Lo sgombero di Piazza Indipendenza

Ho letto oggi questo articolo sui recenti fatti di piazza Indipendenza, cui mi sono sentita di dare questa risposta:

Mi dispiace ma sono totalmente in disaccordo, e la storia sembra essere molto diversa. Naturalmente non è che al comune mortale è dato da verificare tutto personalmente, ma i motivi per cui mi dichiaro in disaccordo sono questi (salvo smentita).

1) Agli occupanti erano state offerte soluzioni alternative che hanno rifiutato (ullalero, non era comoda l’ubicazione, poverini! Sai quanti italiani vanno ad abitare a Culonia perché non possono permettersi altri, magari con ragazzini piccoli e genitori lontano, per cui spesso a fare figli, o a fare altri figli, rinunciano?).

2) Erano in tanti e malintenzionati e i poliziotti erano in forte inferiorità numerica. Pare poi (c’è la registrazione, la trovi in linea), che l’ordine sia stato non di rompere le braccia agli occupanti, ma di portare la pelle a casa e salvare quella dei colleghi che erano lì con loro, “a costo di” rompere un braccio a chi li aggrediva, che se permetti è una cosa molto diversa.
3) Non entro in merito poi della proprietà privata e della ricchezza dei proprietari, perché la polemica che ne uscirebbe sarebbe troppo lunga e ci porterebbe pure off topic.

Io sono dalla parte delle forze dell’ordine, quelle ovviamente che non abusano del loro potere, e per due soldi rischiano la vita per salvare quella di noi cittadini.

E voi che ne pensate?

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Promozione d’ufficio: geniale provocazione

Un docente di matematica, come risposta all’ultima trovata delle promozioni d’ufficio, si è divertito proponendo (parlo di fb…)  un questionario di autocertificazione che sostituirebbe i compiti in classe: io lo trovo geniale, e al suo posto lo proporrei davvero al Ministero della Pubblica Istruzione… anzi no, rischierebbe che venisse accettato, oggiggiorno meglio non suggerirle certe idee!

Questo il modulo, e spanciatevi dal ridere a leggere le risposte proposte!

Lentamente schiavi

E’ di pochi giorni la notizia che oramai la promozione a elementari e medie è legge, e questa mi sembra l’ennesima azione suicida dell’Italia. Veramente è da un po’ che la scuola è diventata un promuovificio, è da un po’ che siamo entrati nella spirale:

si esce dalla scuola sempre più ignoranti

il titolo di studio vale sempre meno

l’università è indispensabile ma di difficile accesso

università e master costano cifre proibitive

si accede al mondo del lavoro sempre più tardi

in pensione non ci si andrà mai

esportiamo i nostri cervelli con i loro sogni e importiamo bassa manovalanza

etc. etc. etc.

Il messaggio che gli italiano ricevono da anni, da decenni probabilmente, purtroppo è: impegnarsi non serve a niente. E’ da tanto che il merito in Italia non premia ma almeno prima un titolo di studio, se pure non garantiva lavoro e successo, testimoniava un grado di preparazione, l’unica arma di difesa che abbiamo contro la prevaricazione e il raggiro, ma adesso siamo caduti nella loro trappola, gli insegnanti più seri a lungo hanno combattuto contro il far andare avanti  d’ufficio le capre che poi hanno infestato posti di lavoro qualificati con gravi ripercussioni sull’utenza, ma sono rimasti inascoltati: oramai va di moda il buonismo, i ragazzi non devono essere traumatizzati, i riconoscimenti vanno dati indipendentemente dall’impegno, indipendentemente dalle capacità, e indipendentemente dalle conseguenze sociali di questo comportamento suicida.

Poi, per completare l’opera, abbiamo anche abolito il servizio militare, rendendo sempre di più il nostro popolo molle, imbelle oltre che ignorante, ergo manovrabile e, perdonate il termine, fottibile.

Non solo, stiamo crescendo anche un popolo senza ideali (forse per questo di individui facilmente reclutabili da movimenti estremisti e sette religiose, che danno loro uno spirito d’appartenenza?), oltre che, complice il virtuale, a volte scarsamente consapevoli della differenza tra realtà e finzione.

