Dimenticare non si può

Ieri ho sentito per la prima volta questa canzone, e mi sono ritrovata a piangere. Oggi la sono andata a ricercare e l’ho riascoltata, e ho pianto di nuovo. Chi conosce la mia storia – la sua storia – ascoltandola ne potrà facilmente capire il motivo.

Xavier mi chiedeva come avessi fatto a perdonarlo, e soprattutto mi chiedono perché ho potuto perdonare mio padre (perdonato sì, ma le ferite rimangono) e con mia madre invece non ce l’ho fatta..

La risposta è semplice: mio padre ci adorava, il suo amore era enorme e tangibile. Poi era un iracondo, lacerato dalla vita e disperato, che si lasciava andare a scatti d’ira feroce. Poi sicuramente ci sarà stato pure il fatto culturale, all’epoca i nostri genitori non erano psicologi, e per loro spesso “educare” era sinonimo di “domare”, “piegare”, a qualsiasi costo, senza capire che un individuo spezzato non sarebbe mai stato un adulto in pace con la vita.

Mia madre invece tutto querllo che faceva lo faceva a freddo, e fredda era nei suoi rapporti con noi. Nessuna manifestazione d’amore, nessuna cura che non fosse il lavare-stirare-pulire-cucinare, e una vessazione psicologica continua, un continuo insultare, ferire, rinfacciare, mortificare, e soprattutto sobillare mio padre, un padre già teso come una corda di violino e pronto a scattare.

E quando lui inferociva lei mi teneva ferme le mani, cosicché non mi potevo neanche coprire il viso. MI teneva ferme le mani.

Sono passati più di quarant’anni e non sono mai riuscita a dimenticare. Oggi cercano di farmi sentire in colpa perché non nutro trasporto nei confronti della povera vecchietta, ma che ne sanno loro, che ne sanno, se pure chi c’era fa lo gnorri!

30 thoughts on “Dimenticare non si può

    • No, non ci si riesce. Nel mio caso sono passati oltre quarant’anni, sono madre a mia volta – in teoria potrei essere anche nonna, l’età sia mia che di mia figlia ci sarebbe -, ma se i ricordi riaffiorano continuo a piangere caldel lacrime. Mia madre mi ha ucciso, e mi ha ucciso mediante tortura, inutile girarci intorno e chiamare le cose in un altro modo.

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    • E poi magari negano l’adozione a famiglie sane… io tante volte vorrei capire i criteri di assistenti sociali e psicologi, che troppo spesso sembrano essere una manica di incompetenti allo sbaraglio, e i giudici si basano esclusivamente sulle loro relazioni (che poi, che altro potrebbero fare, a ognuno il suo mestiere 😥 ).

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    • Hai letto “Il percorso dell’adozione”? Non so se è raccontato nel libro o sell’episodio fu solo citato a voce nel corso della presentazione del libro stesso, ma si parla di una bambina picchiata ripetutamente e sanguinosamente dal padre e poi da questa “ceduta” (presumibilmente venduta) a una banda che la mandava a chiedere l’elemosina e a rubare. Beh, una volta che era stata presa durante in furto che cosa hanno fatto i solerti assistenti sociale/psicologi/giudici? Ma l’hanno riconsegnata alla famiglia d’origine naturalmente cosicché il padre, visto che nel frattempo la bambina era cresciuta, ha provveduto pure a violentarla. Ora, che un figlio si ritrovi dei genitori criminali purtroppo è un dato di fatto, ma che le istituzioni che dovrebbero proteggere questi figli si rendano complici dei carnefici – e ignorare le situazioni e i rischi E’ rendersi complici – non lo riesco proprio a tollerare.

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    • Però si dovrebbe, perché noi figli maltrattati a un certo punto meritiamo un po’ di pace, e invece ci portiamo autolesionisticamente nella testa e nel cuore questi ricordi: ci dovrebbe essere un modo per guardare semplicemente avanti, e per amare la vita dopo che abbiamo acquistato la libertà!

