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Ma Salvini è razzista?

La domanda sembra retorica, la maggior parte (o semplicemente “qualcuno”?) risponderà semplicemente “Più di così? Lui è l’emblema del razzismo!” ma è veramente così?

Pare che il suo passato (che non ho approfondito) non deponga a suo favore, leggo amici del Sud che scrivono che non dimenticheranno come Salvini in passato abbia tuonato sarcastico contro di loro, ma evidentemente qualcuno invece ha dimenticato, perché pure al Sud i voti a Salvini sono tanti, e sapete perché? Perché piace quello che dice. Populista? Uno che parla alla pancia e dice agli italiani quello che vogliono sentirsi dire? Ma quale politico non lo fa, ammesso che sappia farlo?

Inutile dire che la pessima gestione dell’immigrazione ha portato acqua al suo mulino, la gente è esasperata, non certo dallo straniero (anche se di stupidi e disumani razzisti ce ne sono eccome), ma dallo straniero che delinque, da quello che ti tampina, da quello che parassita le nostre risorse. A me personalmente, sull’autobus, non dà certo fastidio lo straniero che sta andando al lavoro o portando i figli a scuola, ma quello che mi aggredisce, insulta, che mi costringe a scendere, etc. etc. Mi dà fastidio il pensiero che manteniamo una pletora di persone, magari genitori di questi stranieri che si fanno dare la pensione a sbafo, dopo essere stati poco o addirittura niente in Italia, mentre i nostri anziani frugano nei secchi della spazzatura.

Certo, bisogna andarci cauti, facilmente la gente fa d’ogni erba un fascio e difficilmente sa operare dei distinguo, e una cosa che ho letto recentemente è verissima:

La guerra tra poveri la vincono i ricchi

e queste guerre noi dobbiamo evitarle.

Ripeto, la questione non è “lo straniero”, ma la gestione dello straniero, e allora è da condannare chi vuole ripristinare la legalità? E’ un demagogo chi pretende che ogni persona che vive sul nostro territorio venga identificata? E non era invece demagogo chi ha regalato 500 euro ai giovani maggiorenni, giusto giusto debuttanti al voto, altro che buono cultura visto che riescono spesso a convertirlo in tutt’altro?

Ora il censimento nei campi nomadi, con il quale sono ovviamente d’accordissimo: zone franche, in cui le forze dell’ordine pare non entrino, occupate da gente che vive in condizioni di estremo degrado, ma soprattutto con una marea di identità per meglio delinquere, che devono essere assolutamente superate, per il bene nostro e loro, perché ogni essere umano merita una vita migliore di quella.

E invece è scoppiato il putiferio, qualcuno sente aleggiare misure restrittive su base etnica, un’intollerabile eco delle leggi razziali, cui dobbiamo opporci con tutte le nostre forze. Una persona mi ha detto che se tale proposta fosse venuta da qualcun altro, quasi quasi ci si poteva credere che fosse per legalità e rigore, ma da Salvini la connotazione diventa immediatamente razziale, di discriminazione razziale, preludio alla persecuzione.

Io, quello che Salvini ha in testa, non lo so, ma quello che dice sono in parecchi a ritenerlo giusto. Quando Salvini ha riferito in Senato sulla questione dell’Aquarius ha espresso concetti sacrosanti, anche a favore dei migranti, perché nessuno deve essere più costretto ad imbarcarsi e a morire in mare per cercare una vita migliore. E noi vogliamo mangiare le arance di Sicilia. Magari dall’estero ci facciamo portare i datteri.

 

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Liliana Segre, l’Italia e gli zingari

***

Ora però facciamo i seri. Nel corso del dibattito in Senato per la fiducia al neo-governo ha preso la parola la senatrice a vita Liliana Segre, una delle ultime persone sopravvissute all’olocausto ancora in vita.

Dati i “sospetti xenofobici” che molti di noi nutrono nei confronti del nuovo governo, Liliana Segre coglie l’occasione per dire la sua nei riguardi di paventate leggi speciali nei confronti degli zingari, contro le quali dichiara che si schiererà in ogni modo, perché ciò che è avvenuto non deve avvenire mai più.

