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Natale 2009

“Ha visto gli addobbi?”

No, per la verità non li ho visti. Mia figlia me l’aveva pure detto, “Hai visto mamma che carini gli archetti?”, forse ho pure risposto, abbastanza deconcentrata dalla diversità di questo Natale.

Gli altri Natali erano grigi, ingolfati di un’uggiosa atmosfera di dovere, menzogne e forzature; questo, non so perché, è diverso. Non è grigio: è bianco e nero.

Qualche giorno fa passando per una via noto il solito palo all’angolo, tanti mazzi di fiori, troppo freschi per riferirsi al passato. Accanto un cartello, con su scritto “Sei andato più veloce di quanto il angelo abbia potuto volare”, e accanto la foto di un ragazzo decisamente troppo giovane per morire.

Sto andando da mia madre, rapporti solo formali, le visite solo perché la bambina lo chiede. Mi passa accanto, a un certo punto mi prende il viso tra le mani e mi dice “Bella, quanto sei bella a mamma!” e mi stringe come mai aveva fatto credo dai tempi dell’asilo. Rimango di stucco, e trovo in lei una diversa dolcezza, che mi stupisce.

Poi, nel corso della serata, mi parla di una nuova visita dall’oncologo, e dalla sua voce traspaiono la sua paura, e la sua rassegnazione. All’improvviso capisco che lei è così, di fronte a questo come davanti a tutto il resto, paura e rassegnazione. Capisco che è così, e mi rendo conto che non voglio perderla.

Da pochi giorni ho pubblicato il post sul 5° comandamento, in cui chiedevo un’illuminazione per riuscire a capire mia madre. Ed ecco l’illuminazione, qui, sotto i miei occhi, in un volto rassegnato che ha paura, e paura ad aver paura,

Questo è il nero, insieme alla macchina ribaltata che vedo sulla strada al ritorno; e poi, quella telefonata, che mi annuncia una scomparsa prematura e assolutamente inaspettata.

Questo è il nero.

Ma stavolta, nell’aria, sento anche il bianco, ho come un presentimento di qualcosa di bello che deve accadere. E’ stato un anno questo che ha portato a galla tante verità, e ha chiarito tante cose. E’ stato un anno che mi ha portato una situazione di lavoro non male, e mi ha portato amici, e ha visto mia figlia crescere, trovare la sua strada, il suo calore finalmente in tanti amici anche lei.

E’ stato l’anno che ha visto allontanarsi Attila, sia pure in seguito a un evento tragico. Un anno che ha portato via ciò che doveva, con tanto vento e tanta pioggia, uragani e lacrime che ci hanno per certi versi scosso, ma lasciato l’aria limpida e fresca.

Quest’anno il Natale non è grigio: è bianco, ed è nero. Nero, ma con la neve bianca che scende da un cielo solcato da un Babbo Natale bizzarramente sereno.

Spalla d’uomo

Sono arrivata trafelata, digiuna, con qualche minuto di ritardo. La chiesa era gremita, di tanti funerali cui ho assistito, mai prima avevo visto una tale partecipazione.

Cerco con lo sguardo la mia amica, non riesco a vederla, ci sono troppe persone. Cerco i ragazzi, non li vedo.

Il prete comincia il suo discorso. “Ci chiediamo perché è morto”. O forse non ce lo chiediamo più, perché sappiamo di non saper rispondere.

Perché è morto? Giovane, in perfetta salute. Due figli un po’ discoli, ma dal cuore d’oro. Una moglie, bella, innamorata di lui. Amica mia, ma che rinunciava a ogni uscita con noi perché per lei esisteva solo suo marito. Li incontravi al parco che passeggiavano, mano nella mano, con quel sorriso stampato sul viso, beati come due adolescenti.

Io conosco meglio il figlio più grande, che è stato compagno di classe di mia figlia, di quelli simpaticoni, della serie “ribelli buoni”, pieni di energia ma dal cuore tenero.

