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Stresa, quella strage deliberata

Ho veramente poca voglia di scrivere, soprattutto su una questione come questa, una tragedia che ha posto fine DELIBERATAMENTE alla vita di 14 persone (e benedette misure anticovid, altrimenti sarebbero state molte di più!)

Ho poca voglia di scrivere sulla rapacità umana, a que “sorvolare” sulle misure di sicurezza “tanto che vuoi che succeda”, a noi non basta la tragedia del Vajont, e non basterà Stresa.

Ricordo un’altra tragedia, di cui mi sfuggono i riferimenti in questo momento, un aereo fatto ripartire senza manutenzione, rappecettato con mezzi di fortuna: il pilota non voleva partire, l’hanno obbligato, il pilota e tutti i passeggeri sono morti, chi ha deciso quella partenza è vivo e vegeto.

Oggi una mia conoscente ha scritto un pezzo drammatico sul piccolo Eitan e il valore della vita, io non ho neanche finito di leggerlo, non ho voglia di scrivere, e non ho voglia di leggere.

Mi sento disarmata di fronte alla pochezza umana, all’incoscienza, alla cupidigia infinita e dissennata, a un’insana rapacità senza morale, e a queste pene previste davvero esigue rispetto alla colpa: hanno ucciso 14 persone, le hanno uccise deliberatamente. E’ come quando uno si mette alla guida ubriaco o drogato, non è un incidente se succede qualcosa, è un miracolo se non succede, e qui è la stessa cosa, una strage deliberatamente provocata.

Ora mi chiedo perché chi uccide una persona si becca 30 anni e chi ne uccide quattordici al massimo 10? Come si può ritenere che chi preme il grilletto uccide intenzionalmente e chi invece blocca due freni di sicurezza di una funivia no?

Non voglio scrivere su questi assassini, voglio solo guardare, con lo sguardo vuoto, il nulla davanti a me chiedendomi perché.

Negazionista=assassino

Per la prima volta da quando è iniziata questa emergenza Covid mi sono trovata a piangere sommessamente calde lacrime, appresso a una dottoressa, stremata dalla fatica, che raccontava il blitz di negazionisti nell’ospedale.

Forse non era la prima volta che mi veniva il groppo in gola per la situazione Covid, la prima è stata a marzo, in ufficio, quando un collega mi raccontava di un conoscente andato a Milano per un intervento di routine, che aveva contratto il Covid e stava morendo là, solo come un cane, con la famiglia qua bloccata e disperata.

Abbiamo affrontato la situazione con misure drastiche, e ce l’avevamo praticamente fatta, sia pure a un prezzo elevatissimo: famiglie in ginocchio, negozi prossimi al fallimento, situazioni veramente terribili, ma i contagi a un certo punto, finalmente, avevano iniziato a calare in maniera significativa e costante.

Ce l’avevamo quasi fatta ma… la gatta presciolosa fece i gattini ciechi, e credo che tutte le persone con un minimo di buon senso abbiano pensato che il “tanaliberatutti” sia stato dato troppo frettolosamente: incoscienza, pressioni economiche? Queste ultime sicuramente, ma potevano essere gestite, con un cordone sanitario in entrata e in uscita, e soprattutto con un comportamento responsabile da parte di tutti i cittadini e questo, ahimé, è quello che è drammaticamente mancato.

Per mia esperienza personale devo dire che queste persone, assolutamente incoscienti e prive di rispetto per il prossimo, sono difficilissime da evitare, ti piombano addosso con la loro sicumera, magari con un sorriso aperto, raccontandoti – e quindi tante chiacchiere con tanto di sputazza – come il Covid non esista, e sia tutta una montatura politica.

Sull’altro fronte i medici, che da mesi lottano DA SOLI in questa situazione, che al massimo abbiamo ricambiato con una cantatina in balcone, senza davvero impegnarci a far sì che il loro carico fosse più sostenibile, senza impegnarci davvero affinché il loro sovrumano sacrificio non sia/sia stato inutile.

Ore in ospedale bardati, senza poter bere, senza urinare, perché bardarsi e sbardarsi non è così immediato, né senza rischi, senza respirare per le ore e ore di bardamento, ed ecco che negli ospedali irrompono i “negazionisti”, per dimostrare che non è vero niente. Sì, negazionisti è il termine esatto, non negano il virus, negano la sofferenza umana, negano le morti, negano l’abnegazione di chi lotta in prima linea per salvarci.

Ma questi negazionisti hanno un’arma in più, perché possono ancora incidere sulla realtà, non stanno negando il passato, stanno negando il presente, e la loro influenza e il loro comportamento amplificano i contagi e moltiplicano i morti. Loro non si limitano a negare l’esistenza del virus, stanno svilendo il lavoro dei medici, il dramma degli ospedali, e stanno provocando l’aumento della spirale dei contagi: i negazionisti sono assassini, e non ritengo il termine eccessivo.

#unacantatinainmenounamascherinainpiù

Noi e il Covid

Foto dal web

“Anno bisesto anno funesto”: un modo di dire o ha un suo perché?

Senz’altro questo 2020 si è manifestato subito come un anno difficile, il Covid ci ha preso alla sprovvista, sembrava tanto lontano, nella remota Cina, e invece in men che non si dica è approdato presso i nostri lidi.

