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Quale rispetto per i medici? Vergogna!

Dopo che il vaccino Pfizer-BioNTech, che offre una copertura pari al 90-95%, è stato somministrato agli over 80, che di mestiere stanno a casa seduti in poltrona davanti alla tv, ai giovani medici che andranno al fronte e molto probabilemte a contatto diretto con i pazienti Covid viene offerto l’Astrazeneca, che offre una copertura del 60% circa.

Incapaci o criminali?

 

Ma tanto, sono gli stessi che li hanno mandati in prima linea senza neanche guanti e mascherine, e in cambio abbiamo dato loro una cantata in balcone alla memoria, non rinunciando ovviamente ad azioni legali perché magari, sai com’è, ci puoi sempre guadagnare qualcosa.

Update: i medici in rivolta, articolo del Messaggero:

Vaccini, i medici di Roma rifiutano AstraZeneca: «Protezione bassa, vogliamo Pfizer o Moderna»

 

Negazionista=assassino

Per la prima volta da quando è iniziata questa emergenza Covid mi sono trovata a piangere sommessamente calde lacrime, appresso a una dottoressa, stremata dalla fatica, che raccontava il blitz di negazionisti nell’ospedale.

Forse non era la prima volta che mi veniva il groppo in gola per la situazione Covid, la prima è stata a marzo, in ufficio, quando un collega mi raccontava di un conoscente andato a Milano per un intervento di routine, che aveva contratto il Covid e stava morendo là, solo come un cane, con la famiglia qua bloccata e disperata.

Abbiamo affrontato la situazione con misure drastiche, e ce l’avevamo praticamente fatta, sia pure a un prezzo elevatissimo: famiglie in ginocchio, negozi prossimi al fallimento, situazioni veramente terribili, ma i contagi a un certo punto, finalmente, avevano iniziato a calare in maniera significativa e costante.

Ce l’avevamo quasi fatta ma… la gatta presciolosa fece i gattini ciechi, e credo che tutte le persone con un minimo di buon senso abbiano pensato che il “tanaliberatutti” sia stato dato troppo frettolosamente: incoscienza, pressioni economiche? Queste ultime sicuramente, ma potevano essere gestite, con un cordone sanitario in entrata e in uscita, e soprattutto con un comportamento responsabile da parte di tutti i cittadini e questo, ahimé, è quello che è drammaticamente mancato.

Per mia esperienza personale devo dire che queste persone, assolutamente incoscienti e prive di rispetto per il prossimo, sono difficilissime da evitare, ti piombano addosso con la loro sicumera, magari con un sorriso aperto, raccontandoti – e quindi tante chiacchiere con tanto di sputazza – come il Covid non esista, e sia tutta una montatura politica.

Sull’altro fronte i medici, che da mesi lottano DA SOLI in questa situazione, che al massimo abbiamo ricambiato con una cantatina in balcone, senza davvero impegnarci a far sì che il loro carico fosse più sostenibile, senza impegnarci davvero affinché il loro sovrumano sacrificio non sia/sia stato inutile.

Ore in ospedale bardati, senza poter bere, senza urinare, perché bardarsi e sbardarsi non è così immediato, né senza rischi, senza respirare per le ore e ore di bardamento, ed ecco che negli ospedali irrompono i “negazionisti”, per dimostrare che non è vero niente. Sì, negazionisti è il termine esatto, non negano il virus, negano la sofferenza umana, negano le morti, negano l’abnegazione di chi lotta in prima linea per salvarci.

Ma questi negazionisti hanno un’arma in più, perché possono ancora incidere sulla realtà, non stanno negando il passato, stanno negando il presente, e la loro influenza e il loro comportamento amplificano i contagi e moltiplicano i morti. Loro non si limitano a negare l’esistenza del virus, stanno svilendo il lavoro dei medici, il dramma degli ospedali, e stanno provocando l’aumento della spirale dei contagi: i negazionisti sono assassini, e non ritengo il termine eccessivo.

#unacantatinainmenounamascherinainpiù

La Diemme paradossale e la palese inutilità del politically correct

Ieri stavo in sala d’attesa del medico e, complice la poca pratica del sostituto, la fila si allungava sempre più.

Due donne, direi a spanne tra i 70 e gli 80 anni, si lamentano del medico titolare, che invece fa visite velocissime e, soprattutto, non va mai a casa dei pazienti, e per urgenze consiglia il pronto soccorso.

Faccio presente che ogni medico di pazienti ne segue tanti, e oramai le visite a domicilio sono regolamentate e devono esserci dei presupposti. I medici hanno un numero di pazienti il cui massimale è oggi fissato se non erro a 1500 individui, ma alcuni ancora ne hanno anche di più, e se dovessero correre nelle case di ognuno per un mal di testa o un’unghia incarnita non ne uscirebbero vivi.

Tra le altre cose – continuo ad argomentare – i medici sono pochi rispetto alla domanda, e in risposta a questo i nostri governi hanno avuto la geniale idea di introdurre il numero chiuso e non solo, una volta che uno si è laureato non è detto che riesca a entrare nella specializzazione, e la specializzazione ormai è necessaria pure per fare il medico di base: non stanziano fondi e così il problema va sempre più aggravandosi.