Mi ricordo di quando feci un’oretta di supplenza nella sua classe, che cominciò a scherzare sulla Roma…

L’ho saputo ieri mattina, e subito ho telefonato a casa. La mia amica non era in condizioni di poter rispondere, incredula, completamente sotto choc.

Oggi, finita la messa sono andata a salutarla, l’ho seguita fuori, poi ho aspettato per vedere i ragazzi, per abbracciarli, in silenzio. Non sarebbe stato certo da me dire cose come “Pensate a vostra madre”, o dire a lei “Sei una donna forte”: non mi sento a mio agio con certe frasi fatte, che tolgono al dolore, al dramma, il loro diritto a esistere.

Non ho visto i ragazzi. Piano piano sono usciti dalla chiesa, gli addetti hanno caricato i fiori sul carro, e infine esce la bara, portata a spalla da enne tizi. Riconosco, all’ultimo posto, il figlio, e non riesco più a tenermi.

Mi chiedo che cosa significhi per un ragazzo di 15 anni portare sulle proprie spalle la bara del proprio padre. Quelle stesse spalle che da oggi porteranno ben altri pesi.

L’adolescenza a volte finisce così, all’improvviso.

Chi è in difetto è in sospetto, dice il proverbio milanese: all’uno e all’altro furfante parve di sentire in que’ tocchi il suo nome, cognome e soprannome

(Alessandro Manzoni, I promessi sposi, Cap. VIII)

Vale a dire otto nanosecondi:

praticamente, manco il tempo dello scatto! :lol:

Cari compagni di vicissitudini,

ho ricevuto oggi un’ e-mail da un’amica blogger che mi parlava, grossa novità nei discorsi tra noi femminucce, indovinate un po’ di che? Ma di uomini, naturalmente!

Dunque, lei sostiene che la teoria è semplice, se a un uomo interessi fa tutto lui, se non gli interessi è assolutamente inutile che faccia qualcosa tu.

Ci penso e ci ripenso, e nel pensar m’impazzo, come possa… no, non ve lo dico :lol:

Dunque, la nostra Stella (che, badate bene, non è la persona che mi ha scritto), ora trasmutatasi (con la “s”?) in Monica, ha avuto l’idea di aprire sul suo blog una posta del cuore e ha chiesto il mio aiuto.

Io ho espresso subito le mie perplessità, le ho detto: “Ma amica cara, non è che noi ci siamo proprio costruite una vita sentimentale soddisfacente (ma neanche insoddisfacente a dire il vero, e questo direi che è un buon punto), che cosa possiamo consigliare?”.

Ogni storia è a sé, oppure ci sono delle superregole che valgono sempre? “Corri l’uomo e l’uom ti fugge, fuggi l’uomo e l’uom ti corre” è una leggenda popolare o c’è del vero?

Se una cultura tradizionalista vuole l’uomo cacciatore, è vero che gli uomini hanno storicamente e culturalmente metabolizzato il bisogno di essere loro a decidere (o almeno a crederlo, diciamocela tutta)?

Mimble mumble… ma se facciamo fare la prima mossa sempre a coloro ai quali interessiamo, saremo sempre quelle scelte e mai quelle che scelgono, che forse non è il massimo.

Mumble mumble…

6. Non uccidere

Tavole della legge

Non uccidere.

Casualmente (ancora uso questo termine, dopo aver avuto mille prove che le coincidenze non esistono?), poco prima di accingermi a scrivere qualcosa su questo post, mi è capitato di rivedere il film “The confession”, con Ben Kingsley.

La trama, in breve, è questa:  un uomo integerrimo, devoto a Dio e al mondo, con moglie e un unico figlio avuto dopo tanto tempo, si vede questo figlio morire d’appendicite a causa della negligenza di un medico, un’infermiera e un impiegato del pronto soccorso.

Deciso a vendicare il figlio, uccide tutte e tre le persone coinvolte, dopodiché si confessa. Spunta dal nulla un “mecenate”, disposto a pagare per la sua difesa cifre da capogiro, e per tale difesa assume un brillantissimo avvocato privo di scrupoli che ambisce alla carica di procuratore distrettuale.