Prima sembrava solo cinese, poi solo italiano ma limitato alla Lombardia, ma in brevissimo tempo è diventato pandemia. I nodi dei tagli alla Sanità sono venuti repentinamente al pettine e centinaia di vite di medici e personale sanitario sono stati sacrificate sull’altare di tutti i malgoverni passati e presenti, che mai perdonerò (so che riusciranno tranquillamente a vivere anche senza il mio perdono, ma tant’è).

Le nostre vite sono cambiate, ma avremmo potuto davvero trasformare questo momento di crisi in opportunità. Per me lo è stata, con lo smart working recupero circa quattro ore di vita ogni giorno, e scusate se è poco, mia figlia con me in casa è rinata, ha accelerato i suoi studi, è più collaborativa, e io stessa ho ripreso a studiare. Molte aziende, artigiani e professionisti hanno inventato un nuovo modo di lavorare – tra fabbriche riconvertite e consegne praticamente di tutto a domicilio -, ma moltissimi, troppi, hanno accusato un colpo terribile e sono stati messi in ginocchio.

Tutti questi sacrifici avrebbero dovuto farci capire tante cose, e invece nulla, è bastato un – secondo me precoce – tana libera tutti perché troppa gente diventasse immediatamente dimentica del rischio (perlopiù negandolo, non so se per esorcizzarlo o perché sono geneticamente idioti), e si riversasse ovunque, strade, pub, ristoranti, stadi, feste pubbliche e private, per non parlare delle discoteche, e rieccoci di nuovo in piena crisi, forse prossimi a un altro lockdown che rischia di essere esiziale per la nostra economia.

Le scuole avrebbero potuto riaprire non dico in sicurezza, ma almeno in una condizione di accettabile tranquillità, e invece niente, aprono e richiudono, regole e decisioni che impazzano, tutti annaspano o pontificano, o entrambe le cose, danno indicazioni per lo più regolarmente disattese (avete sentito della scuola di Napoli in cui il bidello misurava la temperatura degli studenti con la mano sulla fronte? Anzi che non lo faceva col bacetto!).

E voi, che ne pensate di questa situazione? Come l’avete vissuta all’inizio e come la state vivendo adesso? Ma soprattutto, che prevedete?

Sui ragazzi nella grotta in Thailandia

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Thailandia-ecco-il-momento-in-cui-i-soccorritori-hanno-raggiunto-i-ragazzi-intrappolati-nella-grotta-60f54cc8-d1c5-42d2-8c96-e14cc8e147de.html

Scrivo di getto, sono quasi le nove del mattino e vorrei che fossero già le quattro del pomeriggio quando i ragazzi inizieranno a uscire.

Un’imprudenza del loro allenatore, che li fa entrare in escursione dove è proibito entrare proprio per pericolo allagamenti, e troppo tardi realizzano che quelle prescrizioni avevano un senso. Si sentono tanto spavaldi quelli che aggirano i divieti, non si rendono conto che non sono cartelli messi per completare il panorama, ma per salvare le loro vite.

Tanti si tuffano in mare quando c’è bandiera rossa, si sentono tanto coraggiosi, e invece sono solo incoscienti. Troppo spesso muoiono, ma a parte i pianti di quelle povere madri e di tutti gli affetti che lasciano, sarei persino cinicamente portata a dire “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”.

Il fatto è che a volte questi incoscienti si portano altra gente dietro, sono persone che hanno la responsabilità di altre vite umane, e se ne infischiano altamente. Si mettono alla guida ubriachi, con il loro carico di vite umane in macchina, oppure passano per strade pericolose nonostante i divieti (vedi Beppe Grillo, tre morti sulla coscienza mentre lui vivo e vegeto se la spassa), persino in Israele, dove generalmente il senso di responsabilita per le vite affidate è grandissimo, qualcuno compie un errore e porta nove ragazzi a morire per un’inondazione. Ora in Thailandia questo allenatore che porta la sua squadra – 12 ragazzi – a visitare delle grotte il cui ingresso, in questo periodo di piogge, è interdetto per rischio inondazioni.

E l’inondazione, fatalmente, arriva.

Stavolta però pare avvenire il miracolo, nonostante i tanti giorni trascorsi i ragazzi vengono ritrovati in una grotta che si è salvata dall’allagamento, deperiti ma incolumi. Le operazioni di salvataggio però non possono iniziare per tanti motivi, primo tra tutti proprio il deperimento dei ragazzi e del loro allenatore. Inizia una spola di sommozzatori che portano cibo ed ossigeno, coperte e quanto necessario perché recuperino un po’ di forze. Uno dei sommozzatori muore, e quindi l’incoscienza dell’allenatore ha già causato la prima vittima. Per salvare gli altri è’ una lotta contro il tempo, anche quello atmosferico, finché oggi scatta il via, “ora o mai più”. I ragazzi hanno recuperato forze, il livello dell’acqua è al minimo, ma soprattutto le condizioni meteo tra un po’ ripeggioreranno, e quindi davvero, adesso o mai più.

Update. Le immagini del ritrovamento:

http://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2018/07/02/thailandia-le-prime-immagini-dei-dispersi_337284cb-2948-4da9-80fc-c04e975e1c44.html