La riappacificazione

Bene, abbiamo esaminato a fondo le modalità di lite e di post-lite e quindi voi ora crederete che io, così acuta e saggia, litighi poco e mi riappacifichi molto: niente di più sbagliato!

Sapete quante riappacificazioni reali ci sono state nella mia vita?
Per puro caso non devo rispondervi zero.

Metto subito le mani avanti: come bisogna essere in due per litigare, bisogna pure essere in due per fare pace, perché io posso capire le ragioni dell’altro, mettermi nei suoi panni, non autosobillarmi, non farmi sobillare, non far passare troppo tempo senza chiarire, fare il primo passo, ma se dall’altra parte non c’è terreno fertile, non c’è possibilità di aggancio alcuno, cari miei, tutte queste teorie non possono funzionare.

Il primo ostacolo, quello che non posso analizzare, quello per cui non posso ipotizzare soluzioni, è la mancanza di interesse dell’altro a riappacificarsi. A voi è capitato? A me sì: non ti reggo a prescindere, mi dai tanto di pretesto così per rompere i ponti, figuriamoci se non mi ci butto a pesce, e mica sono scema poi a far pace!

A questo punto è inutile stare a disquisire sulla lite e sulle sue motivazioni e dinamiche, non c’entra niente, si tratta di incompatibilità, si tratta di libera scelta di non avere rapporti con una persona con la quale, più o meno casualmente, ci eravamo precedentemente incrociati.

Secondo motivo. Avete toccato una corda profonda, un tasto doloroso in maniera insopportabile, avete risvegliato uno di quei traumi che giacciono dentro di noi, abbarbicati al subconscio, che se si muovono anche di un millimetro fanno un male da morire. La persona si deve ritrovare, deve lavorare moltissimo su se stessa, deve volerlo fare, deve capire che lo deve fare, e voi ben poco spazio di manovra avete. Tragico è quando la stessa cosa è avvenuta pure sull’altro fronte, davvero non vedo soluzione.

Io di riappacificazioni storiche ne ricordo intanto due con la stessa persona. Siamo su due fronti opposti su molte concezioni di vita, ma entrambe intellettualmente oneste. Con lei siamo state brave, abbiamo lavorato su ciò che ci univa piuttosto che su ciò che ci divideva.

Primo scontro, non ne ho mai capito il motivo (io credevo fosse per una cosa, tanto tempo dopo, proprio chiarendoci, ho scoperto che era stato per tutt’altro).

Dopo anni di chiusura, senza rivolgerci neanche il saluto, ci ritroviamo entrambe in una situazione drammatica, lei scoppia a piangere, l’abbraccio, si sfoga a cuore aperto, e io mi chiedo come abbiamo potuto, noi così vicine e così in sintonia, stare anni senza parlarci.

Anni dopo un’altra sfuriata (sua), io rimango veramente esterrefatta, non gliela passo liscia.  In seguito a questo cerca di danneggiarmi sul lavoro quanto più possibile, io tengo botta, e poi lei non sta messa troppo bene.

Un giorno l’affronto, la invito a prendere un caffè con calma che le devo parlare. Non le parlo di qualcosa in particolare, le parlo del mio stato d’animo. Esordisco dicendole, con tristezza “Non avrei mai creduto che ci saremmo ritrovate un’altra volta a questo punto”.

Le parlo del mio stato d’animo nei confronti suoi, lei invece del suo stato d’animo nei confronti della situazione che stava vivendo: ma io che c’entravo?

Col tempo ho capito che è una che non lascia i problemi fuori dalla porta di casa, che s’arrocca, che non sa gestire il conflitto e che la sua reazione è di chiusura e di puntamento del fucile sull’altro.

Anche quella crisi l’abbiamo passata, oggi andiamo d’amore e d’accordo ma ormai conosco i miei polli. Quando la vedo nera, per quanto non condivida questo far pesare agli altri il proprio malumore, semplicemente lascio che la bufera passi: oramai “t’ho sgamato mascherina!”, e spero di poter evitare così ulteriori attriti.

Un’altra riappacificazione è stata con una persona con cui ho capito di aver sbagliato, quantomeno nei modi. Lei è una persona che non stimo e con cui non voglio assolutamente essere amica, ma forse questo non mi autorizzava ad accanirmi nell’isolarla, laddove io ero in una posizione di grossa popolarità e il non coinvolgerla significava per lei essere messa all’angolo da tutti e non da me sola.

Una volta capito il terribile stato d’animo dell’essere isolata, non ho potuto fare a meno di chiamarla e di chiederle scusa. Questo non significa “da oggi ‘cicci cicci’ “, ma comunque ha significato un sincero “Mi dispiace averti ferito, ho capito il peso di quello che ho fatto”.

