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Grande Costanza, grandissima B.Bianchi!

Genitore Mamma

Oggi Costanza Miriano ha pubblicato su fb quest’immagine con questo commento:

Voglio diventare amica di questa genitore 1 che ha così coraggiosamente firmato il documento scolastico del prodotto del suo concepimento.

Bellissima l’ironia sul modo “politically correct” di chiamare un figlio “prodotto del concepimento”: ma che vadano a c….

Evviva la mamma “conservatrice”, e vai col sostegno a chi del politically correct ha piene le tasche!

PS: Post scritto in trenta secondi mentre stavo uscendo, mi riservo di tornarci su per aggiornamenti successivi  😉

Sposati e sii sottomessa: riflessioni

 Con buona pace dei detrattori, finalmente ho finito di leggerlo, ed è stata una lettura avvincente.

Il titolo, confermo, non c’entra poi molto col contenuto, almeno dal mio punto di vista. Mi sembrano semplicemente riflessioni sulla propria famiglia, la società in cui è inserita, e riflessioni sulla vita di amiche e amici, che hanno fatto o esitano a fare una scelta definitiva come dovrebbe essere il matrimonio, o avere figli.

E’ un diario di vita quotidiana di una moglie e madre di quattro figli, che vive la sua famiglia, si confronta con gli altri, vive le penalizzazioni lavorative sulla sua pelle.

Il tutto supportato dai suoi principi di fede, che non sono i miei, ma coi quali concordo oserei dire per un buon 80%.

Cose in cui credo, potrei dire “cose che so”, ma mi ha fatto piacere leggerle, perché nel mondo moderno una persona che la pensi come me rischia di passare per visionaria.

Io sono “all’antica”, prendo tutto maledettamente sul serio, antepongo la mia famiglia (che al momento è composta da me e mia figlia) a ogni e qualsiasi altra cosa, non m’interessa il mio piacere personale e il mio “diritto a vivere”, perché non esiste altro piacere che stare con mia figlia e occuparmi di lei, non esiste altro diritto alla vita di quello che mi è stato permesso di portare avanti a dispetto di tutto e tutti.

Per tutto questo vengo giudicata, tutti a ricordarmi “i miei diritti”, e meno male che i doveri me li ricordo da sola.

Che poi, paradossalmente, a volte penso che sono felice proprio per questo, perché il piacere non l’ho mai inseguito e non mi sono mai tirata indietro davanti alle mie responsabilità: perché prendersi le proprie responsabilità è appagante, fa sentire bene, è il non prendersele quello che crea quei vuoti interiori coi quali diventa impossibile convivere.

Io non sono mai stata disperata. Triste, infelice, distrutta dalla stanchezza, ma mai disperata. E’ il vantaggio di chi ha la fede, o semplicemente fiducia nella vita.

“Fa’ quello in cui credi, e lascia il resto nelle mani di Dio”.

“Fa’ quello che ritieni giusto, e non avere paura”: tutti un giorno moriremo, ma chi ha coraggio muore una volta sola, mentre il vile muore ogni giorno, tante volte al giorno, ed è uno stillicidio.

Grazie Costanza!

Ama e sii sottomessa

Beh, che dirvi, io c’ero.

Arrivata col solito ritardo, perché ho preso un mezzo comodo e me ne stavo pure a chiacchiarare al telefono con Martina, le mani occupate, e a scendere per prendere la corsa espressa non ci ho pensato perché “tanto queste cose non iniziano mai puntuali”.

Quando poi finalmente scendo dall’autobus si aggiunge il mio senso d’orientamento che ruota intorno allo zero spaccato, e vago per la città tentando di trovare qualcuno che conosca Via Ariosto.

Giungo alfine, la presentazione è già cominciata, c’è un solo posto libero, proprio davanti a Costanza, che sta presentando il libro con uno dei figli in braccio (noi madri funzioniamo così).

Si respira un’aria buona, c’è un religioso, correlatore, che spesso è chiamato ad intervenire.

E’ uno di quelli cui la Chiesa dovrebbe stendere il tappeto rosso, quanto con le sue parole e la sua testimonianza è in grado di avvicinare le persone non dico alla fede, ma senz’altro all’amore, a una visione di accoglienza e di disponibilità verso l’altro come l’unica via possibile.

Qualcuno obietta a Costanza: “Sì va beh, ma a te è andata bene, ma a chi non va così? Quando un uomo ti abbandona, poi, come la mettiamo?”.

Risponde Padre Emidio “Come si fa a lasciare una donna che ti rende la vita una delizia?”

Porta vari esempi, e i discorsi si intrecciano a quelli già fatti nella vita privata, con tanti uomini che hanno paura, di donne aggressive, di donne, come le definisce un mio amico alla fine caduto nell’amoroso tranello di una donna (apparentemente?) dolce e  remissiva , “hanno una supponenza assolutamente non supportata da una reale sostanza”.

Beh, io generalmente non credo che la verità stia nel mezzo, ma forse stavolta sì: mi passano davanti agli occhi mille storie di uomini e donne, donne maltrattate e uomini esasperati, uomini e donne vessate dal partner e mi chiedo se questa formula, che ha veramente un fascino avvolgente, avrebbe funzionato anche in quei casi, se davvero “Amor omnia vincit“.

Non so darvi una risposta, ma sono uscita da là con la voglia di cambiare, anzi, con la voglia di tornare com’ero.

E’ vero, a volte l’impulso di “farsi valere” nasconde un sentimento d’inferiorità, un bisogno di “dimostrare” che non è una trappola in cui cade chi ha la serenità di una buona coscienza di sé.

Insomma, sono uscita da lì con la voglia di “essere sottomessa”.

O meglio, di “sposarmi ed essere sottomessa”: d’altra parte, della questione ruoli avevamo già parlato…  😉