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“Negracci”: la civiltà non ha ancora vinto la sua battaglia contro il razzismo

Leggo e mi viene da piangere.

Voi mi direte, ma da una pagina del genere che t’aspettavi?

E che dirvi, sicuramente mi aspettavo enfatizzate a fini strumentali tutte le notizie negative che avessero come protagonisti gli immigrati, ma questa foto con queste parole di presentazione mi ha veramente avvilito, per non parlare poi dei commenti!

La foto viene definita testimonianza di un “episodio vergognoso”: credo che una persona normale la guardi e si chieda dove sia questo episodio vergognoso, guardi la foto di dritto e di rovescio, la ingrandisca e la rigiri, ma di vergognoso – la persona normale – non riesca a trovarci proprio nulla.

Però magari la persona normale non è totalmente ingenua, e capisce dove vogliono andare a parare: il messaggio sotteso è “Vergogna, negri seduti e bianchi in piedi!”, e sembra di essere tornati nell’America degli schiavisti, ai tempi in cui il gesto di Rosa Parks segnò un cambiamento epocale, una vera e propria rivoluzione sociale e culturale.

Ma la persona normale pensa che quelli siano fatti preistorici, che oramai neanche ci si possa più credere che sia esistito un tempo in cui i negri e i bianchi vivevano in aree separate e non potevano neanche contrarre matrimonio. La persona normale, se italiana, si vergogna del ventennio fascista, ma lo considera una pagina vergognosa della nostra storia che però ci siamo lasciati alle spalle, che non ci riguarda più, e che un’Italia razzista non ci sarà mai più.

La persona normale, nel ventunesimo secolo, si aspetta che si ragioni in termini di persone, e non di bianchi e neri, cristiani ed ebrei, nobili e popolani, etc. etc. etc.

La persona normale certamente sa che ci sono dei poveri di spirito pieni di pregiudizi che vedono solo quello che vogliono vedere, ma riesce ancora a stupirsi del fatto che a volte, semplicemente, non vedano affatto.

La persona normale non crede ai suoi occhi quando vede definita “un episodio vergognoso” l’immagine di uno spiazzo, amenamente affacciato sul verde, in cui ci sono quattro persone sedute su una panchina, beatamente a farsi gli affari propri, più altre persone in piedi, più o meno intente alla medesima attività.

La foto è stata scattata e inoltrata da “un segnalatore che preferisce rimanere anonimo”, e la persona normale si chiede quanto possa essere abietta e vile quest’altra persona che tira il sasso e nasconde la mano, che si “indigna” perché dei negri stanno seduti mentre ci sono dei bianchi in piedi ma “non vuole essere nominata”.

Ma non abbiamo già detto che la persona normale è molto ingenua?

Lei si aspetta che un pubblico, anche di media intelligenza, guardi la foto e subito chieda cosa ci azzecchi quel commento, si aspetta che qualcuno chiederà se hanno sbagliato a caricare l’immagine, oppure chiederà chiarimenti su quale sia l’episodio vergognoso che decisamente non si evince dalla foto (le persone presenti nell’immagine sembrano anche pulite e decorosamente vestite).

E invece no.

Salvo rare eccezioni, ecco la brava gente partecipare all’indignazione, concordare sul fatto che si stia assistendo a un episodio vergognoso, e le voci fuori dal coro sono davvero poche, forse due o tre su quasi duecento commenti.

Si sprecano epiteti del tipo “negracci”, “luridi negri” e non ricordo che altro, sempre sulle stesso tono.

Gente con cui condividiamo il pianeta, e già me li vedo a venderne la pelle alle SS o al KKK di turno persino con la coscienza di aver fatto giustizia, da persone superiori che sono.

Mi dicono che quello che denunciò mio nonno alle SS era un vicino di casa con cui ogni tanto nonno giocava anche a carte.

Ne sono passati di anni e di storia ma…

Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo.

