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L’addio di Totti

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A un certo punto della vita si diventa grandi, così mi hanno detto e così il tempo ha deciso. Maledetto tempo. Oggi questo tempo è venuto a bussare sulla mia spalla dicendomi: dobbiamo crescere, da domani sarai grande, levati pantaloncini e scarpini, perché tu da oggi sei un uomo e non potrai più sentire l’odore dell’erba così da vicino. […]
Ora è finita veramente. Mi levo la maglia per l’ultima volta. La piego per bene anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai. Spegnere la luce non è facile. Adesso ho paura. E non è la stessa che si prova di fronte alla porta quando devi segnare un calcio di rigore. Questa volta non posso vedere attraverso i buchi della rete cosa ci sarà dopo. Concedetemi un po’ di paura. Questa volta sono io che ho bisogno di voi e del vostro calore. Nascere romani e romanisti è un privilegio, fare il capitano di questa squadra è stato un onore. Siete e sarete sempre la mia vita: smetterò di emozionarvi con i piedi ma il mio cuore sarà sempre lì con voi. Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio che mi ha accolto che ero un bambino e che lascio adesso, che sono un uomo. Sono orgoglioso e felice di avervi dato ventotto anni di amore.

Francesco Totti

Io non seguo il calcio, non sono tifosa di nessuna squadra, ma Totti era Totti, Totti era semplicemente nostro. Non so cosa sia un cucchiaio, ma l’ho sentito nominare mille volte. Lui ha fatto parte della nostra vita a prescindere dal calcio, per la sua ironia, la sua semplicità, la sua vita pulita, i suoi principi puliti, la sua immediatezza, il suo essere sempre pronto a metterci la faccia per ogni tipo di beneficenza, la sua generosità, la sua affettuosità, i suoi principi di famiglia. Il suo essere, per l’appunto, nostro.

Commenti acidi, di chi non capisce un tubo. Chi dice acidamente “Mica è morto!”, e chi aggiunge “Con tutti i soldi che ha!”.

Avere o essere? Totti è un calciatore, e non giocherà più, che c’entrano i soldi. L’addio alla vita che viveva, e che lo appassionava, è un passaggio non da poco, perché lui E’ un giocatore, e non giocherà più, non in un contesto ufficiale almeno.

Ho visto tante lacrime alla sua partita d’addio tanti cartelli commoventi, e al diavolo la pochezza di chi non capisce.

Totti è stato il nostro sogno pulito, e con la sua semplicità è stato il nostro vicino di casa, il nostro Pupone.

Ma la gente che critica, lo sa che cosa significa avere una passione, essere una passione, e poi arrivare al punto in cui bisogna rinventarsi, perché la passione rimane, ma la vita va avanti, e tu devi adeguarti, devi cambiare per lei, anche se dentro non sei cambiato, e sei sempre tu.

Sono sicura che ce la farà, le persone vere ce la fanno sempre a rinventarsi.

Gli auguro tanta tanta felicità, e di ritrovare una nuova strada, che si affianchi alla prima e la completi.

E al diavolo i poveri di spirito, i grandi rosicono così piccoli da essersi persi l’occasione di questa grande grande emozione.

Di sindaca di Roma

virginia-raggi-sindaco

Che non ho votato Virginia Raggi credo si sappia. Non che mi piacesse nessuno dei candidati, non ero convinta di nessuno al primo turno, sul secondo neanche mi pronuncio, ma insomma, non l’ho votata.

Non l’ho votata anche se ovviamente lei non la conoscevo, l’elemento che non mi andava era il M5S, la figura incombente di Grillo, che un tempo mi piacque pure, sembrava acuto, analitico, onesto e ambientalmente motivato, ma che poi si è rivelato uno con qualche morto sulla coscienza per delirio d’onnipotenza (“io posso passare dove ai comuni mortali è proibito”), e delirio d’onnipotenza ha continuato secondo me a manifestare nella gestione del movimento (per non parlare delle sue esternazioni riguardo a fatti di politica estera).

Insomma, una timida e impacciata Virginia Raggi pedina di Grillo non mi piaceva.

Ma ora c’è.

Pochi giorni della sua amministrazione e Roma è pulita. Prima della sua elezione e nei giorni successivi i cassonetti traboccavano, l’AMA non passava, la città era allo sbando e io temevo il fenomeno che abbiamo tristemente conosciuto tempo addietro come “la monnezza di Napoli”.

