L’insulto

insultare

Veramente il post  che volevo scrivere doveva trattare di genitori che non vedono l’ora che i figli se ne vadano da casa e di quelli invece – “quelle” soprattutto – che non taglierebbero mai il cordone ombelicale.

Leggo invece l’ultimo post di Sabby che mi suscita una serie di riflessioni (e il post sui figli slitta…). Me ne suscita talmente tante che ieri ho preferito chiamarla e parlarne a voce, perché mi dispiace che soffra, io vorrei regalargliene un po’ dei miei millemila impermeabili, ma come si fa?

Perché una persona si dovrebbe offendere per un insulto? Quando uno ti dice qualcosa, le cose sono due, o è vero o non è vero.

Se è vero, non è un insulto, ma un dato di fatto, tanto vale la pena prenderne atto, se invece non è vero il problema è del calunniatore che spara a vanvera. Ammetto che ti faccia male se l’insulto proviene da una persona cui vuoi bene, sempre ammesso che l’epiteto abbia un qualche significato: intendo dire, se uno ti dice “Stronzo/a!”, alla fine, che cosa ha detto?

Se invece un marito ti dice “Accanto a te sono sempre stato infelice, mi sono sempre sentito peggio che solo”, può essere molto peggio di un immotivato “Brutta troia!” tributato alla casta sposa, ma l’insulto di un estraneo di cui non t’importa nulla, come può toccarti?

Le ho raccontato della telefonata di alcuni giorni fa di un blogger che mi ha insultato a sangue – la parola più gentile è stata “mi fai schifo”, poi rettificata in “fai schifo a tutto il web” – ma che, francamente, non mi ha smosso una cellula.

“Il vino va preso dalla botte da cui proviene”, dice un vecchio adagio, e come avrebbe potuto ferirmi quello che io reputo il delirio di un vecchio vaneggiante rosicone?

Ora mi chiedo, come avrebbe vissuto Sabby una telefonata del genere? E voi, come l’avreste presa?

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131 thoughts on “L’insulto

  1. ooohhh hai scritto una cosa verissima e splendida. Ma sono cose che ogni persona deve vivere e subire e capire sulla propria pelle, prima di poterla capire appieno. Io ho vissuto 35 anni in balia degli altri e di ciò che gli altri pensassero di me. Del resto, l’educazione che ho ricevuto era del tipo “non fare così, sennò chissà cosa pensa a gente!”. Per mia fortuna negli ultimi tre anni ho trovato non so come la forza di liberarmi da questa ossessione (perchè di tale si tratta), e fregarmene bellamente di ciò che la gente pensa di me. Per gente ovviamente, intendo “coloro del cui giudizio non mi importa”, ossia escludo amici e famigliari stretti, perchè di loro invece mi importa eccome il giudizio.
    Una telefonata del genere lascia assolutamente pensare ad una persona disturbata e non poco, pertanto sì, subito ferisce, ma scalfisce appena la superficie, un graffietto che neanche si vede e che si riemargina subito.

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    • @Bia: a me invece non è mai importato niente di quello che pensavano gli altri, neanche da ragazzina, e sì che anch’io sono cresciuta in una famiglia in cui “quello che pensava la gente” era importante! Però una cosa devo riconoscere alla mia famiglia: non sono mai stati ipocriti, loro hanno sempre tentato di salvare la sostanza, mai l’apparenza nascondendo la polvere sotto il tappeto.

      Per il resto sono come te, le persone al cui giudizio tengo mi possono ferire: le altre, quasi quasi, mi lusingano (“purché se ne parli“… 😉 ).

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    • essere liberi dalla costrizione del “cosa pensano gli altri” è veramente fantastico… e poi per campare più a lungo, si dice “meglio avere debiti che crediti” 😀

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  2. Dipende da chi proviene questo insulto.
    Se è un estraneo, tipo quell’insulto che ho ricevuto sul blog, giorni fa, non mi tocca minimamente e non ci penso neppure.
    Se si tratta di una persona amica, o che sto iniziando a conoscere, non credo che sarei capace di rispondere al momento, e sicuramente mi fermerei a pensare al perchè, al per come e a cosa ho fatto io di sbagliato per meritarmi quest’insulto.

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    • Qualcuno ti ha insultato sul blog? Io ho messo la moderazione, e non tanto perché m’importi qualcosa degli insulti, quanto perché non interessano chi legge, e allora, cui prodest?

      Una volta mi capitò un pazzo furioso, che era andato su un altro blog a bestemmiare. Ora, siccome a me la bestemmia dà davvero fastidio, chiesi alla blogger di rimuovere quel commento: non l’avessi mai fatto! Il commentatore blasfemo mi si scatenò contro tentando di insolentirmi sul mio blog ma, visto che non passava la moderazione, lo fece sul suo (lasciando sul mio un messaggio del tipo “Brutta troia, credi che finisca qua?”).

      Naturalmente è stato segnalato alle autorità… 😉

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    • Letto. Sì, decisamente un elemento di disturbo che non ha nulla da dire e non è improbabile, come ipotizzato da Liù, che sia qualcuno che ti conosce e voleva solo rompere l’anima perché sì.

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    • @17lastella: beh, lui sostiene di avere tanto di meglio da fare però, oltre alle telefonate, frequenta una serie di blogger/commentatori, da me definiti “onanisti” per una serie di associazioni di idee, che leggono il mio blog col fucile puntato girandogli tutto quello che può essere di suo interesse: ma che carini, come mi fanno sentire importante! ♥

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  3. il telefonatore rettifichi ancora, gentilmente: “tutto il web meno uno”; ché io, in quanto cellulina singola del web, mi dissocio.
    e via così.

    (mi associo invece ai bestemmiatori e agli onanisti :P)

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    • @ricco&spietato: dovrebbe rettificare “tutto il web meno qualche miliardo”, o meglio “solo io e quelle quattro sgallettate speranzose che mi stanno appresso” (comunque grazie per l’affettuosa dissociazione 😉 ).

      Per i bestemmiatori invece non mi sento di appoggiarti, ma per quanto riguarda gli onanisti non ho nessun pregiudizio 😉

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  4. Diemme…ma pure te, che vai a dare il numero di telefono agli insultatori folli!!!!! 😀
    Scherzi a parte….personalmente prendo gli insulti provenienti da persone di cui non mi frega nulla, come stimolo per creare nuovi modi di rispondere, per sfogarmi…dai che alcuni sono stimolanti sul serio.
    Guarda la Silver Silvan, che continuo a pensare sia un Troll…giorni fa ho cercato su google, ed ho trovato una serie di suoi insulti sparati a raffica su vari blog o forum, questo denota un’attività di lunga data nel campo dell’insulto immotivato, solo per creare scompiglio…e gliel’ho scritto…e leggere le sue risposte è stato davvero divertente. Mi attaccava per non essere attaccata…tutto ciò è fermento creativo…fanne comunque tesoro 🙂

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    • @Stephymafy: Silver Silvan è quello cui pure si riferiva liberamente79. D’altra parte, se pensi che c’è gente che per divertimento va a massacrare di botte i vecchietti, i gay etc., ben venga il divertimento abbenché privo di senso degli innocui troll.

