Archivi

Paragoni intollerabili

Che da oltre un anno siamo in pandemia lo sapete. Che i governi brancolano nel buio lo sapete pure, e che per quel poco che ci vedono gli interessi economici hanno la meglio sul buon senso è pure sotto gli occhi di tutti (non per niente aprono le discoteche e chiudono le scuole).

Gli sforzi di tutto il mondo – sia dal punto di vista della ricerca scientifica sia da quello economico per il suo sostegno – si sono concentrati sulla ricerca di un vaccino, che alla fine è stato prodotto e sembrava la panacea di tutti i mali (e pure questo lo sapete).

A questo punto, mentre il mondo intero, o almeno quella parte di mondo che se lo può permettere, procede alla campagna vaccinale di tutta la popolazione, combattendo con logistica e disponibilità dei vaccini, sorgono gli immancabili novax.

Ora, con tutto il mio desiderio di rispettare le posizioni di tutti, il rispetto dei novax sta diventando per me un’impresa troppo ardua.

Ovviamente ce ne sono di preparati che motivano la propria posizione (molto pochi per la verità), ma perlopiù fanno cadere le braccia per le loro argomentazioni e tremare per la loro perniciosità.

Nella stragrande maggioranza (e quindi sempre fatte salve le dovute eccezioni) sono complottisti aderenti ai vari gruppi “noncielodicono”, certi di avere la verità in tasca, che se ne escono con argomentazioni di una banalità sconvolgente nel migliore dei casi, degni della stregoneria e assolutamente infondati da un punto di vista medico – quando non direttamente controproducenti e deleteri – nel peggiore.

“L’ha detto un medico” poi mi fa saltare sulla sedia e ribollire il sangue, tanto per cominciare perché “l’ha detto un medico” la maggior parte delle volte significa “L’ha detto uno che si spaccia per medico”, in secondo luogo perché le pecore nere ci sono dappertutto, e metti che veramente sia un medico, o  “eccentrico” o che semplicemente abbia deciso di mettere a frutto il suo titolo nella maniera più redditizia (e meno etica) possibile, questo comunque non fa testo: l’esperienza di noi tutti ci insegna che su internet, di qualsiasi cosa vogliamo trovare “una voce autorevole” che ce la confermi, di sicuro la troviamo, compresa la dimostrazione che la terra è piatta (lessi di una studentessa che ci fece una tesi di laurea, con tanto di prove e dimostrazioni).

Ora, una cosa devo dire a favore dei novax: i vaccini possono effettivamente nuocere e, benché i benefici siano di gran lunga superiori ai rischi, se pure gli effetti collaterali si presentano in un caso ogni milione o ogni dieci milioni, la persona che viene colpita da quegli effetti collaterali non si ammala per un milionesimo o un decimilionesimo, ma a 360 gradi, ed è per questo che ogni volta che ho fatto un vaccino (e li faccio tutti) o che l’ho fatto fare a mia figlia sono stata tranquilla al 99,999%, ma mai al 100%.

Tralasciando ogni altra considerazione (altrimenti questo post diventa chilometrico e i più rinuncerebbero a leggerlo) quello che mi sta veramente facendo infuriare in questi ultimi giorni sono gli accostamenti delle restrizioni a cui la popolazione non vaccinata potrebbe venire temporaneamente sottoposta alle persecuzioni naziste e all’Olocausto. A parte che si dovrebbero vergognare di banalizzare un tragedia immane per il proprio tornaconto, a parte che l’Olocausto è un progetto di sterminio e non un programma di tutela della salute pubblica e nessuno ha chiesto ai perseguitati di starsene comodamente a casa propria a mangiare popcorn davanti al televisore facendosi recapitare la spesa a casa, le argomentazioni portate a sostegno di questa tesi sono agghiaccianti. L’immagine che ho postato chiaramente ricalca l’ignobile “Arbeit macht frei” (il lavoro rende liberi), posto dai nazisti all’ingresso di numerosi lager.

Non è l’unico accostamento di quella che viene definita “dittatura sanitaria” alla scellerata dittatura nazista, oltre ai numerosi insulti a chi invece si è fatto vaccinare (definiti tra le altre cose pecore senza cervello destinate a morire) e, francamente, ne ho piene le tasche.

