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Le radici dell’antisemitismo

C’è stata in questi giorni a Bruxelles la Conferenza sull’antisemitismo in Europa. Uno dei partecipanti mi ha preventivamente chiesto delle testimonianze su episodi di antisemitismo che posso aver subito o cui ho assistito, ma io per prima cosa ho risposto che sì, sicuramente posso testimoniare qualche episodio, ma che mi è sembrato più di stupidità che di antisemitismo.

“Sempre così comincia”, mi risponde, e ha maledettamente ragione.

Le racconto un episodio di una persona che ho amato come una madre, cui sono stata vicino fino all’ultimo dei suoi giorni, così come lei a me (ve ne ho parlato qui).

Lei all’epoca era una semplice conoscente, una persona molto semplice, cardiopatica e timorosa del suo cardiologo che le incuteva molta soggezione, al punto di avere paura ad andarci da sola. Mi offrii di accompagnarla, tenni testa al medico, e lei si sentì molto protetta e sostenuta. Nacque di lì una bella amicizia, che continuò per anni, lei c’era sempre per me e io c’ero sempre per lei.

Un giorno, mentre chiacchieravamo amenamente, il discorso cade sul nipote per cui lei aveva fatto tanto e che invece nei suoi confronti si comportava malissimo, oltretutto con totale ingratitudine. “Sangue di cimice” si usa dire dalle mie parti, ma lei usò un’altra espressione, “Peggio degli ebrei!”.

Mi si gelò il sangue. Mi rivolsi a lei e le chiesì: “Come hai detto scusa? Ma tu lo sai che io sono ebrea?”.

Mi guarda stupita, quasi non capisce e chiede: “In che senso?”.

“Come sarebbe a dire in che senso? Secondo te in che senso uno è ebreo?”.

Mi guarda sempre più stupefatta e chiede: “Da parte di padre?”.

Credo che la domanda fosse dovuta al fatto che mia madre l’aveva conosciuta e constatato che si trattava di una persona assolutamente normale, ma con mio padre le sarebbe andata anche peggio, visto che era biondo con gli occhi azzurri.

Aggiungo, non per rinfacciare per carità, ma solo per mettere i puntini sulle i, che chi l’aveva tradita e abbandonata era sangue del suo sangue e piume delle sue piume, nonché figlio di Santa Romana Chiesa, mentre chi le era stata sempre vicina e non l’aveva abbandonata un attimo era una sporca ebrea.

Abbassa gli occhi, mortificata e balbetta: “Ma io che ne so, a me hanno sempre detto così, che sono un popolo senza un nome da difendere”.

“Come vedi ti hanno detto male” replico, e per me la cosa è finita là e il rapporto non ne è stato minimamente intaccato.

Devo dire che queste frasi raggelanti però capitano di frequente, quando meno te l’aspetti e spesso da chi meno te l’aspetti, ti vedono “normale” e non ci pensano che tu sia… o mio dio, ebrea!, e pure tu pensi di essere normale e non ti aspetti di appartenere a una categoria che davanti ai loro occhi rappresenta una differenza.

Una volta una persona, saputa la mia origine, mi chiede: “E che dovresti fare se volessi diventare normale?”: le rispondo con una risata: “Per quello non c’è speranza!”, ma è in quei momenti che ti rendi conto con terrore della gente che gira, tra ignoranza, idiozia e infondatissimo pregiudizio.

Lasciamo stare poi la questione Israele, i commenti sulla quale mi ricordano tanto la bionda del film “Nata ieri”, cui insegnano un po’ di frasi fatte per far bella figura in società e mostrare di sapere di che si sta parlando.

Mi fermo qui e chiedo a voi, non correligionari, perché questo immaginario fasullo che non si riesce a sradicare in nessun modo? Aveva ragione Einstein, è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio, ma qui raggiungiamo dei livelli veramente inconcepibili.

Ogni tanto poi c’è qualcosa che dà la stura a questi pensieri latenti, che oggigiorno la rete amplifica.