Morale della favola, l’integrità e lo spessore dell’assassino riusciranno a cambiare profondamente l’avvocato, che rinuncerà a stratosferiche parcelle e alla carica di procuratore in difesa di una Giustizia con la G maiuscola.

Non uccidere. Ma noi uccidiamo. Noi uccidiamo gli animali, per cibarcene, e su questo c’è da discutere, ma anche per inutili pellicce grondanti sangue, che non riescono a coprire il vuoto di chi le indossa. Animali privati di una morte misericordiosa, perché la morte misericordiosa rovinerebbe la loro pelle, rendendola meno pregiata.

Noi torturiamo gli animali, usati come cavie in laboratorio, magari tagliando loro le corde vocali per non sentire le loro urla, che ci danno troppo fastidio. Noi uccidiamo inquinando, e non solo perché non ci indignamo sufficientemente davanti agli scarichi industriali, ma è il nostro stesso consumismo che inquina, tutti gli oggetti inutili scartati con superficialità e che il pianeta Terra non riesce  a smaltire.

Noi uccidiamo i nostri figli, perché… non lo so neanch’io perché, pare che il motivo sia sempre “in quel momento non me lo potevo permettere”, e sull’aborto in questo blog si è discusso tanto.

Poi, cosa che non mi spiegherò mai, persone disposte ad uccidere tutti quelli di cui sopra, si scandalizzano però davanti alla pena di morte, dove si giustizierebbe un bieco assassino, un serial killer, uno spietato stupratore e spesso massacratore di donne e bambini. Pare che essere a favore della pena di morte non sia illuminato e progressista, ed è solo in quel caso che i contrari si ricordano anche dei comandamenti (tutto fa brodo per portare l’acqua al proprio mulino!). Intendiamoci, io non è che ripristinerei la pena di morte, perché la storia ci dimostra che gli uomini non sono in grado di giudicare altri uomini, e l’errore giudiziario è sempre dietro l’angolo, sempre terribile, ma in questo caso lo sarebbe di più. E poi, che uno come professione faccia il boia (e, in caso di errore giudiziario, si macchi le mani di sangue innocente), grazie al cielo è ormai lontano dalla nostra capacità di accettazione, ed è bene che così rimanga.

Ma quando il Signore ci dice “Non uccidere”, secondo voi intende solo un fatto fisico? Ci sono tanti modi per uccidere una persona, a volte molto più gravi dell’omicidio. Alcuni sono veri e propri delitti perfetti, perché la vittima rimane apparentemente viva e quindi, senza il corpo del reato, il reato non sussiste.

Domande

Ho un caro amico che mi scrive ogni sera, e ogni sera mi pone, si pone, delle domande.

Un giorno mi scrive “Cosa succederebbe se all’improvviso una donna forte smettesse di essere forte?”.

Ci ho pensato, ci ho pensato molto. Francamente, non ricordo se gli ho risposto.

Cosa accadrebbe se smettessi di essere forte? Se un giorno mi abbandonassi, come sarebbe?

Ho ripercorso la mia vita, giorno dopo giorno, fatto dopo fatto, e ho capito che a volte ho urlato dal desiderio di essere debole. Una brama, una passione, essere debole, finalmente, e forse riposarmi un po’, forse ritrovare le mie mani tra quelle di qualcuno, che le stringesse forte. Quella voce, che finalmente mi dicesse “Non ti preoccupare cara, ci penso io”.

Non lo so cosa accadrebbe. Ma ricordo di averci provato. Neanche volontariamente, semplicemente qualche volta io la mia forza non l’ho avuta più. Cosa è successo? Che mi sono dovuta sbrigare a ritrovarla.

