Il rancore

Rancore - avrei molto da darti

Il rancore è una soffocante persecuzione dell’animo“: queste parole scriveva oggi un mio contatto fb, a proposito di non ricordo neanche cosa. Non ricordo neanche se ce l’aveva con qualcuno in particolare o stava parlando in generale, ma la frase mi ha colpito molto perché, credo che voi lo sappiate, io sono una che il rancore nell’animo lo conserva nei secoli dei secoli.

Ma che significa provare rancore? Soffoca sempre l’animo? Lo perseguita sempre?

Ci sono persone che alimentano l’odio, dimenticandosi di vivere: un autogol imperdonabile, che amplifica il male provato, rendendo quello ricevuto minimo rispetto a quello che ci infliggiamo da soli.

Ci sono persone che passano la vita cercando vendetta, meditando ritorsioni: anche queste dimenticandosi di vivere, e sprecando energie che potrebbero molto più costruttivamente utilizzare per rendere felici se stessi.

Ma se uno, continuando a vivere la sua vita, semplicemente conserva la memoria del male subito, è ugualmente avvelenato? E’ ugualmente perseguitato e soffocato? Quel dispiacere del torto o dei torti subiti, che occupa sì uno spazietto del nostro cuore e della nostra anima, in attesa solo che qualcuno e qualcosa lo estirpino, quanto ci fa male?

Quel rancore che è semplicemente disistima, cancellazione dalla nostra vita di qualcuno che viene ritenuto a questo punto inesistente, quel rancore che è solo una barriera al suo riavvicinamento e a nient’altro, come può essere definito, e quali danno può eventualmente produrre?

Vi lascio qui un’altra definizione del rancore, su cui meditare:

Trattenere il rancore

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45 thoughts on “Il rancore

  1. Rispetto all’essenza del rancore io sono più interessato alla sua genesi. Mi scopro a provare rancore quando provo rabbia per qualcosa che bastava pochissimo e sarebbe passato tutto inosservato. Un piccolissimo sforzo da parte di qualcun altro (l’oggetto del rancore) e non avrei provato nessuna rabbia e tutto si sarebbe accomodato velocemente.
    Non so perché ma quando penso a questo, spesso il rancore si dilegua. E mi compare qualcosa di molto simile a quella che tu chiami “disistima”.

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  2. Se ti accanisci contro qualcuno con odio per sete di vendetta il rancore ti distrugge, perchè non vivi più se non nella speranza di trovare ristoro attraverso qualche male che potrà capitare a colui/colei che ti ha fatto del male. Ma credo che il rancore sia (è un mio personale pensiero) direttamente proporzionale al torto che hai subito. Un amore finito senza spiegazioni, se tu amavi quella persona, può provocarti forte odio. un amico, magari della compagnia, che si allontana, semplicemente non vorresti vederlo. Poi ognuno dà un peso al rancore differente

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    • Non credo che il rancore sia proporzionale al torto subìto, piuttosto alle conseguenze che questo torto ha prodotto. E poi, dipende anche dalla persona, ognuno ha una sua sensibilità e, soprattutto, i suoi nervi scoperti.

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    • Torto subito soggettivamente. A me può far malissimo un amico che mi abbandona per una donna come potrebbe fare più male un amico che si allontana per problemi e non me ne parla. Soggettivamente il male minore sull’abbandono è il secondo caso ma non il primo, ma c’è chi magari vede nel secondo un affronto per non aver aperto il cuore, quindi la conseguenza diventa maggiore.

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    • Aida, il secondo caso che tu presenti non è meno grave del primo: un amico che non ti apre il cuore, con i dovuti distinguo, non è un amico. Ricordo nel simpaticissimo film “Full Monty”, che quando portano via i mobili dalla casa del dirigente, la di lui moglie, stupefatta perché non sapeva niente della perdita del lavoro del marito e delle difficoltà economiche, sottolinea al marito che la cosa che più l’addolora non sono le ristrettezze economiche o la vergogna del pignoramento sotto gli occhi dei vicini, ma il fatto che lui non abbia condiviso le difficoltà con lei, sua moglie!

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    • Ma qui si parla di amici e non di marito e moglie. Sono due rapporti differenti, almeno dal mio punto di vista. Marito e moglie sono uniti da responsabilità e in un certo senso è un dovere coniugale parlare e confidarsi. Invece nel caso degli amici può essere una questione di vergogna.

