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Art. 4: il diritto al lavoro, e il dovere di svolgerlo

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Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Vogliamo parlarne? La Repubblica promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto, con concorsi dalle procedure a dir poco discutibili e uffici di collocamento (o che per essi) che non hanno mai funzionato? E questo dovere civico di svolgere un lavoro, quanto è stato disatteso da gente che, in passato, è stata anni, lustri e decenni in cassa integrazione, a volte pure fino alla pensione, senza nessuna intenzione di cambiare la situazione e di rendersi utile alla società, senza nessun sentore di essere semplicemente un parassita? Quanti sono vissuti con pensioni d’invalidità non dovute, peraltro, a quanto si mormora, bonificate a piffero?

Ora la pacchia è finita, gli ammortizzatori sociali non danno più tanta copertura, ma questa è stata una perdita da un punto di vista sociale, perché è vero che non c’è più per chi avrebbe parassitato, ma non c’è più neanche per chi è in condizioni di reale bisogno e non riesce a trovare un nuovo lavoro.

E’ vero pure che tante inziative di riqualificazione ci sono, ogni tanto vedo bandi della Regione, ma magari non sono per tutti, o non sono sufficientemente pubblicizzate. E poi, che ti riqualifichi o meno, se perdi il lavoro a 50, 55 anni, quale impresa privata ti riassorbe, consideranto che ti mancano ancora quasi VENTI ANNI alla pensione?

Finora ho parlato esclusivamente di lavoro dipendente, ma sul fronte della libera professione e della libera iniziativa non è che siamo messi meglio: pratiche burocratiche a parte, pare che tasse e imposte per i liberi professionisti siano veramente a livello vessatorio, ed essere in regola – ammesso che ci si riesca – comporta una rapida chiusura dei battenti. Gira una barzelletta che recita: “Solo due negozianti su tre rilasciano lo scontrino. E il terzo? Il terzo fallisce”. Triste ma vero, altro che barzelletta!

Io credo che questo annichilimento della possibilità del singolo di fare impresa, di inventarsi una qualsiasi attività (io alle medie disegnavo a mano bigliettini di auguri di Natale e li vendevo, oggi probabilmente sarei perseguita come evasore fiscale!!!) tarpa le ali a giovani e meno giovani, mentre grossi industriali e imprenditori sicuramente trovano il modo per occultare i propri guadagni (ogni volta che chiedo la fattura al mio idraulico me la fa scontare!).

La ricetta per superare tutto questo? Intanto una buona iniezione di educazione civica, di dignità personale, senso di appartenenza alla società e amor proprio per tutti i cittadini. Secondo, buon senso fiscale e concorsi trasparenti. Forse questo non risolverà tutto, ma sicuramente sarà un incentivo per tutti gli italiani per imboccarsi le maniche e inventarsi qualcosa che potrà dare esito positivo non solo per se stessi ma anche per la nazione (insomma, alla fin fine le start up portano soldi…).

Inutile sottolineare che io sono per una società meritocratica, in cui tutti possano avere le stesse possibilità e godere dello stesso punto di partenza, ma che l’arrivo sia deciso da impegno e capacità, basta livellamento, basta con queste pastoie del tutti uguali, non siamo tutti uguali!

ps: ricordo benissimo di avere scritto un post con una presentazione il cui titolo suonava più o meno come “non siamo tutti uguali”, e metteva a confronto persone diverse che hanno fatto, nella vita, scelte diverse (ad esempio, venivano messe a confronto Emanuela Setti Carraro con Ruby “rubacuori”, tanto per dirne una). Non sono riuscita a trovarlo, sarò grata a chi mi darà una mano.