Cyberbullismo

cyberbullismo

Numero verde denuncia bullismo

Numero verde denuncia bullismo

Sono incappata nel web in questa petizione contro il cyberbullismo. Vi riporto parte del testo:

Dal mondo del cyberbullismo l’ennesima vittima, si è gettata nel vuoto ed è morta. Lo ha fatto una quattordicenne di Fontaniva. Lo ha fatto perché veniva coperta da insulti su Ask.fm e da inviti al suicidio.

Sempre più ragazzi e ragazze coperti dall’anonimato insultano altri ragazzi e ragazze su questo social.

Restare anonimi quando si scrive è una funzione basilare del sistema Ask.fm, basato sul meccanismo della domanda e risposta. Ognuno ha un profilo personale e c’è uno spazio bianco per porre domande: la casella “Chiedi in forma anonima” è già flaggata.

Ask.fm è semplicemente un luogo dove ognuno può fare quel che vuole, protetto dall’anonimato, e si permette dunque di fare quello che non avrebbe il coraggio di fare a viso scoperto. Ma io penso che non abbia senso essere iscritti ad un “social” e restare anonimi. 

Oggi il 34% del bullismo è online, e dunque viene definito cyberbullismo, ma non per questo è meno grave e causa meno danni psicologici ai più deboli.

 

Il fenomeno della derisione, soprattutto presso gli adolescenti, è diffusissimo. Non c’è aspetto del ragazzo che non venga esposto alla critica, in un momento in cui già ognuno di per sé tende a sentirsi inadeguato, ma alcuni non ce la fanno, e le conseguenze sono estreme.

Ora, io che l’ho vissuto nella scuola di mia figlia vi posso dire, ma che ve lo dico a fare, che una grossa responsabilità di questi fatti ce l’hanno le autorità latitanti: insegnanti e dirigenti scolastici generalmente tendono a o non vedere o ignorare il problema, salvo cacciare poi forse una lacrimuccia da coccodrillo a tragedia e avvenuta, trovarsi rapidamente degli alibi e tornare alla vita di sempre.

Qualcosa però si può fare anche in famiglia. Intanto, tenere aperte le porte della comunicazione con i propri figli. Secondo, affrontare il problema del bullismo anche se il problema non si presenta nella classe di nostro figlio o lui non ne è vittima (prevenire è meglio che curare, armiamoli questi figli con la conoscenza dei problemi!). Nel caso il fenomeno nella sua classe esista, ma non coinvolga lui, non fate l’errore, di invitarlo a non immischiarsi, e a lasciare il compagno solo in difficoltà!

Voi scrivete, scrivete, coinvolgete il centro antibullismo, minacciate la dirigenza scolastica che, in caso di incidenti, saranno ritenuti personalmente responsabili perché a conoscenza dei fatti e negligenti nel contrastarli, usate ogni mezzo a vostra disposizione.

Vi suggerisco un mezzo pacifico ma efficace per smuovere la direzione. A scuola di mia figlia a un certo punto concordammo di non mandare i nostri figlia a scuola per un paio di giorni e, al ritorno, scrivere sulla giustificazione alla voce motivazione “mancanza di sicurezza all’interno della scuola”. Poi, ovviamente, scansionare tutto e mandare ai giornali: il solo annuncio di una tale azione fece smuovere la dirigenza!

Comunque, non fate sentire i vostri figli privi di valore e in balia delle onde, e invitateli a non lasciarci gli altri… Il bullismo è sempre esistito e, purtroppo, anche i ragazzi che si sono tolti la vita a causa della derisione degli altri, non necessariamente cibernetica. Rafforzare il carapece e, soprattutto, rendete i vostri figli persone d’onore, che non tollereranno né ignoreranno!

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42 thoughts on “Cyberbullismo

  1. Personalmente farei in modo di togliere la possibilità dell’anonimato dal web…..che cavolo si ha bisogno di nascondere????? Così ognuno si assumerebbe la responsabilità di quello che dice e di quello che fa! Per il resto è chiaro, bisogna sempre fare di tutto per far sentire i nostri figli protetti e importanti….mai abbandonarli a loro stessi.
    Buon inizio settimana.

