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Di nostalgici del nazismo ed altro ciarpame

http://www.serviziopubblico.it/puntate/prima-puntata-m-michele-santoro/

Ero indecisa se scrivere il mio articolo sulla prima puntata del nuovo programma di Santoro, in cui si è esaminata la figura di Hitler per cercare di ricostruire i meccanismi e le dinamiche sue e di chi gli stava intorno e l’ha seguito, oppure fare il solito post casalingo, lamentandomi dello stato della mia casa, cui pure oggi ho dedicato tutta la giornata, e che guardo avvilita chiedendomi se mi dovrò rassegnare a morire di ciarpame quando, alla parola ciarpame, mi è venuta l’idea: posso fare un unico post, anche perché i nostalgici del nazismo, i fanatici di Hitler, non potrebbero essere definiti allo stesso modo davanti al resto dell’umanità?

Però il ciarpame di casa mio è più simpatico, sembra la soffitta della nonna, dai libri delle scuole medie (miei, non di mia figlia!) ai manuali dei vecchi main frame, computer che occupavano stanze intere e che ora credo proprio non esistano più. Ho i vestiti di sempre, dalla taglia 42 alla 54 perché non si sa mai nella vita quale personaggio il mio corpo si troverà a interpretare, etc. etc. etc.

Ah, ho pure qualche piccolo attrezzo da ginnastica, assolutamente intonso, ci mancherebbe!

Buste? Quante ne volete, ho ingaggiato una guerra personale contro le buste, non voglio buttarle ma cerco di smaltirle a più non posso, ma quelle hanno alleati ovunque, e i rinforzi arrivano quotidianamente: un’altra delle mille battaglie perse.

Il ciarpame umano però è un’altra cosa, la gente che vuole essere riconosciuta come italiana, o che lo è già stata, e che vorrebbe in Italia una dittatura di stampo nazista, sostenendo che “una dittatura sincera è meglio di una democrazia ipocrita” e che Hitler era un uomo forte, un grande sognatore che aveva la tenacia di perseguire i suoi sogni mentre la destra attuale ha dei leader smidollati, mi fa fatica riconoscerla come membro di una società civile, improntata al rispetto e alla libertà.

Non so come si metteranno le cose, la batosta eletterale della sinistra ha un suo perché, anche se i nostalgici intervenuti da Santoro secondo me erano a destra che più a destra non si può: ma poi, cosa sono la destra e la sinistra? I partiti sono fatti di uomini o di idee?

Mah, ho proprio paura che il massimo che potrò fare è buttare qualche busta…

Virginia Raggi e i campi Rom

Nuova polemica su Virginia Raggi e le sue politiche d’inclusione che intendono portare alla progressiva chiusura dei campi Rom, e avanti con l’idiozia delle frasi fatte e del populismo idiota, di gente che si ritiene tanto smaaart e invece non si capisce bene se è più disumana o più idiota.

Ma cominciamo dal principio.

Già in fase elettorale Virginia aveva promesso la chiusura dei campi Rom e, se non erro, aveva detto non che li avrebbe chiusi e basta fregandosene di chi rimaneva fuori, ma adottando delle politiche per cui il superamento dei campi rom avrebbe previsto un’integrazione sociale delle persone che li abitano.

Non vi piacciono i rom? Bene, neanche a me, e allora? Come pensiamo di risolvere il problema di questa gente che vive ai margini della società? Dite che non si vogliono integrare? Probabilmente è vero, ma non possiamo dir loro di andare a lavorare se nessuno è disposto ad assumerli (con tutte le ragioni di questo mondo), e non possiamo dir loro di non rubare se diventa l’unico mezzo per procurarsi il pane.

Lo so, lo so che la situazione non è così facile, ma quando tre giovani rom, mi sembra una ragazza di diciotto anni e due bambini più piccoli muoiono nel rogo di una roulotte data alle fiamme e vedo gente “civile” e “integrata” che gioisce, penso che il furto non sia il peggiore dei crimini e che “gli inumani sono tra noi”, in abiti civili, spesso giacca e cravatta magari pure costosi.

