Senza parole

I primi e gli ultimi

Mi è rimasta impressa una frase di mia figlia in risposta a qualcuno in una discussione, in cui sottolineava l’amoralità del fatto che, se i primi sgomitavano per essere sempre più primi, gli ultimi di conseguenza sarebbero diventati sempre più ultimi, più esclusi e più reietti.

Il problema non è così facile come potrebbe pensare, perché sarebbe tanto facile dire che nessuno deve rimanere indietro, ma poiché non siamo tutti uguali, e poché oggettivamente non tutti abbiamo le stesse capacità nei vari campi, questa millantata uguaglianza che vorrebbe tutti uguali non è possibile raggiungerla se non tarpando le ali ai migliori affinché tutti razzolino a terra e nessuno sia più su di un altro.

Ecco, la mia domanda è: cui prodest? A chi giova? Quando non avremo più un abile chiururgo, un letterato eccellente, un architetto capace, ma anche un cuoco, un sarto o un muratore, perché nessuno deve rimanere indietro e quindi tutti devono assestarsi al livello dei più incompetenti, incapaci e mediocri, come avremo ridotto la società? Come avremo ridotto la nostra vita, la nostra salute, la nostra quotidianità, la nostra possibilità di miglioramento e di progresso?

Una politica illuminata (che i partiti che in nome dell’uguaglianza promuovono la massificazione e la perdita di identità decisamente non hanno) dovrebbe tendere a facilitare la crescita e il progresso di chi ha le capacità di andare avanti, e del cui talento tutta la società usufruirà, e nel contempo promuovere delle politiche di inclusione per far modo che chi resta indietro possa comunque in qualche modo trovare una propria strada e procedere.

Credo che sia capitato a tutti di vedere persone riuscire davvero male in qualche campo, tanto da sembrare con seri problemi intellettivi, e poi averli visti sufficientemente realizzati o addirittura sfondare in altri campi: io personalmente credo che ognuno abbia un proprio talento, una missione nella vita che è capace di portare avanti più di altri, ma se anche così non fosse, vi pare che affossare i talenti sia la soluzione?

Io credo che si debba cambiare totalmente prospettiva: mettiamo caso che una persona scopra una cura contro il cancro, non sarà forse l’umanità intera a beneficiarne? Ecco la chiave di lettura, noi siamo parte di un’umanità, siamo una squadra, e l’importante è che qualcuno ce la faccia, l’importante è che certe scoperte vengano fatte, certe invenzioni realizzate, ed è nel nostro interesse supportare chi può farcela, perché alla fine il traguardo sarà un traguardo raggiunto da tutta l’umanità.

Sempre nella stessa ottica di “se io stessi al governo”, i più bravi, i più sgobboni, quelli con più talento, che più si rimboccano le maniche, che più hanno acume, quelli li individuerei e sponsorizzerei (non li farei fuggire all’estero…). Per gli altri, ogni sostegno, ogni aiuto possibile, ogni apertura di possibilità alternativa che, badate bene, probabilmente sarà pure pagato/reso possibile dai bravi di cui sopra, non dimentichiamocelo!

E poi, consideriamo anche che, spesso e volentieri, non sono le capacità che mancano, ma la voglia, e voi sapete quanto io abbia diciamo in antipatia, tanto per usare un eufemismo, i parassiti di ogni tipo. Tanto per usare un esempio fatto giusto a mia figlia in questa occasione, un conto è che l’autobus si fermi per aspettare che l’anziano col bastone lo raggiunga (e che il mondo impari a non lasciare iindietro chi ha il passo più lento, che il mondo impari il rispetto per l’anziano e a rimodulare le proprie priorità), un conto è che si fermi per aspettare il tizio/la tizia che passeggiano più o meno sculettando mentre parlano amenamente al telefonino: cocco/a, il mondo non sta al tuo servizio e non si ferma per aspettare i tuoi comodi!

Noi non amiamo i circoli esclusivi, ci piacciono quelli inclusivi, ci piace la solidarietà, la fratellanza, etc. etc. etc., ma non ci piacciono neanche i carrozzoni di gente che vive a bilancino, che intende vivere a carico del prossimo perché lavorare stanca e vai avanti tu che mi vien da ridere.

