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Di treni, di aerei, e della vita nonostante tutto

Leggendo l’ultimo post di Aquila, “I treni“, e considerando gli ultimi miei, riflettevo sul fatto che stiamo passando un periodo simile, quello dei rimpianti, una sorta di bilancio di mezza età, di quelli che intervengono quando qualcosa cambia, o senti che cambia, e percepisci che quello che non hai fatto prima oramai non lo puoi più fare.

Mi sono sentita di rispondergli con una frase che mi ripeto spesso per scuotermi e darmi coraggio, che forse perdiamo tanti treni, ma alla fine magari prendiamo un aereo che ci fa recuperare il tempo perso.

Ci credo, ci devo credere, perché l’unica cosa che la vita ci insegna davvero è che la vita va avanti, a volte persino cinicamente, nonostante tutto.

E a volte è bella nonostante tutto.

E a volte di fa provare sprazzi di felicità, nonostante tutto.

E ci sorprende.

E ci ricarica.

Ci scuote.

Ci rimette in pista.

O su un binario.

O sulle onde marine.

O su una scia celeste.

Nonostante tutto.

O quasi tutto.

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Don’t overthink: I’m trying!

Ed eccomi qua, prossima ai 40 giorni di immobilità, ma oserei dire anche guarita e prossima alla libertà.

L’ozio non fa per me, ed è difficile quando si è in queste condizioni non pensare, pensare, pensare… ma a che cosa? Ma alle solite cose ovviamente! La casa ingestibile, la crisi economica che ha colpito l’italia e che sta cadendo anche addosso a me come una tegola che ti arriva dritta in verticale, e le questioni di salute, mie e di mia figlia, e gli amici che ci sono, inossidabili, e quelli che se ne sono andati, indimenticabili, e cosa fare della mia vita, tra le due parti che lottano, quella abulica e quella che vuole assolutamente vivere, e urla e lotta per venire fuori e prendere in mano la sua – mia – vita e la sua – mia – libertà.

Avete presente la storia dei due lupi, quello brutto e cattivo e quello bello e buono? Alla domanda “Chi vince?” il narratore risponde “Quello cui dai da mangiare”.

E come fare allora ad alimentare solo la parte viva di me, quella combattiva, quella che si spezza ma non si piega, e non quella che si è già spezzata? Come togliere la briglia a tutta quell’energia, tutta quella voglia di vivere, come cercare quella dimensione in cui il senso del dovere sia uno stile di vita e non una prigione?

Lotto, e intanto un amico, uno dei fari della mia vita, lotta contro un mostro di male e di nuovo dentro di me è tutto scombussolato, mentre dappertutto, come in una benefica congiura, leggo messaggi di speranza, della forza e capacità di rinascere quando meno uno se l’aspetta, e voglio mordere la vita, voglio vivere, perché chiunque io sia, comunque io sia, qualunque cosa sia stata e qualunque cosa sarà, la vita è adesso, ora e qui, e l’unico momento in cui possiamo essere vivi non è altro che questo e noi no, non ci arrenderemo, noi no, io no.

 

 

Mio figlio

Cervi

Stavo postando l’ennesima geremiade su Attila (che posterò per carità, nessuna intenzione di risparmiarvi!), quando m’imbatto su fb in questo post di quello che io ho sempre chiamato mio figlio (è figlio del mio ex, siamo vissuti anni sotto lo stesso tetto).

Una grande testimonianza di vita e di ottimismo, che voglio condividere con voi:

Due anni fa mi trovavo a lottare per rimanere in vita.
Mi ricordo di svegliarmi nella stanza di terapia intensiva da solo e con un profondo dolore in tutto il corpo e una terribile confusione in testa. Ricordo di aver guardato in giro non riconoscendo quel posto, guardando fuori dalla finestra e vedendo un paesaggio che non avevo mai visto prima. Ho concluso che dovevo stare sognando. Davvero un brutto sogno e avevo bisogno di svegliarmi. Mi ci è voluto circa un minuto per capire che quello che stavo vedendo era reale. Ho cercato di alzarmi e la mia gamba sinistra era completamente paralizzata, nemmeno un dito del piede riuscivo a muovere. Nella mia mente ero andato dalla forma migliore della mia vita alla peggiore nell’arco di una notte e sono scoppiato in lacrime pensando che avrei passato il resto della mia vita sulle stampelle.

Non avevo idea che il peggio ancora doveva venire … ..
In pochi mesi le cose precipitarono nel peggior modo possibile e mi sono trovato senza salute, senza forze, senza lavoro, senza soldi, e nessuno vicino al mio fianco (ho avuto un sacco di manifestazioni di amore da molti amici e parenti). La persona di cui mi fidavo di più decise di lasciarmi portandosi via tutto quello che avevo.

Ma non mi sono arreso. Non l’ho mai fatto, anche se a volte è stato estremamente difficile.
Ho lavorato duro per riprendermi la mia salute e la mia felicità e quello che sembrava essere una tragedia, si è rivelato essere la cosa migliore che sia capitata nella mia vita.

Sono andato parecchio lontano da allora. E’ semplicemente incredibile rendersi conto di quante cose siano successe in soli due anni … ..Ho recuperato la mia salute e la mia forza, ho finalmente ricevuto la mia carta verde, ho ottenuto un buon lavoro, che poi ho perso, ne ho trovato un altro favoloso poco dopo, mi sono trasferito in uno Stato diverso e ho vissuto nel posto piu’ meraviglioso e tranquillo che abbia mai visto. A 3000 metri di quota sono circondato da animali selvatici, boschi e ruscelli d’acqua limpida. Ma la cosa più importante di tutte è che ho trovato la donna migliore che avrei potuto mai immaginare e mi sento come se fosse valsa la pena di passare attraverso tutto solo per questo.
Oggi sono più felice che mai, più forte che mai.

Per celebrare il secondo anniversario della mia (quasi) morte mi ha portato al Rocky Mountain National Park, dove abbiamo avuto alcuni incontri ravvicinati con enormi cervi, marmotte e pikas e poi a cena nel posto migliore del paese.

Finalmente ieri sono pure andato ad arrampicare e ho scalato una delle migliori vie di Lumpy Ridge: Fat Crack City (5.10c).
La vita è fantastica!

E’ sempre stato un ragazzo fantastico, anche lui, in fondo, “còre de mamma!”