Archivio tag | nonni

Piccoli miracoli (by Valentino)

Da un commento di Valentino, una storia troppo bella per non diffonderla!  ❤

Mio nonno Ellias Snap, che di mestiere faceva il sarto, tornava un giorno da un cliente. Siccome faceva un freddo cane decise di non fare la strada normale ma di accorciare per il campo innevato (il destino!). Ad un certo punto sentì il pianto di un bebè. Ovviamente si avvicinò e rimase stordito nello scoprire una piccola anima di Dio abbandonata NELLA NEVE. La prese e corse subito a casa.
Erano gli anni 30, e sappiamo che erano anni di crisi, di povertà, di incertezze. Lui sapeva che se l’avesse portata all’orfanotrofio non avrebbe avuto nessuna chance di restare in vita. E poi, lui era ebreo e già non era visto di buon occhio dalle autorità pro fasciste.
Cosi decise di pagare una balia per allattarla e curarla. Certo, non era ricco, ma con il suo mestiere riusciva a campare abbastanza. Poi, col tempo, si rese conto di non poter mandarla via. La chiamò Manta, benedicendola nel suo rito ebraico, ma non la obbligò mai a mantenere la religione ebraica. Anzi, quando la mamma sposò il mio papà (ortodosso) le permise di abbracciare anche lei l’ortodossia. Non c’entrava la religione, solo la felicità di sua figlia.

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Il caciocavallo (by Rita La Rosa)

“The Favorite” by Georgios Iakovidis

***

Cari amici, eccomi dopo lungo silenzio con una chicca per voi. Una mia amica ha simpaticamente raccolto il guanto della sfida lanciato anni fa su chi si sarebbe voluto cimentare in un’ode al caciocavallo, e ne sono usciti questi versi di una dolcezza unica. Io, pur non conoscendo il dialetto siculo (ah, quanto vorrei che Arthur fosse qui con noi!), leggendoli mi sono commossa, e comunque sotto c’è la traduzione in italiano. L’autrice ci prega, nel caso dovessimo copiare la poesia altrove, di riportare, oltre ovviamente al suo nome, anche la dedica al nonno e alla mamma, che del componimento desidera costituisca parte inscindibile.

U Cascavaddu, u vinu di Vittoria e a nustalgia

Eru ‘na picciridda e m’ piaciva
U nonnu mu civava pianu pianu
A vucca mia, ricordo, ca ririva
Mangiannu tuttu u pezzu sanu sanu

Ma Matre, mu civava cu lu pani
chiddu d’casa ch’m’ piaciva assai
Rraffavu su furmaggiu cu li mani
U pani, nonsi, un nnu mangiavu mai

U cascavaddu bbonu e sapuritu
M’ lassava a vucca assai salata
Eru ‘na criaturedda e cu lu dito
Rrattavu a ma lingua arrutuliata

U nonnu che assai bbene m’ vuliva
Senza cha Mamà virisse ch’ faciva
Dicennu “ma nipute è comu ammia”
Co vinu di Vittoria mallinchiva

Do bummulu u mittiva intru u bcchere
“Nanticchia – m’ diciva – sciatu miu “
“Un t’ fare viriri, girate i darrere
Ca Mamà tua ci penzu ggiustu iu”

Sentu a nustalgia do passatu
Eru ‘na criaturedda sapurita
Co cascavaddu in manu e fra li dita
Sentìa ca ‘mavivu arricriatu

di Rita La Rosa – 17 febbraio 2019

In ricordo di mio Nonno Vincenzo Coco (detto Nonno Cecè) e di mia Mamma Pina e delle mie vacanze marine a Gela

Traduzione

Il Caciocavallo il vino di Vittoria e la nostalgia

Ero una bambina e mi piaceva
Il Nonno mi imboccava piano piano
La mia bocca ricordo che rideva
Mangiando tutto un pezzo intero

Mia Mamma me lo dava con il pane
Quello di casa che mi piaceva molto
Arraffavo quel formaggio con le mani
E il pane, nossignore, non lo mangiavo mai

Il Caciocavallo buono e saporito
Mi lasciava la bocca molto salata
Ero una bambina e con il dito
Mi grattavo la lingua arrotolata

Il Nonno che mi voleva tanto bene
Senza che Mamma vedesse che faceva
Dicendo “Mia nipote è come me”
Col vino di Vittoria mi riempiva

Dall’orcio lo metteva nel bicchiere
“Poco – mi diceva – fiato mio”
“Non ti fare vedere, girati di schiena
Che a Mamma tua ci penso giusto io”

Sento una nostalgia del passato
Ero una bambina graziosa
Con il Caciocavallo in mano e fra le dita
Sentivo che mi ero ricreata.

