Affrancatemi!

solidarietà

L’idea me l’avrebbe data TADS ma, per dirla tutta, io l’ho sempre avuta.

Ero piccola quando mi resi conto che il poco, moltiplicato per molti, dava molto: insomma, all’epoca gli italiani erano intorno ai 45.000.000, e pensavo che se ognuno mi avesse dato 10 lire, cioè praticamente nulla, io avrei avuto 450 milioni di lire, e mi sarei potuta comprare un mega appartamento e non solo (ecco, pensate dunque quanto pappano i nostri amministratori vari, visto che le tasse che paghiamo non ammontano propriamente a 10 lire a testa).

Insomma, io ci avrei pensato pure a lanciare qui una sottoscrizione perché, devo dirvi la verità, io del mio lavoro mi sono ampiamente rotta l’anima e vorrei affrancarmi (possibilmente non attraverso licenziamento, mobilità, cassa integrazione et similia), e come non cominciare a informarmi presso di voi? Insomma, c’è qualcuno di voi che possa offrirmi un lavoro possibilmente in campo umanistico/umanitario (insomma, dalla redattrice all’assistente sociale passando sia per onlus sia per organizzazioni internazionali, ma va bene anche qualche incarico politico)? No?

E allora, facciamo una colletta virtuale (tranquilli, è solo un gioco, nessun versamento reale, solo per capire quanto ci sto rimettendo), ma siate sinceri come se doveste sborsare questi soldi seriamente:

quanto sareste disposti a regalarmi per affrancarmi da un lavoro che ha fatto del mio elettroencefalogramma una linea retta che tende all’infinito?

Aspetto speranzosa le vostre manifestazioni di buona volontà.

Eternamente grata.  :D

 

Alabama Monroe: dall’8 maggio nelle sale, non perdetelo!

Locandina Alabama Monroe 30

Ho avuto il piacere e l’onore di essere invitata alla proiezione stampa del film “Alabama Monroe”, che ha avuto luogo stasera presso la sede dell’Anica a Roma. L’ambiente è gradevole, rilassante, leggo il depliant con la presentazione del film e decido subito che mi piacerà, nonostante l’argomento.

Sarà stata per questa disposizione d’animo che l’ho amato? Ripeto, nonostante l’argomento, perché il film, che inizia con un crescendo di allegria, come potete vedere nel video che ho linkato in calce al post, è drammatico, molto.

E infatti, confrontandomi a fine proiezione con una giornalista pure venuta lì per recensire il film, abbiamo constatato che la nostra posizione era identica: bello, ma decisamente intenso, troppo… un film che ci ha fatto piacere vedere, che abbiamo amato, che rivedremmo ancora e ancora senza stancarci, sicure che ogni ogni volta noteremmo un particolare in più, troveremmo una parola, un’espressione, un fotogramma che ci darebbe ancora da pensare, ma decisamente da metabolizzare.

Poi, la domanda fatidica: lo consigliereste a un amico, che vuole andare al cinema un sabato sera per trascorrere un paio d’ore? Forse no, a lui non lo consiglierei, perché è un film duro, che lascia l’amaro in bocca, ma sicuramente lo consiglierei a chi avesse voglia di vedere un buon film e quindi, voi, andateci, con la giusta disposizione d’animo, mi raccomando non perdetevelo, perché è un film che vale davvero.

Una cosa notavo tra le altre: finalmente un film vecchio stampo, che ha una trama, si basa su una storia, e non come molti film attuali che puntano tutto su effetti speciali che tentano invano di coprire il nulla.

Qui la storia c’è, e potrebbe essere anche una storia vera.

In effetti, di storie così ce ne sono, persino troppe: la vita ti sorride, canti, suoni, ridi e ami, e poi ti dà una mazzata, che o ce la fai a superarla, o non ce la fai.

Loro, non ce l’hanno fatta.

Ah, quasi dimenticavo: i due protagonisti sono decisamente eccezionali.

 

Giornata del piffero

oggi mordo

Ieri mia madre mi ha messo di pessimo umore (la malattia non l’ha resa migliore, i motivi per cui siamo state in rotta di collisione per 54 anni sussistono ancora tutti), e la rabbia mi ha scatenato un mal di testa che non riesco a farmi passare.

Non si prospetta una grande giornata…

 

 

Lettera aperta al sindaco di Roma

LETTERA APERTA AL SINDACO DI ROMA
di Deborah Fait, Israele

Gentile Signor Sindaco,

Ho letto che oggi il suo vice, Luigi Nieri, ha ricevuto, suppongo in Campidoglio, Fadwa Barghouti, moglie del terrorista Marwan Barghouti che sconta cinque ergastoli nelle carceri israeliane. Non capisco bene il motivo per cui la seconda piu’ alta carica della Capitale d’Italia abbia deciso di ricevere la signora in questione.