Sono stata una prima della classe che non ha mai fatto copiare? Ebbene sì, lo sono stata, e vi confesso che, tornando indietro, farei esattamente la stessa cosa. Sono stata una persona preparata che ha sempre aiutato gli altri a superare le proprie lacune e che ha messo a disposizione il proprio tempo e il proprio impegno per aiutare gli altri ad andare avanti? Sì, lo sono stata, e ho sempre continuato a esserlo.

Tutti conosciamo la massima “Se dai un pesce a un uomo lo sfami oggi, se gli insegni a pescare (*) l’avrai sfamato tutta la vita” e io ho sempre insegnato a pescare, ma il mio pesce, pescato con fatica mentre tu te ne stavi in panciolle dondolandoti al sole, se permetti non te lo do: ripeto, gli scanzafatiche/parassiti/lavativi/fancazzisti io proprio non li mando giù!

(*) magari un primo pesce sì, si dovrà pure rimettere in forze per poter iniziare a pescare!  😉

Un uomo

Tanti anni di solitudine, tanti.

Più che di solitudine dovrei dire di singletudine, perché la solitudine non l’ho sofferta, tutt’altro, ho sofferto di più la mancanza di spazi privati, di tempo per me, del mio giardino segreto.

Non ho sofferto la solitudine perché comunque ho mia figlia che mi riempie la vita, perché ho mille impegni, ho tanti amici, e in più sono una lettrice accanita e i libri non ti lasciano mai solo.

E poi, diciamocelo, forse in fondo sono anche una solitaria, una che per i fatti suoi non solo ci sta benissimo, ma ha proprio il bisogno fisico di starci ma…

ma…

il troppo storpia.

In questi anni, di fronte ai quali la gente, morbosa, si poneva una sola domanda, solo una mia amica ha posto la domanda più sensata, quella azzeccata, che è andata dritta al punto: “Ma tu non hai nessuno che ti supporti? Nessuno che condivida con te una responsabilità, un problema, che ti dica: ‘Non ti preoccupare, ci sono io!’ ?”.

No, non ce l’ho. Probabilmente non ce l’ho mai avuto, neanche da bambina, salvo rarissime eccezioni in periodi tragicamente circoscritti.

Non l’ho avuto e mi manca, mi manca tanto. Ecco, così ve l’ho detto.

Fino a qualche mese fa, anche se ne soffrivo, la presenza stalkerante ed energivora di Attila mi svuotava anche del tempo per pensare e comunque di ogni energia vitale per pensare pure di fare un giro di palazzo, ma ora che finalmente non lo incrocio più e sono tornata alla normalità devo dire che questa normalità ha riportato alla luce la mancanza di una condivisione, di una progettualità comune, di qualcuno con cui poter dire “Perché non facciamo questo?”, che sia l’organizzare una vacanza o la ristrutturazione di un ambiente, l’acquisto di un mobiletto o anche semplicemente la spesa per decidere cosa fare per cena.

Sento come un buco nel cuore, che neanche fa male per la verità ma, come dire, non ci dovrebbe stare, è come se ci passasse il vento, una vita non protetta dagli spifferi, non protetta da nulla a dirla tutta.

Ho passato quest’ultima battaglia, del lavoro, e pare che le cose stiano andando per il verso giusto, ma certamente me la sono smazzata tutta da sola.

Mi ricordo una mia amica, nella stessa situazione, cui il marito diceva “Non ti preoccupare, in qualche modo faremo, mi prenderò un secondo lavoro, un terzo, magari smetterò di fumare e mi muoverò coi mezzi pubblici, vedrai che ce la faremo”.

A me non l’ha detto nessuno.

Probabilmente ce l’ho fatta, probabilmente. E mi sono buttata su una poltrona, con gli occhi gonfi di lacrime, per allentare la tensione.

Sono giorni che chiedo a mia figlia di andare a mangiare fuori, ma lei ha altri orari e altre esigenze.

E non mi va di andarci con gli amici, non è il momento, non è lo stato d’animo adatto.

Vorrei andarci con le persone coinvolte in questa storia, quelle con cui l’ho vissuta e sofferta.

E allora mi guardo allo specchio, mi asciugo un’ultima lacrima, e poi vado a dormire.

In politica, ovvero l’Italia che vorrei #3

Mentre l’attuale governo continua a sparare, diciamo così, fantasiose soluzioni alla crisi che vanno dalle tasse sulle merendine ai ricchi premi e cotillon per l’utilizzo dei pagamenti elettronici, ci ritroviamo in un’Italia sempre più malmessa e sempre per i soliti problemi.

