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Elezioni 2018: les jeux sont faits!

“Dopo le elezioni la parte più intelligente, colta e modesta d’Italia si è svegliata in un paese razzista, omofobo e fascista. Aiutiamo i cittadini del mondo a lasciare per sempre questa nazione CHE NON LI MERITA!

REGALIAMO LORO UN BIGLIETTO DI SOLA ANDATA

 

Su fb stanno girando ogni tipo di considerazioni sui risultati delle elezioni, da chi esulta a chi grida al peggiore disastro della storia (i primi hanno dedicato ai secondi l’mmagine commentata del post).

Bando alle ciance, voi cosa pensate dei risultati di queste elezioni?

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Elezioni 2018: l’alba di un nuovo giorno?

Mi fanno paura queste elezioni, ma forse la paura bisognava averla anche prima: siamo in risalita, stabili, o ci stiamo scavando la fossa?

E che aspettarmi per queste elezioni? Non tifo per nessuno, votare è stato difficilissimo, la mano sulla coscienza non ha aiutato, la memoria ha ostacolato ogni scelta.

Vorrei che si ripetesse in grande il piccolo miracolo di Roma, checché ne dicano, una città che accumulava debiti su debiti e che ora chiude i bilanci in attivo mentre la qualità della vita, ammetto in maniera impercettibile, migliora.

Ma non ho votato i cinque stelle.

Ho passato le giornate a leggermi i programmi dei partiti e i currucula dei loro candidati, avevo un certo orientamento, sia pure con l’immancabile naso tappato e un occhio semichiuso, ma quando ho aperto le schede e visto quei nomi, non ce l’ho fatta.

Diciamo che parte del mio voto sarà “voto utile”, ma un’altra parte probabilmente no, che insomma, per una che voleva annullare la scheda direi che ha quasi raggiunto il risultato: ma sotto quale egida ci sveglieremo domani? Faremo un passo avanti verso l’orlo del baratro o riusciremo a fare marcia indietro nel senso più positivo del termine? Indietro sul garantismo, sui vitalizi, sul debito pubblico, sui diritti disattesi, sul razzismo sempre presente e sempre meno latente, sulla scuola sempre più in stato di abbandono, riusciremo a riportare i remi in barca?

Mia figlia dice che in politica mi ci vedrebbe, che sono rigorosa ma realista, intelligente e di buon senso, propositiva, buona amministratrice etc. etc. etc. Chiaramente la sua stima mi fa piacere e, vi dirò, ho un grande rimpianto di non aver dato un contributo più “professionale” alla mia nazione, purtroppo la vita ha preso un’altra direzione, e oggi sarei io pure un’incompetente (l’onestà non basta, e le capacità, che molto immodestamente possiedo, vanno pure allenate, altrimenti navighiamo tra l’ “io ero” e l’ “io sarei stata”).

Mai aspettato con tanta ansia il risultato delle elezioni, neanche quando parteggiavo per qualcuno.

Domani sarà l’alba di un nuovo giorno, ma aspettiamo il meteo che ci dica, in questo nuovo giorno, che tempo farà.

 

Un atto di civiltà: per esempio, lavatevi!

Io ricordo di aver visto un un filmato qualche anno fa, probabilmente firmato Pubblicità e Progresso e rivolto agli immigrati, che recitava all’incirca “Questo è il nostro livello di civiltà” e mostrava coppie omosessuali scambiarsi affettuosità senza alcun timore, in una società in cui ogni orientamento è accettato e rispettato.

Ora, il rispetto per l’identità e inclinazione sessuale di chiunque mi sta bene, per carità, ma permettete che la civiltà e il progresso magari comprendano pure qualche altra cosa? Per esempio rispetto delle donne e dei bambini, cura degli anziani e strutture che permettano a tutti una vita civile, onestà, rispetto dei doveri civici e della convivenza, e soprattutto, secondo me, ci vogliamo mettere l’igiene?

Voi forse non avete idea di come considerino l’acqua le persone che vengono dai paesi con problema di siccità: non riescono a metabolizzare l’abbondanza d’acqua – o quantomeno la non siccità – e hanno un concetto d’igiene inaccettabile per il mondo civile.