Aggiungo un’immagine presa da fb di commenti all’intervento di Liliana Segre di un vuoto umano e culturale spaventosi, e una considerazione di qualcuno che osserva sconsolato che, se questi sono gli italiani, non ce la potremo fare.

Ora, intendiamoci, io detesto gli zingari, nel senso che detesto il loro modo di vivere, assolutamente inconciliabile con la società civile (per zingari intendo quello che si intende comunemente, perché so che molti invece si sono integrati e questi ovviamente non sono in discussione).

Volendo liberarci del problema “zingari”, secondo voi che cosa deve e può fare una società civile?

1) Promuovere l’integrazione con programmi efficienti e ben definiti.

2) Ignorarli, lasciare che la gente continui a disprezzarli e a soffrirne i furti e altri comportamenti molesti, semmai sbattendoli ogni tanto in galera, con figli minori in carcere fino a tre anni con le madri e poi a famiglie affidatarie.

3) Creare dei campi di sterminio sul modello nazista e promuovere una soluzione finale.

La terza ovviamente è un’affermazione che vuole essere provocatoria, anche se ho la vaga impressione, e lo dico con enorme dolore, che molti italiani l’avallerebbero.

La seconda è stata più o meno quella adottata finora, una realtà lasciata abbandonata a se stessa, a scatenare tra l’altro un’ennesima guerra tra poveri e poverissimi.

La prima ovviamente è quella in cui credo io e quella che sta cercando di attuare la sindaca Virginia Raggi, provocando indignatissime reazioni dei romani brava gente.

Che sia inteso, vi piaccia o no, io nel mio programma elettorale inserirò solo ed esclusivamente la prima opzione, una società umana e un governo efficiente non possono far altro che quello, con buona pace dei forcaioli di cui, ahimé, temo che il mondo non si libererà mai.

Update: ecco la trascrizione del disorso di Liliana Segre al Senato.

Liliana Segre,
Senato della Repubblica,
5 giugno 2018

“Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi senatori, prendendo la parola per la prima volta in quest’Aula non possa fare a meno di rivolgere innanzitutto un ringraziamento al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha deciso di ricordare l’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziali, razziste, del 1938 facendo una scelta sorprendente: nominando quale senatrice a vita una vecchia signora, una persona tra le pochissime ancora viventi in Italia che porta sul braccio il numero di Auschwitz.

Porta sul braccio il numero di Auschwitz e ha il compito non solo di ricordare, ma anche di dare, in qualche modo, la parola a coloro che ottant’anni orsono non la ebbero; a quelle migliaia di italiani, 40.000 circa, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che subirono l’umiliazione di essere espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società, quella persecuzione che preparò la shoah italiana del 1943-1945, che purtroppo fu un crimine anche italiano, del fascismo italiano.

Soprattutto, si dovrebbe dare idealmente la parola a quei tanti che, a differenza di me, non sono tornati dai campi di sterminio, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono cenere nel vento. Salvarli dall’oblio non significa soltanto onorare un debito storico verso quei nostri concittadini di allora, ma anche aiutare gli italiani di oggi a respingere la tentazione dell’indifferenza verso le ingiustizie e le sofferenze che ci circondano. A non anestetizzare le coscienze, a essere più vigili, più avvertiti della responsabilità che ciascuno ha verso gli altri.

In quei campi di sterminio altre minoranze, oltre agli ebrei, vennero annientate. Tra queste voglio ricordare oggi gli appartenenti alle popolazioni rom e sinti, che inizialmente suscitarono la nostra invidia di prigioniere perché nelle loro baracche le famiglie erano lasciate unite; ma presto all’invidia seguì l’orrore, perché una notte furono portati tutti al gas e il giorno dopo in quelle baracche vuote regnava un silenzio spettrale.

Per questo accolgo con grande convinzione l’appello che mi ha rivolto oggi su «la Repubblica» il professor Melloni. Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò con tutte le energie che mi restano.

