Archivio | 18 Maggio 2011

Far accettare (il nuovo arrivato)

Non se se tutti voi sanno che per qualche mi sono occupata di problematiche relative ad affidamento e adozioni.

Lasciamo da parte le adozioni, che avvengono per lo più da parte di chi figli non ne ha, e parliamo invece di affidamento.

Ho fatto numerosi incontri con famiglie affidatarie, e il primo problema che scaturiva tra tutti era la (non) accettazione del nuovo arrivato da parte dei figli legittimi.

Generalmente i genitori affidatari, tutti presi dal loro nuovo ruolo, tutti calati nel loro difficile e delicato compito di accogliere questa nuova creatura, traumatizzata e sofferente, a volte che parlava una lingua diversa, il che rendeva ancora più arduo il compito, commettevano un errore enorme, che si ritorceva loro contro con violenza centuplicata: trascuravano i propri figli, per cui l’affetto era scontato.

Non importa il fatto che non fosse vero, ma i figli si sentivano abbandonati, il messaggio che ricevevano era “Ora c’è questo, e tu non esisti più. Tutte le attenzioni sono per lui. Tu te ne devi stare da una parte zitto e buono perché ora c’è lui che ha tanto bisogno”: occorre che vi dica l’effetto che sortiva?

Una sofferenza enorme per i figli legittimi, un ulteriore trauma per il bimbo affidato, odiato e ripudiato dagli altri bambini della casa, che poi sarebbero quelli di cui più avrebbe avuto bisogno.

Quanti genitori ho visto tornare dall’ìassistente sociale con la coda tra le gambe, dicendo che non potevano tenere il bimbo, che i propri figli soffrivano troppo, avevano iniziato a regredire e manifestavano un sacco di problemi!

Ma dico, ci vuole tanto a capirlo?

Le famiglie più intelligenti, più preparate, o semplicemente con più buon senso, davano importanza al proprio figlio, spiegando prima e condividendo la vita e le difficoltà del bambino in arrivo, e chiedevano il loro aiuto.

Di fronte al bambino affidato, il proprio figlio veniva presentato come quello che gli avrebbe fatto da guida, l’avrebbe aiutato. Veniva fatto sentire importante.

Solo così il nuovo arrivato poteva essere accettato, e lentamente entrare nel cuore di tutti, senza causare sconvolgimenti ma anzi, portando affetto e una grande ricchezza umana.