E’ vero, ci sono eccezioni, ci sono perle, ci sono giovani che sono il riscatto di questa nostra società, ma sono pochi e con le armi spuntati e le ali tarpate.

Dovessi dare un messaggio ai ragazzi direi: studiate, studiate, studiate, siate preparati, abbiate una mente attiva, coltivate le vostre capacità di fare collegamenti, capire, creare, siate innovativi, siate coraggiosi, non vi vendete (anche se noi, forse, abbiamo venduto voi  😥 ), siate cazzuti diamine, siate la vostra forza e il nostro orgoglio, impegnatevi alla faccia di chi vi illude che potrete ottenere tutto senza sforzo, e vi farà trovare schiavi nel migliore dei casi di chi le maniche se le rimbocca e nella vita si espone, nel peggiore di burattinai senza scrupoli per cui sarete carne da cannone.

 

PS: e ricordate l’esempio delle case abusive crollate di cui hanno detto  “coi soldi si sono messi in regola con le leggi dello stato, ma non con quelle della fisica”, e così è per lo studio: una politica superficiale e buonista può regalarvi un titolo di studio, ma non preparazione e competenza, e io non voglio credere che lo scopo della vostra vita sia di essere mezze calzette, esperte nell’arte di arrangiarsi e inciuciare.

 

Dracarys!

Mi sono avvicinata alla serie per noia (è così che si cade nel vizio 😛 ) e, francamente, l’avrei subito abbandonata. Scene crude di violenza e sesso, scannamenti e bordelli, personaggi grevi, linguaggio greve.

Ho continuato sempre per noia, poi per curiosità, perché chiaramente ogni puntata ti lasciava una questione in sospeso, quindi vedevi la successiva per vedere come andava a finire, e così mi ci sono trovata dentro con tutte le scarpe.

Sto parlando, ma credo qualcuno avrà già capito da titolo, immagine e tag, della serie televisiva “Game of thrones”, “Il trono di spade” in italiano: chi di voi la segue?

Bene, la settima stagione della serie si è conclusa domenica scorsa, lasciandoci praticamente orfani, in quanto la prossima pare che non verrà rilasciata prima del 2019: ora, non vi pare un miracolo che tutti i miei problemi siano passati in secondo piano e “Quando arriva il 2019?” sia diventata la mia preoccupazione principale?  😳

Scherzi a parte, la droga è droga, e a seguire le serie si diventa dipendenti, cambiano i valori di vita e le proprie priorità: per esempio adesso, se mi chiedessero cosa sceglierei tra un eventuale ritorno di Xavier e l’ottava stagione, sapete cosa sceglierei, vero? E, naturalmente, un bel “Dracarys!” per la Pdf!  😆

Figli che amano troppo

Mi è tornata in mente da poco la sua mano screpolata, ma curata quanto poteva, con quell’anellino finto, che guardava e riguardava trasudando gioia, e mi ha ricordato quelle bambine a cui compri quei cartoni coi gioielli delle principesse, quei grossolani pezzi di plastica colorati con la coroncina dorata, e loro l’indossano e si specchiano e si vedono così meravigliose e assumono quell’espressione così felice.

Mia madre è così bambina certe volte che ti commuove, così bambina altre volte che ti fa salire una rabbia incontenibile, perché non può una donna adulta essere così stolta, agire così per impulsi elementari, e fare così tanti danni.

Da anni provo questa rabbia che non mi si placa, però poi ripenso ai sacrifici che ha fatto, tanti, quanto lavoro giorno e notte, quanti pasti saltati per far mangiare noi, quanti vestiti rammendati per far vestire noi, e quei sogni di bambina quasi totalmente infranti, anche se mio padre in qualche modo il suo principe azzurro lo è stato.

Complessi? Probabilmente tanti, esternati con la repressione di chiunque minacciasse la sua flebile luce, una figlia poi non se lo sarebbe mai dovuta permettere.

