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E il settimo giorno si riposò

Una volta, in Israele, mi capitò di passare un week end a casa, vale a dire nella casa dello studente. In genere ero sempre fuori, ospite di vari amici, ma quel week end no, ero eccezionalmente rimasta in casa.

Divideva l’appartamento con me, tra le altre, una ragazza ebrea osservante, che intendeva celebrare lo Shabbat in modo tradizionale e mi chiese per favore di rispettare il suo Shabbat, che avrebbe pensato a tutto lei.

Accettai, non senza sentirmi limitata nella mia libertà. Al cibo avrebbe pensato lei, che aveva cucinato la sera precedente, e io mi dovevo limitare a non accendere luci né radio (la televisione non l’avevamo).

Dopo un po’ d’insofferenza e anche di noia, cominciammo a parlare (altro da fare non c’era!), e venni così a sapere un sacco di cose della mia coinquilina che prima, nonostante la convivenza, mi limitavo a intravedere di sfuggita e quindi direi:

1° vantaggio del riposo e del silenzio (neanche le automobili e i mezzi pubblici circolano): rapporto umano.

In seguito, un po’ leggendo, un po’ riposando, praticamente costretta a non fare nulla, sentii proprio la mente e il corpo disintossicarsi, e capii quanto ce n’è bisogno e quanto la vita che in genere viviamo sia “inquinante” dal punto di vista dello stress, quindi aggiungerei:

2° vantaggio del riposo e del silenzio: rigenerazione psicofisica.

Ora, dopo innumerevoli lustri, mi trovo in Italia, sempre più incastrata in una vita schiavizzante:

la tecnologia, nata in teoria per aiutarci e semplificarci la vita, ci ha fatto passare dal “possiamo fare tutto in qualsiasi momento” al “dobbiamo fare tutto in qualsiasi momento”.

Siamo un mondo che non si ferma più: la luce elettrica già da secoli ci ha portato a non dover assecondare l’alternarsi del giorno e della notte, da tempo non dobbiamo ritirarci al tramontare del sole, ma mentre in quel caso quelli ignorati erano i ritmi della natura, ora ad essere ignorati sono quelli del nostro corpo e della nostra mente, che oramai da tempo non ce la fanno più.

Tutto ciò premesso, sono favorevole o contraria all’apertura domenicale dei centri commerciali?

Con tutti gli opportuni distinguo, sono contraria e sono contraria per mille motivi (fossi riuscita a terminare la lettura su fb di tutti gli interventi sulla’argomento, favorevoli e contrari, potrei articolare ancora meglio la risposta, ma insomma, in quello mi aiuterete voi).

Tanto per cominciare, i favorevoli sottolineavano il fatto che c’è sempre stata gente che ha lavorato nei festivi, per esempio medici, forze dell’ordine, vigili del fuoco (e grazie al piffero, sono servizi d’emergenza!), oppure alberghi e ristoranti (e qui porgiamo unb ulteriore grazie al beneamato piffero, sono i giorni in cui si lavora di più, anche grazie al fatto che per gli altri è riposo, e gli alberghi poi cosa fai nei festivi, li abbandoni a se stessi o cacci via gli ospiti?).

Orbene, fermo restando che sono mestieri particolari in cui comunque si presuppongono dei turni e che le persone a un certo punto si possano e debbano riposare, è giusto allargare questa inarrestabilità dell’orario di lavoro a tutte le categorie, anche per questioni davvero poco urgenti, come fare la spesa o shopping in generale?

Qualche rosicone obiettava “Lavoro io, schiatta pure tu!”, che non mi sembra un gran principio, altri sottolineavano che questo rappresenta un’opportunità di lavoro ulteriore in un momento di crisi: ecco, ci credete voi? Nella maggior parte dei posti di lavoro la turnazione ricade sul personale già in forze, costringendolo a ritmi estenuanti, e anche negli altri casi la creazione di questi lavori “a chiamata”, che durano solo un giorno e solo ogni tanto, anziché aumentare i posti di lavoro aumentano il senso di precarietà.

Ho amici, anche in posti molto importanti, che a mezzanotte o alle quattro di mattina sono ancora lì a lavorare, persone che si portano il lavoro anche al mare quando fanno finta di andare in vacanza o in ospedale quando capita di dover assistere un familiare: per familiare intendo i genitori, massimo un fratello o una sorella, perché perlopiù questa gente una vita non se l’è riuscita a creare; ma ammettiamo che esista ancora una struttura familiare, e ammettiamo che comunque venga concesso un giorno di riposo a compensazione della domenica, quando s’incroceranno più questi familiari?