      Farne tesoro? Sicuro, giusto mi mancavano le idee per un nuovo post: francamente Stephy, avrei pure lasciato perdere, ma questo mi ha accusato di aver mandato lettere minatorie alle persone incitandole a disertarlo, ma dico, siamo impazziti? Pensa di me quello che ti pare, ma la calunnia proprio non mi va giù, e non è la prima volta che lancia quest’accusa. Se vuole avere ragione, porti avanti la verità; se ha bisogno d’inventarsi i capi d’accusa i motivi non possono che essere due: o lo sa di essere in torto e di aver bisogno di palle per passare dalla parte della ragione, oppure non lo sa ed è davvero convinto di quello che dice (ipotesi – non glielo auguro – davvero catastrofista!).

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    • Ma ha lanciato la stessa accusa ad altri?? E se si…si può sapere di chi si tratta??? Tanto se insulta lo farà anche pubblicamente…almeno vado a vedere e mi faccio un idea…faccio un quadro psicologico degno di criminal minds 😀

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    • @Stephy: no, non si può sapere di chi si tratta, ma probabilmente tu, nella sua mente, sei tra quelle che hanno ricevuto le lettere di invito a disertarlo, o in cui dicevo di lui peste e corna quindi, se l’hai ricevuta, saprai benissimo di chi si tratta, ma se non l’hai ricevuta… comunque dai, non te la prendere, tanto non credo sia una “criminal mind”… spero… 😯

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    • @stephymaphy: ah ah ah, magari un giorno preparerò un indovinello sulla falsariga di quello veronese:

      Se pareba boves, alba pratàlia aràba
      et albo versòrio teneba, et negro sèmen seminaba

      Per te che sei un’enigmista, non dovrebbe essere difficile!

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  5. Come avrei vissuto io questa telefonata?
    MI sarei sentita “colpevole”, questo perché? Non lo so, forse per mancanza di autostima? Per eccesso di stima negli altri? Come mi dicevi tu ieri, forse sì, forse penso di non valere abbastanza e quando qualcuno mi tratta male o subisco una mancanza, la vivo come una conferma dei miei pensieri negativi su di me,

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    • @Sabby: tu i pensieri negativi su di te non devi proprio averli. Ti ricordi la signora di cui abbiamo parlato ieri? Ebbene, il tuo torto è stato semplicemente umanizzarla, trattamento che, alla luce di come si è comportata, non sembra davvero meritare. Considerala la cinica che è e come tale misura quello che puoi o non puoi aspettarti da lei.

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  6. Hai perfettamente ragione per quel che riguarda insulto ma la domanda è: se al blogger non piaci perché non si limita a girare la testa dall’altra parte? Il web è bello perché è vario! 😯

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    • @Karina890: beh, la storia non è così semplice, affonda le radici in un passato remoto. Lui la testa dall’altra parte l’ha pure girata, ma nel modo – a mia avviso – più vile: il web è bello perché è vario ma le persone, nel bene e nel male, sono sempre le stesse. 🙄

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  7. Gli insulti da persone estranee o che comunque non rientrano nella stretta cerchia di amici o persone care, devo dire che li dimentico prestissimo. Non dimentico invece chi mi ha insultato. Quello decisamente no 🙂

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  8. massimo rispetto per gli onanisti 🙂 … ma quelli che insultano invece dovrebbero provare a frequentare qualche meretrice in più.. per me ehhh.. giudizio personale.. non hanno proprio una fava da fare…

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    • @marisa: mi dispiace, è sofferenza inutile e immeritata. Io non rimugino, semmai, se penso a qualche battuta con cui avrei potuto rispondere e che non mi è venuta in mente, mi dispiace per l’occasione persa… 😉

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    • Sìììììììììììì, anche a me vengono in mente le battute a scoppio ritardato. Be’, è rimuginare anche quello, in fondo … poco, poco, che non fa così male. 🙂

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  9. Ciao, mi dispiace per l’insulto ricevuto. Ora io penso che sia una fortuna.
    Una fortuna di avere un’occasione per perdonare. Dopo aver perdonato poi è, egli io magari chiariresti per poter crescere entrambe.

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    • @Michele: entrambI, è un maschio. Mi dispiace, il perdono a casa mia non esiste. Per gli insulti non ha nessun bisogno di essere perdonato perché non sono stati proprio registrati, glieli abbòno di cuore e senza alcuno sforzo, ma tutto il resto no. La prossima volta, se invece di dire “Vabbè, ti avrò maltrattato” (sottinteso, “ma è passato tanto tempo, che noia riparlarne ancora!”) dirà “Mi dispiace averti maltrattato: ti ho fatto soffrire e non lo meritavi”, potrò considerare semmai l’ipotesi condono (all’italiana però, cioè mai gratis).

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    • Vorresti farmi intendere che saresti disposta a sposare uno squilibrato?!? (vabbé! per te non sarebbe una novità)
      OH! MIODDIO!!! SIIIIIIIII!! Ti ho aspettato una vita intera. Mi hai fatto venire le piume d’oca…. Ti contatto i privato per la definizione dei dettagli, nel frattempo inizio a liberarmi di certe piccole “pendenze” (niente a che vedere con la mia risposta di ieri, in merito all’articolo precedente) 😉

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    • Meno male che hai specificato, mi avevi messo paura!

      Il problema per me non è sposarmi uno squilibrato (ogni simile ama il suo simile), il problema per me è proprio sposarmi: nun gna fo, ma lo sai perché non ce la faccio?

      Per quello che io chiamo “l’effetto mostro”, e cioè ti sposi una persona e te ne trovi vicina un’altra. Ne ho visti tanti di “prima” e “dopo”, e non voglio vederne più, per questo che i corteggiatori mi annoiano, i complimenti mi fanno sbadigliare, e le ultime volte che sono uscita con un uomo mi sono accasciata sul sedile della macchina in preda a un sonno profondo (ti ho smontato?).

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    • Ah! L’effetto mostro!!! Non parlarmene!!! Anch’io ho una certa idiosincrasia (capisci questa parola? Se non capisci non posso farci niente) verso il matrimonio. Quello che ti propongo e di passare quanto più tempo insieme per fare la cosa più divertente di questo mondo, tra persone intelligenti: PRENDERCI PER IL CULO, e prendere per il culo il mondo intero, praticando, se ci va, anche un po’ di sadomaso, cioè dedicarci qualche bella parolaccia liberatoria (almeno così lo intendo io il sadomaso: un bel vaffanc**o, oltre che rinverdire …. richiamare alla mente certe “pratiche” … rievocare …. commemorare … è chiaro, no! 😉
      (ti ho smontata?)

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    • Sì. 😛

      PS: ti pare che io non capisca “idiosincrasia”? Stai parlando con una che pure sulla tazza del gabinetto sfoglia il dizionario, con la bava alla bocca per ogni termine nuovo, desueto, obsoleto, stravagante, intrigante, vox media, bivalente, trivalente, ambivalente… 😛

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    • Azz!! Tutto il mio lavoro andato in fumo. Quante energie sprecate. E pensare che stavi risvegliando il bradipo che è in me.
      Che peccato!!! … Invece di montarti ti ho smontata.

