L’abuso, e la sciagura della lunga vita

bambino adulto anziano

Prendiamo gli anziani, appannati da demenza o arteriosclerosi. Anche loro vengono legati. In un pronto soccorso romano, mi è capitato di vedere un vecchio prete polacco con i genitali per aria. Tutt’intorno camici e casacche linde che lo strattonavano, “anvedi, questo è un prete”, e giù a ridere. Ha ragione Ceronetti quando scrive che la più grande sciagura per un uomo è la lunga vita”.

Io sono d’accordo che la civiltà di un paese si misura da come tratta i bambini e gli anziani. Anzi, da come tratta i bambini, gli anziani e i disabili, la parte più debole della popolazione, come d’altra parte lo spessore di una persona si misura da come tratta colui da cui non potrà ricevere nulla in cambio.

Ho letto qualche giorno fa questo articolo, da cui è tratto il brano introduttivo a questo post. Ritengo la realtà di cui narra raccapricciante, e la situazione di cui parla mi è piuttosto nota.

E’ facile approfittarsi dei deboli. E’ facile approfittarsi di chi non può difendersi, ma se il bambino umiliato diventerà un adulto, magari incattivito o psicotico, l’anziano si porterà nella tomba il segreto dei maltrattamenti subìti, e il disabile, il disabile grave intendo, quello che non può farsi capire, lo porterà nella vita, che diventerà ancora più difficile e dura da vivere, di quanto già non lo sia per causa di forza maggiore.

E’ brutto invecchiare. E’ brutto non capire più quello che ci viene fatto, diventare dipendenti, non potersi difendere, e se beato è il bambino dipendente da amorevoli genitori, beato è tutto sommato il genitore dipendente da amorevoli figli ma, mentre il primo caso non è poi così scontato, anche se dovrebbe, il secondo oramai è più l’eccezione che la regola.

Disse un giorno un’anziana signora (tra le altre cose piuttosto benestante e amorevolmente accudita): “Ma non sarà una maledizione questa vecchiaia?”.

E anche oggi v’ho buttato lì un macigno non da poco, ma non prendetelo come macigno, come discorso triste da accantonare, prendetelo semmai come uno stimolo a vivere intensamente ogni momento della vita, e a non dimenticare mai i nostri anziani, perché la loro sia un’eredità d’amore, e non il terribile spettro di ciò che saremo!

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37 thoughts on “L’abuso, e la sciagura della lunga vita

  1. E’ un macigno davvero quello che hai lanciato. Ci penso da un po’ alla vecchiaia e a come ti tolga la dignità e il rispetto.
    Forse nel programma di chi ci ha creati non c’era una vita così lunga come quella che noi ci siamo procurati.
    Per cui la vecchiaia è un effetto collaterale dei nostri maneggiamenti.
    E la solitudine sempre crescente in cui vengono lasciati gli anziani mi angoscia.

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  2. hanno buttato via come spazzatura tutti gli anziani perchè non “rendono” in termini di voti e di $ . Hanno COMPRATO zingari, clandestini e delinquenti vari perchè sono fonte di denaro…. QUESTA NON E’ CIVILTA’ E’ UN PAESE DI SELVAGGI DELINQUENTI. Le civiltà vere hanno sempre curato i piu deboli ed indifesi oggi che la ricchezza abbonda invece…. spero di morire presto, sono stanco di vivere in mezzo a dei selvaggi.

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  3. Oh … cielo ( sospirerebbe una indimenticata bloggheressa … ), che post malinconico e questo, @Diemme mia ! 😯
    La vecchjiajia, che io chiamo “vecchiantù” oppure “giovinaia” …. ce cojie a tutti e tutte, e triste a chi cojie, ispecjie a chi, grottescamente, s’ ammascherai da gjiovinotto o siggnjiorina … margrado l’ anni sur groppone suo ppjiù o meno alliscjiato . Ma :
    come le stagioni, ogni età ha i suoi frutti, e sarebbe bene che ciascuno/ciascuna impari ad assaporare quelli giusti, senza rimpiangere quelli “già mangiati” in altri tempi ! E non parlo, qui, della miserabilità della politica e delle sue lacune umane …. anche perchè, in questo campo, più che parlare bisogna agire … e nei confronti degli addetti “cor tortore” !
    Detto questo …. SURSUM CORDE, mon amì pluridecorata … e beccate questa !