Già il desco familiare poco esiste ormai, già la domenica tutti insieme a tavola fa parte di una tradizione che si va vieppiù estinguendo, vogliamo dargli la mazzata finale?

Vogliamo dimenticarci che siamo umani e non automi? Vogliamo dimenticarci che abbiamo una vita sola e non dobbiamo ridurci a schiavi il cui unico scopo e di fare ingrassare i padroni o dare modo ai pigri, annoiati e disorganizzati di non fare i conti con il tempo, e di poter fare quello che vogliono quando vogliono, rigorosamente sulla pelle di qualcun altro?

A me piace quest’idea del centro commerciale sempre aperto, ma non ne voglio ignorare il costo in termini umani e sociali: tutto i pro di cui sopra, possiamo ottenerli in altro modo, e vorrà dire che la domenica la passeggiata, anziché al centro commerciale, me la farò in qualche villa se è bel tempo, e in qualche museo se non lo è (ma anche, perché no, a casa al calduccio, a godermi finalmente famiglia e riposo).

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Largo ai giovani?

Ora farò un discorso che apparirà impopolare, ma vi invito a riflettere sul mio punto di vista.

Parlavo con una mia amica che, quarantenne, sta tentando di rientrare nel mondo del lavoro. Con esperienza, qualificata, la risposta delle aziende, almeno di quelle che non ci girano intorno, è regolarmente “Preferiamo assumere i giovani perché costano di meno”.

Ora, da un punto di vista sociale, favorire i giovani rispetto alle persone più grandi è un obbrobrio, ed assolutamente controproducente sotto vari punti di vista:

1) Intanto il largo ai giovani bisogna farlo mandando in pensione i non più giovani che hanno già dato, e non lasciando in mezzo alla strada orde di padri e madri di famiglia, quarantenni e cinquantenni, spesso con figli a carico quando non pure i genitori (passati i tempi in cui la pensione del genitore anziano poteva essere utile, oggi per l’assistenza, tra strutture e badanti, bisogna di regola metterci sopra una differenza).

2) Il giovane è giovane, il valore aggiunto che porta è relativo: può essere insicuro, non avere dimestichezza, è sicuramente inesperto e non è escluso che, con una scuola oramai da troppi anni ridotta a promuovificio sfornasomari, non porti neanche la sua preparazione. Può invece essere brillante, portare la freschezza delle sue idee, una nuova visione, ma comunque le ossa se le deve fare e una guida più esperta, un personaggio solido cui fare per un periodo da “secondo”, non può che fare bene alla salute di entrambi.

3) Mettiamoci pure che le tasse che le aziende pagano sono generalmente proibitive, e che quindi il risparmio, anche a discapito della qualità, diventa un obbligo per la sopravvivenza, e ne avremo una società che fa acqua da tutte le parti: id est, la nostra.

Giustissimo che i giovani vogliano la loro indipendenza, ma stare un po’ più a carico dei genitori, in una società che ristagna e non ha lavoro per tutti, credo che possa essere più tollerabile di un adulto che non sa dove sbattere la testa e magari ha pure figli carico (oramai piucchealtro “figlio”, chi – tra le persone coscienti e inserite nella società – si azzarda a farne più di uno?).

Parliamo poi dei “lavoretti”, quelli non all’altezza della preparazione e capacità di una persona: che un giovani si “arrangi”, magari raccogliendo i pomodori o lavorando in un call center, può pure essere una fase transitoria accettabile, ma per un adulto, soprattutto con famiglia, uscire da una posizione consolidata per andare a cogliere i pomodori può essere di gran lunga più umiliante e fisicamente difficoltoso.

Eppure lo Stato le agevolazioni le propone per i giovani.

Uno che è adulto, magari laureato e con vent’anni d’esperienza, che non appartiene a nessuna categoria disagiata, per questa nazione può pure andare a buttarsi a fiume.

Comunque, poveri noi, ma anche poveri giovani, cui abbiamo lasciato un mondo spolpato di risorse e valori!

Chi non paga i servizi e la sindaca brutta e cattiva

Foto dal web

E’ di qualche giorno fa la notizia, che non vado neanche a ricercare perché non m’interessano luoghi e nomi ma solo il concetto, di una sindaca che, a fronte del servizio di mensa non pagato da alcuni genitori, ha impedito ai bambini di usufruirne, facendo allestire per loro un tavolo a parte dove è stato servito pane e olio.