Non credo che la moglie di Salvatore Riina sia mai stata invitata in Campidoglio sebbene il marito sia anche piu’ importante di Barghouti avendo da scontare ben 16 ergastoli.

Le scrivo, Signor Sindaco, perche’ vorrei capire le motivazioni che vi hanno portato a compiere un’azione cosi’ meschina, disumana e irrispettosa nei confronti delle tante vittime del terrorismo palestinese di cui Barghouti e’ stato capoccia di rilievo, quale braccio destro di Arafat, sin dai tempi della prima intifada.

So che la signora Fadwa gira il mondo per chiedere la liberazione del marito e degli altri terroristi palestinesi ed e’ un suo diritto farlo, sarebbe un diritto anche della signora Riina ma forse quest’ultima non ha i soldi di cui abbondano i terroristi palestinesi mantenuti dalle nostre tasse e dai fondi di Banche e Organizzazioni che dovrebbero servire a migliorare la vita dell’uomo della strada palestinese e che invece vengono usati per il terrorismo e per far vivere nel lusso piu’ sfrenato le mogli degli assassini palestinesi.

E’ un diritto della signora Barghouti, dicevo, ma non e’ un dovere vostro, quali rappresentanti della citta’ di Roma, Capitale d’Italia, ricevere la moglie di un pluriassassino.

Marwan Barghouti, Signor Sindaco Marino, e’ stato il capo dei Tanzim, una banda armata, affiliata a Al Fatah, che si e’ macchiata dei piu’ efferati delitti contro civili israeliani, uomini, donne e bambini. Erano Tanzim, al comado di Barghouti, quei figuri che, nel 2001, misero al muro due ragazzi israeliani colpevoli di essere andati a mangiare humus a Tulkarem, gli spararono in testa. Spararono in testa anche a una bambina seduta in una gelateria con la nonna. Hanno commesso crimini tremendi che Marwan Barghouti organizzava e ordinava .

Esiste un motivo, un solo motivo, Signor Sindaco, che vi consenta di ricevere oggi la consorte dell’assassino Barghouti?

Esiste un solo motivo che consenta a Lei e al suo vice di offendere gli Italiani, i cittadini di Roma e la stessa citta’ di Roma?

Signor Sindaco Marino, trovo vergognoso e immorale che in Campidoglio si riceva una donna il cui unico ruolo e’ di essere moglie di un assassino che privò della vita decina di persone innocenti, tutte civili, non soldati.

Credo che lei debba chiedere scusa alle vittime di Barghouti, a Israele, ai romani e agli italiani tutti per aver fatto, oggi, di Roma la Capitale della Vergogna.

Deborah Fait, Israele

Fonte: Informazione Corretta

Quanto a subliminale…

Ecco, questo video mi ha urtato.

Quando è rosso, pericolo, non possiamo fare l’amore.

Perché è chiaro, è escluso che l’amore si faccia per avere figli. La possibilità di gravidanza è un pericolo, segnato con il rosso.

Verde, via libera.

Non potevano fare, che so io, arancione=fertile, blu=non fertile? Persona, per il modo in cui funziona, non potrebbe essere definito, anziché “metodo contraccettivo”, un metodo per il monitoraggio della fertilità? Raddoppierebbero le vendite, verrebbe comprato anche da chi i figli li vuole e la gravidanza la cerca!

Troppo neutrale?

 

 

Quei morti che non fanno notizia

Poiché su Focus on Israel non c’è la possibilità di rebloggare in automatico, lo faccio manualmente, perché secondo me certe notizie devono girare, e la gente si deve rendere conto.

Quei morti che non fanno notizia

di
Emanuel Baroz
18 aprile 2014
Quei morti che non fanno notizia

terrorismo-attentato-baruch-mizrahi-focus-on-israelLo scorso lunedì, vigilia di Pesach, la Pasqua ebraica, un uomo israeliano è stato ucciso da terroristi mentre era in macchina con la moglie incinta e i suoi figli. Baruch Mizrahi, questo era il suo nome, stava andando a festeggiare una delle festività ebraiche più importanti, quella in cui le famiglie si riuniscono a cena per leggere la Hagadà (letteralmente “la narrazione”, cioè il raccontro dell’uscita del popolo ebraico dall’Egitto, luogo in cui erano schiavi) e i bambini sono al centro della situazione perchè il loro compito è di porre domande a cui i gli adulti devono rispondere. Anche la moglie è stata ferita da un altro colpo, così come uno dei figli, mentre gli altri due si sono salvati  per l’intervento di un gruppo di soldati.

