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Natale, in tua memoria (dedicato ad Arthur, rip)

Non ci sarai, quest’anno, a chiedermi di scrivere il racconto di Natale per la consueta raccolta natalizia: io ti rispondevo che no, ti spiegavo dettagliamente ogni anno il perché, ma tu non demordevi e ogni anno ci riprovavi. Il fatto è che io, semmai dovessi avere una qualche ispirazione, vorrei che il racconto fosse cosa mia, da coccolare nel mio blog, su cui riflettere coi miei amici.

Avevi scritto sulla tua immagine whatsapp queste parole, “Non guardare mai più dal finestrino con gli stessi occhi”, che chissà cosa volessi dire. Non potrai più dirmelo, ma voglio provare a dare un senso a quelle parole col mio racconto di Natale che dedico a te, ovunque tu sia, e alla tua Laura, che hai lasciato al nostro affetto.

Deianira guidava il suo suv carico di regali, un abete e tanti ornamenti, con cui si disponeva a festeggiare il Natale che era prossimo. Quell’anno aveva deciso di reagire alla calma piatta della sua vita dandosi un tono, predisponendosi alla festa e aveva deciso che, convinta o meno, i festeggiamenti ci sarebbero stati.

Oramai era rientrata nell’ordine di idee che la felicità era una scelta, e ce la stava mettendo tutta. Aveva sentito un detto secondo il quale non riusciamo a vedere la felicità perché ci sta troppo schiacciata contro il nostro naso, e lei voleva andare oltre questo proprio naso: che cos’era in fondo il Natale? Di qualunque religione si sia, il Natale è la nascita della speranza, quella Speranza ultima dea a lasciare l’Olimpo, luce di ogni essere umano, sotto qualsiasi forma, fin dall’inizio dell’umanità.

Lui non c’era più, se n’era andato silenziosamente una sera, senza avvisare nessuno, ma aveva lasciato la sua testimonianza di speranza, aveva lasciato il suo far sempre spazio al sorriso e la sua mano sempre pòrta verso il prossimo.

A questo pensava Deianira, e non si era accorta che era incominciato a piovere. Non amava la pioggia, neanche quando se ne stava comodamente a casa sua, figuriamoci mentre guidava! Stava per spingere un po’ di più l’acceleratore, cosa che quando piove non bisognerebbe fare, ma aveva troppo fretta di arrivare a casa, erano già le otto e voleva mettersi al riparo prima che la pioggia aumentasse, quando immediatamente il piede si precipitò sul freno: una figura era apparsa all’improvviso davanti a lei, in mezzo alla strada, sotto la pioggia, e lei a stento soffocò un’imprecazione. Stava ancora mordendosi le labbra quando si ritrovò quella figura appoggiata al suo finestrino, sorridente. Non poteva credere ai suoi occhi, era proprio lui!

Prima che potesse pronunciare una sola parola, lui aprì la portiera e l’invitò a scendere. Lui sembrava incurante della pioggia ma lei, un po’ per lo stupore da cui non si riusciva a riprendere, un po’ perché comunque non era attrezzata per la pioggia, restava ferma. Lui le porse la mano e le disse sorridendo: “Fidati, affidati!”.

Lei scese come un automa e lo seguì, senza ombrello, ma stranamente non si bagnava neanche un po’, nonostante la pioggia scrosciasse. Lui le ricordò che una volta lei aveva espresso il desiderio che lui la guidasse tra le bellezze della città e gliele descrivesse come lui sapeva fare, ma lui non l’aveva mai fatto e dichiarò di sentirsi in debito per questo.

Vagarono per ore, visitarono tutta la città, ogni vicolo, ogni monumento, ogni chiesa, ogni pittura, fu fotografata ogni foglia, tutto sotto una pioggia che non li toccava.

Poi lui la riaccompagnò alla macchina, le aprì galantemente la portiera, la richiuse e la salutò ancora dal finestrino della macchina. “Ti rivedrò?” chiese lei, neanche più stupendosi di quanto stava accadendo. Lui continuò a sorridere e se ne andò. Lei rimise in moto per tornare a casa e, mentre tornava alla realtà, si iniziò a preoccupare per tutto quel tempo trascorso: guardò di nuovo l’ora ansiosa, ma erano ancora esattamente le otto!

Ovvio che aveva sognato, ed ebbe paura ripensando che era successo mentre guidava.

Posò i pacchi e iniziò a preparare la cena, rigovernò la cucina e finalmente cominciò a preparare l’albero. Alla fine era talmente soddisfatta di come era venuto che volle fotografarlo per condividerne la riuscita e vantarsene un po’. Prese il suo cellulare, ma quando andò a fotografare ricevette un messaggio che la memoria era piena. Andò quindi a scaricare le foto sul computer per liberare un po’ di spazio e ci diede un’occhiata veloce, giusto così per rendersi conto, e ad un tratto il sangue le si gelò: le ultime foto, almeno una trentina, erano state scattate quella sera, in tutte le zone della città, chiese, monumenti, vicoli, etc., tutti immortalati sotto una fitta pioggia battente.

Deianira si affacciò alla finestra, con la mente che vagava nel vuoto. La pioggia continuava a battere sui vetri senza sosta, la visibilità sulla strada era ridotta, ma non tanto da impedirle di vederlo allontanarsi, con la testa rivolta all’indietro che, col sorriso di sempre, la salutava.

Non era nuova al soprannaturale, ma stavolta quanto successo aveva una dolcezza speciale, e certo è che non avrebbe mai guardato fuori dal finestrino con gli stessi occhi: da ogni finestra o finestrino l’avrebbe cercato e, col suo cuore e la sua mente, anche trovato!

(nel video “Cercami” di Renato Zero)