La Raggi non sta offrendo assistenzialismo, quello semmai è quello che c’è stato finora e che lei vuole debellare. Il suo discorso è: “O ti integri o sei fuori”, cioè, finora hai avuto il pesce, rubato o calato dall’alto, oggi t’insegno a pescare.

Fermo restando che i soldi che saranno utilizzati da Roma Capitale sono fondi europei espressamente destinati alla questione Rom, e quindi non potrebbero essere utilizzati altrimenti, ma solo lasciati lì, considerate che l’integrazione di queste persone – qualora riesca – porterà al contrario a un alleggerimento della spesa capitolina, e a un miglioramento del decoro urbano.

Vi linko alcuni articoli, per esempio questo: “Mille euro al giorno a Casamonica per guardiania campo rom“, vogliamo parlarne? Si rendono conto o no i romani che sbraitano di cosa significherà eliminare questa spesa? E non è certo l’unica, sarei curiosa di fare un conto di quanti soldi vengono quotidianamente spesi, e sono stati spesi complessivamente negli ultimi decenni, per assistenza ai Rom.

Ora pare che siano stati finalmente censiti, e dopo il ceensimento si avvieranno le indagini patrimoniali: insomma, l’intento della Raggi è sì di inclusione, ma mediante il ritorno alla giustizia e alla legalità. Parla di patti da rispettare, basta parassiti, ma offrire una reale possibilità d’inclusione è doveroso, e oltretutto è un diritto costituzionale (“E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli blablabla”).

Insomma, la gente vuole che vengano eliminati i campi rom, e ha ragione, non ne può più dei furti che avvengono ovunque si accampino, e ha ragione, però una soluzione non la vuole. Chiuderebbe i campi Rom e basta (“Dove vanno? Sono fatti loro, purché se ne vadano!”), e avremmo gli stessi risultati che abbiamo avuto col tentativo di eliminare la prostituzione chiudendo le case chiuse (risultato? Prostituzione aumentata e fuori controllo), eliminare il problema dei malati psichici e relativi trattamenti psichiatrici chiudendo i cosiddetti manicomi (e gettando malati e familiari nella disperazione più totale). I più accaniti darebbe loro fuoco, e di questi nazisti non voglio neanche parlare, perché sono la peggiore feccia dell’umanità.

La soluzione Raggi mi sembra la migliore, categorica e umana: voglio sapere chi sei, quello che hai, ti aiuto nell’integrazione, tu CI METTI DEL TUO, se delinqui vai in galera: assistenza e non assistenzialismo, una mano pòrta e non un allevamento intensivo di parassiti.

Se dovesse funzionare, fermo restando che questi soldi investiti in ogni caso non vengono tolti ai romani, avremmo un risparmio netto su altre forme di intervento e di assistenza e una considerevole diminuzione del degrado cittadino: non mi pare poco!

Riporto parte dell’intervento della Raggi, che dovrebbe essere lo stesso del filmato:

Riportiamo Roma in Europa. Oggi ho annunciato che finalmente nella Capitale saranno superati i campi rom.
Partiremo da subito intervenendo in due campi, La Barbuta e La Monachina, che ospitano oltre 700 persone.

Mettiamo così fine alla mangiatoia dei soldi dei cittadini che per anni c’è stata con Mafia Capitale: fondi pubblici finiti nelle tasche della criminalità.
Abbiamo ottenuto 3,8 milioni di euro dall’Unione Europea che investiremo in questo progetto: nessuna risorsa sarà sottratta alla cittadinanza.

Mettiamo fine all’epoca dell’assistenzialismo: il cuore del piano è rappresentato da un patto di responsabilità che definisce, in modo netto, diritti e doveri di tutti.
Si tratta di una svolta senza precedenti, che ci consente di riportare alla legalità migliaia di persone e intere aree della nostra città.

