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Pdf, ponti e muri

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Questo post solo gli amici che hanno seguito tutta la storia riusciranno a a seguirlo, chiedo venia agli altri. Veramente chieso scusa anche ai miei amici, che di questa storia non ne potranno più, ma ho pensato che, in questi tempi di quarantena, magari si trova spazio pure per questioni oziose, trite e ritrite.

Dunque, c’è un’unica persona al mondo che difende quella fedifraga deadcat dell’indifendibile pdf: mia figlia.

Ora, a parte che i figli contestano i genitori per principio e spesso fare i bastian contrari dà loro l’ebbrezza della libertà, io ho comunque provato a capire il suo punto di vista, se capissi di avere sbagliato non avrei nessun problema ad ammetterlo.

Dunque, lei mi fa: “Ma che volevi che ti raccontasse tutti i particolari in cronaca della loro intimità?”

Ma che sta scherzando? Ma chi mai ha voluto sapere nulla né di lei né di nessun altri, roba che se me li raccontano spontaneamente prontamente cambio discorso perché sono proprio l’ultima cosa che mi interessa sapere. Il problema è che, dopo per anni ha pianto sulla mia spalla fagocitando circa tre ore al giorno del mio tempo, dopo che avevamo tanto parlato di questa storia che io avevo appassionatamente sponsorizzato (ahimé, non imparerò mai a farmi gli affari miei!), dopo che ho pure speso belle centinaia di euro per andarla a trovare col suo principe azzurro, dico, il momento in cui si concretizza la storia almeno me lo potresti comunicare?

Ok, lui dice che altro è parlar di morte e altro è morire, il momento in cui è nata la storia lei si è trovata in imbarazzo, e mi sta pure bene, posso capire l’imbarazzo, posso capire la timidezza, posso capire che quando nasce un amore ti senti su una nuvoletta e tutto il mondo cessa di esistere, capisco tutto, ma quello che non riesco ad accettare che, quando alla domanda se me la fossi presa – domanda che poteva pure risparmiarsi di fare – ho risposto affermativamente, lei invece di spiegarsi ha fatto pure l’offesa (che poi è pure poco furba, poteva lasciar cadere la cosa e basta, almeno prendeva un po’ di tempo e lasciava che le acque si calmassero).

Ok, dico a mia figlia, a parte che, quando ho saputo della storia, alla domanda “Ne avete parlato?” invece di rispondere “no” e sul “no” insistere avrebbe pure potuto semplicemente dire “Sì, ne abbiamo parlato, certo la situazione è difficile ma vogliamo darci una possibilità”, il che non significa certo averle chiesto o preteso particolari piccanti, lasciamo pure stare tutto quello che è successo a caldo, ma a freddo? A bocce ferme? Sono passati cinque anni, ha provocato la frattura di un rapporto forte come quello di me e Xavier (e vabbè, tanto si sa che da quando è stato creato l’uomo  perde il paradiso per una donna, e io ero solo una sorella), ma dopo che mi hai mentito, accoltellato, ricambiato anni di MIA dedizione con la provocazione di un dolore che ancora non smette di lacerarmi l’anima, dico, dopo cinque anni, avrai ragionato, avrai uno stato d’animo più tranquillo per riprendere il discorso, per cercare di riparare al male che hai fatto, diciamo involontariamente, in realtà opportunisticamente e utilitaristicamente per curarsi solo e unicamente i fatti propri ? Se fossi veramente in buona fede e dispiaciuta per il male commesso l’avresti pure potuta trovare una via per comunicare, avresti pure potuto provarlo un istinto a riparare.

“Gliene hai data la possibilità?” rincalza mia figlia. “Non hai fatto altro che alzare muri”.

Anche qui contesto. Intanto, se tu ti comporti in quel modo è pure normale che io alzi i muri, e a quel punto, dopo che hai fatto la frittata, sta a te trovare la strada, trovare il modo di abbattere il muro, scavalcarlo, trovare un spiraglio, il fatto è che è la voglia che manca!

Mettetela come vi pare, per me la pdf è e rimane un’ingiustificabile infame.

Lettera aperta alla Pdf (visto che chiusa non è stato possibile)

Cara Pdf,

sono passati quattro anni, quattro anni che non so assolutamente come siano stati per voi, ma per me sono stati di enorme dolore. Dolore che non mi aspettavo, per l’amicizia, l’affetto e la dedizione che ho avuto per entrambi (per te fino al patatrack, s’intende).

Con l’allontanamento di Xavier mi è venuto meno un arto, sono andata avanti come una reduce, uno strazio inconsolabile: se pensi che ho sempre percepito che mia figlia fosse l’unica persona cui volevo più bene che a lui puoi immaginare quali corde stiamo toccando.

