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L’inarrestabile piaga dei copincolla e degli screenshot

Ieri ho avuto una mezza discussione con un’irritante capra che mi spiegava come copincollare un testo non condivisibile. Le ho risposto più o meno (non vado a riprendere il botta e risposta altrimenti mi faccio il sangue amaro) che non è che non sapessi copincollare, è che era una mia scelta etica non farlo, perché se un contenuto è reso non condivisibile dall’autore un motivo ci sarà, e rispetto la volontà dell’autore. Insomma, se tu mi fai entrare in casa tua io non sono autorizzata a fotografarla e pubblicarne le foto!

Mi risponde, non ricordo se la stessa capra o un’altra, che era inevitabile dover copincollare, perché non era l’autore ad aver scelto di non rendere condivisibile il testo (falso!), ma Fb che non permetteva di condividere i post privati: ma va? Indovina un po’ perché si chiamano “privati”? Vediamo un po’ se riesce a capire il significato della parola “privato”?

Si picca un po’ di gente, che evidentemente si sente punta sul vivo, e dichiara di avere sempre chiesto il permesso. Qui interviene un altro fattore: se io condivido un tuo post l’hai scritto tu, se copincollo sembra che l’abbia scritto io. Se indico l’autore è una mia dichiarazione, in realtà quello potrebbe benissimo non aver scritto niente – parlo da un punto di vista meramente tecnico – e quel post essere comunque una mia iniziativa.

Saranno pure fisime, ma siccome riesco a sopravvivere pure senza condividere un post, non capisco perché dovrei venire meno alle mie convinzioni, certo non perché la casalinga di Voghera fa così, ha sempre fatto così e sostiene che sia giusto e si debba fare così.

A me è capitato – e non solo una volta – di vedere miei post di fb, da me condivisi solo con i miei contatti, riportati sulle loro bacheche con l’indicazione – giacché era loro intenzione essere corretti – del mio nome e che il post era stato ripreso dalla mia bacheca (altro consiglio datomi dalla caprina boriosa utonta con cui mi sono trovata a discutere).

Come si suol dire “So che le tue intenzioni erano buone”, non volevi copiarmi e togliermi la paternità di un mio scritto, ma solamente condividere un pensiero che avevi apprezzato attribuendo a Cesare quel che è di Cesare, ma benedett’uomo, se io decido che un post sia visibile solo ai miei contatti avrò le mie ragioni?

Purtroppo i copincolla e gli screenshot, che sono strumenti utilissimi se usati in maniera appropriata, diventano delle armi devastanti nei confronti della privacy altrui se usati scorrettamente o comunque scriteriatamente. Vedo screenshot di chat private distribuiti come caramelle, e sono veramente amareggiata per la totale mancanza di buon senso e di rispetto di troppa parte dell’umanità.

La gente (anzi, lagggente) commenta “Se non hai nulla da nascondere di che ti preoccupi?”. Allora, brutti imbecilli, esistono delle sfere che, seppure dai contenuti più che leciti, sono private (avete presente i segreti del talamo, quelli che oggi, ahimé non vanno più di moda?). Io a queste persone rispondo che è la cosa più normale del mondo che io vada al bagno, cionondimeno chiudo la porta e non accetto pubblico.

Ricordo quando fu diffuso l’audio del povero Carlo d’Inghilterra che diceva alla sua Camilla che avrebbe voluto essere il suo tampax: se permettete, tra due amanti, è un’affermazione che rientra assolutamente nella normalità, ma quale cattivo gusto diffondere quell’audio per mezzo mondo! Che se poi la gente non fosse morbosa, il revenge porn neanche esisterebbe, ma tant’è, esiste, e ci sono vittime che si suicidano: violare la privacy altrui non è uno scherzo!

Whatsapp, funzione spia

Whatsapp spia

Grazie al cielo, non ho whatsapp, e non ne sento minimamente il bisogno, nonostante lo scassamento d’anima di amici e conoscenti, follemente desiderosi di “uozzapparmi” e increduli del fatto che io non l’abbia.

Oggi leggo questa novità, whatsapp avrebbe una funzione spia, che indicherebbe quando qualcuno sta scrivendo a qualcun altro.

La cosa sarebbe già di per sé fastidiosa (io litigherei col mondo intero, al primo che mi chiedesse “Ma perché scrivi a Tizio?” o commentasse: “Ma certo che ci parli spesso con Caio!” verrebbe sbranato), ma quello che mi ha stupito di più sono stati i commenti, nel senso che molti, giustamente, gridavano alla violazione della privacy, mentre almeno altrettanti dicevano che se uno non ha niente da nascondere se ne dovrebbe infischiare: ma siamo impazziti?

Non parliamo di avere l’amante, che pare l’unica cosa la gente tema venga scoperta, ma di avere i propri rapporti monitorati e se permetti le mie relazioni con gli altri, per quanto innocenti, sono beneamati affari miei: sarò padrona o no di non far sapere al mondo con chi parlo e quante volte ci parlo?

Pensate però se io avessi avuto l’occasione di vedere, quando erano ciascuno separatamente amico mio e ufficialmente tra di loro semisconosciuti, i due piccioncini clandestini (mi riferisco a Xavier e Pelodicapra ovviamente) che si scambiavano messaggini quindici volte al giorno…  :mrgreen:

E voi che ne pensate? Come vi sentireste se, per esempio, ogni volta che alzate il telefono tutto il palazzo sapesse che state chiamando e soprattutto chi? Ve l’immaginate?

 

Non ho nome né volto: ti ricordi di me?

sagoma anonima

Ho fatto un giro su fb, alla ricerca di alcuni amici, e ho realizzato che oramai quasi tutti hanno avuto un attacco di privacy acuto e hanno cercato di cancellare ogni traccia della precedente sovraesposizione.