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    • Analizzando questo bel siparietto, non credi che io mi si a attenuto abbastanza fedelmente al tema del post: (l’insulto)? Personalmente credo di essere andato anche un po’ oltre. Meno male che qui è arrivata la pioggia e la temperatura si è sensibilmente abbassata.
      Sappi che ci fossimo incontrati di persona (e mi auguro che ciò avvenga per davvero), avrei usato un tono più misurato e serio. Di argomenti ne avremmo sicuramente trovati per intavolare un dialogo più profondo. Forse è la distanza unita ad un certo senso di privazione, più che consapevolezza che certi scambi restano comunque di pubblico dominio, che stimola, a volte fino al limite, l’esibizionismo, la forzata superficialità ed il sarcasmo … non saprei.
      Comunque, indipendentemente da tutto, io un po’ sono fatto così: se una persona mi stimola e mi interessa, tendo a “massacrarla” (in senso buono), ovvero, a pungolarla, a sondare il suo grado di interesse a “sintonizzarsi”, nonché il grado d’intelligenza, ammettiamolo (e tu ce n’hai da vendere…).
      In sintesi: fino a che punto accetta di stare al gioco senza offendersi e fino a che punto posso fidarmi della sue capacità di interpretare i miei reali intendimenti (sempre nobili, ovviamente) 😉

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    • @luporenna: ma Tommy, di che ti stai a preoccupare? Pensi che me la sia presa per qualcosa? Fuga ogni dubbio, ho mille difetti ma non la coda di paglia!

      Poi, se davvero mi vuoi sposare, io i miei difetti te li posso pure confidare, mica devi comprare a scatola chiusa!

      PS: ricordami pure di raccontarti la barzelletta dei due che, il giorno prima del matrimonio, si confessano a cuore aperto i propri difetti.

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    • Allora siamo proprio uguali, perché anch’io non ho la coda di paglia. Non l’ho mai avuta, altrimenti avrei dovuto legarmela al dito, quando mi hai sbattuto fuori da una comoda vasca finlandese, messa a disposizione dall’amica Sara (Melodiestonate) per far posto al tuo amico Sergio Baldin, al quale, tra l’altro, hai promesso la tua mano in una prossima vita.
      Come vedi, TESORO!!, io sono una persona che non serba mai rancore e cancella “immediatamente e definitivamente” qualsiasi oltraggio subito 😉

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    • @luporenna:: ah, che memoria di ferro, io avevo completamente rimosso l’episodio! Non “una” prossima vita, ma “la” prossima vita: mi spiace, Sergio è arrivato prima, dobbiamo aspettare la prossima vita perché in questa è gia convolato a giuste nozze, ma nella prossima vita ha la prelazione.

      Comunque la totale assenza di coda di paglia è dà diritto a un sacco di punti e uno smartphone.

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    • Azz!!! Straazz!! Iperazz!! E quindi vorresti dirmi che l’ultima risorsa che mi resta è sperare nelle Metempsicosi? E non solo semplice ma addirittura doppia??
      Vabbé che se uno è destinato a rinascere, può farlo mille volte; tanto al Nirvana, alla purificazione chi cacchio ci arriva, con tutti ‘stì peccati da espiare.
      Comunque adessso, Tesorciuccio!, non possiamo accordarci su qualche soluzione alternativa … qualcosa per ingannare l’attesa? 😉
      P.s.: Uno smartphone mi servirebbe, magari un iPhone 5, che ne pensi? Con tutti gli assegni di mantenimento che ti passa Attila, che vuoi che sia.

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    • Attila? Mi basterebbe desse il minimo sindacale per la figlia, che qui a dargli retta dovremmo essere noi, figlia compresa, a foraggiare lui. 👿

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  10. Non so se è la terza via, ma ci sono pure gli insulti a tradimento. Del tipo che a volte, in buona fede, si espone il fianco pensando di essere con persone fidate, e alla prima occasione, la pugnalata arriva proprio lì. Allora sarà vero del tutto, sarà vero in parte, non sarà neppure vero ma siamo noi a viverlo cosi, ma la cattiveria gratuita non la si perdona, non la si dimentica e si consiglia vivamente di non attraversare la strada quando sto passando io perché la tentazione di verificare le prestazioni della macchina è molto forte!
    Come si reagisce? A volte si ha la prontezza di riflessi di replicare usando la testa, senza trascendere ma menando colpi niente male, altre volte si ammutolisce e basta. Siamo sempre noi eppure non è detto che si reagisca allo stesso modo nemmeno con la stessa persona. Bisogna comunque stare attenti a quello che si dice e a chi lo si dice. Il tasto rewind non sempre funziona.

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    • @Luisa: il tasto rewind non funziona mai, ma proprio per questo bisogna rafforzare il carapece. Difficile difendersi da persona a cui vogliamo bene, ma con le altre è possibile, te lo assicuro. Certo, poi ci sono quelli cui tu hai confidato i tuoi punti deboli, e usano queste confidenze per menare duro: che devo dirti, prendila come lezione.

      Leggevo giorni fa una frase del tipo “Quando affidi completamente te stesso a qualcuno, o ottieni un amico, o ottieni una lezione”.

      A questo giro abbiamo ottenuto una lezione.

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  11. “Bisogna comunque stare attenti a quello che si dice e a chi lo si dice” intendo nella litigata e purtroppo a volte anche nel confidarsi. Ci sono momenti di forte stress in cui si è più fragili e non si bada a chi appartengono le orecchie che ci stanno ascoltando. Ho fatto anche quello sbaglio. L’uso che ne è stato fatto di quello che ho detto, chi lo sa. O forse lo so ma è meglio non pensarci.

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  12. Be’, mi pare che sia stato già detto tutto…. per cui mi limito semplicemente a complimentarmi con te per l’uso del Dizionario Etimologico… 😀

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  13. A questo punto non mi resta “quasi” più niente da dire: al primo giro avrei voluto dichiarare la mia impotenza di fronte gli insulti.. meglio.. la mia vulnerabilità persistente, contro la quale ho lottato a lungo. Niente da fare: mi fanno male, e tanto più male quanto più immotivati.
    Peggio ancora, mi fanno dubitare, a volte, che possano essere lontanamente motivati, e allora dai, con una sequela di dietrologie, autoanalisi, scavi archeologici..
    Può essere un’attività utile, se praticata con moderazione, ma alla fine diventa puro masochismo.. autolesionismo. Ecco, io sono così! 😦 Confesso.. sono fragile, ancora e per sempre..
    Poi, però, rinviando il mio commento, e continuando a leggere, è stata pura goduria!
    Dalle divagazioni sull’idiosincrasia & Co. in poi, sono stata travolta da una sensazione mooooooolto familiare: non voglio mettermi al tuo livello ( mai mi permetterei.. ) ma.. insomma.. anch’io sono una che a Roma credo chiamerebbero “a fanatica! “..
    Seee.. anzi, mi ci hanno già chiamato, e per me è come se mi avessero insignito di.. dillo tu.. IO ne sono orgogliosa.. la ricchezza e varietà lessicale, oggi tenute in vil conto, per me sono una specie di comandamento.. posso osare di definirle “mitzvot” senza essere sacrilega? 😉
    Con ciò, attendo fiduciosa la tua benedizione, o una scomunica senza appello.. ma anche no!!! 😀

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    • Dunque, la motivazione. O l’immotivazione.