 

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Golda Meir e lo stupro: responsabilità e prevenzione

Non solo lo stupro di Rimini e la questione dei due carabinieri e le due ragazze sballate, ma oramai quotidianamente i notiziari ci riportano episodi di stupri, che sono sempre esistiti, ma in questo periodo sembrano essere un’ondata che non riesce ad arrestarsi e non, come prima, episodi terribili ma isolati.

Ma che cosa si fa per arrestare quest’ondata?

Bisognerebbe arrestare i colpevoli, ma non si fa, o meglio, non sempre si riesce a fare e anche quelli catturati tornano in libertà sempre troppo presto.

Bisognerebbe arrestare il diffondersi dell’egoismo e della prepotenza, per cui quando si vuole una cosa basta allungare una mano e prendersela, ma non si fa, pare che né nella scuola né in famiglia venga diffusa una cultura del rispetto.

Bisognerebbe arrestare in molti casi anche i pregiudizi di chi è chiamato a giudicare, e sembra di non rendersi conto della portata di uno stupro sulla vita di una donna, che spesso corrisponde a una morte psicologica, un trauma irreversibile che la segnerà tutta la sua vita futura, ma anche questo troppo spesso non si fa, anche se da qualche parte una qualche denuncia, una qualche pressione cominciano ad arrivare.

Bisognerebbe arrestare la debolezza delle donne, la loro incapacità di difendersi, e da un po’ si stanno diffondendo tanti corsi di difesa personale, primo di tutti forse il Krav Maga, e su questo qualcosa si sta facendo.

Bisognerebbe però pure arrestare la spavalderia di tante donne che, convinte che le loro teorie di un mondo ideale valgano più dei dati di fatto, si espongono a rischi che si potrebbero evitare (e rifiutano pure i corsi di autodifesa, al grido di “Non sono io che mi devo difendere, sono loro che non debbono aggredirmi!”, e con questo principio in banca non ci dovrebbero neanche essere le cassaforti, mica sono loro che dovrebbero nascondere il denaro che detengono lecitamente, sono i ladri che non devono rubare!).

Ammetto di essere, in molti casi, una di quelle che dice “se l’è andata cercando”, e chiarisco che non significa in nessun modo “Le ci sta bene” o “Lui era autorizzato a farlo perché lei ha provocato”, ci mancherebbe, ma significa che, siccome non viviamo in un mondo perfetto, chi ha più prudenza la usi ed è bene non dare occasioni alla vita di farci male: insomma, se attraverso le strada lo faccio sulle strisce pedonali e, ciononostante, guardo bene prima di attraversare. Se vengo investita, è chiaro che la colpa è del guidatore del mezzo che mi ha investito, ma la vittima sono io, e l’avere ragione non mi ridarà la vita o l’integrità fisica.

Se fossi al governo, certo che ragionerei come Golda Meir, aumenterei i controlli e non imporrei limitazioni alle donne, ma insomma, voi lascereste vostra figlia adolescente girare il mondo in autostop o lo riterreste altamente pericoloso? Sarebbe bellissimo poter girare il mondo in autostop, sarebbe un arricchimento per chi viaggia e per chi dà passaggi ma ripeto, non viviamo in un mondo perfetto e che una mia conoscente, da adolescente, sia stata stuprata da un camionista che le aveva offerto un passaggio, purtroppo non mi stupisce: colpevole di stupro è chiaramente il camionista, che è stato condannato alla galera che meritava, ma colpevole di essersi cacciata in un guaio per un’ingenuità pericolosa è certamente lei.

Dovremmo poter andare in giro di notte sicure, certo, sarebbe nostro diritto andare dove ci pare all’ora che ci pare e vestite come ci pare, certo che sì, non è di questo che si sta discutendo, non stiamo dicendo che una donna che accetta un passaggio o che va in giro di notte in minigonna da sola e per una strada buia e solitaria non avrebbe il diritto di farlo: qui si parla di opportunità, non di diritto.