Ora Roma è pulita, pulita infinitamente più di prima, più di tutti gli anni prima. Da anni, sotto tutte le amministrazioni, ho visto questa città sporca, questi cassonetti trascurati e traboccanti, mentre vedevo le città del nord linde e pinte e mi venivano i complessi d’inferiorità.

Roma ora è pulita e non mi sembra vero, la giro da nord a sud ed è un piacere, si respira un’aria diversa e, diciamocelo, io non ho preconcetti di nessun genere e non rappresenta per me nessun problema segnare un punto per la Raggi.

Oggi la vedo attaccata su tutti i fronti, interni ed esterni: abbiamo mangiato letame per anni, ma dalla Raggi dopo pochissimo tempo si pretendono miracoli, la si accusa di non avere la bacchetta magica, da lei pretendono di tutto di più.

Grillo la ripudia, la definisce pazza ma, perdonatemi, per me questo disconoscimento è un altro punto a favore della Raggi: due a zero per lei.

Ritengo autolesionisti quei romani che gufano, che stanno lì ad aspettare che Roma affondi, dimenticando che sulla barca ci sono anche loro.

Io, ripeto, non l’ho votata, ma ora che c’è ne riconosco il ruolo e, se possibile, collaboro.

Per amore della mia città e per amore della mia vita, che vorrei si svolgesse in una città più a misura d’uomo, spero che la Raggi sia la persona giusta al posto giusto, che abbia le spalle grosse e sappia affrontare questa situazione.

Gli attacchi che riceve quotidianamente, su tutti i fronti, mi fanno pensare che stia pestando i piedi a qualcuno che a interesse a che le cose rimangano come prima, che sia un personaggio scomodo: terzo punto per lei. Il rifiuto della candidatura alle Olimpiadi, che mi trova perfettamente d’accordo (il buon padre di famiglia prima compra alla figlia le scarpe, il cappottino i libri e lo zainetto per la scuola, poi si pensa al fiocchetto in testa, la festa figa e tutto il resto) chissà che magnamagna ha impedito, e immagino la rabbia dei palazzinari.

E con questo, se permettete, i punti sono quattro.

Ripeto, non sono stata una sua sostenitrice e oggi sono semplicemente in fase osservazione, ma con onestà intellettuale e non avrò problemi a riconoscerne i meriti, sperando che ne avrà, visto che il sindaco è lei, e Roma al momento è in mano sua: con la maggioranza che ha avuto, se non ci riesce lei, conviene davvero preparare la valigia e migrare altrove.

Relativamente alla guerra che le stanno facedo vedi pure qui:

Quando il vecchio potere trema scatta la macchina del fango. Tutti i media uniti contro la Raggi

Roma bella m’appari

Piazza Venezia tramonto

Per giustizia, parliamo anche dei pregi di questa mia bella e sofferente città.

Un mio amico, per la prima volta in visita a Roma, disse che la cosa che gli faceva più impressione è che a Roma è tutto grande. Per noi la grandezza, e soprattutto l’arte, sono la normalità tant’è vero che, passeggiando, ogni tanto m’indicava qualche chiesa magnifica, qualche altra opera grandiosa, mi chiedeva cosa fosse e io alzando gli occhi, guardandola prababilmente per la prima volta, rispondevo quasi regolarmente con un’alzata di spalle: “Boh! Io non avevo neanche mai fatto caso che ci fosse!”.

Roma è tanta. Vado a visitare un altro luogo qualsiasi, città o paese che sia, e mi ci trovo bene, respiro meglio, cammino meglio, comunico meglio, e poi? E poi la stessa cosa, e al terzo giorno ti sei stancata. E poi scopri che il figlietto della tale va alle elementari in una città vicina, perché lì le elementari non ci sono, la talaltra ha dovuto interrompere gli studi perché la scuola superiore era troppo lontana… e tu pensi a quante ne hai sotto casa (io personalmente ho tre o quattro licei classici a tiro di schioppo, di cui due raggiungibili a piedi), licei linguistici, sociopedagogici, istituti tecnici (pure questi tutti raggiungibili a piedi). Nidi? L’imbarazzo della scelta, tra pubblici e privati, idem per tutte le altre scuole di ogni ordine e grado.