L’ultima è stata la notizia che il governo ha diminuito i fondi per le pensioni di guerra delle vittime delle leggi razziali. E’ stato poi rettificato che i fondi sono diminuiti semplicemente perché, per ovvi motivi anagrafici, le persone che ne beneficiano vanno scomparendo: beh, non avete idea che tipo di commenti sono stati fatti e che letame è uscito da certe bocche (i.e. tastiere).

Non manca mai l’accusa di deicidio, che al di là delle verità o bugie storica, al di là dei contesti (si era in Israele, tutti erano ebrei, amici e nemici, a parte gli occupanti romani che erano pagani), ma si può bramare la distruzione di una persona perché il padre del padre del padre del padre del padre del padre del padre – e via scorrendo all’indietro per oltre 2000 anni – ha fatto qualcosa? Che se pure fosse accettabile un criterio tanto assurdo scava scava magari esce fuori che i suoi di antenati hanno la coscienza più sporca dei miei, ma stiamo parlando comunque di follia!

E allora ditemi, le origini dell’antisemitismo, secondo voi, quali sono?

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Roma sommersa dai rifiuti

Non ho fatto in tempo a compiacermi per la pulizia di Roma che la città ha ricominciato ad essere sommersa dai rifiuti. Già prima della Raggi era così, mi ricordo l’ultimo periodo appena prima delle elezioni eravamo devastati, poi le cose sono cominciate a tornare alla normalità e il problema sembrava risolto.

Poi una nuova emergenza, si è parlato di responsabilità della Regione, pare si siano fatti accordi con altre regioni, e abbiamo superato anche quella.

Ora siamo di nuovo sommersi, non so quale sia il problema, ma si parla anche di “pendolarismo dei rifiuti”, nel senso che i quartieri costretti a un “porta e porta” che pare non riuscire a decollare, si caricano i rifiuti in macchina e li scaricano nei cassonetti dei quartieri limitrofi, che collassano.

Tanto vi dovevo, per giustizia. Come quando mi sono pronunciata a favore della Raggi, ribadisco che riferisco quello che vedo, senza pregiudizi di sorta o casacche di partito.

Crollo del ponte Morandi: valiamo tutti 30 denari

 

Non ho parole, non ho davvero parole.

Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie.“.

Viaggiavano su un’autostrada, presumibilmente rispettando i limiti di velocità, e con le cinture allacciate.

E sono morti a decine, a grappoli, a famiglie, in maniera atroce.

Oltre a questo, più di 600 sfollati, da un momento all’altro, gente che all’improvviso si è trovata fuori casa e non può rientrare neanche un attimo a ritirare i propri effetti.

Ho tanta tristezza nel cuore, tanta rabbia per la disonestà di chi ha costruito/monitorato/manutenuto, vite umane date via per denato.

Valiamo tutti 30 denari.

Non mi va più

Forrest Gump – Un po’ stanchino.

***

Da un po’ di tempo sto battendo la fiacca. Non mi va più di scrivere, non mi va più di leggere, sui social neanche condivido, cosa che prima facevo a macchinetta, e sul blog lo vedete, il piatto langue.

Non so se sia pigrizia o l’stinto verso una metamorfosi che mi porti a tornare chi sono, o a esserlo, un istinto verso la vita, stanca di una mera sopravvivenza di cui ho piene le tasche.

E’ vero, quando uno non vive la propria vita questa poi presenta il conto sotto forma di insoddisfazione, mancanza di entusiasmo, obiettivi, progetti. Ma poi, che ti vuoi progettare in una nazione che è una tarpatrice di ali e di sogni, dove la gente onesta che lavora rappresenta il limone da spremere a vantaggio di tutto il resto dell’umanità?

Avevo ripreso a leggere, grazie all’e-book, e avevo temporaneamente sospeso perché il mio tempo di lettura era nelle tratte in autobus, e in estate riesco ad andare al lavoro in macchina, ma poi non ho più ripreso, neanche in vacanza, neanche seduta sulla sdraio, o sul lettino, o in poltrona.

Ogni tanto penso, con sincero affetto, a tanti amici che mi piacerebbe sentire, ma poi non ce la faccio ad alzare la cornetta, e a questo giro si faranno bastare il pensiero.