Vi faccio un esempio, anzi due, anche se il primo è sconvolgente.

Una signora aveva un orto e portava regolarmente a un suo lavorante extracomunitario delle cassette di frutta e verdura. Ogni volta lui prendeva i pomodori e li addentava, senza averli preventivamente lavati.

La signora tentava di fermarlo e gli faceva presente che erano stati raccolti dal terreno e portati direttamente da lui, e che quindi erano sporchi di terra, ma lui scrollava le spalle e rispondeva “non fa niente”, riempendo la signora di stupore e disappunto.

Un giorno lei si risentì, gli disse che proprio non ce la faceva a vedergli mangiare i pomodori sporchi di terra e gli intimò di lavarli. Lui allora, trovandosi là vicino un secchio di acqua sporca dei pavimenti, immerse i pomodori là dentro, ce li sciacquò e li mangiò: la mia amica rimase sotto shock!

D’altra parte una mia docente mi raccontava che il padre era stato tanto tempo in Nigeria dove i negri (nella propria terra!) non avevano acqua a disposizione e andavano a bere alle fogne dei bianchi (e chi costringe un proprio fratello a questo osa considerarsi civile?): il bisogno d’acqua era tale che non c’era la distinzione tra acqua sporca ed acqua pulita, acqua potabile ed acqua non potabile!

Il secondo episodio mi è stato raccontato da un’altra mia amica, che aveva un domestico non ricordo di dove. Ebbene, lei si arrabbiava perché questi lavava tutta casa – un appartamento enorme! – senza mai cambiare l’acqua del secchio, che oltretutto riempiva con pochi centimetri d’acqua!

Ecco, io credo che la cosa principale che dovremmo mostrare a persone che vengono da questi paesi, non è tanto che possiamo accoppiarci in tutti i modi più fantasiosi con chiunque senza finire impiccati, ma che abbiamo costruito un mondo in cui certi problemi non esistono, che possono rilassarsi e imparare regole diverse.

Mi dispiace dover aggiungere che dello stesso avvertimento avrebbero bisogno anche tanti italiani ed altri provenienti dai paesi cosiddetti sviluppati, industrializzati, progrediti, blablabla…

Insomma, io igiene la farei studiare a scuola, a tutti (ci sono persino medici e personale sanitario che disattendono certe regole di base…), e non farei passare nessuno neanche in seconda elementare senza che abbia ben chiare certe nozioni elementari, e che abbia dimostrato di applicarle!

 

Largo ai giovani?

Ora farò un discorso che apparirà impopolare, ma vi invito a riflettere sul mio punto di vista.

Parlavo con una mia amica che, quarantenne, sta tentando di rientrare nel mondo del lavoro. Con esperienza, qualificata, la risposta delle aziende, almeno di quelle che non ci girano intorno, è regolarmente “Preferiamo assumere i giovani perché costano di meno”.

Ora, da un punto di vista sociale, favorire i giovani rispetto alle persone più grandi è un obbrobrio, ed assolutamente controproducente sotto vari punti di vista:

1) Intanto il largo ai giovani bisogna farlo mandando in pensione i non più giovani che hanno già dato, e non lasciando in mezzo alla strada orde di padri e madri di famiglia, quarantenni e cinquantenni, spesso con figli a carico quando non pure i genitori (passati i tempi in cui la pensione del genitore anziano poteva essere utile, oggi per l’assistenza, tra strutture e badanti, bisogna di regola metterci sopra una differenza).

2) Il giovane è giovane, il valore aggiunto che porta è relativo: può essere insicuro, non avere dimestichezza, è sicuramente inesperto e non è escluso che, con una scuola oramai da troppi anni ridotta a promuovificio sfornasomari, non porti neanche la sua preparazione. Può invece essere brillante, portare la freschezza delle sue idee, una nuova visione, ma comunque le ossa se le deve fare e una guida più esperta, un personaggio solido cui fare per un periodo da “secondo”, non può che fare bene alla salute di entrambi.

3) Mettiamoci pure che le tasse che le aziende pagano sono generalmente proibitive, e che quindi il risparmio, anche a discapito della qualità, diventa un obbligo per la sopravvivenza, e ne avremo una società che fa acqua da tutte le parti: id est, la nostra.