E voi? Vi va di raccontarmi qualche caso di grande o piccola lite, e di grande o piccola riappacificazione?

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69 thoughts on “La riappacificazione

  1. Come ti ho detto tante volte non sono una che litiga, quindi non ho tanta esperienza da condividere. Però qualcosa la trovo pure io 😉
    C’è una persona con la quale non ho un gran feeling che, secondo me, si sta un po’ perdendo perchè non riesce a mettere a fuoco gli obbiettivi e ad agire concretamente. Poichè mi chiede consigli, ho meditato e glieli ho dati. Il consiglio principale era quello di capire cosa volesse veramente dalla vita. Non mi ha parlato per quasi un mese. Poi mi scrive qualcosa che si può interpretare in vari modi, e io l’ho interpretato come un “ti perdono” perchè deve essere così. Ancora una volta non ci si capisce e io non ho fatto niente di cui farmi per cui mi si debba perdonare. Se una non vuole consigli non li chieda, se vuole solo essere assecondata, idem.
    Recentemente ho sbottato con un collaboratore che era stanco e voleva aiutarmi facendo il mio lavoro, ma a modo suo. Quando mi sono accorta che stava facendo casini mi sono infuriata come da tempo non mi capitava. Ha provato a replicare quasi dando la colpa a me, e non mi sono tirata indietro dalla lotta. Nel pomeriggio abbiamo affrontato la questione cercando di chiarire ancora e credo che ci siamo riusciti. Devo vigilare affinchè non si ripeta, ma con lui sono serena e lui lo è con me.
    Altra lite con un’altra persona. Mi sono fatta in quattro per lei e tutto questo non le è bastato, è riuscita a trovare da ridire. Quello che mi ha detto mi ha ferita e non glielo ho mandato a dire. La stimo meno di una cacca di gallina. Potevo capire le sue ragioni, me le ha esposte con una scenata offendendomi. Mi sono risentita a morte. Per quieto vivere si è deciso di far finta di niente, ma starò in guardia. Non è un vero perdono.
    Quando ho letto che la tua tipa ti stava danneggiando sul lavoro, ho immaginato qualcosa di molto diverso da una riappacificazione. Scene molto truci. E’ la mia anima latina 🙄

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    • @Luisa: questa ha cercato di danneggiarmi, ma non c’è riuscita. Un’altra, vent’anni prima, invece c’è riuscita, approfittando del fatto che ero appena entrata e quindi sconosciuta, che avevo la testa altrove perché ero in fase di separazione e con un problema di dolore fisico che mi sono portata appresso per anni: questa seconda (prima in ordine di tempo) non la perdonerò davvero mai.

      Per il resto, per me non si tratta tanto di perdonare o meno, ma di avere una certa opinione delle persone: ci posso anche parlare, sedere a tavola insieme, ma poco avrò da dire.

      Con me, quando uno è sceso dal piedistallo, poco da fare rimane: chi nasce gallina, a terra razzola.

      Un’altra cosa: di questa collega, con cui mi posso permettere di essere più magnanima perché il suo operato non ha avuto particolari conseguenze, ho capito che, più che un’aggressione nei miei confronti, il suo è stato un disperato difendersi dai suoi fantasmi. Quelle che voleva eliminare erano le sue paure, con cui purtroppo ancora convive. Insomma, hai presente quella frase, relativa al periodo buio in cui venivano attaccate le forze di Polizia, che recitava “Sparano alla divisa, ma dentro c’è un uomo”? Ecco, lei ha sparato alla divisa ma l’uomo, nella fattispecie la donna (io), non è morta e l’ha potuta capire e perdonare.

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  2. Mai riappacificato con qualcuno con cui c’è stata una grossa lite! non riuscirei più a parlargli o a guardarlo come niente fosse stato !! E ‘ un lato del mio carattere che non voglio ne posso modificare!

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    • @Liù: non so che dirti, io non sono così. Sono stata accusata spesso così ingiustamente, hanno pensato di me delle cose così lontane dalla realtà, che non posso non pensare che magari succeda lo stesso con gli altri. C’è sempre una spiegazione, un altro punto di vista, che possiamo accettare o meno, ma che vale sempre la pena di ascoltare.

      Io non credo nella chiusura totale e definitiva dei rapporti, credo ci sia sempre spazio per spiegarsi, ritrovarsi, imparare, crescere. Con questo non voglio dire che andrei a cena con chi m’ha assassinato un familiare, ma insomma, in genere le liti sono per motivi molto meno gravi di questo!

      Poi, come ho già scritto a Luisa e come ho appena letto ha scritto anche fivestarspao, magari la stima cambia, si sposta l’asticella, generalmente verso il basso, ma può anche capitare che un chiarimento migliori il rapporto e l’asticella la spinga in alto!

