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I diritti delle donne

Voi che mi conoscete da tempo sapete che non sono una gran femminista, tutt’altro, e le femministe – quelle scatenate intendo – non le vedo tanto di buon occhio: sono donne che secondo me screditano la figura della donna anziché giovarle, la riducono a un pezzo di bassa macelleria, e poi alla fine la rendono anche sola, senza un compagno perché “io sono mia”, senza figli o con figli trascurati perché loro “devono vivere”, sul lavoro spesso caricature di un maschio che tentano di scimmiottare, anziché concentrarsi sui propri punti di forza e sulle proprie peculiarità.

Donne che a volte si fanno usare e che ho visto troppo spesso farsi trattare dagli uomini in modi che nessuna “non femminista” avrebbe mai permesso.

Non mi piacciono le loro battaglie becere, i loro slogan volgari (l’ultimo è stato che ai feti di gomma preferiscono i falli di gomma), me le ricordo ancora ai tempi del mio liceo questa scalmanate-scarmigliate-scatenate che urlavano “l’utero è mio e me lo gestisco io” e “col dito, col dito, l’orgasmo è garantito”, slogan quest’ultimo cui gli uomini rispondevano goliardicamente “col caxxo, col caxxo, è tutto un altro andazzo!”. Proprio parlando di questo, con dei miei amici abbiamo preso a inventarne altri per gioco, e mi ha fatto ridere uno che se n’è uscito con “alla bella militante piace il fallo del migrante” e ancora, visto che queste stesse femministe ora sembrano prone all’islam, cultura per cui la donna è meno di niente, “il burqa sulla testa e il tanga su quel che resta”, tanto per sottolinearne l’incoerenza.

Insomma, mi pare evidente che non le reggo, e mi secca sentire certi bestioni, maleducati a prescindere dal femminismo, giustificare la propria taccagneria quando si tratta di pagare un conto o lo sgomitamento sull’autobus per soffiare il posto a una donna magari incinta rinfacciando: “Avete voluto il femminismo?”, che avrei una gran voglia di gridare loro “Ma chi l’ha voluto, bestia! Il femminismo è una cosa che fa comodo solo a voi, che vi ha sollevato da ogni dovere moltiplicandovi i diritti, fesse che sono state quelle che l’hanno portato avanti e sbandierato!”.

Mi piace non tanto il ruolo predefinito, quanto il gioco dei ruoli, quel gioco amoroso uomo/donna che ha generato e nutrito tante passioni e tanta letteratura, che tanti cuori ha fatto battere e che ora è venuto meno in nome di un’ammucchiata gender in cui non si capisce chi è chi e chi fa che (quest’ultimo paragrafo prendetelo con le molle, il discorso è lungo e so benissimo che questa mia semplificazione è riduttiva e fuorviante) ma…

ma…

… lasciare al maschio il suo vecchio ruolo “dominante” non significa solo che lui ci riempie di fiori e ci cambia la ruota dell’auto, con la persona sbagliata può essere pure che lui invece che di fiori ci riempia di botte, senza contare quelle psicologiche di violenze, che pure fanno un male boia e sono più infide e subdole.

Commentando di un uomo violento oggi una donna ha scritto:

In un attimo ho capito l’importanza di istituti come
– divorzio
– allontanamento dalla casa familiare
– divieto di avvicinamento
– misure custodiali per il coniuge/convivente violento
– case di accoglienza per le vittime
– ascolto dei minori.

e sono completamente d’accordo, perché ricordiamo che il gioco dei ruoli deve essere per l’appunto un gioco, al massimo una comoda tradizione culturale, non una condanna all’inferno.

Siamo in un’epoca in cui i diritti delle donne sono già acquisiti e sembra non esserci mai stato un tempo diverso, diritti forse pure frutto di quelle lotte femministe (forse… ma Moravia sosteneva che le donne erano state liberate dalla lavatrice e dalla pillola e non dalle urla in piazza), un’epoca in cui non riusciamo a immaginare, salvo casi purtroppo non sporadici, una donna sottomessa che non sa cosa fare, che non sa dove andare, che trema quando sente il rumore dei passi dell’uomo che torna a casa e infila la chiave nella toppa, e che non ha una tutela né familiare, né sociale, né legale.

