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Innamorata di Virginia Raggi, un anno dopo

 

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L’anno scorso, all’incirca di questi tempi, pubblicai un post, “Innamorata di Virginia Raggi“.

Con mia grande sorpresa il post ebbe un successo strepitoso, fu ripreso da quasi tutte le pagine dei 5 Stelle, a partire dalla pagina fb #innamorati di Virginia Raggi, e condiviso migliaia di volte, probabilmente decine di migliaia.

Il mio era un tributo sincero, da persona che non l’aveva votata ma che, onestamente, riconosceva il suo operato.

Cosa penso oggi, a poco più di un anno da quel post, della sindaca Virginia?

Beh, permettemi un “ancora l’amo, più di ieri, meno di domani”, e questo nonostante i cassonetti strabordanti perché, non neghiamolo, il problema rifiuti esiste, né lei lo nega (né l’inciviltà di tanti romani aiuta).

E allora, a cosa è dovuto tanto amore?

Beh, io credo che sia tangibile il fatto che il paese della cuccagna è finito e che a Roma non si mangia più, tanto per cominciare. Per far funzionare la macchina amministrativa il Comune di Roma l’anno scorso ha speso circa un milione di euro, contro i quattro di Marino e i sei di Alemanno: vi rendete conto della portata di queste cifre? Ha speso un quarto di Marino e un sesto di quello di Alemanno, risparmiando cifre spaventose, tutti soldi che a mano a mano stanno andando a beneficio dei cittadini.

Come?

Per esempio col riconoscimento dei debiti fuori bilancio, contratti dalle amministrazioni precedenti, e sapete cosa significa questo? Che la gente che ha lavorato per il Comune verrà finalmente pagata, probabilmente qualche piccola impresa non fallirà grazie a questo e qualche padre di famiglia potrà portare a casa il pane per cui ha lavorato. Questa nei paesi normali probabilmente è la normalità, ma in Italia pare che sia un fatto straordinario.

Mi raccontava un blogamico, un piccolo imprenditore, che aveva fatto dei grossi lavori per la Regione (una regione del nord, non so nemmeno da chi fosse amministrata, al momento il dato è ininfluente) che non solo non venivano pagati, ma che le banche neanche glieli riconoscevano come crediti, tanto poco era il loro valore e la loro affidabilità!

Oggi i crediti nei confronti del Comune di Roma sono affidabili.

Il problema buche? Dopo decenni di rattoppi, pessimi e tardivi, stanno riasfaltando tutte le strade di Roma: certo, non hanno finito, sono migliaia e migliaia di chilometri, ma piano piano un po’ di luce si vede. Ok sì, piano piano, pianissimo, ma sarebbe umanamente possibile andare più velocemente con la situazione che si sono ritrovati?

Ha detto bene lei “io non sono potuta entrare in macchina e guidare, perché mancava il volante, il motore, la carrozzeria, la leva del cambio…”: non ricordo le parole esatte, ma il concetto era questo.

Mancava tutto, eppure non si è persa d’animo, si è rimboccata le maniche e ha lavorato, nonostante la guerra senza frontiera dei suoi detrattori, spesso non particolarmente onesti, che l’hanno tormentata rimproverandole pure se respirava, e non crediate che pure questo non risucchi energia, energia che questa gente ha sottratto ai legittimi destinatari, e cioè la città di Roma e i cittadini romani.

Virginia è quella che ha a cuore non i ricchi, ma la povera gente, ed è quella che sta mettendo fine a scroccopoli, il racket delle case popolari abusivamente occupate dai non aventi diritto, e che finalmente il Comune sta riassegnando ai cittadini più bisognosi.

A me non sembra poco, non mi sembra poco per niente. Per darle addosso ora si stanno attaccando a Spelacchio che peraltro, grazie proprio a tutta la critica che è tornata indietro come un boomerang ottenendo l’effetto contrario, ci ha regalato un po’ di spensieratezza e di allegria.