Ricordo le sue mani che tenevano ferme le mie quando mio padre inferociva, ricordo le sue bugie al pronto soccorso per coprire l’accaduto, ricordo le sue assenze quando avrei avuto bisogno di sentire che c’era e poi ricordo le sue lacrime per ciò davanti a cui era impotente, e che non sto qui a raccontare.

Ogni tanto me lo chiedo cosa sognasse, quale fosse la vita che voleva, quanto ha sofferto quella che ha avuto. Forse non voleva poi tanto, mia madre è sempre stata felice con poco, e ancora rivedo quella mano su cui faceva scivolare quell’anellino fasullo (quello vero l’aveva venduto per bisogno), mirandolo e rimirandolo con gli occhi pieni di felicità.

 

E se pregassi?

In effetti non ho mai – o quasi mai, o mai che io ricordi almeno – pregato per chiedere, ma sempre e unicamente per ringraziare di ciò che avevo e che, diciamocelo, non è neanche poco, però il momento è particolare, e quindi forse pregare per chiedere ci può pure stare.

Anche perché, in alternativa, non so proprio più che fare.

Intanto sto fuggendo dalle persone “piene di buona volontà”, quelle che ti vogliono consolare, che ti fanno notare che il sole splende e gli uccellini cinguettano, che ti dicono che devi volerti più bene e ti forniscono in allegato tutta la lista d’istruzioni per l’uso: come ebbi modo di dire a più persone, la teoria la so tutta.

Come disinnescare questo blocco? Che poi, è fisico o mentale? Ieri, per spiegarmi con una mia amica, le dicevo che mi sento come un ballerino sulla sedia a rotelle, che sente la musica, si sente il movimento invadere ogni sua cellula, vorrebbe disperatamente alzarsi e danzare ma, ahimé, non può. Ci sto dando giù d’integratori, magnesio e potassio, complesso multivitaminico, macché, guardo il mare da lontano e non nuoto, né salgo in barca.

Poi, all’improvviso, mi è venuta un’idea: e se pregassi? Visto mai che comparisse qualcosa all’orizzonte che mi dicesse “Diemme, alzati e cammina!”?

Nel frattempo vi lascio con questa spledida poesia, “Messaggio di tenerezza”, di autore incerto, che ho sempre sentito molto mia (anche se il testo lo ricordavo leggermente diverso da quello trovato in rete e che ho rimaneggiato un po’):

Questa notte ho fatto un sogno:
ho sognato che camminavo
sulla sabbia accompagnato
dal Signore e sullo schermo della
notte erano proiettati tutti
i giorni della mia vita.
Ho guardato indietro e ho visto che
a ogni giorno della mia vita proiettato
nel film apparivano due orme sulla sabbia:
una mia e una del Signore.
Così sono andato avanti, finché
tutti i miei giorni si erano esauriti.
Allora mi sono fermato a guardare indietro,
e ho notato che in certi punti
c’era solo un’orma…
Quei punti coincidevano con
i giorni più difficili della mia vita:
i giorni di maggior angustia, di maggiore
paura e di maggior dolore…
Ho chiesto allora:
“Signore, Tu che avevi detto che
saresti stato con me in tutti i giorni
della mia vita, e io ho accettato
di vivere con te, ma perché
mi hai lasciato solo proprio nei
momenti peggiori della mia vita?”.
E il Signore rispose:
“Figlio mio, Io ti amo e ti ho detto
che sarei stato con te durante tutto
il cammino e che non ti avrei lasciato
solo neanche un attimo,
e infatti non ti ho lasciato:
i giorni in cui tu hai visto solo
un’orma sulla sabbia,
sono stati quelli in cui
ti ho portato in braccio”.

Ecco sì, forse pregare è la soluzione, abbandonarsi un attimo, con la fiducia di essere, per un po’, sostenuti da due braccia solide ❤

: ‘(

 

Cari amici,

purtroppo qualche giorno fa è morta una mia cara amica e, mentre sono riuscita a elaborare altri lutti anche di persone più vicine, per lei non riesco a darmi pace, quindi credo che per un po’ latiterò.