Post al riguardo sul sito del Comune:

http://www.comune.roma.it/pcr/it/newsview.page?contentId=NEW1551781

L’addio di Totti

***

A un certo punto della vita si diventa grandi, così mi hanno detto e così il tempo ha deciso. Maledetto tempo. Oggi questo tempo è venuto a bussare sulla mia spalla dicendomi: dobbiamo crescere, da domani sarai grande, levati pantaloncini e scarpini, perché tu da oggi sei un uomo e non potrai più sentire l’odore dell’erba così da vicino. […]
Ora è finita veramente. Mi levo la maglia per l’ultima volta. La piego per bene anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai. Spegnere la luce non è facile. Adesso ho paura. E non è la stessa che si prova di fronte alla porta quando devi segnare un calcio di rigore. Questa volta non posso vedere attraverso i buchi della rete cosa ci sarà dopo. Concedetemi un po’ di paura. Questa volta sono io che ho bisogno di voi e del vostro calore. Nascere romani e romanisti è un privilegio, fare il capitano di questa squadra è stato un onore. Siete e sarete sempre la mia vita: smetterò di emozionarvi con i piedi ma il mio cuore sarà sempre lì con voi. Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio che mi ha accolto che ero un bambino e che lascio adesso, che sono un uomo. Sono orgoglioso e felice di avervi dato ventotto anni di amore.

Francesco Totti

Io non seguo il calcio, non sono tifosa di nessuna squadra, ma Totti era Totti, Totti era semplicemente nostro. Non so cosa sia un cucchiaio, ma l’ho sentito nominare mille volte. Lui ha fatto parte della nostra vita a prescindere dal calcio, per la sua ironia, la sua semplicità, la sua vita pulita, i suoi principi puliti, la sua immediatezza, il suo essere sempre pronto a metterci la faccia per ogni tipo di beneficenza, la sua generosità, la sua affettuosità, i suoi principi di famiglia. Il suo essere, per l’appunto, nostro.

Commenti acidi, di chi non capisce un tubo. Chi dice acidamente “Mica è morto!”, e chi aggiunge “Con tutti i soldi che ha!”.

Avere o essere? Totti è un calciatore, e non giocherà più, che c’entrano i soldi. L’addio alla vita che viveva, e che lo appassionava, è un passaggio non da poco, perché lui E’ un giocatore, e non giocherà più, non in un contesto ufficiale almeno.

Ho visto tante lacrime alla sua partita d’addio tanti cartelli commoventi, e al diavolo la pochezza di chi non capisce.

Totti è stato il nostro sogno pulito, e con la sua semplicità è stato il nostro vicino di casa, il nostro Pupone.

Ma la gente che critica, lo sa che cosa significa avere una passione, essere una passione, e poi arrivare al punto in cui bisogna rinventarsi, perché la passione rimane, ma la vita va avanti, e tu devi adeguarti, devi cambiare per lei, anche se dentro non sei cambiato, e sei sempre tu.

Sono sicura che ce la farà, le persone vere ce la fanno sempre a rinventarsi.

Gli auguro tanta tanta felicità, e di ritrovare una nuova strada, che si affianchi alla prima e la completi.

E al diavolo i poveri di spirito, i grandi rosicono così piccoli da essersi persi l’occasione di questa grande grande emozione.

Se me lo volessi dire

Il tempo passa, la situazione precipita, e tra un po’ non ci sarà più tempo per farle quella domanda che è ferma qui nella strozza.

Ha cambiato atteggiamento, oramai da anni, esattamente poco dopo quel momento in cui, tra le lacrime, mi ero rassegnata al fatto di essere orfana, nei fatti se non nella teoria.

Ha cambiato atteggiamento e mi ha spiazzato, obbligandomi a fare la figlia, nella pratica se non nei sentimenti.

E’ cambiata, dopo aver agito tutta la vita come la mia nemica numero 1, dopo aver preso come una missione di vita il distruggere praticamente tutto quello che costruivo o tentavo di costruire, e dopo avermi costretto, per la vita, a una vita in solitudine e non mia.

Pentita?

Non lo so, non me lo ha mai detto, e la domanda nella mia testa è martellante. Tante volte là, davanti a lei, a tu per tu, avrei avuto voglia di chiederle “Ma ti sei mai pentita di quello che mi hai fatto?” e soprattutto, chiedo a me stessa, se l’avrà mai capito.

Mi sfogo di questo con una mia amica che osserva che forse, a fronte della mia tanta voglia di chiedere, ci potrebbe essere una sua tanta voglia di dirmelo.

Ma non ce la faccio, cioè, finora non ce l’ho fatta, mi sono ricacciata la domanda in gola mille volte, e ora che la sua mente è persa nel nulla probabilmente non sarebbe neanche più in grado di rispondermi, persino di capire di che cosa mai io stia parlando.

