Archivio | febbraio 2026

La colpa collettiva

Ho denunciato sempre come ingiusto e illogico il concetto di colpa collettiva, ma mi è capitato di farlo soprattutto per questioni relative all’antisemitismo.

Il problema però è molto più vasto perché è un modo di ragionare, anzi di NON ragionare, di condannare qualcuno per le colpe di qualcun altro, e se non ritengo giusto che le colpe dei padri ricadano sui figli, figuriamoci le colpe di un estraneo su un altro estraneo, innocente e inconsapevole, che però ha la colpa di essere dello stesso stato, o della stessa religione, o dello stesso colore della pelle, o che so io, arriveremo pure a condannare qualcuno perché ha la stessa altezza, lo stesso numero di scarpe o lo stesso colore degli occhi di qualcuno che ha commesso un crimine, un abuso o insomma, una qualsivoglia azione deprecabile e riprovevole.

Mi trovavo come al solito su un social e la storia, anche se probabilmente inventata, era questa: un padre abbandona madre e figlio perché il figlio è malato e lui non se la sente. La povera madre lasciata sola col figlio malato passa le pene dell’inferno, ma in qualche modo ce la fa, ce la fanno entrambi, madre e figlio. Anni dopo, quando il ragazzo ex malato ha quattordici anni, si ripresenta il padre alla sua porta, chiedendo, prima per favore poi sempre più a brutto muso, insultando e minacciando, una donazione di midollo per il figlio più piccolo, malato di leucemia.

Ora, tutti d’accordo che il padre non meriti nulla, ma mi ha sconvolto la quantità di persone disposte a condannare a morte il bambino di dieci anni per le colpe del padre. A ogni mia obiezione “Ma il bambino che c’entra?” la risposta era “Il padre l’ha abbandonato, il ragazzo ha passato le pene dell’inferno, e lui ora lo dovrebbe aiutare?”. Alla mia obiezione “Ma lui non aiuterebbe lo scellerato padre che, siamo d’accordo, non merita nulla, ma un bambino innocente di dieci anni condannato a morte”.

E niente, a ogni mia obiezione sull’innocenza del bambino mi veniva risposto ribadendo le colpe del padre.

E’ evidente l’uguale metro di valutazione di quando si giustifica un attentato terroristico nel mondo per le eventuali colpe di qualcuno completamente estraneo alle vittime dell’attentato, e per quanto mi sembri assurdo che si ribadiscano le colpe di qualche entità terza piuttosto che l’innocenza delle vittime, questo è.

Mala tempora currunt. Per la verità, sono sempre corsi.