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Vecchioni spiega Diemme

 

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Qualcuno, per quanto riguardo il post precedente, mi ha capito e si è associato, altri forse ne sono rimasti stupiti, perché ma come, Diemme, una così espansiva, che fa amicizia con tutti, grande dialogatrice, possibile sia asociale? E allora disturbiamo se chiamiamo?

Beh, diciamo che la situazione è un po’ complessa.

Tanto per cominciare io sono una persona che con se stessa c’è sempre stata un gran bene. Sono una studiosa, e per chi studia il rapporto con i libri e con ciò che legge e sperimenta è totalizzante e non lascia spazio alla solitudine.

Ciò premesso lo stare bene con se stessi non implica necessariamente l’essere lupi solitari, anzi, chi sta bene con se stesso è un amico e un compagno migliore, perché non cerca l’altro come tappabuchi, per riempire un vuoto esistenziale, ma lo frequenta disinteressatamente, per libera scelta, per stima e affetto reali.

Il problema semmai è un altro: quando si vuole bene davvero e si dona se stesso all’altro senza riserve, si fa un investimento emotivo consistente. Se poi questa persona che abbiamo amato – a titolo sentimentale o amicale che sia – si dilegua, la perdita in termini di riserva energetica notevole. Ok, la casa ci è crollata, andiamo avanti, piano piano la ricostruiamo. E se ricrolla? Cominciamo a perdere smalto ma, siccome da qualche parte bisogna pure abitare, volevo dire, siccome l’uomo è un animale sociale e il mondo è abitato da tanta bella gente ci rimettiamo là di buona lena e la ricostruiamo. Ricrolla? E qui interviene Vecchioni:

Hai mai perso un ragazzo, ragazzo?
Ha detto: “Ciao”, è andato,
ha detto “Sono stanco di amare”.
E’ diventato abbastanza lontano
su quella sua bicicletta.
Quando ero giovane dicevo “perduto”!
Certo piangevo, ma perduto lui ce n’era
un altro; però da vecchio pesa il respiro.

Ecco, da vecchi pesa il respiro. A un certo punto della vita si è stanchi di perdere le persone che si amano, si è stanchi di crederci, e si diventa stanchi e privi di voglia di dedicarci tempo ed energia. Non ci va più di essere svegliati alle tre di notte per raccogliere i cocci dell’amica abbandonata, se di cocci ne hai raccolti tanti di persone che poi, semplicemente, hanno chiuso la porta e se ne sono andate.

E’ così che, all’ennesimo crollo della casa, ci si rassegna a vivere in una capanna e non ci serve più cemento, né armato né disarmato.