Di stupidi secchioni e sfaticati brillanti

secchione

Ieri l’amica Goldie ha espresso un pensiero che non solo non condivido, ma ha proprio toccato un nervo scoperto, e cioè lo stereotipo del secchione (nota per Goldie: magari ho frainteso il tuo ragionamento, però colgo lo spunto della molla scattata per parlare dell’argomento).

Scrive la nostra Goldie:

Rispondo a questa frase di Silvia: “chi si è diplomato con un buon punteggio, perchè ha studiato sempre e con fatica, dovrebbe in qualche modo essere privilegiato nei confronti di chi si iscrive all’università essendosi diplomato “per grazia ricevuta” ”

E io concordo con Silvia, ma non è questo il punto.

Il voto di maturità è una valutazione FINALE di un percorso di studio, e non vedo perchè debba influenzare l’inizio di qualcosa di completamente diverso, soprattutto qualcosa che, essendo orientato a passioni ed interessi di una persona può essere affrontato in modo del tutto diverso dalla scuola dell’obbligo. Da quando è stata abolita la commissione esterna, poi, è un voto che va ancora più “a simpatia” rispetto a prima.

E qui già comincio a discordare. Stiamo parlando di un percorso di studi, di cui a ogni tappa viene valutato tutto il percorso precedente (mi ricordo la cartellina all’esame di maturità, quanto mi stupii di vederci persino la licenza elementare, quella media, le pagelle del liceo e le schede col giudizio finale di ogni corso di studi), e non vedo perché l’università dovrebbe fare eccezione, fermo restando che poi il percorso universitario sarà sicuramente un nuovo capitolo.

Un esame è sempre una valutazione finale di un percorso, ma che diventa intermedia se uno quel percorso lo prosegue.

La simpatia? Avete presente quanti insegnanti ci siano alle superiori, quanto siano diversi l’uno dall’altro e quanto spesso capiti che non siano neanche d’accordo tra di loro? E secondo voi uno sta simpatico a tutti e ci sta così, senza motivo, e si prende un voto alto per grazia ricevuta? E poi sta simpatico allo stesso modo pure ai membri esterni della commissione? Mia figlia, lo sapete, è stata un’ottima studentessa, ma ogni tanto qualche insegnante che le ha dato filo da torcere e nelle cui grazie non si trovava le è capitato, e io potrei testimoniare la stessa cosa per quanto mi riguarda. Può darsi che, in qualche zona d’Italia, o in qualche scuola ovunque, ci sia qualcuno privilegiato perché è “figlio di”, o anche viceversa, ma voglio sperare che in linea di massima le votazioni rispecchino davvero lo studente, sennò davvero, risparmiamoceli questi soldi!

Il percorso universitario, per chi lo sceglie, è tutt’altra cosa, e affrontare un esame di ammissione (cui personalmente sono contraria, visto che la selezione si può fare con gli esami del corso di laurea) è già una scrematura.

Che il percorso universitario, per chi lo sceglie, possa “anche” ed “eventualmente” essere tutt’altra cosa ci può pure stare, ma quello che sarà la resa di uno studente e le sue possibilità di crescita difficilmente si potranno determinare da un test d’accesso, sia perché a uno può anche girare storta un giorno – un’emicrania improvvisa, un dolore mestruale, la perdita di un familiare, etc. etc. etc. -, sia perché comunque è tenuto in condizioni di stress: e poi, ma avete presente le domande? E davvero sarebbero significative di qualcosa? Senza contare che, sicuramente nei libri per la preparazione, ma pare pure in quelli effettivi, ci sono domande di cui hanno risposte errate e lo studente viene penalizzato se le dà giuste!

Se uno non ha mai avuto voglia di studiare al liceo, e studia per l’esame di ammissione ad una facoltà (oppure non studia ma lo passa perchè è una mente brillante) non vedo perchè debba essere discriminato, magari nei confronti del tipico secchione, che i suoi buoni risultati li ottiene solo studiando dalla mattina alla sera.

Il neretto è mio, ho voluto sottolineare le cose che mi hanno più fatto infuriare. Una mente brillante che non studia è solo un talento sprecato, con buona pace di chi sostiene il contrario, perché nessuno ha la scienza infusa e le basi servono, non si può partire dal nulla e persino l’intuito non è altro che un rapidissimo collegamento di informazioni che si hanno.

“Vale più la pratica che la grammatica”, recita un proverbio, ma con la sola pratica, o con la sola “brillantezza”, è difficile non rimanere allo stadio di smanettoni: la mente brillante corrisponde alla fertilità di un terreno, se non ci pianti nulla rimane solo potenzialità e le menti brillanti, come la lepre che sfida la tartaruga a una gara di corsa e poi la perde, rischiano spesso di rimanere al palo per pura boria (lo sapete che il talento non coltivato alla fine si perde e le menti che eccellono se non stimolate e allenate si appiattiscono?).

E se poi uno può permettersi di svernare all’università perchè i genitori lo mantengono, non vedo come il voto di maturità possa cambiare le cose.

Questa ammetto di non averla capita.

Le borse di studio servono per aiutare chi vale, non chi va a perdere tempo (e posso testimoniarlo, visto che al quarto anno mi è stata revocata la borsa di studio non avendo dato il numero sufficiente di esami mentre mi trovavo in ospedale con un’emorragia cerebrale…).

Ecco, e secondo voi uno deve essere penalizzato perché colpevole di avere avuto un’emorragia cerebrale? Stare male significa perdere tempo? Ma al di là di tutto, che c’entrano in questo discorso le borse di studio?

Per come la vedo io la meritocrazia non nasce avvantaggiando qualcuno “perchè prima era bravo a fare un’altra cosa e magari lo sarà anche in questa”, ma valutando cosa sa fare una persona, e se è adatta al campo che ha scelto.