Giustissimo che i giovani vogliano la loro indipendenza, ma stare un po’ più a carico dei genitori, in una società che ristagna e non ha lavoro per tutti, credo che possa essere più tollerabile di un adulto che non sa dove sbattere la testa e magari ha pure figli carico (oramai piucchealtro “figlio”, chi – tra le persone coscienti e inserite nella società – si azzarda a farne più di uno?).

Parliamo poi dei “lavoretti”, quelli non all’altezza della preparazione e capacità di una persona: che un giovani si “arrangi”, magari raccogliendo i pomodori o lavorando in un call center, può pure essere una fase transitoria accettabile, ma per un adulto, soprattutto con famiglia, uscire da una posizione consolidata per andare a cogliere i pomodori può essere di gran lunga più umiliante e fisicamente difficoltoso.

Eppure lo Stato le agevolazioni le propone per i giovani.

Uno che è adulto, magari laureato e con vent’anni d’esperienza, che non appartiene a nessuna categoria disagiata, per questa nazione può pure andare a buttarsi a fiume.

Comunque, poveri noi, ma anche poveri giovani, cui abbiamo lasciato un mondo spolpato di risorse e valori!

Coscienza civica

Non so se tutti si rendono conto di come stia messa l’Italia, che sta messa male, malissimo, il debito pubblico non è un numero, ma una valanga che bisogna arrestare prima che ci travolga: ci riusciremo?

Se continua così, no.

Dalle mie parti troneggia una scritta su un muro che recita:

Col razzismo t’hanno fregato,
la colpa è dello Stato, non dell’immigrato!

La colpa è dello Stato? E’ dell’immigrato? E’ del popolo italiano?

Il problema, secondo me, sono tutti questi fattori, ma è nato prima l’uovo o la gallina?

Sarà nato prima l’uovo suppongo, non depositato ma come agglomerato e blablablà, sto fuorviando, non è questo il problema.

Ora, con tutto il rispetto per quella parte di popolazione “sana”, quel popolo onesto che fa il proprio dovere e anche di più, per tutti i volontari che si prendono sulle spalle un carico enorme di fatica, responsabilità e umanità, diciamocelo, il popolo italiano non è universalmente noto per essere onesto, lavoratore e affidabile.

Il nostro è il popolo dei furbi, di quelli che “fanno risultare che”, e i nostri governi, temo, ci hanno sempre rappresentato degnamente.

Abbiamo venduto il nostro voto in cambio di promesse (per lo più non mantenute) di un posto di lavoro per noi o per i nostri figli, se ci è toccata la cassa integrazione ce ne siamo guardati bene dal cercare altro lavoro e ci siamo sentiti baciati dalla fortuna a vivere di rendita, abbiamo preso invalidità non dovute, indennità di accompagnamento non dovute, abbiamo falsificato cid, permessi per disabili, e chi più ne ha più ne metta. Abbiamo omesso fatture per miliardi.

Abbiamo buttato rifiuti ovunque, fuori mano o, nottetempo, persino sotto casa, e ancora si fa fatica fare la differenziata, etc. etc. etc.

Mi auguro che molti che mi stanno leggendo – oserei sperare tutti – urlino un indignato “Io no!”. Beh, nemmeno io se è per questo, ma ammetterete che l’andazzo del popolo italiano è stato questo per anni, e di molti probabilmente lo è tuttora.

Per quanto riguarda gli immigrati, quanti li hanno sfruttati facendoli lavorare in nero e per una paga miserrima, quanti hanno affittato loro appartamenti spesso persino fatiscenti a prezzi esosi perché non potevano ribellarsi, non avevano tutela e per fame e per bisogno dovevano sopportare tutto?

Sapete cosa manca a tutto questo popolino? Oserei dire la dignità, ma usiamo un termine più edulcorato, diciamo che manca loro la coscienza civica.

E’ errore di molti pensare che i “soldi dello Stato” siano soldi di nessuno, che nascono dal nulla e crescono spontanei. Non mi ricordo chi disse: “Non esistono soldi dello Stato, esistono i soldi dei contribuenti, che lo Stato è chiamato ad amministrare”, e questa amministrazione dovrebbe essere fatta col buon senso e lo zelo del buon padre di famiglia.

