La pace nelle parole e il terrorismo nei fatti

Cari amici,

lasciamo perdere le facezie, per parlare di due argomenti un po’ più seri. Non ne ho parlato prima perché per raccogliere documentazione un po’ ci vuole, e avviso già da ora che questo articolo potrà essere soggetto a integrazioni, aggiornamenti, revisioni.

Dunque, perché il titolo: “La pace nelle parole”, ovvero la visita di Papa Francesco alla Sinagoga, e “il terrorismo nei fatti”, perché praticamente in contemporanea, in Israele, più esattamente ad Hebron, nella terra dei Patriarchi, si uccide una madre di sei figli davanti ai figli stessi, senza contare qualche altro attentatucolo qua e là.

Dunque, la visita di Papa Francesco, le sue parole, sì di amore, riconoscimento e accoglienza, ma con il freno (pare non abbia mai pronunciato la parola Israele, anche se voglio riascoltare bene il discorso), e forse con una certa contraddizione rispetto all’incontro di Papa Francesco con Abu Mazen, e il suo invito a uno dei principali istigatori del terrorismo a essere un angelo della pace, nonché le foto del Papa accanto al cosiddetto muro costruito da Israele per prevenire gli attacchi kamikaze.

Piccola nota personale, con buona pace dei miei correligionari: il Papa è il Papa e fa il Papa, quindi ritengo giusto che inviti un terrorista ad essere un angelo della pace (io nella mia testa ho tradotto l’invito come un’esortazione a cambiare direzione e a intraprendere un percorso di pace), e anche per quanto riguarda il muro, è chiaro che un Papa, un uomo di pace, preghi affinché nel mondo non ci sia bisogno di muri, senza nulla togliere al fatto che, al momento, il bisogno di quel muro (o piuttosto rete) c’è eccome!

Splendido il discorso della presidente della Comunità Ebraica di Roma, Ruth Dureghello: vi invito a leggerlo, l’ho trovato perfetto, chiaro, conciso, senza una parola di troppo ma completo ed esaustivo, è riuscita a ribadire in maniera incisiva e senza retorica i concetti che più stanno a cuore al popolo d’Israele, e vibrante è stata la sua denuncia del terrorismo, vero ostacolo nel processo di pace:

“…dobbiamo ricordare che la pace non si conquista seminando il terrore con i coltelli in mano, non si conquista versando sangue nelle strade di Gerusalemme, di Tel Aviv, di Ytamar, di Beth Shemesh e di Sderot. Non si conquista scavando tunnel, non si conquista lanciando missili. Possiamo affrontare un processo di pace contando i morti del terrorismo? No. “

A proposito di questa affermazione, trasferiamoci in Israele, o meglio nei territori contesi (uno tra i circa 200 territori contesi in tutto il mondo da altre nazioni, di cui però nessuno parla!), dove una donna di 38 anni, Dafne Meir, di professione infermiera – che curava indistintamente tutti senza distinguo di etnia e appartenenza -, è stata accoltellata davanti ai suoi sei figli, da lei difesi come una leonessa dalla furia omicida dell’assassino.

Dei suoi sei figli due erano adottati, come figlia adottiva era lei, che evidentemente aveva voluto restituire il bene ricevuto adottando a sua volta, pur in presenza di quattro figli propri. Una donna amata (straziante l’addio del marito sulla sua tomba), una donna piena di vita e di gioia che viveva per fare del bene al prossimo, chiunque esso fosse.

I giornali non ne hanno parlato, e qualcuno ne ha ipotizzato il motivo: in un giornalismo d’accatto che confonde le acque trasformando gli assassini in vittime, questa notizia, dell’aggressione di una madre all’interno della propria casa, non si prestava ad alcun ribaltamento e manipolazione.

Stamane leggo che il terrorista che l’ha uccisa è stato arrestato: non riesco neanche a gioire, vedendo chi è: un ragazzo di 16 anni! Sedici anni, vi rendete conto? Ma come si può a sedici anni avere voglia di accoltellare una donna e per di più davanti ai suoi figli? E avrebbe ucciso pure loro! Come si legge qui “Secondo Damari, la figlia maggiore, il terrorista sarebbe fuggito perché non riusciva a togliere il coltello dal corpo della donna uccisa, altrimenti è probabile che avrebbe fatto del male anche ai bambini”: ma vi rendete conto? A quale lavaggio del cervello sono sottoposti, a quale immondo condizionamento?

Mi unisco dunque alla preghiera del Papa, e al desiderio del mondo ebraico, che ci possa essere la pace in Medio Oriente, che prevalga l’amore per la vita e che i fautori e finanziatori del terrorismo diventino davvero angeli della pace: al momento non sembra proprio ce ne siano le possibilità e le premesse, ma Dio c’è e i miracoli accadono.

Può darsi che i terroristi vengano “fulminati” sulla via di Damasco.

Oppuramente, fulminati e basta.