Mi sento paralizzata in un un bozzolo, speriamo davvero che ne esca una farfalla.

Ma Salvini è razzista?

La domanda sembra retorica, la maggior parte (o semplicemente “qualcuno”?) risponderà semplicemente “Più di così? Lui è l’emblema del razzismo!” ma è veramente così?

Pare che il suo passato (che non ho approfondito) non deponga a suo favore, leggo amici del Sud che scrivono che non dimenticheranno come Salvini in passato abbia tuonato sarcastico contro di loro, ma evidentemente qualcuno invece ha dimenticato, perché pure al Sud i voti a Salvini sono tanti, e sapete perché? Perché piace quello che dice. Populista? Uno che parla alla pancia e dice agli italiani quello che vogliono sentirsi dire? Ma quale politico non lo fa, ammesso che sappia farlo?

Inutile dire che la pessima gestione dell’immigrazione ha portato acqua al suo mulino, la gente è esasperata, non certo dallo straniero (anche se di stupidi e disumani razzisti ce ne sono eccome), ma dallo straniero che delinque, da quello che ti tampina, da quello che parassita le nostre risorse. A me personalmente, sull’autobus, non dà certo fastidio lo straniero che sta andando al lavoro o portando i figli a scuola, ma quello che mi aggredisce, insulta, che mi costringe a scendere, etc. etc. Mi dà fastidio il pensiero che manteniamo una pletora di persone, magari genitori di questi stranieri che si fanno dare la pensione a sbafo, dopo essere stati poco o addirittura niente in Italia, mentre i nostri anziani frugano nei secchi della spazzatura.

Certo, bisogna andarci cauti, facilmente la gente fa d’ogni erba un fascio e difficilmente sa operare dei distinguo, e una cosa che ho letto recentemente è verissima:

La guerra tra poveri la vincono i ricchi

e queste guerre noi dobbiamo evitarle.

Ripeto, la questione non è “lo straniero”, ma la gestione dello straniero, e allora è da condannare chi vuole ripristinare la legalità? E’ un demagogo chi pretende che ogni persona che vive sul nostro territorio venga identificata? E non era invece demagogo chi ha regalato 500 euro ai giovani maggiorenni, giusto giusto debuttanti al voto, altro che buono cultura visto che riescono spesso a convertirlo in tutt’altro?

Ora il censimento nei campi nomadi, con il quale sono ovviamente d’accordissimo: zone franche, in cui le forze dell’ordine pare non entrino, occupate da gente che vive in condizioni di estremo degrado, ma soprattutto con una marea di identità per meglio delinquere, che devono essere assolutamente superate, per il bene nostro e loro, perché ogni essere umano merita una vita migliore di quella.

E invece è scoppiato il putiferio, qualcuno sente aleggiare misure restrittive su base etnica, un’intollerabile eco delle leggi razziali, cui dobbiamo opporci con tutte le nostre forze. Una persona mi ha detto che se tale proposta fosse venuta da qualcun altro, quasi quasi ci si poteva credere che fosse per legalità e rigore, ma da Salvini la connotazione diventa immediatamente razziale, di discriminazione razziale, preludio alla persecuzione.

Io, quello che Salvini ha in testa, non lo so, ma quello che dice sono in parecchi a ritenerlo giusto. Quando Salvini ha riferito in Senato sulla questione dell’Aquarius ha espresso concetti sacrosanti, anche a favore dei migranti, perché nessuno deve essere più costretto ad imbarcarsi e a morire in mare per cercare una vita migliore. E noi vogliamo mangiare le arance di Sicilia. Magari dall’estero ci facciamo portare i datteri.

V. pure: “Salvini – Migranti salvati, grazie Libia

 

Liliana Segre, l’Italia e gli zingari

***

Ora però facciamo i seri. Nel corso del dibattito in Senato per la fiducia al neo-governo ha preso la parola la senatrice a vita Liliana Segre, una delle ultime persone sopravvissute all’olocausto ancora in vita.

