Povera Italia, ma perché?

italietta nave che affondaItaliani rivoluzione

Leggendo notizi su Israele mi imbatto in questo pensiero:

ci poniamo la stessa domanda che si sono fatti Dan Senor e Saul Singer nel saggio “The Start Up Nation”.
Com’è possibile che un paese con poco più di 7 milioni di abitanti, privo di risorse naturali, travagliato da continui conflitti, riesca ad aumentare la sua crescita economica di 50 volte in 60 anni e diventare il centro propulsore dell’Hi-tech, la nazione pioniera, creatrice e innovativa per eccellenza?

Ora, in quanto italiana e incazzata nera per l’italica situazione di debito pubblico, insicurezza, crisi perenne, etc. etc. posso girare la domanda in questo modo:

Com’è possibile che un paese con oltre 60 milioni di abitanti, pieno di risorse naturali, artistiche e storiche che vive in pace da 70 anni, riesca a stare sempre con le pezze al culo, essere il fanalino di coda dell’Europa, il suo parente povero, e riesca a far fuggire all’estero i suoi giovani, probabilmente quelli più di valore?
Che sono incazzata nera è dire poco, ma se a ribellarsi a questa situazione non sono una bella fetta di italiani, l’incazzatura individuale serve a poco, e la fuga all’estero risolve, parzialmente, il problema personale, non certo quello nazionale.
Svegliatevi italiani, e smettetela di pensare che, per cambiare, basti mettere una crocetta a matita qua e là una volta ogni tot anni: ci dobbiamo rimboccare le maniche, dobbiamo COSTRUIRE e RICOSTRUIRE!

 

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21 thoughts on “Povera Italia, ma perché?

    • Anche se è uno di quei casi in cui vorrei aver torto: povera Italia, in mano agli italiani, succubi e imbelli, in mano ai furbetti da quattro soldi, e ai furboni di ben più pretese!

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  1. L’italiano ha sempre bisogno di essere guidato , educato, indirizzato…è un’ impressione mia e quindi mancando leader capaci e credibili siamo allo sbando, è subentrato lo scoraggiamento e la sfiducia in tutto per cui ci lasciamo vivere.

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    • I leader vengono dal popolo, e infatti, questo il popolo, questi i leader, che degnamente li rappresentano. Dovremmo riscoprire in noi l’amore per la cosa pubblica, per il bene sociale, dovremmo ritrovare lo spirito pionieristico di tanti nostri avi e rimboccarci le maniche, senza sempre aspettare la soluzione dall’alto: che poi, la soluzione dall’alto, l’uomo forte che risolve, nel 99,99% dei casi si chiama dittatore.

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  2. Penso che Italia, Europa e gli altri paesi occidentali che subiscono questa crisi globale, economica, identitaria, culturale e di valori, dovrebbero riconoscere e condividere la presenza e la portata del buco nero in cui si sono inoltrati. La débâcle è così vasta che nessuno sa da dove incominciare, tanto meno una classe dirigente e politica a dir poco maledeorante. Un saluto. Marisa

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  3. con questa vignetta mi hai fatto venire in mente una storia che raccontò la mia maestra alle elementari a proposito di Italia e italiani.
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    Ciò a dire che noi tutti crediamo che sia l’Italia astrattamente ad affondare. Nel nostro piccolo bene o male ce la caviamo. Molti giovani raccomandati trovano posto e altrettanti hanno la 100 euro a fine settimana per uscire. Il primo amico siamo noi, quelli che vorrebbero salvarsi e cercano un appiglio ma non lo trovano. Ecco. mi sa che la vignetta si riferisce a questa storia.

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  4. Hai ragione, bisogna darsi da fare…..ma se la devono smettere anche di fregarsi tutti i soldi quelli ai vertici del governo, regioni, province e simili…..altrimenti tutti gli sforzi continueranno ad essere inutili!

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    • Secondo me non ci scandalizziamo abbastanza di questi che rubano… siamo collusi, il fatto è questo.