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    • Non per me! Quando una persona che io considero un fratello o una sorella mi fa del male,molto male non riesco più neppure a nominarla e mi da fastidio pure se la nomina qualcun’altro,pensa un po’ se potrei mai riallacciare i rapporti! Non mi sono mai cercata una lite,ma se vengo attaccata mi difendo e le mie parole diventano come rasoi!

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    • @Liù: a volte le persone non ci fanno male, ma siamo noi che stiamo male in seguito a un loro comportamento, a volte persino mal interpretato.

      Metti che uno ti pesti un piede, a prescindere che lo faccia apposta o inavvertitamente: se magari lì c’è una piaga, il dolore sarà grande, ma questo non dipende dalla pestata, bensì dalla ferita che è andata a colpire. Io credo che, se davvero riuscissimo a far pace con noi stessi e con le nostre ferite più profonde, diventerebbe molto più difficile offenderci!

      Per quanto riguarda le parole affilate… beh, ammetto di essere anch’io bene armata, ma cerco di non sparare all’impazzata (insomma, non su quello che mi ha pestato un piede!)

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    • @Liù: ho appena letto questa frase su fb, te ne faccio dono ♥ :

      Non erigere dei muri.
      Gli stessi muri che tengono fuori la delusione, tengono fuori anche la felicità.

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    • Se io mi arrischiassi ad abbattere questi cosiddetti muri ,l’infelicità entrerebbe nella mia famiglia! Sono persone con cui io ,mio marito ed i miei figli non vogliamo più aver niente a che fare ,da premettere che 3 sono già morti e degli altri non me ne potrebbe fregar di meno!

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    • @Liù: guarda, io sono la prima a pensare che non si debba piacere a tutti per forza, andare d’accordo con tutti per forza etc. etc. Credo però profondamente intanto a quello che ha detto Enrico, riguardo a quello che un rapporto ci può ancora dare – e saremmo sorpresi scoprendolo, e che se è vero che ci sono dei muri che hanno la loro ragion d’essere, altri però non ce l’hanno, ed è brutto soffrire da una parte e dall’altra, quando basterebbe un soffio per abbatterlo questo benedetto muro.

      Ecco, io di questo sono convinta, ci sono molte persone che se riuscissero ad abbattere questo muro aggiungerebbero valore alla propria vita (ma, ovviamente, non parlo del caso di queste persone che tu mi dici)

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    • @Liù: ora però mi incuriosisci? Non ti andrebbe di raccontarci qualcosa, magari pure solo per sommi capi, in modo che le persone non siano riconoscibili?

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    • Delle persone riconoscibili o no non me ne frega proprio niente ,non mi va di parlarne perchè per la mia famiglia è stato un periodo doloroso essendo i due farabutti ora morti i fratellastri di mio marito,e queste liti tra parenti in genere sono le cose più squallide che possano capitare!

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    • @Liù: parenti serpenti insomma. Che dirti, io non so i fatti, ma certe persone potrebbero rientrare nella categoria “poveracci”: hai presente tanto per dirne una quelli che, quando muore un parente, non solo litigano per l’eredità, ma aprono i cassetti e cercano di arraffare il poi possibile col cadavere ancora caldo?

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    • Questi erano più sul tipo Quaquaraquà,chi cercava casino erano le mogli e loro i pupazzetti andavano appresso,non provo niente per loro nemmeno sapendo che sono morti,ora è rimasta la sorella di mio marito,una vipera unica al mondo! Con i parenti sono stata davvero “FORTUNATA” 👿

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    • @Liù, io oramai sono rientrata nell’ordine di idee che se una è vipera è un problema suo, non mio. Certo che non ho nessuna voglia di riceverla a casa o di uscirci a cena, ma insomma, riesco a sopravvivere senza avvelenarmi il sangue.

      Mi dispiace davvero che tu sia stata così sfortunata, io invece devo dire che non posso lamentarmi, ho una famiglia meravigliosa, compresi i parenti più alla lontana, insomma, mi riferisco a quelli che ho avuto modo di conoscere. Fa eccezione una mia cugina che però non mi ha mai fatto nulla di male, si è limitata a prendere la sua strada e a portarla lontanissima da tutti noi.

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    • @Liù: che dirti, da una parte ogni volta che perdiamo una persona perdiamo un mondo, d’altra parte ci sono mondi talmente aridi che a nessuno interesserebbe mai abitarci!