    Ahò … @Gabbrjiella so’ anni che se n’ è annata vjia ( eh … lei non ha conosciuto il sapore della vecchiantù 😦 ), ma non appena che accenna a cantà …. è sempre ‘n paradiso de bbellezza !!! 😀

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    • Però il mio post non voleva essere triste, voleva essere solo un invito a non dimenticarci degli anziani: le loro giornate sono lunghe, le nostre corrono veloci, ma un punto d’incontro secondo me si può trovare!

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    • Tra i trenta e i quaranta? Cioè quando uno sta nascendo? Nell’età in assoluto più bella della vita, salvo sfighe personali?
      Ho uno zio di 90 anni che ancora lavora (libero professionista), e una suocera di 80 che estate, inverno e feste comandate se ne va fuori in vacanza, e il sabato sera se ne va a ballare. Non mettere limiti alla divina provvidenza, la vita è bella, anche se è bella solo finché uno ha la forza e la voglia di godersela!

      PS: chiunque fosse il qualcuno, si sbagliava!!!

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  4. Spesso mi chiedo se sia sopportabile l’umiliazione di una lunga vecchiaia accudita da mani estranee, spesso priva di memoria, preda del dolore e della disperazione; tuttavia non ho motivo di credere che qualcuno voglia porre fine alla propria esistenza se non animato da una totale alienazione. Di fronte a situazioni terminali non oso esprimermi perché il problema dell’eutanasia comporta una grande responsabilità di scelta che io rispetto. Un saluto. Marisa

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    • E infatti… io sono per le case di una volta, in cui le generazioni si succedono, e ogni membro della famiglia, piccolo, medio o grande, è la ricchezza di tutti gli altri, e viceversa. ❤

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    • Il problema è che siamo anche schiavizzati dalla società, abitiamo lontano dal lavoro, lavoriamo lontano dai genitori (laddove non siamo emigrati all’estero), abbiamo turni estenuanti e, con la crisi galoppante, scarsi spazi di manovra… a volte non si tratta di abbandonarli, ma di non riuscirsi a fermare un attimo a respirare neanche per se stessi, e dico respirare, non concedersi chissà che lusso!

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  5. Avere un anziano in casa con problemi di Alzheimer, demenza senile ecc.. ecc.. è una situazione pesantissima. Ingestibile se non si hanno giusti mezzi e adeguati supporti. E soprattutto se non si è soli.
    Non è tanto l’assistenza di un infermiere qualche volta alla settimana, o magari di una badante per un paio di ore al giorno, quanto la presenza di tutti i figli. La responsabilità del genitore anziano è di tutti i figli.
    Mio nonno dopo la morte di mia nonna aveva perso la cognizione di ogni cosa. Scappava da casa, prendeva a bastonate mia zia, non voleva lavarsi, nè cambiarsi. La situazione era ingestibile. Nonostante fossero 2 fratelli e 3 sorelle qui in Italia (altri due fratelli sono in Canada), solo mio padre e mio zio (i due fratelli) iniziarono a gestire la cosa. A turno lo guardavano. I week end toccava a mio padre, nella settimana mio zio, ma spesso mio padre aiutava nel lavare e nel vestire mio nonno.
    Fu chiesto alle sorelle e ai rispettivi mariti di fare altrettanto. La cosa sarebbe stata migliore se a turno, uno al giorno, qualcuno si occupasse di mio nonno.
    Le sorelle iniziarono col dire che, poichè al figlio maschio andavano i soldi della pensione (che in realtà erano le spese per accudire mio nonno) doveva vedersela lui. Senza ricordare che, in vita, le mie zie avevano ricevuto tanto, non solo in materia.
    Un giorno mio nonno sparì. Lo cercarono mio padre e mio zio. Lo trovarono dopo qualche ora in un casolare vecchio, presumibilmente dove lui era nato.
    Mio nonno non accennava a tornare. dovettero prenderlo con la forza. Lui si ribellava con il bastone e, purtroppo, caso volle che passava di lì un vigile urbano, che minacciò mio padre e mio zio di denunciarli per circonvenzione di incapace.
    Fatto sta che dovettero ricoverarlo. Non si poteva gestire più la cosa.
    Non so se in clinica veniva trattato bene o male, se veniva legato, picchiato. Non lo so perchè dopo due mesi mio nonno morì di ernia, causata da una bronchite che molto probabilmente venne a causa dell’aria climatizzata della clinica.
    Spero che la storia mi sia di ricordo per quando i miei diventeranno anziani.