Mi accingo a svolgere il mandato di senatrice ben conscia della mia totale inesperienza politica e confidando molto nella pazienza che tutti loro vorranno usare nei confronti di un’anziana nonna, come sono io. Tenterò di dare un modesto contributo all’attività parlamentare traendo ispirazione da ciò che ho imparato. Ho conosciuto la condizione di clandestina e di richiedente asilo; ho conosciuto il carcere; ho conosciuto il lavoro operaio, essendo stata manodopera schiava minorile in una fabbrica satellite del campo di sterminio. Non avendo mai avuto appartenenze di partito, svolgerò la mia attività di senatrice senza legami di schieramento politico e rispondendo solo alla mia coscienza.

Una sola obbedienza mi guiderà: la fedeltà ai vitali principi ed ai programmi avanzatissimi – ancora in larga parte inattuati – dettati dalla Costituzione repubblicana. Con questo spirito, ritengo che la scelta più coerente con le motivazioni della mia nomina a senatrice a vita sia quella di optare oggi per un voto di astensione sulla fiducia al Governo.

Valuterò volta per volta le proposte e le scelte del Governo, senza alcun pregiudizio, e mi schiererò pensando all’interesse del popolo italiano e tenendo fede ai valori che mi hanno guidata in tutta la vita.”

 

Post impegnato

Con la nascita della terza Repubblica da una blogger seria come me, che nei post precedenti ha pure abbozzato un programma elettorale, vi aspettereste un’analisi puntuale ed approfondita.

Bene, vi dirò, in seguito a una disamina attenta e rigorosa, degna della grande statista che sono, che Fico è un gran fico e Giuseppe Conte mi fa sangue: rovinati per rovinati perlomeno mi lustro gli occhi!

Ad ogni buon gioco ho iniziato a studiare tedesco, perché nella vita non si sa mai.

Elezioni 2018: les jeux sont faits!

“Dopo le elezioni la parte più intelligente, colta e modesta d’Italia si è svegliata in un paese razzista, omofobo e fascista. Aiutiamo i cittadini del mondo a lasciare per sempre questa nazione CHE NON LI MERITA!

REGALIAMO LORO UN BIGLIETTO DI SOLA ANDATA

 

Su fb stanno girando ogni tipo di considerazioni sui risultati delle elezioni, da chi esulta a chi grida al peggiore disastro della storia (i primi hanno dedicato ai secondi l’mmagine commentata del post).

Bando alle ciance, voi cosa pensate dei risultati di queste elezioni?

Elezioni 2018: l’alba di un nuovo giorno?

Mi fanno paura queste elezioni, ma forse la paura bisognava averla anche prima: siamo in risalita, stabili, o ci stiamo scavando la fossa?

E che aspettarmi per queste elezioni? Non tifo per nessuno, votare è stato difficilissimo, la mano sulla coscienza non ha aiutato, la memoria ha ostacolato ogni scelta.

Vorrei che si ripetesse in grande il piccolo miracolo di Roma, checché ne dicano, una città che accumulava debiti su debiti e che ora chiude i bilanci in attivo mentre la qualità della vita, ammetto in maniera impercettibile, migliora.

Ma non ho votato i cinque stelle.

Ho passato le giornate a leggermi i programmi dei partiti e i currucula dei loro candidati, avevo un certo orientamento, sia pure con l’immancabile naso tappato e un occhio semichiuso, ma quando ho aperto le schede e visto quei nomi, non ce l’ho fatta.

Diciamo che parte del mio voto sarà “voto utile”, ma un’altra parte probabilmente no, che insomma, per una che voleva annullare la scheda direi che ha quasi raggiunto il risultato: ma sotto quale egida ci sveglieremo domani? Faremo un passo avanti verso l’orlo del baratro o riusciremo a fare marcia indietro nel senso più positivo del termine? Indietro sul garantismo, sui vitalizi, sul debito pubblico, sui diritti disattesi, sul razzismo sempre presente e sempre meno latente, sulla scuola sempre più in stato di abbandono, riusciremo a riportare i remi in barca?