“E poi fanno entrare i neri” bofonchia disgustata una delle due donne.

Sento un pugno allo stomaco e salto sulla sedia: “Come ha detto?”. La signora accanto le fa cenno di stare zitta (mi piacciono questi segni d’intesa come se l’interlocutore fosse cieco) e io incalzo “E inutile che le tira il calcetto per farla tacere, ormai l’ha detto quello che pensa, ed è una cosa grave”.

Tacciono entrambe.

“E comunque, se proprio lo vuole sapere, i nostri studenti di medicina studiano praticamente solo teoria e hanno la pratica prossima allo zero, mentre in Africa, in America, ha presente che pratica fanno sul campo? Ha presente quello che si vede negli ospedali africani? E in America, dove ogni due per tre c’è una guerra e sfornano centinaia d’invalidi, vuole mettere la loro di esperienza in protesi e riabilitazione e quella di altre nazioni che, grazie al cielo, questo problema non ce l’hanno?”.

Continuano a tacere.

Però non hanno detto “negri”, hanno detto “neri”, quindi con questa misura restrittiva secondo i nostri paladini del politically correct il problema è risolto: bisogna cambiare la testa della gente, non il dizionario!!! Bisogna diffondere la cultura del rispetto, della conoscenza dell’altro, del riconoscimento del suo valore e dei suoi diritti, altro che girarci intorno edulcorando i termini, stiamo vivendo, stiamo interagendo, non facendo esercizi di stile!

Chiamateli negri e rispettateli, chiamateli handicappati e abbattete le barriere architettoniche, chiamateli ciechi e producete più materiale audiovisivo, chiamateli come caspita vi pare e mettete al primo posto il riconoscimento della loro dignità umana, del loro valore e dei diritti che ne scaturiscono!

Va beh, a parte questa mia ultima sparata contro gli ipocriti del linguaggio, raccontavo l’episodio a mia figlia che mi dice “Mamma, sei stata meravigliosa, ma sei paradossale, tu fai queste cose e poi sostieni Salvini, ti rendi conto?”.

“Sostieni” è una parola grossa, ma se c’è un motivo per cui rispetto più Salvini di altri è che, per esperienza diretta e indiretta, ritengo tutti gli altri schieramenti politici più razzisti di lui. In secondo luogo il razzismo è un fenomeno trasversale e non salva nessun partito e nessuna classe sociale.

Le accuse di razzismo a Salvini poi sono quelle generiche che fa un certo schieramento quando vuol far passare come accanimento discriminatorio e razzista qualsiasi condanna a un delinquente, vogliono credere e far credere che se un nero stupra una ragazza ce la riprendiamo con lui perché è nero, non perché ha stuprato, come se facessimo sconti ai bianchi, come se non si chiedesse a gran voce la castrazione chimica (perché quella fisica pare brutto) per tutti, senza farne questione di colore, e vogliono far passare che ce l’abbiamo con quei rom che vivono di furti ed altri espedienti perché sono rom e non perché sono ladri e truffatori. Un tizio oggi su fb ha pubblicato un video con interviste a persone di origini rom perfettamente integrate nella società, e ce l’ha sbattuto in faccia come avesse fatto la scoperta dell’America che ci avrebbe dovuto disorientare e lasciare di stucco: io personalmente non me lo pongo per niente il problema dell’origine etnica di chi si alza la mattina per andare a lavorare, di chi rispetta gli altri, paga le tasse e non fa del male a nessuno. Anzi, a dirla tutta, il problema dell’origine etnica non me lo pongo neanche per i delinquenti, devono andare in galera e basta, bianchi, neri, rossi o gialli che siano.

Non è che non veda gli spigoli di Salvini, e non so neanche se in fondo al cuore abbia davvero delle riserve, so solo che non ho visto in nessuno dei suoi comportamenti recenti, in nessuna delle sue campagne elettorali e dei suoi comizi, alcun incitamento all’odio razziale, e quindi non ritengo affatto paradossale che io, che vado in prima linea e a petto scoperto a difendere i diritti di tutte le minoranze, possa sostenere un politico che finora, a mio avviso, si è decisamente dimostrato più giusto, più coerente e meno contro il popolo di tutti quelli che l’hanno preceduto o affiancato.

A me Salvini sembra l’unico che sappia riconoscere il diritto della vittima rispetto a quello del carnefice, quello che riconosce al cittadino il diritto di difendersi in casa propria, che riconosce alle forze dell’ordine il diritto di difendersi da malviventi e aggressori, e il dovere degli immigrati di venire in Italia – laddove possibile – , con le carte in regola, di essere identificati e di rendere conto – come noi tutti schedatissimi italiani – del loro comportamento.

Rimpatrio immediato per chi viene qui a delinquere, e per voi questo sarebbe questo il razzismo? Non cito neanche Toni Chike Iwobi, primo senatore nero eletto nelle fila della Lega, che tanto direbbero che è solo propaganda, una pura e semplice mossa politica, Non cito neanche quella donna nera che, in occasione di non so quale manifestazione, gli è andata incontro felice ad abbracciarlo: perché poi i diretti interessati, in fondo al cuore, probabilmente lo sanno che le accuse sono solo questioni di lana caprina.