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  2. un social anonimato è una porta spalancata alle peggiori bassezze dell’animo umano, alla fine son sempre le persone psicologicamente più fragili che annegano nell’onda della stupidità

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    • L’anonimato è un’arma a doppio taglio, può proteggere dai malintenzionati l’individuo che ne fa buon uso, ma può tirare fuori il peggio da individui vili e di bassissima lega.

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  3. L’anonimato è utile per proteggersi, non solo per colpire.
    Piuttosto, io proibirei del tutto l’accesso ad internet ai minori di una certa età.
    Ci vuole tanto a mettere una password d’accesso?

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    • Io credo che le persone dovrebbero essere anonime per il volgo, ma note agli amministratori, e immediatamente individuabili dalla Polizia Postale in caso di denuncia.

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  4. Attenzione però, la denuncia può essere fatta anche per scopi diffamatori.
    Alla fine bisogna sempre verificare i fatti, altrimenti si colpiscono pure persone innocenti.
    Comunque l’anonimato non esiste su internet, i provider sanno benissimo chi siamo, dove e per quanto tempo ci colleghiamo.

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  5. anche qui in Krukkonia nella classe di Sofia ci sono state cose del genere. Sono in 4.ta classe e vi sono bambini dagli 8 anni (come Sofia) fino ai 10. Questo e´possibile perche in Germania si puo far fare al bambino 1 anno in piu di asilo. Con questa differenza di eta´ci sono stati episodi in cui una bambina veniva derisa perche nuova in classe. La nostra si e´ sempre messa in mezzo (testa calda come i genitori) prendendo anche lei la sua parte di improperi e derisioni varie. Noi ci siamo lamentati in consiglio di classe. In classe comunque e´stato istituito da tempo un quaderno (in ogni classe). Qualsiasi bambino che ha un problema puo scriverlo in questo quaderno e la maestra affronta davanti alla classe la discussione… con discussioni che non hanno fine tra i ragazzi. Devo dire che come cosa funziona. La classe era infatti spezzata in due nuclei che si fronteggiavano…. piano piano si stanno sbriciolando… anche se i bambini passano un sacco di tempo in queste discussioni.

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    • E infatti, quando non sono più coperti dall’omertà, quando non possono più contare sul silenzio delle vittime e l’ignoranza-indifferenza dei tutor, il bullo si smonta da sé.

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  6. Il bullismo è sempre esistito, vero. Però è anche vero che la risonanza su cui possono contare certe prese in giro non ha mai avuto eguali rispetto ai social odierni. Ricordo che, visto il mio non peso forma, quando avevo 7-8 anni qualcuno mi chiamava “cicciona” ma io non me la prendevo e appena potevo lanciavo l’appellativo di “stecchino” a chi era troppo magro. Il tutto finiva lì. E’ poi anche vero che le nuove generazioni, proprio a causa dell’iperprotezione di cui godono in famiglia, sono abbastanza deboli psicologicamente. Siamo di fronte a dei rammolliti, non tutti ma gran parte.
    Io personalmente non darei alla scuola maggior responsabilità di quante effettivamente ha. Certe volte è difficile scoprire i bulli e le loro vittime: i primi hanno l’aspetto di bravi ragazzi e sono astuti a tal punto da non farsi scoprire, rimanendo insospettabili; le seconde si vergognano troppo per denunciare i bulli. E spesso in classe nessuno si accorge di nulla. Sto parlando, ovviamente, della realtà che conosco meglio, quella del liceo e degli adolescenti. Il discorso cambia se parliamo dei bambini piccoli.

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    • Hai pienamente ragione su tutto, per quanto riguarda l’eco dovuta ad internet e l’iperprotezione dei genitori con conseguente rammollimento dei pargoli (ma non solo, prima con fratelli in casa e giochi nel cortile o in strada avevano più possibilità di rafforzarsi, ora sono in un’urna!).

      Sono anche d’accordo sul fatto che i bulli siano spesso molto furbi e non si lascino scoprire e che le vittime non denuncino, ma ti posso assicurare che, anche quando i casi di bullismo sono palesi e le vittime denunciano, trovare chi si espone, COMPRESI I GENITORI DELLE VITTIME – è davvero difficile.