Dati i “sospetti xenofobici” che molti di noi nutrono nei confronti del nuovo governo, Liliana Segre coglie l’occasione per dire la sua nei riguardi di paventate leggi speciali nei confronti degli zingari, contro le quali dichiara che si schiererà in ogni modo, perché ciò che è avvenuto non deve avvenire mai più.

Aggiungo un’immagine presa da fb di commenti all’intervento di Liliana Segre di un vuoto umano e culturale spaventosi, e una considerazione di qualcuno che osserva sconsolato che, se questi sono gli italiani, non ce la potremo fare.

Ora, intendiamoci, io detesto gli zingari, nel senso che detesto il loro modo di vivere, assolutamente inconciliabile con la società civile (per zingari intendo quello che si intende comunemente, perché so che molti invece si sono integrati e questi ovviamente non sono in discussione).

Volendo liberarci del problema “zingari”, secondo voi che cosa deve e può fare una società civile?

1) Promuovere l’integrazione con programmi efficienti e ben definiti.

2) Ignorarli, lasciare che la gente continui a disprezzarli e a soffrirne i furti e altri comportamenti molesti, semmai sbattendoli ogni tanto in galera, con figli minori in carcere fino a tre anni con le madri e poi a famiglie affidatarie.

3) Creare dei campi di sterminio sul modello nazista e promuovere una soluzione finale.

La terza ovviamente è un’affermazione che vuole essere provocatoria, anche se ho la vaga impressione, e lo dico con enorme dolore, che molti italiani l’avallerebbero.

La seconda è stata più o meno quella adottata finora, una realtà lasciata abbandonata a se stessa, a scatenare tra l’altro un’ennesima guerra tra poveri e poverissimi.

La prima ovviamente è quella in cui credo io e quella che sta cercando di attuare la sindaca Virginia Raggi, provocando indignatissime reazioni dei romani brava gente.

Che sia inteso, vi piaccia o no, io nel mio programma elettorale inserirò solo ed esclusivamente la prima opzione, una società umana e un governo efficiente non possono far altro che quello, con buona pace dei forcaioli di cui, ahimé, temo che il mondo non si libererà mai.

Update: ecco la trascrizione del disorso di Liliana Segre al Senato.

Liliana Segre,
Senato della Repubblica,
5 giugno 2018

“Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi senatori, prendendo la parola per la prima volta in quest’Aula non possa fare a meno di rivolgere innanzitutto un ringraziamento al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha deciso di ricordare l’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziali, razziste, del 1938 facendo una scelta sorprendente: nominando quale senatrice a vita una vecchia signora, una persona tra le pochissime ancora viventi in Italia che porta sul braccio il numero di Auschwitz.

Porta sul braccio il numero di Auschwitz e ha il compito non solo di ricordare, ma anche di dare, in qualche modo, la parola a coloro che ottant’anni orsono non la ebbero; a quelle migliaia di italiani, 40.000 circa, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che subirono l’umiliazione di essere espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società, quella persecuzione che preparò la shoah italiana del 1943-1945, che purtroppo fu un crimine anche italiano, del fascismo italiano.

Soprattutto, si dovrebbe dare idealmente la parola a quei tanti che, a differenza di me, non sono tornati dai campi di sterminio, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono cenere nel vento. Salvarli dall’oblio non significa soltanto onorare un debito storico verso quei nostri concittadini di allora, ma anche aiutare gli italiani di oggi a respingere la tentazione dell’indifferenza verso le ingiustizie e le sofferenze che ci circondano. A non anestetizzare le coscienze, a essere più vigili, più avvertiti della responsabilità che ciascuno ha verso gli altri.

In quei campi di sterminio altre minoranze, oltre agli ebrei, vennero annientate. Tra queste voglio ricordare oggi gli appartenenti alle popolazioni rom e sinti, che inizialmente suscitarono la nostra invidia di prigioniere perché nelle loro baracche le famiglie erano lasciate unite; ma presto all’invidia seguì l’orrore, perché una notte furono portati tutti al gas e il giorno dopo in quelle baracche vuote regnava un silenzio spettrale.

