è uccisa quando i suoi genitori sono stati condannati a risarcire i genitori del suo stupratore; si parla di lotta all’evasione e poi – questa è l’immagine che ci arriva – i grandi evasori continuano la loro bella vita mentre il parrucchiere che ha pettinato la madre o il barista che ha regalato una caramella a un  bambino ricevono multe miliardarie per non avere emesso regolare ricevuta fiscale. Sentiamo di poliziotti/carabinieri che rischiano la vita per catturare un delinquente e questo non solo viene rimesso in libertà in quattro e quattr’otto, ma il poliziotto viene pure indagato perché il delinquente dichiara che gli ha fatto la bua.

Io credo che siamo tutti d’accordo pure che l’Italia è una nazione in cui il diritto allo studio non viene tutelato, e a vari livelli: quanti sono ancora quelli che non possono proseguire gli studi per motivi economici, a fronte di tanti sfaticati che vanno avanti per forza d’inerzia e di conti pagati dai genitori? Le borse di studio sono praticamente inesistenti, mentre le aule vengono riempite di studenti che di studiare non hanno nessuna voglia, e dove docenti demotivati parlano al vento, spesso minacciati se tentano di fare il proprio lavoro.

Un altro oltraggio al diritto allo studio è la presenza nelle aule di tanti somari che rallentano le attività didattiche, somari che escono ad orde e pretendono di proseguire la propria attività di scaldasedie all’università dove, sulla base di improbabili test dai discutibili contenuti e dagli ancora più discutibili risultati, riescono a togliere la possibilità di seguire i propri sogni, i propri talenti e le proprie inclinazioni a studenti ben più dotati e motivati (si sappia, io sono ferocemente contro il numero chiuso all’università: il titolo di ammissione deve essere il diploma, un diploma che deve valere qualcosa, rilasciato da una scuola seria e non da un promuovificio!). Ancora, i laureati, che finalmente saranno per merito e con merito, non dovranno più essere costretti ad emigrare o, non volendo/potendo farlo, magari per vincoli familiari, accettare demotivanti e avvilenti demansionamenti o vivere a duecento anni della paghetta dei genitori pensionati.

Sempre per ridare (dare) valore ai titoli di studio rilasciati dalle scuole pubbliche, questi dovrebbero essere sufficienti pure per accedere ai posti pubblici superando, almeno in parte, il sistema dei concorsi che, al di là del fatto che siano giusti o meno di principio, pare che nella realtà dei fatti non premino il merito.

Ancora, sulla scuola, leggevo un post di una mamma di un bambino autistico, che auspicava il collocamento del proprio figlio in una classe a misura delle sue possibilità, cosa su cui sono assolutamente d’accordo. Mi sono già espressa sulle “classi ponte” per studenti stranieri, classi che io stessa ho frequentato magno cum guadio, mentre se mi avessero inserito – in base a un malinteso senso di uguaglianza e non discriminazione – in una classe dove si insegnava in una lingua che non era la mia, sarei stata solo un fagotto abbandonato in un angolo, isolata e umiliata: promuovere l’uguaglianza non significa chiudere gli occhi e far finta acriticamente che siamo tutti uguali, ma promuovere le condizioni in cui ognuno possa esprimere se stesso, recepire il massimo dal contesto in cui è inserito e partecipare alla vita sociale in modo armonioso e sostenibile.

Un’altra cosa che non mi piace di quest’Italia è che le leggi sono talmente arzigogolate che, per poter sopravvivere o comunque avere un trattamento più favorevole e sostenibile si fa sempre risultare qualcos’altro, e quindi abbiamo case intestate a familiari per pagare meno imposta di registro (o quello che accidente è), residenze sparse per poter avere in ogni casa la tariffa più conveniente, finte separazioni, finti matrimoni, finto tutto, non se ne può più! Io adotterei delle tariffe uniche, questo è il prezzo, inutile mettere in mezzo tua moglie, tua nonna, il notaio e la tua prozia! Per quanto riguarda i matrimoni finti, mi sono già pronunciata sulle pensioni di reversibilità che, eliminate, li renderebbero inutili, mentre consentirebbero di sposarsi a quegli anziani veramente legati da affetto e che hanno deciso di unire le proprie vite.

Un’altra cose su cui pure interverrei subito è la patente a punti: praticamente, un’altra legge ingiustissima che tutela i ricchi, i quali pagheranno sempre la multa a cuor leggero e non si vedranno mai decurtare la patente di un punto: è di fatto un invito all’inciviltà e all’arroganza, sulla falsariga del motto reso celebre nel Marchese del Grillo, “Io so io, e voi nun séte un ca@@o!”. Non dimentichiamoci inoltre di quante persone poverette hanno pagato la multa per omessa comunicazione dei dati del conducente, avendo inteso che questi dovevano essere comunicati solo nel caso che il conducente fosse persona diversa dall’intestatario del veicolo (della serie “ufficio complicazioni affari semplici”): e poi diciamocelo, lo sanno pure i sassi che tanti trasgressori hanno fatto togliere i punti alle patenti non utilizzate di genitori, nonni, bisnonni, trisavoli e arcavoli! (sempre della serie “faccio risultare che…”).

Un’altra cosa che poco apprezzo di questa nazione à la mancata tutela dei risparmiatori: anche sui social, quando si parla di tasse, vedo orde di cicale inferocite scagliarsi contro le povere formiche depositarie di risparmi (che in teoria dovrebbero essere tutelati dalla stessa Costituzione della Repubblica) e, dal bail-in all’ISEE, il risparmiatore è quello che deve prendersi tutte le mazzate e assorbire i colpi degli errori altrui: ma vi pare una cosa giusta?