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    • In realtà, credo, si dovrebbe “ricordare” per non ripetere certi meccanismi e soprattutto per potersi far aiutare per guarire da tutte quelle ferite fisiche e non che lasciano segni indelebili su corpo e anima. Un ricordare terapeutico (se così si può dire) che possa far innescare un processo per guarire e solo dopo riuscire ad andare avanti!

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    • E’ quello che mi dice mia figlia, che mi ha pure chiesto se non ho mai pensato di non avere figli per non ripetere quel modello e no, non ci ho mai pensato, io ero certe che quel modello non l’avrei ripetuto. Certo, i traumi ci sono, io ho eccessi di collera a mia volta, ma alzo la voce, non le mani, le cose “terribili” non le dico – dure sì, ma decisamente di ben altro tenore rispetto a quelle che venivano dette a me. Certo, sono una persona traumatizzata: faccio del mio meglio, non faccio mancare a mia figlia né amore né conferme, ma purtroppo l’armonia con l’universo non fa parte del mio bagaglio emotivo Forse spirituale sì, culturale anche, ma emotivo no.

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    • E forse è arrivato il momento di intraprendere anche questo percorso!?Così da avere quella pace che cerchi. Se posso permettermi di darti un suggerimento (davvero di cuore e senza voler fare la saccente!) ci sono molti psicoterapeuti in questo periodo che fanno consulenza online .. alcuni anche gratuitamente … io proverei!

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    • Io ci ho provato, ne ho anche riportato testimonianza su questo blog e comunque adesso no, non è proprio il momento di rismontarsi e ripercorrere un sentiero di dolore da elaborare. Oramai è andata, non ho più neanche voglia di risolverla.

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    • Hai presente quella canzone di Concato che parla proprio delle violenze sui bambini? Hai presente quando dice “quando sarò grande mi voglio vendicare”? Funziona così, a volte è l’unica cosa che ti dà la forza, pensare che crescerai, che diventerai grande e non lo potranno più fare, che ti vendicherai, che tutto il tuo dolore non sarà stato gratis. Poi però quando cresci sei cresciuto, e ti comporti da adulto. Loro hanno perso la partita quando non sei più neanche arrabbiato, perché fino a che c’è la rabbia forse c’è ancora spazio per un filo di dialogo. Invece passano gli anni, passa la rabbia, rimangono il trauma, il dolore, la mancanza di entusiasmo, la paura di costruire. Vai avanti sopravvivendo, sei un superstite, e non hai più voglia neanche di fargliela pagare. Ti comporti da adulto e ti prendi le tue responsabilità, con o senza amore è un dettaglio insignificante, come pure è un dettaglio insignificante che tu stia vivendo o sopravvivendo, costruendo qualcosa o limitandoti a tirare avanti, perché che altro vuoi fare? Però speri sempre in un miracolo, speri sempre di essere toccata da una gioia che spazzi via tutto. Magari prima o poi…

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  1. La canzone è da brividi. E anche il tuo post.
    Non so dare consigli, non sono in grado, la tua sofferenza è tangibile. E questa sofferenza non la meriti. Per lenirla credo ci sia solo una strada: quella del perdono.
    Tuo padre….credo tu lo abbia già fatto. Tua madre….con lei devi essere più indulgente, nel senso che devi ricondurre i fatti nel contesto culturale di decenni fa quando una moglie non si permetteva di contraddire il marito e lo assecondava in ogni espressione, dimenticando anche per un momento di essere madre.
    Se riuscirai a perdonarla ti libererai dell’angoscia dei ricordi. Non è facile, assolutamente no. Non devi liberarti dai ricordi ma dal dolore che ti procurano e sarà più facile se riuscirai a perdonare lei convincendoti che tu non hai mai avuto nessuna colpa e che per alcune donne diventare madri non significa automaticamente essere buone madri. E’ una sfortuna che può capitare e tua madre è rientrata in questa sfortuna.

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