Parzialmente d’accordo. Intanto, potrei discutere sul “perchè prima era bravo a fare un’altra cosa e magari lo sarà anche in questa”: se uno ha una votazione massima in una scuola superiore, in cui comunque le materie sono varie (per prendere cento al classico devi eccellere in matematica fisica e biologia esattamente come in italiano latino e greco, come in arte inglese e francese), non sei esattamente “bravo a fare una cosa”, sei bravo a farne tante, sai organizzarti lo studio, sai ragionare, sai collegare, e basta con questa storia del secchione deficiente, del topo di bilblioteca dall’elettroencefalogramma praticamente piatto, che razzolerebbe nel cortile se non fosse per libroni digeriti acriticamente a memoria e ripetuti a pappagallo, basta con questo favoletta per frustrati del soggettone sfigatissimo rispetto a suoi compagni asini patentati dalle menti tanto brillanti, ignoranti per scelta ma soprattutto per ottimizzazione del tempo che il secchione spreca a studiare mentre loro, menti vivaci non bisognose di alcuna preparazione, si godono la vita!

Si può fare in un test di 90 minuti? ovviamente no. Ma siamo sicuri che sia meglio un medico che impara pedissequamente la sua lezioncina rispetto a uno che ha istinto e logica?

Si può fare un test in 90 minuti? Certo che sì. Un test orientativo, non bloccante. E poi, sono questi i due estremi? Perché la persona che si è impegnata, e all’impegno ha aggiunto la testa e l’organizzazione sennò il voto alto col piffero che l’avrebbe preso, dovrebbe essere quello senza intuito che impara la lezioncina a memoria, mentre quello che ha preso il minimo sindacale dovrebbe essere la mente brillante con istinto e logica? Per quello che ho visto io (i compagni di classe di mia figlia li ho sempre conosciuti tutti, e a mia volta ho una carriera di studentessa), difficilmente ci sono questi due estremi, pur non negando che esistano queste rarità (e magari la storia ne è piena, che qui si ricomincerà con Einstein bocciato in matematica e Verdi in musica, ma questo sosterrebbe il mio di discorso più che quello opposto).

E allora, o nelle altre parti d’Italia succede agli esami di maturità qualcosa di completamente diverso da quello che accade qui, o è giusto che il bonus abbia un peso: anzi, ripeto, più che il bonus quelli che hanno già dimostrato chi sono dovrebbero entrare direttamente, senza passare per il via, l’università dovrebbe andarseli a “capare” a casa e persino pregarli di accedere alla loro di università.

A tutti gli altri, tramite i test, la possibilità di dimostrare che sono menti brillanti e con intuito e che, tutto sommato, hanno i mezzi per potercela fare anche loro.

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58 thoughts on “Di stupidi secchioni e sfaticati brillanti

    • @Barbara: letto (però lo devo rileggere perché da stamattina a stasera non ricordo più nulla, la giornata è stata dura).

      Quello che vorrei aggiungere però è che a me la vera ingiustizia parevano i percentili: davvero, bisogna almeno dare per assunto che le votazioni siano uniformi – anche se ovviamente non è così, ma un paletto bisogna metterlo – e poi, che uno che magari ha preso 97 presumibilmente è bravo quanto uno che ha preso 100, questi piccoli scarti davvero dipendono dal caso, la commissione, insomma, il fattore C…

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    • Quello che mi interessa di questo articolo – scritto da un addetto ai lavori – è che documenta il fatto che il bonus DI PER SÉ, crea gravi discriminazioni e, specificamente, le crea ai danni del liceo classico: un voto di maturità più alto al classico comporta un bonus minore di un voto più basso in un’altra scuola. La sostanza è questa, tutto il resto è contorno, quindi è inutile attaccarsi ai dettagli: se ti metto in padella una cacca, il problema non è che c’è troppo sale o poco olio o il fuoco troppo alto.

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  1. Confesso che, sul precedente post ( che ho letto ‘per intero’ … ma senza commentare ) ero d’ accordo IN TOTO con le riflessioni dell’ ottima ( e simpatica ) @Goldie, apprezzandone l’ onestà, la competenza ed anche il suo particolare, approfondito e proverbiale buon senso .
    Non mi sono invece ritrovato, nelle deduzioni con cui @Goldie ha ritenuto di commentare una frase di @Silvia, e questo, lo dico in tutta sincerità, a prescindere dal fatto che @Silvia è una mia carissima amica, oltre che una blogger di rara sensibilità .
    L’ intera storia della Scienza e dell’ Arte, dimostra che i cosiddetti “geni brillanti”, possono sì intuire prima dei comuni mortali non poche ragioni e/o bellezze della vita, ma senza sacrifici, e studi continui, e applicazioni, e delusioni, e riprese delle precedenti esperienze altrui, e riproposizioni … quel loro geniale patrimonio di brillantezza resta monco, talvolta svanisce e se ne va, senza lasciare traccia, o modificare in meglio la qualità della vita di tutti !
    Inoltre, se pure diventa necessario scandire nella scuola le sue diverse stagioni ( dalle elementari alle facoltà universitarie ), il percorso è unico e per la sua intera durata ( che per i più meritevoli coincide con l’ intera vita ), anche considerando lo stato di abbruttimento in cui versa la Scuola Pubblica dal ’68 ad oggi, c’ è tutto il tempo di scegliere la strada più congeniale a ciascuno, di orientarsi per tempo o di rimediare agli errori dovuti a scelte non subito intraprese, di cambiare indirizzo o di lasciare gli studi, SE si è animati da passione e spirito di sacrificio …. giacchè, a mio parere, la sola genialità iniziale NON basta . E quanto ai test …. continuo ( e continuerò sempre ) a ritenerli “scemi”, inutili alla vera e naturale selezione fra gli Studenti che è figlia del tempo dispiegato, e non dei frettolosi e ipocriti 90 o 180 o 360 minuti, tempi buoni solo a gestire un potere nefasto, sulla pelle più indifesa, da parte di chi li abbia arzigogolati, intrugliati e abbarbicati in modo inverecondo e talvolta perfino offensivo per chi sia obbligato a rispondervi .
    Per concludere, uno Stato ‘democratico, laico e civile’, se, dopo aver dato a tutti le stesse opportunità, sostiene con ogni sua risorsa i più meritevoli, quelli che si sacrificano con cognizione e vanno avanti, NON discrimina, ma semplicemente svolge le sua azione più congeniale ! 🙂

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    • Caro @Bruno, per me stavolta hai fatto bingo” Io quasi non volevo rispondere ai commenti in quanto sono distrutta, e tu hai espresso talmente egregiamente quello che è anche il mio pensiero che l’intenzione era di esprimere un semplice “Mi associo a Ser Bruno” come risposta onnicomprensiva, totodirezionale e totovalente 😉

