Archivio tag | Spelacchio

Ode a Spelacchio

 

Io vorrei dedicatte ‘na poesia,

ma tu Spelacchio mio sei già poesia

puro se c’è chi dice n’antra cosa.

T’hanno tajato, spostato e messo in posa

senza attenzione e senza accorgimenti,

e così te, che hai visto antri momenti,

da abete sano, rigojoso e roscio

te sei trovato spelacchiato e moscio,

esposto ‘n piazza a faje da zimbello:

te proprio ch’eri stato così bello!

 

Che te lo dico a fa’ che li nemichi

der sindaco de’ Roma, pòra stella,

‘n gn’è parso vero de fa’ la canzonella

e d’appioppatte ‘n nome migragnoso.

Che invece poi pe’ noi è stato affettuoso:

era Natale, te pare che la sorte

nun cambiava la storia a ‘sto porello,

e trasformava ‘sto gracile arberello

e lo sarvava da la condanna a morte?

 

Fu così che iniziò  ‘n pellegrinaggio

de gente che veniva pe ‘vedello

magari pronta pure a disprezzallo,

ma dopo a constata’ quant’era bello.

In tanti t’hanno messo là ‘n bijetto

a testimone che c’era tanto affetto,

e datte quer coraggio e quer conforto,

pe consolatte da chi diceva: “morto!”.

 

Poi ieri sera t’avemo detto addio

ma nulla mòre e tutto se trasforma,

e invece d’esala’ l’anima a Dio

t’aripresenti sotto ‘n’antra forma:

col legno tuo faranno ‘na casetta,

‘na “Baby little home” pe’ quelle madri

che voranno allatta’ li regazzini

dentro a un riparo e senza avecce fretta.

 

Addio Spelacchio, ritorni ‘n Val de Fiemme,

ma resti dentro ar còre dei romani

che se stanno a riprènne lemme lemme

dai danni de ‘na manica de ’nfami.

 

(Patrizia Vivanti, 12/01/2018)

Finisce qui l’avventura di Spelacchio

http://video.corriere.it/spelacchio-si-spengono-luci-ma-albero-ha-vinto/6c33668a-f702-11e7-b0f9-ae3913959e9e

 

***

Vorrei scrivere qualche rima su Spelacchio, ma che dirvi, non mi viene, e la poesia vuole pure la sua ispirazione; Spelacchio però, seppure non m’ha ispirato versi, m’ha ispirato tanti sentimenti positivi ed è stato veramente una gioia.

Tanto per cominciare Spelacchio è uno di noi: non è maestoso, non è solenne, non è sfarzoso e barocco, anche se è alto e tutto d’oro. E’ malconcio come noi quale che sia la nostra altezza, e come noi è spolpato dal sistema, o forse dal sabotaggio o dalle intemperie (i famosi rovesci della vita!), ma ha un cuore d’oro, che comunque ha continuato a brillare e continuerà a scaldare, poiché sarà trasformato in una casa per bambini e ne rimarrà anche legna per i camini.

Spelacchio è l’emblema di un flop trasformato in successo, è l’apollo 13 de noantri, è la testimonianza che si può, che davvero si possono trasformare gli ostacoli in opportunità.

Spelacchio è diventato famoso per la sua decadenza precoce, lui è il nostro figlio gracile, che amiamo più degli altri, è quello che ci ha fatto ridere e scherzare, che ha preso vita e voce in un account twitter personale, e ha parlato, riso, e scherzato.

Spelacchio ha suscitato la nostra ironia (ho apprezzato anche quella dei detrattori, che spesso e volentieri mi hanno fatto ridere di cuore), e anche adesso che sta andando via rimarrà nella storia di Roma, diciamo al posto delle Olimpiadi.

Domani è un altro giorno, per il prossimo Natale aspettiamo un altro albero, che chissà se sentiremo ancora vicino e familiare come questo: dicono che l’albero di San Pietro fosse più bello, ma a parte questa affermazione non ne ho sentito altre, e le processioni per vedere l’albero è a Piazza Venezia che sono state!