Tutti col dito puntato contro la Raggi, come se fosse colpa sua che un albero partito verde e rigoglioso dalla Val di Fiemme sia arrivato a Roma in condizioni non ottimali: il trasporto e la messa in opera sono stati affidati a un’azienda che lavora per il Comune da dieci anni, quindi da molto prima che arrivasse la Raggi e l’azienda è stata, a quanto pare, strapagata, quindi stavolta non possono rimproverarle di aver fatto fare brutta figura a Roma per risparmiare. E infatti le rimproverano di avere speso troppo, 48.000 euro, ammesso e non concesso che l’azienda non debba rispondere del danno cagionato e riscuota la cifra pattuita: io non è che m’intenda delle tariffe per questi servizi, ma quando Gentiloni pagò il riscatto delle due pasionarie siriane per il (presumibilmente finto) rapimento, si diedero tanto da fare per minimizzare la spesa, a dire che in fondo era gravato di circa 50 centesimi per cittadino (compresi neonati nella culla), e questa spesa che alla fine sarà gravata di uno o due centesimi a testa nelle tasche dei cittadini romani è così grave? Senza contare che quei dodici milioni di euro saranno stati impiegati, presumibilmente, per comprare armi e a finanziare terrorismo, morti e rivolte, cosa che non sarà per i 48.000 euro pagati per il trasporto di Spelacchio.

Bene, vi lascio, ovviamente accetto smentite e contraddittorio!

PS: quest’anno non ho sentito neanche critiche per la festa di Capodanno, che si siano divertiti?

PPS: non dimentichiamo di averla sentita parlare perfettamente in inglese e spagnolo, oltre ad aver tenuto testa in italiano a giornalisti molto malevoli senza perdere una battuta, e senza strafalcioni linguistici… non che non si perdoni un eventuale lapsus linguae, ma tanto per essere precisi e dare a Cesare quel che è di Cesare 😉

(Patrizia Vivanti, 03/01/2018)

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L’addio di Totti

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A un certo punto della vita si diventa grandi, così mi hanno detto e così il tempo ha deciso. Maledetto tempo. Oggi questo tempo è venuto a bussare sulla mia spalla dicendomi: dobbiamo crescere, da domani sarai grande, levati pantaloncini e scarpini, perché tu da oggi sei un uomo e non potrai più sentire l’odore dell’erba così da vicino. […]
Ora è finita veramente. Mi levo la maglia per l’ultima volta. La piego per bene anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai. Spegnere la luce non è facile. Adesso ho paura. E non è la stessa che si prova di fronte alla porta quando devi segnare un calcio di rigore. Questa volta non posso vedere attraverso i buchi della rete cosa ci sarà dopo. Concedetemi un po’ di paura. Questa volta sono io che ho bisogno di voi e del vostro calore. Nascere romani e romanisti è un privilegio, fare il capitano di questa squadra è stato un onore. Siete e sarete sempre la mia vita: smetterò di emozionarvi con i piedi ma il mio cuore sarà sempre lì con voi. Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio che mi ha accolto che ero un bambino e che lascio adesso, che sono un uomo. Sono orgoglioso e felice di avervi dato ventotto anni di amore.

Francesco Totti

Io non seguo il calcio, non sono tifosa di nessuna squadra, ma Totti era Totti, Totti era semplicemente nostro. Non so cosa sia un cucchiaio, ma l’ho sentito nominare mille volte. Lui ha fatto parte della nostra vita a prescindere dal calcio, per la sua ironia, la sua semplicità, la sua vita pulita, i suoi principi puliti, la sua immediatezza, il suo essere sempre pronto a metterci la faccia per ogni tipo di beneficenza, la sua generosità, la sua affettuosità, i suoi principi di famiglia. Il suo essere, per l’appunto, nostro.

Commenti acidi, di chi non capisce un tubo. Chi dice acidamente “Mica è morto!”, e chi aggiunge “Con tutti i soldi che ha!”.

Avere o essere? Totti è un calciatore, e non giocherà più, che c’entrano i soldi. L’addio alla vita che viveva, e che lo appassionava, è un passaggio non da poco, perché lui E’ un giocatore, e non giocherà più, non in un contesto ufficiale almeno.