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    • Questo è un altro aspetto, piuttosto doloroso, del problema: anche laddove ci sono un numero di familiari sufficienti a dividersi l’onere (e l’onore!) di accudire un genitore, spesso viene lasciato tutto sulle spalle di uno solo, quello con più coscienza, o semplicemente quello cui la vita fa pescare la pagliuzza più corta. Questo comporta che quello che sarebbe un compito impegnativo, che richiede sì sacrificio, ma sostenibile, diventi una condanna per quell’unica persona che, solo con le sue forze, non può, se non a totale sacrificio di se stessa. A quel punto potrebbe diventare inevitabile il ricorso a una badante, sempre che uno se la possa permettere, o a una struttura il che, se solo chi prende la decisione capisse la portata di ciò che sta facendo, dovrebbe essere divorato dal rimorso vita natural durante.

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    • La clinica è stata una decisione forzata e dovuta. Però fu ciò che ci divise. Eravamo tutti uniti con gli zii. Ma la scelta della clinica ci ha allontanati fra zii e cugini. Sono trascorsi 12 anni ed ora che io sono più grande sto cercando di ricucire il rapporto con una zia… Ma sai come’. Se uno nasce tondo non può morire quadrato e se con me mia zia si comporta bene, altrettanto non fanno i suoi figli con mio padre. E sono davanti ad un bivio: serenità tra parenti o rispetto verso mio padre?

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    • Nei reparti di Alhzeimer in più sono “sigillati” e spesso i fam. non possono rimanere che pochi minuti poi vengono fatti uscire. Tristissimo! Ma accudirli a casa molte volte è ingestibile.

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    • Se sbagli nell’accudirli magari perché stanco lo maltratti o lo prendi a male parole, rischi la denuncia per maltrattamento. E non c’è scusa che tenga. Tu lo hai maltrattato e tu ne paghi le conseguenze. Se in molti gestiscono la situazione, la cosa diventa più leggera e si affronta meglio la malattia, dando respiro a chi convive con l’anziano.

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  6. Posso contro-commentare, gentilmente, a @Spuga74 che, beata gioventù, ha sempre pensato “che l’ età giusta per andarsene è tra i 30 e i 40 anni ?!? 😯
    Amico bello, prova a chiedere a Roger “Tom” Daltrey ( classe 1944 ), lo stesso che, a vent’ anni, cantava che lui …. era nato per correre, se ora che ha superato il “settantunesimo anno d’ età” rimpiange di non essersene andato “tra i 30 e i 40 anni” !!! :mrgreen:

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  7. La sciagura non è la lunga vita, ma chi la vita cerca di allungarla oltre ogni giustificabile misura e poi non si preoccupa di renderla umana.
    Le malattie, soprattutto quelle croniche, sono un affare, un “bisness” come direbbe un manager.
    Come disse quel sant’uomo di Sabin: “Non dobbiamo morire in maniera troppo miserabile. La medicina deve impegnarsi perché la gente, arrivata a una certa età, possa coricarsi e morire nel sonno senza soffrire .”
    Parole sante.

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  8. Se ora fossi qui cara Diemme ti abbraccerei! Ho descritto un argomento molto duro, ma verissimo, descrivendo benissimo la situazione della vecchiaia, molto brutta se sei solo e malato.Ho purtroppo dovuto constatare che sono rare le persone che nelle strutture di ricovero prendono a cuore gli anziani malati o cronici. Lì perdono ogni dignità, anche nelle strutture ritenute valide. Malauguratamente a volte si è costretti ad aver bisogno delle strutture suddette per avere continuamente l’assistenza medica,24h. Ma se appena appena fosse possibile tenetelo a casa e senza noiose badanti. Molto sacrificio per tutto, ma se appena si arrangia un pochino,a casa! Ti abbraccio forte forte! Un bacione.
    p.s.scusa gli errori ma scrivo da uno smartf.

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    • Che poi a casa, se amorevolmente assistiti dai familiari, questi anziani riprendono vita, e se si spengono, come è nell’ordine delle cose, lo fanno serenamente. Nelle strutture non perdono solo dignità (e scusate se è poco), perdono proprio l’identità. A volte la morte fisica, che potrebbe sopravvenire anche molto tempo dopo, è solo un dettaglio.