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  2. Facendo la premessa che penso che ognuno sia libero di pensarla come vuole e che quindi non mi metto mai a contestare i pareri discordanti dal mio 🙂 , ribadisco di pensarla proprio come te Diemme….. Come ti ho detto non sono laureata, e non lo ha fatto nemmeno mia figlia nonostante abbia sempre ottenuto, nelle scuole superiori, degli ottimi risultati…..ma ho visto l’esempio dato dalla sua classe, alla fine coloro che si sono iscritti all’università sono stati nella stragrande maggioranza, quelli che, durante tutti i 5 anni di studi, hanno avanzato con scarsi risultati, non per difficoltà negli studi…..ma per mancanza di voglia e di impegno! Ora, se l’impegno e il metodo di studio fatto con coscienza e responsabilità non vale niente…..credo che valga ancora di meno l’accesso alle facoltà dato da test assurdi!!!!! Test che non verificano ne la conoscenza nell’indirizzo che si vuole affrontare, ne qualsiasi altra cosa poichè fondato su domande, nella maggioranza dei casi, davvero assurde e inutili….. In questo stato di cose e in queste procedure di accesso la coerenza è molto latitante, bisogna solo sperare nella fortuna……e nel fatto che non ci siano tanti raccomandati quanto i posti disponibili nelle facoltà, la realtà, per quanto se ne dica, e soprattutto in medicina, è questa purtroppo!

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  3. Sono indubbiamente argomenti spinosi, il bonus potrebbe effettivamente starci, il test d’accesso anche, ma detto questo non si è detto niente. Il problema -dal mio modesto punto di vista- è che il Ministero in primis dovrebbe ben DEFINIRE che cosa si intenda per bonus e test d’accesso, invece come al solito si compiono decisioni che nella pratica devono poi essere riformulate e adattate da commissioni extra, in questo modo ogni anno “qualcosa” penalizza qualcuno -inevitabile, si direbbe, se non fosse che ogni anno cambia anche il sistema precedentemente utilizzato- MA soprattutto si finisce per non considerare più i principi per i quali si era deciso di adottare questi strumenti selettivi. Considerata questa triste realtà sovrastrutturale, i test d’accesso sono particolarmente dolorosi per lo studente -diligente, furbo o illuminato che sia-. Si pensi al frequente caso, posso affermarlo in prima persona, del maturato di liceo classico -che, se al liceo ha studiato un po’ di chimica e biologia è stato un miracolo- alle prese con il test per entrare a Medicina. Questo studente ha il giuramento di Ippocrate -rigorosamente in greco antico- appostato in camera dalla quarta ginnasio, d’estate fa addirittura corsi di primo soccorso e sogna di fare il medico, ma in cinque anni di superiori non ha acquisito le competenze sufficienti per quel test; è consapevole di essere in grado di studiare qualunque cosa, una volta entrato, ma come riuscire ad acquisire quelle conoscenze nei tre mesi precedenti al test? (…) Era un esempio fra i mille. Come già detto da qualcuno qui, poi, gli stessi test non sono assolutamente bilanciati nelle materie richieste. Insomma, come al solito le cose importanti vengono fatte “a toppe”, in Italia, mentre tutto il resto campa a gossip. -cin cin! 🙂

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    • Che io sappia, quelli che hanno fatto il classico riescono alla fine meglio in tutto, anche nelle materie scientifiche, pur se all’inizio sembrano avere più difficoltà dei colleghi provenienti da inidirizzi di studio più specifici e quindi… sulla parte tecnica dei test sono svantaggiati, sia pure con capacità di ragionamento che in corsa li farebbero recuperare alla grande. Peccato che non li facciano proprio correre (sbaglio o una volta il classico era proprio il corso di studi intrapreso da chi voleva diventare medico, e addirittura ci fu un tempo che solo coi licei classico e scientifico si poteva accedere? Ah, i misteri della vita!)

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  4. io alle superiori avevo un’insegnate di economia aziendale che mi dava sempre 5 solo perchè non avevo “classe” anche se il compito era perfetto. sono uscita dalle superiori senza ottenere il massimo dei voti. I primi due anni di università ho ricevuto la borsa di studio per i voti alti. poi sono inceppata nel professore maniaco, e non scherzo. che schifo. ho rifiutato di uscire con lui e mi ha abbassato il voto. bleah. schifo schifo. Poi per dare un esame ho fatto 6 mesi di stage presso un’azienda. Finito lo stage mi hanno assunto anche se non avevo ancora finito l’università. Lì ho capito di VALERE per davvero. I voti alla fine non mi sono serviti a niente. Tanto meno il giudizio di quei falliti che si fingono insegnanti.

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  5. Io ho studiato alle superiori con una borsa di studio per merito, mi sono sempre sudato quello che ho studiato; sono stata fortunata con i professori, non ho avuto chi mi ha amato e chi mi ha odiato. Sono stata una studentessa “normale”. Ma quest’anno nel nostro comprensorio molti ragazzi delle medie e delle superiori sono stati promossi anche senza merito, e per merito intendo dal 4 al 5.Perchè? E’ un buon metodo questo? Si impara ai ragazzi che in Italia è facile ottenere tutto, anche la promozione. Non entro troppo nel merito universitario, so solo che molti ragazzi che vivono qui sonoi stati scalzati fuori dai test, anche se sono veramente in gamba e meritevoli di accedere alle facoltà scelte. Dico solo che ci vorrebbe una riforma in todo dalla materna in poi. Scuola obsoleta e che prepara in modo limitato al mondo del lavoro quella italiana!

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  6. Dal mio modestissimo punto di vista, credo che tutto (o quasi) il sistema di valutazione della scuola italiana sia da buttare nel cesso.
    Io penso, per esempio, che il valutatore non possa mai coincidere con l’insegnante (parlo del valutatore finale, non di quello intermedio) e che il valutatore non possa mai essere una persona singola, ma un soggetto che si colloca all’interno di un percorso più articolato.
    Questo, secondo me, vale per le scuole superiori, ma soprattutto per l’università.
    Sui test d’ingresso, non avendone mai sostenuti, non posso esprimere un giudizio con cognizione di causa, ma a naso non mi piacciono neanche un po’.