Ieri, riordinando le mie carte, ho ritrovato la ricevuta dell’albergo accanto a te, e poi quelle dell’aereo, e ho ripensato a quanto mi ti ero presa a cuore, quanto mi sono messa nei tuoi panni e quanto ho cercato di alleviare, sia pure per lo più solo telefonicamente, la tua situazione difficile.

Ma come sarà ora la tua situazione? Tua madre, tuo padre, ci sono ancora? E tu dove sei? E Xavier?

Ripenso alle nostre chiacchiere, a sogni e congetture, battute, prese in giro, complicità, e no, non ce la faccio a superarla, non ce la faccio a metabolizzare il tuo cambio di rotta, e il tuo avere permesso pure che questo costasse l’amicizia tra me e Xavier: un prezzo troppo grande da pagare e perché poi? Per esserti stata amica? Per esserti stata vicina? Per averti sponsorizzato?

In questa storia posso pure ammettere che abbiamo sbagliato tutti, e che tutti dovremmo fare un passo indietro, per amore di giustizia se non altro, ma qui mi pare che i passi – avanti e indietro – li abbia fatti solo e unicamente io.

Hanno detto di te “lei è una che si insinua, mamma come si insinua!”, e purtroppo ho visto anche altrove che è così, e non credevo, maledetta la mia ingenuità che continua sempre a perdere contro “contadino, scarpe grosse e cervello fino”.

Ho molto rivalutato Arthur (che, come saprai, è morto ormai da oltre un anno), che con tutto il suo caratteraccio una mano tesa non la lasciava mai sospesa nel vuoto. Sono stata contenta di essermi riappacificata con lui, nel momento in cui è venuto meno è stata di grosso conforto quell’ultima chiacchierata spensierata, e tutte quelle precedenti, sempre a cuore aperto, con la ritrovata fiducia dopo i periodi tu sai quanto burrascosi.

Dopo la sua morte è nata l’amicizia bella e stretta con la sua compagna di vita, una persona eccezionale, con cui ho decisamente un grosso feeling: sempre così, l’uomo chiude una porta, Dio apre un portone, ma non per questo le porte chiuse non pesano, non per questo i muri costruiti non angosciano.

Si parla tanto della “banalità del male” e sì, c’è sempre una sorta di grande stupidità nel male, una sorta di inutilità, una lotta assurda contro una situazione che potrebbe essere di benessere per tutti, e invece ci si picchia, alla fine dimenticandosi pure il perché, e spesso ci si dimentica che potremmo essere felici persino senza pagare un prezzo troppo alto.

La mia vita sta attraversano cambiamenti, di quelli in cui, se ricordi quel famoso pezzo “Messaggio di tenerezza“, sulla sabbia si vedono le orme di una sola persona. Non sto a dirti di più, non è il massimo condividere con un interlocutore muto e assente, soprattutto se ha scelto di restare tale.

Perché ti ho scritto? Beh, perché la vita mi ha insegnato a non lasciare nulla in sospeso, per esempio, perché ho ritrovato quelle ricevute e quelle e-mail relative a ben altro periodo, con ben altri toni, da cui sprizzava la gioia di vederci finalmente. E poi perché sono letteralmente accorata per Xavier, di cui ovviamente non ho alcuna notizia.

E’ tutto tanto crudele, troppo, troppo ingiustamente crudele.

Ti saluto, non ce la faccio a scrivere oltre. Spero siate felici.

I due piccioncini

piccioncini

Giuro, volevo parlarvi d’altro, ma sono proprio deconcentrata, causa ennesimo battibecco con la “coordinatrice”, né mi posso sfogare qui perché per me è una regola aurea, non parlerò mai di lavoro né qui né tantomeno su fb, ergo ripieghiamo su un evergreen: i due piccioncini.

Come i due piccioncini chi? Ma Xavier e la Pdf, chi altri sennò?

Dunque domenica mi sono dedicata al salvataggio dei dati su computer, e mi sono capitate sotto gli occhi le foto in spiaggia dei due piccioncini, scattate all’epoca del fattaccio.

Le ho guardate a lungo, e la mente è partita da sé a fare mille riflessioni.

Ho guardato lui a lungo: un estraneo che non riuscivo quasi a riconoscere. Anche lei mi ha fatto questo effetto, ma lui di più e me ne ha fatto, purtroppo, anche un altro.

Già anni addietro, in seguito a una frattura con una mia amica (non amica del cuore, questo no, ma comunque una persona con cui ero stata in rapporti di grande cordialità), notai che la vedevo diversa e lo ritenni normale, il volto amico che diventa volto nemico è praticamente un volto che da gradevole diventa sgradevole, il volto che ti dava gioia quando lo vedevi da lontano, perché era il volto della tua amica che ti faceva immensamente piacere vedere, diventa il volto irritante che ti dà fastidio incrociare e cerchi di evitare.

Ecco, mi hanno fatto questa impressione.

Di estraneo.

E di brutto.

PS: in compenso, vedere la mia di fotografia mi ha fatto lo stesso identico effetto…