Questo, lo capirete, rende pressoché inutile l’esistenza di fb, almeno nel suo scopo principale di far ritrovare la gente che si era persa.

Prima, lo ammetto, era fin troppo facile andare ovunque e farsi un pacchetto di affari altrui, la gente scriveva pure se andava al gabinetto postando foto a corredo (vabbè, sto esagerando, ma capite il concetto), adesso invece è diventato impossibile capire se la persona che corrisponde a un dato nome e cognome sia o non sia quella che cerchiamo. Con le liste degli amici coperte, poi, è difficile verificare, sempre allo scopo di scoprire se si tratta del nostro uomo (o della nostra donna), se tra gli amici sono presenti familiari, amici comuni, una traccia qualsiasi.

Niente foto (ammesso che dopo venti o trent’anni uno si riconoscerebbe), niente indicazione neanche dell’anno di nascita, della città di residenza, niente di niente di niente.

Ora, se io cerco Maria Rossi (vabbè, facciamo Francesca Bianchi) e me ne escono fuori venti, con una sagoma anonima e nessuna altra indicazione, né di scuola, né di città, né di titolo di studio, professione, scuola frequentata, come mai potrò individuare se è la persona che sto cercando?

E allora, mi spiegate a che serve fb?

NB: ho notato che queste chiusure ermetiche sono state adottate anche da persone che in passato si erano davvero sovraesposte, mettendo pure recapiti personali, e penso proprio che in qualche brutta esperienza siano incappate: ma insomma, dalle stelle alle stalle?

Los inqatsatos (parte seconda)

Facciamo un passo indietro. Realizzata – l’anno scorso – l’esistenza di questa multa vado all’Ente Poste a protestare: quello che mi capita è il minimo sindacale, mi dicono che la distribuzione delle raccomandate dipende da un’altra sede.

Vado nell’altra sede, e chiedo di parlare col direttore. Mi si presenta una specie di massaia scoglionata che fa spallucce e mi fa: “E che devo fare? Sono proprio i vigili che non ci fanno consegnare la posta, come ci avviciniamo coi camioncini, lasciamo la vettura un attimo in doppia fila o che per consegnare il pacco di posta ci fanno la multa, e chi la paga?” Ah, stiamo bene!

Mi consiglia di scrivere una lettera ufficiale, e che qualcuno mi avrebbe risposto: ma mi scusi, sto qui, mi risponda subito.

“Eh no, serve il numero preciso della raccomandata e tutti i riferimenti”.

Ma come caspiterina faccio ad avere il numero della raccomandata se non mi è mai arrivata? Ok, torno al comando dei vigili a farmi dare il numero della raccomandata…  👿

Telefono all’avvocato del movimento sedicente pro-consumatore cui sono iscritta. Mi risponde un’acidona che mi aggredisce dicendo: ma se lei non c’è a casa e il cancello è chiuso, il postino mica sta ad aspettare i suoi comodi!

Grazie, troppo gentile. Diplomatica, chiara, esauriente, e soprattutto utile: credo che i soldi della quota annua saranno i primi che risparmierò dall’anno prossimo. 👿

Questo accadeva l’anno scorso, quando venni a conoscenza di tutto il triccheballacche, ma torniamo ai giorni nostri.

Dunque, pago il pagando, faccio registrare il pagato, esco e cerco il modo di tornare a casa. C’è una stazione metropolitana, e un’edicola lungo la via. Mi fermo e compra direttamente le tessere per il mese successivo per me e per mia figlia: oops, mi sono persa qualcosa! Sapevo bene che il prezzo della tessera era aumentato e avevo cercato inutilmente di capire quanto costasse la tessera studenti: mi ero persa il piccolo particolare che la tessera studenti non esiste più  😯

Per meglio dire, mi dicono che esiste solo annuale. Bene, me la dia annuale. Io non la faccio, deve andare a una di queste stazioni.

Vado in una di quelle stazioni: al terzo tentativo becco lo sportello giusto, al quale mi dicono che è inutile che io faccia la fila, mi devo registrare sul sito internet.

Piuttosto seccata, esco mi attacco al numero telefonico del comune, 060606, e resto in attesa.

“Buongiorno” esordisco quando mi rispondono “mi pare di capire che la cosa più difficile da fare al mondo sia la tessera autobus per gli studenti”.

L’operatrice rimane interdetta, non sa chi ci sia dall’altra parte, comunque poi raccoglie le idee e mi dà indicazioni. Tra le altre cose, bisogna presentare obbligatoriamente la dicharazione ISEE.

Non so neanche che sia, vado al CAAF, ci trovo tutte le donnette e gli ometti del quartiere, e due ragazzotti ai banconi che danno indicazioni. Mi metto in fila neanche dovessero dare la minestra, prendo i moduli, li ho quasi riempiti totalmente quando arrivo a un campo che non riesco a capire, beni mobiliari? Gestore, banca, posta presso quale sono tenuti?  Telefono al mio commercialista e sì, ho capito proprio bene: vogliono sapere il saldo del mio estratto conto, quanto e dove. Il tutto da segnare lì, su una fotocopia, e lasciare sul banco al ragazzotto, in mezzo agli altri, praticamente a disposizione di quinque li voglia consultare: PER FARE UNA TESSERA DELL’AUTOBUS??? Ma andate a…

Bene, troppo bene fanno quelli che si stanno organizzando, non si può continuare a subire ogni tipo di abuso e sopruso!  👿

PS: oggi sono andata alla ASL e mi hanno detto che una delle analisi non era in convenzione: in convenzione con chi, con se stessi???  In ospedale, qualche giorno prima, mi avevano detto la stessa cosa per un altro accertamento, quel tipo di analisi solo a pagamento. 😯

‘mortacciloro!