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  3. Riappacificarsi è la conseguenza del perdono, secondo me. Io l’ho chiesto in alcune occasioni e l’ho ottenuto, in altre nel chiedere perdono sono stata umiliata e allora ho capito che era inutile. Penso ad una persona che recentemente è passata dallo status di ‘amica’ a quello di ‘conoscente da intrattenimento’ ovvero è diventata una persona con cui non è escluso che si possa passare del tempo, anche piacevolmente, ma senza che ci sia più alcuna confidenza, alcuna complicità e soprattutto è stato abbassato di parecchie tacche il livello di stima concessa. Insomma, per riappacificarsi serve il superamento che scaturisce dal perdono e si deve poter far tornare tutto come prima, altrimenti come nel caso della persona di cui sopra, lei è convinta che ci sia stata una riappacificazione, in realtà c’è stata una tregua, ma non tornerà MAI come prima. Questa NON è secondo me una vera riappacificazione è solo cessazione delle ostilità che comunque mantengono i rapporti piuttosto freddini. E’ certo che io sono piuttosto intransigente ma le persone che mi circondano e che mi stimano sono solitamente migliori di me, intelligenti e persone da cui prendere esempio, questo rafforza la mia convinzione che ho scelto bene e che in fondo, non devo così male come persona.

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    • @fiverspao: io credo che ogni storia sia a sé.

      Personalmente ho poca dimestichezza col perdono, anche se ammetto che chi si espone a chiederlo vada rispettato per questo suo gesto, indipendentemente dal fatto che poi si sia o meno disposti a concederlo questo perdono.

      Io, lo ammetto, a una persona che mi è venuta incontro, a suo avviso con amore, ho risposto molto ma molto ma molto malamente. Devo dire solo, a mia discolpa, che non mi sono limitata a contare fino a dieci, ho aspettato un anno prima di risponderle; questo per dirti che non ho reagito in preda all’ira, ma che secondo me quello che aveva fatto era senza ritorno, per chi è lei, per tutto il seguito, il contorno e le recidive.

      Credo che, al pari della collega di cui parlavo nella risposta a Luisa, sia tra quelle con cui non mi riappacificherò mai nella vita. O forse, se davvero capisse tutto quello che ha fatto… che poi ha coinvolto anche mia figlia, che ci ha sofferto, e a una madre non toccare mai i figli!

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  4. Ok, ha sparato alla divisa, però… anche la mia isterica penso abbia fatto più o meno la stessa cosa. Considerando il personaggio, capiterà ancora. Ma dico io, quando ci si rende conto che non si è a posto coi nervi non sarebbe meglio ritirarsi in un cantuccio piuttosto che fare danni in giro? Si, ci puoi passare sopra, ma come hai ammesso tu stessa, si sta in guardia e questo, in un certo senso, impedisce che i rapporti siano realmente distesi.

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    • @Luisa: cara Luisa, a volte, pure se uno si rende conto che non sta bene coi nervi, deve continuare a vivere, alzarsi la mattina, lavarsi, vestirsi, andare a procurarsi di che vivere, e quindi interagire…

      Io non è che ci sia passata sopra, ho semplicemente capito, e cerco di convivere con quello che ci lega, ignorando finché posso il resto.

      Rapporti distesi? Certo che no, io sono molto amica del Dr Jeckill, ma so che all’improvviso spunta fuori Mr Hide, che invece non amo… 😉

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  5. Io non litigo, semplicemente dimentico. La mia vita è costellata di persone che sono lentamente sparite. Senza un evento scatenate, mi sono semplicemente dimenticata di loro.
    Purtroppo, però, quando mi ritornano in mente, incomincio ad arrovellarmi sul perché le cose siano andate così. E, a volte, il rapporto ricomincia, così come era finito.
    Che strana che sono….

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    • @Patrizia: sono due cose diverse. Che i rapporti con alcune persone si affievoliscano, fino a scomparire, rientra nella normalità, e come ci si perde così si può ritrovare. Una lite è diversa, se ci si lascia male può darsi pure che reincontrandosi cent’anni dopo ci sia imbarazzo o si svicoli.

      Ricucire il rapporto dopo una lite potrebbe non essere un processo spontaneo (anzi, solitamente non lo è).

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  6. Che dire? hai ragione. Anche se si è praticamente una mina vagante non si può fare a meno di interagire con gli altri. Poi va detta pure un’altra cosa. A volte, più forte del motivo della lite,è l’affetto che ci lega o meno a quella persona. Anche in base a quello si valuta bene se vale la pena riappacificarsi oppure no. Quello che da una persona abbiamo mal sopportato, da un’altra ci distrugge.
    A me piace tanto il perdono in versione ebraica. Se la persona si da da fare per rimediare ai torti fatti e in questo modo chiede perdono, lui ha già fatto la sua parte. Se l’offeso non gli concede il perdono, il cattivo karma ricadrà solo su di lui 🙂

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    • @Luisa: e tanto più ci distrugge quanto più a quella persona teniamo. C’è proprio poi chi usa il bene che l’altro gli vuole per fargli male (ogni allusione a terzi è puramente casuale 😉 ), e questa è davvero il modo più vile di ferire il prossimo.