Per questo accolgo con grande convinzione l’appello che mi ha rivolto oggi su «la Repubblica» il professor Melloni. Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò con tutte le energie che mi restano.

Mi accingo a svolgere il mandato di senatrice ben conscia della mia totale inesperienza politica e confidando molto nella pazienza che tutti loro vorranno usare nei confronti di un’anziana nonna, come sono io. Tenterò di dare un modesto contributo all’attività parlamentare traendo ispirazione da ciò che ho imparato. Ho conosciuto la condizione di clandestina e di richiedente asilo; ho conosciuto il carcere; ho conosciuto il lavoro operaio, essendo stata manodopera schiava minorile in una fabbrica satellite del campo di sterminio. Non avendo mai avuto appartenenze di partito, svolgerò la mia attività di senatrice senza legami di schieramento politico e rispondendo solo alla mia coscienza.

Una sola obbedienza mi guiderà: la fedeltà ai vitali principi ed ai programmi avanzatissimi – ancora in larga parte inattuati – dettati dalla Costituzione repubblicana. Con questo spirito, ritengo che la scelta più coerente con le motivazioni della mia nomina a senatrice a vita sia quella di optare oggi per un voto di astensione sulla fiducia al Governo.

Valuterò volta per volta le proposte e le scelte del Governo, senza alcun pregiudizio, e mi schiererò pensando all’interesse del popolo italiano e tenendo fede ai valori che mi hanno guidata in tutta la vita.”

 

L’Italia e la crisi: io so di non sapere

Decide Berlino?

A quasi tre mesi dal voto non solo non abbiamo dato vita a un governo, ma abbiamo rinunciato a formarne uno che rispecchi il voto espresso dagli italiani.

Ora, non è che io degli italiani mi fidi particolarmente e sono perfettamente convinta che uno dei più grandi limiti della democrazia sia il suffragio universale, ma tant’è, in democrazia siamo, e gli italiani hanno tutto il diritto di scegliere da chi farsi amministrare, anche se più volte abbiamo visto interviste di persone che dimostravano un’ignoranza spaventosa e ci sono venuti i sudori freddi a pensare che quelli avrebbero votato.

Non è che se poi andiamo a vedere fasce meno ignoranti siano più responsabili quando vanno a votare, fanno presto loro a dire “cambiamo, abbiamo provato gli altri, ora proviamo questi, se non vanno bene torniamo a quegli altri o ne proviamo altri ancora”, perché se fanno danni grossi poi non li ripara nessuno, anzi, quelli successivi hanno ancora più buon gioco ad addossare le responsabilità alle amministrazioni precedenti.

Io non lo so quello che è successo, no so perché Salvini si è impuntato con Savona, non so perché Mattarella si è impuntato contro, non so cosa avrebbe fatto questo governo se avesse visto la luce, ma so il disastro che hanno fatto i governi precedenti, tanto e tale che, se anche arrivasse un governo capace e virtuoso, ci vorrebbe una vita per risalire la china (e figuriamoci se non arriva).

Io una cosa voglio dire, a parte il fatto che mi metto le mani nei capelli per le prossime elezioni perché il voto di ognuno di noi sarà ancora più importante e io non so davvero che pesci pigliare: purtroppo dobbiamo ammettere che l’Italia ha sempre avuto il governo che si è meritato, le teste pensanti sono una sparuta minoranza, le persone che si rimboccano le maniche e lavorano, che sono quelle poi che hanno mandato avanti l’Italia finora, sono sempre troppo poche rispetto all’esercito dei furbetti, privi di qualsiasi dignità e di ogni qualsivoglia parvenza di senso civico.

Sono avvilita, avvilita, avvilita. Avrei voglia di buttarmi in politica per poter fare qualcosa per la mia nazione, ma da che parte cominciare? Non ho un partito di riferimento in cui io mi possa rispecchiare, e certamente non ho competenze né politiche né di economia. Certamente non mi manca la testa, né la dirittura morale, ma basterebbero?

E poi, ma sono proprio sicura di non avere mai fatto un’italianata in vita mia, vissuta con talmente tanta naturalezza da non essermene neanche accorta?