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Veronica Desalu e i detrattori di una storia emblematica

Eseosa Fostine Desalu, detto Fausto, velocista italiano, conquista l’oro ed è campione olimpico della staffetta 4×100 metri ai Giochi di Tokyo 2020.

La sua storia, ma soprattutto la storia di sua madre, Veronica Desalu, balza agli onori della cronaca dopo che la donna ha rifiutato un’intervista per non assentarsi dal suo lavoro di badante.

Una madre come tante, rimasta sola a crescere un figlio, che si ammazza di lavoro, che svolge quelli più umili e faticosi per poter portare il pane a casa, che cresce questo ragazzo tra mille difficoltà, dovendogli spesso dire “No, non possiamo”, e trasmettendogli dei valori solidi di onestà e rispetto.

Alla fine la vita gli sorride, il figlio le dà tante soddisfazioni, è un bravo figlio, che lei incoraggia nella sua passione sportiva, fino all’enorme successo dell’oro olimpico.

Sugli articoli che celebrano la donna si scagliano numerosi detrattori, i principali motivi sono che qui, per il solito politically correct, per il solito razzismo alla rovescia, si glorificano dei nigeriani senza tenere conto delle bande di nigeriani che blablablà e blablablà: ma che c’entra? Quando un ricercatore italiano scopre qualcosa o vince un qualsiasi premio, quando un atleta italiano, bianco intendo, quando un qualsiasi personaggio italiano si distingue per qualcosa di positivo, qualcuno tira in ballo le Brigate Rosse, la mafia, la Sacra Corona Unita, la Camorra, i mostri del Circeo, e chi più ne ha più ne metta?

Altre critiche sul fatto che milioni di altre mamme fanno quello che ha fatto questa donna, e non vengono celebrate: ma che significa? Qui c’è stato un fatto eccezionale, la vittoria olimpica di suo figlio, che ha fatto conoscere la sua storia, storia che non deve essere vissuta come unica riconosciuta, ma come emblematica, come riconoscimento al valore di tutti i sacrifici che tutte le madri sole, in tutto il mondo, compiono quotidianamente per crescere i propri figli.

E’ una storia che rappresenta un modello, una dedica a ognuna di queste madri e un incoraggiamento a tutte quelle che sono ancora in questa condizione: Veronica Desalu, in questo momento, le rappresenta tutte. “Ci” rappresenta tutte, visto che pure io sono una madre single che ha fatto mille sacrifici per crescere la propria figlia.

Francamente, questa gente solo rosicona che deve gettare fango su tutto – ma, d’altra parte, ognuno tira fuori quello che ha dentro – mi fa solo tanta pena. Rosiconi ho detto, ma in questo caso forse pure razzisti a prescindere, per cui questo sportivo italiano che vince un oro olimpico è sempre uno sporco negro, un appartenente alle bande di spacciatori per una questione di DNA, senza possibilità di appello.

Ecco, è per questi infangatori di professione che mi capita spesso di pensare che, se il Covid fosse stato un minimo selettivo, sarebbe stato una vera manna.

#Iorestoacasa

L’atmosfera è diventata vieppiù surreale. Qualche mascherina in giro prima, in ufficio il distributore di amuchina all’ingresso. Poi è aumentato il traffico perché la gente preferiva il proprio mezzo privato all’autobus affollato. Poi gli autobus sono diventati sempre meno affollati, e la chiusura delle scuole ha portato a una netta diminuzione del traffico, fino a che le strade si sono quasi completamente svuotate.

Un bel giorno mi ritrovo che non si può più entrare dalla porta anteriore dei mezzi pubblici, c’è una rete di protezione attorno all’autista, non si entra dalla porta anteriore e non ci si può sedere sui due sedili più vicini a lui.

Poi vado alla mensa, semivuota, non più di una persona per tavolo per rispettare il metro di distanza. Due colleghi che erano andati a pranzo insieme avevano unito due tavoli e sedevano ai due capotavola: una scena strana, che sdrammatizzavano scherzando “Noi siamo nobili!”.

La ragazza che serviva portava la mascherina, e poi al bar una striscia rossa sul pavimento indicava la linea di arresto per non avvicinarci al bancone prima che il cliente precedente avesse finito la sua consumazione.