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    • @aquila: purché la valutazione collettiva non consista in uno che valuta e gli altri che acriticamente, per qualche motivo, sottoscrivono.

      I test d’ingresso, se fatti come si deve, potrebbero essere cosa buona e giusta, ma dovrebbero essere d’ingresso, non di uscita.

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  7. cara Diemme, ieri ho risposto al tuo post un po’ “a spzzichi e bocconi”. mi sa che in alcuni casi non sono stata molto chiara, di certo era lungi da me l’idea di farti infuriare, quindi rispondo qui un punto alla volta…

    la simpatia. ok, la simpatia era un concetto generico… parliamo di antipatia. e visto che hai tirato fuori storie di vita vissuta, avanti con le storie di vita vissuta. la prof di latino e greco che avevo al ginnasio aveva avuto più problemi giudiziari con gli studenti e i genitori che altro. all’epoca non c’era certo la denuncia facile come adesso. fu addirittura giudicata “non adatta all’insegnamento” da ispettori ministeriali. Quando arrivai al ginnasio e mio padre fu eletto rappresentante di classe io fui presa di mira: voto fisso tra 2 e 4. mi capitò di fare un interrogazione perfetta insieme ad una ragazza che fece scena muta: diede 5 ad entrambe, “per bilanciare”, disse lei. al liceo recuperai ma se la avessi avuta alla maturità non sarei certo uscita troppo bene… ma non è questo il punto: un prof che ce l’ha con te (e che magari ha influenza) può fare la differenza, cosa peraltro capitata ad un altro mio compagno, un ragazzo “geniale” ma con nessuna voglia di studiare, che eccelleva in alcune materie e ne rifiutava semplicemente altre. è uscito col minimo voto nonostante una buona prova alla maturità perchè uno dei professori delle materie che lui non studiava (membro interno) fece ostruzionismo (e trattandosi di esame in cui si valuta la “maturità” di una persona magari era pure giusto), ma questo non gli ha impedito di eccellere alla facoltà in cui si è iscritto e di diventare un ottimo docente. Se fosse stato penalizzato da un test basato su ciò che lui era ai tempi del liceo, adesso ci sarebbe un valido professore in meno in circolazione. Quanto a valutazione-finale/valutazione-intermedia non mi pare che il voto di esame di terza media conti per avere corsie preferenziali al liceo, così come quello delle elementari… per me la questione è: alla fine del liceo sei stato valutato tot.

    “Una mente brillante che non studia è solo un talento sprecato, … perché nessuno ha la scienza infusa e le basi servono, non si può partire dal nulla e persino l’intuito non è altro che un rapidissimo collegamento di informazioni che si hanno.”
    una mente brillante che IN UN PERIODO DELLA SUA VITA NON HA STUDIATO non deve essere etichettata e boicottata. Una mente brillante a cui il greco fa schifo può rivelarsi un chirurgo geniale, può fare scoperte nel campo della fisica, può fare la differenza in mille settori diversi. Quando finisco in ospedale non voglio che il medico davanti a me sappia la storia contemporanea: voglio che mi rattoppi bene e velocemente collegando rapidissimamente le informazioni che ha sulla mia storia clinica e sui suoi studi di medicina e chirurgia. E se a 18 anni aveva 4 in elettronica e 3 in filosofia onestamente non me ne può fregare di meno.

    Quella sullo “svernare all’università” era in diretta risposta all’affermazione di Silvia ” C’è chi va all’università solo per perdere tempo e perchè ha le spalle coperte e se lo può tranquillamente permettere…..e non mi pare giusto.” a cui avevo attaccato pure il discorso sulle borse di studio. Quel che volevo dire è che mentre il voto di maturità non influisce su chi ha le spalle coperte e può permettersi di perdere tempo, tale voto vale per chi le spalle coperte non ce le ha: almeno quando mi sono iscritta io il voto era un criterio per l’assegnazione di borsa di studio: in pratica lo stato un investimento su quello che avevo dimostrato al liceo lo faceva, e stava a me dimostrare che la valutazione del liceo era veritiera.
    Questa cosa la vedo molto più corretta rispetto a dare vantaggi sull’accesso a una facoltà a numero chiuso. Prendi me e il test di ingresso per una facoltà tipo “scienze infermieristiche” (la mia compagna di banco del liceo 😉 ). In caso di bonus, io sarei partita con 10 punti più di lei e con una preparazione probabilmente migliore in campi che con l’infermieristica non c’entrano nulla. Forse le avrei pure “soffiato” il posto, e ci sarebbe una buona infermiera in meno, ed una stronza con l’empatia di un serpente a sonagli al suo posto. La medicina può ringraziarmi per non averci provato… 🙂
    Quanto al “secchione” posso assicurarti di non aver mai conosciuto un secchione stupido. In tanti anni lavorando all’università, ho assistito ad esami praticamente “perfetti” di persone “col paraocchi”: ecco, queste persone possono essere validissime nel loro campo, ma ti posso anche dire che non saranno quelle che porteranno innovazione. Lo studio, la forza di volontà e l’intelligenza formano un professionista a cui tutti ci affideremmo ciecamente. E poi c’è il cazzone che ha quel quid in più, che riesce ad intuire OLTRE lo studiare (non senza, chiaramente), che potrebbe essere meno valido “professionalmente”, ma che è quello che pensa fuori dallo schema e sa innovare. Tu dici che non ne hai conosciuti: io sì, e tanti. Ho visto i percorsi “lineari” dei “secchioni” nelle loro materie, e ho visto gente uscita dal liceo con voti bassi trovare il proprio percorso all’università.
    Io dico che c’è bisogno di tutti, che (in ambito universitario, ma non solo) queste sono figure che non possono esistere l’una senza l’altra, e che, soprattutto in settori a numero chiuso, si rischia di togliere possibilità all’adulto che potremmo avere per dare credito all’adolescente (confuso? problematico? idiota?) che è stato.
    Per questo sono contraria in generale al numero chiuso, e sono anche contraria al non dare identiche possibilità all’inizio di un nuovo percorso.
    Ok, mi sono fatta prendere la mano e non so più nemmeno se ho risposto a tutto o anche solo al post originale, ma è meglio che torni in laboratorio prima che mi licenzino!!! 😛

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    • Goldie, ho letto il tuo commento oggi e, come spiegavo a Bruno, la stanchezza stasera ha su me la meglio e non ce la faccio a replicare punto su punto ma, in linea di massima, continuo a pensarla diversamente e, come Bruno, concludo dicendo che ti stimiamo, ti vogliamo bene, e visto che su questo punto abbiamo ampiamente espresso le nostre discordanti idee, sarebbe inutile – e probabilmente dannoso – insistere.

