Amami quando meno lo merito, che è quando ne ho più bisogno (Catullo) – Non sprecate tempo a cercare gli ostacoli: potrebbero non essercene. Franz Kafka —- Non è ciò che tu sei che ti frena, ma ciò che tu pensi di non essere. Denis Waitley — Non c'è schiaffo più violento di una carezza negata
Per qualche donna pare che trovare un uomo sia una specie di dovere sociale, o morale, o fisiologico, fate voi.
Quelle che stanno con un uomo che non gli piace tanto, quelle che stanno con uno perché in giro non c’era altro, quelle che stanno con uno in attesa di trovarne un altro, quelle che stanno con uno, che trattano da zerbino perché tanto non gliene importa niente, e stanno di vedetta in attesa che qualcuno di più appetibile si presenti all’orizzonte.
Certo, come sicuramente qualche lettrice obietterà, la cosa è reciproca, ma a me adesso interessava guardarla dal lato femminile, giusto per capire.
Ne ragionavo ieri con un mio amico, perché si parlava di quelle che hanno il mal di testa, e io ci ridevo: ma come si fa a far finta di avere il mal di testa per non fare l’amore, che è la cosa più bella del mondo?
E poi, riflettevo, è la cosa più bella del mondo se lo fai con la persona che ti piace, ma se non ti piace?
Ecco, se non ti piace, ma che ci stai a fare? Mica te l’ha ordinato il dottore!
Sono ricapitata casualmente su un vecchio post, il cui contenuto conosco a memoria.
Quello che invece non ricordavo erano tutti i commenti, che sono stati un grosso contributo alla discussione, e per i quali vi sto riproponendo il post.
Un altro ricordo – solo per me – riaffiorato dalla lettura dei vari interventi, è il bellissimo rapporto che c’era con alcune blogger, rapporto rovinato (e viceversa) dal narcisismo di quello che Lutring ha definito il fantasma, che per giocare a fare il bell’Antonio tanta zizzania e tanto dolore ha seminato.
E ora, rileggiamoci, con tutti i commenti, il post incriminato, “Per un bimbo mai nato“.
La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature. (Franklin Delano Roosevelt)
Cavalchiamo la crisi (nel senso di affrontarla e domarla), e cerchiamo di non farci cavalcare da lei!
Era il 1992. Fino all’epoca non avrei mai pensato che una persona potesse semplicemente non presentarsi a un appuntamento, fregandosene della persona che stava lì ad aspettare.
Senza motivo, così, forse si sentiva forte, forse si sentiva macho, forse una donna seduta su una gradinata pazientemente in sua attesa lo gratificava.
Scuse formali, mi pare che diede la colpa a un giramento d’anima, per cui aveva messo la modalità orso su on. Peccato che stiamo parlando di un uomo di 34 anni, inserito a un livello ragguardevole in una prestigiosa azienda, e insomma, io da una persona che dovrebbe ampiamente avere imparato a vivere in società almeno una telefonata di disdetta, di “Guarda, mi gira l’anima, oggi proprio non mi sento” me la sarei aspettata.
Tempo dopo gli servì la collaborazione di un professionista, e io lo mandai da una persona di mia conoscenza, che retribuiva regolarmente le mie segnalazioni ma, quando si trattava di miei amici, rinunciavo alle mie spettanze e chiedevo di scontare loro lo cifra corrispondente.
In quel caso, chiarii che non si trattava di un mio amico, e quindi niente sconto per lui, e percentuale per me.
Che insomma, furono un bel po’ di bigliettoni, e che in fondo, stare un’oretta seduta su un gradino per tanti, tanti centoni, alla fin fine davvero non fu un cattivo affare!
Mi ha fatto ridere una vignetta in cui mi sono imbattuta pochi giorni or sono “Per chi ama guardare il mio profilo solo per vedere se sto male mi dispiace deluderti ma sto maledettamente bene“.
Beh, speriamo di avere un’altra maturità e altri interessi nella vita, che gli altri stiano male è l’ultimo dei desideri, ma non è detto che gli altri ricambino la cortesia!
Insomma, cari nemici, se vi interessa sapere se sto male, stappate lo spumante e fate festa, perché non ne posso veramente più (inciderà il fatto che questa settimana Attila è stato a casa mia praticamente tutti i giorni?)
A proposito, Lutring mi chiede perché al padre di mia figlia ho dato il soprannome di Attila: qualcuno ricorda la storia, o si vuole cimentare nel ricordare qualche episodio più recente?
E poi piove, piove, piove… ma un po’ di sole niente???
«Aver scritto qualcosa che ti lascia come un fucile sparato, ancora scosso e riarso, vuotato di tutto te stesso, dove non solo hai scaricato tutto quello che sai di te stesso, ma quello che sospetti e supponi, e i sussulti, i fantasmi, l’inconscio – averlo fatto con lunga fatica e tensione, con cautela di giorni e tremori e repentine scoperte e fallimenti e irrigidirsi di tutta la vita su quel punto – e accorgersi che tutto questo è come nulla se un segno umano, una parola, una presenza non lo accoglie, lo scalda». Cesare Pavese, “Il Mestiere di vivere”
"scrivere è cercare la calma, e qualche volta trovarla. E' tornare a casa. Lo stesso che leggere. Chi scrive e legge realmente, cioè solo per sé, rientra a casa; sta bene." Anna Maria Ortese
Lasciate entrare il cane coperto di fango, si può lavare il cane e si può lavare il fango ... ma quelli che non amano nè il cane, nè il fango ... quelli no ... non si possono lavare. (J. Prevert)