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Don’t overthink: I’m trying!

Ed eccomi qua, prossima ai 40 giorni di immobilità, ma oserei dire anche guarita e prossima alla libertà.

L’ozio non fa per me, ed è difficile quando si è in queste condizioni non pensare, pensare, pensare… ma a che cosa? Ma alle solite cose ovviamente! La casa ingestibile, la crisi economica che ha colpito l’italia e che sta cadendo anche addosso a me come una tegola che ti arriva dritta in verticale, e le questioni di salute, mie e di mia figlia, e gli amici che ci sono, inossidabili, e quelli che se ne sono andati, indimenticabili, e cosa fare della mia vita, tra le due parti che lottano, quella abulica e quella che vuole assolutamente vivere, e urla e lotta per venire fuori e prendere in mano la sua – mia – vita e la sua – mia – libertà.

Avete presente la storia dei due lupi, quello brutto e cattivo e quello bello e buono? Alla domanda “Chi vince?” il narratore risponde “Quello cui dai da mangiare”.

E come fare allora ad alimentare solo la parte viva di me, quella combattiva, quella che si spezza ma non si piega, e non quella che si è già spezzata? Come togliere la briglia a tutta quell’energia, tutta quella voglia di vivere, come cercare quella dimensione in cui il senso del dovere sia uno stile di vita e non una prigione?

Lotto, e intanto un amico, uno dei fari della mia vita, lotta contro un mostro di male e di nuovo dentro di me è tutto scombussolato, mentre dappertutto, come in una benefica congiura, leggo messaggi di speranza, della forza e capacità di rinascere quando meno uno se l’aspetta, e voglio mordere la vita, voglio vivere, perché chiunque io sia, comunque io sia, qualunque cosa sia stata e qualunque cosa sarà, la vita è adesso, ora e qui, e l’unico momento in cui possiamo essere vivi non è altro che questo e noi no, non ci arrenderemo, noi no, io no.

 

 

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E m’accompagno da me

***

Chi mi segue da tempo sa che ci sono stati nella mia vita momenti – diciamo piuttosto periodi – duri, e alcuni mi hanno davvero segnato. “Datemi un punto d’appoggio e vi solleverò il mondo”: forse questo punto d’appoggio m’è mancato sempre, per questo certe volte crollo, la mancanza di terra sotto i piedi è uno degli stati d’animo con cui ho più dimestichezza.

Scoramento, mancanza di motivazione e di forze, la sensazione di essere risucchiata in un vortice e l’appello alle ultime forze per evitare questo risucchio.

Un urlo strozzato nel cuore, e spesso ricorro alla musica: in passato, sdraiata in penombra sul divano, solo musica classica mentre ora, con l’avvento della nuova tecnologia di youtube, cerco anche musiche sedicenti armonizzanti, sedicenti energizzanti, sedicenti zen, sedicenti liberatrici dei chakra. Poi, se il meteo m’assiste, cerco di stare al sole, di camminare, di fare.

Il mio ex marito diceva che non si può curare un tumore con un’aspirina, ma io continuo a prendere aspirine (metaforicamente parlando), cerco di non indulgere in pensieri tristi, di alzare la testa – nonostante il suo peso – e andare avanti.

E m’accompagno da me.

Varie

Ero rimasta indietro di circa 800 notifiche, più circa 500 in un’altra casella (a proposito, se scrivete qualcosa in cui mi coinvolgete, fatemi un fischio, o potrei accorgermene tra tre mesi! 😯 ).

Oggi non ho fatto altro che aprire e leggere e-mail, aprire e leggere post, ho fatto una scorpacciata delle vostre vite e dei vostri pensieri.

Non mi ha fatto bene.

Non so dirvi perché, forse perché siamo così tutti uguali che uno non pensa più neanche di avere sbagliato, e che poteva andare diversamente: no, pensi che è così, che la vita è così, per tutti, belli e brutti, ricchi e poveri, di destra e di sinistra.