Bisogna che sviluppiamo la coscienza che ogni volta che prendiamo dei soldi non dovuti stiamo derubando il nostro vicino, i suoi figli e i suoi genitori, che ci sarà un banco in meno a scuola, un’apparecchiatura in meno in ospedale, una buca di più per strada, un povero o un disabile in più senza assistenza, perché i soldi necessari a mandare avanti il sistema sono stati depredati dai non aventi diritto.

Vero, oggi anche tra gli immigrati ci sono degli “non aventi diritto” che depredano le nostre risorse, ma chi ha scritto le leggi che lo consentono?

Prendiamoci le nostre responsabilità, diventiamo un popolo onesto e laborioso che pretende di essere governato da gente altrettanto onesta, laboriosa e capace!

Svegliamoci, e cerchiamo le cause vere anziché i capri espiatori, riscopriamo l’orgoglio di essere persone che contribuiscono attivamente al progresso della società, perché in ogni cosa che lo stato costruisce c’è anche il nostro contributo, e dobbiamo esserne fieri: chi si approfitta del denaro pubblico, chi vive alle spalle degli altri contribuenti senza un effettivo stato di bisogno, non è un furbo, è un parassita!

Non è retorica la mia, guardiamoci intorno, e rendiamoci conto di quanto sia enorme il bisogno di cambiare rotta!

Stupri e violenza: i fatti e la filosofia

Batto ancora sullo stesso tasto perché sono allibita dalle posizioni soprattutto di alcune donne che dicono che sì, quello subito da Asia Argento è stato uno stupro.

Leggo e rileggo di donne che denunciano “molestie” di vario genere ricevute nella vita, e me ne rendo conto che, se quello è il metro di misura, io ne avrei da denunciare a centinaia, a partire dalle varie mani morte sull’autobus al capo che allunga le mani sulla camicetta o arriva il bacio sulla schiena mentre sei seduta ad attendere al tuo lavoro.

Sull’autobus mi sono il più delle volte limitata a scansarmi, e solo una volta mi è stato necessario andare a chiedere all’autista di chiamare i carabinieri e un’altra, essendo il mio compagno presente, mi sono rivolta direttamente a lui invitandolo a liberarmi dal molestatore: insomma, nessun trauma riportato. Nel caso dei capi lo schiaffone partì prima ancora che io capissi cosa stavo facendo, e nel secondo caso ero pure in prova: non ci fu alcuna conseguenza, anche se devo ammettere che tremai.

Sono molestie, per carità, e la molestia è indubbiamente violenza: non stupro, assolutamente non stupro, ma è certamente una violenza che una donna subisce.

Una mia amica però proprio oggi diceva che anche la proposta verbale è una violenza, e qui secondo me siamo nel campo della filosofia. Certo, spesso la proposta verbale è spesso molesta, quando hai qualcuno -per esempio un collega – che ogni volta che passa ti chiede “mi fai un pompino” (e a nulla valgono l’ostentata indifferenza nei suoi confronti e le segnalazioni ai superiori), certo che è una forma di violenza, certo che c’è una rabbia che una reprime, e nel caso di cui stiamo parlando in questi giorni, e cioè il ricatto lavorativo, pensate alla violenza che subisce proprio chi dice no, che si vede magari troncata la carriera per non essere disposta ad accettare l’inaccettabile.

Se però vogliamo catalogare – anche giustamente – nella violenza, tutta quella prepotenza dall’altro che genera una rabbia impotente, quante volte ne riceviamo anche in ambiti che di sessuale non hanno nulla?

Ma il 6 che ci hanno tolto direttamente dal conto in banca, non è una violenza/prepotenza che ha generato rabbia e impotente senso d’ingiustizia?

L’essere costretti a lavorare quasi dieci anni di più per accedere a una pensione da fame perché qualcuno, lontano da noi, si è mangiato tutto il mangiabile non è una violenza che il popolo italiano subisce che genera una rabbia impotente?

Le cartelle esattoriali impazzite non sono una violenza che i cittadini subiscono e che genera una rabbia impotente?