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17 thoughts on “La pace nelle parole e il terrorismo nei fatti

  1. Condivido tutto quanto da te detto, come pure il saluto della Presidente della Comunità Ebraica di Roma al Papa in visita alla Sinagoga. Devo dire che conoscere te, cara Diemme, è stato per me motivo di conferma della stima e simpatia per il popolo Ebraico ed Israeliano, per il quale, non mi so spiegare il motivo, esiste anche nel nostro mondo occidentale una certa diffidenza, che talvolta pare addirittura avversione. Lo sta a testimoniare la mancanza di un minimo di citazione del fatto molto grave di quella povera mamma così crudelmente assassinata.
    Credo che una certa parte, politicamente piuttosto classificabile, abbia sempre avuto in avversione tutto ciò che ha a che fare con gli israeliani, dimostrando nel contempo grande attenzione e simpatia, spesso a prescindere, per tanti già nati con la vocazione al terrorismo, comprendendo, se non addirittura giustificando atti che, comunque li si voglia definire, crimini rimangono.
    Per i crimini, particolarmente quelli sempre più efferati, da qualsiasi vengano commessi, non ci può essere assoluzione a priori, ma sempre denuncia e condanna!
    E qui troppo spesso anche i mezzi di informazione non fanno il loro dovere, non è una novità!

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    • Caro Sergio, l’appoggio al terrorismo, dato come tu hai detto da una parte politicamente piuttosto classificabile (ma non solo), è anche a me del tutto inspiegabile; proviene infatti non solo da un occidente che ha una tradizione, una cultura e una civiltà ben diverse, ma proprio perché proviene generalmente da quella “fazione”, se così si può dire, che sostiene e difende dei principi del tutto opposti a quelli propognati da un certo terrorismo.

      Certo è che comunque l’informazione arriva talmente distorta che, se non credo alla buona fede degli attivisti sedicenti “ben informati”, credo però in quella della gente più “distratta”, disorientata dalla manipolazione delle notizie da parte dei mass media.

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  2. @Sergio … ehm !
    Tu, sei sicuro che il male sia tutto da una parte mentre il bene ( ossia Israele ) sia tutto dall’ altra, e che il Papa, quindi, sia così coglione e cieco al punto tale da non riconoscere ciò ?!? 😯
    Io, francamente … no, non sono così sicuro come te ! 😐
    Scusatemi … per questo mio non allinearmi a cotale posizione !

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    • Bruno, letto il tuo successivo commento che non pubblico (cose nostre 😉 ). Mi permetto però di dirti, riprendendo il discorso precedente, che sono stupefatta di come tu possa portare avanti certe istanze (e quando parlavamo di corrente politica credo che sia io che Sergio intendessimo quella cui tu appartieni) non nel contesto di un discorso politico e sociale, fosse pure la visita del Papa, ma di fronte a crimini efferati, mentre siamo intenti a piangere i nostri morti innocenti; guarda poi che io penso che pure il terrorista sia innocente, una povera anima di Dio trasformata in macchina per uccidere, privata della vita e dell’anima, vittima di un sistema più grande di lui e che sicuramente passa sopra la sua testa, ma se davanti ai nostri morti, decisamente più innocenti di lui, tu invece di porgere le tue condoglianze ti metti a difendere l’indifendibile, questa non è solo una questione di divergenze politiche, è soprattutto una questione di tatto.

      Del Papa non mi pare che Sergio abbia detto che sia cieco e coglione e io stessa, pure decisamente a disagio per quell’abbraccio a quell’ “angelo della pace” che gronda sangue innocente da tutti i pori, capisco la sua posizione cristiana di odiare il peccato ma amare il peccatore, e anche la sua proposta di mettere la Santa Sede a disposizione per i colloqui di pace: alcuni sono critici, io invece ritengo che come capo della Cristianità stia facendo il suo mestiere.

      Infine, Israele non sarà il Bene in sé di platoniana memoria, come Gaza non sarà il Male, ma in Israele c’è una democrazia e un rispetto della vita, compresa quella palestinese (non per niente gli stessi leader palestinesi mandano i loro cari a curarsi in Israele, ben sicuri che saranno in ottime mani), che tu te la sogni, mentre non mi pare che lo stesso si possa dire sull’altro fronte. Comunque, caro Bruno, stante che questo è il mio spazio, cioè lo spazio di una persona che non riuscirai mai a convincere della causa, cui prodest guastarci il sangue? Sai come funziona, bisogna agire su ciò che accomuna e non ciò che divide, quindi confidiamo insieme e speriamo in una pace che porti su entrambi i fronti nuove possibilità di vita.

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  3. Bergoglio è molto lontano dall’ideale di Papa che ho, io che ero e sono un estimatore di Ratzinger per la sua intelligenza… per la sua testa.
    Un teologo fine, capace quasi di rendere verosimile (di far sorgere il dubbio che ci sia del vero) la religione di cui è capo.
    Il resto sono chiacchiere e convenevoli….

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    • Grazie Enrico per essere intervenuto, l’atmosfera che si stava creando necessitava di uno stacco! 😉

      Conoscevo la tua opinione sui due Papi, io non sono stata un’estimatrice di Ratzinger ma non ho approfondito la questione, e sono in molti ad essere della tua idea.

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    • Tutte le persone di pace li vorrebbero fulminati e basta, la pace passa attraverso l’eliminazione di ogni e qualsiasi forma di terrorismo, questo va da sé.

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