Avrei anche diritto di lasciare le porte aperte senza che nessuno entri senza permesso, avrei diritto a lasciare le mie cose incustodite senza che nessuno se ne appropri, certo, ma non lo faccio, perché so che la delinquenza esiste, i delinquenti esistono, e uno cerca di difendersene come può.

Tante cose che per legge non si possono fare la gente le fa e basta (per esempio, diffondere foto e conversazioni private sul web), e troppi si sentono al sicuro trincerandosi dietro un arrogante “non può farlo”: lo fanno e basta.

Un’azione proibita espone l’autore a una sanzione, ma non gli impedisce materialmente di farla, ricordiamocelo tutti bene.

Lentamente schiavi

E’ di pochi giorni la notizia che oramai la promozione a elementari e medie è legge, e questa mi sembra l’ennesima azione suicida dell’Italia. Veramente è da un po’ che la scuola è diventata un promuovificio, è da un po’ che siamo entrati nella spirale:

si esce dalla scuola sempre più ignoranti

il titolo di studio vale sempre meno

l’università è indispensabile ma di difficile accesso

università e master costano cifre proibitive

si accede al mondo del lavoro sempre più tardi

in pensione non ci si andrà mai

esportiamo i nostri cervelli con i loro sogni e importiamo bassa manovalanza

etc. etc. etc.

Il messaggio che gli italiano ricevono da anni, da decenni probabilmente, purtroppo è: impegnarsi non serve a niente. E’ da tanto che il merito in Italia non premia ma almeno prima un titolo di studio, se pure non garantiva lavoro e successo, testimoniava un grado di preparazione, l’unica arma di difesa che abbiamo contro la prevaricazione e il raggiro, ma adesso siamo caduti nella loro trappola, gli insegnanti più seri a lungo hanno combattuto contro il far andare avanti  d’ufficio le capre che poi hanno infestato posti di lavoro qualificati con gravi ripercussioni sull’utenza, ma sono rimasti inascoltati: oramai va di moda il buonismo, i ragazzi non devono essere traumatizzati, i riconoscimenti vanno dati indipendentemente dall’impegno, indipendentemente dalle capacità, e indipendentemente dalle conseguenze sociali di questo comportamento suicida.

Poi, per completare l’opera, abbiamo anche abolito il servizio militare, rendendo sempre di più il nostro popolo molle, imbelle oltre che ignorante, ergo manovrabile e, perdonate il termine, fottibile.

Non solo, stiamo crescendo anche un popolo senza ideali (forse per questo di individui facilmente reclutabili da movimenti estremisti e sette religiose, che danno loro uno spirito d’appartenenza?), oltre che, complice il virtuale, a volte scarsamente consapevoli della differenza tra realtà e finzione.

E’ vero, ci sono eccezioni, ci sono perle, ci sono giovani che sono il riscatto di questa nostra società, ma sono pochi e con le armi spuntati e le ali tarpate.

Dovessi dare un messaggio ai ragazzi direi: studiate, studiate, studiate, siate preparati, abbiate una mente attiva, coltivate le vostre capacità di fare collegamenti, capire, creare, siate innovativi, siate coraggiosi, non vi vendete (anche se noi, forse, abbiamo venduto voi  😥 ), siate cazzuti diamine, siate la vostra forza e il nostro orgoglio, impegnatevi alla faccia di chi vi illude che potrete ottenere tutto senza sforzo, e vi farà trovare schiavi nel migliore dei casi di chi le maniche se le rimbocca e nella vita si espone, nel peggiore di burattinai senza scrupoli per cui sarete carne da cannone.

 

PS: e ricordate l’esempio delle case abusive crollate di cui hanno detto  “coi soldi si sono messi in regola con le leggi dello stato, ma non con quelle della fisica”, e così è per lo studio: una politica superficiale e buonista può regalarvi un titolo di studio, ma non preparazione e competenza, e io non voglio credere che lo scopo della vostra vita sia di essere mezze calzette, esperte nell’arte di arrangiarsi e inciuciare.