Ho visto tante lacrime alla sua partita d’addio tanti cartelli commoventi, e al diavolo la pochezza di chi non capisce.

Totti è stato il nostro sogno pulito, e con la sua semplicità è stato il nostro vicino di casa, il nostro Pupone.

Ma la gente che critica, lo sa che cosa significa avere una passione, essere una passione, e poi arrivare al punto in cui bisogna rinventarsi, perché la passione rimane, ma la vita va avanti, e tu devi adeguarti, devi cambiare per lei, anche se dentro non sei cambiato, e sei sempre tu.

Sono sicura che ce la farà, le persone vere ce la fanno sempre a rinventarsi.

Gli auguro tanta tanta felicità, e di ritrovare una nuova strada, che si affianchi alla prima e la completi.

E al diavolo i poveri di spirito, i grandi rosicono così piccoli da essersi persi l’occasione di questa grande grande emozione.

Di sindaca di Roma

virginia-raggi-sindaco

Che non ho votato Virginia Raggi credo si sappia. Non che mi piacesse nessuno dei candidati, non ero convinta di nessuno al primo turno, sul secondo neanche mi pronuncio, ma insomma, non l’ho votata.

Non l’ho votata anche se ovviamente lei non la conoscevo, l’elemento che non mi andava era il M5S, la figura incombente di Grillo, che un tempo mi piacque pure, sembrava acuto, analitico, onesto e ambientalmente motivato, ma che poi si è rivelato uno con qualche morto sulla coscienza per delirio d’onnipotenza (“io posso passare dove ai comuni mortali è proibito”), e delirio d’onnipotenza ha continuato secondo me a manifestare nella gestione del movimento (per non parlare delle sue esternazioni riguardo a fatti di politica estera).

Insomma, una timida e impacciata Virginia Raggi pedina di Grillo non mi piaceva.

Ma ora c’è.

Pochi giorni della sua amministrazione e Roma è pulita. Prima della sua elezione e nei giorni successivi i cassonetti traboccavano, l’AMA non passava, la città era allo sbando e io temevo il fenomeno che abbiamo tristemente conosciuto tempo addietro come “la monnezza di Napoli”.

Ora Roma è pulita, pulita infinitamente più di prima, più di tutti gli anni prima. Da anni, sotto tutte le amministrazioni, ho visto questa città sporca, questi cassonetti trascurati e traboccanti, mentre vedevo le città del nord linde e pinte e mi venivano i complessi d’inferiorità.

Roma ora è pulita e non mi sembra vero, la giro da nord a sud ed è un piacere, si respira un’aria diversa e, diciamocelo, io non ho preconcetti di nessun genere e non rappresenta per me nessun problema segnare un punto per la Raggi.

Oggi la vedo attaccata su tutti i fronti, interni ed esterni: abbiamo mangiato letame per anni, ma dalla Raggi dopo pochissimo tempo si pretendono miracoli, la si accusa di non avere la bacchetta magica, da lei pretendono di tutto di più.

Grillo la ripudia, la definisce pazza ma, perdonatemi, per me questo disconoscimento è un altro punto a favore della Raggi: due a zero per lei.

Ritengo autolesionisti quei romani che gufano, che stanno lì ad aspettare che Roma affondi, dimenticando che sulla barca ci sono anche loro.

Io, ripeto, non l’ho votata, ma ora che c’è ne riconosco il ruolo e, se possibile, collaboro.

Per amore della mia città e per amore della mia vita, che vorrei si svolgesse in una città più a misura d’uomo, spero che la Raggi sia la persona giusta al posto giusto, che abbia le spalle grosse e sappia affrontare questa situazione.

Gli attacchi che riceve quotidianamente, su tutti i fronti, mi fanno pensare che stia pestando i piedi a qualcuno che a interesse a che le cose rimangano come prima, che sia un personaggio scomodo: terzo punto per lei. Il rifiuto della candidatura alle Olimpiadi, che mi trova perfettamente d’accordo (il buon padre di famiglia prima compra alla figlia le scarpe, il cappottino i libri e lo zainetto per la scuola, poi si pensa al fiocchetto in testa, la festa figa e tutto il resto) chissà che magnamagna ha impedito, e immagino la rabbia dei palazzinari.

