Archivio | 16 Maggio 2011

Morti silenziose per RU486

“la legalizzazione ha trasformato l’aborto da problema sociale a questione di ‘scelta’, o addirittura in ‘diritto’ individuale: con un drammatico paradosso, le leggi che lo hanno reso lecito pubblicamente hanno contribuito a nasconderlo alle coscienze e alla percezione comune. E con la pillola abortiva che ogni donna può prendere in mano e ingoiare da sola si cerca di farlo sparire anche dagli ospedali: l’aborto – conclude Assuntina Morresi – si trasforma in un fatto domestico, un atto medico privato che non riguarda più la collettività. Non si deve più neppure girare la testa da un’altra parte: non c’è più niente da vedere”.   (Assuntina Morresi)

Lotterò contro l’aborto per tutta la vita, ma contro la pillola abortiva ancora di più.

La RU486 è la banalizzazione dell’aborto, l’aborto diventato fatto privato, una pilloletta da prendere magari sole come cani, nel silenzio della propria camera o della propria cucina o, chissà, dentro un bagno dell’ufficio, dove poi torni e il capo tuona che sei stata troppo assente, e che oggi non sei neanche tanto reattiva, attenta che rischi.

Certo che rischi, rischi la vita, ma lui che ne sa, pensa che il licenziamento per te sia lo spauracchio più grande.

Leggo oggi (13/05, ndr) questo articolo da un servizio di libero,

Una ragazza portoghese di sedici anni è morta dopo un aborto con la pillola abortiva Ru486, per shock settico da Clostridium Sordellii, infezione finora diagnostica nei decessi da aborto medico solamente negli Stati Uniti. A darne la notizia, con qualche giorno di ritardo, sono stati gli studiosi portoghesi durante il 21° European Congress of Clinical Microbiology and Infectious Diseases (ECCMID) che si è tenuto nei giorni scorsi a Milano. ”E’ il primo caso europeo – spiega il sottosegretario alla Salute Roccella – nel quale è stata accertata la presenza della rara ma letale infezione da Clostridium Sordellii”.

Il Ministero della Salute ”segnalerà il caso portoghese di morte a seguito di aborto farmacologico all’EMA, l’agenzia di farmacovigilanza europea, chiedendo un supplemento di indagine e un aggiornamento sulle segnalazioni di decessi e complicanze”. Nelle prossime settimane saranno inoltre resi noti i dati sugli aborti effettuati con la Ru486 in Italia nel suo primo anno di commercializzazione.

ROCCELLA: AD OGGI 32 MORTI ACCERTATE PER PILLOLA – Sono 32, ad oggi, le morti accertate a seguito dell’utilizzo della pillola abortiva Ru486. ”Le morti per aborto con Ru486 e prostaglandine – sottolinea il sottosegretario – salgono così a venti, a cui se ne sommano altre 12 per persone che avevano preso la Ru486 per “uso compassionevole”, cioè al di fuori di protocolli stabiliti: in tutto 32 morti accertate dopo l’assunzione di Ru486”. ”Vanno anche ricordate – prosegue Roccella – altre due donne morte per aborto farmacologico.

L’ATTACCO DELL’AVVENIRE –E il quotidiano dei Vescovi oggi attacca in prima pagina in un editoriale a firma di Assuntina Morresi, docente di chimica all’Università di Perugia e componente del Comitato Nazionale di Bioetica – il silenzio dei media sui decessi che vengono collegati all’uso della pillola abortiva.

“La macabra contabilità delle morti dopo farmaci usati per aborto sale a 32: venti le donne morte dopo aver seguito la procedura standard, prima la vera e propria Ru486, e poi le prostaglandine, che inducono le contrazioni e provocano l’espulsione dell’embrione, dodici invece sono i decessi segnalati dopo un uso non abortivo ma sperimentale della Ru486″.  “E’ morta – spiega la professoressa Morresi – diciotto ore dopo il ricovero, nonostante l’intervento di asportazione dell’utero, nel disperato tentativo di salvarle la vita”. “Finora – continua l’articolo – la presenza del batterio Clostridium Sordellii era stata accertata solo in decessi americani”, dei quali si era occupata la stampa “ma adesso che e’ sbarcato ufficialmente in Europa tutto tace”.

“D’altra parte – rileva la Morresi – da molto tempo le donne che muoiono per aborto non fanno più notizia”, dopo che “morti di questo tipo sono state abbondantemente usate nei decenni passati per legalizzare l’aborto in tutto il mondo: si diceva che le donne morivano proprio perchè si sottoponevano a cruenti e pericolosissimi interventi clandestini, e che solamente concedendo la legalizzazione tutto questo non sarebbe più successo”. “Una volta approvate le leggi – continua l’editoriale – generalmente delle donne che abortiscono non interessa più a nessuno”. Di fatto, “la legalizzazione ha trasformato l’aborto da problema sociale a questione di ‘scelta’, o addirittura in ‘diritto’ individuale: con un drammatico paradosso, le leggi che lo hanno reso lecito pubblicamente hanno contribuito a nasconderlo alle coscienze e alla percezione comune. E con la pillola abortiva che ogni donna può prendere in mano e ingoiare da sola si cerca di farlo sparire anche dagli ospedali: l’aborto – conclude Assuntina Morresi – si trasforma in un fatto domestico, un atto medico privato che non riguarda più la collettività. Non si deve piè neppure girare la testa da un’altra parte: non c’è più niente da vedere”.

Nel cercare le foto a corredo di questo articolo, mi imbatto in un altro, che spiega il perché nel secondo trimestre di gravidanza l’aborto viene praticato tramite induzione del travaglio:

“La motivazione dell’esigenza del travaglio e del parto sta nel fatto che il prodotto del concepimento è troppo grande e sarebbe impossibile risolvere il tutto con un raschiamento, in quanto il materiale da asportare è eccessivo”.

Ma a nessuna viene voglia di urlare che il proprio figlio non è un prodotto, non è “materiale da asportare“?