      Ammetto che l’immotivazione mi spiazza, mi disorienta, anche perché questo tipo d’insulti immotivato è e immotivato rimane. Mettiamo che tu sia la persona più onesta di questo mondo, integerrima fino al midollo, e uno t’insulti chiamandoti ladra: certo, ti ferisce perché ti colpisce nella a te tra le più care, l’integrità, e ti spiazza perché non sai da che cosa possa essere scaturito quell’epiteto.

      Ora, la persona può voler dire che ti sei messa col ragazzo che piaceva a lei, e quindi le hai rubato il fidanzato, o una qualsiasi altra cosa di questo genere: allora, tu razionalizzi e ti metti l’anima in pace, sai di non aver fatto niente di male, nel senso che piacevi a un ragazzo, ti corteggiava, tu hai ricambiato, e il fatto che piacesse anche a lei, o che lei l’avesse conosciuto e se ne fosse innamorata prima di te lascia il tempo che trova, in queste cose non c’è prelazione.

      Metti invece che quella ti dica “Ladra!” e basta, volti i tacchi e se ne vada, o riagganci il telefono, o te lo scrive da qualche parte, e tu non saprai mai a cosa è dovuto: vale la pena di perderci tempo a pensarci, a interrogarsi? Direi di no.

      Questo me ne ha dette tante, senza darmi possibilità di replica, che a un certo punto gli ho ribattuto: “Senti, ma se non ho possibilità di replica, che cosa hai telefonato a fare? Potevi scrivermi, io leggevo, e il risultato era lo stesso”. Poi ha riattaccato con la stessa sequenza di insulti, che io tra me e me pensavo “E in calce poteva scrivere ‘rileggila tot volte’, così l’e-mail copriva anche le repetita“, e me la ridevo a questo pensiero.

      Esame di coscienza? Allora, se io ho la coscienza sporca ovviamente lo so da sola che ho sbagliato, ma se la coscienza sporca non ce l’ho, se dal mio punto di vista mi sono comportata in maniera più che corretta, o me ne offri un altro di punto di vista, che io possa valutare, o gli insulti buttati là col tono più astioso e rabbioso di questo mondo lasciano comunque il tempo che trovano.

      Torno.

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    • PS: benedizione sicuro, tutte le persone che vengano da me sono benedette dal cielo 🙂

      Mitvà rendere onore alla lingua? Sicuro. Però, oltre alla varietà lessicale, il decoro e l’onore devono stare anche nelle intenzioni.

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  14. immagino siano cose ben diverse, l’insulto di uno sconosciuto è dettato dall’ignoranza di quello che sei veramente. discorso differente è quello di un compagno che pur conoscendoti ti attribuisce la causa di una infelicità che non hai certo contribuito da sola a creare. nel primo caso sicuramente farei in modo di non trovarmi mai coinvolta in queste situazioni, nel secondo caso… be’, per fortuna mio marito mi ha sposato per allegria! mi dispiace molto per sabby, davvero.

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    • @Mizaar: chi ti conosce, e usa le tue debolezze per ferirti, è un infame. Poi, come si usa dire tra i buonisti, “ha le sue fragilità”: e ‘sti beneamati c@@@i, con la scusa della “loro fragilità” danno botte da orbi comprensive di ogni sorta di colpi bassi, ma le mie di fragilità? Io non mi posso rompere mai?

      Sì, Sabby è indifesa da questo punto di vista, ma non è la sola: io sto cercando di darle un po’ di ripetizioni…. 😉

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    • e fai bene, anzi benissimo! da sole – o con l’aiuto delle donne come noi – dobbiamo costruirci una solida corazza per proteggerci dalle persone moleste. purtroppo non sono attrezzature che si vendono…

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  15. Chiedo scusa: la tua mi appare, come si dice qui, una benedizione “cu l’aigua de stoccafissu”, ed anche le mie migliori intenzioni in fatto di lingua mi sembrano fraintese.. l’avevo detto che sono vulnerabile, e non alla tua altezza.. mi ritiro in buon ordine.. 😦
    Il bulldozer fragile ( be’.. un discreto ossimoro, no? Giusto per restar fedele a me stessa.. )

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    • @amica: immagino che la frase che ti ha offeso sia “Però, oltre alla varietà lessicale, il decoro e l’onore devono stare anche nelle intenzioni.”.

      Ecco, mi chiedo, come hai potuto pensare che fosse una frase diretta a te? Ho colto l’occasione dell’apprezzamento della lingua per dire – massima generale, pensiero universale assolutamente non riferito a nessuno – che se una persona (una persona x, sconosciuta qualsiasi) parla una lingua dotta ma dice magari cose malevole, non ha alcun merito.

      Tu che preferiresti, qualcuno che dicesse, con i congiuntivi al posto giusto, “Che le possa prendere un accidente, perdere tutto quello che e morire in completa solitudine” o un ignorante che dice “A signo’, je porto ‘na sedia? Cià sete, vò ‘n bicchiere d’acqua?”. Questo intendevo. Ammetto che messo in una risposta personale poteva sembrare una frase indirizzata al destinatario della risposta stessa, ma che senso avrebbe mai avuto? Quale ne sarebbero state la causa e lo scopo?

      Io ho enunciato un pensiero generale, che ribadisco e in cui credo. Non capisco che significhi “cu l’aigua de stoccafissu”, ma non importa, in questo momento non credo sia importante.

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  16. Posso fare mie le tue parole “… non mi ha smosso una cellula….”? E’ vero che di insulti non ne ho ricevuti molti nella mia vita, ma quei pochi mi hanno dato questo effetto. Credo che l’insulto sia una delle forme più incivili di espressione (vedi ultimi usati dai politici).

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    • Io neanche lo so se ne ho ricevuti molti oppure no, proprio non riesco a preoccuparmene. Per me, se uno mi deve dire qualcosa, anche di offensivo, farà bene a usare un linguaggio comprensibile, che significhi qualcosa. Mi hanno ferito di più quando, con le buone, mi hanno fatto notare qualche mia mancanza reale (“E non le hai neanche chiesto come stava?”).

      Gli insulti saranno pure le più incivili forme di espressioni, ma soprattutto sono le più inutili.

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  17. Ah… come disse il vecchio Enri: più cammini, più puoi inciampare.. più parli o scrivi, più puoi essere frainteso.. sono gli incerti del blogger.. e non solo.
    Per quanto riguarda la citazione, presumo ci si riferisca all’acqua in cui si ammolla lo stoccafisso secco.. ma non sono certo. 😉

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    • Grazie Enrico, sei un tesoro. L’acqua dello stoccafisso quindi sarebbe acqua salata, addirittura disgustosa da bere… evvabbè: come dici tu, sono gli incerti del mestiere.