E poi il giorno dopo la riga rossa era in alto, un bel nastro adesivo che impediva di avvicinarsi al bancone a qualsiasi avventore, si poteva solo allungare il braccio per prendere la tazzina dal bancone per poi andarsela a sorseggiare altrove.

Poi un ulteriore decreto, l’Italia è tutta zona rossa, state a casa sennò rischiate pure l’arresto. C’è sempre qualcuno che non ha capito bene le regole e ti si avvicina sempre troppo, generalmente o uno sfrontato giovane che si ritiene immortale o una persona di una certa età che non ha capito bene, e che comunque pensa “io sto bene”: pare che all’improvviso sentano il bisogno di parlarti guardandoti in faccia a distanza ravvicinata, o di sussurarti qualcosa con fare confidenziale. Tu arretri, e all’ennesimo passo indietro con loro che incalzano qualche volta capiscono che ti stai allontanando di proposito. Qualche volta, mica sempre.

Ora sto a casa, cibo per ora ne ho, ma qua sotto parecchi negozi hanno chiuso, speriamo non chiudano i supermercati. Sono pochi giorni, passeranno in fretta, io comunque a casa sto più tranquilla: pare che a Codogno diciotto giorni di quarantena abbiano prodotto il miracoloso risultato di nessun nuovo contagio: restiamo a casa, ce lo chiedono i nostri genitori, i nostri nonni, ce lo chiede l’assistenza sanitaria pubblica che sta per essere portata al collasso, ce lo chiedono la ragione e il buon senso, ce lo chiede il rispetto per noi stessi e per gli altri.

Davvero, come ha commentato qualcuno, ai nostri nonni per la patria hanno chiesto di andare al fronte, a noi chiedono di restare sul divano di casa nostra, direi che possiamo farcela.

Restate a casa. Restate a casa, per voi stessi e per gli altri, e se dovete uscire- ripeto, se dovete, non se volete! – usate ogni cautela.

Ci rivediamo tra qualche giorno, e se saremo stati tutti responsabili e coscienti saremo fuori dall’incubo.

In politica, ovvero l’Italia che vorrei #2

Per fare un governo non servono dei tecnici, basterebbero dei contadini. I contadini infatti ben sanno che, per far crescere bene la pianta, per prima cosa bisogna eliminare i parassiti!

***

Mia figlia continua a sostenere che mi vedrebbe bene in politica (di cui non mi sono mai occupata), ma anche altri sostengono che io le capacità le avrei eccome, e potrei fare del bene alla nazione. Ripropongo dunque il mio manifesto elettorale (vabbè, le elezioni ci sono appena state, sarà per le prossime 😉 ). Quali altri problemi vivete e vorreste fossero affrontati e come? Indicatemeli, e discutiamone insieme.

Ci tengo comunque a chiarire varie cose: quello che vorrei è una cosa, quello che poi sarebbe oggettivamente possibile fare con i vincoli esistenti probabilmente si discosterebbe, ma credo sia comunque bene stabilire dei principi quantomeno a cui tendere.

Quello di cui non ho parlato nel post precedente e che invece è un argomento che ho molto a cuore, è l’ambiente: un ambiente sano, in cui la salute delle persone non sia minacciata, è sicuramente ciò cui mi dedicherei in maniera prioritaria. Pure al numero uno della mia agenda sarebbe la Sanità Pubblica: tutto il resto è meno importante perché, qualunque sia la vita che vogliamo vivere, essere vivi è decisamente la conditio sine qua non.

L’attenzione all’ambiente e alla salute dei cittadini, comporterebbe pure un controllo ulteriore e prioritario dei prodotti importati (traduzioni: basta pomodori cinesi sulle nostre tavole, laddove i nostri bei pomodori maturati al sole finiscono nelle discariche).

Mens sana in corpore sano, questo aspettatevi sia il mio impegno al governo: salute, istruzione, e poi il lavoro verrà da sè (vabbè, proprio da sé no, ma ci siamo capiti).