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    • sì infatti….ma l’avevo già capito da tempo, anche se in verità penso che tu sia più buona….nel senso che, in caso di ripensamenti e pentimenti saresti disposta anche a perdonare credo…

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    • Infatti….anche il mio perdonare sarebbe inutile perché non mi fiderei più, e poi quando non si dimentica il torto subito anche il perdono sarebbe finto…

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    • Perdono finto? Boh, io non ho ancora capito cosa significhi veramente il perdono, se dimenticare, o ricordare senza provare rancore, o archiviare l’episodio nel passato non permettendogli più di farci del male, ma certo che il male che ci è stato inferto volontariamente cambia il rapporto con l’altro per sempre.

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  3. Colui o colei che nutra rancore verso un altro o un’ altra, e che preso da tale ( bruttissimo ) sentimento augura all’ oggetto del suo odio di scapicollarsi dalle scale, o di fallire in qualche suo progetto, o esser sconquassato dagli anni fino ad imbruttire come l’ onorevole ( si fà per dire …. ) @brunetta, ebbene o prima o poi vedrà avverarsi il suo malaugurio …. ma nel frattempo avrà vissuto miseramente, accorciandosi gli anni e/o vivendoli senza gioia alcuna, a differenza della persona odiata, che invece avrà vissuto “pienamente e umanamente” !
    Augh ….. @Cavaliere-sioux ha parlato !!!

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  4. Il danno è già avvenuto, il rancore è solo un ricordo unito a un giudizio negativo inamovibile, quello di chi è stato in qualche modo offeso.
    E se questa è la nostra reazione naturale.. essa fa parte di noi (è la nostra migliore scelta) e mi pare inutile sforzarsi a giudicarla o a giudicare i suoi effetti.. come se esistesse un altro noi, diverso da quello che prova rancore.
    Per me è simile a un programma che opera in background… è lì, e si estinguerà per cause naturali.

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  5. Credo che forse il rancore non è soltanto uno, ma vi sono tanti modi in cui il rancore può manifestarsi, come giustamente hai detto… personalmente tendo a perdonare, ma poco a dimenticare, continuo a vivere serenamente, magari anche i rapporti proseguono alla grande, ma i torti che mi hanno ferita non li dimentico… è rancore, sì, ma penso non sia nocivo 😉

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    • Il rancore è di per sé nocivo solo a chi lo prova, non stiamo parlando di vendetta, ma come può il rapporto continuare alla grande? Le persone con cui ho accettato di riappacificarmi – poche per la verità – sono sempre state collocate diversamente, declassate di parecchi gradi, tanto che alla fine sono state loro a non accettarlo e ad andare via, ma che pretendevano? Nostalgia dell’antico rapporto? E potevano tenerselo stretto l’antico rapporto! Qui lo sapete, io non sono neanche contraria ai vari rincollati, ma sono vasi rincollati, non possono più avere la caratteristica di quelli sani!

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    • No, in effetti dipende anche dal torto subito… in molti casi nulla può tornare come prima, anche volendo… ed anche se un rapporto rimane, per quanto sereno possa essere, non sarà mai come prima…

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    • scusa, solo per precisare, io mi riferisco al “sentimento del rancore” non al rapporto tra due persone…in questo senso ho scritto che nemmeno io concordo con ciò che hai scritto.. io penso che il rapporto tra due persone sia la causa della nascita del rancore, ma l’applicazione del sentimento riguarda sempre una persona alla volta..detto questo ci stà anche che non la vediamo allo stesso modo.. 🙂

      concordo invece con il fatto che non basta un cervello per risolvere, ma per me quello è un altro discorso…

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  6. Rancore in risposta ad un torto? Reazione umana
    Il rancore è proporzionato al torto… no. Al peso che io do in quel momento a quel torto ed alla mia incapacità di andare oltre, escludere colui /colei che ha generato il torto dalla mia vita e pensare ad altro
    Vista cosi la reazione del rancore è inutile, dannosa e dipende da me, non dall’altro
    Buona notte