      I docenti che ti rovinano la vita purtroppo esistono, e dirigenti scolastici e ministeri dovrebbero tenere conto delle numerosissime segnalazioni che ci sono in questi casi, ma così non è. Una legge però non può basarsi sul fatto che i voti siano ingiusti e, finché ci sono, un voto alto significa merito e uno basso demerito.

      Per la contrarietà al numero chiuso siamo comunque d’accordo, almento questo!

      PS: ho un figlioccio che è stato svogliato fino al quinto anno di liceo, dove ha incontrato una “secchiona” che gli ha cambiato la vita. E’ diventato un biologo apprezzato, ma finita la storia con la secchiona evidentemente è finito pure l’amore per la scienza e si è messo a fare tutt’altro.

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    • Cara Diemme, per me l’argomento era chiuso già sul post precedente, ed ho insistito nel chiarire il mio punto di vista semplicemente perchè ho letto un post in cui il mio nome spiccava all’inizio chiamandomi direttamente in causa, oltretutto sotto un titolo che non rispecchiava ne’ quel che ho mai detto e neppure quel che io abbia mai pensato. Essere presentata davanti a tutti i tuoi lettori con una frase, diciamo, “interpretata” dopo che, come tu dici, ti avevo fatto infuriare mi ha spinto a spiegare un po’ più dettagliatamente come la pensavo (anche perchè i commenti al post precedente erano scritti in ritagli di tempo senza pretese tra una misura e l’altra, e potevano benissimo non essere chiari). Alla fine mi sta benissimo che il mondo intero discordi con le mie idee ed opinioni, ma voglio che siano le mie, e non qualche punto estrapolato dal contesto. Se poi ti ho intasato il post con una serie di botte e risposte non proprio diplomatiche me ne scuso, ma fino ad un certo punto: in fin dei conti anche se siamo a casa tua il nome tirato in ballo nella prima riga è il mio, no?

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    • Ma figurati Goldie, non ti devi scusare di niente, come credo di non doverlo fare io: qui ci siamo sempre confrontati serenamente, ognuno esprime la sua idea, e se si infervora è perché è convinto, e la discussione è più appassionante.

      E poi, non mi ha fatto infuriare la tua frase, ma quello che per associazione di idee ha fatto scattare (e che, come giustamente hai sottolineato, non è il tuo pensiero), e che tante persone ha fatto soffrire nel corso di tante carriere scolastiche: il secchione come una specie di subumano, il soggettone da deridere, disprezzare, al massimo da sfruttare, ma mai da considerare amico e coinvolgere.

      Intasa il mio blog quanto vuoi e, se ti senti fraintesa o malinterpretata, picchia pure duro, sempre amiche resteremo… spero! 😉

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    • ci mancherebbe solo perdere un’amicizia per un “vivace” scambio di opinioni!
      l’importante è chiarirsi (poi a volte mi infervoro un po’ troppo, ma so che mi capisci 😆 )
      alla prossima!

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  8. Premetto che non sono favorevole ai test d’ammissione all’università ma non trovo giusta l’abolizione del bonus, soprattutto perché calata dall’alto in modo poco tempestivo. Le solite cose all’italiana, insomma.

    Detto questo, da insegnante posso affrontare il discorso con cognizione di causa. C’è sicuramente una differenza tra chi si prende il diploma con 60/100 e chi ottiene il 100. Ma ciò non pregiudica in alcun modo il percorso di studi successivo. Se è vero, infatti, che i prerequisiti contano, è anche vero che uno studente può avere una buona testa e non averla saputa sfruttare durante gli studi superiori oppure può essersi trovato in difficoltà per i più svariati motivi e non aver dato il massimo al liceo, ma ciò non esclude che possa affrontare gli studi universitari, specie se sceglie la facoltà che più gli è congeniale, in modo brillante. Oppure, può succedere che anche durante il percorso universitario non dia il massimo ma ciò non esclude che possa avere successo nel mondo del lavoro.

    Io sono l’esempio più calzante del primo caso. Sono sempre stata brava a scuola ma l’ultimo anno del liceo sono andata in crisi (motivi di cuore, ahimè 😦 ) e, dato che allora non c’erano crediti e il percorso liceale non valeva praticamente nulla, considerato anche il fatto che la commissione era tutta esterna e che il commissario interno godeva di scarsa considerazione, agli esami non ho brillato e il diploma di liceo classico l’ho ottenuto con un punteggio che non ha reso giustizia né alla mia reale preparazione né alla carriera scolastica. Ciò, tuttavia, non mi ha impedito di affrontare con successo gli studi universitari, lauerandomi senza andare fuori corso e con 110 e lode.

    L’altro caso potrebbe essere quello che riguarda uno dei miei nipoti di cui ho parlato nel mio blog nell’articolo sui tatuaggi in oro. E’ stato uno studente liceale mediocre (ha anche perso un anno e subito l’umiliazione di ritrovarsi in classe il fratello, decisamente più brillante, di un anno più giovane), si è iscritto a ingegneria dei materiali, studiando e lavorando, e si è laureato in otto anni con un voto minore di 100. Eppure ora ha un’azienda, una start up universitaria, in società con altri suoi ex compagni, che non solo è in attivo ma esporta in tutto il mondo. Ha anche numerosi brevetti. Prima è stato ricercatore e ha girato il mondo per degli stage.

    Probabilmente se avesse dovuto fare un test d’ammissione non l’avrebbe superato, certamente non avrebbe avuto alcun bonus, forse, per ripiego, avrebbe scelto una facoltà che non era di suo gradimento, avrebbe interrotto gli studi e ora farebbe il magazziniere (avendo una stazza non indifferente 🙂 ) in qualche supermercato.

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    • Marisa, tu eri una studentessa brillante, indipendentemente dalla crisi dell’ultimo anno: e se una può andare così in crisi per un anno intero, quante più probabilità ci sono che ci vada in quell’ora e mezzo/due? Ma su questo siamo d’accordo, anche tu sei contraria ai test d’ammissione.

