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L’altalena della (in?) felicità

Tanti stati d’animo, sempre tutti insieme, come in un’altalena impazzita, e questo cuore mio,due volte nella polvere, due volte sull’altare“.

A volte penso di essere pienamente soddisfatta e mi pare che “una vita onorevole”, come la definiscono gli orientali, alla fine paghi, e sono felice di essere la persona che sono.

Spariscono l’ingrata Pdf, l’immemore Xavier, la madre “sasso”, i sogni perduti, la difficoltà della situazione di questo Paese difficile e incerto, nonché così oneroso per la gente onesta.

“In pace con gli uomini e con Dio, e padrona della mia libertà”, questo potrebbe essere il mio motto, a volte mi sembra persino di aver fatto la differenza, che lascerò, come si suol dire, questa terra, con un albero in più di come l’ho trovata.

A volte invece precipito, non dico negli abissi della depressione, da quelli grazie al cielo mi sento tutto sommato distante, ma nella malinconia della stanchezza, nello sconforto della solitudine, nel rimpianto di una vita in cui di opportunità e talenti ne ho sprecati davvero tanti.

E’ estate, l’estate mi fa bene, cammino tanto, o baciata dal sole caldo o accarezzata dalla brezza tiepida, mi godo quegli angoli incantati di Roma che troppo spesso per la fretta mi sfuggono, mi sento in piena armonia e poi… poi all’improvviso sento il cappio al collo, l’instabilità della vita, le questioni troppo grandi da affrontare mi tolgono all’improvviso le forze.

E’ allora che riprendo fiato e mi dico che la vita va misurata a metri, e quando è troppo difficile anche a centimetri se occorre, perché se uno la strada lunga e tortuosa da percorrere la vede tutta insieme poi si spaventa e si paralizza, e allora è meglio andare piano ma a ogni passo guadagnare terreno.

Poi capita che, passo passo, questo passo accelera e prendo il volo come una farfalla nel paradiso della leggerezza e dell’armonia, e poi di nuovo giù, con un’ala spezzata, a camminare con una zampetta spezzata anche lei, fino alla prossima gioia, fino alla prossima sensazione di benessere e di armonia, e su, e giù, e su…

Chiaramente non mi drogo, se non di gioia o di dolore.

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Il resto in natura e la fiera delle ovvietà.

Voi lo sapete che non sopporto la banalità dei consigli di certa gente, ma continuo ad attirarla come mosche il miele. Giorni fa sono uscita con delle amiche e una mi fa, sempre col tono addolcito-diplomatico, di quelli che assume chi ti vuole convincere con la propria immensa saggezza: “Perché vedi, se tu dimagrissi un po’, staresti anche meglio con te stessa!(“Ma davvero mi dici?”, ndr)”. L’altra mia amica soffoca una risata pensando “Ora Diemme se la mangia viva!” e invece io, colpita da cotanta illuminazione, le rispondo “Se mi vuoi veramente aiutare, perché non mi prepari un po’ di verdure?”.

Tanto è bastato a troncare la conversazione.

Non mi dilungo, della genta saggia che vuole spiegarmi (ma io sono di coccio e non capisco!) che è meglio essere ricchi e sani che poveri e malati vi ho parlato allo sfinimento, vi voglio invece regalare un sorriso con uno dei mille aneddoti di casa mia.

Ieri vado a comprarmi la cena, pesce e verdure e quindi, diciamocelo, in teoria sono stata brava. Peccato che, avendo un buono superiore all’importo speso, ho chiesto di aggiungere un fiore di zucca (avete presente quelli belli fritti ripieni di mozzarella e alici?  😉  ).

Mia figlia non manca di commentare “Non mi pare un  buon modo per dimagrire farsi dare il resto in fiori di zucca!” e poi, infierendo, aggiunge “SPECIALMENTE SE PAGHI CON UNA BANCONOTA DA 100 EURO!”.

Senza Attila

Ho aspettato un po’ per comunicarvelo ufficialmente, ma pare che sia riuscita a buttare definitivamente Attila fuori dalla mia vita. Oramai è qualche mese, e sembra che la situazione sia consolidata, soprattutto perché mia figlia ha capito che non c’è altra soluzione, che il fatto che continui a bazzicare casa è un gioco al massacro; lei è sempre stata il suo palo, quando io lo buttavo fuori dalla porta lei con qualche scusa lo faceva rientrare dalla finestra, ma finalmente LEI ha capito, e questa è stata la svolta.

