Non tornano

Lessi questo articolo circa un anno fa, in pieno “lui”.

Lo trovai meraviglioso, crudo, vero: parliamo spesso di occasioni perdute, meno di “momenti mancati”, di carezze, presenze, conforti negati. Stupidamente.

Quei momenti che non tornano, che sarebbero stati la sola e unica ricchezza della nostra vita, e ci tornano in mente quando scopriamo che tutto quello che abbiamo accumulato, ammesso e non concesso che ci siamo riusciti, non serve a niente.

Oggi (sempre sulla scia di “Luci a San Siro”… ), ve lo voglio proporre, perché è un pezzo che secondo me andrebbe letto tre volte al giorno come un Vangelo.

non tornano più

Pubblicato 29 Settembre 2007 su http://barbieblog.wordpress.com


 

Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta, e caricava la cassa sul camion.

Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all’estrema periferia della città fermandosi sul ciglio di un vallone.

Scese dall’auto ed andò a vedere.

Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaraventò nel vallone, che era ingombro di migliaia e migliaia di altre casse uguali.

Si avvicinò all’uomo e gli chiese: “Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco. Cosa c’era dentro? E cosa sono tutte queste casse?”. Quello lo guardò e sorrise: “Ne ho ancora sul camion da buttare. Sono i giorni.”

“Che giorni?” “I tuoi giorni.” “I miei giorni?”

“I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?”

Guardò. Formavano un mucchio immenso.

Scese giù per la scarpata e ne aprì uno. C’era dentro una strada d’autunno , e in fondo lei, la sua fidanzata, che se ne andava per sempre. E lui neppure la chiamava.

Ne aprì un secondo. C’era una camera d’ospedale, e sul letto il suo migliore amico che stava male e lo aspettava. Ma lui era in giro per affari.

Ne aprì un terzo. Al cancelletto della vecchia misera casa stava immobile, il fedele mastino, che lo attendeva da due anni, ridotto pelle e ossa. E lui non si sognava di tornare.

Si sentì prendere da una certa cosa quì alla bocca dello stomaco. Lo scaricatore stava dritto sul ciglio del vallone, immobile come un giustiziere. “Signore!” gridò, “mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi tre giorni. La supplico. Almeno questi tre. Io sono ricco. Le darò tutto quello che vuole”.

Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un punto irraggiungibile, come per dire che era troppo tardi e che nessun rimedio era più possibile. Poi svanì nell’aria, e all’istante scomparve anche il gigantesco cumulo di casse misteriose.

E l’ombra della notte scendeva.

 

9 thoughts on “Non tornano

  1. Carissima, grazie intanto per il commento molto carino che mi hai lasciato, mi farà tanto piacere se tornerai a trovarmi.
    Il messaggio di questa storia non sempre viene colto subito, e credo che questo spesso avvenga perchè si ha difficoltà ad ammettere i propri limiti.
    Infine mi piacerebbe molto essere l’autrice di questo scritto, ma è un racconto che anche io ho incontrato alcuni anni fa, e l’ho semplicemente ricercato e ritrovato in rete.
    Un bacio, e ancora grazie.

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  2. Anch’io l’ho colto subito, forse perché, in fondo a quel vallone c’è qualche cassa che mi appartiene e mi sarebbe piaciuto poter recuperare.

    *** L’importante è non perderne altre! ***

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  3. Ciao Diemme, buon inizio di settimana!
    Ho commentato da barbie il racconto che hai postato a suo nome.
    Ed ora eccomi da te.
    Io ho sempre sentito dire: Meglio vivere col rimpianto che vivere di rimorsi.
    Mah…
    A dire il vero entrambe le situazioni mi sembrano discutibili.
    Rimpianti o no, la nostra vita non può basarsi solo su quello che non si è riuscito a fare nel passato, ma non si può neanche basare sul rimorso di aver commesso un errore e non essere stato in grado di recuperare il danno arrecato.
    “Vivi il presente ricordando il passato per costruire un futuro migliore.”
    A me piace tantissimo questa frase, perchè se vera, se si crede veramente in quel che si fa, non possono esserci nè rimpianti nè rimorsi, perchè l’hai fatto con passione.
    Il problema credo sia semplice, non siamo perfetti, e in quanto padroni di mille e più errori, ci portiamo dietro come delle ombre i danni arrecati agli altri.
    Avessimo un pò più di pace interiore, forse riusciremmo a disfarci di questi fantasmi.

    Il racconto è bellissimo, surreale ma incredibilmente concreto nell’immagine che dà.
    A presto,
    Alberto.

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  4. @Alberto: ciao a te, bentrovato! Io non l’ho postato a nome di barbie, la quale per l’appunto nel primo commento precisa che non è farina del suo sacco; ho solo citato da dove l’avevo preso per precisare che non erano parole mie, anche se vorrei tanto averlo scritto io, è meraviglioso: forse stucchevole in alcuni punti, la tipologia dei ricordi, ma dovevano essere generici e universali, non si poteva certo entrare nello specifico dei personalissimi rimpianti di ciascuno di noi.
    Io stessa, non riesco a mettere a fuoco per me particolari rimpianti.

    *** Se non quello di non aver detto mai a mio padre, o quantomeno mai più da quando sono cresciuta, quanto fosse importante per me. ***

    @Ivano: credo che i rimpianti nella vita reale, siano ancora più pesanti dell’articolo…

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