La piazzola verde? Qui abbiamo le ville, tante, pubbliche. Ospedali? Quanti ne volete, enormi, per non parlare di cliniche private, case di cura, di riposo, per lungodegenti… certo, tutto quello che in convenzione non è facilmente fruibile, ma insomma…

Vogliamo parlare poi di teatri? Decine. Cinema? Centinaia! Discoteche? A ogni angolo. Mostre? Tutte quelle che volete. Possibilità di fare corsi di qualsiasi tipo, dallo yoga alla ceramica, dal teatro alla zumba, alla lingua cinese (o qualsiasi altra), alla cucina? Una marea, spesso anche finanziati dalla Regione o Provincia.

Università? A occhio e croce ce ne sono almeno tre pubbliche (più tutti i vari poli sparsi, che le rendono decine) più un tot private.

Va beh, insomma, chi si deve trasferire, si dia una regolata anche su questo: Roma è la città del “Pètite et dàbitur vobis!”

PS: quasi dimenticavo: abbiamo anche supermercati aperti giorno e notte, e anche quelli, almeno dalle mie parti, rigorosamente a un tiro di schioppo!

Roma e i Romani (volevo dire, i romani…)

Jep-Gambardella-a-spasso-tra-rifiuti-e-degrado

Mi sento un po’ infame a dare la sòla al povero Aquila cercando di convincerlo a trasferirsi a Roma.

In realtà, per carità, tutti dicono che Roma è bella, e per essere bella è bella, ma è davvero caotica e alienante. Che poi, se i romani fossero diversi, il gioco varrebbe pure la candela, ma purtroppo così non è.

Purtroppo i romani (e per romani intendo gli abitanti di Roma, di qualunque provenienza, non esclusivamente i purosangue della mia schiatta  😉 ), sono in troppi casi una manica d’insopportabili incivili.

In parte li giustifico, per carità, Roma non è facile da vivere, le distanze enormi, il traffico ingestibile, capisco che tutto possa diventare stancante, estenuante, snervante, alienante, ma…  c’è modo e modo per reagire!

A Roma ti capita che ti suonano se ti fermi col rosso, ti tamponano se ti fermi col giallo, bloccano le strade parcheggiando le macchine in seconda e terza fila (anche in curva!!!), a volte semplicemente per andarsi a prendere un cappuccino, e tutto il mondo si deve fermare mentre loro fanno degustazione: da impiccarli per i pollici!

Ora, per spezzare una lancia in favore di noi poveri romani, bisogna dire che il trasporto pubblico a Roma è drammaticamente inadeguato e spostarsi in auto è una necessità; quando si arriva al lavoro poi da qualche parte la macchina bisogna pure metterla e allora, come si è soliti dire qui, si “ribattezza parcheggio” qualsiasi spazio possibile. Ho detto POSSIBILE, e la terza fila in curva non è da ritenersi tale (uno spazietto invece tra due cassonetti sì): insomma “ribattezzare parcheggio” significa adibire a parcheggio, in caso di disperazione e impellente necessità, uno spazio che a rigore parcheggio non sarebbe, ma in cui l’automobile comunque non reca disturbo a nessuno: va da sé che la terza fila che riduce l’ampiezza della strada e provoca allucinanti rallentamenti del traffico (procurando ritardi a centinaia di persone) non rientra tra gli spazi utili, e il prendere il cappuccino al bar non rientra tra le impellenti necessità. Quando poi vedi che dieci metri più in là ci sarebbe tutto lo spazio necessario, veramente ti verrebbe voglia di condanare l’incivile ed egoista parcheggiatore alla fucilazione perpetua.

Circolano a Roma automobilisti che, se metti la freccia per spostarti nella corsia a sinistra, invece di agevolare la manovra cominciano a correre come forsennati per impedirti di passare prima di loro, e lo fanno pure gesticolando forsennatamente, quasi potessero fermarti con i gesti (ma intanto ci provano, non si sa mai).

Passiamo a quelli invece che si spostano sui mezzi pubblici, di cui sono grande esperta. E’ vero, riuscire a salire sull’autobus è un’azione di guerriglia urbana, se devi andare al lavoro e hai degli orari da rispettare non c’è altra strada che la lotta senza risparmio di colpi (anche bassi), ma se tu poi i colpi li continui a dare anche sull’autobus, magari spintonando la vecchietta o la donna incinta per accapararti un posto a sedere, la questione è diversa, quella è solo intollerabile maleducazione e deprecabile inciviltà!

