Archivio | 5 Maggio 2011

Un regalo originale

Commento al vetriolo: il regalo di Artù per il mio compleanno

 

Cari amici, ieri è stato il mio compleanno, e questo lo sapete.

Quello che forse non tutti sanno, perché oramai è passato tanto tempo, è dell’amicizia forte che c’è stata tra me e Arthur, una complicità quando profonda e quando spensierata, una continuità di dialogo senza pari, davvero da far invidia al webmondo.

Poi è finita.

Qualcuno si chiederà perché, e la risposta è che non lo so.

Sono stati commessi errori su entrambi i fronti, ma forse l’errore più grande è stato il non volerci mai perdere del tutto, il che ha significato continuare a dilaniarci.

Scrivo questo perché, nella polemica di ieri sul suo blog, ha detto che capiva che io avessi rancore, e volevo invece chiarire che no, non ho rancore: amarezza, dolore, quelli tanto, ma rancore no. Persino di rimpianto non c’è più traccia, oramai è passato talmente tanto tempo che neanche ricordo più di quando eravamo amici, di quando confabulavamo, organizzavamo, ridevamo, di quando ci confidavamo. No, non lo ricordo più, cose che appartengono a una vita talmente passata che a citarla mi sembra di non essere stata neanche io a viverla.

Quella foto, quella foto di noi cuccioli, quella foto di noi due accanto quali “capo famiglia”, che tanta gioia e magia suscitò quando la vidi la prima volta, ha prima perso ogni significato, e ora mi fa un effetto strano, come di cosa fuori posto.

La vedrete un’ultima volta l’11 maggio, nel post di blogheanno, solo perché quel post è stato scritto e schedulato da tempo, e non ci tornerò più sopra.

Insomma, non entrerò in particolari che sono privati, non citerò comunicazioni personali come invece lui ha fatto (tra le altre cose storpiandone il senso, caricandole di proiezioni proprie, e di fatto snaturandole con una decontestualizzazione sia di tempi che di rapporti).

Voglio solo dire che ieri era il mio compleanno.

Ricordo sempre un episodio, già citato qui mille volte e che citerò mille volte ancora, di due coniugi in tribunale, in sede di divorzio. Si sentivano urla che sembravano sibili, coi denti serrati, la bava alla bocca, gli occhi stretti come fessure, e il mio avvocato che disse: “Ci pensi che una volta quei due si sono amati?”.

E’ impressionante pensarci, roba da far passare la voglia d’investire in qualsiasi affetto, ma resisterò alla tentazione e continuerò a volere bene alle persone che incroceranno la mia strada.

Il commento che vedete nell’immagine è stato il suo regalo di compleanno. Se provassi rancore direi che me ne ha fatti due perché, se provassi rancore, mi sarei persino divertita a vederlo scoppiare così, gettare la maschera, e tirare fendenti in lungo e in largo.

Ma l’amarezza è più forte. Mi sembra tutto così completamente senza senso, ma tant’è.

Tant’è.

E così è.

Non è stato sempre così ma il dispiacere (tanto), il disorientamento e la tristezza non sono comunque rancore. Il passato è passato e, nel bene e nel male, nel rimpianto o nel sollievo, irrecuperabilmente passato.