E con questo, se permettete, i punti sono quattro.

Ripeto, non sono stata una sua sostenitrice e oggi sono semplicemente in fase osservazione, ma con onestà intellettuale e non avrò problemi a riconoscerne i meriti, sperando che ne avrà, visto che il sindaco è lei, e Roma al momento è in mano sua: con la maggioranza che ha avuto, se non ci riesce lei, conviene davvero preparare la valigia e migrare altrove.

Relativamente alla guerra che le stanno facedo vedi pure qui:

Quando il vecchio potere trema scatta la macchina del fango. Tutti i media uniti contro la Raggi

Roma bella m’appari

Piazza Venezia tramonto

Per giustizia, parliamo anche dei pregi di questa mia bella e sofferente città.

Un mio amico, per la prima volta in visita a Roma, disse che la cosa che gli faceva più impressione è che a Roma è tutto grande. Per noi la grandezza, e soprattutto l’arte, sono la normalità tant’è vero che, passeggiando, ogni tanto m’indicava qualche chiesa magnifica, qualche altra opera grandiosa, mi chiedeva cosa fosse e io alzando gli occhi, guardandola prababilmente per la prima volta, rispondevo quasi regolarmente con un’alzata di spalle: “Boh! Io non avevo neanche mai fatto caso che ci fosse!”.

Roma è tanta. Vado a visitare un altro luogo qualsiasi, città o paese che sia, e mi ci trovo bene, respiro meglio, cammino meglio, comunico meglio, e poi? E poi la stessa cosa, e al terzo giorno ti sei stancata. E poi scopri che il figlietto della tale va alle elementari in una città vicina, perché lì le elementari non ci sono, la talaltra ha dovuto interrompere gli studi perché la scuola superiore era troppo lontana… e tu pensi a quante ne hai sotto casa (io personalmente ho tre o quattro licei classici a tiro di schioppo, di cui due raggiungibili a piedi), licei linguistici, sociopedagogici, istituti tecnici (pure questi tutti raggiungibili a piedi). Nidi? L’imbarazzo della scelta, tra pubblici e privati, idem per tutte le altre scuole di ogni ordine e grado.

La piazzola verde? Qui abbiamo le ville, tante, pubbliche. Ospedali? Quanti ne volete, enormi, per non parlare di cliniche private, case di cura, di riposo, per lungodegenti… certo, tutto quello che in convenzione non è facilmente fruibile, ma insomma…

Vogliamo parlare poi di teatri? Decine. Cinema? Centinaia! Discoteche? A ogni angolo. Mostre? Tutte quelle che volete. Possibilità di fare corsi di qualsiasi tipo, dallo yoga alla ceramica, dal teatro alla zumba, alla lingua cinese (o qualsiasi altra), alla cucina? Una marea, spesso anche finanziati dalla Regione o Provincia.

Università? A occhio e croce ce ne sono almeno tre pubbliche (più tutti i vari poli sparsi, che le rendono decine) più un tot private.

Va beh, insomma, chi si deve trasferire, si dia una regolata anche su questo: Roma è la città del “Pètite et dàbitur vobis!”

PS: quasi dimenticavo: abbiamo anche supermercati aperti giorno e notte, e anche quelli, almeno dalle mie parti, rigorosamente a un tiro di schioppo!

Roma e i Romani (volevo dire, i romani…)

Jep-Gambardella-a-spasso-tra-rifiuti-e-degrado

Mi sento un po’ infame a dare la sòla al povero Aquila cercando di convincerlo a trasferirsi a Roma.

In realtà, per carità, tutti dicono che Roma è bella, e per essere bella è bella, ma è davvero caotica e alienante. Che poi, se i romani fossero diversi, il gioco varrebbe pure la candela, ma purtroppo così non è.