Caro Spelacchio, grazie per la tua compagnia e per questa ventata d’allegria, grazie di esserci stato!

 

Innamorata di Virginia Raggi, un anno dopo

 

***

L’anno scorso, all’incirca di questi tempi, pubblicai un post, “Innamorata di Virginia Raggi“.

Con mia grande sorpresa il post ebbe un successo strepitoso, fu ripreso da quasi tutte le pagine dei 5 Stelle, a partire dalla pagina fb #innamorati di Virginia Raggi, e condiviso migliaia di volte, probabilmente decine di migliaia.

Il mio era un tributo sincero, da persona che non l’aveva votata ma che, onestamente, riconosceva il suo operato.

Cosa penso oggi, a poco più di un anno da quel post, della sindaca Virginia?

Beh, permettemi un “ancora l’amo, più di ieri, meno di domani”, e questo nonostante i cassonetti strabordanti perché, non neghiamolo, il problema rifiuti esiste, né lei lo nega (né l’inciviltà di tanti romani aiuta).

E allora, a cosa è dovuto tanto amore?

Beh, io credo che sia tangibile il fatto che il paese della cuccagna è finito e che a Roma non si mangia più, tanto per cominciare. Per far funzionare la macchina amministrativa il Comune di Roma l’anno scorso ha speso circa un milione di euro, contro i quattro di Marino e i sei di Alemanno: vi rendete conto della portata di queste cifre? Ha speso un quarto di Marino e un sesto di quello di Alemanno, risparmiando cifre spaventose, tutti soldi che a mano a mano stanno andando a beneficio dei cittadini.

Come?

Per esempio col riconoscimento dei debiti fuori bilancio, contratti dalle amministrazioni precedenti, e sapete cosa significa questo? Che la gente che ha lavorato per il Comune verrà finalmente pagata, probabilmente qualche piccola impresa non fallirà grazie a questo e qualche padre di famiglia potrà portare a casa il pane per cui ha lavorato. Questa nei paesi normali probabilmente è la normalità, ma in Italia pare che sia un fatto straordinario.

Mi raccontava un blogamico, un piccolo imprenditore, che aveva fatto dei grossi lavori per la Regione (una regione del nord, non so nemmeno da chi fosse amministrata, al momento il dato è ininfluente) che non solo non venivano pagati, ma che le banche neanche glieli riconoscevano come crediti, tanto poco era il loro valore e la loro affidabilità!

Oggi i crediti nei confronti del Comune di Roma sono affidabili.

Il problema buche? Dopo decenni di rattoppi, pessimi e tardivi, stanno riasfaltando tutte le strade di Roma: certo, non hanno finito, sono migliaia e migliaia di chilometri, ma piano piano un po’ di luce si vede. Ok sì, piano piano, pianissimo, ma sarebbe umanamente possibile andare più velocemente con la situazione che si sono ritrovati?

Ha detto bene lei “io non sono potuta entrare in macchina e guidare, perché mancava il volante, il motore, la carrozzeria, la leva del cambio…”: non ricordo le parole esatte, ma il concetto era questo.

Mancava tutto, eppure non si è persa d’animo, si è rimboccata le maniche e ha lavorato, nonostante la guerra senza frontiera dei suoi detrattori, spesso non particolarmente onesti, che l’hanno tormentata rimproverandole pure se respirava, e non crediate che pure questo non risucchi energia, energia che questa gente ha sottratto ai legittimi destinatari, e cioè la città di Roma e i cittadini romani.

Virginia è quella che ha a cuore non i ricchi, ma la povera gente, ed è quella che sta mettendo fine a scroccopoli, il racket delle case popolari abusivamente occupate dai non aventi diritto, e che finalmente il Comune sta riassegnando ai cittadini più bisognosi.

