L’uomo che (non) cerco

Ancora da un vecchio commento:

L’uomo che cerco.

Cerco l’uomo perfetto, lo cerco in tutto il mondo,
ma ciò che io richiedo non è poi tanto, in fondo…

Sposato non lo voglio, niente condivisioni,
e niente fasce orarie dovute ai matrimoni

Libertini nemmeno, voglio l’uso esclusivo,
anche se per igiene, usa il contraccettivo.

Il frocio no, ti prego, si becca il mio diniego
Se gli piacciono gli uomini, di lui io me ne frego.

Tirchi per carità, lo son di soldi e tutto,
fammi pagare un conto, vedrai dove ti butto.

Non hai un’occupazione, perché sei sfortunato?
E’ molto più probabile che tu sia un imbranato!

Sei triste persistente, pur se il problema è niente?
La sorte ti è nemica, non hai neanche un’amica?

Quello che io capisco è che il pianto è un paravento,
E certo per compagno a me tu fai spavento!

Per frequentarmi serve il consenso della mamma?
Hai solo 40 anni, non devo farne un dramma?

Ma certo non è un dramma, è solo una questione
Che sto cercando un uomo e non un gran coglione!

Va beh, mi fermo qui, ma prometto un prosieguo,
intanto sto da sola: è triste ma mi adeguo!

(Diemme, 15/07/2008)

Non sono tuo padre.

Mia figlia, a fronte di questioni che non vi sto qui a dire, mi dice che le ho fatto da padre, e che la figura materna le è mancata.

Dice che io sono tanto contro i matrimoni gay, sostengo che i figli hanno bisogno di due figure di riferimento, una maschile e una femminile, ma che pure a lei è mancata la figura di riferimento femminile: io le ho fatto da padre, severa e normativa, e il padre le ha fatto da fratellone giocoso, simpatico e immaturo.

Che la prima cosa che mi verrebbe da risponderle sarebbe: “E infatti tanto normale non sei”, e non è che non lo pensi.

Siamo due povere disgraziate, che si sono aggrappate l’una all’altra per sopravvivere, a denti stretti, mentre il padre giocava a fare Peter Pan.

Le ho fatto da padre, ma avrei voluto esserle madre. Avrei voluto essere più accogliente, più accudente, prepararle i pasti con amore, e farle trovare il pacchetto pronto per la scuola e per la gita.

Anzi che lavo e stiro.

Si rivolteranno le femministe alle mie affermazioni, e chi se ne frega. Chiederanno se per me essere donna significa essere schiava in casa, e io rinuncerò a spiegare.

Sul mio libro, un libro che secondo me solo una donna poteva scrivere, chi ha scritto la prefazione mi ha definita un uomo. Un altro signore, scrivendone la presentazione in copertina, riprende il concetto, e io mi sento ferita, violata.

Dicono degli omosessuali che sono donne e uomini imprigionati nel corpo sbagliato. Io sono una donna che si ritrova in un corpo perfettamente giusto, ma l’imprigionamento è nella vita sbagliata.

Leggo un articolo, c’è scritto che gli uomini la donna troppo intelligente e determinata la ritengono un uomo.

Aggiunge mia figlia “Sei il loro compagno di bevute (si fa per dire, io non bevo, ndr), invece di corteggiarti ti raccontano di come corteggiano le altre”.

 Muoio e rinasco voglio essere donna. E studio da Geisha.

 

 

Ode alla pastasciutta

Alberto Sordi - pastasciutta macaroni

Da un vecchio commento, tanto per non perdersi  ;)

Ode alla pastasciutta

Scrivere un’ode anche alla pastasciutta?
Mah, che dirti, io ce la metto tutta,
però la pasta di suo è gia poesia,
al sugo o in bianco, comunque essa sia.

Non solo carbonara o amatriciana,
non solo ziti o un’altra forma strana,
Mettici pure la pasta col ripieno,
metti le fettuccine paglia e fieno.