      Quello che io, a scuola di mia figlia, ho visto coi miei occhi, ha davvero dell’incredibile, e l’unica docente che ha provato ad affrontare il problema è stata una voce nel deserto, trattata da visionaria dai suoi stessi colleghi.

      Da noi, quella nostra minaccia di non mandare i nostri figli a scuola denunciando la mancanza di sicurezza all’interno della scuola sortì l’effetto di far sospendere le due bulle per qualche giorno, e questo innescò la miccia: le genitrici delle bulle vennero in classe per fare una scenata a fronte della sospensione, la bidella – o come accidente si chiama ora – corse a chiamare la dirigente scolastica per avvisarla di cosa stava succedendo, la dirigente entrò in classe e invitò le mamme ad uscire, una delle bulle intervenne mettendo le mani addosso alla preside, sotto gli occhi di un indifferente docente che non mosse un dito.

      Ora, a me dispiace per la preside che, tra le altre cose, era una persona davvero amabile, però guarda caso finché le botte le prendevano i nostri figli, molto più indifesi di lei, nulla succedeva e, ancora guarda caso, si stupì molto dell’indifferenza e la non azione del docente, comportamento che andavamo denunciando da anni!!!

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  7. Il cyberbullismo con la scuola non c’entra nulla. I figli stanno sul web a casa, non a scuola e (almeno su questo) la scuola NON e’ responsabile!
    Che il bullismo esista a scuola è vero e possibile così come può esistere in qualsiasi centro di aggregazione, dalla piazza al bar, dall’associazione alla chiesa, etc…
    Andiamo a scuola e ti porto in una mia classe di qualche anno fa, quella IN, quella di figli di ottima famiglia, ben educati, ben vestiti, studiosi, etc etc… Due bambine dal carattere forte iniziarono un gioco sull’onda di una telenovela di moda e odiosa (e che seguivano a casa), il mondo di Patty. Divisero le compagne in due gruppi, le In e le OUT (3° elementare…) con conseguenti esclusioni dai giochi, dagli inviti ai compleanni, etc, etc… Me ne accorsi chiaramente l’anno successivo, le due bimbe erano furbette alla massima potenza, e iniziarono i discorsi e i correttivi. Spostai i banchi, affibbiai compagni, proposi giochi e attività di gruppo ad hoc, quasi mi illusi di aver debellato la cosa finchè venni a sapere di un pigiama party a casa di una delle due bulle, con esclusione di metà delle compagnette. Convocai la mamma della bambina, un avvocato, e chiesi il perchè dell’esclusione. Sai cosa mi rispose? -Non crede, maestra, che ognuno a casa propria sia libero di invitare chi vuole?” Spiegai i miei timori, in fondo parlavo con una madre istruita, che teneva alla scuola, ai risultati della figlia, ma si chiuse a catenaccio, difendendo la figlia ad oltranza e la libertà di scegliersi le amicizie. So che alle medie la storia sta continuando…
    Se i genitori non fanno la loro parte (evitando anche di creare i miti…) che vuoi che può fare la scuola da sola??
    Cyber…è la mancanza di responsabilità il vero problema, di minori e adulti. Siamo responsabili noi adulti di ciò che scriviamo, di ciò che lanciamo in termini di messaggi e idee perchè dietro lo schermo ci sono anche menti deboli e fragili e non sai mai che “lettura” danno dei nostri scritti, dalla barzelletta alle volgarità, dalla satira politica a tutto il resto.Io blogger questa responsabilità la sento. Le chat, i social network affollati…sono enormi responsabilità, grandi rogne per i genitori che vogliono essere genitori attenti. Seguire i figli è un imperativo! (per nulla semplice, però)E sono strade minate per chi intende percorrerle.

    p.s. leggevo che i ragazzi stanno abbandonando fb perchè lì ci può essere il controllo dei genitori con la scusa dell’amicizia (non sono su fb quindi non so bene se è vero) e tra i ragazzi sta andando forte wizzair dove i genitori possono “rompere” meno.

    Come sempre l’educazione ai valori resta sempre l’unica àncora a cui aggrapparsi.