Da sottolineare che quelli che spintonano senza pietà anche donne e persone anziane sono spesso uomini, il che mi riempie il cuore di amarezza, oltre a farmi rassegnare alla mia posizione di “single forever“.  😥

Ma il motivo per cui mi infurio con i romani, soprattutto sugli autobus (ma non è che a piedi o in auto siano diversi…), è la loro attitudine a girarsi dall’altra parte quando un malintenzionato prende di petto qualcuno: potrebbero picchiarti, stuprarti, farti qualsiasi cosa, loro tutti prudentemente con lo sguardo vago guardando altrove: quale grande viltà!

Ecco, io ho vissuto anche in un paese (anzi in due), oltre che all’estero, e questo, vi assicuro, non avveniva da nessuna parte!

Ancora un argomento che mi è venuto in mente cercando immagini per illustrare il degrado di Roma: i rifiuti. Non voglio andare ad analizzare chi davvero fa la raccolta differenziata e chi no (io la faccio, e plastica e alluminio li getto non solo nella differenziata, ma anche dopo avere ben lavato e pulito il tutto, e faccio puntate periodiche alle oasi ecologiche per gettare batterie, lampadine, medicinali, cartucce di stampanti, etc…), non entro i merito delle grosse inadempienze del Comune nella raccolta (e, ahimé, temo anche nel trattamento) dei rifiuti, ma quando scendo giù al portone e vedo i materassi abbandonati accanto ai cassonetti, mi sale il sangue alla testa, e se avessi per le mani l’autore del gesto non vi dico che gli farei: ma dico, l’AMA fa la raccolta gratuita dei rifiuti ingombranti, basta fare una telefonata! E neanche quella volete fare? Oltretutto si ha pure diritto un tot di volte l’anno (forse una sola…) al ritiro gratuito persino al piano, quindi quella gentaglia potrebbe essere più civile faticando pure meno!

Mi fermo qua va, che mi si sta facendo il sangue guasto…

Lettera aperta al sindaco di Roma

LETTERA APERTA AL SINDACO DI ROMA
di Deborah Fait, Israele

Gentile Signor Sindaco,

Ho letto che oggi il suo vice, Luigi Nieri, ha ricevuto, suppongo in Campidoglio, Fadwa Barghouti, moglie del terrorista Marwan Barghouti che sconta cinque ergastoli nelle carceri israeliane. Non capisco bene il motivo per cui la seconda piu’ alta carica della Capitale d’Italia abbia deciso di ricevere la signora in questione.

Non credo che la moglie di Salvatore Riina sia mai stata invitata in Campidoglio sebbene il marito sia anche piu’ importante di Barghouti avendo da scontare ben 16 ergastoli.

Le scrivo, Signor Sindaco, perche’ vorrei capire le motivazioni che vi hanno portato a compiere un’azione cosi’ meschina, disumana e irrispettosa nei confronti delle tante vittime del terrorismo palestinese di cui Barghouti e’ stato capoccia di rilievo, quale braccio destro di Arafat, sin dai tempi della prima intifada.

So che la signora Fadwa gira il mondo per chiedere la liberazione del marito e degli altri terroristi palestinesi ed e’ un suo diritto farlo, sarebbe un diritto anche della signora Riina ma forse quest’ultima non ha i soldi di cui abbondano i terroristi palestinesi mantenuti dalle nostre tasse e dai fondi di Banche e Organizzazioni che dovrebbero servire a migliorare la vita dell’uomo della strada palestinese e che invece vengono usati per il terrorismo e per far vivere nel lusso piu’ sfrenato le mogli degli assassini palestinesi.

E’ un diritto della signora Barghouti, dicevo, ma non e’ un dovere vostro, quali rappresentanti della citta’ di Roma, Capitale d’Italia, ricevere la moglie di un pluriassassino.