La Famiglia Mizrahi, abitante nella Città di Modin e composta dal padre Baruh, 46 anni, dalla moglie Hadas, 38 anni, e dai loro cinque figli, di cui tre femmine dai 15 ai 3 anni e due maschi di 9 e 7 anni, viaggiava nella monovolume bianca di famiglia verso Qiryat Arba, sulla Strada Statale 35 che da Qiryat Gat porta a Hebron, passando per il Passo di Tarqumiyah, quando è stata colpita da alcune raffiche di mitra partite dal bordo della strada. “Ho sentito spari e sibili di pallottole e ho accelerato” -  ha detto la donna – “Mio marito non parlava, era reclinato leggermente, crivellato di colpi, e io continuavo ad accelerare dicendo ai bambini di stare indietro, perché non volevo che lo vedessero cosí.  Ma loro dicevano: “Papà perché non parli? Papà perché non rispondi e non ti muovi?” e l’hanno visto tutti.  Poi, all’improvviso Almog, il mio bambino di 9 anni, mi ha detto con voce molto tranquilla: “Mamma, mi esce sangue dal petto”, ed ho visto che la sua camicia bianca era insanguinata e allora ho accellerato ancor di piú fino a una Jeep di soldati dove mi sono fermata.”

Il piccolo Almog, in effetti, era ferito da una pallottola al petto, così come la madre. Entrambi sono stati portati immediatamente all’ospedale Sha’are Tsedeq di Gerusalemme, dove sono stati operati. Ad Almog è stata estratta una pallottola dal petto e lui ha dichiarato, poco prima di essere dimesso dall’ospedale per andare ai funerali del padre: “Sono proprio stato fortunato che la pallottola non mi abbia colpito al cuore.  Sono proprio stato salvato oggi.  La pallottola si è fermata prima del cuore.  È importante per me che prendano quei terroristi. Io non ho niente da dire a quella gente.  In questa festa sento che sono stato salvato”.

L’attentato terrorista è stato lodato da Hamas e dall’OLP, l’organizzazione a capo dell’Autorità Nazionale Palestinese, quelli per intenderci considerati moderati con cui Israele dovrebbe trattare per trovare un accordo di pace.

Questa terribile storia è vergognosamente passata sotto silenzio in Italia, dove i mass media hanno dedicato alla notizia al massimo lo spazio nelle “brevi”, alcuni come Il Manifesto addirittura definendo la vittima, nata a Tel Aviv e residente a Modin, come un colono, come se questo giustificasse l’attentato. Ancora peggio il modo in cui l’Osservatore Romano ha riportato la notizia, parlando di una “sparatoria” e non di un attentato. Questo è il livello dell’informazione in Italia.

(Grazie a Sergio Hadar Tezza per la collaborazione alla stesura dell’articolo)

Fonte: http://www.focusonisrael.org/2014/04/18/terrorismo-baruch-mizrahi-attentato-palestinese/

Invocare un bimbo

famiglia in foresta

Questa meraviglia l’ho appena letta su fb:

C’è una tribù in Africa, dove la data di nascita di un figlio non viene conteggiato da quando nasce, né da quando è concepito, ma dal giorno in cui il bambino era un pensiero nella mente di sua madre. E quando una donna decide che avrà un bambino, va fuori e si siede sotto un albero, da sola , e ascolta fino a quando può sentire il canto del bambino che vuole venire. E dopo aver sentito la canzone di questo bambino, lei torna da colui che sarà il padre del bambino, e la insegna a lui. E poi, quando fanno l’amore per concepire fisicamente il bambino, per un po’ di tempo cantano la canzone del bambino, come un modo per invitarlo.
E poi, quando la madre è incinta, insegna la canzone del bambino alle levatrici e alle vecchie donne del villaggio, in modo che quando il bambino è nato, le donne anziane e le persone intorno a lei cantino la canzone del bambino per accoglierlo. E poi, come il bambino cresce, agli altri abitanti del villaggio viene insegnata la canzone del bambino. Se il bambino cade, o si fa male al ginocchio, qualcuno lo raccoglie e gli canta il suo canto. O se il bambino fa qualcosa di meraviglioso, o partecipa ai riti della pubertà, allora come un modo per onorare questa persona, la gente del villaggio canta la sua canzone.
Nella tribù africana c’è un’altra occasione su cui gli abitanti del villaggio cantano al bambino. Se in qualsiasi momento durante la sua vita, la persona commette un crimine o un atto sociale aberrante, l’individuo è chiamato al centro del paese e le persone della comunità formano un cerchio intorno a lui o lei e poi gli cantano la sua canzone. La tribù riconosce che la correzione per un comportamento antisociale non è la punizione, ma è l’amore e il ricordo della propria identità. Quando si riconosce la propria canzone, sparisce la voglia o il bisogno di fare cose che possano ferire un altro.
E va così la loro vita. Nel matrimonio, le canzoni sono cantate, insieme. E infine, quando questo bambino è sdraiato sul letto, pronto a morire, tutti gli abitanti del villaggio conoscono il suo canto, e cantano, per l’ultima volta, il canto a quella persona.