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    • È vero!! È pure vero che i familiari sono a loro volta molto provati dalla grave situazione.Se riesce muoversi ancora da sola senza carrozzella o ad alzarsi dal letto, sta meglio nella sua casa.

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  9. Scrive la geometrica @Aida : se uno nasce tondo … non può morire quadrato ! 😯
    E’ vero … anche se la teorica “quadratura del cerchio” lo smentirebbe, ma “ovale” sì, questo è possibile diventarlo anche ad un quadrato …. sia vivendo sia approssimandosi la morte . 🙂

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  10. COME GIOCATTOLI…RELEGATI IN SOFFITTA

    di Fausto Corsetti

    L’autunno mi fa pensare a quella che con parola pietosa si chiama la terza età. E’ la vecchiaia, ma è come se si avesse paura a chiamarla con il suo nome, quasi che la “vecchiaia” fosse una parola invereconda. Forse non il nome, ma la vecchiaia è invereconda. Mi chiedo spesso se questa sia la ragione della solitudine degli anziani.
    Sempre più frequentemente ascolto storie tremende: genitori, con numerosi figli, abbandonati.
    Nessuno che li vada a trovare, nessuno che si interessi di loro.
    Oppure figli che litigano per i turni di visita o per quelli di assistenza domiciliare.
    Figli che arrivano a farsi pagare l’assistenza. E autorevoli dirigenti e professionisti affermati che, appena passata la festa di saluto per il pensionamento, sono ignorati da tutti, non ricevono più telefonate, non sono più niente per nessuno. La loro casa, fino a ieri insufficiente a contenere le presenze quotidiane di “amici” e “clienti”, diventano improvvisamente silenziose, deserte e immense.
    Spesso ascolto anziani che ricordano i giorni dell’affetto, delle tenerezze, del calore delle feste: figli, nipoti, parenti, amici, tutti riuniti a stare insieme, a fare cose insieme; e i pomeriggi passati con la moglie (o con il marito), magari anche solo a passeggiare, a vedere vetrine. Ora, intorno, non c’è che durezza, assenza, fretta, sopportazione. Gli amici sono spariti.
    Credo che la cosa più triste della vecchiaia sia la solitudine o forse il senso dell’abbandono. Sì, l’abbandono ancora più della solitudine, perché l’abbandono è vissuto come una dolorosissima ingiustizia. Perché è vero che spesso gli anziani non sono divertenti, ma quasi sempre lo sono stati. Sono stati divertenti, importanti per qualcuno, o forse per tanti; sono stati attivi, dinamici, moderni, spiritosi; sono state querce dai rami sicuri, hanno amato, sono stati amati, desiderati, stimati. Ora hanno perso tutto questo, ma credevano di avere la garanzia degli affetti più cari e invece perdono anche questi.
    Ecco che cos’è l’abbandono. E’ sentirsi un vecchio cavallo a dondolo finito in soffitta. Ci sarà forse un ultimo sprazzo di affetto al funerale, qualche lacrima e un sospiro: “sì, era vecchio, è la ruota della vita!”
    La profonda ingiustizia consiste nel decretare la morte dei sentimenti prima della morte biologica.
    Chi pronuncia questa sentenza non sempre si rende conto del dramma che provoca. Talvolta ci sono anziani che passano la giornata a spiare se figli o nipoti – che magari abitano un piano di sopra o sotto della stessa casa – si affaccino al balcone o diano qualche segno di interesse. E poi chiudono malinconicamente la finestra della speranza.
    Qualche riflessione ancora.
    La prima è che presto, molto più presto, forse, di quanto crediamo, arriverà anche per noi l’ottobre della vita. E guai a noi se, assieme alla solitudine e all’abbandono, dovremo fare i conti con il rimorso di aver trascurato o addirittura abbandonato , a maggio, la gente di ottobre.
    Subito dopo, dovremmo esaminarci sulla nostra capacità di amare. Se amiamo solo ciò che è amabile, o solo quando è amabile, forse noi stessi, spesso, non avremmo diritto all’amore, specialmente “Lassù dove sempre e comunque Qualcuno ci ama”.
    E poi che cosa è “amabile”? Solo ciò che piace, che diverte, che arricchisce, che premia, che ricambia?
    Auguriamoci di imparare in tempo il valore della gratuità, di saper scoprire un tesoro nascosto anche in un volto di vecchio.

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