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    • Cara Ili, anche tu mi confermi che certi figli sono il risultato di certi genitori. Oddio, il principio della mamma era sacrosanto, non sono obbligata a invitare a casa mia tutti i compagni di scuola, però un conto è invitare solo gli amici, un conto è mettere in atto una campagna di esclusione di un gruppo, ed era contro questo che tu stavi cercando di batterti.

      Tu dici poi che col cyberbullismo la scuola non c’entra niente: sì e no, perché spesso quello che ti continua a perseguitare sul web è lo stesso identico gruppo scolastico, ma non è questo il problema. I problemi, a mio avviso, sono due: che gli stalker non vengono perseguiti in maniera puntuale e tempestiva e che le vittime non sono abbastanza strutturate. L’impunità degli uni e la debolezza degli altri creano una miscela esplosiva (che poi, secondo me, sono deboli pure i primi, perché per perdere tempo ed energia a tormentare gli altri bisogna essere solo dei gran sfigati!).

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  8. Una considerazione sciocca. Ma se questa ragazzina veniva insultata su Ask, chi l’obbligava a starci? Gli account come si creano si chiudono e almeno quelle molestie finiscono. A scuola si è obbligati ad andare piaccia o non piaccia, che ci trovi bene coi compagni oppure no. Si può parlare coi genitori, sempre che questi abbiano il tempo e la volontà di ascoltare. Un ragazzino molestava mio fratello, mio padre suggerì di rispondere a tono, fosse pure con le brutte. Io venivo puntualmente minacciata da un compagno che mi aspettava all’uscita 😥 A me non diede quel consiglio, fece proprio spallucce. Lo dovetti supplicare d’intervenire. Alla fine parlò col ragazzino che la smise. Mi è rimasta però l’idea che se ho bisogno mi devo arrangiare da sola. Ma ora i tempi sono cambiati e si fa presto a prendere altri provvedimenti.

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    • L’ho pensato anch’io. Voglio dire, sul web, chi glielo faceva fare a starci? Questo noi lo chiamiamo andare a mettere il culo sui calci, però considera anche, come dicevo poc’anzi ad Ili6, che il gruppo è generalmente lo stesso che si frequenta altrove, e tirarsene fuori vuol dire comunque autoescludersi, isolarsi, darla vinta…

      Una volta accadde pure a mia figlia, ma io la invitai a cliccare mi piace su ogni cosa che sparavano, e questo per mandare il messaggio “me ne sbatto altamente di quelle che dite, fate, pensate, scrivete”: che ti devo dire, funzionò, e servì non solo a smontare le bulle, ma anche a dare a lei sicurezza e insegnarle a ignorare certi comportamenti. In effetti, se la derisione non trovasse terreno fertile, non risulterebbe un gioco così divertente da praticare.

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    • Ti dò ragione, se la vittima dimostra di non soffrirne eccessivamente il gioco non è più tanto divertente. C’è tanta, ma tanta voglia di fare del male agli altri che non si capisce da dove venga tutta questa rabbia. Me lo chiedo sgomenta quando vedo che aumentano gli atti di bullismo da parte delle ragazze, un tempo erano principalmente campo dei ragazacci, ora invece anche le ragazze ci tengono a “distinguersi”. Da ragazza ne affrontai una alla quale stavo particolarmente antipatica e non smetteva di stuzzicarmi, smise. Alla fine era solo una poveretta, dice l’adulta, la ragazza però ne soffriva. Bisogna darglieli gli strumenti per reagire alle difficoltà, suicidarsi per quello è eccessivo. Ma sarà solo per quello o perché il disagio è molto più grande e profondo? Sospetto sia la seconda. Certo, autoescludersi dal gruppo fa un male cane, ma tra le due, se non sembra esserci rimedio… Anche se non ci si può escludere a vita da tutto e tutti, quelli dell’adolescenza non saranno i soli bulli che s’incontreranno nella vita.

