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Ancora autunno

Quanti di voi mi conoscono da tempo sanno che detesto la brutta stagione, amo l’estate e non mi sono mai lamentata del caldo, neanche quando la temperatura ha superato i 40°. Amo il sole, il suo caldo e la sua luce, amo le giornate lunghe, amo dormire svestita, girare con l’abitino leggero che mi fa sentire libera (odio l’imbacuccamento!), amo il bucato che si asciuga in un’ora (a volte anche meno!), mentre detesto quando lo devi lasciare fuori talmente a lungo che qundo ha finito di asciugarsi quasi quasi ha bisogno di essere rilavato.

Ieri è stata una giornata così, diluvio universale, l’inverno sta arrivando. Ho fatto un bucato, quando sono andata fuori a stenderlo il balcone era inondato, lo stendino zuppo, e con che cuore ne avrei messo a fare un altro?

E così il bucato bianco è rimasto lì, in attesa di tempi migliori, dopo la metà di novembre un po’ tamponeremo coi termosifoni, ma intanto?

Ciò detto, ieri avrei avuto un sacco di cose da fare, e non mi andava. Non ho fatto niente, e mi sento in colpa.

La mia coscienza è combattuta tra il mio diritto al riposo e il fatto che c’è tanto da fare, e nessuno che lo faccia al posto mio.

Forse è stata una giornata così, solo per metabolizzare il cambio di stagione, mi sento tremendamente in difetto ma la mia voglia di fare era sotto terra: avete presente il famoso due di pressione che in genere provoca il caldo? Beh, a me lo provocano il buio, il freddo e la pioggia!

Ok, ieri freddo non era, ma buio e strapiovoso sì!

Un giovedì di novembre

Una settimana di ferie, e vorrei sapere a novembre che ci faccio.

Ho rimesso a posto vecchie carte, ma non è che la cosa mi gratifichi. Piove, fa freddo e non hanno ancora acceso i riscaldamenti. Le restrizioni sul traffico, dovute allo smog, mi tarpano anche le ali nel caso avessi avuto voglia di andare a trovare qualcuno.

Io e un mio amico siamo in vena di grosse elucubrazioni esistenziali, la vita e la morte, i bilanci e che altro.

Su un altro blog si parla di blog chiusi, che si spera come per miracolo che riaprano: è la vecchia storia, in chiave moderna, delle strade che si separano, le persone che si perdono di vista, e che un giorno speri si riaffacceranno alla tua porta, rincontrerai sulla tua via.

Persi per te, e tu perso per qualcun altro, in questo continuo inseguirsi che è la vita, una vita trascorsa spesso senza capirci, spesso senza guardarci, fuggendoci ed inseguendoci sempre nella direzione sbagliata.

Ho un paio di giornali da leggere, mi dedicherò un po’ a quello, anche se non ne ho troppa voglia. Due zucchine da riempire e fare al forno, ma che ancora non ho capito bene con che scavare.

Guardo l’orologio, non si sa bene se con la speranza o con l’angoscia del tempo che passa.

Scrivo, rispondete, “fill the void”.