Piange, mortificata del suo stato, e io la guardo pensando: “Chissà se ancora potrebbe rispondermi, chissà se in fondo al suo cuore c’è qualche parola per me”.

E poi deglutisco, ancora una volta, e ringoio per l’ennesima volta la domanda, fino a che, un giorno, non potrà che rimanere là per sempre.

Sui blogger (dieci anni del mio blog).

 

Dieci anni di blog. Quasi mille follower. Quasi un milione di accessi.

Tornerò (oggi che scrivo e programmo il post siamo appena al 21 aprile) magari con qualche altro commento, impressione, statistica, ma oggi voglio riportare un pensiero sul mondo dei blog, o meglio, sui blogger, che ho trovato in un commento lasciato sul blog di Pj da un lettore che si firma Otherside e che mi ha colpito moltissimo, e che voglio riportare perché lo ritengo un pensiero particolarmente prezioso (il neretto è mio):

Quando mi resi conto che la costruzione di me era andata avanti senza la coscienza di me, ne rimasi sconvolto. E aprii il mio blog. Era il mio richiamo, il mio nuovo apprendistato da carpentiere in ritardo; bussai a cento porte e diedi del tu a chiunque incontrassi. Scrivevo per non morire, per continuare a credere di aver tempo, anche da sprecare. Incontrarvi è stato il paradigma della mia frattura: troppo lontani, troppe paure in comune. Troppa cultura in comune diversamente digerita.
Voi non sapete o fate finta di non sapere quanto feroce e dolcissima assieme sia stata la necessità della vostra presenza. Intellettualmente alcuni di voi sono dei primi violini in grado di reggere da soli un’intera orchestra… l’ho pensato da subito, ve l’ho detto dopo un po’: le primedonne hanno questo difettuccio e se lo coltivano. Il piacere a volte rabbioso della vostra lettura è stato quasi pari al piacere di dissentire da voi. Ma ci sarà un’altra occasione, un altro tempo, un altro luogo della mente in cui potremo ridere quietamente insieme a questo siciliano acceso che non ammette di invecchiare e non si arrende alla malinconia sapendo già quale sarà l’epilogo. Non mi prendo mai troppo sul serio, scrivo di getto ma ci credono in pochi e nonostante questo i post mi escono fuori così: la scrittura reiterata durante questi anni di rete ha messo in luce tutti i miei difetti: per alcuni sembrano pregi. Non sono ne l’uno ne l’altro, dipende dal contesto in cui sono inseriti. Ecco dovrei riuscire finalmente a cambiare radicalmente il contesto…ma Leonardo Sciascia non c’è più e nessuno della mia generazione ne possiede il nerbo. Tuttalpiù ne conserva la residua coscienza.
I blog sono una cosa seria capace di trasformarsi in un attimo in una minchiata assoluta. Per leggere il metalinguaggio di cui parli è necessaria una sensibilità che noi spesso castriamo perchè è pericolosa. Ho incrociato centinaia di blogger in dieci anni: i migliori sono spiagge solitarie e lontane, quando ti ci areni lasciano sempre il segno.

Ecco, spero che il mio blog per voi sia e sia stato questo, una spiaggia che quando ti ci areni lascia il segno, anche se non necessariamente solitaria e lontana.  🙂

Statistiche blog al 21 aprile 2017***

Se tu fai confusione

Ci sono quei momenti della vita in cui il corpo è come paralizzato, mentre nella mente continuano a scorrere freneticamente, anche più volte, le immagini di tutta la nostra vita.

Frammenti che credevamo perduti, ma si ripresentano come schegge, avulse da qualsiasi contesto, ci martellano, momenti che vorremmo dimenticare e che invece ci impongono di essere rivissuti.

Capita generalmente nei momenti critici della vita, quelli in cui devi prendere una decisione, oppure non c’è nessuna decisione da prendere, devi solo accusare il colpo, metabolizzarlo, e cercare di andare avanti.

Ecco, in quei momenti ti senti come se ti stesse passando sopra una carovana di Tir, e devi solo aspettare che passi.