Un video pubblicato su fb giorni fa ricordava della profonda cultura dei politici della ricostruzione mentre ora, ed è la cosa che più mi fa soffrire, è stata sdoganata l’ignoranza. Oggi, senza un piano preciso, va al governo gente inesperta, che improvvisa soluzioni poco strategiche e spesso dannose, spesso in preda a deliri giovanili di salvataggio del mondo, e il popolo sotto a subire sempre più danni.

Come tentano poi di riparare a questi danni? Ma aumentando le tasse e diminuendo i servizi ovviamente, una formula – fallimentare – vecchia quanto il mondo, che finisce col demonizzare gli innocenti e criminalizzare gli onesti, colpevoli di non riuscire a produrre al ritmo in cui i nostri governanti sprecano.

Il movimento 5 stelle, che ha rappresentato il sogno del riscatto per quelli che non ne potevano più del sistema, ci ha messo un niente a diventare parte del sistema che si era impegnato combattere, e ad usare quel mandato, conferito dai cittadini per scalzare la casta, per rafforzarla e sostenerla.

Oramai tutta la gente della mia generazione, con figli diplomati e laureati, racconta di come siano dovuti emigrare per trovare una sistemazione, mentre da noi si respira sempre più aria di incoscienza nelle alte sfere e Medioevo nelle basse.

La sanità pubblica, un tempo fiore all’occhiello dell’Italia, è sempre meno fruibile, si tampona con attività intramoenia e assicurazioni private, – di fatto spostandoci sempre più verso l’assistenza privata – e la vita è sempre più dura per chi è costretto a pagare anche l’aria che respira per cui, alla fine, cerca di non respirare.

Io insisto che i due pilastri da iniziare a risollevare sono istruzione e sanità, oltre alla sensibilizzazione di una popolazione che deve acquisire una coscienza civile e non deve più rendersi complice di accaparramenti e intrallazzi (che, dispiace dirlo, ma pare che l’abbiamo nel DNA, dall’accaparramento dei medicinali anche inutili alle mancate fatture e ai falsi CID, etc. etc. etc.).

Quello che ho notato è che in Italia è diffusissimo l’uso di “far risultare che”, anche se spesso si tratta semplicemente di legittima difesa per riuscire a sopravvivere, ma proprio per questo motivo l’Italia ha sfornato leggi e norme contortissime per stanare i simulatori che finiscono per colpire chi, invece, in una certa situazione ci si trova davvero.

Ma torniamo a bomba.

Una signora, a quanto ho capito piuttosto facoltosa, di fronte ai cassonetti traboccanti rifiuti si lamentava dei criteri di calcolo delle tasse per la nettezza urbana, che si basano sulla metratura della casa anziché sul numero degli inquilini.

“E’ una patrimoniale nascosta”, denunciava lei, e certo che sì, perché una persona sola alla fine non produce più rifiuti se sta in un’abitazione di 200 mq piuttosto che di 50, e certamente le quattro o cinque persone che spesso abitano in un appartamento di 50 mq (ma spesso, se sono extracomunitari, si stipano anche in più persone) ne producono di più.

Allo stesso modo è una patrimoniale nascosta il calcolo dell’ISEE per cui, a parità di reddito, i risparmiatori hanno meno esenzioni rispetto agli sperperatori, e continuano a pagare tutto di più e di più a fronte di un capitale posseduto già al netto di tasse, e se non è patrimoniale questa…

La scuola pubblica ancora resiste, ma a quali condizioni? E anche lì, poveri disgraziati pagano la mensa e gente che arriva davanti alla scuola con macchinone e cellulare ultimo modello per sé e per il figlio invece gode dell’esenzione.

Io credo che oramai la fame e sete di giustizia tra la gente onesta, che paga le tasse senza averne ritorno, sia quasi ai massimi storici. Credo che la gente onesta sia stufa di uno stato assistenzialista e garantista che fa di Abele la vittima d’elezione.

Abbiamo bisogno del ripristino della legalità, abbiamo bisogno che venga ribadito il diritto alla legittima difesa, abbiamo bisogno di meno condoni e più giustizia, abbiamo bisogno che I SOLDI DEI CONTRIBUENTI VENGANO USATI PER I CONTRIBUENTI, e sicuramente il mio motto sarebbe: “Assistenza sì, assistenzialismo no”.

