Quando l’uomo è tirchio

rosa tirchio

Diceva una mia amica che, alla nostra età, di uomini soli ce ne sono pochi, e che quei pochi è bene che ci rimangano.

Tra le varie categorie di uomini liberi, depressi, libertini, gay, aspiranti barboni, etc., ne spicca una tipologia particolarmente invisa: il tirchio.

Il tirchio, pidocchio avaro spilorcio sparagnino o come volete chiamarlo, credo che sia decisamente il più disgustoso di tutti gli uomini in circolazione. Per quanto mi riguarda, io me ne starei lontana pure dal suo opposto, il casagrande, che poi è quello che manda in rovina tutta la famiglia fino alla settima generazione in ascendenza e discendenza per fare lo splendido col primo che passa, ma perlomeno lo splendido è simpatico, e un caffè insieme ce lo prendi volentieri.

Il tirchio, che non prova neanche a farsi passare per oculato e parsimonioso tanto non si rende conto di quello che è, è davvero insopportabile.

Non si tratta di condizioni economiche, uno può essere uno studente squattrinato o un troppo maturo cassintegrato ma avere un animo generoso.

Io parlo di quegli uomini col culto del dio centesimo, quelli che ti ispirano solo, per fortuna gratis, ottimi e abbondanti conati di vomito.

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56 thoughts on “Quando l’uomo è tirchio

  1. Simpatica questa riflessione. Io di tipi così non ne ho mai incontrati. A meno che non si voglia far rientrare nella categoria mio marito che, qualche anno fa, presentandosi a casa con un enorme mazzo di rose (rosa, non rosse 😦 ) e senza nessuna occasione particolare, me lo porse dicendo: “Sono passato al vivaio. Be’, non ci crederai ma tutto ‘sto mazzo a soli 10 euro. Un’occasione che non potevo perdere!”. 🙄

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  2. Anche le donne tirchie o approfittatrici non è che risultino particolarmente simpatiche… Le riconosci subito: sono quelle che si aspettano sempre che sia qualcun altro ad offrire loro pranzi, cene, caffè, aperitivi… In ufficio quando si va alla macchinetta non tirano fuori una volta che sia una la chiavetta per pagare (o anche solo pagarsi) il caffè. Per me sono “ciao” e piuttosto il caffè me lo bevo da solo 🙂

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  3. Una mia amica mi raccontava di quando lei e il marito uscivano con un’altra coppia. Aveva notato che quando uscivano con la loro macchina le gite si facevano in luoghi bellissimi pur se lontani. Quando era il turno dell’altra coppia, la prima pozzanghera diventava mare. Queste uscite non erano durate tanto. Probabilmente erano “oculati” fino all’eccesso in tante situazioni. Non è necessario sprecare per dimostrare di non essere tirchi ma non si può nemmeno contare ad uno ad uno tutti i centesimi che escono dalle nostre tasche e non badarci più se le tasche sono degli altri. Un dono che viene dal cuore anche nella sua semplicità è sempre gradito. Gli esempi che leggevo sopra fanno venire voglia di farglieli ingoiare quei fiori… 🙄

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    • Nella mia vita c’è stato anche un uomo tirchio (almeno in un secondo momento): lui ha finito i suoi giorni da solo, ma gli eredi, riconoscenti, ringraziano.

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  4. No, la tirchiaggine no. Passi, ma proprio poco poco, quella versus moneta, ma quelle di sentimenti non esiste.
    ps.: nonna diceva sempre “non mangerebbe per non caga..” 😀 😀
    Un abbraccione super Diemme

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    • Tu ci scherzi, ma io stavo in un ufficio dove facevamo la colletta per la carta igienica. Il contributo era veramente minimo, qualcosa come due o tremila lire ogni sei mesi (un euro e mezzo due volte l’anno!!!): beh, sapete che uno ha fatto una scena che non era giusto che pagasse, che lui era stitico, e poi che le donne ci vanno più spesso, e poi hanno pure le mestruazioni….

      Disgustoso, davvero! Quando ha attaccato col ciclo delle donne l’abbiamo fermato e detto “Basta, basta, va bene così, non dare niente!”, però la carta igienica ce la tenevamo in stanza, e che ne aveva bisogno si prendeva il rotolo e poi lo riportava: beh, vuoi sapere una cosa? Se qualcuno se lo dimenticava ed entrava dopo lui, lo trovavamo dimezzato! Non solo lo usava, ma evidentemente ne pigliava anche un po’ come provvista!!! 😯

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    • Mi ricordo di un tizio – io mi trovavo nella hall di un albergo e stavo parlando col receptionist – che scese dalla camera, chiese il conto e, visto che era piuttosto salato, tornò di corsa in camera a… ammortizzare la spesa!!! Povera donna che l’aspettava e avrà pensato che lui fosse stato preso da un raptus di desiderio e non di spilorceria, e non saprà mai che lui ha valutato la sua “prestazione” al massimo la metà del prezzo della stanza! 😯

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  5. Beh, io ho un caso che è esattamente l’opposto
    Oltretutto si tratta di una amica, che economicamente non naviga nemmeno in cattive acque.
    Però tutte le volte che si esce insieme e arriva il momento di pagare, lei si eclissa e le poche volte che fa il gesto succede che la borsa le ha inghiottito il borsellino.

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    • Ma sai, non so se tu parli di uscite di gruppo, perché in caso di un uomo e una donna, anche se non legati da nulla, c’è sempre un sottinteso gioco dei ruoli, culturalmente radicato.