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  7. Brutta cosa il rancore … e tu, da persona saggia quale sei, non manchi come sempre di fare della situazione un’attenta analisi.
    E’ davvero sorprendente come, leggendoti, sembra che siano due persone diverse a scrivere: una, quella che racconta, dall’esterno, con apparente distacco. L’altra, quella che la situazione la vive, la interiorizza e lotta per sopravvivere anche a sé stessa.
    Il bello è che, rileggendoti, le due persone continuano a venir fuori dal racconto, ora l’una ora l’altra.
    Che dirti, il carattere non si può cambiare, e tu di sicuro, nella tua visceralità, sei una delle persone più vive e presenti che io conosca, però credo che meriti finalmente un po’ di serenità, meriti di scrollarti finalmente di dosso tante e troppe vicende che ti logorano e, insieme a tutta la tua quotidianità che è senza dubbio altrettanto impegnativa, non ti consentono di avere almeno un pochettino di serenità.
    Sono l’ultima persona che può darti un consiglio, soprattutto visto che considerato che pure a me, ultimamente, il rancore dà brutte gatte da pelare … però sai, volere è potere e io ci provo a voltarmi dall’altra parte cercando di dimenticare e di lasciar andare … non posso farmi rovinare così la vita 🙂

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    • E sì, ho due anime, quella analitica è la testa, quella viscerale è il cuore, e spesso seguono due vie diverse, che le conduce a lidi diversi.

      Per questo motivo, ho sia la serenità sia l’inquietudine, riesco a razionalizzare e a guardare avanti, pur senza mollare la presa sul passato e il coinvolgimento in esso. Non so se voltarsi dall’altra parte sia una soluzione, forse dipende da quanto è ostinata la memoria: “Occhio non vede, cuore non duole”, ma gli occhi sono sono solo quelli fisici, più facili da distogliere 😉

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  8. Tendenzialmente sono una persona molto paziente e che sorpassa ai piccoli sgambetti, sminuendoli e perdonandoli. Ma ho un limite di sopportazione e a un certo punto il taglio è netto. Senza rancore, senza sentimento di vendetta. Un rapporto che si chiude perchè l’altra persona mi è diventata trasparente, inesistente. Quelle che mi sono capitate, due o tre, sono situazioni “di lusso” per me perchè persone fondamentalmente estranee alla mia vita (collega, compagna di classe, contatto blog) e il distacco è stato quasi indolore. Dovesse capitarmi con persone della mia vita non so come reagirei : di sicuro ne soffrirei a lungo.

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    • Io sono molto paziente ma forse in senso diverso dal tuo: io riesco a capire in genere piuttosto bene la diversità delle persone, non mi disturba in fatto che, in analoghe situazioni, si comportino diversamente da come avrei fatto io al loro posto, non ho la pretesa che hanno molti di frequentare loro cloni, ma gli sgambetti no, con tutto il rispetto per le debolezze umane – e per le umane miserie – che non risparmiano nessuno, la slealtà tendo a tollerarla molto poco. Ciò premesso, sei stata molto fortunata che non ti sia mai capitata una rottura con una persona vicina…

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    • Non mi sono capitate rotture, per intenderci di quelle col botto, ma ho vissuto allontanamenti, lenti e reciproci, senza un valido motivo scatenante, con alcuni cugini. A volte penso sia stata la vita ad allontanarci, altre volte invece dico che siamo stati noi a volere che le cose andassero così: tre-quattro telefonate all’anno senza ormai particolari emozioni.

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    • Ecco. Questi ultimi due commenti sono (x me) il nocciolo della situazione. Cioè tutto quello che si è detto prima e vero. Ed anche bello. Non va bene portare rancore…. si debba superare… etc etc etc. Bla bla bla.
      Ma il sentimento sopra citato non è una cosa che puoi controllare. Non è un bottone che lo premi per chiudere la luce. Il rancore è testardo. E’ ostinato. Per questa lo chiamano “rancore”.

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    • Bravo Valentino, l’hai detto! Giusto stasera mi ripetevano che è ora che io la faccia finita con questa storia di Xa…….. e la PdF, ma lui sarà una ferita che non si rimarginerà mai, e con lei troverò pace in terra quando lei l’avrà trovata sottoterra.

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  9. Io la chiamo sincerità D. Un ipotetico vederli per strada e sforzarsi ad abbracciarli “amichevolmente”, è inumano. Tutto nel nome del ” non portiamo rancore”? Del perdono.
    E’ falso.
    E’ anormale.
    In verita, lo stomaco si contorce e l’unico pensiero che avresti (mentre l’abbraccio), sarebbe quello di mordere l’orecchio. Sembra crudele. Sembra irragionevole. Ma è cosi.
    Sai che ti dico?
    …… fanculo il perdono…..

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