Peccato che per questa donna che ha acquisito tanti diritti sia una conquista uccidere il figlio che cresce nel suo grembo, peccato che in quella sguaiata ribellione a una cultura inaccettabile non ci sia quel rispetto per se stessa e per la magia che lei sola è capace di compiere, quel senso di protezione e accoglienza che dovrebbero essere un suo privilegio di nascita.

A volte mi chiedo se esista, tra uomo e donna, una terza via, quella della felicità, del rispetto, dell’amore, della parità nel rispetto di una naturale inclinazione a essere uomo e ad essere donna, complementari e complici, che vivono la loro differenza nella più completa armonia e nel più totale appagamento.

Crescerti

100

Beh, il 100 l’abbiamo preso. Tutto sommato non siamo neanche troppo stupiti, non ti servivano neanche i cinque punti di bonus per raggiungerlo, sarebbe stata una cattiveria non dartelo ma si sa, la suspance c’è sempre. Che poi, i vostri quadri sono stati gli ultimi a uscire, tutti sapevano già i propri voti, anche nella vostra scuola, mancava solo la vostra classe (forse perché la più numerosa, e l’ultima a finire le interrogazioni).

Ma va bene così, tutto questo ormai è passato. Peccato che ti abbiamo rovinato anche questa gioia. Non io naturalmente, ma il grande Attila, il mega distruttore di uomini e cose, situazioni e sentimenti. Ieri poi non aveva proprio nessun senso la sua scena, ma chissà da quanto se la covava, chissà chi – o che – l’aveva sobillato.

Probabilmente ha qualche sgrinfietta tra le mani, e gli servono soldi per portarla a cena fuori e allora che si fa? Si risparmia sulla figlia.

Ieri era stata una giornata serena e tu, finiti gli esami, era tranquilla, ti stavi rilassando, recuperavi forze e serenità dedicandoti ai tuoi hobby; io stavo trattando tuo padre così bene che mi hai addirittura rimproverato di ringraziarlo troppo, che in fondo stava facendo il suo dovere, quello che dovrebbe fare ogni giorno (beh, io sono abituata che se mi fanno un favore, fosse pure portare un bicchiere d’acqua, dico grazie, è normale educazione).

Alla fine mi aveva proposto di guardare un film insieme, e avevo persino accettato. Mi sono permessa, prima che andasse via, di ricordargli che mi doveva ancora il mensile per te (ieri era già l’otto!) e… non l’avessi mai chiesto!

Fermo restando che mi dà briciole, e che io li prendo per punto, visto che sei figlia anche sua e deve far fronte alle sue responsabilità, non avevo idea di cosa gli sarebbe uscito da quel letamaio di bocca! Che io mi arricchisco alle tue spalle, che tu – povera Cenerentola! – vivi di straccetti e bricioline, e che gli dovevo fare l’elenco di quello che avevo speso dall’inizio dell’anno. Il tutto, chiaramente, davanti a te, povera creatura mia, imbarazzatissima e mortificatissima.

Io mi sono rifiutata di dargli qualsiasi spiegazione, visto il suo contributo modestino, occasionale, che rappresenta veramente il minimo per i bisogni primari (e meno male che io sto bene e non mi serve niente, sennò saremmo state fresche!). Mi pareva oltremodo piccino, meschino e volgare stare a ricostruire quello che davvero è il consumo base (e poi, poteva pure chiederlo a sua madre quanto costa un figlio, visto che a 54 anni le sta ancora sul groppone!). Gli ho detto che spiegazioni non gliene avrei date, ma che poteva non darmi più nulla, che da tempo avevo intuito che c’era una qualche stronzetta in circolazione per far bella figura con la quale avrebbe tolto il pane alla figlia. Non mi desse niente, ma chiaramente a una condizione, quella di sparire: non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, non può non provvedere alla figlia e pretendere di stare in buoni rapporti con me e accamparsi dentro casa mia. In fondo ora sei grande, ora pure libera da impegni scolastici, può incontrarti ogni volta che vuole, senza bisogno che io mi sorbetti la sua orrida faccia da schiaffi…

***

Pensate che gli sia stato bene l’essere sollevato dall’incombenza di mantenere la figlia? No, lui vuole avere la coscienza a posto, vuole dimostrarmi che mia figlia non mi costa niente, e continuava a chieder conto, a fare somme e sottrazioni (insomma, se voi avete problemi a mantenere i vostri figli, mandateli pure da lui, che con 50 euro al mese ve li fa crescere come fiori!).