Insomma, uguale entro certi limiti, diciamo a parità di contesto, dove il contesto potrebbe essere semplicemente l’epoca storica e la nazione.

Oggi mi sono messa davvero in tiro, mi serviva. Ma ho un pugnale nel petto, che non si vede ma che fa male.

“Com’è bella!” mi ha detto il barista porgendomi il cappuccino. E allora gli ho spiegato che è solo un modo per reagire, perché se è vero che la psiche influisce sul fisico, è vero pure che l’aspetto può influire sulla psiche: in soldoni, guardarsi allo specchio e vedersi meglio aiuta.

E io m’aiuto.

Tra Dio e il diavolo mi ha afferrato la mano Dio

Dio e il Diavolo - disegno di Sara Forlenza

Ok, sentiamo al telegiornale notizie drammatiche, la gente si scanna per un’inezia, la vita umana non vale più niente, e noi neanche ci indignamo più. Sì, sconvolgente l’assuefazione al male, ma davvero indignarsi cambierebbe la situazione? L’indifferenza è un grande male, ma la paura e l’assuefazione sono costumi piuttosto umani, c’è poco da fare.

O meglio, c’è molto da fare, qualcosa di più che indignarsi e non dimenticare: che poi, a che servirebbe fare harakiri pensando 24 ore al giorno a tutto il male del mondo, contro il quale siamo comunque impotenti?).

Quando il Male si fa avanti, solo una è l’azione possibile a contrastarlo: a un grande Male bisogna opporre un grande Bene. Dobbiamo agire diversamente, e insegnare a fare altrettanto a chi possiamo insegnarlo, e trainare con l’esempio che essere diversi si può.

Pare che Mario Sepulveda, uno dei minatori rimasto intrappolato per oltre due mesi nelle viscere di una montagna cilena, una volta risalito in superficie abbia detto proprio queste parole:

“Tra Dio e il diavolo mi ha afferrato la mano Dio”.

E allora, viene da sé che solo una cosa possiamo fare per contrastare il degrado morale di cui siamo testimoni: diventare mano di Dio. Se non ci svegliamo, se non ci rimbocchiamo le maniche e agiamo, possiamo pure fare a meno di indignarci seduti nel salotto di casa nostra.

E’ vero naturalmente che il primo passo per combattere il male è riconoscerlo, e quindi non cadere nell’assuefazione e nell’indifferenza, ma il sentirsi male davanti a ciò che succede, se rimane un atto fine a se stesso, temo che non serva davvero a niente.

Quello che possiamo davvero fare, è moltiplicare le mani di Dio, è diventare nell’azione quello che in fondo siamo nati per essere.

Me&I

Anche le principesse nel loro piccolo s'incazzano

Carissimi amici, eccomi di ritorno.

Passati questi mesi in un luogo di villeggiatura in cui ho trascorso (e continuerò a trascorrere) gioiosamente le mie giornate, decisa ad essere superiore alle terrene passioni, serafica, eterea e quasi zen, mi mancava da morire quella parte di me istintuale, quella che le canta chiare, quella che non ha i guanti di seta pura e il cappellino con la veletta, ma indossa l’elmetto e i guantoni  da boxe.

Ebbene sì, signori miei, io la amo la mia parte sanguigna, mi piace la pace, ma non mi tiro indietro davanti al confronto e se vi sono chiamata vendo cara la pelle.

Trasferitami altrove, ogni tanto mi trovavo a dire “Eh, Diemme sì che questa persona l’avrebbe rimessa al suo posto”, “Eh, la Diemme gliele avrebbe cantate e suonate, e invece ‘sta serafica mozzarella della nuova me va avanti diritta, come se la questione non toccasse a lei”.

Sapete che c’è signori? Guardavo quest’immagine e mi dicevo: “Anche le principesse nel loro piccolo s’incazzano”, e allora eccomi, in questo blog dove Mr Hide, uscirà fuori dal compassato Jekill e non si farà passare la mosca al naso!

Un po’ di sana grinta, e che diamine! 😉