Mia figlia dice che in politica mi ci vedrebbe, che sono rigorosa ma realista, intelligente e di buon senso, propositiva, buona amministratrice etc. etc. etc. Chiaramente la sua stima mi fa piacere e, vi dirò, ho un grande rimpianto di non aver dato un contributo più “professionale” alla mia nazione, purtroppo la vita ha preso un’altra direzione, e oggi sarei io pure un’incompetente (l’onestà non basta, e le capacità, che molto immodestamente possiedo, vanno pure allenate, altrimenti navighiamo tra l’ “io ero” e l’ “io sarei stata”).

Mai aspettato con tanta ansia il risultato delle elezioni, neanche quando parteggiavo per qualcuno.

Domani sarà l’alba di un nuovo giorno, ma aspettiamo il meteo che ci dica, in questo nuovo giorno, che tempo farà.

 

Prima i tuoi, e gli altri se tu puoi

Così recita un vecchio proverbio, che mi è tornato in mente rispondendo ad Aida in un commento a un precedente post.

Riporto qua il mio commento:

Tra le varie questioni di cui mi sono occupata c’è stato anche l’affidamento familiare, e molte coppie denunciavano questa difficoltà: accolto il bambino in casa, si ritrovavano a ricoprirlo d’attenzioni, provocando lo sgomento, la contrarietà nonché la sofferenza dei propri figli, che da un momento all’altro si ritrovavano, quantomeno all’apparenza, a non essere più nessuno. Questo generava in loro dei sentimenti di ostilità tali che rendevano impossibile la vita al bambino affidato, e alla fine i genitori, che chiaramente non avevano saputo gestire la cosa, si ritrovavano a dover rimandare il bambino al mittente, con un’esperienza di rifiuto e sofferenza in più, altro che aiuto! Ecco, il riservare 4 posti agli stranieri crea questo fenomeno, il rifiuto dell’altro, che avrebbe anche bisogno di essere aiutato, ma non in questo modo, non cristallizzando la sua situazione di “altro”, non rendendolo l’avversario e il concorrente: in questo modo non si aiuta nessuno, e guarda caso a forza di dare aiuti e concedere privilegi stiamo consegnando la nazione ai partiti più populisti e xenofobi.

Fermo restando che io sono generalmente favorevole all’accoglienza, fermo restando che non solo l’uomo, ma tutti gli esseri viventi sono migranti da sempre, e portati per natura a spostarsi nei luoghi che offrono loro una possibilità di vita o di vita migliore, è chiaro che un fenomeno incontrollato come questo cui stiamo assistendo non porta benefici a nessuno.

Sono anche d’accordo su un iniziale aiuto ulteriore a chi è costretto ad abbandonare la propria terra e si ritrova a ripartire qua da zero, ma l’aiuto deve essere temporaneo e circoscritto, vòlto a favorire l’ambientamento e l’integrazione, non deve essere mai una corsia preferenziale per scavalcare, spodestare e schiacciare gli autoctoni.

Alle ultime elezioni i partiti buonisti sono crollati e i partiti populisti e xenofobi hanno sbaragliato: non è una buona cosa, stiamo passando da un eccesso all’altro, la vittoria di una certa destra non è stata una scelta razionale ma una reazione dettata dall’esasperazione, come lo fu qualche anno fa la vittoria del M5S.

Vorrei che tornassimo a votare in serenità programmi costruttivi, vorrei vedere una popolazione positiva e assertiva. Per gli stranieri c’è posto, magari non per tutti, però il posto c’è, io sono sicura che ognuno possa dare il proprio contributo e inserirsi felicemente, ma deve essere chiaro che il posto che c’è non deve essere il nostro, non dobbiamo toglierci dai piedi noi dalla nostra casa e dalla nazione che abbiamo costruito e liberato, e da padroni diventare garzoni in casa nostra: no ai buonisti, no ai populisti, sì alla ragione, alla giustizia, all’umanità e al buon senso.