La persona sulla cui pagina ho letto la notizia additava la sindaca come disumana, sosteneva che i bambini non vanno umiliati e non c’entrano niente con le malefatte dei genitori e il tavolo a parte è stato chiamato, non ricordo se da lui o da qualche lettore, “il tavolo della vergogna”; altre persone invece hanno ritenuto fin troppo generoso il tavolo a parte, in quanto se un genitore non paga la mensa non deve far altro, all’ora di pranzo, che prendere il figlio e portarselo a casa, oppure fornirgli la sporta con il pranzo (qui ci sarebbero altre questioni, ma passiamo oltre).

La sindaca ha precisato che non si tratta di persone in difficoltà economiche, già esonerate dal pagamento, ma di “furbetti” all’italiana che intendevano passarla liscia e usufruire del servizio senza pagare, e che avevano già ricevuto ampio preavviso (mi pare quaranta giorni) dell’interruzione del servizio in caso di mancato pagamento della retta dovuta.

Si sottolinea nei commenti che, in seguito al provvedimento, gli aspiranti furbi si sono sbrigati a pagare, quasi tutti, e che qualsiasi altro mezzo per recuperare i crediti da parte del comune sarebbe stato o inefficace o troppo costoso.

Voi che pensate di questa storia e come avreste gestito la questione?

Update: trovato il post che ha originato questa mia riflessione, è questo:

Coscienza civica

Non so se tutti si rendono conto di come stia messa l’Italia, che sta messa male, malissimo, il debito pubblico non è un numero, ma una valanga che bisogna arrestare prima che ci travolga: ci riusciremo?

Se continua così, no.

Dalle mie parti troneggia una scritta su un muro che recita:

Col razzismo t’hanno fregato,
la colpa è dello Stato, non dell’immigrato!

La colpa è dello Stato? E’ dell’immigrato? E’ del popolo italiano?

Il problema, secondo me, sono tutti questi fattori, ma è nato prima l’uovo o la gallina?

Sarà nato prima l’uovo suppongo, non depositato ma come agglomerato e blablablà, sto fuorviando, non è questo il problema.

Ora, con tutto il rispetto per quella parte di popolazione “sana”, quel popolo onesto che fa il proprio dovere e anche di più, per tutti i volontari che si prendono sulle spalle un carico enorme di fatica, responsabilità e umanità, diciamocelo, il popolo italiano non è universalmente noto per essere onesto, lavoratore e affidabile.

Il nostro è il popolo dei furbi, di quelli che “fanno risultare che”, e i nostri governi, temo, ci hanno sempre rappresentato degnamente.

Abbiamo venduto il nostro voto in cambio di promesse (per lo più non mantenute) di un posto di lavoro per noi o per i nostri figli, se ci è toccata la cassa integrazione ce ne siamo guardati bene dal cercare altro lavoro e ci siamo sentiti baciati dalla fortuna a vivere di rendita, abbiamo preso invalidità non dovute, indennità di accompagnamento non dovute, abbiamo falsificato cid, permessi per disabili, e chi più ne ha più ne metta. Abbiamo omesso fatture per miliardi.

Abbiamo buttato rifiuti ovunque, fuori mano o, nottetempo, persino sotto casa, e ancora si fa fatica fare la differenziata, etc. etc. etc.

Mi auguro che molti che mi stanno leggendo – oserei sperare tutti – urlino un indignato “Io no!”. Beh, nemmeno io se è per questo, ma ammetterete che l’andazzo del popolo italiano è stato questo per anni, e di molti probabilmente lo è tuttora.

Per quanto riguarda gli immigrati, quanti li hanno sfruttati facendoli lavorare in nero e per una paga miserrima, quanti hanno affittato loro appartamenti spesso persino fatiscenti a prezzi esosi perché non potevano ribellarsi, non avevano tutela e per fame e per bisogno dovevano sopportare tutto?

Sapete cosa manca a tutto questo popolino? Oserei dire la dignità, ma usiamo un termine più edulcorato, diciamo che manca loro la coscienza civica.

E’ errore di molti pensare che i “soldi dello Stato” siano soldi di nessuno, che nascono dal nulla e crescono spontanei. Non mi ricordo chi disse: “Non esistono soldi dello Stato, esistono i soldi dei contribuenti, che lo Stato è chiamato ad amministrare”, e questa amministrazione dovrebbe essere fatta col buon senso e lo zelo del buon padre di famiglia.

