LITTLE DRESSES FOR AFRICA ITALIA CERCA “SARTINE” PER BIMBI AFRICANI

Diemme:

Condivido volentieri, sarti e sarte e persone tutte di buona volontà, anche negozianti cui avanza qualche scampolo, possiamo sostenere questa bella iniziativa?

Originally posted on Marisa Moles's Weblog:

abiti per l'africa
A commento del post, pubblicato nell’ambito delle “buone notizie” il 19 settembre, che ho dedicato alla “sartina” 99enne Lillian Weber che ogni giorno confeziona degli abiti da inviare ai bambini africani – tramite la Ong Little Dresses for Africa -, ho ricevuto la testimonianza della Coordinatrice per l’Italia di Little Dresses for Africa.org che pubblico anche qui, sperando di dare maggior rilievo ad una iniziativa davvero lodevole.

Sono passati poco più di due mesi dalla comparsa sul web d’articolo sulla Sig.ra Lilian Weber che cuce vestitini per i bambini dell’Africa e in questo breve lasso di tempo sono riuscita a mettere insieme un sostanzioso numero di meravigliose sartine che hanno iniziato una produzione tutta Italiana di abitini. Non sapendo bene da dove partire, ho contattato l’associazione America Little Dresses for Africa cercando con loro accordi per poter diffondere anche nel bel paese questa bellissima iniziativa. Due aspetti sono…

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Pensieri di un embrione (di Lucio Maria Zappatore)

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Rimettendo a posto le mie carte, mi è capitata tra le mani questa poesia (e meno male che è firmata, detesto pubblicare le cose altrui senza indicazione dell’autore!).

La trovo deliziosa, e la pubblico praticamente in concomitanza alla discussione proposta da Marisa sulla fecondazione eterologa.

Pensieri d’un embrione

Mamma, che freddo!
Ma che stà a succede?
Me stanno a congelà!?
Ma ‘ndo sta scritto
che me ponno trattà così?
Se chiede nisuno
si ciò anch’io quarche diritto?

Si m’andrà bene
me faranno véde
la vita in quarche utero in affitto;
oppuro me cortiveranno in sede:
un pezzo de ricammio a primo acchitto.

E io, che me vedevo già ‘n attore,
un poeta, ‘n artista,
o nun zocché,
me sto a morì de freddo,
senz’amore.

“Dotto’ , mò stamo soli io e te:
famme campà…
Nun te lo dice er core
che sei stato ‘n embrione come me?

(Lucio Maria Zappatore)

24 orfani, 4 vedove

Coltello attentato sinagoga

Non ce la faccio neanche a cercare ulteriori notizie  e più precise sull’attentato di oggi alla sinagoga. 25 persone in preghiera, un bambino con loro.

Entrano due terroristi arabi, fanno fuoco a ripetizione  su di loro e poi, non paghi, si gettano su di loro con quest’arma, e con accette..

Arabi con passaporto e cittadinanza israeliana, che lavoravano in negozi accanto alla sinagoga.

Sull’altro fronte, uomini raccolti in preghiera colti all’improvviso, e in un istante giacciono in un lago di sangue.

Israele non è uno stato di apartheid ma, secondo me, dovrebbe esserlo.

Se neanche Israele è il posto dove gli ebrei possono vivere tranquilli, quale possibilità ci dà il mondo?

Pubblico così. Basta, ho la nausa, non riesco neanche a respirare, ho un macigno sul petto, un turbine nella testa.

Update, una riflessione da fb:

“Ogni israeliano che muore, ogni persona investita, accoltellata, fatta esplodere in quanto ebrea, mentre era intenta nelle più innocenti attività quotidiane, è un pezzo di me che se ne va, e io sono stanca di morire. Già sono nata dai camini di Auschwitz, figlia di figli strappati alle madri e di madri strappate ai figli. Non voglio continuare a essere uccisa per l’eternità.”.

Camere a gas

Leggo questo su fb:

La coerenza…che manca.
Malgrado possieda un’auto con motore diesel euro 4 con tanto di filtro antiparticolato, che quindi inquina pochissimo, non sono rientrato nelle categorie di auto che potevano circolare. Io sono dispostissimo a fare questo piccolo sacrificio per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo ma a questo punto reclamo coerenza: in piazza E. Fermi, c’è un mercatino con 14 bancarelle, ognuna delle quali utilizza un generatore elettrico a due tempi per alimentare le luci accese per 12 ore al giorno.
E’ facile immaginare il livello di inquinamento atmosferico che si produce: una vera e propria camera a gas. Due anni fa, in una pubblica riunione, ho proposto all’XI municipio la istallazione di centraline elettriche sul modello di quelle adottate da tutti i paesi civili. Mi è stato risposto che era allo studio, dopo un anno…..era ancora allo studio, sono trascorsi due anni…….ed è ancora allo studio. Sorge spontaneo il dubbio: i nostri amministratori, a forza di rimandare, non saranno per caso “ripetenti”? Mentre scrivo mi ha risposto direttamente il Presidente della nostra circoscrizione Veloccia…..incredibile: ” E’ allo studio l’istallazione di centraline elettriche per il mercatino di piazza E.Fermi”. Siamo sempre fermi allo studio.

Ricordate la polemica con una mia (ex) lettrice sul fatto di avere usato in un post il termine “camera a gas” per un luogo pieno di fumatori? Mi ha praticamente dato della negazionista, o comunque una che banalizzava la Shoà e che, parlando delle camere a gas, non sapeva di cosa parlasse: si è anche preoccupata di descrivermi gli ultimi momenti delle persone sterminate, il soffocamento, i graffi sui muri etc.