Tornando a bomba, vorrei una scuola più selettiva, che non permetta ai lavativi di risucchiare energie alla pubblica istruzione e nel contempo non costringa gli studenti più dotati ad abbandonare per bisogno economico: scuola primaria obbligatoria per tutti, scuola secondaria offerta a tutti, ma a tutti quelli che intendano usufruirne a pieno titolo. Il numero chiuso all’università andrebbe assolutamente abolito, e se non fosse possibile per mancanza di risorse abolirlo subito, sicuramente andrebbero cambiati i criteri di ammissione, che si dovrebbero basare su tutta la carriera scolastica dello studente e non su un test a crocette modello “o la va o la spacca”.

Nella sanità andrebbero individuati tutti gli sprechi (qualcuno mi parlò una volta di forniture finite in magazzino ancora imballate, e mai utilizzate da alcuno), ma senza tagli assurdi che penalizzano chi è davvero malato e ha bisogno di assistenza (qui il discorso è lungo, ma pare che i calcoli dei giorni previsti di degenza per singola patologia/intervento chirurgico presentino delle falle su cui lavorare, tipo la situazione pregressa del paziente che potrebbe, a fronte di un medesimo intervento, avere bisogno di più assistenza e di più giorni di osservazione).

Aggiungo, farei dell’abbattimento delle barriere architettoniche una battaglia personale.

Continuo comunque a pensare che per risollevare l’Italia ci sia bisogno dell’intervento di tutti gli italiani, di una presa di coscienza collettiva e di un controllo capillare, perché si deve prendere coscienza che il vicino che non paga le tasse non sta rubando a un ipotetico e incorporeo stato, ma sta rubando a te e alla gente come te, sta togliendo un’aula a una scuola, una borsa di studio a uno specializzando, una valvola cardiaca a un cardiopatico, un’analisi specialistica a un malato, etc. etc. etc.

Chi evade le tasse uccide. Chi permette che venga fatto, chi fa spreco di denaro pubblico, pure, ma anche chi strangola le aziende obbligandole o all’evasione o al fallimento.

Sempre con la raccomandazione di non prendersela col barista che si  è permesso di regalare una caramella a un bambino senza battere lo scontrino.

L’inquietante governo giallorosso

Non sono mai stata iscritta a nessun partito, voglio essere libera di votare ora e destra, ora sinistra e ora al centro, a seconda di quanto ritengo più giusto e utile per il mio Paese, voglio poter contestare quello con cui non concordo anche del partito che ho votato, etc. etc. etc.

Voglio poter conservare il libero pensiero e il libero arbitrio senza condizionamenti di sorta ma… ma… questo governo mi fa paura, mi ripugna, e mi fa venire una gran voglia di andare di corsa a farmi la tessera della Lega.

Chi è Salvini? Forse è vero che non lo so. Come la pensa *davvero* Salvini? Può darsi che non lo sappia, ma certo al momento mi trovo a concordare quasi totalmente con quello che dice ma, soprattutto, a non concordare in nessun modo con il comportamento dei suoi avversari politici.

Ora si sta parlando di patrimoniale, di tasse sui prelievi bancomat, ma ricordate il prelievo arbitrario e forzoso sui cc, oltretutto neanche calcolato su una media, ma a secco, di modo che persone che avevano depositato sul conto magari i soldi ricevuti per il mutuo si sono trovate a piangere di brutto? E l’articolo 18 che l’ha abolito? E il bail-in chi l’ha introdotto? E l’ISEE, non autorizza già di per sé una patrimoniale, visto che se hai due risparmi continui a pagare tutto di più, perché sempre gli stessi risparmi, provenienti da un reddito già stratassato, continuano ad essere riconsiderati ogni anno, e ogni anni tu paghi qualsiasi cosa di più a fronte sempre degli stessi depositi, già considerati a valutati l’anno prima e prima ancora, e già al netto di onerose tasse?

Al governo da tempo non abbiamo più statisti, non abbiamo più economisti, ma universitari falliti o addirittura gente con la terza media che fa il ministro persino della pubblica istruzione, non sapendo neanche di quale realtà va a parlare e su quale realtà va a legiferare.