Avete presente la goccia che ha fatto traboccare il vaso? A urlare non mi ci fregherà più, ho pagato un prezzo già troppo alto, e poi con lui ogni discussione è inutile, è un disco rotto, non ci sono argomentazioni che tengano, se pure avessi speso diecimila euro per la figlia il giorno prima avrebbe obiettato che nei diciotto anni precedenti era cresciuta innaffiata dall’acqua piovana, e davvero, diventava tutto talmente meschino e volgare che non sono voluta cadere nella trappola (e, in effetti, non ci sono cascata). Me ne sono andata intimandogli di sparire PER SEMPRE, e stavolta l’ho giurato che non lo voglio più vedere (come dice mia figlia, “tu giuri per mantenere a freddo le decisioni prese a caldo”).

La sentivo che difendeva la mia causa, che non le ho mai fatto mancare niente, cercava di ricostruire le spese più grosse, dall’ortodontista (a botte di migliaia di euro) ad altri medici specialisti (che tra visite, analisi e medicine sono andate vie centinaia di euro, e meno male che sta bene!), tasse scolastiche, occhiali, lenti a contatto, libri, regali ai suoi amici per i vari compleanni, etc. etc. etc (ultimamente ha avuto anche un nuovo materasso speciale): sono andata là e le ho intimato di smettere, che i soldi spesi per lei sono un problema nostro, non suo, lei non si deve stare a sforzare a ricostruire ché io non ho nessun bisogno di rendere conto a quel mentecatto di suo padre. Avrei al massimo dovuto portargli delle pezze d’appoggio se gli avessi chiesto un qualsivoglia contributo per le spese extra, ma così non è stato (a proposito, dopo l’esame di mia figlia, ho invitato qualcuno per festeggiare a pranzo, e lui semplicemente è venuto con noi, si è accomodato, e ha dato per scontato che pagassi io, neanche ha fatto la mossa!)

***

… ma torniamo a te, Sissi adorata. Piangevi ieri sera, singhiozzavi e stamattina, il grande giorno, ti sei svegliata a pezzi. Meno male che il vedere i quadri e le feste che ti hanno fatto tutti ti hanno ridato il sorriso e l’energia.

Mi ricordo un mio amico, che quando rimasi incinta mi disse “Il problema non è crescertela da sola, lo fanno in tante, si fa. Il problema è crescertela con lui tra i piedi, lui che rema contro, lui che toglie l’aria”. Mi hai fregato con la tua adorazione per questo padre, che un giorno o l’altro mi spiegherai che ci trovi (ma non chiedermi, ti prego, di spiegarti che ci trovai io!).

Crescerti è stata dura, tra mille difficoltà, prima fra tutte lui, ma è stato anche un onore e un privilegio. Sei una fonte di gioia senza fine, e anche i tuoi insegnanti mi sono venuti incontro a dirmi che è stato un onore e un privilegio, oltre che un enorme piacere, averti come studente, che all’esame hanno fatto la ruota come i pavoni, ma non è solo quello.

Mi ricordo la tua insegnante di ginnasio, come sottolineava che, oltre alla grande preparazione, avevi una grande educazione, un grande rispetto per tutti, ma soprattutto un grande cuore, sempre pronta ad aiutare tutti (mi fece tenerezza il tono quasi di sorpresa con cui aggiunse “Ed è anche bella!”  🙂  ).

Ti ha rovinato anche questo giorno. Come ti rovinò la festa dei tuoi diciotto anni. Ora avrai davanti a te anni di strade da percorrere, traguardi da raggiungere, successi da raccogliere, e spero che non dovranno essere tutti così miseramente inquinati da quell’individuo.

Per me, la strada con lui si separa qui.

E ancora auguri per il tuo bel 100/100, ci hai fatto un gran regalo, che io mi sono guadagnata anche con giorni e notti accanto a te, a fare (pardon, solo collaborare a fare!) ricerche, impaginare tesine, raccogliere sfoghi, mentre lui va in giro tronfio e basta. Parassita fino alla fine.