 

Prima i tuoi, e gli altri se tu puoi

Così recita un vecchio proverbio, che mi è tornato in mente rispondendo ad Aida in un commento a un precedente post.

Riporto qua il mio commento:

Tra le varie questioni di cui mi sono occupata c’è stato anche l’affidamento familiare, e molte coppie denunciavano questa difficoltà: accolto il bambino in casa, si ritrovavano a ricoprirlo d’attenzioni, provocando lo sgomento, la contrarietà nonché la sofferenza dei propri figli, che da un momento all’altro si ritrovavano, quantomeno all’apparenza, a non essere più nessuno. Questo generava in loro dei sentimenti di ostilità tali che rendevano impossibile la vita al bambino affidato, e alla fine i genitori, che chiaramente non avevano saputo gestire la cosa, si ritrovavano a dover rimandare il bambino al mittente, con un’esperienza di rifiuto e sofferenza in più, altro che aiuto! Ecco, il riservare 4 posti agli stranieri crea questo fenomeno, il rifiuto dell’altro, che avrebbe anche bisogno di essere aiutato, ma non in questo modo, non cristallizzando la sua situazione di “altro”, non rendendolo l’avversario e il concorrente: in questo modo non si aiuta nessuno, e guarda caso a forza di dare aiuti e concedere privilegi stiamo consegnando la nazione ai partiti più populisti e xenofobi.

Fermo restando che io sono generalmente favorevole all’accoglienza, fermo restando che non solo l’uomo, ma tutti gli esseri viventi sono migranti da sempre, e portati per natura a spostarsi nei luoghi che offrono loro una possibilità di vita o di vita migliore, è chiaro che un fenomeno incontrollato come questo cui stiamo assistendo non porta benefici a nessuno.

Sono anche d’accordo su un iniziale aiuto ulteriore a chi è costretto ad abbandonare la propria terra e si ritrova a ripartire qua da zero, ma l’aiuto deve essere temporaneo e circoscritto, vòlto a favorire l’ambientamento e l’integrazione, non deve essere mai una corsia preferenziale per scavalcare, spodestare e schiacciare gli autoctoni.

Alle ultime elezioni i partiti buonisti sono crollati e i partiti populisti e xenofobi hanno sbaragliato: non è una buona cosa, stiamo passando da un eccesso all’altro, la vittoria di una certa destra non è stata una scelta razionale ma una reazione dettata dall’esasperazione, come lo fu qualche anno fa la vittoria del M5S.

Vorrei che tornassimo a votare in serenità programmi costruttivi, vorrei vedere una popolazione positiva e assertiva. Per gli stranieri c’è posto, magari non per tutti, però il posto c’è, io sono sicura che ognuno possa dare il proprio contributo e inserirsi felicemente, ma deve essere chiaro che il posto che c’è non deve essere il nostro, non dobbiamo toglierci dai piedi noi dalla nostra casa e dalla nazione che abbiamo costruito e liberato, e da padroni diventare garzoni in casa nostra: no ai buonisti, no ai populisti, sì alla ragione, alla giustizia, all’umanità e al buon senso.

Successi e sfide

E’ stato un lungo parto, ma ce l’abbiamo fatta (e, diciamocelo, pure al primo colpo).

Settimana difficile, un esame all’università di quelli supertosti, quelli che si ripetono non meno di tre volte per poi magari accontentarsi di un 20, e invece è andata benissimo. Poi la patente, che come sappiamo la pratica va anche a fortuna, basta un niente per essere bocciati, e stamattina prima che andasse a sostenere l’esame mi sono raccomandata: “Le regoleeeeeee! Non importa tanto come fai un parcheggio, ma allaccia la cintura, metti le frecce, guarda bene prima di partire, prima di aprire la portiera per scendere, soprattutto questo, guarda, guarda, guaaaardaaaaa!”.