      Una mia amica, tanti e tanti anni fa, si recò in un ente previdenziale per delle pratiche per la pensione, e un impiegato “ahum ahum” gli sussurrò che aveva diritto a degli arretrati, e che le avrebbe fatto lui tutta la pratica in cambio di due milioni (chiaramente, mancetta sottobanco). La mia amica accettò. Io le chiesi “Ma come, non lo denunci?”. E lei: “Ma no, in fondo a me conviene, se poi rifiuto magari non prendo niente, mi bloccano la pratica, poi che ti denuncio, la mia parole contro la sua, lui negherebbe, mi metterei negli impicci”.

      Ecco, questi siamo. Vogliamo parlare dei CID? C’è gente che ci è campata coi falsi incidenti, smezzando il rimborso con “l’incidentato compiacente”. Sottolineo, come aggravante, che se a volte certi inciuci venivano fatti per fame, il più delle volte erano uno stile di vita, perché noi siamo il paese dei furbi, di quelli che “fanno risultare che”. E’per questo che siamo un paese molle, cieco, ed è il mio Paese, pensa quale sia il mio stato d’animo! Di gente brava ce n’è, di eccellenze ne abbiamo, di risorse pure, ma non riescono ad alzare testa, forse non sono abbastanza, o forse hanno – abbiamo – le armi spuntate di fronte a una corruzione e incompetenza capillari e sostenute da tutta la popolazione (v. sopra, anche se all’epoca mi sa che eravamo ancora alla prima repubblica).

      Tu mi parli di regioni e province, ma qui mi pare che più spese tagliano, più soldi gli restano da pappare!

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  5. Molti in questo Paese credono di essere vittime di un’ingiustizia: gli anziani che si sono visti sfumare improvvisamente la possibilità di andare in pensione all’età giusta nella quale avevano creduto di andarci; i giovani che, anche per il prolungamento della vita lavorativa degli anziani, si sono visti ridurre le possibilità di trovare occupazione; i proprietari di immobili che, grazie all’enormemente cresciuta tassazione, indipendente dalla loro capacità contributiva, sono stati costretti a pagare una sorta di canone di locazione per ciò che era già loro, tutto ciò anche con una consistente svalutazione dei loro beni; gli esclusi dal beneficio degli 80 euro, che hanno visto con tale artifizio superare il principio della uguaglianza di trattamento fra cittadini sussistendo le stesse condizioni di reddito, senza contare l’indubbio risultato dell’ideatore di tale legge di crearsi una platea di fedeli elettori; i professionisti a basso reddito, che si sono visti imporre (se ho ben inteso) un minimo maggiorato di contribuzione alla cassa di previdenza; i piccoli commercianti che nulla hanno potuto contro il dilagare dei centri commerciali ai quali le licenze evidentemente non sono state lesinate; i piccoli produttori che sono stati, a quanto credo, costretti al rispetto di restrittive norme che li hanno sfavoriti nei confronti della grande produzione… tutto questo e chissà quanto altro, condito dalla continua scoperta di scandali e prove inequivocabili di cattiva gestione di ciò che è pubblico.
    Dimmi tu, stando così le cose, come si potrebbe essere incoraggiati a darsi da fare, ad essere ottimisti e a unirsi per il bene comune… si aspetta inerti che tutto questo, in qualche modo, abbia fine, se mai l’avrà.
    Il minimo che si possa sperare è di votare presto e che esca, miracolosamente, di lì qualcosa di nuovo.

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    • Enrico, i miracoli, in certi casi, non esistono (e te lo dice una credente!), o quanto meno vale il detto “Aiutati che Dio t’aiuta”. Ce ne aggiungo un’altra, tanto per parlare per frasi fatte ma non certo ripetute a pappagallo e senza cognizione di causa: “Sii tu il cambiamento che vuoi”.

      Davvero, in questa situazione, invece di affrontare la situazione ci dovremmo rassegnare e accasciare, gettare la spugna, lasciare che tutta la nostra ricchezza, civiltà, i nostri valori, vengano spazzati via, dovremmo stare fermi in attesa che “qualcosa avvenga”, magari nel frattempo cercare di mangiare qualcosa pure noi, imparando dall’andazzo comune?