E’ stata sdoganata l’ignoranza, ma soprattutto è stata consolidata la precarietà del governo: oggi si gioca a fare i ministri, senza arte né parte si viene incaricati, si fa la leggina che corrisponde alla propria più o meno discutibile idea e poi il governo cade, e si lascia il popolo a raccogliere i cocci di scelte scriteriate, così nel piccolo così nel grande.

Il popolo non si ribella, non vuole un medico alla sanità, non vuole all’Istruzione uno che l’Istruzione sappia cosa sia, etc. etc. etc.

Si ragiona, e purtoppo si agisce, per slogan, sì o no all’immigrazione, anche se pure i sassi sanno che i migranti non sono né il problema né la soluzione. Il problema è la pessima amministrazione della cosa pubblica e del denaro pubblico, che davvero a volte verrebbe voglia di pensare che basterebbe una casalinga oculata per risolvere le cose meglio di questi.

Ma davvero l’ultima novità è l’invito a non denunciare i crimini dei migranti? Io credo che si alimenterebbe molto meno il razzismo se il popolo sapesse che, semplicemente, i criminali vengono perseguiti e pagano il loro conto alla giustizia, se sapessero che lo Stato offre assistenza ma non assistenzialismo, soccorso ma non mantenimento a sbafo, etc. etc. etc.

Io penso che saremmo una nazione migliore se venisse premiato il merito e non gli appoggi e le conoscenze, se questa fosse una nazione che premia l’eccellenza e non la mediocrità, se gli sforzi fatti dal singolo cittadino, che siano di studio o di lavoro, non venissero vanificati da uno Stato cieco e stolto.

Di certo non mi identifico con la frangia della Lega ottusa, ignorante e razzista, ma vedo che questo “frangia” è corredo praticamente di tutte le formazioni politiche.

Francamente, non vedo l’ora che arrivino le elezioni, anche se, poiché masochista non sono, spero che questi che stanno al governo ora lavorino bene e mi facciano ricredere, ma permettetemi di confidare ben poco in questa mia speranza.

Transizione

Cari amici, scusate il lungo silenzio, ma sto in un momento di transizione davvero impegnativo che richiede tanta concentrazione. Mi devo tenere forte per lo scossone che sta per arrivare, preannunciato da tempo, ma quando arriva il momento non puoi più far finta di niente, anche se tutti stiamo andando avanti come se nulla fosse.

Spero di tornare a breve su questi schermi, un abbraccio a tutti!

L’Italia al collasso

Riporto qua un mio intervento perché, mischiato tra i vari commenti, magari perde di visiblità, e invece ci tengo alla vostra opinione.

Si discuteva su questo articolo: https://www.linkiesta.it/it/article/2019/08/06/eurostat-italia-euroscettici/43133/ (consiglio di leggerlo prima di continuare) e questa è stata la mia risposta.

[…]hai toccato una nota davvero dolente ma, purtroppo, con tutto questo Salvini non c’entra.

Dico “purtroppo” perché, se fosse colpa sua, sarebbe facile risolvere: si rimuove Salvini, ce se ne mette un altro, e il gioco è fatto, l’Italia torna ad essere una nazione prospera e felice. E invece no. Purtroppo il problema drammatico dell’Italia secondo me sono proprio gli italiani e, credimi, mi pesa dirlo, soprattutto a un non italiano, perché qua si dice che i panni sporchi si lavano in famiglia, mentre mia nonna diceva, ribadendo nonostante tutto l’affetto per la propria famiglia o comunque per la gente di cui parlava, “ne voglio mal dire ma non ne voglio mal sentire”.