Purtroppo i romani (e per romani intendo gli abitanti di Roma, di qualunque provenienza, non esclusivamente i purosangue della mia schiatta  😉 ), sono in troppi casi una manica d’insopportabili incivili.

In parte li giustifico, per carità, Roma non è facile da vivere, le distanze enormi, il traffico ingestibile, capisco che tutto possa diventare stancante, estenuante, snervante, alienante, ma…  c’è modo e modo per reagire!

A Roma ti capita che ti suonano se ti fermi col rosso, ti tamponano se ti fermi col giallo, bloccano le strade parcheggiando le macchine in seconda e terza fila (anche in curva!!!), a volte semplicemente per andarsi a prendere un cappuccino, e tutto il mondo si deve fermare mentre loro fanno degustazione: da impiccarli per i pollici!

Ora, per spezzare una lancia in favore di noi poveri romani, bisogna dire che il trasporto pubblico a Roma è drammaticamente inadeguato e spostarsi in auto è una necessità; quando si arriva al lavoro poi da qualche parte la macchina bisogna pure metterla e allora, come si è soliti dire qui, si “ribattezza parcheggio” qualsiasi spazio possibile. Ho detto POSSIBILE, e la terza fila in curva non è da ritenersi tale (uno spazietto invece tra due cassonetti sì): insomma “ribattezzare parcheggio” significa adibire a parcheggio, in caso di disperazione e impellente necessità, uno spazio che a rigore parcheggio non sarebbe, ma in cui l’automobile comunque non reca disturbo a nessuno: va da sé che la terza fila che riduce l’ampiezza della strada e provoca allucinanti rallentamenti del traffico (procurando ritardi a centinaia di persone) non rientra tra gli spazi utili, e il prendere il cappuccino al bar non rientra tra le impellenti necessità. Quando poi vedi che dieci metri più in là ci sarebbe tutto lo spazio necessario, veramente ti verrebbe voglia di condanare l’incivile ed egoista parcheggiatore alla fucilazione perpetua.

Circolano a Roma automobilisti che, se metti la freccia per spostarti nella corsia a sinistra, invece di agevolare la manovra cominciano a correre come forsennati per impedirti di passare prima di loro, e lo fanno pure gesticolando forsennatamente, quasi potessero fermarti con i gesti (ma intanto ci provano, non si sa mai).

Passiamo a quelli invece che si spostano sui mezzi pubblici, di cui sono grande esperta. E’ vero, riuscire a salire sull’autobus è un’azione di guerriglia urbana, se devi andare al lavoro e hai degli orari da rispettare non c’è altra strada che la lotta senza risparmio di colpi (anche bassi), ma se tu poi i colpi li continui a dare anche sull’autobus, magari spintonando la vecchietta o la donna incinta per accapararti un posto a sedere, la questione è diversa, quella è solo intollerabile maleducazione e deprecabile inciviltà!

Da sottolineare che quelli che spintonano senza pietà anche donne e persone anziane sono spesso uomini, il che mi riempie il cuore di amarezza, oltre a farmi rassegnare alla mia posizione di “single forever“.  😥

Ma il motivo per cui mi infurio con i romani, soprattutto sugli autobus (ma non è che a piedi o in auto siano diversi…), è la loro attitudine a girarsi dall’altra parte quando un malintenzionato prende di petto qualcuno: potrebbero picchiarti, stuprarti, farti qualsiasi cosa, loro tutti prudentemente con lo sguardo vago guardando altrove: quale grande viltà!

Ecco, io ho vissuto anche in un paese (anzi in due), oltre che all’estero, e questo, vi assicuro, non avveniva da nessuna parte!