Mi sento meglio, ma molto molto meglio, ho ripreso forze, sono tornata a fare progetti per il futuro. Quell’uomo era un parassita (peraltro ultima parola che gli ho detto buttandolo fuori casa), e pare che stavolta pure lui si sia rassegnato, in oltre 25 anni mi ha risucchiato ogni briciolo d’energia, e io sono molto pentita di avergli detto – per un’eccesso di onestà, come lo definì una psicologa – della gravidanza e avergli permesso di riconoscere la bambina. Da parte sua nessun contributo per la crescita della figlia, ma solo bastoni tra le ruote, scenate anche al lavoro, stalking continuo, fatto di pedinamenti e ricatti tramite figlia (una per tutte, le vacanze insieme sobillando la figlia “vedi, mamma non ti vuole bene”, che finché è stata piccola ha funzionato alla grande), feste di compleanno anche mie cui lui si è infilato dando come alternativa solo di cacciarlo con la forza rovinando la festa comunque, etc. etc. etc.

Sedici anni per avere il passaporto, due volte in tribunale per fissare un giorno di visita mai rispettato, etc. etc. etc.

Non aggiungo altri pensieri fatti in questi anni, ma adesso pare che davvero sia finita. Lui, per carità, è un povero infelice che avrebbe bisogno di aiuto, ma io questo aiuto evidentemente non sono stata in grado di darglielo, e tutte le mie energie in questi anni sono state risucchiate per non affondare con lui.

Speriamo solo che non danneggi la figlia, che al padre vuole bene e non sarà disposta a lasciarlo al suo destino.

Dodici anni di blog

Se non vado errata oggi dovrebbe essere il dodicesimo compleanno di questo blog e, abbenché negli anni passati abbia teso a dimenticarmi questa ricorrenza, quest’anno, chissà perché, la sento.

Penso di essere una delle veterane, tante persone che sono state con noi per tanto tempo hanno desistito, chi per un motivo chi per un altro, spesso anche cancellando il proprio blog (e questo è un vero peccato, perché quello che scriviamo sono stralci di vita sinceri, e molto spesso vere e proprie spremute di cuore).

Che devo dirvi, il mio bilanco è positivo, migliaia di articoli, oltre mille followers, decine di migliaia di commenti, oltre il milione di accessi e tanti nuovi amici (alcuni oramai vecchi amici…), oltre a qualche soddisfazione per l’inaspettato successo di qualche articolo.

Non manca un enorme giramento di sfere per il plagio di cui tante nullità non sanno fare a meno, mi rimane la consolazione che, se altri si fanno belli con le penne del pavone, il derubato rimane comunque pavone e loro invece tacchini o che per essi.

E allora, cari amici, buon compiblog a me, e grazie per essere qui con me a dar vita a queste belle discussioni, a questi scambi sinceri, e anche a tante risate che abbiamo condiviso, perché anche l’aspetto ludico nella vita ci vuole!

Casa mia casa mia atto V: il risveglio

Se Miriam Maisel (“La fantastica signora Maisel”) ha avuto successo come comica raccontando i drammi della propria vita, non vedo perché io non potrei avere lo stesso successo raccontando quelli della mia, che è davvero mooooooooolto divertente. In effetti quando racconto qualcosa in ufficio o alle mie amiche si spanciano dal ridere, e allora perché non coinvolgervi nell’esilarante mondo della fantastica signora Diemme?

Ho raccontato per prova come si svolge il risveglio in casa mia a una mia amica che alla fine aveva le lacrime agli occhi dal ridere, e allora ve lo ripropongo.

Tanto per cominciare caliamo un velo pietoso sul come dormo la notte, sappiate solo che mi alzo con le ossa rotte. Mi salva la stanchezza che mi consente di dormire in qualsiasi posizione, pure ripiegata in tre come i contorsionisti quando negli spettacoli devono far finta di essere stati tagliati a pezzi  e si accartocciano in un quadratino di spazio, che è più o meno quanto mi è concesso.

Dunque, tiro su un braccio e una gamba che penzolano da un lato, guadagno faticosamente l’altra sponda del letto – spesso a costo di improbabili esercizi ginnici – e finalmente metto i piedi a terra.

Per “a terra” intendo “a terra”, se mi va bene, ma c’è il fortissimo rischio di infilarne almeno uno in un piatto, perché mia figlia ha l’abitudine di portarsi la cena in camera mia, mangiare accanto a me mentre io cerco di dormire, e poi poggiare il piatto in terra mentre continua a interrogare il telefonino. Forse l’intenzione è di riportarlo in cucina una volta che si alza, ma tant’è  che il più delle volte rimane a terra e bisogna pregare che la cena non sia stata una zuppa lasciata a metà.