Insomma, è andata.

Nel frattempo io ho temporaneamente cambiato mansioni al lavoro e sto imparando una cosa nuova, rognosa e che non mi servirà a un tubo, se non a tenere la mente sempre in tiro e uffa, oltre un certo limite non è più neanche divertente, sempre a mettersi alla prova, sempre a cimentarsi con il nuovo, sempre al primo giorno di una nuova vita.

Mi ricordo quando tenevo i corsi di aggiornamento, che fatica con quelli che avevano magari cinquant’anni, avevano sempre fatto una cosa e volevano continuare a fare quella, tanto, a un passo dalla pensione, perché mai avrebbero dovuto fare lo sforzo di imparare una cosa nuova? E invece no, noi no, noi fino a ottant’anni dovremmo imparare una cosa nuova, fossero pure le nuove procedure telematiche del Comune, Inps e Agenzia delle Entrate, non ci potremo permettere d’invecchiare noi, potremo avere le rughe, i capelli bianchi, questo sì, magari ce lo consentiranno, ma dovremo sempre bastare a noi stessi, perché siamo in uno Stato che non è in grado di occuparsi né dei suoi giovani né dei suoi vecchi, uno Stato che non ci fa fare figli e non ci cura se ci ammaliamo, e se lo fa lo fa in ospedali dove ballano gli scarafaggi, campeggiano le formiche, le valvole cardiache che impiantano sono difettose e muori nel sonno perché si sono scaricate, etc. etc. etc.

Ho ingaggiato una battaglia personale contro lo ius soli, mi ha stufato il buonismo d’accatto di questo stato, mi ha stufato la mancanza di amor patrio, di orgoglio e difesa della nostra terra e della nostra cultura, la mancanza di senso di appartenenza, tutte cose che voi contesterete per un mondo senza confini e barriere, che mica ho detto di no, ma che l’identificazione si abbia solo con la squadra di calcio mi sembra un po’ riduttivo, che si accetti di tornare indietro di centinaia di anni gettando alle ortiche rinascimento, illuminismo, risorgimento, lotte partigiane e anche quello che ci appartiene un po’ meno come la rivoluzione francese, che è stato pur sempre un grande passo per tutta l’Europa, non lo mando proprio giù. Butteremo alle ortiche il ’68 (che quello ci può pure stare 😆 ), le lotte femministe e le battaglie sociali, le tutele dei lavoratori etc. etc.? Ci siamo accorti che lo stanno già facendo?

Catastrofista? Ma vi siete guardati intorno? Avete visto quei paesi arabi che sono passati da una civiltà come la nostra al burqa e alla sharia, le cui donne una volta in bikini sono state imbacuccate, anzi, imbaburqate?

Voi vi sentite al sicuro perché siete nati in un periodo di pace e siete abituati a dare per scontato quello che scontato non è: vi dice niente quel povero ragazzo condannato a 15 anni di lavori forzati per aver strappato un manifesto da un albergo e morto a 22 anni senza uscire dallo stato di coma in cui l’avevano ridotto? O davvero pensate che l’unica civiltà esistente sia la nostra, forte e indistruttibile anche senza nessun impegno da parte nostra?

Non confondiamo l’umanità con lo sbraco, il giusto obbligo morale di accoglienza e assistenza con la rinuncia alla nostra storia e alle nostre conquiste.

Ok, in questo post ho mischiato di tutto, ma era tanto che non scrivevo, siate benevoli 😉

 

Virginia Raggi e i campi Rom

Nuova polemica su Virginia Raggi e le sue politiche d’inclusione che intendono portare alla progressiva chiusura dei campi Rom, e avanti con l’idiozia delle frasi fatte e del populismo idiota, di gente che si ritiene tanto smaaart e invece non si capisce bene se è più disumana o più idiota.

