Sposati e sii sottomessa: riflessioni

 Con buona pace dei detrattori, finalmente ho finito di leggerlo, ed è stata una lettura avvincente.

Il titolo, confermo, non c’entra poi molto col contenuto, almeno dal mio punto di vista. Mi sembrano semplicemente riflessioni sulla propria famiglia, la società in cui è inserita, e riflessioni sulla vita di amiche e amici, che hanno fatto o esitano a fare una scelta definitiva come dovrebbe essere il matrimonio, o avere figli.

E’ un diario di vita quotidiana di una moglie e madre di quattro figli, che vive la sua famiglia, si confronta con gli altri, vive le penalizzazioni lavorative sulla sua pelle.

Il tutto supportato dai suoi principi di fede, che non sono i miei, ma coi quali concordo oserei dire per un buon 80%.

Cose in cui credo, potrei dire “cose che so”, ma mi ha fatto piacere leggerle, perché nel mondo moderno una persona che la pensi come me rischia di passare per visionaria.

Io sono “all’antica”, prendo tutto maledettamente sul serio, antepongo la mia famiglia (che al momento è composta da me e mia figlia) a ogni e qualsiasi altra cosa, non m’interessa il mio piacere personale e il mio “diritto a vivere”, perché non esiste altro piacere che stare con mia figlia e occuparmi di lei, non esiste altro diritto alla vita di quello che mi è stato permesso di portare avanti a dispetto di tutto e tutti.

Per tutto questo vengo giudicata, tutti a ricordarmi “i miei diritti”, e meno male che i doveri me li ricordo da sola.

Che poi, paradossalmente, a volte penso che sono felice proprio per questo, perché il piacere non l’ho mai inseguito e non mi sono mai tirata indietro davanti alle mie responsabilità: perché prendersi le proprie responsabilità è appagante, fa sentire bene, è il non prendersele quello che crea quei vuoti interiori coi quali diventa impossibile convivere.

Io non sono mai stata disperata. Triste, infelice, distrutta dalla stanchezza, ma mai disperata. E’ il vantaggio di chi ha la fede, o semplicemente fiducia nella vita.

“Fa’ quello in cui credi, e lascia il resto nelle mani di Dio”.

“Fa’ quello che ritieni giusto, e non avere paura”: tutti un giorno moriremo, ma chi ha coraggio muore una volta sola, mentre il vile muore ogni giorno, tante volte al giorno, ed è uno stillicidio.

Grazie Costanza!

2 thoughts on “Sposati e sii sottomessa: riflessioni

  1. …credevo fosse Costanza in senso di continuità e perseveranza…invece è il nome dell’autrice!
    Beh…comunque un filo tiene legate entrambe!
    Io non ho fede…ma speranza , quella moltissima.

    …sicuramente da leggere.
    Ciao Diemme sempre in prima linea.
    vento

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    • Hai detto bene, un filo tiene tegate entrambe, pare che sia Costanza di nome e di fatto.

      Ho apprezzato molto le sue riflessioni anche se, non essendo io cattolica, e avendo inoltre la coscienza che quando parliamo di fede parliamo per l’appunto di fede e non di certezza, su alcuni punti la penso diversamente.

      Posso essere d’accordo con delle affermazioni del tipo “A cosa si educa, se neanche i genitori sanno perché vivono e dove vanno'”, anzi lo sono, e ritengo che le crisi esistenziali personali di chi è chiamato a educare i bambini rappresentino la causa prima dello sfaldamento della famiglia e conseguentemente della società, ma non sono assolutamente d’accordo con “Se si toglie il timor di Dio, come si fa ad educare? Se si toglie l’idea del peccato originale e del bisogno di salvarsi, che cosa vuol dire educare?”.

      Io sono una credente, ma il “timor di Dio” credo di non averlo mai provato in vita mia. A mia figlia non ho insegnato “il senso del peccato e di espiazione”, ma il senso del giusto e della solidarietà umana, che prescinde da qualsiasi religione o mancanza di religione. Non credo che occorra fede per provare solidarietà umana.

      Non mi prodigo per gli altri per conquistarmi il paradiso, e non ho insegnato a mia figlia a farlo per meritarsi un qualche premio, ma solo perchè è giusto, ed è un dovere umano.

      Ogni volta che ha ricevuto qualcosa, aiuto, consolazione o altro, le ho fatto notare che bell’effetto faceva ricevere aiuto e conforto, e sottolineato l’importanza di fare la nostra parte.

      Ci sono atei che hanno dato la propria vita per salvare il prossimo, e non l’hanno certo fatto per conquistarsi il paradiso.

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