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  7. al contrario tuo, sono la Regina delle riappacificazioni, le più eclatanti sono state l’ultima con mia suocera dopo sei mesi d’inferno e soprattutto quella con mia sorella, un distacco durato 8 anni!

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    • @rosaviola: perché al contrario mio?

      Io non ostacolo le riappacificazioni (l’ho scritto nell’altro commento, successivo al tuo ma scritto prima di averti letto), e non sarei mai riuscita a non parlare con mia sorella per otto anni…

      Peraltro, io con mia sorella litigai una sola volta, e davvero quella volta non fui all’inizio neanche in grado di dirle cosa era successo, tanto mi aveva ferito, e lei non se ne era resa neanche conto!

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    • l’ho scritto perché all’inizio avevi scritto che non ti sei riappacificata con nessuno. Mia sorella non ha voluto parlarmi per tutto quel tempo, nonostante i miei tentativi, dopo 8 anni finalmente si è svegliata!

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    • @rosaviola: non mi sono riappacificata con nessuno non perché io sia contraria alle riappacificazioni o perché abbia tenuto il punto, ma perché, come ho avuto modo di chiarire, per fare pace bisogna essere in due.

      Quando mia suocera mi voltò la faccia, peraltro per un motivo a mia avviso banale, e cioè il nome da dare alla bimba, tutta a famiglia la seguì, in base a una per me inconcepibile teoria degli schieramenti (anche su questo tornerò). Io per molto tempo ho sperato un giorno di aprire la porta e trovarmela davanti per riabbracciarla, ma lei non ha colto nessuna occasione, neanche la morte di mio padre l’ha fatta spostare dalla sua posizione. Ho visto crescere mia figlia pensando a quello che si stava perdendo, pensandola con affetto intendo, avrei tanto voluto condividere con lei quei momenti bellissimi e irripetibili.

      Per il primo compleanno di mia figlia organizzai una grande festa, e naturalmente l’invitai: non venne né lei né nessuno della sua famiglia. E’ stata invitata a tutte le recite scolastiche della bambina, ma pure non si è mai presentata.

      Una volta, perché era stata veramente beccata a farla sporca, fece la parte di volersi riappacificare, ma pensava di rientrare con la grancassa come padrona del gioco e grande organizzatrice della vita mia e di mia figlia: scusate tanto, ma io ho rispedito le sue attenzioni al mittente (e la saga è ricominciata).

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  8. Ora vi dico la mia: in genere tento la riappacificazione? Quasi sempre.
    Per me, nel rapporto con una persona, la lite non sposta di molto le cose. Io delle persone ho una certa opinione, quindi il rapporto con loro mi interessa in base all’opinione che ne ho, non hai fatti successi o alle scaramucce che ci possono essere state.

    Se la persona mi interessa – e generalmente le persone mi interessano – io certo di facilitare il riabboccamento, creo le occasioni, sono disposta a far finta di niente anche se sono convinta di avere pienamente ragione. Poi, semmai, se un giorno se ne presenta l’occasione, posso cercare con animo sereno di esprimere il mio disappunto per il fatto avvenuto, ma solo per chiarezza (ecco che ora arriva Enrico a contestare il mio bisogno di chiarire 😉 ).

    Se la persona non m’interessa… beh, non esiste il problema, ma se si può convivere senza muso lungo comunque preferisco.

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  9. non si può discutere con chi è certo di avere sempre e solo ragione nella stessa maniera non ci si può riconciliare con chi non ha capito un accidente…pertanto..dopo analisi e controanalisi, ho deciso di tracciare un confine…oltre il mio piede fa quel che ti pare, ma non ti avvicinare oltre perchè se mi pesti un mignolo…sei spacciato/a!
    Così ho chiuso i rapporti con la sorella di mio marito che voleva “allargarsi” oltre il confine…la ignoro. Idem con il suocero patriarca con pretese vessatorie..la suocera è morta (quella mi stava portando alla separazione).. Ora mi riposo e godo la compagnia di chi amo

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    • @Fab: mia suocera, dopo quello che ha fatto, pretendeva scuse non solo perché lei, neanche a dirlo, ha sempre ragione, ma per sua mentalità ne faceva una questione proprio di ruoli: è la più giovane che chiede scusa alla più anziana, e in questo aveva tutto l’appoggio di mia madre, stessa generazione, stessa mentalità. E’ ancora lì che aspetta.

      Ora, ha pagato un prezzo enorme, non si è goduta la nipote, non si è goduta la famiglia, quando ha avuto bisogno è stata sempre sola (i figli sono due bambiacioni, che continuano ad aspettare che sia lei a pensare a loro), e tutti per mantenere il punto con una persona che le voleva bene (all’epoca intendo…) e che le ha lasciato sempre la porta aperta: ma ne è valsa la pena? Schiava di una propria presa di posizione: ecco, quanti rimangono prigionieri di una presa di posizione?