      Lo studente mediocre (ma che comunque ha un titolo sufficiente per accedere al corso di studi successivi, università compresa) che può riprendersi in corso d’opera (anche se non credo sia la regola) ci può pure stare, ma se per cinque anni di liceo si è grattato la pancia perché poi vuole riscuotere lo stesso credito di chi ha sgobbato? Il numero chiuso alle facoltà universitarie proprio non ci dovrebbe essere, per tutti i motivi che dici tu, che dice Goldie e che diciamo anche io, Bruno e tutti gli altri, ma se c’è, che chi ha seminato raccolga, e chi non ha seminato si cerchi un altro terreno.

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  9. aggiungo una piccola nota a quanto detto sopra: noterai che non ho mai parlato di sfaticati brillanti ne’ di stupidi secchioni: io parlo per la mia esperienza nel “mio” settore, e qui ci sono “eccellenti” secchioni ed “eccellenti” brillanti (l’uso dell’aggettivo è legato alla classificazione dell’ente in cui lavoro). nessuno arriva a fare ricerca senza farsi un mazzo così a studiare, ma alcuni ci sono arrivati per aver trovato la loro strada dopo il liceo.

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  10. Cara … carissima e cibernetica @Goldie, che bel commento hai ora esteso, brillante e sincero, ben scritto ( a parte l’ orrido termine “PROF” …. usato in luogo di “PROFESSORE/PROFESSORESSA”, ma questo – penso – sia un vezzo generazionale ormai, ahitè, acquisito ) e ricolmo di esperienze vissute sulla tua pelle onesta, ora dolci e costruttive … ora amare e dolenti !
    E poichè NON da oggi desti in me una simpatia notevole ( o meglio “non poche affinità elettive” ), è con affettuosa schiettezza che continuo a pensarla diversamente da te, e persevero nell’ amare “la conoscenza intera”, la cultura ‘a trecentosessanta gradi’ ( qualunque professione, o mestiere, o incarico istituzionale si svolga ) ….. mentre poco credo a chi si sia settorizzato e ridotto al solo campo della sua specifica attività, sia pure con non trascurabili risultati !
    Un abbraccio a te, cara amica !!! 😀

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    • Cavaliere, io sono come te convinta dell’importanza della cultura. Ma al tempo stesso sono convinta che l’università debba formare dei professionisti in grado di lavorare nel migliore dei modi, e/o ricercatori/scienziati/politici (e professionisti) con un bagaglio culturale più esteso. Quello che voglio dal mio dentista è che sappia curarmi bene i denti. Se poi nel resto dei campi è un totale ignorante non lo trovo discriminante per il suo ruolo: difficile sostenere una conversazione costruttiva mentre stai a bocca aperta con un trapano tra i denti… In un mondo ideale ci sarebbe “la conoscenza intera”, ma nel mondo reale l’università è fatta per preparare in vari campi e settori specifici. Nulla vieta di coltivare altri interessi, di prendere più di una laurea, di costruirsi la propria cultura, ma se parliamo di facoltà universitarie dobbiamo convenire sul fatto che il percorso per la professione sia determinato da precisi indirizzi, e che per quanto tu possa avere una cultura a 360 gradi… bhè, senza offesa, ma preferisco che il trapano in mano lo tenga il mio dentista che di gradi ne ha meno della metà di te!!!

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    • esempio: in un quiz televisivo alla SEMPLICE domanda: chi ha scritto l’odissea, una ragazza LAUREATA non ha saputo rispondere…..e al bonario rimprovero del conduttore che le ricordava di essere laureata aveva il coraggio di risondere: Ma non rientra negli studi della mia facolta!!!!!!……a beh allora!!!!! 😉

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    • A me una volta faceva impressione scoprire quanto fossero capre certi laureati, poi me ne sono fatta una ragione: la laurea, almeno qui, non è garanzia di cultura né di capacità.

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  11. Oh bella, @Goldie mia …. e pensi che io, o chiunque altro, mi preoccupi se il mio dentista, mentre mi stia trapanando un dente, conosce i Dialoghi platonici, oppure se possa intrattenere con me, mentre magari vedo il trapano avvicinarsi inesorabilmente alla mia bocca, una dotta disquisizione sui massimi sistemi ??? 😯
    O se devo sturare lo sciacquone del bagno, proditoriamente otturatosi, mi preoccuperei di appurare se il mio Idraulico, oltre a smontare tubi e/o sturare scarichi e/o saldare, smontare e sostituire sanitari …. sappia ‘a menadito’ la filosofia aristotelica ???
    Nò, non era evidentemente questo che volevo intendere, amica cara, mentre compilavo il mio commento “da errante” !
    Ma, tornando on topic, credi forse Tu che fu un caso fortuito se, nel lontano 1986, gli USA deliberarono una “legge federale” ( e quindi valida sull’ intero territorio statunitense ) che IMPONEVA, ai laureandi in Ingegneria Elettronica, di superare l’ esame di Filosofia Greca ???
    O sia stato per caso se il premio Nobel @Enrico Fermi, fu uno studente, geniale sì e brillantissimo nelle materie scienticfiche ( e cioè in Matematica ed in Fisica ), ma nel contempo risultò anche uno “studente modello” nello studio e nella resa ( riportò tutti 9 alla sua maturità classica al Pilo Albertelli in Santa Maria Maggiore, a due passi da quella Via Panisperna dove avrebbe radunato, pochissimi anni dopo, quelli che furono fra i massimi ingegni della Fisica Teorica e Sperimentale del XX secolo ) del Greco, del Latino e dell’ Italiano ???
    O sia casuale che il buon @Steve Job, il geniale @Steve che, anche da morto fà accumulare miliardi di dollari alla sua azienda, abbia attinto ‘a piene mani’ da @Seneca ???
    Io non lo credo, amica mia …. ed anzi penso che, se nel IV secolo A.C. erano poche decine di migliaia le persone che parlavano l’ attico puro del divino @Platone, oggi – in piena evoluzione delle scienze e del pensiero – sono a centinaia di milioni le persone che parlano in greco ( …. e soprattutto quelle che frequentano e operano nei settori squisitamente tecnici e scientifici ) …. solo che, non essendo a conoscenza di questa meravigliosa lingua, ignorano di usarne i termini fondamentali !!! :mrgreen:

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    • Scusa Sir, ma non vedo cosa c’entri col mio ragionamento: come ho ripetuto fino alla nausea l’università prepara molti professionisti (di cui c’è gran bisogno), e alcune eccellenze (e ne bastano meno…). Spesso (spesso, non sempre) le eccellenze sono quelle che si distinguevano già negli studi del liceo, e così è sempre stato.
      Mi parli di Fermi come se fosse la regola e non l’eccezione, eppure a me pare la dimostrazione di quel che sostenevo quando ho parlato di formare professionisti E scienziati. Ci sono stati tanti fisici, ma quanti Fermi? Se si torna al topic mi viene da dire: è giusto che un Fermi sia avvantaggiato prima di iniziare un percorso di studi rispetto ad un altro candidato? A maggior ragione un Fermi può emergere senza bisogno di un aiuto, mentre una goldie qualsiasi, esclusa a priori, può pure lasciar perdere.
      Mi domandi se credo sia stato un caso che in un periodo in cui le menti migliori facevano un percorso di studi (il classico) emergessero menti migliori che sapevano il greco… un po’ come dire “sarà un caso che nel momento in cui aveva dignità solo l’arte sacra, i pittori si distinguessero per le loro madonne?” Mi sembra un ragionamento quanto meno capzioso.
      E, per favore Cavaliere, non mettere la parola genio accano a Jobs, a meno che non si parli di marketing!
      No, Sir, nessuno di chi opera (a livello universitario) nei settori tecnici e scientifici “ignora di usare i termini fondamentali” della lingua di Platone, e visto che di università pubblica si sta parlando, onestamente non capisco cosa significhi il tuo citare un paio di casi fuori dal comune che, come dice l’adagio, non fanno che “confermare la regola”.

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  12. Io ho sempre studiato il minimo possibile, ottenendo però degli ottimi risultati. A qualche insegnante questo non piaceva e mi dava addosso. Peccato averlo avuto come membro interno all’esame di maturità…. Se, ai miei tempi, ci fossero stati gli esami per l’accesso all’università, probabilmente ora non sarei architetto a causa di quel votaccio alla maturità.
    L’avere una mente brillante ed elastica, essere in grado di comprendere e memorizzare in poco tempo mi ha spesso penalizzata. Ma questo è il nostro paese, no?

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    • In teoria gli insegnanti non dovrebbero neanche saperlo quanto studi: se i risultati sono brillanti, le verifiche sono positive, come potrebbero sapere che è grazie alla mente brillante e alla memoria e non a uno studio pedissequo portato avanti a cottimo?
      Io non ti conosco e quindi è chiaro che non parlo di te, ma conosco tante persone i cui risultati del loro scarso impegno sono molto meno brillanti di quello che loro vogliono credere.

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  13. Cara @Goldie ( e ometti pure pure il “sir”, se vogliamo parlar seriamente ), dalle mie parti si dice che “non c’ è sordo più sordo di chi non voglia sentire” ! :mrgreen:
    Non ho parlato di eccezioni che confermino la regola ( quale ??? ), ma ho parlato di cultura “vera” ( anche se, citando la “genialità” di @Job …. lo facevo in senso ironico, ed hai ragione Tu, in quel caso, a parlare di marketing …. ma vallo a dire ai fans della realtà virtuale avulsa dalla realtà sperimentale ), di cultura che va al di là della mera specializzazione che è tecnica e pochissima creatività . E, entrambi, abbiamo ben chiaro ‘cosa e come’ debba essere una vera Scuola Pubblica, dalle elementari all’ università, in uno Stato ‘laico, democratico e civile’ !
    Comunque è bellissimo, rimanendo ciascuno di noi due nelle sue posizioni, aver chiarito le proprie idee, ed insistere sull’ argomento ….. mi sembrerebbe assai meno bello ! 😀
    A bientot …. @Goldie !

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  14. Costa più fatica essere virtuoso, capace di impegno e sacrifici, in grado di mantenere ideali ‘alti’ e gioia di vivere “comunque”, avere della vita una visione bella ad onta di tutto, …. che non esserlo, ma che emozione e respiro dell’ anima è esserlo !
    Un abbraccio ‘stretto stretto’ a te, @Diemme ed un bacione … 😳 !
    Ed una bistecca al sangue al rapace @Aquiladigiunante … per … ehm …. tenerlo su !!! 😀

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    • @melodiestonate: grazie Sara. Volevo sottolineare, in risposta a tante cose dette in difesa di quelli che non avevano il bouns, che io non ho mai inteso non dar fiducia o non credere nelle loro possibilità, e non ho mai ritenuto di poter giudicare in base a una votazione scolastica dei meriti umani o quelli potenziali su altri fronti, semplicemente ritengo giusto tener conto di chi quelle capacità le ha già dimostrate.

      C’è un proverbio che dice “Il giovane PUO’ morire, il vecchio DEVE morire”.
      Potrei parafrasare dicendo che lo studente che a un liceo non ha dato brillanti risultati POTREBBE essere una grande mente, chi i risultati brillanti l’ha avuto l’ha semplicemente già dimostrato: che poi la vita spesso mescoli le carte non è una novità, e forse la cosa non è neanche del tutto peregrina…

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  15. @Goldie ( 13.9 – 5,14 PM ) …. a la prossima ?!? 😯
    None …. aridatecela subbito, ‘sta criatura cibbernetica … la rivolemo “subbito e intera”, co’ tutta la sua razzjonalità, cor suo bbon senso, co’ la puntijosità de bbrava ricercatrice …. e …. ehm …. cor suo romanticismo non celato sotto la corazzetta lucida !!! :mrgreen:

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    • @Bruno: tranquillo cavaliere, siamo sempre tutti qui!

      OT: che giornata che sarà pure oggi… quanto avrei bisogno di riposo! Ma se raggiungo il peso forma (e stavolta lo devo raggiungere per forza, volente o nolente, con le buone o con le cattive), a costo di prendermi un po’ d’aspettativa, riprendo l’aereo e me ne torno dall’amichetta mia (così, giusto per vedere la sua faccia stupita e beccarmi un po’ di complimenti, e poi per farmi riaccompagnare dal Bali, ci mancherebbe! 😀 ).