Ora, nonostante la Shoà, o forse proprio in seguito a quella, l’espressione “camera a gas” è comunemente usata per definire un luogo dove l’aria viene resa irrespirabile.

Il leggere queste parole, scritte da un ebreo che sicuramente la causa l’ha molto a cuore e il cui senso d’appartenenza e la coscienza dell’Olocausto sono indiscussi, mi ha ribadito che, in quella discussione, ero assolutamente dalla parte della ragione. Non che avessi dubbi, ma mi fa piacere non essere una voce solitaria.

Mi scoccia però che certa gente, con una certa coda di paglia e un’attitudine a cavillare su tutto e tutti, oltre a risultare difficile da frequentare, diventi una fabbrica di anti-quellochedifendono. Nel caso in questione, una fabbrica di antisemiti, il che non mi pare una mossa troppo intelligente e non può certo farmi piacere!

Attilicidio, potrebbe avere i suoi vantaggi.

disegno donna sformata in cella

Dipinto di Elena Ceccato – Poesia di GiulioDelleStelle

Attila ieri aveva proposto di andare a qualche sagra nei dintorni e, dopo attenta ricerca, la scelta era caduta su Palombara Sabina (incantevole, davvero da vedere!).

Annuncia che arriverà intorno a mezzogiorno e mezzo: di uno che si esprime così, io capisco che ci stia venendo a prendere, voi che ne dite?

Invece no, quando arriva se ne esce che contava di andare con la mia di macchina, visto che è a GPL e consuma meno (non ve l’ho detto? Molto ma molto a malincuore ho dato l’addio al vecchio macinino). Gli faccio presente che intanto io non ne sapevo niente, e che se una persona fa conto sulla mia macchina quantomeno lo dovrei sapere, secondo poi ho il serbatoio GPL vuoto, perché la macchina l’ho appena comprata e volevo calcolare quanti chilometri facevo con un pieno e quindi, fatto il pieno all’acquisto, stavo aspettando di andare di nuovo in riserva per fare i miei calcoli (ma dico, sarò padrona???).

Alla prima mia obiezione ha risposto che “era ovvio” che andassimo con la mia, visto che consumava di meno. Ribatto che comunque saremmo dovuti andare a benzina (ho benzina e Gpl, e la benzina invece c’era) e quindi tanto valeva andarci con la sua, ma lui replica che la sua macchina è a rischio, cade a pezzi, non frena, non accelera, non c’è benzina, non ci sono le portiere, non ha le ruote, non c’è il motore (va beh, esagero, ma avete capito il concetto). A questo punto lui, che uno che evidentemente sa come prendermi (sa come fare di me un’omicida intendo), mi incomincia a insultare per il serbatoio vuoto, che avere il GPL e andare a benzina è da beoti, imbecilli, etc. etc. etc.

Ora, a parte quell’intervista – non ricordo a quale avvocato – in cui l’intervistato sosteneva che uccidere il partner è più vantaggioso che divorziare, perché tra il fatto che uno è incensurato, patteggiamenti, riduzioni delle pene, buona condotta etc. si fa in galera poco e niente, io ho sempre sostenuto che, rispetto alla vita che quest’uomo mi fa fare da oltre vent’anni, un soggiorno a Rebibbia mi sembrerebbe una vacanza alle Maldive.

Tanto per cominciare, avrei una branda interamente per me, che già sarebbe di un lusso incredibile: infatti, abbenché a casa mia ci siano tre letti per due persone, il mio, già ridotto da matrimoniale a singolo, è diventato il centro di raccolta della famiglia (lei dorme sopra a me e lui si siede magari ai piedi del letto), per cui io mi devo accucciare in un angoletto con pratiche a dir poco da contorsionista.

Poi, avrei UN’ORA D’ARIA ogni giorno: ma ci pensate??? Un’ora al giorno tutta per me, e anche questa un’opzione al momento mi appare quasi incredibile.

Poi, mi insegnerebbero qualche lavoro manuale, e io amo il bricolage.

Inoltre, quasi sicuramente capiterei in cella con qualche prostituta che m’insegnerebbe a campa’, visto che questa vita santificata casta e pura non è che m’abbia portato tutti ‘sti gran vantaggi (non dico di cambiare vita, ma sai com’è, “Impara l’arte e mettila da parte”, e qualche tecnica da far perdere la testa nella vita può sempre venir comoda, non vi pare?): voi che ne dite?

Ah, dimenticavo, Sissi erediterebbe l’appartamento del padre e avrebbe finalmente una casa tutta sua da disastrare….  ;)

Donna-in-cella-che-gioca-a-solitario-1950-ca-George-Eastman-House-New-York-USA

Gaiezza Disney

Disney gay wedding

Da non crederci, ma pare che ora anche i cartoni Disney diventino gay-friendly. Nel lungometraggio “Princes”, di cui pare programmata l’uscita nelle sale per l’autunno 2015, sarebbero due principi a convolare a giuste nozze: insomma, il ”  ‘ndo cojo cojo” dilaga!

Un dubbio mi assale: ma si potrebbe ancora dire oggi “crescete e moltiplicatevi”? Ci sono casi infatti in cui si può solo crescere…

Fonte della notizia: http://www.amplifyingglass.com/disneys-first-openly-gay-animation/

Update: notizia smentita, v. qui, ma vogliamo far finta che sia vera e pronunciarci in proposito, a mo’ di sondaggio, visto che non credo che una situazione del genere sia così lontana e che pare che il libro da cui sarebbe stata eventualmente tratta sia reale, e sia solo l’adattamento cinematografico quello che manca?