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L’energivoro

Christian Frates recita David Banner (in Hulk)

Non ho trovato l’immagine che desideravo, ma mi pare di capire che David Banner, padre di Hulk, fosse chiamato qualcosa tipo “Uomo spugna”, ed era uno che assorbiva energia in maniera inverosimile: insomma, un energivoro.

I miei ultimi 28 anni sono stati massacrati da un energivoro, Attila, che oltre ad essere energivoro mi ha sembre ricattato affettivamente tramite mia figlia, che ha usato come cavallo di Troia per continuare a far parte della mia vita e tormentarmi.

Quando, circa dieci anni fa, minacciò di farla finita, fui spaventata dal fatto che ne provai gioia: mio Dio, come mi aveva ridotto? Tante volte mi ha portato a capire gli uxoricidi, e ho pensato che trent’anni di Rebibbia mi sarebbero sembrati una vacanza alle Maldive in  un resort di lusso rispetto alla vita che mi costringeva a fare.

Un giudice una volta ebbe a dirmi che il tempo lavorava in mio favore, che la bimba sarebbe cresciuta e lui sarebbe diventato sempre meno un problema, ma questo tempo è sembrato proprio non passare mai. Poi però, finalmente, è passato.

E’ da oltre un mese che non lo vedo, e mi sembra di essere rinata: dimagrisco e sono piena di energie, di ottimismo, di voglia di vivere, fare, costruire… Ricordate che ho sempre lamentato la mia demotivazione, il mio sfiancamento? Scomparsi. Lontana dalla kriptonite, sono tornata Supergirl.

Ho parlato con mia figlia, le ho detto che capisco che per lei è il padre, ma vede la differenza di quanto sto bene senza di lui e quanto sto male quando circola? Le ho chiesto di capire la situazione, lei è adulta e vaccinata (con Pfizer 😆 ), può vederlo quando vuole, può pure trasferirsi da lui se lo ritiene opportuno, ma se mi vuole bene che non me lo faccia più ricapitare davanti agli occhi.

Il tempo passa, gli anni sono quello che sono, e non mi è rimasto molto tempo per rinascere.

 

 

 

Sono diventata diversa

***

Sono diventata diversa

in questi tanti anni di blog.

Sono diventata diversa,

non so neanch’io quando e come.

Prima scrivevo di idee,

poi di fatti, di amici,

scrivevo di sensazioni, di emozioni…

E scrivevo, scrivevo,

non so neanch’io che scrivevo,

ma scrivevo, scrivevo…

Una mia amica ammirata mi diceva

che come per magia trasformavo in parole

qualunque cosa, per banale che fosse.

Ma ora sono diversa, sono tanto diversa.

Ho scritto di mio padre,

con nostalgia e rimpianto,

ho scritto di mia madre,

con rabbia e con rancore.

Ho scritto, ho scritto,

urlato e sussurrato,

persino recensito.

Consiglia Bruno “Rileggete i vecchi scritti!”

e sì, rileggeteli quegli scritti in cui

non mi vedo e non sono.

Rileggeteli, ricordate la tempestosa Diemme,

ma ora sono diversa,

e ho bisogno di silenzio anch’io.

(Diemme, 19 giugno 2020)

Di stanchezza

Caro cavaliere, e che ti devo dire? Sono stanca, tanto stanca. Arthur non c’è più, Giuseppe non c’è più, mio padre non c’è più, Otello non c’è più… tutti quelli che sono stati i pilastri della mia vita non ci sono più, Xavier sono oramai cinque anni che non dà notizie.

Mia madre pilastro della mia vita non lo è mai stato, ma se ne sta andando pure lei, e così malamente, che se devo pensare che quello sarà il quadro della mia vecchiaia, altro che sconforto!

Sono stanca cavalie’, sono stanca.

Così ho appena risposto al Cavaliere Errante, e queste mie parole spiegano anche la mia assenza da queste pagine.

In realtà c’è stato il lockdown a cambiare un po’ le cose, perché prima ero talmente intrappolata nel sistema, talmente “automatizzata” nelle mie azioni, che neanche avevo il tempo di guardare dentro me stessa e permettermi di essere stanca.

Il lockdown, con conseguente smartworking, mi ha regalato circa quattro ore al giorno di vita. Mi ha regalato sonno, riposo, eliminato l’ansia del correre, correre, correre ma… questo tempo ha aperto altri spazi, mi sta impedendo di fare lo struzzo, lascia spiragli aperti anche a sogni e a desideri.

Ho sognato un uomo qualche giorno fa, una persona che conosco (tra le altre cose libera). Ancora ho addosso il calore di quell’abbraccio.

L’ho risognato una notte successiva, eravamo su un velivolo, un piccolo divanetto ai posti di guida, e sorvolavamo il mare, paesaggi bellissimi…

E’ questo che la sfiancante routine aveva soffocato? Il bisogno di un amore?

Ne parlavo con Cytind, e diceva che potrebbe non essere un buon segno, desiderare un compagno quando proprio non si ha altro da fare e no, direi che la questione va contestualizzata diversamente, la stanchezza, la routine, siamo in un ingranaggio che ci stritola, ci fa soffocare i nostri bisogni primari, dormiamo male, senza sogni o con sogni agitati, mangiamo male, senza capire così, senza accorgersi del sapore e senza neanche cercarlo, e viviamo senza amore, che al solo pensiero ci sembra solo un dovere in più.

E sì, sono stanca, vorrei volere, vorrei volare, vorrei voler volare, magari su quel piccolo velivolo, stretta a chi mi ama, sorvolando distese d’acqua limpida, spiagge forse deserte ma anche no, cosa importa, nel cielo limpido, che cosa fanno gli altri laggiù…