Non parlo degli italiani in genere, parlo di quelli dalla generazione successiva a quella della guerra in poi. Nel dopoguerra l’Italia distrutta è stata ricostruita dalle fondamenta, i nostri nonni sono state persone capaci, che si sono rimboccate le maniche e hanno lavorato sodo, ma poi, con il benessere, con il boom economico, sono stati generati troppi individui allergici al lavoro, gente molto cosciente dei propri diritti e molto meno dei propri doveri. Siamo diventati il paese degli spaghetti e mandolino, il paese dei furbetti, il paese della superficialità e dell’inciucio, il paese dell’impunità. Poi, piano piano, siamo diventati il paese dell’ingiustizia, quello con leggi che, col garantismo, proteggevano i criminali e penalizzavano la gente onesta. Siamo diventati il Paese dei raccomandati, e questo ci ha portato ad abbassare il livello di produttività, abbiamo rinunciato all’eccellenza, è andato tutto sempre di più in mano a gente mediocre, inefficiente, incapace, e pure spesso lavativa. Siamo il paese dell’imbroglio, del “si fa risultare che” del cittadino cui il governo – oramai in guerra con lui – ha sempre contrapposto un “e io non ti credo”, rendendo davvero difficile la vita della gente onesta. “Siamo un paese senza speranza” è una frase che diciamo da prima di Salvini, il quale ha solo ricevuto un’eredità pessima, un paese ingovernabile, in cui oramai ogni governo fa più danni del precedente. Siamo la nazione della mafia che prospera e dei magistrati che vengono uccisi, di padri di famiglia che si suicidano e di parassiti che prosperano. Una volta ebbi una lunga conversazione con un gradevolissimo signore sull’autobus il quale mi diceva che stava consigliando i figli di andare all’estero e io mi ero davvero stupita, sia perché mi fa effetto un genitore che invita i figli ad allontanarsi, sia perché, e gliel’ho detto, qualcuno per cambiare questo paese e mandarlo avanti ci dovrà pur restare! Mi rispose “E che devono restare qui a fare gli eroi? Devono sacrificare la loro vita oltretutto del tutto inutilmente perché tanto non cambia niente? No grazie, sono bastato io, è bastata la mia di vita sprecata, che i miei figli si salvino”.

Ne parlavo ieri con una mia amica, l’Italia è una nazione stupenda e piena di risorse, non c’è una grazia che non abbia ricevuto, coste, clima, mare, montagna, storia, monumenti, opere d’arte, industrie anche pioniere… abbiamo mandato tutto in malora, ci siamo venduti tutto e sai perché? Perché non abbiamo coscienza civica, perché non abbiamo il senso della responsabilità sociale, perché per noi lo stato non è la nostra casa alla cui crescita e prosperità contribuire, ma un limone da spremere (e noi per lui…), chi non paga le tasse viene considerato furbo e comunque fortunato a poterlo fare, mentre uno stato civile dovrebbe considerarlo un parassita. Ci è stata tolta la cassa integrazione perché la gente se ne approfittava, una volta entrata sotto quello scudo se ne guardava bene dal trovarsi un altro lavoro. Delle nazioni che ho visto, poche per la verità, l’Italia è l’unica la cui gente in grado di lavorare e con la possibilità di farlo non si vergogna di vivere di sussidi. Certo, mica siamo tutti così, altrimenti da quel dì che la nazione avrebbe fatto bancarotta, ma quei pochi sulle cui spalle si poggiano in molti non ce la fanno più, sono allo stremo delle forze e stanno soccombendo. Tutto questo da molto prima di Salvini e al di là di Salvini. Certo, gli stranieri sono arrivati nel momento opportuno, sono arrivati giusti giusti quando serviva un capro espiatorio, un bersaglio su cui dirigere il malessere, un agnello sacrificale che si caricasse delle colpe di decenni di malgoverno, furti, evasioni, “distrazioni” di denaro pubblico, sprechi, etc. etc. etc. Ma gli italiani per troppo tempo hanno cercato senza vergogna una raccomandazione, per troppo tempo senza vergogna hanno cercato di scavalcare i più bravi, e l’hanno fatto, ma se poi tu il medico che ti avrebbe salvato la vita l’hai costretto o a emigrare o ad andare al McDonald a fare i panini, non ti lamentare se poi sul tavolo operatorio ti ritrovi operato da un medico mediocre raccomandato che ti fa danni o ti manda al Creatore. Molti italiani onesti hanno definito la propria nazione “un paese senza speranza”, e con grande rammarico, perché siamo italiani e qui ci vorremmo restare, ma pure non volendo non è così facile emigrare, e tu ne sai qualcosa.

Tutto questo per dirti che quello che ho letto in quell’articolo lo so benissimo, e lo vedono gli italiani, altroché se lo vedono, ma in pochi si fanno un serio esame di coscienza.

Scipione l’Africano si allontanò dall’ingrata Roma dicendo “Addio ingrata Patria, non avrai le mie ossa” e io, te lo giuro, avrei tanta voglia di fare la stessa cosa, ma molto difficilmente potrò. Tutta questa filippica per dirti che, oggi, dare la colpa a Salvini è ingiusto quanto darla agli immigrati: i mali sono antichi, e le colpe sono molto, ma molto, ma molto diffuse.