      “Io non mi sposto di una virgola!”: e che ti devo dire, non ti spostare, rimani là mentre il mondo va avanti senza di te.

      Ecco, di questo dobbiamo poi farci una ragione: il mondo va avanti senza di noi, che ci piaccia o no. (Per “senza di noi” intendo “senza di loro”, ovviamente :mrgreen: ).

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  10. Bellissimo questo post! Beh… posso dirti che solitamente io cerco di non arrivare al litigio, ma quelle poche volte che ci sono arrivato ho chiuso le relazioni. Sono patologico! :-/

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  11. Oh …cielo, my darling @DonnanonchèMadre !!!
    Non sonci nè ‘superbos’ nèque ‘victis’, in talune situazioni di baruffe chiozzotte ?!? 😯
    Beh …. se le cose stanno così, allora convienci ‘Actiones hominum nè lugère, nèque ridère, sed cognòscere’ !!!
    E riconoscendo sè stessi, anche nell’ altrui cattiveria, se non dirime la lite, di certo non ci danneggia ! 😀

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    • @Bruno: e già… chi è senza peccato scagli la prima pietra! 😉

      (E come disse Gesù colpito da una selciata “Mamma, t’avevo detto di restare a casa!”)

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  12. Pensavo una cosa: si dice, nei rapporti uomo-donna, in generale, che la donna si interessi di più del lato intellettuale dell’uomo, mentre quest’ultimo fa più caso al fattore estetico, materiale.
    Be’, se così fosse, mi pare chiaro che, in caso di conflitto, mentre l’immagine intellettuale e la considerazione che su di essa si fonda, possono essere lese o annullate, la donna, se bella, se affascinante, resta tale anche dopo uno scontro (e anzi rischia di sembrare ancor più desiderabile) per cui conserva ciò che maggiormente destava l’interesse dell’uomo..
    Fatta questa premessa, mi sembra in tal modo spiegabile la tendenza dell’uomo ad andare oltre il conflitto, a sorvolare, a dimenticare… e altrettanto spiegabile che la donna, caduto quel castello di considerazione e fascino dell’uomo come essere intelligente e (ben) pensante, abbia o un moto di fuga, di rifiuto, sentendosi tradita nella fiducia che in quella persona aveva riposto, sentendosi ferita, delusa.. oppure invece, se caparbia e comunicante (come DM) voglia giungere a una spiegazione, con la quale solo sarebbe capace di ricucire la “dimensione morale e intellettuale” dell’uomo, che poi è il fattore primario su cui poggia(va) l’interesse e l’attrazione verso di lui. 😉

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  13. Capisco i ragionamenti che hai fatto nel post e le analisi dei fatti che sono stati il presupposto.
    Sinceramente non riesco a entrare in sintonia con simili realtà, perchè per far pace bisogna entrare in guerra ed io non ho memoria di aver dichiarato guerra a qualcuno, nemmeno in politica, dove terreni per simili socntri potrebbero essercene più facilmente.
    Qualche guerra, invece, qualcuno l’ha dichiarata a me, ma mi ha lasciato indifferente, ha finito per smontarsi e disarmarsi da solo, per cui non posso nemmeno parlare di pace.
    Ora in paese c’è un vecchio politico che so avercela a morte con me, ma lo trovo così patetico, anche perchè è un anacronismo e non se ne rende conto, finisce per farsi male da solo, non trovando nessuno che bada e comprende i suoi mal di pancia.
    Io lo saluto lo stesso, se mi capita, quando gli sarà passata, se gli andrà, farà a meno di voltarsi dall’altra parte e poi magari risponderà ai saluti.
    Non intendo spendere energie emotive per cose di questo tipo, per cui concorderei con quanto scritto fra i primi interventi da @Patrizia, che il dimenticare risolve parecchie situazioni.
    Un bacione mia cara, serena giornata all’asciutto anche per te!

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    • @Sergio: neanch’io dichiaro guerra, ma se me la dichiarano non posso far altro che combatterla. Continuando ad offrire la pace magari, ma intanto sparo, perché non credo si possa fare altrimenti.

      Sono cose che principalmente mi annoiano, credo che litigare non abbia quasi mai senso, ma non sono certo io quella che si sottrae alle provocazioni. A volte lascio perdere, dipende da mille fattori, ma altre prendo la mazza ferrata (metaforicamente s’intende) e meno di santa ragione: non voglio la guerra perché sono pacifica, non perché sono debole e imbelle!

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    • certe volte non combattere la guerra che un altro smania di farti, può essere il modo migliore per smontarlo, per sgonfiargli i muscoli.
      E per far questo può anche bastare l’ignorare le provocazioni, non far caso alla sua belligeranza: che si sfoghi con chi gli da dietro!
      Cara mia, io ho un’indole molto pacifica, me l’ha trasmessa la mamma!