Bisogna che sviluppiamo la coscienza che ogni volta che prendiamo dei soldi non dovuti stiamo derubando il nostro vicino, i suoi figli e i suoi genitori, che ci sarà un banco in meno a scuola, un’apparecchiatura in meno in ospedale, una buca di più per strada, un povero o un disabile in più senza assistenza, perché i soldi necessari a mandare avanti il sistema sono stati depredati dai non aventi diritto.

Vero, oggi anche tra gli immigrati ci sono degli “non aventi diritto” che depredano le nostre risorse, ma chi ha scritto le leggi che lo consentono?

Prendiamoci le nostre responsabilità, diventiamo un popolo onesto e laborioso che pretende di essere governato da gente altrettanto onesta, laboriosa e capace!

Svegliamoci, e cerchiamo le cause vere anziché i capri espiatori, riscopriamo l’orgoglio di essere persone che contribuiscono attivamente al progresso della società, perché in ogni cosa che lo stato costruisce c’è anche il nostro contributo, e dobbiamo esserne fieri: chi si approfitta del denaro pubblico, chi vive alle spalle degli altri contribuenti senza un effettivo stato di bisogno, non è un furbo, è un parassita!

Non è retorica la mia, guardiamoci intorno, e rendiamoci conto di quanto sia enorme il bisogno di cambiare rotta!

“Negracci”: la civiltà non ha ancora vinto la sua battaglia contro il razzismo

Leggo e mi viene da piangere.

Voi mi direte, ma da una pagina del genere che t’aspettavi?

E che dirvi, sicuramente mi aspettavo enfatizzate a fini strumentali tutte le notizie negative che avessero come protagonisti gli immigrati, ma questa foto con queste parole di presentazione mi ha veramente avvilito, per non parlare poi dei commenti!

La foto viene definita testimonianza di un “episodio vergognoso”: credo che una persona normale la guardi e si chieda dove sia questo episodio vergognoso, guardi la foto di dritto e di rovescio, la ingrandisca e la rigiri, ma di vergognoso – la persona normale – non riesca a trovarci proprio nulla.

Però magari la persona normale non è totalmente ingenua, e capisce dove vogliono andare a parare: il messaggio sotteso è “Vergogna, negri seduti e bianchi in piedi!”, e sembra di essere tornati nell’America degli schiavisti, ai tempi in cui il gesto di Rosa Parks segnò un cambiamento epocale, una vera e propria rivoluzione sociale e culturale.

Ma la persona normale pensa che quelli siano fatti preistorici, che oramai neanche ci si possa più credere che sia esistito un tempo in cui i negri e i bianchi vivevano in aree separate e non potevano neanche contrarre matrimonio. La persona normale, se italiana, si vergogna del ventennio fascista, ma lo considera una pagina vergognosa della nostra storia che però ci siamo lasciati alle spalle, che non ci riguarda più, e che un’Italia razzista non ci sarà mai più.

La persona normale, nel ventunesimo secolo, si aspetta che si ragioni in termini di persone, e non di bianchi e neri, cristiani ed ebrei, nobili e popolani, etc. etc. etc.

La persona normale certamente sa che ci sono dei poveri di spirito pieni di pregiudizi che vedono solo quello che vogliono vedere, ma riesce ancora a stupirsi del fatto che a volte, semplicemente, non vedano affatto.

La persona normale non crede ai suoi occhi quando vede definita “un episodio vergognoso” l’immagine di uno spiazzo, amenamente affacciato sul verde, in cui ci sono quattro persone sedute su una panchina, beatamente a farsi gli affari propri, più altre persone in piedi, più o meno intente alla medesima attività.

La foto è stata scattata e inoltrata da “un segnalatore che preferisce rimanere anonimo”, e la persona normale si chiede quanto possa essere abietta e vile quest’altra persona che tira il sasso e nasconde la mano, che si “indigna” perché dei negri stanno seduti mentre ci sono dei bianchi in piedi ma “non vuole essere nominata”.

Ma non abbiamo già detto che la persona normale è molto ingenua?

Lei si aspetta che un pubblico, anche di media intelligenza, guardi la foto e subito chieda cosa ci azzecchi quel commento, si aspetta che qualcuno chiederà se hanno sbagliato a caricare l’immagine, oppure chiederà chiarimenti su quale sia l’episodio vergognoso che decisamente non si evince dalla foto (le persone presenti nell’immagine sembrano anche pulite e decorosamente vestite).