Ancora un argomento che mi è venuto in mente cercando immagini per illustrare il degrado di Roma: i rifiuti. Non voglio andare ad analizzare chi davvero fa la raccolta differenziata e chi no (io la faccio, e plastica e alluminio li getto non solo nella differenziata, ma anche dopo avere ben lavato e pulito il tutto, e faccio puntate periodiche alle oasi ecologiche per gettare batterie, lampadine, medicinali, cartucce di stampanti, etc…), non entro i merito delle grosse inadempienze del Comune nella raccolta (e, ahimé, temo anche nel trattamento) dei rifiuti, ma quando scendo giù al portone e vedo i materassi abbandonati accanto ai cassonetti, mi sale il sangue alla testa, e se avessi per le mani l’autore del gesto non vi dico che gli farei: ma dico, l’AMA fa la raccolta gratuita dei rifiuti ingombranti, basta fare una telefonata! E neanche quella volete fare? Oltretutto si ha pure diritto un tot di volte l’anno (forse una sola…) al ritiro gratuito persino al piano, quindi quella gentaglia potrebbe essere più civile faticando pure meno!

Mi fermo qua va, che mi si sta facendo il sangue guasto…

Lettera aperta al sindaco di Roma

LETTERA APERTA AL SINDACO DI ROMA
di Deborah Fait, Israele

Gentile Signor Sindaco,

Ho letto che oggi il suo vice, Luigi Nieri, ha ricevuto, suppongo in Campidoglio, Fadwa Barghouti, moglie del terrorista Marwan Barghouti che sconta cinque ergastoli nelle carceri israeliane. Non capisco bene il motivo per cui la seconda piu’ alta carica della Capitale d’Italia abbia deciso di ricevere la signora in questione.

Non credo che la moglie di Salvatore Riina sia mai stata invitata in Campidoglio sebbene il marito sia anche piu’ importante di Barghouti avendo da scontare ben 16 ergastoli.

Le scrivo, Signor Sindaco, perche’ vorrei capire le motivazioni che vi hanno portato a compiere un’azione cosi’ meschina, disumana e irrispettosa nei confronti delle tante vittime del terrorismo palestinese di cui Barghouti e’ stato capoccia di rilievo, quale braccio destro di Arafat, sin dai tempi della prima intifada.

So che la signora Fadwa gira il mondo per chiedere la liberazione del marito e degli altri terroristi palestinesi ed e’ un suo diritto farlo, sarebbe un diritto anche della signora Riina ma forse quest’ultima non ha i soldi di cui abbondano i terroristi palestinesi mantenuti dalle nostre tasse e dai fondi di Banche e Organizzazioni che dovrebbero servire a migliorare la vita dell’uomo della strada palestinese e che invece vengono usati per il terrorismo e per far vivere nel lusso piu’ sfrenato le mogli degli assassini palestinesi.

E’ un diritto della signora Barghouti, dicevo, ma non e’ un dovere vostro, quali rappresentanti della citta’ di Roma, Capitale d’Italia, ricevere la moglie di un pluriassassino.

Marwan Barghouti, Signor Sindaco Marino, e’ stato il capo dei Tanzim, una banda armata, affiliata a Al Fatah, che si e’ macchiata dei piu’ efferati delitti contro civili israeliani, uomini, donne e bambini. Erano Tanzim, al comado di Barghouti, quei figuri che, nel 2001, misero al muro due ragazzi israeliani colpevoli di essere andati a mangiare humus a Tulkarem, gli spararono in testa. Spararono in testa anche a una bambina seduta in una gelateria con la nonna. Hanno commesso crimini tremendi che Marwan Barghouti organizzava e ordinava .

Esiste un motivo, un solo motivo, Signor Sindaco, che vi consenta di ricevere oggi la consorte dell’assassino Barghouti?

Esiste un solo motivo che consenta a Lei e al suo vice di offendere gli Italiani, i cittadini di Roma e la stessa citta’ di Roma?

Signor Sindaco Marino, trovo vergognoso e immorale che in Campidoglio si riceva una donna il cui unico ruolo e’ di essere moglie di un assassino che privò della vita decina di persone innocenti, tutte civili, non soldati.

Credo che lei debba chiedere scusa alle vittime di Barghouti, a Israele, ai romani e agli italiani tutti per aver fatto, oggi, di Roma la Capitale della Vergogna.

Deborah Fait, Israele

Fonte: Informazione Corretta