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    • Questo è il risultato:

      Risultato del test della permalosità
      La tua percentuale di permalosità è del 20%

      Mancanza di permalosità. Le tue risposte al test mostrano una totale assenza di permalosità. Dimostri di essere una persona capace di dare il giusto peso alle parole degli altri e, quando queste risultano essere ambigue o critiche, sei capace di mantenere la lucidità mentale necessaria per chiedere le dovute spiegazioni senza tuttavia offenderti e chiudere i canali del dialogo. La tua è un’ottima qualità ed è importante che tu la mantenga, ovviamente senza eccedere. È bene non dare un peso eccessivo alle parole degli altri, ma al tempo stesso è importante saper ascoltare evitando di far entrare le loro parole da un orecchio per poi farle uscire dall’altro. Continua in questo modo! Complimenti! Scrivici se hai apprezzato questo test.

      Due stelline di permalosità su un totale di dieci, direi che non c’è male! 😉

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  18. Be’, io ho totalizzato 29… e sono notoriamente permaloso, per quanto cerchi di contenermi: forse è questo sforzo che ha reso buono il risultato.. 😉

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    • Veramente non sei “notoriamente” permaloso. Devo dire che, a fronte di cose che hai preso di punta, tanto per cominciare hai sempre tentato di chiarire e poi, anche se ognuno è rimasto della propria idea, il rapporto di dialogo e di amicizia è rimasto comunque aperto – parlo di quello che ho potuto constatare io – e questo non è poco.

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    • Ho fatto anche quello della vanità, questo è il risultato:

      Risultato del test della vanità
      La tua percentuale di vanità è del 39%

      Qualche piccola leggerezza. Il tuo profilo mostra qualche segno di vanità, sebbene in dose abbastanza moderata. Diciamo che non sei del tutto immune dal ricercare consensi e apprezzamenti all’esterno. Il che non è necessariamente un male, sempre se non si esagera. A volte fa piacere essere lodati per qualcosa che magari non ci siamo proprio conquistati con la fatica e il sudore, purché questo non ci porti a diventare superficiali e dipendenti dal giudizio altrui. Scrivici se hai apprezzato questo test. E se lo hai apprezzato ti consigliamo di provare anche il nostro test sul narcisismo. Lo trovi al seguente link: Test del narcisismo: sei narcisista?

      Vado subito a fare il test del narcisismo che consigliano: i test sono come le ciliegie, una tira l’altra!

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    • Presa dalla foga non ho salvato il risultato del test sul narcisismo (ma vi pare poi che io sia narcisista? Appena ‘na ‘nticchietta 😉 ) e ho continuato a farne una marea. Condivido questo:

      Risultato del test dell’età mentale
      La tua età mentale è di 48 anni

      La tua è una mentalità che sembra aver accumulato esperienza e capacità critica. Non ragioni sicuramente come un adolescente, ma al tempo stesso conservi qualche elemento tipico della gioventù. Sembri consapevole di te stesso e di ciò che ti circonda, abbastanza disilluso da lasciarti alle spalle le certezze assolute e gli incrollabili ideali tipici dei più giovani in funzione di un più versatile spirito di adattamento. Tutto ciò non ti impedisce di operare una consapevole regressione all’adolescenza di tanto in tanto, una sorta di fuga dal presente che ha lo scopo di ricordarti che sei ancora in grado di provare le potenti emozioni di un giovane pieno di speranze e desideri. Questo profilo viene generalmente ottenuto da persone di età biologica superiore ai 30-35 anni; se la tua età è inferiore, significa probabilmente che sei un individuo con principi molto saldi e un notevole senso del dovere.

      Insomma, più o meno siamo lì… 😉

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  19. Un gran buongiornoi a te e a Enrico!!
    Siete DUE grandi, ribadisco!
    Sono felice di non aver commentato un’ora fa, al primo passaggio, così ora sono in grado di rispondervi in modo molto più appropriato, riservandomi però di fare il test della permalosità subito dopo..
    Intanto.. sì, l’aigua de stoccafissu è proprio quella, e non mi sono neanche mai chiesta il perchè della locuzione, tanto il significato è trasparente, qui da noi..
    Ma siamo in Liguria, dove lo “stocche” è un piatto della tradizione, che peraltro non amo.. ( e qui scandalizzerò più d’uno ) se non sotto forma di “brandacujun”, una sorta di baccalà alla Vicentina, che in effetti si fa con lo stoccafisso.. etc etc. Però amo molto il baccalà.. 😉
    Fine della digressione 😀
    La cosa più importante è che io non mi sono sentita offesa, ma, come al solito o spesso, inadeguata e prolissa fuori luogo, e.. qui mi mancano le parole giuste: insomma, mi sono sentita di nuovo una co@@@@nazza, come direbbe B. senza pensarci due volte..
    L’ho detto e ridetto che sono vulnerabile, no? E odio essere fraintesa.. ieri mi è capitato ben due volte, qui da te e su fb.. era una giornata NO, evidentemente.
    Poi – lo saprai – i complessi sono duri a morire, e a volte quelli che sembravano scomparsi risorgono!
    Così anch’io ho frainteso..ho creduto di averti urtato.. ma non illuderti: J’y suis et j’y reste.. magari con qualche SE e qualche MA ( pochini, a dire il vero.. ).
    Vado a fare il test, con un saluto grato ad entrambi.. 😉

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    • Diciamo che tu sei stata brava a manifestare il tuo disagio e a dare occasione di chiarire: se semplicemente ti fossi offesa e te ne fossi andata, non avresti mai saputo che nessuno ti aveva mai offeso!!!

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  20. Fatto!!!
    Ho fatto il test, e mi dà 46, come tasso di permalosià, definendolo “basso” e con quattro stelle ( il che, a me, non sembra un gran risultato.. basso, quattro su dieci? )
    Ma meglio così.. buon fine settimana!

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    • @amica: beh, 46 su cento devo dire che una puntina di permalosità si può intravedere… ma proprio una puntina, appena appena! 😉

      Buon fine settimana a te, io sto al lavoro, tentando di concentrarmi, ma con scarso successo 😉

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  21. Ciao, ma non hai paura a dare il tuo numero di telefono a degli sconosciuti?
    Non credi che sia pericoloso? Se poi i fatti dimostrano che sono persone capaci di telefonarti per insultarti è chiaro che non hai calcolato bene i rischi. E’ bello bloggare ma occorre anche un po’ di prudenza. Non dico che non devi dare il numero a nessuno ma devi stare molto attenta a chi lo dai.
    A volte è pericoloso dare il numero a gente con cui blogghi da anni, attenzione!!!