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  14. Uno dei miei due soci definisce “amico” anche il benzinaio dove va abitualmente a rifornirsi. Io invece non do facilmente confidenza così,a prescindere. Ma quando capita mi apro rapidamente ed altrettanto rapidamente chiudo, se mi accorgo che la fiducia non è ben riposta. Questo per preservarmi, per evitare a me stesso di cambiare nei confronti del prossimo che potrà capitare, per evitare di fargli pagare le colpe di altri. Non conosco altro metodo, ma direi che funziona.
    Ho un ricordo di un mio amico, che ho frequentato assiduamente dal liceo fino a quasi tutto il periodo universitario. A seguito di una lite importante, esclusivamente per colpa (e soprattutto stupidità) sua io lo mandai dove si meritava di essere mandato e chiusi definitivamente i battenti. Anni dopo poi mi inviò una lettera, dove criticava la mia scelta che a suo dire buttava in un cestino il senso di tutto il tempo trascorso insieme,e mi diceva che, per meritarmi nuovamente la sua amicizia, avrei dovuto dimenticare quanto che era successo e basta. E nemmeno mezza parola di scuse, no.
    Io non riesco a dimenticare niente. E, per me, se l’amicizia non è biunivoca e limpida, alla fine non è amicizia.
    E non gli ho nemmeno risposto.

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    • @D&R: a me queste cose fanno un po’ paura, questo ritenere che l’altro ci abbia fatto un torto gravissimo, chiudersi e non dare più spazio a niente… devo dirti la verità, ho conosciuto più uomini comportarsi in questo modo che donne, noi abbiamo questa per voi incomprensibile tendenza a chiarire, voi tagliate i ponti, e io ne sono sconcertata.

      Forse il tuo amico ha ragione a dire che non si possono buttare via anni di amicizia per un disguido: sbaglia, secondo me, se ritiene che, pur capendo di avere lui torto, tu debba dimenticare senza che lui abbia espresso il minimo rammarico, ma se lui non la sente questa colpa? Le amicizie non andrebbero mai gettate a fiume!

      Certo che l’amicizia deve essere limpida e da entrambe le parti, e vero è pure che, a torto o a ragione, se tu questa amicizia non la provi più, se con lui non ti senti a tuo agio, nessuno ti obbliga a frequentarlo, però forse alla lettera avresti dovuto rispondere, lui un passo l’ha fatto, è troppo brutto non rispondere in base a ragionamenti e considerazioni fatte tra noi e noi stessi, di cui l’altro non saprà mai nulla.

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  15. Il primo tentativo è stato un commento lungo un post che la connessione non è riuscita a caricare, quindi sarò breve (ma esaustiva). So bene di che parli; io sono quella che se n’è andata via per anni e il problema era solo il mio. Lo è ancora, ci sto lavorando su. Ma tante volte quella di toccare un nervo scoperto può essere una cosa utile; se la persona in questione la smette di piangersi addosso e affronta la situazione per quella che è può essere una grande occasione di crescita. Altrimenti diventa pericolosa per se e per gli altri. Non c’è niente di peggio che credersi le vittime del mondo, diventando il carnefice di tutti. Anche solo per una questione di antipatia è ostilità, è terribile. E non c’o scampo sul serio; la persona in questione pensa alla riappacificazione come una debolezza, un pericolo. Se non impara a reagire bene e non salta fuori da i suoi problemi, campa cavallo…
    Bel post comunque, mi è piaciuto 😀 la scelta del film poi è azzeccatissima. 😉

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    • @Karina: credo che imparare a non chiudere i ponti e a dare all’altro un’altra possibilità sia una grossa occasione di crescita. Io sono dell’idea che nei rapporti, quando ci si perde, si perde sempre in due.

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  16. In questo caso nessuna incomprensione, il mio amico pretendeva proprio che dimenticassi proprio perché era perfettamente cosciente di come si era comportato. Mi aveva proprio scritto “se vuoi meritare nuovamente devi dimenticare” E proprio in quelle parole ho realizzato che non valeva nemmeno il tempo che impiegavo a leggere.
    Le litigate, le differenze di vedute che sfociano in discussioni animate, qui io le vedo ogni giorno. E non mi tiro indietro, mi scuso quando sbaglio (cosa che accade raramente.. 🙂 ) e quando le avversità si affrontano e si vogliono risolvere insieme ci sono sempre. E’ quando questo non accade perché non lo si vuole che non funziona.
    Non dico certo di esser fatto bene. Ma è l’unico modo che conosco per uscirne indenne, per non farsi sommergere ed intaccare dalle cose storte. Il prossimo che mi incontrerà non si troverà di fronte un (quasi)cinquantenne rancoroso e diffidente, ma un (poco)maturo motociclista, con i capelli lunghi e lo spirito di un diciassettenne! 😀 😀 😀