      No Enrico, non ci sto. Io ancora ci credo. Un singolo forse non può fare molto, ma una minoranza decisa e convinta può fare da motore, e creare il cambiamento che aspettiamo. Però per carità, non parlarmi di voto, il popolo italiano ha votato di tutto di più per tentare di cambiare, e quali sono stati i risultati? Qui rimpiangiamo la prima repubblica, pappaona e corrotta ma che era gestita da gente più rappresentativa e competente, e un minimo faceva mangiare (nel senso più positivo del termine) anche la popolazione. Gli italiani hanno votato, convinti o per protesta, Cicciolina (chiaro messaggio di protesta), Berlusconi (che ritenevano, grande imprenditore, l’uomo capace di raddrizzare l’azienda Italia), M5S (i puri, gli onesti, gli idealisti), la Lega (che avrebbe difeso gli interessi degli italiani contro l’invasione barbarica). Poi ci sono i nostalgici della sinistra, che hanno creduto a oltranza nel riscatto sociale che avrebbe portato la sinistra (che ha avuto pure la sua occasione al governo), quelli che si sono riversati sui partitini satelliti, che promettevano di mantenere i valori dei partiti da cui si erano staccati ma con maggiore coerenza e trasparenza: dimmi tu, che ci ritroviamo? La solita Italia, spaghetti e mandolino, un debito pubblico vertiginoso e una classe politica la cui parola, oggi come ieri, non è certo cosa su cui tu possa puntare…

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    • Sono allora curioso di sentire da te, in qualità di membro di “una minoranza decisa e convinta”, cosa faresti… anzi, cosa fai.

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    • Intanto il posto di lavoro me lo sono procurato senza raccomandazioni e senza appoggi.

      Non inciucio, non frego le assicurazioni, il mio lavoro lo faccio con la massima cura, non giro la testa dall’altra parte MAI (nonostante, non nego, non è che io non abbia paura).

      Penso al bene comune prima che al mio, al lavoro sono stata probabilmente anche penalizzata per aver fatto sempre gli interessi dell’azienda più che i miei personali, ma vado avanti convinta e non mi comporterei mai diversamente.

      Questi non li voto. Non li avallo. Mi espongo, denuncio, cerco di combattere quella parte di me che, ahimé e nonostante me, ha assimilato il malcostume dilagante (v. seconda vignetta). Se trovo un portafogli lo restituisco, ma fosse pure un semplice documento o una tessera dell’autobus, mi faccio in quattro per ritrovare il legittimo proprietario. Sono precisa, minuziosa, perfezionista, non faccio mai le cose “alla carlona” o, come forse direbbe qualche straniero e non solo, “all’italiana”.

      Non è molto, ma tu capisci che più di questo non è che possa fare, non molto almeno. Però ho educato una figlia agli stessi valori, che porta avanti gli stessi principi di cura per il bene comune, di serietà, onestà e interesse per gli altri. Spero che tutto questo sia contagioso.

      Non so se riesco ad essere coerente al 100%, forse no, ma penso che comunque sia qualcosa, una goccia nel mare sì, ma è goccia a goccia che si fa il mare. E comunque, arrendermi, sedermi e aspettare lo scatafascio (o il grande dittatore) non fa per me.

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    • Dimenticavo: mi faccio in quattro per non lasciare mai l’automobile parcheggiata more poenis canis, e non per paura della multa, proprio per rispetto dello spazio e delle attività degli altri, e credimi che a Roma non è facile. A volte mi sacrifico a spostarmi coi mezzi pubblici, perché tanto so che, in certi posti, il parcheggio è impossibile da trovare, e la sosta selvaggia sarebbe l’unica soluzione consentita da questa città. La riscossa inizia pure diventando un popolo civile: poi, non accettare l’inciviltà al governo, è cosa che verrà da sé.

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  6. Le grandi ingiustizie che vediamo dovrebbero spingerci ad impegnarci, ma lamentarsi è più facile che impegnarsi: anche perché chi vuole farlo viene immediatamente scoraggiato da coloro che lo circondano

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    • Non dovrebbe demordere. Piuttosto, cercarsi alleati (cosa quasi impossibile).

      Nel mio quartiere deturparono un parco per farne dei box: i cittadini, che da una parte fecero finta di fare qualche (tiepida) protesta, furono poi i primi ad acquistare i box. Forse, fossero stati boicottati, fossero rimasti invenduti, ci avrebbero pensato due volte prima di ripetere uno scempio del genere: ma il popolo italiano accetta tutto, tutt’al più cerca di mangiarci su e il suo unico sforzo è quello di rientrare nella spartizione della torta. 😥

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