Marwan Barghouti, Signor Sindaco Marino, e’ stato il capo dei Tanzim, una banda armata, affiliata a Al Fatah, che si e’ macchiata dei piu’ efferati delitti contro civili israeliani, uomini, donne e bambini. Erano Tanzim, al comado di Barghouti, quei figuri che, nel 2001, misero al muro due ragazzi israeliani colpevoli di essere andati a mangiare humus a Tulkarem, gli spararono in testa. Spararono in testa anche a una bambina seduta in una gelateria con la nonna. Hanno commesso crimini tremendi che Marwan Barghouti organizzava e ordinava .

Esiste un motivo, un solo motivo, Signor Sindaco, che vi consenta di ricevere oggi la consorte dell’assassino Barghouti?

Esiste un solo motivo che consenta a Lei e al suo vice di offendere gli Italiani, i cittadini di Roma e la stessa citta’ di Roma?

Signor Sindaco Marino, trovo vergognoso e immorale che in Campidoglio si riceva una donna il cui unico ruolo e’ di essere moglie di un assassino che privò della vita decina di persone innocenti, tutte civili, non soldati.

Credo che lei debba chiedere scusa alle vittime di Barghouti, a Israele, ai romani e agli italiani tutti per aver fatto, oggi, di Roma la Capitale della Vergogna.

Deborah Fait, Israele

Fonte: Informazione Corretta

Metro B1, primo giorno

Bene, voi lo sapete che sono una donna metropolitana, e così oggi la vostra inviata non poteva mancare sul nuovo tratto della metro B1, Conca d’Oro-Bologna-Laurentina, in funzione da oggi.

Giungo lì in autobus, e dall’autobus vedo tutti bandoni, l’area è coperta come da lavori in corso e quindi, penso, questa stazione non è ancora attiva: ma de che? Appena superata la fermata in autobus vedo che sull’altro lato è attiva e funzionante, ma io oramai mi sto allontanando…

Scendo e torno indietro a piedi, c’è un ingresso che sembra abbandonato: chiedo a un passante, nessuno sa niente, decido di non fare esperimenti e vado dove vedo un po’ di gente e persino un banchetto dell’Atac che distribuisce le piantine con l’indicazione del nuovo assetto autobus metro e dà qualche informazione.

La stazione è bellissima, se non altro è grande e nuova, sembra di stare in una capitale europea (come dite? Che ci stiamo? No, guardate, vi sbagliate 👿 ).

Ovunque c’è personale che dà indicazioni, e giungo al binario dove c’è una bella metro nuova in attesa. Corro (come al solito) per salire prima che parta, mi siedo e… aspetto, aspetto, aspetto…

I passeggeri sono impazienti, mi dicono che quando sono entrata io erano già almeno cinque minuti che era ferma.

Finalmente parte e, devo dire la verità, mi piace. Nuova, pulita, vuota (siamo tutti seduti), procede veloce, ferma in stazioni grandi, immacolate, illuminate. Per un attimo riesco a dimenticare di essere a Roma, ma poi non posso fare a meno di chiedere: “Quanto durerà”?

Mi ritorna in mente una scena sull’autobus di qualche giorno fa: una barbona, evidentemente con qualche disturbo psichico, sporchissima, siede in autobus, e intorno a lei il vuoto. Miasmi che non vi dico, cerchiamo di avvisare il conducente, ma alcuni passeggeri ci fanno presente che quella persona è salita al capolinea, l’autista l’ha vista, poi è stato ulteriormente avvisato e sollecitato a farla scendere, ma ha sostenuto di non poter intervenire: non può intervenire? Se noi non abbiamo timbrato il biglietto, o firmato la tessera ci fanno un… ehm, una multa salatissima, e non vogliono sentire ragioni, e poi zingari e barboni possono viaggiare in quel modo (è capitato pure di vedere una zingara che ne spidocchiava un’altra, entrambe comodamente sedute sull’autobus, e ho detto tutto).

Guardavo le belle stazioni nuove con tristezza, guardavo la bella metro e mi chiedevo: perché permetteranno che venga distrutta? E in quanto poco tempo avverrà?

Lungo la strada prendo il quotidiano “Metro”, e vado subito a leggere l’articolo sull’inaugurazione della B1. Un articoletto recita testualmente: “…si evince che gli utenti della B1 dovranno aspettare i convogli da un minimo di 15 minuti (ora di punta invernale) a un massimo di 34 (ora di morbida estiva)”: alla faccia della metropolitana!  😯