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  22. Però non ho mica capito che cosa possano avere in comune gli insulti e “quello che pensano gli altri” dei primi commenti. Boh. Quanto agli insulti, comunque, mi offendono – e a seconda delle circostanze, posso incazzarmi come una belva o starci male – quando c’è l’intenzione di offendere. “Troia”, per esempio, può essere un’offesa sanguinosa o un entusiastico apprezzamento, dipende da chi lo dice e quando e dove e come e perché. Mentre, per riprendere quanto detto in un altro commento, se uno mi dice che per risolvere i miei problemi devo scopare (o scopare di più, a seconda dei casi), quello è uno schifoso maiale che mi sta rivolgendo il più schifoso degli insulti. E in quel caso da parte mia c’è una sola reazione possibile: spedirlo all’ospedale in prognosi riservata. DIXI (senza se e senza ma, a differenza dell’amica amica che è proprio amica per davvero).

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    • Stai dicendo che tu hai deciso a priori, una volta per tutte, quali sentimenti e quali emozioni proverai in tutte le circostanze che ti si presenteranno nella vita e che i tuoi sentimenti e le tue emozioni sono SEMPRE quelli prestabiliti? (Sì, stai proprio dicendo ESATTAMENTE questo). Beh, io invece, abbi pazienza, sono fatta di carne umana, e di nervi e sinapsi e neuroni e di ormoni e di sangue, e a volte mi capita di avere sentimenti ed emozioni e reazioni umane. Finirò nel più profondo dell’inferno per questo, lo so, ma vista l’alternativa, sarò molto felice di andarci.

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    • Non “tutte” le emozioni, non “sempre” il controllo, o incanalamento o quello che sia riesce, ma uno non cresce invano. Se impara a riconoscere le emozioni, non ne sarà più schiavo.

      Per l’amore ho esagerato, sono riuscita a non provarlo a comando, ma non il contrario, e per me il non riuscire a innamorarmi mai sta diventando un problema.

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    • Beh, mi sembra perfettamente logico: non esistono anestesie selettive, o non ti anestetizzi e senti il pestone sul callo, il solletico e la carezza, o ti anestetizzi e non senti nessuna di queste cose. Io davvero in questa robotizzazione dell’anima – decido io che cosa mi può toccare e che cosa no, decido io i anticipo e a priori che cosa proverò quando qualcuno mi insulta – non riesco davvero a vedere niente di positivo.

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    • @Barbara: e infatti io non ci godo nel’essere anestetizzata, ma non è stata una scelta, o se pure lo fu in un momento di emergenza, non riesco a trovare il tasto “ripristina le impostazioni iniziali”.

      Sono anestetizzata, non mi arrabbio, non mi offendo, non m’entusiasmo, non m’innamoro. Non mi piace, ma così è.

      (Oltretutto quando m’innamoro dimagrisco, pensa che disdetta a non poter usufruire di questo programma speciale!)

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  23. Be’, però un grande grazie a Barbara lo devo dire.. Grazie, Ba!
    Sì, sono un’amica.. ma che tu lo affermi tanto recisamente mi fa un enorme piacere.
    Poi – ma non so se mi trovo “nel” post(o) giusto – volevo spiegare.. giustificare quella che adesso mi sembra una domanda cretina, quella sugli ex-ebrei: fin qui, ero convinta che nessuno nato ebreo potesse mai dirsi ex.. rinnegato, marrano, convertito, traditore.. sì, ma ex.. non lo sapevo!
    Ho qui un’amica ebrea di nascita, convertita per.. fatti suoi, che, a una domanda provocatoria del nostro ex-parroco ( mi sfugge l’attributo più adatto, ma.. insomma.. penso avesse uno schedario in testa.. ), rispose: IO sono nata ebrea ed ebrea sarò sempre! Punto.
    Grazie, Ba, e grazie, DM!

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    • Secondo me non si è ebrei per razza, che non esiste, né per religione – visto che anche qui la diversificazione è tanta, dall’ateo all’ortodosso. Io credo che si sia ebrei per storia, quella storia di un popolo incisa nel DNA di tutti i suoi figli.

      Siamo ebrei per memoria, memoria genetica intendo, e quindi la tua amica aveva perfettamente ragione.

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    • L’altr’anno a Eilat, arrivate all’albergo, ci siamo messe a parlare con un dipendente, che ad un certo momento ci ha chiesto se fossimo ebree. Ricevuta la risposta ha replicato: “Io lo ero, ma ho smesso”. Come uno che smette di fumare, o di praticare uno sport. Vabbè, checché ne pensi qualcuno, gli ebrei sono esseri umani e quindi è naturale che abbiano anche la propria dose di svitati. Ma, matti a parte, e fatte le debite proporzioni, è un po’ come essere medici: uno può andare in pensione, o smettere di esercitare, ma se arriva sul luogo di un incidente e sente gridare: “C’è bisogno di un medico! C’è un medico qua intorno?” molla tutto e corre. E’ l’istinto a muoverlo, prima ancora del ragionamento. Ecco, la tua amica è arrivata sul luogo dell’incidente e l’istinto è immediatamente intervenuto.
      C’è d’altra parte la nota storiella dei due, un ebreo vistosamente zoppo e un ebreo convertito, che vanno per strada. Ad un certo momento si trovano a passare davanti a una sinagoga e il convertito sospira lievemente. L’altro – che evidentemente lo conosce poco e ignora la sua storia – lo guarda incuriosito e lui spiega: “Sai, una volta ero ebreo…” E lo zoppo: “Ah, sì, ti capisco: anch’io una volta ero zoppo”.

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    • C’erano una volta due mendicanti davanti a una chiesa, uno aveva un cartello con scritto “Aiutate un povero cieco ebreo” e l’altro “Aiutate un povero cieco cattolico”. Il piatto davanti al cieco cattolico era pieno di elemosine, mentre quello dell’ebreo era penosamente vuoto.

      Un prete, impetosito, si avvicinò al mendicante ebreo consigliandolo di cambiare posizione, di andare magari a elemosinare accanto a una sinagoga. Il mendicante ringraziò ma poi, appena il prete si fu allontanato, si tolse la benda e, rivolgendosi all’altro mendicante, commentò: “A Mosè, questo a noi vòle insegna’ er mestiere???”.

      Magari non c’entra, però mi è venuta in mente e l’ho voluta raccontare.

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    • Ci sono cose che c’entrano sempre. Come il gatto di Mariangela Melato:

      (PS: ma se, come TUTTI sanno, tutti gli ebrei sono ricchissimi, come si spiega che il 90% delle storielle ebraiche siano storie di mendicanti?)

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  24. Esattamente ciò che intendevo: non “sapevo”, non “credevo”.. ma ero.. anzi, SONO certa, SENTO senza ulteriori lambiccamenti e sofismi che non si può smettere di essere ebrei.. Sic.
    Quanto al PS di Barbara, io, a quei TUTTI, je risponderebbe: “Ma va a magna’ er sapone!”
    Che te pare? ( E niente emoticon, per non sbagliare.. )

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  25. A volte vorrei che i pensieri fossero così forti da poter costruire una botola sotto i piedi di certa gente. Una botola che ovviamente possa aprirsi a comando e che nasconda una voragine molto profonda.

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    • @insultoumano: non mi è molto chiaro il tuo commento, ma se ti riferisci a persone come al mio insultatore di fiducia, quello la fossa se la scava da solo senza neanche bisogno che io mi sporchi le mani.

