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Dimenticare non si può

Ieri ho sentito per la prima volta questa canzone, e mi sono ritrovata a piangere. Oggi la sono andata a ricercare e l’ho riascoltata, e ho pianto di nuovo. Chi conosce la mia storia – la sua storia – ascoltandola ne potrà facilmente capire il motivo.

Xavier mi chiedeva come avessi fatto a perdonarlo, e soprattutto mi chiedono perché ho potuto perdonare mio padre (perdonato sì, ma le ferite rimangono) e con mia madre invece non ce l’ho fatta..

La risposta è semplice: mio padre ci adorava, il suo amore era enorme e tangibile. Poi era un iracondo, lacerato dalla vita e disperato, che si lasciava andare a scatti d’ira feroce. Poi sicuramente ci sarà stato pure il fatto culturale, all’epoca i nostri genitori non erano psicologi, e per loro spesso “educare” era sinonimo di “domare”, “piegare”, a qualsiasi costo, senza capire che un individuo spezzato non sarebbe mai stato un adulto in pace con la vita.

Mia madre invece tutto querllo che faceva lo faceva a freddo, e fredda era nei suoi rapporti con noi. Nessuna manifestazione d’amore, nessuna cura che non fosse il lavare-stirare-pulire-cucinare, e una vessazione psicologica continua, un continuo insultare, ferire, rinfacciare, mortificare, e soprattutto sobillare mio padre, un padre già teso come una corda di violino e pronto a scattare.

E quando lui inferociva lei mi teneva ferme le mani, cosicché non mi potevo neanche coprire il viso. MI teneva ferme le mani.

Sono passati più di quarant’anni e non sono mai riuscita a dimenticare. Oggi cercano di farmi sentire in colpa perché non nutro trasporto nei confronti della povera vecchietta, ma che ne sanno loro, che ne sanno, se pure chi c’era fa lo gnorri!