E la lasagna, mia cara, che t’ha fatto?
Non raccontarmi che a te ne basta un piatto!
Se penso a cannelloni ed agnolotti,
pensati in esclusiva per i ghiotti,

io mica ce la faccio a andare avanti
co’ tutti ‘sti regimi dimagranti!
La donna è bella morbida e formosa,
che di piallate ce ne stanno a iosa!

Basta mie care, non fatemi pensare
a tutti gli alibi che potrei trovare,
per dire stop a una tavola ‘sì trista
e al diavolo la dieta e la dietista!

(Diemme, 26-05-2010)

Perderli (ma a volte ritornano…)

perché voglio che tu sappia quello che penso

Mia figlia giorni fa faceva una giusta osservazione, notando che quasi sempre perdiamo le persone molto prima di perderle “tecnicamente”. Parlava del nonno, colpito dall’Alzheimer e che non era più lui da molto prima della sua morte, e di mia madre, ancora viva e tutto sommato lucida, ma totalmente priva di forze, che non è più la nonna presente e accudente di una volta.

Io pensavo alle amicizie, ne ho ritrovata una proprio da pochi giorni, dopo qualcosa come 15 anni circa.

Mi ha detto: “Me la ricordo quella frase terribile che mi dicesti l’ultima volta che ci siamo incontrate”.

“Ah sì? E che ti dissi?”

“Mi dicesti: ‘Sei un ramo secco da tagliare'”.

Francamente non ricordavo di averla messa giù così dura, anche se la diplomazia non solo non è il mio forte, ma il fatto che non lo sia è una mia libera scelta, di cui sono convintissima e ben felice.

Insomma, la frase non la ricordavo, ma il concetto sì. Vi inviterei a leggervi il post linkato e tutti i commenti, in cui viene spiegato ogni risvolto della situazione. Comunque, in poche parole, era una persona che a un certo punto aveva smesso sia di parlare sia di ascoltare, e la cosa era andata avanti per anni: in fin dei conti, al di là delle mie parole, dure che siano state, l’amicizia era morta per inedia.

Oggi ci siamo ritrovate, amiche e sincere, felici e per niente bisognose di chiarimenti, visto che più chiara di così la situazione non poteva essere.

Nel frattempo ho tagliato un altro ramo secco. Era da tempo che la cosa si respirava nell’aria, in fondo anche stavolta mi sembra di aver solo preso atto.

Si respiravano omissioni e disapprovazioni, silenzi e giudizi ringoiati. Ricordo una mia poesia che termina con la frase:

“Porto il mio fardello lontano
dai tuoi lontani giudizi”.

Le dedicherei la stessa frase, aggiungendo:

E porto la mia intelligenza lontano
dalle tue omissioni patetiche.

Sì, hai ragione: non abbiamo proprio più niente da dirci.

Sedia vuota persona che si allontana con ombrello

E ho pianto con le tue lacrime

E ho pianto con le tue lacrime

Anni fa feci un sogno, che ho riportato in una delle mie poesie. Il mio compagno di allora, un ragazzo molto alto (fisico atletico, castano chiaro con gli occhi verdi, uno spettacolo!), mi abbracciava e piangeva. Dai suoi occhi, dall’alto, le lacrime scendevano nei miei, e dai miei risgorgavano.

Quando ieri, vagando per il web, mi sono imbattuta in questa immagine, mi è sembrato di rivedere l’immagine del mio sogno, sia pure con le nostre teste sostituite da queste ciotole. La posa, la dinamica, mi sono sembrate esattamente le stesse.

“E ho pianto con le tue lacrime” è il verso finale della mia poesia.

Non innamorarti

Diemme:

Mi sa che tutti quelli che conosco hanno letto questo brano e seguito il consiglio: non si sono innamorati ;)

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Non innamorarti di una donna che legge
di una donna che sente troppo,
di una donna che scrive…
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa,
che sa di sapere e che, inoltre, è capace di volare,
di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride o piange mentre fa l’amore,
che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più,
di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose),
o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro
o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica, lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere,
che rimanga con te oppure no, che ti ami o…

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