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  16. Se raggiungi “er peso forma” …. ovverossia er tuo FORMAT da sirfide ?!?
    Macerto, @Diè …. ce mancherebbe puro che la sora @Caterina Zzeta Ggjonese se credesse de esse’ la sola bbonazza der monno Roma inclusa !
    Noio … stamo qqui pe’ ajutatte : vorà di’ che li pjatti surculenti che te vorebbero appjoppà …. ehm …. ce li maggnjamo noio !!! :mrgreen:

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    • @Bruno: mo’ nun t’allarga’, io so la sola bbonazza der monno Roma inclusa a prescindere, solo che le mie giunture non mi reggono più: a parte questo piccolo particolare, io sono outsider, outstanding, chilo più, chilo meno, stai a guardare il capello (vedere a lato la situazione ponderale…).

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  17. Ciao DM. Ti confermò che anche io ho avuto alle superiori un paio di prof a cui non andavo a genio. Entrambe di matematica. Ho fatto l’ITIS ,come elettronico e la matematica pura aveva poche ore. Mentre ad esempio in elettronica o in sistemi, dove di matematica ce n’era ma che mi piaceva applicare, andavo bene.ah… Anche inglese. Capivo ad esempio molto i discorsi orali ma la grammatica non mi entrava neanche col martello. Facevamo grammatica che neanche i poeti forse utilizzavano ma quello era…. In quarta pensavo di essere rimandato in inglese e invece, mi rimandarono in matematica. Quella simpatica prof mi vedeva tre ore a settimana, nulla più. Poi alla maturità era in commissione e senti i miei orali, lesse il mio tema…. Ed ebbe però il coraggio di ammettere di essersi sbagliata a rimandarmi. Il discorso è molto complesso perché la simpatia è una cosa purtroppo reciproca e ritengo sia sbagliato che ci sia fra studente e alunno perché influisce tutto il processo di apprendimento. Perché? Come ingegnere meccanico sono passato per le forche caudine di Analis 1 Analisi 2 e geometria…. Studiano anche 14 ore di fila cosa bellissime nella loro pura teoria ma al tempo stesso che poi non ho mai usato. È ho passato quei tre esami. Non con dei grandissimi voti , ma li ho passati. Quindi sono passato da prendere ripetizioni dell’Itis a passare con 24 a geometria, che in quella mattina su venti persone siamo passati in 6 ed io ero l’unico ad aver preso più di 18! Geometria non riguarda cerchi e quadrati , ma sono teoremi con matrici e varie su spazi ad N dimensioni…. Quindi l’antipatia emanata dalle mie prof mi aveva fatto odiare una materia che poi mi è piaciuta e mi sono appassionato. Stessa cosa per inglese! Sono passato dal 4 dell’Itis a spiegare circuiti idraulici ed elettronici a Melbourne , Phoenix, New York, Dallas, ecc…. Con classi a volte di venti persone. Pensavo di essere negato per le lingue. Ricordo ancora l’ultimo compito della quarta ,dove la prof mi disse “Orefice, si vede che sta volta hai studiato”…. Voto? 4/5 …. Possibile!

    Ci sarebbe poi da affrontare il discorso di come la scuola italiana pilota i ragazzi, rispetto alla scuola tedesca. In krukkonia i ragazzi vengono scremati già dalla quinta classe: il prossimo anno infatti dovremo scegliere per Sofia il tipo di ginnasio. Ma il ginnasio non è obbligatorio:una bambina che abita vicino a noi, che non ha avuto alle elementari voti brillanti, viene indirizzata alla “Real Schule” di livello un po’ più basso, con materie più pratiche. Quindi il percorso formativo viene iniziato da moooolto lontano. In seguito se poi qualcuno evolve, cambia e ha più voglia di studiare, ha sempre la possibilità di riprendere un percorso che porta all’università. Ma non è l’unico fine l’università! E ritengo questa una cosa giusta. Infatti in un’azienda di cento persone (adesempio) mediamente ha bisogno di 10-15 persone con la laurea. Gli altri invece devono essere molto bravi a fare lavori manuali, questo è una cosa chieda noi manca….. Scusa ho scritto troppo, mi Sto arrivando! Che devo fare un post su tutte queste cose.

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    • Si lo so. Noi partiti in più di 600 arrivammo forse in 80 alla laurea. Ma è li il punto: quelli che hanno mollato, cosa sono diventati? Con il titolo di scuola superiore in Italia non si ha molto in tasca.

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    • Almeno l’esito dei test fosse veritiero! A medicina hanno annullato il test di una ragazza preparatissima perché aveva annerito il codice a barre del foglio sbagliato, a un altro test (mi sembre biotecnologie) a un’altra l’hanno annullato perché giocherellando con la busta ne aveva sollevato un lembo (la busta era comunque chiusa, il contenuto neqnche intravedibile controluce).

      Poi, poveretta, oltre al danno anche la beffa, non l’hanno neanche fatta uscire (prima dell’apertura delle buste), è dovuta rimanere lì per un’ora: noi italiani saremo pure un po’ deregolamentati, ma da qui alla Gestapo potevano trovare qualche più umana via di mezzo!

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  18. Penso che chi è preparato non dovrebbe avere difficoltà a superare i test, se questi fossero veramente fatti in modo da accertare le competenze e non eccessivamente nozionistici o addirittura demenziali. Comunque personalmente sono contro il numero chiuso, perché penso che la selezione possa avvenire durante il percorso universitario, specie se si mettono degli sbarramenti, per chi, ad esempio, non superi degli esami fondamentali o un determinato numero di esami l’anno.
    Quanto ai secchioni(termine dispregiativo inventato dagli svogliati) penso che fossero legati ad un tipo di scuola del passato,puramente nozionistica e mnemonica; oggi la scuola ha tanti difetti, ma richiede non solo buona volontà ma anche intelligenza. Riguardo agli sfaticati brillanti, ne ho conosciuti alcuni che si sono ben affermati nella vita perché hanno trovato la strada adatta a loro ed hanno capito che all’intelligenza andava affiancato l’impegno; altri invece hanno concluso ben poco e sono rimasti a lamentarsi contro la sorte ingrata.

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