Di Rita La Rosa – 17 febbraio 2019

Lettera dal passato (reblog)

Nel ricercare un ricordo di mio nonno, sono ricapitata su questo post: credo oggi sia il giorno più indicato per riproporvelo. L’amore e e il sostegno di mio nonno per me sono stati fondamentali, altrimenti con una madre che mi aveva reso e continuava a rendermi la vita un inferno non so come e se ce l’avrei fatta.

Diemme - La strada è lunga, ma la sto percorrendo

La nostalgia continua a circolare sui nostri blog, e forse è su quest’onda che sono andata a riprendere un vecchio pacco di lettere, che forse sarebbe stato meglio non riaprire.

Tra le altre questa, scrittami da mio nonno oltre trent’anni fa, quando ero fuggita, per andare a studiare all’estero, da genitori che non intendevano farmi terminare gli studi (sic!).

Roma, 3-10-79

Angelo nostro,

ti scrivo non appena ho ricevuto la tua del 12-9 per chiederti scusa se involontariamente ti ho aperto una ferita di nostalgia, ma tu con l’aiuto di Dio e la tua forza di volontà saprai vincere, e percorrere la via che con forza e volontà hai scelto.

Leggo che per te la vita è dura, ma il Signore ricompenserà i tuoi sacrifici. Sono felice ed orgoglioso di sentire che all’esame che hai fatto sei stata la prima su trenta candidate e con il voto di nove.

Nella vita…

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Di nonni

la-nonna-abbraccia-la-sua-nipote

Ieri era la giornata dei nonni e vabbè, in nove anni di blog dei miei ve ne ho parlato tanto, ma mi chiedevo, che nonni ha avuto mia figlia?

Devo dire che mia madre, che così tanto (troppo!) ha sbagliato con me, come nonna si è riscattata. E’ stata una nonna di quelle delle fiabe, tutta coccole e dolcezza, la nonnina che fa i biscotti in casa e prepara il cestino della merenda, cuce l’abito ma soprattutto la maschera per carnevale, vizia, coccola e consola. Io mi appello molto a questo, cerco di farne un mantra per poterla perdonare anche se, ahimé, non ci sono ancora riuscita.

La Lobot? La Lobot per due anni praticamente non l’ha vista, probabilmente soffrendone, ma si era incartata in una situazione da cui non sapeva come uscire: ricordate? Aveva giurato che non mi avrebbe più parlato – e non avrebbe più messo piede in casa mia – fino a che non le avessi porto le mie scuse. Ovviamente, ancora sta aspettando.

Da quando poi Attila ha incominciato un po’ a prenderla e a portargliela, c’è stato sempre un rapporto particolare, come se amasse quella parte che era figlia del figlio, abbenché ai suoi occhi rappresentasse una palla al piedi per il suo pargolo, e detestava tutt’altro che nascostamente la parte che era figlia mia. Per mia figlia, che mi adora, era una presenza sgradevole, ogni volta che la vedeva, ancor prima di dirle buongiorno, la nonna le vomitava addosso tutto quel veleno che avrebbe voluto vomitare addosso a me, e chiaramente la bimba ci soffriva. Non mancava di spiegarle che razza di mostro io fossi, come avessi rovinato la vita di suo figlio, e come sarebbe stato meglio per tutti io fossi sparita dalla faccia della terra.

Io credo che il cambiamento c’è stato quando il figlio è tornato a vivere con lei: è come se improvvisamente m’avesse capita, si fosse resa conto del divario tra l’immagine romantica del figlio che lei aveva in testa e la realtà quotidiana. Ovviamente questa è una mia interpretazione, ma tanto dubito che ci sarà modo di sentire la sua versione.

Piano piano si è creato tra nonna e figlia un rapporto di stima, di complicità nelle preoccupazioni per Attila (con cui lei non sapeva con chi sfogarsi evidentemente, e mia figlia era il suo interlocutore d’elezione).

Oggi, probabilmente, alla stima distaccata si è aggiunto anche l’affetto e direi che, tutto sommato, il rapporto funziona; per mia figlia la nonna è un bel modello di persona forte e combattiva, piena di vita, e che non s’arrende assolutamente mai.

Mio padre, purtroppo, non ha avuto modo di conoscerlo, è morto pochi giorni dopo la sua nascita, stroncato da un male incurabile, mentre l’altro nonno… con lui c’era un rapporto dolcissimo, che è durato fino alla sua morte che, se solo avessero dato retta a mia figlia, probabilmente sarebbe stata evitata.

Ancora oggi mia figlia ricorda con amore e tenerezza quel nonno paziente, dolce, bonario, che tanto ha giocato con lei!

Nonni, patrimonio dell’umanità ❤

Update: questo articolo è stato pubblicato per la prima volta il 3 ottobre 2016, poi sempre ritirato e riprogrammato per l’anno successivo perché si era andato a sovrapporre a qualche altro articolo cui non volevo togliere visibilità: quest’anno però lo lascio, promesso!