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    • Mujer, ci sono donne che non lasciano i compagni che le pistano di botte perché “altrimenti rimangono sole”: in fondo, se uno non è strutturato, essere bambino, adolescente o adulto non fa la differenza. 😦

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  9. Il bullismo è sempre esistito, anzi forse una volta era anche più reale. Provate a chiedere a chi ha fatto il militare (ed una volta lo facevamo tutti) che scherzi carini facevano i “nonni”. Non dico che non vada represso per quanto possibile ma chiedere censure sul web significa solo nascondere il problema generandone altri. Anche il finto anonimato è una cazzata. Credete davvero che se denunciate un atto di cyberbullismo la polizia postale non sia in grado di scoprire in pochi minuti chi si nasconda dietro a nickname di fantasia?
    La vera mancanza in quest’epoca è la presenza dei genitori. Non a guaio combinato, prima. Nell’insegnare ai figli a navigare sul web, a vivere, ad affrontare le avversità reali e virtuali… Perchè è facile dare sempre la colpa agli altri, alla “società”.

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    • …senza rendersi conto che la società siamo noi…

      Comunque, secondo me, l’autorità che continua ad essere latitante è un fatto gravissimo: anche il fenomeno del nonnismo, possibile far finta di niente? Il nonnismo era un fatto notorio, come ignorarlo? Anche davanti ai suicidi nulla è cambiato…

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  10. Questa piaga della società, purtroppo è sempre più diffusa e miete sempre più vittime….sopratutto perché siamo impreparati… inadeguati, alla prevenzione e alla cura.
    La famiglia, la scuola, le associazioni, i singoli…sono assenti o non sanno come affrontare il problema, perciò si tende a far finta di non vedere, o giustificare come “processi naturali dell’età dell’oro”!
    Poco tempo fa sono intervenuta in difesa di un ragazzino dieci volte più piccolo dei suoi numerosi aggressori. Quando lo hanno liberato, mi ha pregato di non riferire niente a nessuno: né professori, né genitori…con la motivazione che poi sarebbe stato peggio…in tutti i sensi!
    La settimana scorsa invece, un ragazzo di 23 anni si è suicidato perché gli era stata ritirata la patente e la macchina. Come mai succede questo? Perché tanta fragilità psicologica?
    Dove stanno le responsabilità?

    Buona notte cara Diemme!

    Nives

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    • Sono cattiva se dico che di un 23enne che si suicida perché gli hanno ritirato la patente mi frega davvero poco? Scusami, ma vedo quello che lotta la gente ogni giorno per vivere, per trovare lavoro, mantenere i figli, assistere i genitori, caricarsi l’assistenza di un familiare disabile… e uno si va a suicidare perché gli hanno tolto la patente??? 😯

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    • Forse quel ragazzo aveva avuto troppo dalla vita…grazie ai suoi “perfetti” genitori! Forse non era allenato alle perdite e alle sconfitte della vita. Ma queste…sono solo mie considerazioni. Nives

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  11. Condivido pienamente quello che hai scritto.
    In altre occasioni ho avuto modo di dire che sono per la “tolleranza zero” nei confronti dei bulli, che siano via web o che operino nella realtà. E meno ancora nei confronti dei genitori dei bulli, che se non sanno niente o non si sono accorti di niente, la colpa è loro.
    Ma mi chiedo anche come mai oggi i ragazzi siano così fragili, perché quando ero piccolo di bulli ce n’erano eccome e gli episodi spiacevoli ai quali ho assistito o che ho sentito erano comunque affrontati in modo diverso, forse più menefreghista da parte di molte vittime, che passato quel periodo sono comunque cresciute come persone assolutamente normali (mentre i bulli spesso hanno fatto una brutta fine).
    E aggiungo che alla fine di tutti gli interventi, non è che sia proprio necessario fermarsi con l’auto di fronte al bullo che attraversa la strada. Anzi, ci si può sì fermare, ma magari un metro più in là…

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    • A noi venivano passati meno vizi, sapevamo affrontare i no e le frustrazioni, i rimproveri etc. E se non ci mettevano in riga i genitori, lo facevano i fratelli, con cui eravamo costretti giocoforza a dividere gli spazi, e poi giocavamo in cortile, altra palestra.

      Oggi i giovani tendono ad essere piuttosto smidollati, con una società che li aggredisce su due fronti: la mancata crescita prima e la mancata protezione poi.

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  12. Ne ho il terrore… Fino ad ora mi è andata bene.
    , ma ho amiche con figli alle elementari (elementari!!! Capisci) e già rabbrividisco. Mi auguro di riuscire a tenere alto il dialogo con mia figlia, sempre, penso sia l’unica soluzione concreta.

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