E invece no.

Salvo rare eccezioni, ecco la brava gente partecipare all’indignazione, concordare sul fatto che si stia assistendo a un episodio vergognoso, e le voci fuori dal coro sono davvero poche, forse due o tre su quasi duecento commenti.

Si sprecano epiteti del tipo “negracci”, “luridi negri” e non ricordo che altro, sempre sulle stesso tono.

Gente con cui condividiamo il pianeta, e già me li vedo a venderne la pelle alle SS o al KKK di turno persino con la coscienza di aver fatto giustizia, da persone superiori che sono.

Mi dicono che quello che denunciò mio nonno alle SS era un vicino di casa con cui ogni tanto nonno giocava anche a carte.

Ne sono passati di anni e di storia ma…

Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo.

 

Golda Meir e lo stupro: responsabilità e prevenzione

Non solo lo stupro di Rimini e la questione dei due carabinieri e le due ragazze sballate, ma oramai quotidianamente i notiziari ci riportano episodi di stupri, che sono sempre esistiti, ma in questo periodo sembrano essere un’ondata che non riesce ad arrestarsi e non, come prima, episodi terribili ma isolati.

Ma che cosa si fa per arrestare quest’ondata?

Bisognerebbe arrestare i colpevoli, ma non si fa, o meglio, non sempre si riesce a fare e anche quelli catturati tornano in libertà sempre troppo presto.

Bisognerebbe arrestare il diffondersi dell’egoismo e della prepotenza, per cui quando si vuole una cosa basta allungare una mano e prendersela, ma non si fa, pare che né nella scuola né in famiglia venga diffusa una cultura del rispetto.

Bisognerebbe arrestare in molti casi anche i pregiudizi di chi è chiamato a giudicare, e sembra di non rendersi conto della portata di uno stupro sulla vita di una donna, che spesso corrisponde a una morte psicologica, un trauma irreversibile che la segnerà tutta la sua vita futura, ma anche questo troppo spesso non si fa, anche se da qualche parte una qualche denuncia, una qualche pressione cominciano ad arrivare.

Bisognerebbe arrestare la debolezza delle donne, la loro incapacità di difendersi, e da un po’ si stanno diffondendo tanti corsi di difesa personale, primo di tutti forse il Krav Maga, e su questo qualcosa si sta facendo.

Bisognerebbe però pure arrestare la spavalderia di tante donne che, convinte che le loro teorie di un mondo ideale valgano più dei dati di fatto, si espongono a rischi che si potrebbero evitare (e rifiutano pure i corsi di autodifesa, al grido di “Non sono io che mi devo difendere, sono loro che non debbono aggredirmi!”, e con questo principio in banca non ci dovrebbero neanche essere le cassaforti, mica sono loro che dovrebbero nascondere il denaro che detengono lecitamente, sono i ladri che non devono rubare!).

Ammetto di essere, in molti casi, una di quelle che dice “se l’è andata cercando”, e chiarisco che non significa in nessun modo “Le ci sta bene” o “Lui era autorizzato a farlo perché lei ha provocato”, ci mancherebbe, ma significa che, siccome non viviamo in un mondo perfetto, chi ha più prudenza la usi ed è bene non dare occasioni alla vita di farci male: insomma, se attraverso le strada lo faccio sulle strisce pedonali e, ciononostante, guardo bene prima di attraversare. Se vengo investita, è chiaro che la colpa è del guidatore del mezzo che mi ha investito, ma la vittima sono io, e l’avere ragione non mi ridarà la vita o l’integrità fisica.

Se fossi al governo, certo che ragionerei come Golda Meir, aumenterei i controlli e non imporrei limitazioni alle donne, ma insomma, voi lascereste vostra figlia adolescente girare il mondo in autostop o lo riterreste altamente pericoloso? Sarebbe bellissimo poter girare il mondo in autostop, sarebbe un arricchimento per chi viaggia e per chi dà passaggi ma ripeto, non viviamo in un mondo perfetto e che una mia conoscente, da adolescente, sia stata stuprata da un camionista che le aveva offerto un passaggio, purtroppo non mi stupisce: colpevole di stupro è chiaramente il camionista, che è stato condannato alla galera che meritava, ma colpevole di essersi cacciata in un guaio per un’ingenuità pericolosa è certamente lei.