Schivato il piatto bisogna cercare le ciabatte, lasciate la sera ai piedi del letto l’una accanto all’altra, ma evidentemente partite nottetempo per viaggi esotici. Generalmente almeno una si trova quasi subito, per la seconda bisogna cercare un po’, ma alla fine perlopiù salta fuori anche lei: non pensiate che la seconda sia la compagna della prima, più probabilmente è dello stesso lato, vale a dire: o trovo due destre o trovo due sinistre.

Attenzione: prima di calzare le due ciabatte è opportuno ribaltarle ed eventualmente svuotarle, perché è molto probabile che, sempre nottetempo, qualcosa sia caduto da qualche mobile e vi sia finito dentro: più di una volta mi è capitato di ritrovarmi sulla punta un fermaglio, o una limetta, una forcina o una boccetta di smalto.

Una volta finalmente calzate queste benedette ciabatte (ribadisco, di due forme diverse, due colori diversi, ma rigorosamente due destre o due sinistre) mi reco al bagno, che trovo rigorosamente e solidamente occupato: l’aspetto è buono è che riesco almeno a recuperare la mia ciabatta e ricomporre la coppia, ma per tutto il resto dovrò aspettare.

Rassegnata mi reco in cucina per preparare il caffè, e questi sono solo i primi cinque minuti della mia giornata…

 

Sunshine Blog Award 2018

Su invito di Romolo Giacani rispondo alle seguenti domande:

1) Il libro che porteresti in un’isola deserta

Di libri cari ne ho molti, ma su un’isola deserta dovrei portare un libro che non mi stancherei mai di leggere e rileggere, e questo rende la scelta più difficile. Diciamo che un libro che ho letto più volte e ho intenzione di rileggere ancora è “La storia” di Elsa Morante.

2) La canzone che porteresti in un’isola deserta

Idem come sopra, dire quasi che non è possibile scegliere una canzone da ascoltare all’infinito. Se possibile un cd, direi una compilation di Renato Zero.

3) Se non avessi un blog dove scriveresti?

Su fogli di carta.

4) Come ti vedi tra 10 anni

Se viva, con meno soldi, più rughe, più capelli bianchi. Se morta, senza soldi, in decomposizione.

5) Saresti soddisfatto del tuo blog se

anche i lurker interagissero.

6) Perché hai aperto il blog

Me l’hanno regalato bello che aperto.

7) Il tuo ricordo più bello

Ah, di ricordi belli ne ho una marea, non saprei dire quale sia il più bello. Mi ricordo ancora, figuratevi, quando mia madre mi allattava (non ci crede nessuno, lo so, ma vi assicuro che è vero), ricordo il calore del suo abbraccio e del seno su cui poggiavo la testa. Ricordo quando mio padre mi regalò la bicicletta, la prima proposta di matrimonio, su una delle scalinate sul Tevere, e ricordo la sorpresa di un uomo che adoravo, che venne il giorno del compleanno con la più bella orchidea che io abbia mai visto, lì mi sembrava di impazzire di felicità. Ricordo lo sguardo di felicità del secondo marito ogni volta che mi guardava, e poi la prima ecografia in cui si vedeva la mia bimba.

Il ricordo più bello però è di quando ho perso tutto – lavorativamente parlando – per difendere un’innocente: questo mi dà una forza incredibile, che non pensavo avrei avuto: la dignità non ha prezzo.

8) Il tuo più grande rammarico

Di rimpianti ne ho a camionate, ma nessuno che mi senta di condividere.

9) Ti regalano 10 mila euro, ma devi spenderle entro 24 ore

Spendere 10mila euro purtroppo è fin troppo facile, non ci si compra neanche una macchina. Ecco, direi che mi comprerei un’automobile usata, e ci pagherei pure passaggio di proprietà e assicurazione.

10) Con una bacchetta magica ti danno la possibilità di cambiare un evento della storia.

Cancellerei l’Olocausto.

11) Ora mi spieghi cosa ti ha spinto a rispondere a queste domande

Erano facili.

Per quanto riguarda la nomina, siccome so che molti non amano questi premi che tanto somigliano a catene, invito genericamente tutti (vedi punto 5), se fa loro piacere, a rispondere qui alle stesse domande (e naturalmente, se vogliono, a continuare il gioco sul proprio blog).