E’ successo a tutti, e a tutti ha lasciato un buco nel cuore: ma non un buco nel senso di un vuoto, un buco come un foro di proiettile, una ferita profonda e lancinante: l’amico (amica) più caro, quello con cui avete diviso esperienze importanti, quello a cui avete confidato le vostre angosce e le vostre speranze, a cui avete messo il vostro cuore in mano e che altrettanto ha fatto con voi. Quello, proprio quello, che era un pezzo di voi, e che un brutto giorno non c’era più, è di colpo diventato un estraneo, e non saprete mai il perché. “Ma che ti ho fatto?”, gli chiederete invano, e lui si negherà, non vi risponderà, non lo vedrete più, o lo vedrete tributare la sua confidenza, le sue risate altrove, e a voi neanche salutarvi più. “Perduto” dice una vecchia canzone di Vecchioni, “ perduto lui ce ne sarà un altro, però da vecchi pesa il respiro…”.
Però poi accadrà una seconda volta, poi tre, poi quattro: e voi sarete sempre più ripiegati su voi stessi, senza nemmeno più la voglia di chiedervi perché. Ma cosa è successo?
Generalmente niente che possa giustificare un simile voltafaccia. Il motivo più frequente sono le chiacchiere (e perché non le verifica con noi? Perché una persona così amica non ci viene a prendere di petto e a chiederci conto delle nostre presunte parole e delle nostre presunte azioni? Perché venire condannati all’esilio senza neanche conoscere i capi d’accusa? E perché a un certo punto si diventa incapaci di difendere un nostro rapporto dalle influenze esterne?).
Il secondo motivo sono malintesi: un brutto giorno c’è una parola, un gesto, un’azione, che viene presa proprio per storto, e non c’è perdono al mondo per l’amico che per noi si sarebbe buttato nel fuoco, e neanche il tempo riduce a più miti consigli e riesce a riportare il buon senso.
Il terzo motivo, ahimé, è molto più umano, e molto più difficile da evitare, ed è, purtroppo, l’invidia. Ma non l’invidia in senso cattivo, non il volere che l’altro perda quello che ha, ma la tristezza, l’amarezza, a volte la disperazione, nel vedere che la vita ci ha riservato una sorte diversa che a lui. Lui trova un buon lavoro, e noi siamo precari, trova la compagna della vita, e noi siamo soli o male accompagnati, i figli suoi sono gioielli, e i nostri ci fanno tribolare…Prima eravamo uguali, tutti e due ridevamo della vita allo stesso modo, e a tutti e due il futuro riservava le stesse possibilità…ora uno si sente cittadino di serie B, e piuttosto che essere additato come “poveretto” e viverne lo stato d’animo, si dilegua, perdendo così, in mezzo a tanta sfortuna, l’unica fortuna che la vita gli aveva riservato: un vero amico.
Ma c’è ancora un altro caso: siamo noi a essere fortunati, e l’amico, o l’amica, sta male: è li che ci scopriamo insospettatamente fragili, non ce la facciamo a stargli vicino, non ce la facciamo a convivere con il suo dramma; anche perché, vedendo in lui una parte di noi, ci rendiamo conto di non essere immuni, e nulla ci può assicurare che domani non saremo al suo posto.
E allora, al grido di non vedere per non soffrire, giriamo silenziosamente i tacchi, sfumando via nel rassicurante grigo della nostra vita.

Ieri ero sulla spiaggia e vuoi per la crisi, vuoi forse perché comunque eravamo tre donne in succinto bikini, l’andirivieni dei vù cumprà era intenso e incessante, e ho comprato di tutto, di più, compreso il sedicesimo asciugamano da spiaggia.

“Pessima educazione” lamenta oggi mia sorella pensando alle nostre fantasie di bambine, e non posso darle torto: sogni fuori della realtà, di un mondo che esce direttamente dalle fiabe di Cenerentola e Biancaneve e dai racconti del libro Cuore.
E ancora un due di picche, detto stavolta a qualcuno che ci piace però… però non vogliamo perdere la nostra libertà, oppure questa persona ci è caduta talmente su un piatto d’argento che non siamo in grado di apprezzarne l’eccezionalità (ottenere qualcosa senza lottare ha uno strano retrogusto d’insoddisfazione), e poi sarebbe una storia troppo impegnativa, e poi siamo convinti che, tanto, sta là.
Avevo scritto tempo fa un articolo sul termine “Negro”, che è andato perduto con la rottura dell’hard disk.
E poi ci sono quelli che dicono no, ma vorrebbero dire sì.





