A volte, in quelle condizioni, mi sono ricordata l’Hercules disneyano, nella scena in cui Ade, in seguito a un patto, gli toglie tutta la sua leggendaria forza e lo rende debole e mortale. Lo getta a terra dicendogli: “Cosa si prova ad essere come tutti gli altri, non è uno sballo?”‘

No, non è uno sballo.

Tavole della legge

Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il Signore, il tuo Dio, ti dà.

Ecco, questo non l’ho capito, e spero di riuscirlo a capire prima della fine dei miei giorni.

La nostra Engelsblick scrisse tempo fa un post dal titolo “Onora il figlio e la figlia”, e nulla mi trova più d’accordo. Nel corso della storia, sono i figli generalmente ad aver ricevuto ogni tipo di angheria e sopruso da parte dei genitori, piuttosto che il contrario.

Lasciamo stare il degrado estremo, figli venduti, costretti a prostituirsi, abusati dal padre, che vogliamo ancora relegare nell’ambito delle eccezioni (mah..), ma il padre-padrone, quante vittime ha fatto? Personalità malate e anaffettive, quanti danni hanno fatto? Persone represse che hanno preteso la propria realizzazione attraverso i figli, genitori che hanno considerato i figli non individui autonomi, ma proprie appendici, a qualunque costo, quanti ce ne sono? Genitori che hanno sacrificato, a volte anche fisicamente, i propri figli, in nome di un malato e distorto senso dell’onore, quanti ce ne sono? E oggi, nell’epoca dei divorzi, di figli usati da un genitore per vendicarsi dell’altro, mutilati del proprio diritto non solo alla bigenitorialità, ma al più basilare equilibrio e serenità, quanti ce ne sono?

Sull’analisi di questo comandamento fuori mi chiamo, e lascio la tastiera a voi. Con la speranza sincera che riusciate davvero a illuminarmi.

Sono stati pubblicati oggi sul blog di Morena i racconti di Natale di quanti di noi hanno partecipato all’iniziativa “Scrivere giocando”.

Questo il link: “Pagina natalizia 2009“.

Buona lettura! (Per il buon Natale invece aspettiamo un po’…)

Ah, quasi dimenticavo: il mio racconto verrà pubblicato anche su questo blog a ridosso del Natale.

Senza parole…

Di tutto l’articolo letto qui

http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/marrazzo-spiato-1/morta-brenda/morta-brenda.html

mi rimangono impressi questi particolari:

a) la vittima viveva in un seminterrato di dieci metri quadri

b) le parole di Marrazzo

“Ho avuto incontri di questo tipo con un’altra persona, un certo Blenda, nome che ho letto sui giornali in questi giorni e che mi sembra di ricordare. Nell’occasione di un incontro con Blenda ricordo che è passato anche un altro trans di cui non rammento il nome. Mi sembra che ho avuto solo due incontri con Blenda. Né Blenda o Natalie – aveva aggiunto l’ex governatore – mi hanno mai chiesto del denaro o ricattato in relazione a foto o video che mi ritraevano. Non sono a conoscenza di video o foto scattate da Blenda in occasione di questi incontri ma il mio stato confusionale negli stessi dovuto all’assunzione occasione della cocaina non mi mette in condizioni di saperlo. Non ricordo se ho dato a Natalie degli assegni per pagare le sue prestazioni, assegni poi restituitimi in cambi di contanti”.

c) un certo tipo di crisi della vittima:

In quell’occasione Brenda ebbe atteggiamenti autolesionistici, sbattendo la testa su un’autovettura in sosta. Poi dette in escandescenze anche all’ospedale, minacciando il personale sanitario con un paio di forbici da medicazione e procurandosi lesioni alle braccia.

La domanda che mi sorge spontanea è: ma che razza di vita fa la gente? Lasciamo stare il povero Brenda, la cui condotta può essere giustificata da questioni di degrado e povertà, ma Marrazzo? Che cosa spinge un uomo del suo aspetto, cultura, famiglia, stato sociale a inseguire un certo tipo di vita e di incontri?

Io non ho parole. Non capisco ma mi adeguo? No, non mi adeguo.

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