Archivio | 29 Maggio 2011

All’ombra dei cipressi e dentro l’urne

Cipressi con due figure femminili (Vincent  van Gogh, 1889)Oggi sono stata al cimitero ad accompagnare la moglie di P.

Lei desiderava andarci, ma non era in condizioni così io, che non ho alcun culto dei morti, nonostante la grande amicizia e il grande affetto per P., è stato solo per lei, solo in nome del mio culto per i vivi che mi sono offerta di accompagnarla.

Andare al cimitero, per una persona come me che lo ritiene assai poco significativo, è un momento sempre di profonda riflessione.

Una volta andai dalla parte dei bambini e non vi dico che esperienza struggente che fu, date che non si potevano leggere. Credo che tutti noi riteniamo che i bambini non dovrebbero mai morire, e tutti sappiamo che però accade, però vederne decine e decine, l’uno lì accanto all’altro, credetemi, dovrebbe cambiare il nostro rapporto con la vita e con gli altri.

Ma passiamo ad oggi.

Mentre lei curava la tomba io mi sono allontanata, nessuna preghiera, nessuna parola rivolta a chi non c’è più: ero solo pazientemente seduta, quale angelo custude di quella donna, ad aspettare con la massima tranquillità che terminasse.

Nel frattempo (non dico per ammazzare il tempo che pare brutto), ho passeggiato su e giù per le lapidi leggendole tutte, osservando le foto, cercando di cogliere di ognuno quello che poteva essere stata la sua vita.

Frasi spesso appassionate, in cui si sentiva forte il desiderio di farle giungere al proprio caro in un ultimo accorato urlo d’amore, frasi di circostanza, frasi altisonanti e forse vuote, frasi timide ma sincere e poi su una… “Mamma bella”, non c’era scritto altro.

“Mamma bella”, come mi chiama mia figlia, come forse più di una figlia, o di un figlio, chiama la propria madre.

Un moto d’affetto mi è preso per quella persona, sconosciuta, o forse no, era “Mamma bella”, e subito m’è stata familiare.

Ecco, io vorrei una scritta così, perché solo di questo m’importa, essere stata per mia figlia “Mamma bella”, e ancora mi chiedo, tanti e tanti anni dopo che se lo chiedeva il Foscolo nei suoi famosi Sepolcri:

“All’ombra dei cipressi e dentro l’urne, confortate di pianto, è forse il sonno della morte men duro?”

E forse si: chissà com’è, io sul volto di “Mamma bella” c’immagino un sorriso.