 

 

La Roma di Virginia Raggi

Ogni boiata che dice o fa Di Maio vengono a rompere l’anima a me con allusioni e frecciatine, secondo il solito schema mentale “sostiene la Raggi quindi è dei cinque stelle, quindi è con Di Maio ed è d’accordo con tutto quello che lui dice e fa: ora la sfottiamo un po’ per l’uomo fatto per il 90% d’acqua ed altre chicche del genere”.

Sfottete quanto volete, a parte il fatto che io sono responsabile di quello che faccio io e non di quello che fa Di Maio, io non l’ho votato, non credo in lui, e lo ritengo inadeguato quanto voi e più di voi (ma il cavaliere dice che io sono dimaiosalviniana, e il cavaliere è un uomo d’onore).

La Raggi però è un’altra cosa, e Roma sotto la Raggi sta fiorendo in maniera straordinaria. Solo a sentirla dire, in una trasmissione: “ora i soldi ci sono” è già una novità rispetto a tutti i politici italiani per i quali i soldi non ci sono mai, che tradotto significa che, pure schiattando fino a duecento anni e pagando un botto di tasse a fronte di scarsi e pessimi servizi, non riusciamo a produrre denaro con la velocità con cui loro se lo pappano.

Ma Roma non è più ladrona.

Roma è piena di cantieri (che, incredibile dictu, non sono aperti all’infinito come un tempo, ma aprono, fanno il lavoro e richiudono, restituendo la città, più bella e funzionale, alla sua normalità).

Lungo il percorso che faccio ogni mattina per andare al lavoro un brutto giorno ho trovato due sottopassaggi chiusi, il che mi ha creato un bel po’ di disagio, ma dopo qualche giorno li ho ritrovati aperti e, sorpresa, bene illuminati (suppongo fossero bui dalla loro costruzione).

Il sabato mi attraverso la città da un capo all’altro ed è un piacere guardarla, ariosa, pulita, i cassonetti – vecchi e brutti, per carità, chi lo nega! – puliti dentro e intorno: la città sembra all’improvviso avere più aria, più spazio, si respira più ossigeno (per modo di dire, perché purtroppo il problema dell’inquinamento è ancora lungi dall’essere risolto).

Ogni tanto i detrattori postano foto di cassonetti stracarichi, non metto in dubbio che ci siano sul serio, però vi assicuro che il mio percorso di 15-20 km con tutto pulito sono reali. In realtà per trovarne anch’io di pieni non devo neanche andare molto lontano, sotto casa mia è un massacro, ma tutto mi fa pensare al sabotaggio, perché di cassonetti ce ne sono tanti, i camion della nettezza urbana passano e ripassano, svuotano e risvuotano, più su, più giù e vie limitrofe sono pulite, mentre da noi si riempiono in continuazione: come è possibile? Ci ho visto materassi, divani, mobili a pezzi: a parte che comunque sarebbe colpa di che ce li butta invece di conferirli all’oasi ecologica che è pure vicinissima, e comunque basta chiamarla l’AMA che viene anche sotto casa e gratuitamente, ma da dove tirano fuori tutta questa roba? Posso capire un periodo, magari stanno ristrutturando un appartamento e sono degli incivili che buttano tutti i vecchi mobili in strada con tutto il contenuto, ma che si continui così per mesi e anni secondo me è voluto e, sempre a mio parere, sono le ultime incivilissime cartucce di qualcuno verde di bile.

Comunque, tornando a bomba, in un quartiere adiacente al mio, dove di solito parcheggio l’auto per proseguire con gli autobus, c’era una strada talmente distrutta che non si riusciva a percorrere neanche a piedi: i romani hanno sempre lamentato le buche, ma lì erano praticamente spunzoni che per attraversare la strada dovevi andare piano piano e tenerti in equilibrio sui rilievi, come sassi su un torrente. Mi chiedevo come mai non l’avessero fatta prima di altre molto meno malmesse, ma insomma, tutto arriva a chi sa aspettare. Qualche giorno fa trovo il divieto di parcheggio per rifacimento manto stradale: ovviamente un altro disagio per me, ma di lì a pochi giorni il manto è stato rifatto ed è spettacolare! Non ho trovato in rete foto di quella via, ne ho presa una di repertorio relativa a un viale riasfaltato lo scorso anno, ma se l’aspetto finale è lo stesso, con quello iniziale non c’è paragone, la via di cui vi parlo stava cento volte peggio, vi assicuro che era completamente sbriciolata!