Ma cominciamo dal principio.

Già in fase elettorale Virginia aveva promesso la chiusura dei campi Rom e, se non erro, aveva detto non che li avrebbe chiusi e basta fregandosene di chi rimaneva fuori, ma adottando delle politiche per cui il superamento dei campi rom avrebbe previsto un’integrazione sociale delle persone che li abitano.

Non vi piacciono i rom? Bene, neanche a me, e allora? Come pensiamo di risolvere il problema di questa gente che vive ai margini della società? Dite che non si vogliono integrare? Probabilmente è vero, ma non possiamo dir loro di andare a lavorare se nessuno è disposto ad assumerli (con tutte le ragioni di questo mondo), e non possiamo dir loro di non rubare se diventa l’unico mezzo per procurarsi il pane.

Lo so, lo so che la situazione non è così facile, ma quando tre giovani rom, mi sembra una ragazza di diciotto anni e due bambini più piccoli muoiono nel rogo di una roulotte data alle fiamme e vedo gente “civile” e “integrata” che gioisce, penso che il furto non sia il peggiore dei crimini e che “gli inumani sono tra noi”, in abiti civili, spesso giacca e cravatta magari pure costosi.

La Raggi non sta offrendo assistenzialismo, quello semmai è quello che c’è stato finora e che lei vuole debellare. Il suo discorso è: “O ti integri o sei fuori”, cioè, finora hai avuto il pesce, rubato o calato dall’alto, oggi t’insegno a pescare.

Fermo restando che i soldi che saranno utilizzati da Roma Capitale sono fondi europei espressamente destinati alla questione Rom, e quindi non potrebbero essere utilizzati altrimenti, ma solo lasciati lì, considerate che l’integrazione di queste persone – qualora riesca – porterà al contrario a un alleggerimento della spesa capitolina, e a un miglioramento del decoro urbano.

Vi linko alcuni articoli, per esempio questo: “Mille euro al giorno a Casamonica per guardiania campo rom“, vogliamo parlarne? Si rendono conto o no i romani che sbraitano di cosa significherà eliminare questa spesa? E non è certo l’unica, sarei curiosa di fare un conto di quanti soldi vengono quotidianamente spesi, e sono stati spesi complessivamente negli ultimi decenni, per assistenza ai Rom.

Ora pare che siano stati finalmente censiti, e dopo il ceensimento si avvieranno le indagini patrimoniali: insomma, l’intento della Raggi è sì di inclusione, ma mediante il ritorno alla giustizia e alla legalità. Parla di patti da rispettare, basta parassiti, ma offrire una reale possibilità d’inclusione è doveroso, e oltretutto è un diritto costituzionale (“E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli blablabla”).

Insomma, la gente vuole che vengano eliminati i campi rom, e ha ragione, non ne può più dei furti che avvengono ovunque si accampino, e ha ragione, però una soluzione non la vuole. Chiuderebbe i campi Rom e basta (“Dove vanno? Sono fatti loro, purché se ne vadano!”), e avremmo gli stessi risultati che abbiamo avuto col tentativo di eliminare la prostituzione chiudendo le case chiuse (risultato? Prostituzione aumentata e fuori controllo), eliminare il problema dei malati psichici e relativi trattamenti psichiatrici chiudendo i cosiddetti manicomi (e gettando malati e familiari nella disperazione più totale). I più accaniti darebbe loro fuoco, e di questi nazisti non voglio neanche parlare, perché sono la peggiore feccia dell’umanità.

La soluzione Raggi mi sembra la migliore, categorica e umana: voglio sapere chi sei, quello che hai, ti aiuto nell’integrazione, tu CI METTI DEL TUO, se delinqui vai in galera: assistenza e non assistenzialismo, una mano pòrta e non un allevamento intensivo di parassiti.