Con tutti i limiti di una campagna vaccinale portata avanti in maniera troppo spesso letalmente scriteriata (vedi gli open day per la somministrazione dell’AstraZeneca a quelle fasce per cui era sconsigliata), il vaccino rimane un’arma potente nei confronti delle malattie e una delle più grandi conquiste della scienza moderna.

 

 
Arbeit macht frei

27 gennaio 2020

Cari amici,

sono qui a condividere con voi alcune riflessioni su questa giornata dal sapore strano. Strano, perché oramai i pochissimi sopravvissuti allo sterminio stanno scomparendo, tanti ne abbiamo persi anche quest’anno, e sta a noi figli e nipoti mantenere la memoria di qualcosa che, grazie al cielo, non abbiamo toccato con mano.

75 anni fa si aprivano i cancelli di Auschwitz e il mondo ha dovuto prendere atto, con enorme sgomento, delle atrocità avvenute durante l’ultimo conflitto mondiale e di fronte alle quali aveva fino a quel momento pensato di poter chiudere gli occhi. Atrocità commesse sì dagli efferati nazisti, ma anche da coloro che, in tutti gli stati d’Europa, col nazismo hanno collaborato, perché dobbiamo sempre ricordarci che Hitler nulla avrebbe potuto senza solerti collaboratori, collaboratori che evidentemente non è stato difficile reclutare né in Germania, né in tutta quell’Europa che andava a mano a mano occupando, o con cui si andava a mano a mano alleando.

Einstein diceva: “Il mondo è quel disastro che vedete non tanto per i guai combinati dai malfattori, quanto per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare” e la Shoà, il cosiddetto Olocausto di milioni di ebrei, comunisti, omosessuali, zingari  e dissidenti vari, è stata la sconvolgente prova di dove possa portare non solo la follia umana, quanto il fatto che non trovi opposizione.

Ecco, la giornata della Memoria vogliamo che serva soprattutto a questo, non solo a ricordare i crimini feroci che potrete leggere nelle testimonianze che ci ha lasciato chi quell’inferno l’ha vissuto e nei film che verranno trasmessi in questi giorni – e che purtroppo daranno solo una vaghissima idea di quello che veramente è accaduto -, ma vuole sollecitare l’impegno di tutti a fare in modo che quanto accaduto non si ripeta mai più.

Gli ebrei perseguitati, deportati e disumanamente sterminati erano cittadini italiani da sempre, persone che avevano servito lo stato, il proprio stato, col servizio militare, che lavoravano e pagavano le tasse, che avevano combattuto in prima linea durante il primo conflitto mondiale per quella che ritenevano la propria patria; ciononostante, da questa patria ingrata sono stati venduti e traditi.

Voglio però sottolineare che, in tutto il mondo, c’è stata un’esigua minoranza che ha saputo essere diversa, e mentre tutti si gettavano a capofitto a depredare beni e posizioni lasciati dai propri concittadini ebrei espulsi, rimossi, deportati, c’è stato chi non ha voluto occupare quelle posizioni, chi non si è calato come uno sciacallo su quei beni. C’è stato chi ha rischiato la propria vita per nascondere quei fratelli innocenti ingiustamente perseguitati. C’è stato chi ha deciso di essere uomo e non avvoltoio.

Oggi l’Italia sta vivendo un momento di forte immigrazione che purtroppo ha risvegliato in troppa gente dei sentimenti razziali, di violenza e rifiuto, cui spero Italia e italiani si opporranno con tutte le proprie forze, in nome di un’accoglienza e una fratellanza che dovrebbero essere caratteristica di tutto il genere umano. Purtroppo bisogna prendere atto che nell’essere umano è connaturata la paura del diverso, paura che è necessario superare con la conoscenza, quella conoscenza che ci fa capire quanto questo diverso sia invece molto più simile a noi di quanto potremmo mai immaginare.

L’Italia all’epoca del conflitto si è rivelata purtroppo una nazione piena di delatori, di spie che hanno ignobilmente denunciato l’ex amico, il vicino di casa con cui avevano magari spartito il pane e giocato a carte. Ma non dappertutto è successo. Ci sono state, come dire, “oasi umane”, luoghi dove tutti sapevano e nessuno ha parlato. La stessa cosa, in misura maggiore e diciamo “istituzionalizzata”, è accaduta in Bulgaria, dove tutti i cittadini hanno marciato contro il nazismo, si sono opposti alle leggi razziali e hanno presidiato le città, affinché non un solo loro concittadino venisse deportato, non un solo treno partisse. La fabbrica che doveva produrre le famose stelle gialle che gli ebrei dovevano appuntare sul petto addirittura ne fermò la produzione. Gli storici definiscono il “caso bulgaro” un’anomalia, laddove invece un Parlamento e una cittadinanza civili, umani, giusti e coraggiosi sarebbero dovuti essere la normalità in ogni nazione d’Europa.

