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La raccomandazione

raccomandazioni

Le e-mail che scrivo al mio pen friend (keyboard friend?) sono sempre foriere di ispirazione, e così oggi. Si parlava di raccomandazioni, e io mi sono ritrovata a scrivergli:

“E’ un po’ come il test di medicina di mia figlia, ti giuro che se avessi avuto una raccomandazione la tentazione di usufruirne ci sarebbe stata, e ci sarebbe stata perché lei è brava davvero (è stata sempre una studentessa eccellente, in tutte le scuole, con tutti gli insegnanti, in tutte le materie, e scusate se è poco).

C’era un suo compagno asino, ma asino davvero, ricco, bello, figlio di gente importante: ancora non riusciamo a sapere se lui ce l’ha fatta, ma in caso affermativo, ti sentiresti ancora di rifiutare una raccomandazione per uno bravo davvero?

Mio zio, che era un saggio, diceva che le cose le puoi cambiare quando stai sopra, ma per arrivarci sopra un minimo ti devi adattare, è inutile che dai calci dal basso.”

Io ho sempre rifiutato raccomandazioni, e tutto sommato la mia strada me la sono fatta anche con maggiore soddisfazione, ma ho l’impressione che oggi sia ancora più dura, ma non sarebbe neanche questo il problema (quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare, e quindi sarebbe solo una sfida più stimolante): si dice che nella vita non vincono – o sopravvivono – i più intelligenti o i più forti, ma quelli che più si sanno adattare, non le querce, ma i giunchi. Ecco, questo è il punto: fino a che punto l’elasticità è intelligenza e capacità d’adattamento, e da dove iniziano una coscienza “elastica”, scorrettezza e disonestà? Rigiro la questione: fino a che punto l’elasticità è un vendersi e scendere a compromessi “sporchi”, e quando invece è un passaggio necessario?