Dovremmo poter andare in giro di notte sicure, certo, sarebbe nostro diritto andare dove ci pare all’ora che ci pare e vestite come ci pare, certo che sì, non è di questo che si sta discutendo, non stiamo dicendo che una donna che accetta un passaggio o che va in giro di notte in minigonna da sola e per una strada buia e solitaria non avrebbe il diritto di farlo: qui si parla di opportunità, non di diritto.

Avrei anche diritto di lasciare le porte aperte senza che nessuno entri senza permesso, avrei diritto a lasciare le mie cose incustodite senza che nessuno se ne appropri, certo, ma non lo faccio, perché so che la delinquenza esiste, i delinquenti esistono, e uno cerca di difendersene come può.

Tante cose che per legge non si possono fare la gente le fa e basta (per esempio, diffondere foto e conversazioni private sul web), e troppi si sentono al sicuro trincerandosi dietro un arrogante “non può farlo”: lo fanno e basta.

Un’azione proibita espone l’autore a una sanzione, ma non gli impedisce materialmente di farla, ricordiamocelo tutti bene.

Lentamente schiavi

E’ di pochi giorni la notizia che oramai la promozione a elementari e medie è legge, e questa mi sembra l’ennesima azione suicida dell’Italia. Veramente è da un po’ che la scuola è diventata un promuovificio, è da un po’ che siamo entrati nella spirale:

si esce dalla scuola sempre più ignoranti

il titolo di studio vale sempre meno

l’università è indispensabile ma di difficile accesso

università e master costano cifre proibitive

si accede al mondo del lavoro sempre più tardi

in pensione non ci si andrà mai

esportiamo i nostri cervelli con i loro sogni e importiamo bassa manovalanza

etc. etc. etc.

Il messaggio che gli italiano ricevono da anni, da decenni probabilmente, purtroppo è: impegnarsi non serve a niente. E’ da tanto che il merito in Italia non premia ma almeno prima un titolo di studio, se pure non garantiva lavoro e successo, testimoniava un grado di preparazione, l’unica arma di difesa che abbiamo contro la prevaricazione e il raggiro, ma adesso siamo caduti nella loro trappola, gli insegnanti più seri a lungo hanno combattuto contro il far andare avanti  d’ufficio le capre che poi hanno infestato posti di lavoro qualificati con gravi ripercussioni sull’utenza, ma sono rimasti inascoltati: oramai va di moda il buonismo, i ragazzi non devono essere traumatizzati, i riconoscimenti vanno dati indipendentemente dall’impegno, indipendentemente dalle capacità, e indipendentemente dalle conseguenze sociali di questo comportamento suicida.

Poi, per completare l’opera, abbiamo anche abolito il servizio militare, rendendo sempre di più il nostro popolo molle, imbelle oltre che ignorante, ergo manovrabile e, perdonate il termine, fottibile.

Non solo, stiamo crescendo anche un popolo senza ideali (forse per questo di individui facilmente reclutabili da movimenti estremisti e sette religiose, che danno loro uno spirito d’appartenenza?), oltre che, complice il virtuale, a volte scarsamente consapevoli della differenza tra realtà e finzione.

E’ vero, ci sono eccezioni, ci sono perle, ci sono giovani che sono il riscatto di questa nostra società, ma sono pochi e con le armi spuntati e le ali tarpate.

Dovessi dare un messaggio ai ragazzi direi: studiate, studiate, studiate, siate preparati, abbiate una mente attiva, coltivate le vostre capacità di fare collegamenti, capire, creare, siate innovativi, siate coraggiosi, non vi vendete (anche se noi, forse, abbiamo venduto voi  😥 ), siate cazzuti diamine, siate la vostra forza e il nostro orgoglio, impegnatevi alla faccia di chi vi illude che potrete ottenere tutto senza sforzo, e vi farà trovare schiavi nel migliore dei casi di chi le maniche se le rimbocca e nella vita si espone, nel peggiore di burattinai senza scrupoli per cui sarete carne da cannone.

 

PS: e ricordate l’esempio delle case abusive crollate di cui hanno detto  “coi soldi si sono messi in regola con le leggi dello stato, ma non con quelle della fisica”, e così è per lo studio: una politica superficiale e buonista può regalarvi un titolo di studio, ma non preparazione e competenza, e io non voglio credere che lo scopo della vostra vita sia di essere mezze calzette, esperte nell’arte di arrangiarsi e inciuciare.