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    • e poi dai, sarebbe ora di smetterla con questo gioco dei ruoli, ho un sacco di amicizie femminili con cui ci troviamo spesso a cena e dividiamo il conto, ci si trova per il piacere di stare insieme, non per un gioco di ruoli

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    • Guarda, con me apri una porta aperta, però ti assicuro che il condizionamento è davvero ancora forte, e subdolo. Io, quando pago la mia parte – cioè quasi sempre – o addirittura tutto il conto, con un uomo mi sento sempre un po’ a disagio.

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    • Aspetta però, differenziamo le cose
      Se esci con un possibile pretendente trovo giusto che paghi lui, almeno le prime volte
      Ma se esci con qualcuno in amicizia trovo che la cosa più semplice e più corretta sia dividere il conto per due

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    • Io non faccio neanche la differenza tra pretendente e amico, semmai la faccio tra un invito a cena e un “ci vediamo”: invitare è una cosa, organizzare un’uscita, che siano due o più persone, è un’altra cosa.

      Naturalmente hai ragione, e stai parlando con una che si pagava la propria parte pure col proprio facoltoso compagno convivente (lo lasciai per risparmiare, perché con le mie di finanze non potevo permettermi il suo tenore!!!), ma quello che volevo dirti è che credo che a molte donne, me compresa, questo crei un minimo di disagio per una questione culturale dura a morire. Io poi magari ti riempio di ragali, t’invito a casa mia e ti faccio trovare una tavola fantasmagorica con ogni tipo di ben di Dio, però…

      Sarò giudicata molto per queste mie affermazioni, e il bello è che avranno pure ragione – ma, ripeto, quando sei stata educata “all’antica” certi sentimenti sono radicati e, anche se ti adegui tecnicamente a quello che ritieni più giusto – e cioè pagarti il tuo conto – lo senti sempre un po’ come stridente.

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    • Ecco hai detto giusto, la differenza la fa l’invito, piuttosto che il “ci vediamo”, e questa differenza chiarifica anche tutte le altre tue affermazioni che temi possano venire fraintese.

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  6. Anzitutto un saluto, dopo tanto tempo mi riaffaccio su questo blog, anche sollecitato da una timida apparizione della titolare su un noto social network.
    E in effetti devo dire, venendo in argomento, che io non sono uno spendaccione, ma il non esserlo deriva anche dal timore che il danaro che si ha possa, in un futuro che non si sa quanto lungo e dispendioso potrà essere, non essere sufficiente.
    L’essere “parsimonioso” è quindi una forma mentale, in parte dettata da una visione “preoccupata” o ansiosa del futuro… e anche un po’ dall’educazione che si è ricevuta e dal contesto familiare in cui si è cresciuti.
    Eviterei quindi condanne, ognuno per come agisce ha le sue, pur discutibili, pur non condivisibili, ragioni… e va rispettato 😉

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    • Rispettato ma non frequentato.

      Caro Enrico, uno dei suoi soldi può fare ciò che vuole (e pure io sono parsimoniosa, visto che oltretutto non mi copre nessuno le spalle e devo farcela in un modo o nell’altro con le mie forze), ma quando questo essere parsimoniosi diventa mettersi a carico degli altri, è parassitismo puro.

      E poi, stiamo parlando di un atteggiamento, a volte addirittura di un caffè, non di cifre che rovinano!

      Davvero, ci sono persone che, se si offre il caffè a rotazione, se la volta che tocca a loro tu invece del caffè prendono un cappuccino, che costa ben dieci centesimi di più, ci si sentono male! (Che poi, secondo me, è già grave che ci facciano caso…).

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  7. Evitare i tirchi come la peste. Abbassano l’autostima. Una volta sono uscita con uno che non mi ha nemmeno offerto 80 cent di caffè (all’epoca costava ancora 80 cent.)

    Quel piccolo gesto mancato mi fece sentire malissimo.
    E dire che sono una che al ristorante, al bar o al cinema divide sempre tutto: anche con il mio pluriennale compagno. Ma quegli 80 cent… mi sono rimasti “qua”.

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    • A me è successo di peggio. C’era un uomo che, in teoria, aveva con me un grosso debito di riconoscenza (debito non era, perché per carità, tutto quello che avevo fatto l’avevo fatto volentieri e disinteressatamente, ma grosso sì, ma proprio grosso grosso…). Una sera usciamo insieme, solo a fare due passi e a prendere un po’ d’aria, io ho sete, mi accompagna a un chiosco, e non fa neanche il gesto di offrirmi la bottiglietta d’acqua (50 centesimi!!!).

      Che dire, torniamo al discorso degli amici, del “che fa e che non fa”, magari per lui era normale così, e non c’era nessun motivo perché si dovesse comportare diversamente…

      Secondo lui.

      Secondo me, sì.

      E comunque, non è stato il solo motivo per cui quell’uomo stupendo non suscitava in me il minimo interesse: il fascino, il carisma, non stanno nel bel corpo o nel bel viso, ma nei bei modi, e ai miei occhi lui tutto era fuor che affascinante!

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    • Eh sì… ma l’ho sposato che era squattrinato, l’ho aiutato nella scalata sociale, e quando si è ritrovato con i soldini in tasca ha iniziato a comprarsi il macchinone e così via… mi ha mollata per la neomaggiorenne prima di dilapidare tutto, però! Adesso si lascia dilapidare i soldi da lei… ah, queste sì che sono soddisfazioni!!! 😀

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    • Beh, magre soddisfazioni… come sono sempre solita dire, non mi consola il “siediti sulla riva del fiume e aspetta il cadavere del tuo nemico, non tardeà a passare”, perché io non ho gioia nel veder passare cadavere, ma ce l’ho nell’avere una vita felice, che il nemico in questione ha invece ferito…

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