A me non sembra poco, non mi sembra poco per niente. Per darle addosso ora si stanno attaccando a Spelacchio che peraltro, grazie proprio a tutta la critica che è tornata indietro come un boomerang ottenendo l’effetto contrario, ci ha regalato un po’ di spensieratezza e di allegria.

Tutti col dito puntato contro la Raggi, come se fosse colpa sua che un albero partito verde e rigoglioso dalla Val di Fiemme sia arrivato a Roma in condizioni non ottimali: il trasporto e la messa in opera sono stati affidati a un’azienda che lavora per il Comune da dieci anni, quindi da molto prima che arrivasse la Raggi e l’azienda è stata, a quanto pare, strapagata, quindi stavolta non possono rimproverarle di aver fatto fare brutta figura a Roma per risparmiare. E infatti le rimproverano di avere speso troppo, 48.000 euro, ammesso e non concesso che l’azienda non debba rispondere del danno cagionato e riscuota la cifra pattuita: io non è che m’intenda delle tariffe per questi servizi, ma quando Gentiloni pagò il riscatto delle due pasionarie siriane per il (presumibilmente finto) rapimento, si diedero tanto da fare per minimizzare la spesa, a dire che in fondo era gravato di circa 50 centesimi per cittadino (compresi neonati nella culla), e questa spesa che alla fine sarà gravata di uno o due centesimi a testa nelle tasche dei cittadini romani è così grave? Senza contare che quei dodici milioni di euro saranno stati impiegati, presumibilmente, per comprare armi e a finanziare terrorismo, morti e rivolte, cosa che non sarà per i 48.000 euro pagati per il trasporto di Spelacchio.

Bene, vi lascio, ovviamente accetto smentite e contraddittorio!

PS: quest’anno non ho sentito neanche critiche per la festa di Capodanno, che si siano divertiti?

PPS: non dimentichiamo di averla sentita parlare perfettamente in inglese e spagnolo, oltre ad aver tenuto testa in italiano a giornalisti molto malevoli senza perdere una battuta, e senza strafalcioni linguistici… non che non si perdoni un eventuale lapsus linguae, ma tanto per essere precisi e dare a Cesare quel che è di Cesare 😉

(Patrizia Vivanti, 03/01/2018)

Buon Natale da Spelacchio, l’ottavo re di Roma!

Spelacchio, contro ogni possibile previsione, è diventato davvero il simbolo del Natale, e giustamente, visto che c’è chi fa notare che Gesù nacque in una grotta e non in una clinica di lusso, che sarà pure il brutto anatroccolo, ma proprio per questo più amato.

Il bello è che i detrattori gli hanno fatto talmente tanta pubblicità per mezzo stampa, senza contare che un buontempone ha creato un profilo Twitter a suo nome, talmente tanto l’ironia ha impazzato e ci ha donato tanti sorrisi e quell’attimo di spensieratezza di cui veramente avevamo bisogno, che Spelacchio è diventato famoso, fama che gli altri alberi di Natale si sognano.

Insomma, Spelacchio è diventato un mito, addirittura meta di pellegrinaggio e attira i turisti che, a Piazza Venezia, pare siano aumentati del 10%.

Grande Spelacchio, sei (purtroppo) tutti noi!

http://www.iltempo.it/multimedia/2017/12/23/gallery/in-processione-a-roma-per-vedere-spelacchio-1042015/

 

I love Spelacchio

Le polemiche sull’albero di Natale a Piazza Venezia dimostrano come la Raggi venga criticata a prescindere.

Continuiamo tutti a chiederci dov’era tutta questa gente quando gli “esperti” si mangiavano Roma, o anche semplicemente quando allestivano l’albero di Natale a Piazza Venezia.

Ps: nell’immagine non si vedono, ma nel giardino ai piedi dell’albero sono stati anche posti dei globi luminosi che sembrano tante lune, e mi piacciono moltissimo!