Se dovesse funzionare, fermo restando che questi soldi investiti in ogni caso non vengono tolti ai romani, avremmo un risparmio netto su altre forme di intervento e di assistenza e una considerevole diminuzione del degrado cittadino: non mi pare poco!

Riporto parte dell’intervento della Raggi, che dovrebbe essere lo stesso del filmato:

Riportiamo Roma in Europa. Oggi ho annunciato che finalmente nella Capitale saranno superati i campi rom.
Partiremo da subito intervenendo in due campi, La Barbuta e La Monachina, che ospitano oltre 700 persone.

Mettiamo così fine alla mangiatoia dei soldi dei cittadini che per anni c’è stata con Mafia Capitale: fondi pubblici finiti nelle tasche della criminalità.
Abbiamo ottenuto 3,8 milioni di euro dall’Unione Europea che investiremo in questo progetto: nessuna risorsa sarà sottratta alla cittadinanza.

Mettiamo fine all’epoca dell’assistenzialismo: il cuore del piano è rappresentato da un patto di responsabilità che definisce, in modo netto, diritti e doveri di tutti.
Si tratta di una svolta senza precedenti, che ci consente di riportare alla legalità migliaia di persone e intere aree della nostra città.

Post al riguardo sul sito del Comune:

http://www.comune.roma.it/pcr/it/newsview.page?contentId=NEW1551781

Ancora innamorata della Raggi?

***

“Ancora innamorata della Raggi?”, mi chiede canzonatorio un blogger, rigorosamente sinistrorso.

Tutto sommato direi di sì. Oddio, l’amore stava scemando, nel senso che tutto sembrava rientrato nei binari della normalità, ma le polemiche degli ultimi giorni l’hanno riacceso.

La Raggi si è sentita male, e tutti hanno interpretato il suo malore come strumentale per evitare spinosi impegni istituzionali (mi pare che fosse la volta dello stadio, e mi pare pure cha alla riunione alla fine abbia comunque partecipato).

Io era da un po’ che vedevo che stava male: già è minutina, ultimamente era ridotta l’ombra di se stessa: d’altra parte il ritmo di lavoro impressionante più gli attacchi a tappeto su tutti i fronti non sono una cura omeopatica per la salute: hanno avuto voglia i suo fan a dire che è una donna di acciaio, la verità è che è di carne e ossa, e a un certo punto il contraccolpo c’è stato. Io vedevo le foto e mi dicevo “Ma è ridotta uno scheletro! Questa se non si ferma crolla!”, e infatti è crollata.

E, naturalmente, tutti a darle addosso: come ha osato mancare l’appuntamento alle fosse ardeatine, un sindaco come si deve sarebbe morto sul campo piuttosto che mandare il suo vice.

E già, si sarebbe dovuta sentire male in un altro momento, tuona la gente evidentemente abituata a programmarsi le malattie.

Alla celebrazione del 60esimo anniversario dei trattati europei di Roma invece è stata presente (v. video), ma non è andato bene neanche quello: non andava bene l’abito, non andavano bene i capelli, non andava bene la sua struttura minuta, da persona che non s’impone, insomma, che non conta una mazza, vuoi mettere la mastodontica Merkel?

A me la Raggi è piaciuta, e mi è piaciuto il suo discorso, mi sono piaciuti i concetti che ha espresso (a parte l’uso improprio del termine “visionario”, che oramai va di moda), tutt’altro che retorici, banali e politically correct. Mi piace il suo look sobrio e minimale.

Intanto io ho perso l’abitudine di correre dietro agli autobus, tanto un minuto dopo ne passa un altro. Roma è pulita, e le strade sono in via di rifacimento, da ditte regolarmente appaltate e certificate (almeno così pare, che la politica ci ha insegnato a non fidarci mai!).

“Sei ancora innamorata della Raggi?” ha chiesto con tono burlesco il mio amico piddino (anzi, proprio renziano). La risposta è sì. Oggi, ancora, sì.