Problema immigrati e forme di sostegno alle famiglie: qui parliamo davvero “pour parler”, perché mi rendo ovviamente conto che il problema è di difficilissima soluzione, e allora parliamo di principi guida e idee generali, non di soluzioni che semmai dovrebbero venire dopo che questi principi sono stati stabiliti.

Fermo restando che io ragiono in termini di persone e non di categorie, quindi per me ogni uomo è mio fratello, stabiliamo dei punti:

  1. I delinquenti non ce li vogliamo, per cui lo stupratore si ributta in mare, punto e basta. Che si rubi per fame va bene, è istinto di conservazione, ma altri tipi di violenza (tipo il carabiniere preso a sprangate) vanno sanzionati senza indugio e, oserei dire, senza pietà.
  2. Bisogna separare il problema umanitario, che abbraccio con tutto il cuore, da quello che, secondo i politici nostrani, sarebbero nostre esigenze di “risorse”: non si può di fatto impedire ai nostri giovani di fare figli perché non hanno casa, non hanno lavoro, non hanno garanzie economiche per poter mettere al mondo i figli che vorrebbero, e poi andare a spendere dieci volte quei soldi per “importare risorse”, è veramente una beffa nei confronti del popolo italiano che quei soldi li produce anche per dare un futuro ai propri figli (e per averli quei figli, e dopo di loro i nipoti).
  3. Sono contraria a dare la cittadinanza italiana a chi italiano non è: l’essere italiano è una questione prima di tutto culturale, e io inizierei a parlarne sì e no dalla terza generazione.
  4. Tutto ciò premesso, le persone accolte in Italia, come rifugiati o comunque aventi diritto a qualsiasi titolo, è giusto secondo me che abbiano un aiuto iniziale superiore per potersi inserire in una nazione che per loro è straniera e di cui non conoscono né lingua, né usi, né costumi. Qualcuno di voi storcerà la bocca, ma considerate anche che, a parte il fattore umanitario che io comunque avallo, farne dei disadattati e disperati non gioverebbe a nessuno. L’aiuto dovrebbe essere rigorosamente a tempo: tu arrivi, vieni identificato, registrato in un’anagrafe europea, sottoposto a controlli sanitari, inserito in un corso accelerato di lingua ed educazione civica, e poi ricevi un regime priviligiato per un tot tempo, diciamo uno o due anni, dopo di che, come si suol dire, “chi non salta zompa”, sei in Italia e fai la vita del resto degli italiani, con tutte le difficoltà del caso.
  5. Vitalizi: uno vale uno, gli anni in parlamento valgono come anni lavorati nella stessa misura di tutti gli altri: cinque anni in Parlamento valgono cinque anni di contributi, per arrivare alla pensione ne devi lavorare altri 30, 35, 38 che siano come tutto il resto degli italiani.

Insomma, per ora che ve ne pare?

Per fare un governo non servono dei tecnici, basterebbero dei contadini. I contadini infatti ben sanno che, per far crescere bene la pianta, per prima cosa bisogna eliminare i parassiti!

L’Italia e la crisi: io so di non sapere

Decide Berlino?

A quasi tre mesi dal voto non solo non abbiamo dato vita a un governo, ma abbiamo rinunciato a formarne uno che rispecchi il voto espresso dagli italiani.

Ora, non è che io degli italiani mi fidi particolarmente e sono perfettamente convinta che uno dei più grandi limiti della democrazia sia il suffragio universale, ma tant’è, in democrazia siamo, e gli italiani hanno tutto il diritto di scegliere da chi farsi amministrare, anche se più volte abbiamo visto interviste di persone che dimostravano un’ignoranza spaventosa e ci sono venuti i sudori freddi a pensare che quelli avrebbero votato.

Non è che se poi andiamo a vedere fasce meno ignoranti siano più responsabili quando vanno a votare, fanno presto loro a dire “cambiamo, abbiamo provato gli altri, ora proviamo questi, se non vanno bene torniamo a quegli altri o ne proviamo altri ancora”, perché se fanno danni grossi poi non li ripara nessuno, anzi, quelli successivi hanno ancora più buon gioco ad addossare le responsabilità alle amministrazioni precedenti.

Io non lo so quello che è successo, no so perché Salvini si è impuntato con Savona, non so perché Mattarella si è impuntato contro, non so cosa avrebbe fatto questo governo se avesse visto la luce, ma so il disastro che hanno fatto i governi precedenti, tanto e tale che, se anche arrivasse un governo capace e virtuoso, ci vorrebbe una vita per risalire la china (e figuriamoci se non arriva).

Io una cosa voglio dire, a parte il fatto che mi metto le mani nei capelli per le prossime elezioni perché il voto di ognuno di noi sarà ancora più importante e io non so davvero che pesci pigliare: purtroppo dobbiamo ammettere che l’Italia ha sempre avuto il governo che si è meritato, le teste pensanti sono una sparuta minoranza, le persone che si rimboccano le maniche e lavorano, che sono quelle poi che hanno mandato avanti l’Italia finora, sono sempre troppo poche rispetto all’esercito dei furbetti, privi di qualsiasi dignità e di ogni qualsivoglia parvenza di senso civico.

Sono avvilita, avvilita, avvilita. Avrei voglia di buttarmi in politica per poter fare qualcosa per la mia nazione, ma da che parte cominciare? Non ho un partito di riferimento in cui io mi possa rispecchiare, e certamente non ho competenze né politiche né di economia. Certamente non mi manca la testa, né la dirittura morale, ma basterebbero?

E poi, ma sono proprio sicura di non avere mai fatto un’italianata in vita mia, vissuta con talmente tanta naturalezza da non essermene neanche accorta?