Insomma, grazie Virginia, e mi auguro di cuore che tu resti per almeno un altro mandato. La gente mi dice: “Ma tanto se rivincono i cinque stelle se non è lei sarà un altro”: ancora? Questo secondo loro dovrebbe consolarmi? E’ lei ad essere straordinaria, gli altri chissà!

Ma Salvini è razzista?

La domanda sembra retorica, la maggior parte (o semplicemente “qualcuno”?) risponderà semplicemente “Più di così? Lui è l’emblema del razzismo!” ma è veramente così?

Pare che il suo passato (che non ho approfondito) non deponga a suo favore, leggo amici del Sud che scrivono che non dimenticheranno come Salvini in passato abbia tuonato sarcastico contro di loro, ma evidentemente qualcuno invece ha dimenticato, perché pure al Sud i voti a Salvini sono tanti, e sapete perché? Perché piace quello che dice. Populista? Uno che parla alla pancia e dice agli italiani quello che vogliono sentirsi dire? Ma quale politico non lo fa, ammesso che sappia farlo?

Inutile dire che la pessima gestione dell’immigrazione ha portato acqua al suo mulino, la gente è esasperata, non certo dallo straniero (anche se di stupidi e disumani razzisti ce ne sono eccome), ma dallo straniero che delinque, da quello che ti tampina, da quello che parassita le nostre risorse. A me personalmente, sull’autobus, non dà certo fastidio lo straniero che sta andando al lavoro o portando i figli a scuola, ma quello che mi aggredisce, insulta, che mi costringe a scendere, etc. etc. Mi dà fastidio il pensiero che manteniamo una pletora di persone, magari genitori di questi stranieri che si fanno dare la pensione a sbafo, dopo essere stati poco o addirittura niente in Italia, mentre i nostri anziani frugano nei secchi della spazzatura.

Certo, bisogna andarci cauti, facilmente la gente fa d’ogni erba un fascio e difficilmente sa operare dei distinguo, e una cosa che ho letto recentemente è verissima:

La guerra tra poveri la vincono i ricchi

e queste guerre noi dobbiamo evitarle.

Ripeto, la questione non è “lo straniero”, ma la gestione dello straniero, e allora è da condannare chi vuole ripristinare la legalità? E’ un demagogo chi pretende che ogni persona che vive sul nostro territorio venga identificata? E non era invece demagogo chi ha regalato 500 euro ai giovani maggiorenni, giusto giusto debuttanti al voto, altro che buono cultura visto che riescono spesso a convertirlo in tutt’altro?

Ora il censimento nei campi nomadi, con il quale sono ovviamente d’accordissimo: zone franche, in cui le forze dell’ordine pare non entrino, occupate da gente che vive in condizioni di estremo degrado, ma soprattutto con una marea di identità per meglio delinquere, che devono essere assolutamente superate, per il bene nostro e loro, perché ogni essere umano merita una vita migliore di quella.

E invece è scoppiato il putiferio, qualcuno sente aleggiare misure restrittive su base etnica, un’intollerabile eco delle leggi razziali, cui dobbiamo opporci con tutte le nostre forze. Una persona mi ha detto che se tale proposta fosse venuta da qualcun altro, quasi quasi ci si poteva credere che fosse per legalità e rigore, ma da Salvini la connotazione diventa immediatamente razziale, di discriminazione razziale, preludio alla persecuzione.

Io, quello che Salvini ha in testa, non lo so, ma quello che dice sono in parecchi a ritenerlo giusto. Quando Salvini ha riferito in Senato sulla questione dell’Aquarius ha espresso concetti sacrosanti, anche a favore dei migranti, perché nessuno deve essere più costretto ad imbarcarsi e a morire in mare per cercare una vita migliore. E noi vogliamo mangiare le arance di Sicilia. Magari dall’estero ci facciamo portare i datteri.

V. pure: “Salvini – Migranti salvati, grazie Libia