      Comunque, ho dato un’occhiata al tuo blog e… beh, non fa piacere vedere tanto livore. Per la verità, ero anche indecisa se pubblicare il tuo intervento o meno, ma insomma, eccoci qui.

      Ti auguro di cuore di trovare un po’ di serenità, che essere arrabbiati con il mondo è un autogol, ti risucchia la vita che invece è tanto bella da godere!

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  26. Grazie per aver pubblicato il mio intervento, è bello che ci siano persone che capiscano davvero il senso delle parole altrui 🙂
    Anch’io ti auguro di liberarti presto da quel pezzo di merda (ma tanto si libera da solo hai detto, no? si autoinfogna senza che candide mani debbano scomodarsi a tirare lo sciaquone)
    e soprattutto ti auguro di farti due risate,
    due ma belle grasse. ❤
    la vita è bella anche per te.

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    • @insultoumano: non posso dire, in tutta fede, di aver capito il senso delle tue parole, né dell’intervento precedente né di questo, ma finché non manchi di rispetto a me e a mi miei lettori per me puoi stare. Veramente, in genere, oltre ai commenti insolenti, mando in spam pure quelli di cui non si capisce quello che dicono, l’italiano non è un optional e i deliri ce li risparmiamo volentieri.

      Ciò premesso, io non devo liberarmi di nessuno, la situazione col tizio è un po’ più complessa: grazie per il sostegno, ma direi che il nemico è mio e me l’insulto io, che tradotto significa “Ne voglio mal dire ma non ne voglio mal sentire”. Questo per dirti che, anche se l’hai fatto per solidarietà, magari lasciamoli stare certi epiteti rivolti a persone che non si conoscono (molto più divertente usarli conoscendo chi, come e perché).

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    • 🙂 questa domanda mi fa particolarmente piacere. denota interesse e soprattutto attenzione. Vai nella sezione “About the mission” del mio blog e troverai la semplice spiegazione della mia idea (che non è niente di che alla fine, è solo un piccolo spazio per beoti e frustrati e lungi da me volerlo spacciare come oro come fa gente che conosco sulle proprie pagine). Senza falsa modestia aggiungo che non mi sembra di aver parlato in dialetto o in altra lingua che non sia l’italiano nè di essere stata poco chiara, come hai potuto notare mi piace esprimere molto chiaramente quello che penso e sono la prima ad ironizzare su certi “deliri”, ma capisco le tue perplessità: di gente che sa scrivere e sa esprimere chiaramente la sua posizione ce n’è ben poca, spesso è la stessa che fatica a capire il succo di quello che scrivono gli altri. Per il resto la vita è bellissima e continuerò a leggerti.
      Ciao! 😉

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    • Io ancora non ho deciso se la gente è più scema o più fuori di testa: spesso entrambe le cose.

      Speriamo che si tratti soli di un’eccezione e non di persone che dicono quello che altri comunque pensano.

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    • Io invece avrei chiesto spiegazioni, avrei chiesto perché gli altri continuavano a entrare a uscire tranquillamente dai camerini di prova, me lo dovevano dire chiaro e tondo che la mia di pelle puzzava perché era nera, in modo che non ci fossero equivoci. La gente, secondo me, va messa di fronte alle proprie responsabilità, che è ancora peggio di un insulto generico: “fascista”, “razzista”, “pezzo di merda”, alla fine non è che significhino molto, e fanno passare dalla parte del torto, convincendo l’altro di avere a che fare con una personaccia. Meglio metterli di fronte alla realtà e che siano costretti a vederlo da soli quello che sono.

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    • Sempre che capiscano quello che sono. 😀 la tua fiducia nelle capacità del prossimo è ammirevole. Ti invito a soffermarti sui commenti all’articolo del giornale perchè lì capisci quando la speranza è vana.

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    • @insultoumano: no, ti sbagli, la mia fiducia nelle capacità della massa in genere è sotto zero, non ingaggerei mai una battaglia contro la stupidità umana, è una battaglia che neanche il Padreterno riuscirebbe a vincere, figuriamoci un misero mortale. Il fatto è che mi piace che le cose siano molto chiare, e che non se la possano raccontare neanche di striscio, e messi davanti alle loro responsabilità non possano dire “Io intendevo”; “Non mi avevo capito”.

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  27. infatti nei commenti lo scrivono chiaramente che chi ha la pelle nera puzza, lungi da loro voler intendere un’altra cosa.
    “Perchè gli altri possono provare i vestiti ed io no?” “Perchè la sua pelle puzza più della media delle persone, signora, e io il vestito poi non lo posso più vendere.” E la povera crista giù a piangere (o ad urlare come fanno certe ignoranti che si lasciano scappare commenti razzisti a loro volta) senza risultato. Il negoziante invece è lindo e convintissimo, appoggiato da tanti leghisti falliti. Ha fatto bene a stare zitta e a denunciare, perchè questo è un comportamento da persona civile: tu ledi un mio diritto, io ti denuncio, ed è stata una gran signora. Se poi una volta entrata in casa imprecherà ed augurerà la morte a quel coglione di negoziante (ma non credo perchè questa sono io e non lei) ha tutta la mia stima.

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    • @insultoumano: no, non lo scrivono chiaramente. Ci sono un paio di bestie, che solo nell’uso del linguaggio già si qualificano, figuriamoci poi negli argomenti, però davvero la questione da stabilire è se la signora fosse in condizioni di provare gli abiti oppure no, perché è questo che fa la differenza.

      Il razzismo esiste perché è connaturato nella – diffusissima – stupidità umana, però è vero che a volte diventa un alibi, e non si vanno più a verificare le situazioni.

      Se la signora era pulita, ha ragione lei, se aveva cattivo odore aveva ragione il negoziante, punto. In molti negozi di abbigliamento è esposto il cartello di non provare i capi se non si è in condizioni di farlo, onde evitare di lasciare odori sgraditi sui capi, e questi non sono certo cartelli razzisti!

      Insomma, da quello che ho letto ritengo di non essere in condizione di giudicare.

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  28. Intervengo nella discussione, che vedo essere proseguita, per chiedere dove abbiate letto i commenti. Nell’articolo che ho linkato, infatti, non ne vedo.

    Oggi, comunque, è stato pubblicato un articolo in cui il negoziante si difende. Dice che la giornata era particolarmente calda e la signora alquanto sudata. «quando mi sono avvicinato a lei non sapevo come dirle che non avrebbe potuto provare vestiti di pregio. Fosse stata una camicia o una maglietta non ci sarebbero stati problemi perché li avrei potuti lavare, ma per vestiti importanti – perché ne avrebbe voluti provare diversi – come pretendeva la richiesta era impossibile.» Pare che una signora abbia difeso il titolare del negozio ricordando un episodio analogo occorso ad un’amica: «Il titolare del negozio – ricorda – le fece notare che era particolarmente sudata e che l’abito ne avrebbe risentito. Lei capì. La cosa finì lì e la mia amica tornò nel negozio pochi giorni dopo. No, qui si rischia che in nome del presunto razzismo uno non può più dire nulla».