Ecco, io questo mi auguro in questa giornata: che tutto il mondo abbia imparato la lezione dei mostri orribili che può generare non solo la crudeltà umana, ma la collaborazione anche passiva e l’indifferenza, un’indifferenza che rende complici del male e ci spoglia della nostra umanità. Io confido in un genere umano che non tremi davanti all’ingiustizia, che non si crei alibi e non si racconti storie riguardo il diverso e lo straniero, che lotti in prima fila per la vita e la dignità di tutti i suoi fratelli, di qualsiasi etnia, nazionalità, religione e orientamento essi siano.

Auguro a tutti noi che possa il nostro mondo vivere una lunga stagione di pace, e che l’umanità non si mostri mai più indifferente all’ingiustizia e al dolore altrui.

Il senso della Memoria

Si avvicina il Giorno della Memoria, e con esso tutte le polemiche che, a mio avviso anche giustamente, si porta dietro.

La ricorrenza fu stabilita nel 2005 dall’assemblea generale delle Nazioni Unite e la data fissata simbolicamente al 27 gennaio, giorno in cui l’Armata Rossa liberò il campo di concentramento di Auschwitz.

Per i primi anni tutto quanto organizzato per la ricorrenza fu tanto bello e tanto toccante, ma ben presto si arrivò a un “ancora?”, con altri apprezzamenti ben poco lusinghieri, più o meno omessi. La giornata della memoria si è rapidamente trasformata, da necessità di sensibilizzazione affinché l’orrore non si ripeta, in una di quelle mille giornate di commemorazione di qualcosa che nessuno sa quasi più, con gli ebrei che ricordano i propri morti e le ingiuste discriminazioni subìte – cose che ricordano 365 giorni l’anno senza bisogno di una giornata dedicata – e altra gente distratta o annoiata che non sa neanche di che cosa si stia parlando (una mia collega, di fronte a un unico racconto tra i mille orrori, ha avuto la faccia di commentare “Ma no, è una cosa disumana, i nazisti non possono averla fatta!”).

Addirittura, in alcuni – purtroppo anche frequenti – deprecabili casi, questo giorno dà persino la stura a commenti di chiara e disumana natura antisemita, o dà l’appiglio per dire (a proposito di aprire la bocca per darle fiato) che oggi in Israele gli ebrei stanno facendo la stessa cosa che i nazisti fecero a loro: roba che basterebbe che si facessero un viaggetto in Israele per constatare coi propri occhi che non c’è nulla di più falso di questa affermazione!

Tornando a bomba, alla domanda “A che serve?”, posta anche da molti correligionari, una persona ha risposto ricordando le varie iniziative, i percorsi formativi per insegnanti, i viaggi della memoria per toccare con mano l’orrore che è stato (vide e credette…), tutto teso a far conoscere e sensibilizzare, e su questo sono d’accordo, ma io sono pur sempre di parte, e allora giro la domanda ai miei lettori non correligionari: come vivete voi questa giornata? Cosa rappresenta per voi? Cosa vi trasmette? Che cosa cambiereste per far sì che diventi un monito, un invito al rispetto dell’essere umano, alla difesa di ogni minoranza, alla capacità di pensiero critico che non permetta più che popoli interi vengano aggiogati, soggiogati, sobillati contro i propri fratelli perdendo ogni briciolo di discernimento e umanità?

Viaggio senza ritorno: la deportazione degli ebrei romani

Per chi se lo fosse perso, vale la pena di guardarlo, dalla prima all’ultima immagine.

Devo dire che mi ha fatto tanto piacere che siano state nominati anche gli atti di coraggio di chi ha tentato di evitare, chi ha protetto, chi si è rifiutato di essere complice anche con la semplice paura od omissione.

Uomini comuni, gente anche rimasta anonima, che semplicemente è passata, con un gesto o una parola ha salvato, rischiando la propria vita, e poi è scomparsa nel nulla.