Oggi riflettevo sul fatto che queste voci, questi episodi, questi sentimenti che si affollano nella nostra testa forse hanno l’utilità pratica d’impedirti di pensare ad altro e di elaborare una coscienza razionale, in un momento in cui la cosa migliore è proprio non capire.

Sbuffo sul corteggiamento

Questo post me l’ha ispirato Valentino, con la sua posizione critica nei riguardi dell’innalzamento di muri, genialmente espressa attraverso la metafora di Rapunzel coi capelli corti che, dall’alto della torre, vede i vari azzurrini passare, senza fare nulla per permettere loro di raggiungerla.

Ora, mi sta bene tutto, ma lo sa Valentino quanti uomini si mascherano d’azzurro e invece sono neri come la pece, anzi, assolutamente marroni (capisciammé)? E perché la povera Rapunzel dovrebbe farsi tirare i capelli per ritrovarsi chiusa in una torre con un pezzo di m., che giusto m sta pure per marrone, malsano e maleolente?

Una da giovane ci crede, ti riempiono la testa di parole, e poi ti accorgi a tue spese che sono per l’appunto parole, continua a mancare la sostanza, continuano a offrirti la ciliegina sulla torta senza la torta sotto, e tu ti ritrovi a pagare conti allucinanti, sicuramente emotivi, ma a volte anche fisici ed economici, e finisci con l’alzare le difese.

A parte il fatto che gli uomini di valore, con dei sani principi di famiglia, capaci di costruire e di rispettare, all’età nostra sono già tutti belli e accasati (come diceva una tizia, gli uomini liberi alla nostra età sono pochi, e quei pochi è bene che lo rimangano), può sempre essere che ti capiti il meraviglioso vedovo (che però non viva in memoria della fu moglie, altrimenti sei comunque fregata), o la persona che, esattamente come te, è rimasta sola per altri motivi, per scelta o per destino.

Un’altra mia amica mi faceva notare giustamente che gli uomini di un certo spessore in genere non stanno in giro a cercare una donna perché hanno altro da fare, hanno impegni di tutti i tipi, interessi variegati, lotte e ideali da portare avanti (lei, siccome era amica mia, aggiungeva “esattamente come te”).

E poi non è proprio che occasioni alla vita non ne abbia date, un paio di volte ho pure accettato un invito ma, in entrambi i casi, sono caduta addormentata davanti al ganzo in questione, causa la di lui noia mortale.

Ok, va bene, sono critica, ma credetemi, ne ho ben donde! Ogni tanto io e la mia amica Antonella ce ne andiamo a cena fuori, e capita che accanto a noi sieda una coppia (o aspirante tale): generalmente, noi single inveterate, ci pieghiamo in due dal ridere per la sceneggiata cui ci troviamo ad assistere, lui che prova a mostrarsi interessante, lei che prova a mostrarsi interessata, lui si protende in avanti, lei si tocca ai capelli, tutti di loro dice, tradotto in soldoni, che lui la vuole e lei non vede l’ora, cosicché noi commentiamo “E ANNATE, risparmiatecela ‘sta sceneggiata!”

Ora, scherzi a parte, io non ne posso più di corteggiamenti fatti di parole dietro le quali non c’è nulla. La Anto dice che questi poveri disgraziati non si rendono conto di chi si trovano di fronte, al che io rispondo che invece io me ne rendo conto benissimo.

Probabilmente in passato, eternamente deconcentrata per motivi anche piuttosto seri, ma da cui non è stato bene lasciarmi travolgere, ho perso delle occasioni di brave persone, probabilmente anche anime gemelle, ma oggi come oggi, se uno è solo, quasi sicuramente la magagna ce l’ha.

Vi faccio un esempio: avete presente Fuffo? Giorni fa m’invita a uscire, e io gli rispondo che purtroppo ho mia madre in ospedale. Risposta: “Poi non dire che non t’invito!”: ma che dite, a un essere umano appena appena normale non sarebbe venuto spontaneo dire “Oh, mi dispiace, come mai? Spero non sia nulla di grave!”.

Ecco, caro Valentino, io mi tengo il mio caschetto perché giù nel giardinetto (che fa pure rima) di azzurri non ne vedo proprio!