Ci posso pure stare che il dover subire un qualcosa di ingiusto senza poter reagire sia violenza, certo che ci sto, e allora lo sapete che cosa ho realizzato in tutta questa discussione?

Che siamo un popolo stuprato.

“Negracci”: la civiltà non ha ancora vinto la sua battaglia contro il razzismo

Leggo e mi viene da piangere.

Voi mi direte, ma da una pagina del genere che t’aspettavi?

E che dirvi, sicuramente mi aspettavo enfatizzate a fini strumentali tutte le notizie negative che avessero come protagonisti gli immigrati, ma questa foto con queste parole di presentazione mi ha veramente avvilito, per non parlare poi dei commenti!

La foto viene definita testimonianza di un “episodio vergognoso”: credo che una persona normale la guardi e si chieda dove sia questo episodio vergognoso, guardi la foto di dritto e di rovescio, la ingrandisca e la rigiri, ma di vergognoso – la persona normale – non riesca a trovarci proprio nulla.

Però magari la persona normale non è totalmente ingenua, e capisce dove vogliono andare a parare: il messaggio sotteso è “Vergogna, negri seduti e bianchi in piedi!”, e sembra di essere tornati nell’America degli schiavisti, ai tempi in cui il gesto di Rosa Parks segnò un cambiamento epocale, una vera e propria rivoluzione sociale e culturale.

Ma la persona normale pensa che quelli siano fatti preistorici, che oramai neanche ci si possa più credere che sia esistito un tempo in cui i negri e i bianchi vivevano in aree separate e non potevano neanche contrarre matrimonio. La persona normale, se italiana, si vergogna del ventennio fascista, ma lo considera una pagina vergognosa della nostra storia che però ci siamo lasciati alle spalle, che non ci riguarda più, e che un’Italia razzista non ci sarà mai più.

La persona normale, nel ventunesimo secolo, si aspetta che si ragioni in termini di persone, e non di bianchi e neri, cristiani ed ebrei, nobili e popolani, etc. etc. etc.

La persona normale certamente sa che ci sono dei poveri di spirito pieni di pregiudizi che vedono solo quello che vogliono vedere, ma riesce ancora a stupirsi del fatto che a volte, semplicemente, non vedano affatto.

La persona normale non crede ai suoi occhi quando vede definita “un episodio vergognoso” l’immagine di uno spiazzo, amenamente affacciato sul verde, in cui ci sono quattro persone sedute su una panchina, beatamente a farsi gli affari propri, più altre persone in piedi, più o meno intente alla medesima attività.

La foto è stata scattata e inoltrata da “un segnalatore che preferisce rimanere anonimo”, e la persona normale si chiede quanto possa essere abietta e vile quest’altra persona che tira il sasso e nasconde la mano, che si “indigna” perché dei negri stanno seduti mentre ci sono dei bianchi in piedi ma “non vuole essere nominata”.

Ma non abbiamo già detto che la persona normale è molto ingenua?

Lei si aspetta che un pubblico, anche di media intelligenza, guardi la foto e subito chieda cosa ci azzecchi quel commento, si aspetta che qualcuno chiederà se hanno sbagliato a caricare l’immagine, oppure chiederà chiarimenti su quale sia l’episodio vergognoso che decisamente non si evince dalla foto (le persone presenti nell’immagine sembrano anche pulite e decorosamente vestite).

E invece no.

Salvo rare eccezioni, ecco la brava gente partecipare all’indignazione, concordare sul fatto che si stia assistendo a un episodio vergognoso, e le voci fuori dal coro sono davvero poche, forse due o tre su quasi duecento commenti.

Si sprecano epiteti del tipo “negracci”, “luridi negri” e non ricordo che altro, sempre sulle stesso tono.

Gente con cui condividiamo il pianeta, e già me li vedo a venderne la pelle alle SS o al KKK di turno persino con la coscienza di aver fatto giustizia, da persone superiori che sono.

Mi dicono che quello che denunciò mio nonno alle SS era un vicino di casa con cui ogni tanto nonno giocava anche a carte.

Ne sono passati di anni e di storia ma…

Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo.