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“Israele. L’ultimo stato Europeo” di Giulio Meotti (presentazione del libro)

Mi farebbe davvero piacere se ascoltaste tutto fino in fondo. Grazie  ❤

https://www.radioradicale.it/scheda/541795/presentazione-del-libro-israele-lultimo-stato-europeo-di-giulio-meotti-rubbettino

 

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Israele: purtroppo, devo tornarci su

 

Golda Meir, donna e laburista, nel novembre 1972: “Io credo che la guerra nel medio oriente durerà ancora molti, molti anni. E le dico perché. Per l’indifferenza con cui i capi arabi mandano a morire la propria gente, per il poco conto in cui tengono la vita umana, per l’incapacità dei popoli arabi a ribellarsi e a dire basta”. Ancora Golda Meir: “Alla pace con gli arabi si potrebbe arrivare solo attraverso una loro evoluzione che includesse la democrazia. Ma ovunque giri gli occhi e li guardi, non vedo ombra di democrazia. Solo regimi dittatoriali. E un dittatore non deve rendere conto al suo popolo di una pace che non fa. Neppure dei morti”. Sempre Golda Meir: “Noi vi potremmo un giorno perdonare per aver ucciso i nostri figli, ma non vi perdoneremo mai per averci costretto ad uccidere i vostri. Una possibilità di pace esisterà quando gli arabi dimostreranno di amare i propri figli più di quanto odino noi”.

Rabin o Peres, Ben Gurion o Sharon, Barak o Netanyahu, Eshkol o Begin, socialisti o conservatori, sottoscrissero tutti queste frasi, o le avrebbero sottoscritte. Con le azioni conseguenti, Gaza compresa con i suoi orrori, credo, e il passato lo conferma. Bon. Ma ancora Israele non compare sui libri di testo delle scuole elementari di Ramallah, pagati dall’Onu e dall’Europa. L’odio di là resiste. (da fb, ne ignoro l’autore)

I fatti del 14 maggio hanno scatenato una serie di reazioni e commenti, sui social e fuori. Qui ho visto diminuire il numero dei follower, certo non posso conoscerne la ragione ufficiale, ma noto la coincidenza dei tempi.

Parlo spesso con persone del fronte opposto e ammetto che, con l’informazione che arriva qui, quasi esclusivamente da una parte sola, è facile far parlare la pancia. La mattanza d’innocenti non piace a nessuno, ma passa in secondo piano il fatto che questi “innocenti” stessero tentando di andare a “mattare” altri innocenti, come già accaduto in passato, nelle proprie case e spesso durante il sonno (ricordo il recente sgozzamento di una sedicenne israeliana mentre dormiva nel proprio letto nella propria casa, senza parlare della tragica fine della famiglia Fogel, tanto per fare due esempi).

Leggo di gente che si definisce pacifica (sic!) che inneggia all’olocausto, parlando addirittura di “classe e bellezza” dei nazisti:

I miei amici non particolarmente schierati con Israele, del quale anzi giudicano la politica, non si rendono conto di queste posizioni che affrontiamo quotidianamente.

Tornando ai fatti del 14 maggio, qualcuno ha precisato che la sede della nuova ambasciata è a Gerusalemme Ovest, cioè in quella parte di Gerusalemme universalmente riconosciuta e accettata come israeliana. Io da parte mia vorrei sottolineare solo che per Israele era un giorno di festa, quanto di più lontano da una qualsiasi intenzione di “mattanza”: si celebravano i 70 dalla fondazione di Israele, da pochi giorni era partito da Gerusalemme il Giro d’Italia, come tributo a un altro difensore della vita, il ciclista italiano Gino Bartali, cui è stata conferita la cittadinanza onoraria israeliana come ringraziamento per le numerose vite di nostri correligionari che ha contribuito a salvare a rischio della sua stessa vita. Non ultimo Israele ha vinto la competizione canora dell’Eurofestival, con una canzone che, per carità, neanche mi fa impazzire, ma che per Israele è stato un altro motivo di innocentissima gioia.

Ecco, il 14 maggio in Israele si stava festeggiando la vita, l’operosità, quello che si è costruito e che si sta continuando a costruire. Sull’altro fronte, “i giorni della rabbia”, le manifestazioni cosiddette “pacifiche”, di povera gente disperata mandata con molotov, coltelli e tutto quello che si potevano procurare, a sfondare i confini di questo stato in festa. Gente talmente disperata, o con un codice morale talmente diverso dal nostro, da cimentarsi in quest’impresa con i bambini in braccio.

Israele doveva difendere i propri confini e fermarla oppure permettere che altre famiglie israeliane facessero la fine della famiglia Fogel e di tante altre come loro?

Riporto ancora delle parole della saggissima Golda Meir: “Sta bene che ci vogliono trucidare, ma non si aspettino la nostra collaborazione”.

Ora, vediamo se i follower diminuiranno ancora….

Ne approfitto per riproporre questo servizio Rai già postato in un commento, con un servizio tutto sommato obiettivo e improntato al buon senso, anche se cita la bambina di otto mesi che sembrava morta per i lacrimogeni, mentre si è poi saputo che era già morta per una malattia terminale opportunamente strumentalizzata.

https://www.raiplay.it/video/2018/05/Le-vittime-sacrificali-Del-17052018-c0f88c30-0b91-4b0f-947a-a55825591c91.html

Gerusalemme e l’ambasciata USA

Il 14 maggio è stata una data importante per Israele: l’anniversario della sua costituzione, 70 anni da quando, finalmente riconosciuta al suo popolo una terra e un’identità nazionale, è stata formalizzata la nascita di quella nazione dei miracoli, che non solo avrebbe trasformato il deserto in un giardino rigoglioso (quello è stato solo l’inizio!), ma che continua a produrre scoperte scientifiche, sofisticate tecnologie, è la culla delle startup, etc. etc. etc.

Israele, la nazione che crea e che nulla vorrebbe distruggere ma che è costretta, suo malgrado, a essere sempre in guerra, a distrarre risorse da ben più pacifici impieghi, cui tutti si vorrebbero dedicare, per difendere i propri confini, la propria esistenza e la vita dei propri cittadini, che continuano a versare un tributo sempre troppo alto.

Il 14 maggio sarebbe dovuta essere una giornata solo di gioia, la festa di inaugurazione dell’ambasciata americana trasferita a Gerusalemme, spostamento stabilito da sempre – particolare che sembra sfuggire ai più – e promesso da tutti i presidenti prima di Trump, che ora ha visto la sua realizzazione.

Atto di coraggio e coerenza o benzina sul fuoco?

La verità, è vero, ha mille facce, ma io opto per la prima ipotesi, e mi sono goduta quella bellissima festa, piena di gente bella, coraggiosa, solare, di una nazione che in questi giorni ha avuto molto da festeggiare, dall’individuazione degli arsenali iraniani alla più frivola vincita dell’Eurofestival, passando per il Giro d’Italia partito da Gerusalemme in onore di Gino Bartali, il famoso ciclista italiano che tanto ha fatto per il popolo ebraico.

Ma mentre Israele festeggiava, l’esercito doveva difendere i suoi confini, attaccati da manifestazioni “pacifiche” (a base di molotov), di un’orda di circa 40.000 palestinesi che cercava di sfondarli per invadere e attaccare il territorio.

Pare che il giorno prima degli scontri di Gaza Hamas abbia distribuito la mappa satellitare dei villaggi Israeliani prossimi al confine con relativi sentieri come arrivarci. Tra i palestinesi,  preavvertiti che non sarebbe stata tollerato lo sconfinamento (come se ce ne fosse stato bisogno), molti minorenni.

Tante sono state le vittime degli scontri, vittime per le quali piango, non importa che siano della parte avversaria. Piango per questa povera gente, imbibita d’odio e indottrinata che non riesce a vivere come potrebbe, gente votata al suicidio e usata dai propri governanti come carne da cannone. Piango perché non posso concepire che esistano figli di cui i genitori aspirano al martirio, piango perché penso che una strada diversa esista, e la pace sia possibile. Piango perché mi rendo conto della disperazione di un popolo probabilmente solo fuorviato da interessi internazionali, piango perché penso che il desiderio internazionale di dare assistenza a questo popolo abbia prodotto l’effetto contrario, e che i fiumi di denaro che arrivano siano utilizzati per perpetuare la guerra anziché per migliorare veramente le condizioni di vita di una popolazione che ha indubbiamente bisogno di un riscatto da una situazione umanamente inaccettabile.

Non so se sia vera la notizia che circola della bambina di 8 mesi portata dai genitori stessi sui luoghi degli scontri, che una parte sostiene essere morta per gli effetti dei lacrimogeni – che per convenzione devono essere atossici e non c’è motivo di pensare che non lo fossero – e l’altra essere una neonata malata terminale portata lì apposta perché ne potesse essere strumentalizzata la morte dovuta ad altro.

Vorrei che quelle persone si alzassero una mattina con una coscienza diversa e iniziassero a lottare per la vita, e non per la morte.

Probabilmente questo mio post avrà pochi commenti, forse qualche provocazione o qualche slogan, e mi sono chiesta se fosse opportuno pubblicarlo o meno, ma le sensazioni contrastanti suscitate da una giornata così particolare credo meritino una riflessione.

Spero che chi commenterà si renda conto della complessità della situazione (cavalie’, me raccomando!) e che tutti vogliano pregare per la pace, una pace che sono certa sia possibile ma solo con un cambio di prospettiva, perché alla fine la situazione oggettiva è solo ed esclusivamente un pretesto: come ha avuto modo di dire Jared Kushner, genero e portavoce di Trump, la violenza è il problema, non la soluzione.

(Leggi pure: https://www.facebook.com/giulio.meotti/posts/10215619914840792  e ascolta https://www.facebook.com/angelicaedna.beresheetlashalom/videos/1863019440422747/)

Update: intanto anche il Guatemala ha disposto il trasferimento della propria ambasciata a Gerusalemme.

Gerusalemme ambasciata Guatemala

 

27 gennaio: tenetevi la vostra lagrimuccia, tanto siamo soli

Bambina sfregiata in Francia all’uscita della scuola perché ebrea. Liberté, égalité, fraternité, limortaccivostré

Quando a scuola studiavo la seconda guerra mondiale, quando i miei familiari mi raccontavano delle leggi razziali, delle persecuzioni e delle deportazioni, io vivevo tutto questo come un qualcosa appartenente al passato remoto, qualcosa che nel mondo civile in cui vivevamo non si sarebbe potuto ripetere.

Purtroppo mi sono ben presto dovuta accorgere che così non era, che esistevano ancora rigurgiti razzisti, bieche manifestazioni d’intolleranza, ma pure quelle, abbenché inaccettabili, le attribuivo a frange estremiste, a teste calde che non rappresentavano in alcun modo lo Stato e la popolazione.

Anche su questo mi sono dovuta ricredere.

Dalla vicina di casa che attribuisce gli attentati – di conclamata matrice islamica – agli ebrei di tutto il mondo “Perché Rothschild ha i soldi” (mai spiegato il nesso!) alla compagna di scuola delle elementari di mia figlia, che esortava gli altri bambini a non frequentarla e a non fare amicizia con lei in quanto ebrea, il fenomeno dell’antisemitismo appare da sempre tanto inspiegabile e assurdo quanto gramigna inestirpabile.

Per rivestire poi di razionalità questo atteggiamento di menti annebbiate dalla stupidità più ancora che dall’odio, oggi è di moda parlare di “antisionismo”, che vuole passare per posizione politica e ripulirsi la coscienza, ma che posizione politica non è per vari semplicissimi fatti:

1) essere “antisionisti” non significa essere “contro l’attuale politica israeliana”: se l’italiano non è un’opionione, essere antisionista significa essere contro il sionismo, e il sionismo non è altro che l’enunciazione del diritto degli ebrei a una loro terra, anzi, alla propria terra, dove sia loro possibile la propria autodeterminazione come popolo, praticamente ciò che non si nega a nessuna delle altre popolazioni sulla terra.

2) il popolo ebraico è esposto da sempre, e dicasi da sempre, a discriminazioni e persecuzioni, che esplodono all’improvviso dopo periodi più o meno lunghi di pace, remissione e pacifica convivenza. Questo significa che, purtroppo, un ebreo non è mai al sicuro in nessun luogo del mondo, in nessuna epoca, e negare loro la propria terra significa condannarli a quello che abbiamo già vissuto e che, ve ne accorgiate o meno, continuiamo a vivere continuamente. Essere “antisionisti” dunque significa condannare bambine come quella della foto ad essere aggredite all’uscita dalla scuola, e a rimanere sfigurate per sempre: la chiamate questa una posizione politica?

3) forse non ricordate Stefano Gaj Tachè, due anni, ucciso da un attentato terroristico a Roma nel 1982. Non nel 1945, ma nel 1982. Non in un paese in guerra del Medio Oriente, ma a Roma. In sinagoga, dove si era recato con la famiglia. E vogliamo parlare di quanti attentati ci sono stati nelle sinagoghe di tutto il mondo? Vogliamo ricordare (oppure non avete mai visto?), il sangue a terra di religiosi colti di sorpresa durante la preghiera? Voi, col vostro “antisionismo”, volete che questo popolo viva per sempre così, bersaglio della follia e dell’odio, continuamente e senza un perché.

A chi non è addetto ai lavori, a chi non è coinvolto in questa problematica, forse sfuggono le centinaia di risoluzioni dell’ONU contro Israele, contro quelle praticamente nulle nei confronti di nazioni, magari sotto dittatura e nelle quali davvero si compiono crimini di ogni genere.

A chi non è addetto ai lavori, forse sfugge che Israele è tra i pochissimi luoghi al mondo in cui gli arabi vivono in pace e prosperità.

A chi non è addetto ai lavori, forse sfugge l’aiuto che dà Israele a tutto il mondo, sia per quanto riguarda scoperte all’avanguardia, soprattutto in campo medico e tecnologico, sia con i tempestivi ed efficienti interventi umanitari ovunque ci sia bisogno.

A chi non è addetto ai lavori, forse sfugge che l'”antisionismo” è il pollice verso nella scelta della nostra condanna o salvezza.

L’italia celebra il 27 gennaio.

Poi all’ONU vota contro il riconoscimento di ogni legame tra gli ebrei e la propria terra, e vota contro Gerusalemme capitale d’Israele, e vota contro, e vota contro, e mentre Gentiloni vota contro, Renzi al governo si scusa, ma il voto rimane,  e poi al governo ci va Gentiloni, e quindi possiamo immaginare la musica che suona.

Il 27 gennaio sta arrivando, e le più alte cariche dello stato si preparano a far atto di presenza e a versare la loro lacrimuccia fasulla, mentre dietro le quinte predispongono azioni che di lacrime vere ce ne faranno versare tante.

Se la tengano la loro presenza e la loro lacrimuccia, non ne abbiamo bisogno. Anzi sì, ne avremmo bisogno, se fossero un minimo sincere!

Vi risparmio tutti gli altri commenti che il popolo del web vomita sui social in queste circostanze, quelli che mi fanno parteggiare per i sani razzisti che almeno non fanno finta di essere qualcos’altro e non si nascondono dietro un dito, dietro la maschera fasulla di lotta per non si sa quale distorta idea di democrazia e libertà.

 

Quello sport che non unisce e la discriminazione permessa

Ancora una volta: Vergogna alle federazioni sportive internazionali, in particolare questa volta a quella di judo, per consentire ai paesi musulmani di continuare nelle loro politiche razziste verso lo Stato ebraico.
Mentre gli israeliani hanno vinto numerose medaglie a Abu Dhabi, sono gli unici che non possono mostrare i colori del loro paese, né far risuonare l’Hatikva, l’inno nazionale di Israele, che sarebbe dovuto risuonare dopo che l’atleta israeliano ha vinto una medaglia e che invece è qui stato vietato.

Qui la vergogna che è stata, bandiera generica della federazione internazionale di judo ed inno relativo (unico stato cui non sono stati consentiti i colori della propria bandiera e l’inno nazionale!):

Qui invece è stato ricostruito quello che sarebbe dovuto essere:

Cultura di morte

Israele, Monte del Tempio, oggi rinominato Spianata delle Moschee. Entra un tizio in una moschea vestito in un modo, ne riesce vestito in un altro, armato, spara, uccide due poliziotti.

Israele reagisce installando dei metal detector sulla spianata, metal detector sulla spianata, per la sicurezza, come ce ne sono ovunque, pure in Vaticano, ma lì no apriti cielo, rivolte su rivolte per la rimozione dei metal detector.

Israele tiene duro ma.. cosa succede nel frattempo in Giordania? Un membro dell’ambasciata chiama un falegname a casa sua per farsi montare/aggiustare un mobile. Vengono in due, uno dei due è un ragazzino di 17 anni che impugna un cacciavite e aggredisce alle spalle l’israeliano il quale, guardia armata e preparata alle aggressioni, si volta e spara, uccidendo l’aggressore.

Risultato? Praticamente tutto il corpo diplomatico viene sequestrato dalla Giordania (un paese libero e in pace con, per l’appunto, rapporti diplomatici con Israele) e, per liberarli, Israele è costretta ad accusare il colpo e a rimuovere i metal detector.

Io voglio chiedervi solo una cosa: ma a voi tutto questo pare normale?

Io sono impressionata da varie cose tra cui:

  1. che dei ragazzi giovani, con una vita davanti, desiderino solo fare i martiri, morire pur di portare a segno l’uccisione di almeno un ebreo o di un “infedele”, cioè non musulmano, o meglio non sciita, se lui è sunnita o viceversa.
  2. Che di fatto una nazione sequestri un corpo diplomatico.
  3. Che tutto il mondo ritenga normale che ovunque ci siano metal detector (anche in Vaticano!) ma nei luoghi più pericolosi e più ad alto tasso di passaggio di armi si ritenga giusto rimuoverli e si ritenga accettabile che gente continuamente aggredita non possa difendersi.

Leggete anche qua, forse riescono a dirlo meglio di me:

http://www.rightsreporter.org/la-lezione-gerusalemme-musulmani-non-uguali-agli-altri/