    Io ho un’amica che ha un negozio di abbigliamento e posso assicurare che, anche se entro sudata, in cinque minuti sono già asciutta. Poi, se una si è fatta la doccia da mezzora non puzzerà di certo. Io no, almeno. Non mi risulta che la mia amica abbia negato la prova di un abito (anche di seta pura) a nessuna, però storce il naso quando arrivano signore di colore perché effettivamente, anche se pulitissime, hanno un odore particolare.
    In ogni caso, io, cliente, non mi azzardo a provare nemmeno un costume da bagno se sono sudata. Una volta, di fronte alle insistenze della commessa (le continuavo a dire che ero andata in avanscoperta e che sarei tornata), le dissi che ero troppo sudata per provare i capi e lei mi guardò come dire: “ma se arrivano tutte sudate e vanno in camerino lo stesso!”. Ecco, io credo che a volte bisognerebbe usare un po’ di buon senso. Non difendo il negoziante, ovviamente, soprattutto se è vero che ha offeso la signora. C’è modo e modo per dire le cose, avrebbe potuto spiegarsi meglio e invitarla a ritornare. Io avrei persino aperto il negozio alle nove di sera, col fresco, per accontentare la cliente. In fondo, con questo episodio, anche se le campane suonano diversamente, non si è fatto una buona pubblicità.

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    • @Marisa: no no, ci sono, se guardi in fondo alla pagina li trovi, al momento sono 96. Io, ripeto la mia posizione, non abbiamo elementi sufficienti per giudicare: molti negozianti non fanno provare i capi se si è sudati, per rispetto anche delle persone che verranno dopo, quindi il problema è solo sapere se era vero che la signora emanava cattivo odore oppure no.

      E poi è vero, le persone di pelle scura hanno un odore diverso, da noi percepito come forse loro percepiranno il nostro, a sua volta diverso rispetto al loro: può darsi che, mentre non sudati è una semplice caratteristica, col sudore per il commerciante la situazione si sia fatta imbarazzante.

      Sul fatto poi che le minoranze hanno generalmente la coda di paglia, abbiamo gia parlato.

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  29. A me – non so se l’ho già raccontata su questi schermi – è capitato di essere abbordata per strada. Ora, io per strada sono stata sistematicamente abbordata più o meno dai 13 ai 50 anni, e non ho MAI risposto a un abbordaggio. Quella volta però l’abbordatore era nero, e così mi sono presa di razzista. Perché se a chiedertela è uno di un’altra “razza”, non ci sono alternative: o gliela dai seduta stante, o sei razzista. Così come mi è capitato di farmi dare dell’antisemita per aver detto che un certo tale di cui si stava parlando era un emerito coglione, perché si dava il caso che il coglione in questione fosse appunto ebreo, e se un coglione si trova ad essere contemporaneamente anche ebreo, allora smette automaticamente di essere coglione (o tu smetti automaticamente di essere autorizzata a dire che lo è). Io non sapevo che fosse ebreo, ma naturalmente se lo avessi saputo non sarebbe cambiato niente, comunque mi sono tolta la soddisfazione di far inorridire la mia accusatrice rispondendo: “Ah beh, se oltre che coglione è anche ebreo, tanto peggio per lui!”
    Per quanto riguarda l’odore, è effettivamente vero che oltre all’odore individuale c’è un “odore di razza” e che quello dei neri per il nostro naso è abbastanza fastidioso. Il nostro invece, mi è stato detto, pare che dia fastidio ai gialli. Però generalmente (ossia salvo il caso di qualche disfunzione endocrina) loro sudano molto meno di noi: dato che provengono da zone molto povere di acqua, la selezione naturale ha favorito gli individui con i pori più piccoli, in modo che possano trattenere l’acqua (e infatti hanno la pelle molto più liscia della nostra), mentre per noi, al contrario, dato che il ricambio che avviene con la sudorazione è utile, e ci possiamo permettere di rimpiazzare le perdite, la selezione naturale ha favorito gli individui coi pori più grossi. A una mia amica, comunque, che un po’ per il riscaldamento del negozio molto alto, un po’ perché era nervosa, aveva sudato durante la prova di una camicetta di seta, molto cara tra l’altro, che poi non le andava bene, e aveva lasciato un leggero alone nella zona delle ascelle, è stato imposto di comprarla.
    Suppongo tuttavia che se mi trovassi a servire una cliente visibilmente sudata o puzzolente, la chiamerei da parte e col maggior tatto possibile le spiegherei senza pubblico il motivo per cui non posso farle provare i vestiti.

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    • @Barbara: non so dirti riguardo al tatto, ma dall’articolo non si evince che glielo abbia detto in pubblico anzi, sembrerebbe tutt’altro.

      Comunque, anche se Valentino stesso – mi pare proprio in uno dei commenti a quell’articolo sulla coda di paglia delle minoranze che ho linkato in un commento precedente – spiegò in maniera molto convincente le motivazioni e le dinamiche che portano gli appartenenti a una minoranza ad essere ipersensibili, io non amo quest’uso strumentale della possibilità di discriminazione.

      Le persone, prima di gridare alla discriminazione, dovrebbero farsi un serio esame di coscienza: tu non c’eri all’epoca delle due bulle nella classe di mia figlia, una araba e l’altra francese, che picchiavano le compagne di classe, sputavano nei loro cibi, rubavano le loro cose, incollavano i loro libri, minacciavano aggressioni supportate dalla loro banda armata di coltellini, e poi si lamentavano che venivano isolate e mai invitate a una festa perché straniere!

      Oltretutto, in quella classe c’erano polacchi, rumeni e filippini perfettamente integrati e molto amati dai loro compagni, quindi si nascondevano proprio dietro a un dito.

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  30. Scusa Diemme, ma io di commenti a quell’articolo non ne vedo nemmeno uno. Posso supporre che, essendo possibile commentare solo attraverso l’account di FB, io che non sono iscritta non solo non posso commentare ma nemmeno leggere i commenti. Mi pare strano, comunque, perché i commenti ad altri articoli del Messaggero Veneto, che è il “mio” quotidiano e lo leggo ogni giorno, li posso vedere tranquillamente.

    Tornando alla signora, secondo me ha sbagliato perché ne ha parlato ai giornalisti mentre avrebbe dovuto cercare di risolvere la questione in modo discreto o al limite sporgere querela rivolgendosi ai Carabinieri. Probabilmente il fatto sarebbe stato di dominio pubblico ugualmente ma la reazione del negoziante forse sarebbe stata diversa.

    Quel che dici sulla “coda di paglia” è condivisibile ma, ripeto, spesso i nostri pregiudizi sono anche peggio. Non so se ti ho mai raccontato di quel mediatore culturale del Ghana che era venuto a scuola per una conferenza. Pur essendosi presentato in portineria in giacca e cravatta, con l’aspetto curato e senza alcun “bagaglio” se non una valigetta 24h, la bidella ha tentato di allontanarlo dicendo: “Non ci serve niente non compriamo niente”. 😦

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