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  17. Caro @Dienderre, senza scomodare l’ amicizia ( e l’ alta stima ) che, con il tuo modo di essere e di sentire la vita, mi ispiri … “oggettivamente”, io penso che @colui ( o @colei ) che, in una qualunque circostanza esistenziale, si dovesse trovar di fronte questo ( poco ) maturo motociclista ( quasi ) cinquantenne, con i capelli ‘demodè’ e lo spirito di un diciassettenne, nonchè padre tenerissimo e ( un poco ) ansioso di una bambina prossima all’ adolescenza ed osservatore attento della natura con un sentimento non di rado di appassionato stupore , non soltanto non si troverà a trattare con un orso aggressivo e pieno di sè, racchiuso nell’ esercitare il proprio egoismo ‘uber alles’, bensì si sarà rapportato ad un interlocutore riservato e gentile, di poche ma vere parole, capace come pochi di conoscere l’ altro ed i propri limiti, profondamente amante della vita in tutti i suoi aspetti, massimamente quelli che creino un’ emozione sincera, e facciano riaccendere la memoria e il tempo . Nell’ episodio che hai narrato, con il tuo intelligente esempio della ‘corrispondenza biunivoca’ fra gli elementi di due insiemi, hai – per come vedo io le cose – perfettamente ragione, e sai perchè ?
    Perchè se quel tuo ex amico, anzichè stigmatizzarti per non avere Tu meritato la sua amicizia (sic!), ti avesse risvegliato i motivi per i quali lui provava affetto per te ( nè gli sarebbero mancati i fatti, frequentandovi voi due fin dai tempi del liceo e dell’ università ), credo che Tu non avresti mai lasciato svanire l’ amicizia, nè tanto meno l’ avresti calpestata per sostenere ciecamente le tue ragioni . Se c’ è un sentimento che sia nobile, questo è l’ amicizia nutrita e offerta ‘a prescindere e senza nulla a pretendere’ . L’ amicizia, non di ragioni si nutre, ma di affetto comunque e dovunque, respira di ‘affinità elettive’, di piaceri esistenziali condivisi ( primo fra i quali che l’ amico stia bene e nulla lo turbi o lo ferisca ) … e quando per un motivo qualunque essa si offusca e corriamo il rischio di perdere l’ amico ( o l’ amica ), non si vanno a ricercare le cause della lite, non si indaga su chi abbia avuto o non abbia avuto ragione, poichè l’ amicizia non abita i tribunali, ma i cuori delle persone, non ci si chiude in un silenzio con la faccia rancorosa dell’ offeso …. ma si sente dentro di noi un dolore così profondo per aver offeso l’ amico, da dimenticarci non solo le cause della lite, bensì il giorno stesso in cui avvenne !

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  18. Ser Bruno, non solo hai perfettamente ragione, ma nel momento in cui scriverò il mio primo libro, la prefazione avrà la tua firma in calce, promesso.
    L’amicizia non di ragioni si nutre è quasi una poesia.

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    • @D&R: hai ragione, Bruno ha ragione, l’amicizia non si nutre di ragioni, ma si nutre di solo affetto? Non si nutre pure di stima, di fiducia, che vengono minati dai fraintendimenti, e che ‘sto benedetto chiarimento lo richiedono per poterla ricostruire questa stima, a torto o a ragione compromessa?

      Che amicizia può essere mai, sia pure confortata da affetto, quella che non mi permette di fidarmi dell’amico? Non mi piace il tuo amico se “pretende” che i suoi peccati gli vengano rimessi solo perché lui è lui, mi sembra davvero un atto di boria, ma siamo sicuri che non ci sia davvero qualche malinteso, qualcosa dato per scontato e che invece scontato non è?

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  19. Ed io, carissimo Ser @Totson … ne sarò onorato !!!
    Ringraziando “sempre” la impareggiabile @DonnanonchèMadre …. che, in questo Blog, che non di rado m’ appare come una immensa Astronave che attraversa spazi siderali e stelle ora lontanissime e gelate ora radenti e calde … ci ospita, e ci permette, in quella vastità dello spazio senza limiti, di conoscerci e diventare, a onta di chi continui a considerare il blog una realtà virtuale, “amici veri” !
    E dico, orgogliosamente, “amici indimenticabili”, come quelli in carne ed ossa che incontriamo sotto casa … e chi se ne frega delle distanze geografiche, delle diversità delle storie, delle mancate rimpatriate ‘fisiche’ o di quant’ altro in più si dica – ma io non ci credo – debba essere
    necessario all’ Amicizia !

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